Cos’é la “pulizia dell’iva”?

Siamo andati ad approfondire i motivi dell’eccessiva differenza di prezzo tra alcuni modelli di cellulari di una nota marca acquistati in un negozio autorizzato, e gli stessi acquistati in un centro commerciale. La differenza di prezzo in alcuni casi raggiungeva  addirittura il centinaio di euro. C’è stato spiegato dal titolare del negozio, che molti punti vendita di grandi dimensioni eseguono un’operazione che in gergo si chiama “pulizia dell’iva”.

In cosa consiste?

Si ordinano all’estero (ad esempio) 100 cellulari al prezzo di 200 euro più iva ovvero 240 euro l’uno ivato; questi cellulari non raggiungono subito alcuni grandi punti vendita italiani ma vengono bypassati (spediti) ad un magazzino in uno stato dove non sono in vigore leggi sull’iva come le nostre. In questo paese ricevono i 100 cellulari senza conteggiare l’iva. Ovvero per loro il prezzo di tali prodotti è di 200 euro l’uno  punto e basta. La merce viene rispedita in Italia allegando ai colli (i pacchi in cui viaggia la merce) la dovuta documentazione che attesta che il valore della merce è di 200 euro a pezzo. Al ritorno in Italia, quindi, viene riconteggiato il tutto come merce che arriva a 200 euro al pezzo iva inclusa. In tal modo questi cellulari vanno a costare poco più di 160 euro più iva… (spero di essermi ben spiegato).

L’operazione viene ripetuta quel numero di volte tale in cui il guadagno è ancora in vantaggio rispetto alle spese di spedizione. In pratica acquistiamo un cellulare sotto costo in Italia ma può trattarsi (non sappiamo con che frequenza né come prevederlo) di un prodotto che legalmente ci è stato venduto da un paese straniero e del quale la garanzia non ha perfetta validità in Italia. Spesso si tratta di cellulari per i quali non era prevista la lingua italiana nel menù e che sono stati opportunamente aperti e modificati tramite computer per inserirla. Risultato? Al primo guasto si va in un’assistenza autorizzata che ci risponde picche e ci dice che il prodotto non si avvale di una regolare garanzia…

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Spesa = Ricavo – Guadagno

Come si regola un differenziale autobloccante

Rubrica: I padroni della coppia

Titolo o argomento: Regolazioni del differenziale autobloccante

Per conoscere il metodo di regolazione di un differenziale autobloccante ed i parametri regolabili, ovvero percentuale di bloccaggio in potenza, percentuale di bloccaggio in rilascio e precarico, visita il nostro sito tecnico alla pagina seguente: ralph-dte.net/set-trasmissione Sono riportati diversi esempi inerenti i differenziali autobloccanti montati su vetture a trazione anteriore, trazione posteriore ed integrale. Sono inoltre presenti curiose simulazioni che mostrano gli effetti di particolari tarature. Buona lettura.

effetti differenziale aperto effetti differenziale aperto effetti differenziale autobloccante

Simulazione degli effetti prodotti sulla dinamica del veicolo da particolari tipologie di differenziale

Maggiori approfondimenti alla sezione “Setting” della pagina “Motori“.

Autofinanziarsi: comprare e vendere denaro

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Autofinanziarsi

Premessa

  1. Se vado in banca e chiedo 10.000 euro in prestito per la moto, ne devo rendere ad esempio (esempio ottimistico) 12.600 in un arco di tempo pari a 4 – 5 anni.

  2. Se vado in banca e deposito 10.000 euro, nello stesso arco temporale dell’esempio precedente ottengo compresi gli interessi una cifra pari a circa 10.300-10.500 euro. Verificate voi stessi.

Vi fa riflettere?

L’esempio che seguirà potrà sembrarvi banale ma vi garantisco che molti non ci pensano.

Una mia amica aveva depositati in banca 5.000 euro che teneva investiti e quindi senza poterli toccare (anche se questo parametro varia con il tipo di investimento). Gli interessi erano minimi. Certo il risultato finale ogni anno era basso anche perchè la cifra non era grande ma depositando 50.000 euro o 50 euro, il tasso di interesse era il medesimo (ragione per cui questo esempio rimane valido). Allo stesso tempo io avevo bisogno di investire in attrezzature per il mio laboratorio meccanico.

Cosa ho fatto?

Ho preso in prestito il denaro dalla mia amica, lo abbiamo disinvestito; in un anno avrebbe dovuto ottenere circa 60-80 euro di interessi al netto. Io a lei ne ho dati quasi 3 volte tanto ed ho comunque risparmiato rispetto a prenderli dalla banca e non solo: Io ho risparmiato sul mio prestito, la mia amica ha guadagnato di più sul suo investimento e non siamo entrati una sola volta in banca.

Interessante? Eppure è così banale. Considerate che investendo 45.000 euro ottenete di interesse solo 360-380 euro l’anno (verificate voi stessi). Pensate a quanto poco otterete da 5.000 euro. Praticamente nulla proporzionato ai costi di acquisto/vendita di denaro oggi in corso.

Conosco sempre più persone che ad esempio chiedono denaro in prestito ai genitori per acquistare la macchina nuova e con i loro stipendi ripagano i genitori ad interessi molto più vantaggiosi.

Voglio sottolinearvi che questo discorso ovviamente è valido solo tra persone di fiducia e per non sentire pesi gravanti di banche e finanziarie anche per le piccole cose ovvero nel caso in cui vogliate avere rapporti con la banca solo per l’acquisto di una nuova abitazione…

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Un ottimo investimento?

Il capitale umano. Investire sulle conoscenze, su persone specializzate nel loro mestiere, su persone che ci sanno fare e dar loro oltre allo stipendio, stimolanti premi in proporzione alla loro bravura, al loro impegno, ai loro risultati… Finchè il lavoro va bene non ci pensiamo, poi quando vi sono alle porte i primi problemi e quel collega tanto bravo non lavora più con noi… Utopia? Non è detto.

Grandezze scalari – Grandezze vettoriali

Rubrica: Fisicamente
Titolo o argomento: Differenza tra grandezze scalari e vettoriali

 Sono grandezze scalari: il volume, la massa, la temperatura, il tempo, l’energia e tutte le grandezze che hanno un modulo (o intensità) ma non una direzione. Ad esempio 4 m3 il cui modulo è 4; oppure 75 kg il cui modulo è 75… ecc. Queste grandezze ci comunicano la loro intensità rispetto ad una scala di riferimento come quella della temperatura ad esempio.

 Sono grandezze vettoriali: lo spostamento di un corpo, la sua velocità; l’accelerazione, la forza, il campo elettrico, il campo magnetico. Ovvero quelle grandezze che vengono rappresentate dai vettori, cioè da segmenti orientati da una freccia che ne determina direzione e verso. La lunghezza del vettore determinata rispetto all’unità prefissata ne misura l’intensità (o modulo).

Esempi di vettori

Vedi anche: Articolo sulle simulazioni motoristiche

  • spostamento

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  • velocità

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  • accelerazione
  • forza

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Mi sono rivolto ad una finanziaria e…

Nel 2002 mi sono rivolto, a dire il vero, a più di una finanziaria per cercare di ottenere un prestito di soli 3000 euro per acquistare le prime attrezzature per il mio laboratorio. A quel tempo ero agli inizi dei miei studi di Ingegneria Meccanica e, per auto finanziarmi, lavoravo in una pasticceria gelateria. Desideravo quel prestito semplicemente per acquistare le mie attrezzature in anticipo. Nel giro di poco tempo infatti, sarei stato in grado di acquistarle comunque con i miei stipendi. Pensai anche che la possibilità di una rata mi avrebbe agevolato ed avrei evitato di spendere integralmente i miei stipendi. Insomma all’epoca, ingenuamente, pensavo che sarebbe stata un’ottima opzione per me.

Sapete cosa mi risposero all’ufficio di tale finanziaria nonostante io mi fossi presentato con un contratto di lavoro a tempo indeterminato e tutto l’occorrente? Mi risposero queste testuali parole: “Ci dispiace ma noi non prestiamo denaro per cose importanti come attrezzature utili al lavoro, le avremmo concesso il prestito nel caso in cui il suo acquisto fosse stato una moto, uno stereo, una tv, insomma oggetti futili di consumo, ma non cose utili allo sviluppo di un laboratorio ad esempio“.

Io rimasi malissimo, senza parole, di stucco… Chiesi: “Ma se io vi dicessi che ci compro una moto e poi ci prendo gli attrezzi con quel denaro?” E loro: “Ci dispiace, ci deve portare una copia della ricevuta d’acquisto dove è specificato cosa ha acquistato…”. Sette anni fa mi chiesi dove saremmo andati a finire con questa logica; oggi mi sono risposto da solo osservando come siamo cambiati in soli sette anni e la risposta è nell’articolo proposto tra i link correlati. Ancora oggi penso: Dov’è che vuole andare l’Italia a queste condizioni? Spero sia un valido spunto per riflettere.

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Quel benessere momentaneo che costa caro

Consumo energetico e Marketing

WATT di CONSUMO ENERGETICO vs WATT SUCTION

La pubblicità dei piccoli elettrodomestici, con gli anni, ci ha abituato al pensiero che si debbano acquistare aspirapolveri con wattaggi sempre più alti. Ci ha inoltre abituato all’idea che più sono alti questi wattaggi e più l’aspirapolvere è potente e aspira meglio…

Niente di più falso!

Quando leggete 2000 watt, 2100 watt, 2200 watt, 2500 watt, ecc. leggete il valore del CONSUMO ENERGETICO di quell’apparecchio, ovvero quanto peserà sulla vostra BOLLETTA. Non è detto che ad un consumo così elevato corrisponda una potenza di aspirazione altrettanto elevata.

Come fare allora per sapere se l’aspirapolvere che si va ad acquistare ha un ottimo rendimento?

Si guarda tra le specifiche tecniche il valore dei WATT SUCTION ovvero dei watt aria di aspirazione. Questo valore indica le effettive prestazioni della macchina. E’ un valore che indica la reale forza di aspirazione e che rappresenza la raffinatezza delle tecnologie di cui dispone la macchina stessa.

Oggi vengono venduti vari aspirapolveri porta a porta, uno in particolare viene venduto a migliaia d’euro e spacciato come il più potente che ci sia. E’ vero? Sì, in parte. Si tratta di un aspirapolvere indubbiamente potente, ingombrante, scomodo da usare e dal costo eccessivo. La gran parte dei prodotti venduti porta a porta usufruiscono di sistemi di vendita ormai passati e costosi.

Come fare allora? C’è un modo per ottimizzare?

Certamente, informatevi presso un buon negozio di fiducia circa le specifiche tecniche dei vari prodotti presenti sul mercato. Un negozio di qualità a differenza di un sistema porta a porta o di centri commerciali, vi garantisce un servizio decisamente più efficiente, una migliore e trasparente conoscenza del prodotto e ottimi rapporti qualità prezzo.

Se sapeste che la potenza che vi occorre la dovete pagare oltre 2500 euro con un prodotto sì potente ma che vi è stato presentato a casa all’improvviso e da non si sà chi… e che potenze analoghe se non superiori le trovate nel modello Top di gamma di una nota azienda svedese a soli 300/400 euro e che quest’ultima poi vi garantisce parti di ricambio per oltre 20 anni e un valido sistema di centri di assistenza… Cosa scegliereste?

Il negozio di fiducia resterà per sempre il modo meno invadente, meno costoso, meno strano, per conoscere il vostro prossimo ottimo acquisto. E se il prodotto non vi interessa? Basta salutarsi, uscire e continuare la passeggiata… Certo è che quando fate riferitmento ad un negozio di fiducia, spendete bene, non comprate robaccia e avete un ottimo punto di riferimento qualora non siate soddisfatti.  Al contrario di punti vendita dispersivi ove il commesso prende comunque lo stipendio se vi ha dato un bidone e soprattutto, non perde la faccia in quanto si giustifica dicendo che non è lui il proprietario… 😀

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Impianti elettrici, di riscaldamento e condizionamento a norma

La legge 46/90 prevede l’adeguamento degli impianti al 31-12-1999. Gli impianti elettrici, di riscaldamento e di condizionamento delle case debbono essere conformi a tale legge; una apposita dichiarazione di conformità deve essere rilasciata dall’installatore autorizzato. La realizzazione degli impianti deve essere eseguita a regola d’arte, cioè rispondere alle norme tecniche in vigore. Le norme tecniche descrivono con grande chiarezza e precisione le caratteristiche che dovrebbero possedere i componenti degli impianti (caldaie, camini, prese elettriche, etc…), le modalità di installazione, le competenze degli operatori, etc.

L’UNI distribuisce gratuitamente articoli esplicativi sull’argomento: www.uni.com/it

Mini F1 su Live for Speed

Rubrica: Simulazioni di guida

Titolo o argomento: Incremento eccessivo delle prestazioni

Grazie ad un plug-in aggiunto alla versione “Y” di Live for speed siamo stati in grado di simulare cosa succederebbe ad una mini (nel simulatore si chiama UF1) se fosse preparata in modo “estremo”. Abbiamo dotato una vecchia mini di propulsore 10 cilindri a V da F1 e l’abbiamo fatta girare su un tracciato ovale. Le fasi della partenza sono state impressionanti. Una sequenza strabiliante durata molto poco… in realtà, come era immaginabile, il corpo vettura non ha retto al surplus di potenza. Non è possibile scaricare simili potenze su vetture normali o comuni utilitarie.

Perchè questa prova?

Naturalmente si tratta di un’iperbole, un modo di ingigantire un problema all’ennesima potenza. Abbiamo fatto un esempio esagerato per farvi capire quanto sia sbagliato elaborare le vetture stradali. Si spendono migliaia d’euro per dare potenze spesso troppo elevate a mezzi con non sono in grado né di sopportarle, né di scaricarle a terra in modo stabile e sicuro. Inoltre la parte piacevole dura molto poco e termina spesso con gravi incidenti.

Invece di aumentare eccessivamente la potenza di un mezzo, con gli ovvi costi che ne derivano, sarebbe meglio trovare il modo di alleggerirlo con gli ovvi risparmi di carburante (e relativo inquinamento in meno) che ne derivano. Se aveste comunque la possibilità di andare in pista con un’utilitaria taroccata, vi accorgereste che, non solo il mezzo sbanda e risulta inguidabile, ma se l’aveste venduto per acquistarne uno più prestante avreste persino speso meno.

Come è finita la mini simulata?

Gomme bruciate di cui una esplosa dopo mezzo giro di pista. Nelle foto vediamo come le gomme non smettessero mai di fumare, soprattutto appena raggiunto il rettilineo dove si dava pieno gas. La parte idraulica delle sospensioni esterne alla curva è esplosa. Le sospensioni si sono deformate. Dopo poche centinaia di metri si è verificato un incidente contro il muro dell’ovale. Tutto questo per simulare il modo di battere una F1 avendo su una vecchia mini 4 persone a bordo, un pieno di carburante, un assetto abbastanza rigido e un propulsore leggermente più potente delle F1 contro le quali si schierava. Roba da matti!

Simulazione elaborazione utilitaria con motore F1 Simulazione elaborazione utilitaria con motore F1 Simulazione elaborazione utilitaria con motore F1 Simulazione elaborazione utilitaria con motore F1

Il rischio di incendio in casa

Il rischio di incendio è uno dei più temuti in casa

Come ridurlo?

  1. Evitare che si sviluppi l’incendio. I materiali da costruzione partecipano in misura marginale al problema. Sono prevalentemente gli arredi le principali cause di incidenti da fuoco. I materiali che sono incorporati nelle murature, come gli isolanti, ben difficilmente possono incendiarsi.

  2. Evitare che la struttura collassi. Le strutture devono essere progettate e costruite in modo da resistere al fuoco ed evitare il crollo dell’edificio. I materiali isolanti possono contribuire in modo decisivo a tale risultato proteggendo le strutture.

  3. Evitare che si sviluppino fumi opachi. Il pericolo più immediato in caso di incendio è costituito dai fumi. L’opacità dei fumi ostacola la fuga e i soccorsi impedendo la vista. I fumi sono sviluppati soprattutto dai materiali che possono facilmente incendiarsi come gli arredi, i mobili imbottiti, le tende, ecc.

  4. Evitare i fumi tossici. La tossicità è letale. Non sempre i materiali sintetici, contrariamente a quanto si ritiene, e comunque non tutti sono i più pericolosi nei confronti dei fumi da incendio. Ad esempio i più tossici sono i fumi prodotti dalla lana e dal cotone…