La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 2

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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La Firma digitale
(e la comunicazione della PEC al Registro delle Imprese)

La Firma Digitale l’abbiamo ottenuta semplicemente senza alcun problema, l’abbiamo attivata con una semplice procedura fornitaci con il PIN a corredo, ci siamo dotati dei software necessari agevolmente scaricati online sui siti web ufficiali e l’abbiamo usata. Quindi? Quindi vorrei scrivere due righe su qualcos’altro che ha visto la Firma Digitale al centro della mia attenzione. Come espresso nel primo paragrafo del precedente articolo, dal 1 Luglio 2013 è diventata obbligatoria per le imprese la Posta Elettronica Certificata; ottenerla è necessario ma non sufficiente. E’ indispensabile infatti comunicarla agli uffici competenti affinché questi poi la possano utilizzare per le comunicazioni “Pubblica Amministrazione – Impresa”.

Per tale comunicazione ipotizzavo fosse sufficiente recarsi con un documento presso gli uffici competenti ed aggiornare i dati relativi alla propria Partita Iva. Così non è stato e così non è ora (al momento in cui scrivo). In Italia, anche per comunicare l’indirizzo di posta elettronica, ci vuole una procedura che probabilmente nel 2050 scopriremo essere in qualche modo anch’essa collegata al disastro del Vajont. Così arrivato con mio padre allo sportello dedicato, pronto per comunicare orgoglioso il suo agognato indirizzo PEC (dopo i famosi circa 40 giorni), la signorina ci comunica che non è possibile comunicarlo di persona, nemmeno con tutta la documentazione del caso. Come fare quindi?

«Mi dispiace si deve rivolgere ad un professionista.».
«Cioè?».
«Ad un commercialista… deve pagare un commercialista che ce la comunicherà.».
«Vale a dire che devo pagare una persona alla quale io comunico verbalmente la mia PEC e che poi la dà a voi?».
«Sì!»
«Che bello!».

Costo dell’operazione propinatoci circa un centinaio d’Euro. Per comunicare un indirizzo di posta elettronica?!?! Tornato allo stato di quiete mentale mi rimetto all’opera e dopo varie “suppliche” rivolte a persone competenti scopro che si può comunicare “da soli” il proprio indirizzo di Posta Elettronica Certificata e lo si può fare gratuitamente; come? Con la Firma Digitale. Fiuuu, meno male. Anche questa è finita bene, ma che difficoltà e poi… perchè non mi è stato detto subito?

Per questa vicenda ridendo e scherzando è passata un’altra settimana tra il momento in cui abbiamo iniziato il tentativo di comunicare la PEC al Registro delle Imprese di persona e quando ci siamo riusciti realmente tramite il Web mediante l’ausilio della Firma Digitale.

La richiesta di una semplice Visura
(e la Sicurezza Web della carta prepagata ricaricabile)

Un giorno mi sono recato in Camera di Commercio per richiedere una Visura Camerale. Distrattamente l’ho ritirata senza pensare si trattasse di una versione cartacea che non potevo inviare al mio destinatario tramite posta elettronica. L’indomani mi sono informato sulle modalità per averla in formato digitale pdf ed ho scoperto che posso acquistarla sul relativo sito web. Vado per effettuare l’acquisto online e, al momento del pagamento mi viene notificato che la mia carta prepagata ricaricabile non è idonea per completare l’acquisto.

Sicuro che non poteva andare tutto liscio, oramai tranquillo (ma non rassegnato), contatto il fornitore della mia carta prepagata ricaricabile (una carta di pagamento di debito, la versione alternativa della carta di credito) per avere delucidazioni in merito. Dopo un paio di attese di circa un quarto d’ora l’una (tutto sommato ordinarie in Italia) vengo a sapere dall’operatore che, per ragioni di sicurezza (ad esempio in caso di furto o di clonazione) ora è necessario comunicare il proprio numero di cellulare al fornitore della carta prepagata ricaricabile. In tal modo quando si compie un acquisto online viene inviato un messaggio sul telefono cellulare contenente un codice da inserire in schermata nella fase conclusiva della procedura d’acquisto. Così, se si ha solo la carta, la procedura non può essere completata.

Tra la comunicazione del mio numero di cellulare e la riabilitazione della carta prepagata ad effettuare acquisti online sono passate altre 24 ore. Ad ogni modo apprezzo questa maggiore sicurezza ma le cose non credo stiano realmente così. Se ad esempio la carta è abbinata ad una società che offre servizi di pagamento digitale (vedi ad esempio PayPal) e si effettua un pagamento tramite quest’ultima, il denaro verrà scalato dalla carta prepagata abbinata senza che sia necessario l’inserimento di alcun codice di sblocco (correggetemi pure se sbaglio). Io personalmente avrei piacere che mi venisse fornito e poi richiesto sempre, ad ogni tipo di utilizzo della carta.

In questo modo diventano due i rari motivi per i quali utilizzo un telefono cellulare*, il primo se rimango in panne con un veicolo, il secondo se devo confermare un acquisto con la mia carta ricaricabile 🙂

Ad ogni modo altri 3 giorni passati prima di ottenere la documentazione necessaria, altri 3 giorni di impegni rimandati, di viaggi avanti e indietro per uffici, di telefonate, di attesa di risultati e conferme. Ce n’è sempre una…

*Chi mi conosce, di persona o perchè ha letto diversi miei articoli, sa che io ed il telefono cellulare proprio non ci intendiamo… Se lo gradite potete leggere articoli come “Istruzioni per diventare scemi oggi” e “Le regole che non esistono” (terzo capoverso), i cui link sono riportati in basso  tra i Link Correlati.

Continua…

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Istruzioni per diventare scemi oggi
Le regole che non esistono. + VIGNETTA

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Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Posta Elettronica Certificata

Dal 1 Luglio 2013 la Posta Elettronica Certificata diventa obbligatoria per le comunicazioni tra imprese e pubblica amministrazione. Il valore legale diviene a tutti gli effetti quello di una Raccomandata con Ricevuta di Ritorno. Questa forma di informatizzazione rappresenta un metodo più agevole di comunicazione, un metodo più rapido (consegna istantanea), evita le code agli uffici postali nonché le spese per le Raccomandate, l’uso di un veicolo una volta di più, le relative spese per il carburante, il parcheggio, lo stress nel traffico… insomma, sinceramente, ha molti lati positivi*.

Così mi è stato chiesto dai miei familiari di cercare un servizio di Posta Elettronica Certificata piuttosto semplice, a buon mercato e che fosse riconosciuto tra i servizi autorizzati, quindi ritenuti validi a norma di legge. Al momento della mia ricerca si spaziava addirittura da servizi ipersofisticati del costo di circa 30 Euro al mese fino ai più modesti, ma comunque validi e a norma, servizi forniti per 5 Euro all’anno. Dov’è allora il problema?

Ho scelto la Posta Elettronica Certificata di una veterana azienda italiana, il prodotto è valido, autorizzato, ha un prezzo adeguato al servizio offerto e non sembra dare alcun problema. Tutto bene se non fosse che per ottenerlo a momenti devo ricorrere ad un’intelligenza superiore, magari aliena. Ci sono voluti oltre 40 giorni per tentare di ottenere il prodotto, numerose telefonate, giri per uffici, appuntamenti telefonici non rispettati, fax, ricerche. Una immane logorante perdita di tempo. Persino chiamando l’apposito numero verde, gli operatori che rispondono non sanno offrire una soluzione alle mie semplici domande e, di conseguenza, indicarmi il servizio più adatto. Quando affermo “Persino chiamando l’apposito numero verde…” intendo dire che negli uffici competenti accadeva la medesima cosa per cui cercavo di rivolgermi, per un confronto, agli assistenti online.

Da un semplice ufficio venivo “spedito” in un ufficio dotato di “commerciale” nel quale la mia richiesta era ritenuta, a dir poco, di ridotto interesse. Invece di soddisfare la mia richiesta, gli agenti mi invitavano in men che si dica ad accomodarmi per sentire quali altre numerose offerte potevano in realtà fare al caso mio (ovviamente nessuna delle quali di mia necessità). Nessuno sembrava mostrare interesse per le mie reali esigenze, nessuno risultava debitamente informato e preparato in materia. C’era chi sosteneva che dovessi per forza aprire 5 caselle di Posta Elettronica Certificata (chissà poi per quali ragioni) e chi non sapeva se dovessi aprire una casella per “privati” o per le “imprese”, c’era poi chi sosteneva che il tipo di PEC da me scelto avrebbe comportato per forza un indirizzo lunghissimo dopo la chiocciola (@ – at) perchè la tale offerta restituiva come svantaggio un nome più scomodo. Insomma ho sentito le cose più strampalate, nessuna delle quali è poi risultata essere vera.

Il risultato è stato che per ottenere “solamente” quel che chiedevo, al prezzo corretto, ho dovuto imparare da solo tutta la procedura interna della tale azienda per aprire “autonomamente” una casella di Posta Elettronica Certificata, quali uffici centrali contattare, i relativi numeri di FAX, quali documentazioni fornirgli, come i responsabili degli uffici commerciali formulavano (o avrebbero dovuto formulare) la richiesta, quali step seguire fino all’ottenimento del prodotto. Insomma bypassare il blocco. In circa “2 giorni” ho ottenuto quello che in oltre “40 giorni” non sono riuscito ad ottenere dagli uffici competenti ed ho imparato numerose cose sulla burocrazia italiana che non avevo altrimenti modo nemmeno di ipotizzare.

Il bello è stato che la procedura l’ho eseguita in modo talmente corretto che nessuno mi ha chiesto come mai la stessi inviando io autonomamente; semplicemente mi è stato fornito il servizio richiesto. Semplicemente come doveva essere senza che perdessi un mese e mezzo nel demandare a terzi.

Siamo solo al primo passo della mia carrellata e già potete notare cosa, per circa un mese e mezzo degli ultimi due anni, sia stato immeritatamente al centro dell’attenzione in casa mia quando le priorità erano ben altre.

*Puoi leggere un’interessante lista di Pro e Contro su Wikipedia copiando e incollando il seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Posta_elettronica_certificata

Adeguamento della Policy sui Cookie

Diventa obbligatoria su ogni sito web dal 2 Giugno 2015. Prima di questa data è inutile descrivere il fermento ed i timori maturati come la gramigna sul web. Nessuno sembra realmente capirne a fondo qualcosa. Si temono multe di migliaia d’Euro non perchè non ci si vuol mettere in regola ma perchè non si comprende come si fa. Tutti cercano di copiare gli altri o chi ritengono sia più affidabile, diversi ricorrono a professionisti legali i quali, spesso, ammetono di non aver ben chiaro nemmeno loro come si scriva una Cookie Policy perfettamente corretta. Molti si chiedono perchè non sia stato fornito un testo di esempio per ogni casistica, ogni tipologia di cookie (tecnici, di profilazione, di terze parti). Alla fine ognuno si butta, come ad un esame al quale ci si presenta titubanti, spuntando l’opzione “Come la va, la va… speriamo bene”.

La soluzione per me è stata l’andarmi a studiare le tipologie di Cookie riportate su autorevoli fonti legali, inserirle complete di descrizione sul sito nell’apposita sezione e informare i lettori circa quali tipologie usiamo e quali no. Non c’è molto altro da dire se non che, nell’ansia, sono state spese circa altre 2 settimane degli ultimi 2 anni (può sembrar poco ma parliamo comunque di mezzo mese e, fidatevi, quando siete abituati a farne tante dalla mattina alla sera, impegnarsi solo per un cavillo per 2 settimane è estenuante). Rimangono comunque numerose incertezze sul tema se non che essendo il più sinceri possibile con i lettori e informandoli adeguatamente su ogni minimo dettaglio e facendo in modo che il tutto sia facilmente visibile, probabilmente sarete del tutto a posto o correrete il rischio minore.

Pagamenti elettronici

Sono obbligatori? Non sono obbligatori? Per quale motivo (reale) obbligarli? Ed è giusto obbligarli? E’ tutto realmente come sembra? Dal 1 Gennaio 2014 il POS diventa obbligatorio per tutti o, meglio, questo è quello che sembra ad una prima occhiata leggendo quello che si trova “in giro”. La realtà (ma verificate voi stessi perchè potrei sbagliare) è che il nostro paese non ha obbligato direttamente nessuno. Leggendo bene la legge in presenza di legali preparati (trovate le fonti sui siti web ufficiali dei relativi Ministeri e sulla Gazzetta Ufficiale) si evince infatti che nessun commerciante o professionista può esser multato se trovato sprovvisto di un sistema di pagamento elettronico ma, se un cliente dovesse lamentarsi dell’assenza di questa modalità di pagamento, potrà denunciarvi alle autorità competenti che si occuperanno di multarvi secondo le disposizioni vigenti**. Arzigogolato ma ormai routine per noi italiani che, del resto, siamo tra le persone più intelligenti ed in gamba al mondo anche perchè allenati a confrontarci tutti i giorni con difficoltà multidimensionali di questo tipo.

Per affrontare la situazione nel migliore dei modi mi sono rivolto sia in banca sia ai miei amici semplicemente laureati in legge o esercitanti in quanto iscritti all’albo. Ne sono venute fuori di tutti i colori al punto da ispirare la scrittura di un articolo (che verrà presto inserito tra i link correlati in basso) completamente dedicato alle informazioni raccolte ed alle assurde vicende occorse in particolar modo in banca. Luogo dove la direttrice con cui ho parlato, vedendo il mio grado di comprensione, si è inacidita permettendosi addirittura di esternare un insulto diffamatorio con una stupefacente bassezza da tifoseria ubriaca in preda al testosterone. Sconcertante esternazione di cattivo gusto, perfettamente evitabile e da persona gravemente ignorante in materia, nonché da licenziamento in tronco per diffamazione verso un cliente. Con quale diritto infatti la direttrice avanza una grave offesa? La risposta, di carattere psicologico, è che costei si è alterata ed ha virato sull’acidità quando si è vista rifiutare, grazie alle valide alternative da me trovate, un preventivo di spesa di circa 5000 Euro (in 5-6 anni) qualora avessi accettato il suo specifico sistema di pagamento elettronico. Allo stesso tempo ha visto che conoscevo sia quanto realmente richiesto dalla legge sia i metodi di pagamento elettronici alternativi forniti a prezzi decisamente più vantaggiosi (facilmente collegabili ad un notebook, un tablet, uno smartphone) e si è sentita con le spalle al muro nel non poter “obbligare” la sua soluzione. E’ così andata su tutte le furie ed a stento si è controllata (anche se credo si sia pentita già un instante dopo l’esternazione).

Una curiosità. Poco prima, quando la conversazione era ancora cordiale, stavamo parlando del mio particolare prototipo di bici elettrica con cui mi ero recato in banca (si era accorta del mio inusuale casco) ed aveva già manifestato il suo dissenso verso il prodotto affermando che se tutti avessimo una bici simile chi acquisterebbe più la benzina? Al di là del fatto che la bici è una bici e l’automobile è un’automobile e non servono ulteriori spiegazioni sulle loro differenze ed utilità (e che quindi la Direttrice ignora che nella società di oggi si utilizza inutilmente il SUV anche per coprire 500 metri tra casa e la tabaccheria o l’ufficio postale o l’alimentari), ebbene, a parte questo, da cosa deriva tutto questo astio verso un mondo che inevitabilmente cambia? Il mondo attuale le ha mandato storto qualche piano? Pretende tutto rimanga congelato per sempre nel periodo storico che più le è garbato?

Per fortuna, ci tengo a precisarlo, trattasi di una Direttrice di passaggio, oltre che un caso raro, nella tale filiale e che con le sue colleghe precedenti c’è sempre stato un vivo rapporto di cordialità e apprezzamento reciproco per tantissimi anni ed, anzi, han sempre ammirato le mie tecnologie. Quindi questo paragrafo non vuole assolutamente influenzarvi a pensare che oggi le Direttrici (o i Direttori) siano così ma, più semplicemente, che mi è capitata una cosa tanto assurda quanto rara (per fortuna) per il semplice motivo di disporre di “un’alternativa”.

Anche per questa vicenda sono passati altri due mesi (e oltre) degli ultimi due anni. Le varie vicende sono state affrontate quasi tutte una alla volta, quindi i tempi si son cumulati e non accavallati. Questo per far capire quanto petulante possa esser stato dare inizio ad un normalissimo upgrade.

**Chiedete sempre conferma al vostro legale, quanto scritto qui non ha assolutamente alcun valore in relazione ai vostri doveri e diritti legali.

Continua…

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Scartoffie, incombenze, adeguamenti, obblighi, burocrazia e complicazioni

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La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Intro

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Negli ultimi due anni, per chi ha un’attività in Italia, si sono intensificati gli “aggiornamenti obbligatori diretti” cui adeguarsi, nonché una serie di “aggiornamenti indirettamente obbligatori” ai quali adeguarsi se si desidera rispettare i primi. La differenza tra le due tipologie di aggiornamenti che ho classificato risiede nel fatto che i primi sono realmente obbligatori per legge, i secondi no ma possono essere necessari per soddisfare i primi; quindi anche se non sono obbligatori lo saranno in qualche modo. Chiaro no? L’ho scritto proprio nel modo contorto con cui sono concepiti, così non vi estraniate sulle coordinate di un mondo fantastico dove quello che è obbligatorio è obbligatorio e quello che non lo è… non lo è. Ad ogni modo, in qualche modo, anche gli aggiornamenti non obbligatori comporteranno in realtà noie, spese (magari piccole ma continue e costanti, penetranti come le gocce d’acqua in capo delle torture cinesi) e, cosa più preziosa di tutte, una enorme, mastodontica, inevitabile perdita di tempo* con la conseguente impossibilità di cogliere importanti occasioni qualora siate costantemente indaffarati.
Certo diversi aggiornamenti sono preziosi per semplificarci l’esistenza, sono quindi realmente utili, tuttavia si vede che nascono da un paese che ha amato molto complicarsi la vita. Molte semplificazioni sono notevolmente articolate e richiedono di avere uno “scienziato” in casa per farle da soli o, altrimenti, si sarà costretti a pagare terzi persino per banalità come la comunicazione di una pura e semplice casella di Posta Elettronica Certificata al registro delle imprese (come vedremo più avanti).
Se a tutto questo poi sommiamo che, da un altro versante, sorgono (o persistono) una serie di problemi per i quali invece è lampante la mancanza di opportuni aggiornamenti che offrano “tutele”, ecco che all’improvviso la vita diventa tutto fuorché monotona.

*Certo, qualcuno può operare questi aggiornamenti per conto vostro ma le spese lievitano ulteriormente ed essendo tante e diversificate si cumulano come a riempire il deposito dello Zio Paperone e ad alleggerire le vostre opportunità. E’ inevitabile.

A cosa mi riferisco? Una rapida carrellata di alcuni tra i principali eventi che hanno condizionato inevitabilmente gli ultimi due anni della mia vita (ma immagino di essere in larga compagnia): Posta Elettronica Certificata, adeguamento dell’Informativa sui Cookie dei propri siti web, i pagamenti elettronici (POS – Point Of Sale), la Firma Digitale, la comunicazione della PEC al Registro delle Imprese, la richiesta di una semplice Visura, la Sicurezza Web della carta prepagata ricaricabile (carta di pagamento di debito, ricaricabile), il blocco di numerosi servizi non richiesti sul telefono cellulare, la Consegna della Targa di una moto d’epoca (ora non più d’epoca, la potremmo definire la moto di Benjamin Button), il rinnovo dell’iscrizione al Registro delle Opposizioni, l’Immatricolazione del mio prototipo di eBike (pena 5000 Euro di multa più il sequestro di un bene di ricerca tecnico e tecnologico di valore per me inestimabile, nonché la conseguente violazione del segreto industriale), l’Attestato di Prestazione Energetica per un immobile usato in vendita (in un contesto in cui risulta quasi del tutto inutile viste le numerose certificazioni fasulle che vengono vendute addirittura sul web e visti gli aggiornamenti legislativi che permettono di raggiungere classi elevate pur non inserendo tutta la dovuta tecnologia necessaria, ecc.), l’adeguamento o la sostituzione del computer per la sola e semplice dichiarazione dei redditi ed infine un po’ di opportunismo per il quale a stento si riesce ad avere la tutela necessaria in qualità di consumatori. Mi riferisco alla conclusione di una spiacevole vicenda occorsami a causa di un agente di una società elettrica che ha fatto una nostra firma falsa pur di concludere un contratto non richiesto, alle molestie da promozioni via telefono, al falso Diritto di Prelazione, da bloccare, avanzato da un’opportunista di una nota azienda di spedizioni, al’attivazione senza autorizzazione di servizi sul telefono cellulare…
Iniziamo? Vi va, siete curiosi? Bene, sotto allora… io dalla mia cercherò di essere breve, chiaro e piacevole. Quanto segue può esser letto anche con ordine sparso e potrebbe risultar utile per la risoluzione di qualche bega, Buona Lettura.

Continua…

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Stress da aggiornamenti e intoppi evolutivi

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Quelli che ti devono far cadere per forza

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Ci son persone che non detestano tanto il vostro successo quanto più il modo legittimo con cui l’avete ottenuto

Tratto da un dialogo con un tipo di soggetto che può arricchire o annichilire le vostre ambizioni. Dipende da voi. La scena si svolge nel laboratorio di mio padre dove mi ero temporaneamente fermato per mettere a punto dei parametri del mio prototipo Ralph DTE EBK Endurance. I clienti entravano e uscivano il più delle volte con i loro pensieri nella testa, quindi distratti. Uno di loro però, cliente di mio padre da circa 30 anni, con un buon grado di confidenza e anni e anni di maturata simpatia alle spalle, nota qualcosa e non resiste nel trattenersi incuriosito per scambiare due parole con me. Due parole che ben presto, inaspettatamente, si faranno ispide e ottuse.

«E queste cose le fai tu?».
«Si si, questo è un mio progetto dopodiché abbiamo fatto…».
«Abbiamo? Ahh ma allora non l’hai fatto tu?».
«Sì l’ho fatto io, Ralph DTE è un progetto nato da me, ma è naturale avere dei collaboratori per quei processi che al momento non posso fare direttamente io.».
«Si va beh però intanto non l’hai fatto tu…».
Il dialogo continua dopo alcune osservazioni tecniche del prototipo e prosegue dove si era interrotto poco prima…
«Ma a dire il vero abbiamo circa 400 collegamenti in tutto il mondo!».
«Eh sì è facile tanto oggi tutti…».
«No, non ha capito, non è che abbiamo 400 collegamenti intesi come link, follower o amici sui social network, io intendo circa 400 aziende di prodotti e servizi, ricercatori, studi di progettazione e quant’altro che ci forniscono il loro know how (o lo scambiano con noi) sulla base di nostre specifiche necessità. Intendo che alziamo la cornetta e abbiamo professionisti in tutto il mondo su cui contare subito per quello che facciamo, non ipotetici amici social.».
Dopo una breve pausa di riflessione, cerco di illustrare il mio “metodo” a questo signore nell’intento di chiarirgli come sia riuscito a realizzare una simile bicicletta…
«Io sono andato fuoricorso per approfondire diverse mie ricerche personali e attrezzare alcuni miei laboratori personali con i quali realizzo cose come quelle che le ho mostrato.».
«Ah sì, sì bene. Ma quanto ti manca alla laurea?».
«Poco ormai!».
«Eh ma sbrigati altrimenti non puoi iniziare a fare le cose che vuoi fare!».
«??? Ma come??? Le ho appena detto che proprio perché le ho realizzate, sono necessariamente dovuto andare fuoricorso… la concretezza richiede tempo extra!».
E continuo…
«Io ho fatto molta pratica…».
«Ma ancora stai studiando?».
«Certamente!».
«Sbrigati a finire altrimenti non potrai mai fare esperienza!»
«Ma le sto giusto dicendo che ne faccio tanta!! Non devo finire i miei studi per iniziare a fare pratica, la faccio già proprio perchè non concepivo un percorso di studi che non comprendesse la pratica ed ho risolto il problema da me! E poi il concetto di finire gli studi non ha senso, non si finisce mai di studiare!».
La ricerca di una giustificazione

Poi si gira verso i miei genitori che erano con me e gli fa «Avete solo questo?», chiedendo quindi se sono figlio unico, «Ah ecco perchè fa tutte queste cose, ha ricevuto il massimo delle attenzioni?». ???. Massimo sconcerto. Prego, che c’entra? In realtà io faccio questo proprio perchè la mia vita non è mai stata facile ed ho sempre dovuto cavarmela da solo, altrimenti “nisba”. No, non rappresento lo stereotipo del figlio unico viziato ma del figlio unico, unico per necessità, a suo tempo, familiari. Avrei ben gradito un fratello o una sorella o tutti e due. E comunque quello che faccio non deriva da vizi dato che studiare è una delle cose più faticose e di conseguenza più evitate a questo mondo.

Uhm… Deve esserci qualcosa sotto.

Insomma se faccio qualcosa di bello, secondo costui, ci deve per forza essere qualcosa sotto. Non riesce ad accettare la realtà semplice così com’è… lui che è così competitivo, che ha figli in gamba e nipoti divenuti presto pezzi grossi impiegati presso importanti multinazionali, si è sentito in disarmo davanti a quel poco che gli ho mostrato quasi per caso, quel giorno in cui nemmeno lo aspettavo.

La regola dell’ammirazione

Io credo che se le cose te le sei sudate ammiri anche più facilmente le capacità altrui, ma se le cose non te le sei sudate e ti sono piombate dal cielo, ti disturba un po’, anche se in fondo sei una buona persona, che qualcun altro sia riuscito a fare di più senza aiuti (probabilmente fa sentire un po’ tonti). E in fondo te ne accorgi quando hai davanti qualcuno che questo talento l’ha sviluppato col sacrificio se non addirittura soffrendo.

La vita secondo questo tipo di persona

Questo articolo (e capitolo di uno dei libri ai quali sto lavorando) è tratto da un dialogo con un tipo di persona che sosteneva di capire tutto quello che gli dicevo e invece non aveva capito nemmeno una parola ma, essendo un 70enne pretendeva di avere sempre ragione ed ogni discorso doveva necessariamente terminare con un suo consiglio, una sua predica, un suo richiamo. Un uomo davvero pesante e un tantinello troppo ottuso per esser uno che si reputa in grado di capire questo o quello che gli altri non hanno capito, perché lui è svelto, lui è sveglio, lui ha capito che se non vai a lavorare in certi posti che contano non combinerai mai niente (mi incitava a lasciar stare quello che stavo facendo per laurearmi in fretta e fuga così sarei potuto andare a lavorare anche io per quelle grosse aziende che mi citava e magari guadagnare molto con sforzi minimi), lui ha capito che la vita è uno schema da seguire a tappe (c’è secondo lui un’età omologata per ogni cosa), ecc, ecc.. Insomma, non ha capito nulla di cosa sia la creatività, l’istinto, le passioni, l’avventura, la scoperta, la progettazione, la costruzione di idee dallo schizzo disegnato “a mano” al pezzo finito da tenere “tra le mani”, cosa significhi approfondire gli studi, farsi una cultura sempre più ricca, affamata, che si espande, cosa significhi fare ricerca, cosa significhi alimentare la pratica e l’esperienza da sé sulla base delle proprie idee maturate nel tempo e non sulla base di idee di altre aziende, la manualità, la tecnica, il tempo madornale che tutto ciò richiede, l’impegno considerevole, la concretezza… Senza intenzione di offesa alcuna da parte mia, un vero tonto disponibile sul banco della società.

Uno scomodo, pruriginoso disagio (ed il colpo alla zampa del tuo sostegno)

In sostanza chi si sente migliore di te prova uno scomodo e pruriginoso disagio nel vedere che tu, dall’alto della tua “semplicità” (quindi dal basso dell’altrui opinione), sei stato più bravo. E fa una gran fatica ad ammettere che te lo meriti; in fondo è sempre stato lui quello agiato che magari ha sistemato/raccomandato i figli in qualche bella azienda dove prendono un ottimo stipendio e vivono una vita serena con pensieri limitati o comunque lontani dallo snervamento. E questi figli non sono poi male, magari hanno il tuo stesso titolo di studio, o qualcosa di simile, ma non hanno mai vissuto problemi, non hanno imparato ad affrontarli, a risolverli, a reinventare la vita giorno dopo giorno. E così hanno il tuo stesso titolo di studio, hanno comodità, oggetti belli, agiatezze, un bel lavoro… ma sentono che manca qualcosa, soprattutto quando vedono una mente brulicante nell’esercizio delle proprie funzioni che sta costruendo qualcosa che prima è stato concepito, progettato, studiato e sottoposto a numerosi scervellamenti nei più disparati ambiti tecnologici ed allo stesso tempo non prova interesse alcuno per le loro agiatezze ed i loro esclusivi oggetti. Solo allora si accorge che gli manca quella scintilla che non si può comprare, non si può avere con una spintarella, non si può imparare di sana pianta, non si può, semplicemente, avere a comando. Lui convintosi negli anni che sarebbe stato sempre il migliore, il punto di riferimento del “ben fatto”, lui che pensava ormai di poter solo essere ammirato al suo passaggio, si è accorto che può solo fare una cosa, dare un colpo alla zampa del tuo sostegno per tentare almeno di farti cadere. Ma quello fragile è lui, ed è proprio lui che si romperà nell’impatto perchè tu, nella tua vita, hai sudato, ti sei fatto i calli, sei stato forgiato dai problemi, temprato dagli imprevisti e hai la “scorza” resistente, il callo, l’endurance nel sangue. Così usi la sensibilità che ti è propria per raccogliere le impressioni sull’accaduto, legarle in un articolo o un capitolo di un libro e collezionare il tutto per chi vorrà leggere un’esperienza utile per capire che nulla c’entrano con la tua vita quelli che vogliono farti cadere per forza e da loro non dovresti mai accettare consigli per evitare di trovarti nei guai visto che, non avendo loro esperienza di vita di gusto, potrebbero solo farti cadere in un limbo parallelo al loro, dove nonostante tutto possa inizialmente sembrare logico e gradevole, un solo istante dopo ti porta a chiedere cosa possa c’entrare con te.

Il processo di corrosione da invidia

Quando vi inbattete in qualcuno che prima rimane sorpreso dalle vostre attitudini e poi non perde occasione per sminuirvi, siete probabilmente davanti a qualcuno che nonostante i suoi vanti e le sue sicurezze (apparenti), alla fin fine, vorrebbe essere come voi. Se questo qualcuno poi inizia a comunicarvi in qualche modo che non meritate ciò che a lui manca, quasi certamente state assistendo in prima fila al processo di corrosione da invidia. L’invidia infatti non è il desiderio verso qualcosa che possiede qualcun altro, ma la rabbia (manifestabile nei modi più vari) che scaturisce da chi ritiene che altri non meritino ciò che lui sente di meritare percependosi migliore e, per l’appunto, più meritevole. Spesso questa condizione nasce da pessime abitudini, talvolta derivate dall’agio prodotto dalle altrui cure (vedi ad es. figli viziati dai genitori), mal tradotte e interpretate dall’individuo come premio per “essere” migliori indefinitamente (non si sa infatti rispetto a chi, rispetto a cosa, quale sia quindi il punto di riferimento). Una sorta di orgoglio immotivato alimentato da piccoli e facili successi quotidiani. Si finisce col sentirsi migliori ma in effetti non si può fornire alcuna spiegazione razionale sul perchè ci si ritenga tali. L’invidia è un mondo complesso, fa fallire rapporti umani, distrugge aziende, separa gruppi di lavoro, talvolta persino marito e moglie e mette a dura prova le amicizie.

Una interessante prospettiva

Cercate di osservare almeno questa prospettiva: se siete felici di quello che siete e di quello che fate, la bravura d’altri non potrà che sorprendervi e darvi piacere, oltre che argomenti di scambio con la nuova persona conosciuta, voi infatti potrete mostrar la vostra abilità e ascoltare ammirati l’abilità altrui. Se siete davvero in gamba quindi, avrete piacere nell’incontrare altre persone in gamba e saranno per voi un’ottima compagnia. Se invece si perde l’esistenza nel cercare di essere e fare qualcosa che è comodo o che può portare ad avere una certa immagine, quando si vedrà qualcuno che gode in totale semplicità delle sue soddisfazioni, ecco che potranno manifestarsi vari livelli sintomatologici di una brutta bestia. Quel giorno, quando entrò quel signore nella stanza in cui erano presenti anche i miei genitori, stavo montando la telemetria su uno dei miei prototipi di bicicletta elettrica, quella stessa bici che di lì a poco avrebbe compiuto il record del mondo di autonomia (580 km con una sola carica).

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Quelli che ti devono far cadere per forza

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Il futuro delle giovani leve: Coerenza, Benchmarking e Qualità

Rubrica: Il futuro delle giovani leve

Titolo o argomento: Se noi giovani non cambiamo, non cambieranno nemmeno i problemi di questo paese

Ho ricevuto negli ultimi tempi proposte di scambio link che non provenivano da spammers ma da realtà attive sul web e nella vita di tutti i giorni (parliamo quindi di proposte gradite). Secondo le linee guida del SEO (Search Engine Optimization) trattasi di “cosa buona e giusta”, in quanto se il sito che avanza la proposta è un sito considerato utile, rispettabile e con numerose visite, i motori di ricerca terranno in considerazione questi fattori e noteranno, con ardito interesse, il tuo link presente al suo interno.

Scambio link da chi?

Il problema è che dietro al 100% delle proposte che ho ricevuto questa estate c’erano sì dei ragazzi di buona volontà, studenti, neo-laureati, professionisti, ma l’inghippo si nascondeva altrove. Sono andato a leggere i loro articoli, le loro proposte, la loro offerta, al fine di non esser superficiale. Ho dedicato ore alla lettura di tutti i loro articoli, dei loro curriculum vitae (e quindi delle loro personali esperienze), delle loro connessioni (ad esempio con radio e giornali), ecc., ed ho trovato un nesso ricorrente. Non parlano di ciò che hanno studiato, di ciò che conoscono. Ed il risultato è un gran pasticcio.

Di cosa stiamo parlando?

Subito un esempio: giovani studenti e laureati in economia e commercio o esperti di marketing che scrivono numerosi articoli sugli impianti per la casa, sui sistemi per la produzione dell’energia, sulle tecnologie più chiacchierate del momento (perchè frutto di un mercato emergente o perchè nell’occhio del ciclone per il mancato sostegno da parte del “sistema Italia”). Articoli che, seppur ben impostati e scritti in maniera interessante, presentano errori non ortografici o grammaticali, bensì tecnici. Omissioni mostruose circa la descrizione professionale di un dispositivo, i suoi “reali” pregi e difetti, lo stato dell’arte, le tecniche obsolete da evitare, i metodi che portano alla fin fine ingenti perdite di denaro o l’inutilità totale di una modifica all’abitazione, le scelte corrette dei prodotti in base alle esigenze ed alla compatibilità con il cantiere che ci si trova davanti. Tutte cose che si imparano con l’esperienza e che, sovente, nemmeno molti professionisti conoscono per la mancata possibilità/volontà* di aggiornarsi debitamente o di avere un laboratorio di ricerca sempre disponibile.

Non condividi solo un link

Offrire loro lo scambio link, sebbene non ci si pensi, equivale in parte anche a dire che si appoggiano le loro teorie o che, in un modo o nell’altro, esse trovano un qualche riscontro e conferma in quanto espresso sul sito che ospiterà il loro link. Rifiutare questa “connessione” non avvantaggerà il posizionamento nei motori di ricerca ma aumenterà senza dubbio alcuno la “qualità dei contenuti” e la “coerenza” di chi scrive e sostiene di offrire teorie particolarmente utili e costruttive. Cedere al benchmarking può essere una debolezza dettata dalla volontà di incrementare solo dei numeri senza offrire nulla di più, un valore aggiunto ad esempio.

La divulgazione di carattere ingegneristico non deve essere un copia/incolla

Ritengo sia un lavoro negativo fornire ai cittadini italiani le solite notizie standard, non aggiornate, non complete, non approfondite, basate solo su quanto le aziende che pagano la pubblicità, dichiarano. L’Ingegneria è qualcosa di più di un copia incolla di informazioni tratte da brochure. Notizie superficiali rischiano di far spendere male agli italiani il loro denaro. Ma così i problemi che abbiamo in questo paese praticamente non finiscono mai!?! Che sia la vecchia guardia a sparare di tanto in tanto qualche sciocchezza per tenere in vita vecchie aziende lo posso (anche questa volta, in parte) capire, ma che i giovani che si inventano un nuovo lavoro partano nuovamente con questa filosofia (magari credendo che le cose oramai in Italia funzionano solo così), preannuncia solo il seguito, più complesso ed elaborato, dei problemi che già abbiamo.

Evitare un danno di cui si conoscono le radici

Capisco che questi ragazzi leggeranno il mio articolo e inizialmente saranno contrariati, capisco che mi rendo poco affabile nel cogliere queste sfumature ma capisco anche che se sei al corrente che un comportamento genera un danno, e non esprimi in qualche modo questa consapevolezza, ti rendi co-autore di un comportamento sbagliato. E questo allo stesso modo dei piani alti del potere dove magari, una pur brava persona, non denuncia circostanze lesive operate da qualche collega opportunista; o allo stesso modo di chi conosce i dettagli di un crimine ma non se ne fa portavoce. Talvolta essere antipatici è più coveniente che attraversare gli esiti di un danno di cui si conoscevano le radici.

Rapidi e curiosi esempi di dilettanti allo sbaraglio

Mi è capitato di essere contattato da un giovane geometra che voleva che gli regalassi articoli tecnici professionali per un sito web che stava cercando di realizzare con notevole difficoltà in quanto, sosteneva egli stesso, avendo scelto di fare il geometra non aveva modo di studiare i motori. Potete trarre da soli le deduzioni del caso…

Mi è capitato poi di esser contattato da un avvocato che, volendo di sana pianta cambiare mestiere, sperava che con una telefonata gli spiegassi il ciclo frigorifero e tutto quanto c’è da sapere sui frigoriferi a compressore e ad assorbimento, nonché i sistemi energetici per alimentarli, cosicché lui potesse aprire un’attività a tema. Con una telefonata?

Un broker finanziario poi, improvvisato meccanico cui si sono affidati dei miei conoscenti “pistaioli”, ha danneggiato una serie di moto da pista. In particolar modo moto 2 tempi sulle quali commetteva grossolani errori di messa a punto avendo egli basato la sua passione su fonti e insegnamenti di dubbia efficacia quali il fai da te perpetuo, il bar, nonché riviste e rapidi tutorial di settore. Davanti all’offerta di alcuni semplici consigli la competizione (non di tipo motoristico) ha prevalso ed il tutto si è concluso con tanti motori inutilmente danneggiati. Ma vuoi mettere l’orgoglio e la sensatezza?

Coltivare più interessi

A mio avviso non è sbagliato avere più interessi e non è sbagliato fare lavori variegati. E’ sbagliato desiderare tutto senza sapere di cosa si sta parlando, senza aver maturato una buona dose di esperienza. A molte delle cose di cui mi occupo, in realtà mi sono avvicinato quando avevo solo 12-13 anni (in particolar modo, da un lato, al mondo dei motori e, in tutt’altra direzione, alle tecnologie costruttive per l’edilizia residenziale – fu grazie ad una tesina richiestaci dalla Professoressa di Educazione Tecnica alle scuole medie). In seguito ho avuto modo di maturare una quantità smisurata di esperienze nel settore grazie alla mia insistenza nel voler conoscere a fondo questi settori. Alle strutture ed all’energia poi mi sono interessato durante gli studi all’istituto tecnico in maniera marginale e, all’università, in maniera decisamente più consistente, avendo tra l’altro anche a disposizione miei laboratori personali (al di fuori dell’università) dove ciò che studiavo lo verificavo e lo approfondivo.

Conclusioni

Non ci si può improvvisare operatori di un settore se sappiamo a malapena i titoli degli articoli tecnici che leggiamo su altri siti e di cui, sempre più spesso, leggiamo i contenuti solo in parte (magari i titoli in neretto e qualche capoverso). Questo non può sostituire anni di esperienza sul campo, studi tecnici alle superiori, studi teorici e metodologici all’università, esperienze condotte in laboratorio e con professionisti del settore, casi di studio accurati ed il continuo e persistente interessamento quotidiano a particolari temi “delicati”. A rigor di logica boccio sotto tutti i fronti un approccio superficiale e pressapochista privo di coerenza e consapevolezza verso i danni che si possono provocare in seguito alla scarsa preparazione.

*Mi capita spesso di partecipare a convegni tecnici e tecnologici dove vengono rilasciati crediti e dove periti, geometri, ingegneri entrano, segnano la presenza e se ne vanno portando via con sé i crediti senza aver seguito praticamente nulla di quanto esposto dai professionisti eroganti il servizio. Tra coloro che restano in sala vi sono persone coerenti e, da qualche parte mimetizzati, anche pochi ma veri appassionati che avranno la loro occasione di distinguersi.

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Il futuro delle giovani leve: Coerenza, Benchmarking e Qualità

Benchmarking

L’analisi dell’andamento delle visite e del gradimento dei contenuti di questo sito web
era per noi in principio importante (il SEO, Google Analytics ed il Bechmarking erano
materie di studio quotidiano). Poi ci siamo accorti che riuscivamo a mantenere il nostro
numero di visitatori giornaliero anche riducendo notevolmente il numero di articoli pubblicati
settimanalmente (a vantaggio del tempo dedicato ai laboratori), nonostante non fossimo passati
ad un template di tipo responsive e nonostante non avessimo colto tutte le golose occasioni
di scambio link (scelte considerate dal SEO altamente penalizzanti). La qualità sempre
crescente dei contenuti e delle scelte operate per la distinzione del blog sono risultate essere
di gran lunga più efficaci e con soli 3 articoli di alta qualità ogni 7-10 giorni, manteniamo lo stesso
numero di visitatori ottenibile con ben 30-50 articoli di qualità più moderata. Ovviamente
abbiamo un ampio margine di miglioramento anche grazie a questo ma, al momento,
è evidente che questa direzione non ci interessa particolarmente.
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Il futuro delle giovani leve: Le illusioni dei giovani arrembanti

Rubrica: Il futuro delle giovani leve

Titolo o argomento: Quando le cose ti vanno bene e non sai nemmeno perchè

Noi giovani parliamo di futuro, ma ne capiamo qualcosa? Sono stato a colloquio qualche giorno fa con una ragazza che rappresenta un’azienda che potrebbe fornirmi il suo know-how tecnico per la costruzione di tetti in legno. La ragazza si presentava arzilla e pimpante per i buoni risultati che attualmente sta riscontrando l’azienda per la quale lavora grazie soprattutto ai prezzi competitivi che propone per le sue soluzioni ed alla fiducia che diverse persone hanno riposto in esse (più o meno consapevolmente). Le famiglie che stanno scegliendo le soluzioni di questa azienda lo fanno in particolar modo per il prezzo contenuto, per le voci circolanti su internet (sovente non approfondite né verificate) e, in parte, per una moda rievocativa. Quindi quasi affatto per l’idoneità o meno del tipo di tecnologia ad uno scopo. Questo è possibile per il semplice motivo che non conoscono le peculiarità, i pregi ed i difetti, la rispondenza a reali esigenze della tecnologia o delle tecnologie che verranno impiegate (e non se ne interessano più di tanto non disponendo del metodo per poterlo fare proficuamente). Certo è che i prezzi allettanti hanno la meglio soprattutto sulle cose che non si conoscono, perchè non conoscendo la materia, non si possono maturare razionali paure*.

Un approccio superficiale

Ebbene ho iniziato a raccontare a questa ragazza/tecnico le cose particolari di cui ci occupiamo qui, le nostre ricerche in campo tecnico e tecnologico per le soluzioni abitative del futuro ed alcune preziose note d’esperienza sul comportamento dei potenziali clienti e le loro talvolta bizzarre richieste, quello che si potrebbe fare in partnership e, come sempre, anche solo parlando, le ho dato degli indizi che ad un professionista attento non sarebbero sfuggiti. Risultato? Il suo approccio è stato superficiale, quando parlava lei io offrivo la mia attenzione, quando parlavo io lei a stento ascoltava (tranquilli, non sono un noioso oratore logorroico e petulante, anzi, ho studiato presso validi insegnanti non pochi rudimenti della comunicazione) mostrando orgoglio e ostinata ragione sul discorso “costruire in legno… legno e basta”. Le altre soluzioni erano da lei considerate nel modo più assoluto vecchie, obsolete, inutili, inefficaci, prive di senso. Era evidente che per parlare con lei ed ottenere un minimo di attenzione fosse imperativo pensarla esattamente al suo stesso modo, non voleva sentire nient’altro che la sua logica incisa nel suo cerebro e irriscrivibile.

Come va? BENE! Come mai? NON LO SO!

Le cose le vanno bene, lei non si rende conto nemmeno del perché, il prodotto si vende da solo (la moda tira più della ragione**), non vengono compiuti sforzi particolari per ottenere questo, un numero soddisfacente di clienti è con loro perché fa poche domande e si accontenta del prezzo basso senza sapere “perché” il tal prezzo è così accattivante***. Ci sono passato anche io quando, spavaldo dei miei ottimi risultati, non mi ponevo troppe domande e non davo retta alle persone con maggiore esperienza che avevo la fortuna di incontrare (tra l’altro senza nemmeno accorgermene, erano gli anni 2000-2004). Poi però i cicli si alternano, le situazioni cambiano, le persone anche, i mercati… non ne parliamo, e ripensandoci su può venire in mente: “Perché quel ragazzo che faceva cose così particolari non l’ho ascoltato? Quante cose che mi avrebbe potuto dire, quanti spunti, quante opportunità di far bene insieme… Mannaggia!”. Io sinceramente ci ho riso su perché in quella ragazza/tecnico ci ho visto me stesso solo qualche anno fa, prima che la crisi ci obbligasse a darci un pizzicotto per svegliarci, a stare con i piedi saldi a terra e imparare ad ascoltare e rendere prolifici i rapporti con chi studia, fa ricerca, innova. Ovvero con quel tipo di persone che sono sempre attuali e osservano i cicli economici dall’esterno.

Cosa ne rimarrà di un’incosciente sicurezza?

Dell’azienda per cui invece lavora questa ragazza cosa ne rimarrà quando tanti clienti capiranno che quella del legno non sempre è la soluzione adatta? Ci sono infatti luoghi dove il legno è addirittura l’unica soluzione plausibile e altri dove risulta oltremodo pessima. Ma non solo… ci sono persino modi diversi di costruire con il legno stesso e, guarda caso, quelli di maggiore qualità, robustezza e durabilità costano più delle soluzioni in cemento armato ma, come al solito, offrono grandi vantaggi dove realmente servono, vantaggi per i quali è giusto pagare di più e, ovviamente, notevoli svantaggi dove il loro impiego non è razionale. Cosa ne rimarrà quindi di tutta questa incosciente sicurezza? Probabilmente un periodo da pionieri, in cui si andava forte, in cui si è colto l’attimo, si è casualmente saliti su un buon treno, ci si è sentiti imbattibili, si è sottovalutato il compagno di squadra così come l’avversario e poi tutto si è estinto perché ignorando come è nata una situazione non si è compreso come sarebbe potuta finire.

Non date nulla per scontato

Se non volete essere inermi come la ragazza di questa vicenda cercate di capire che è fondamentale saper distinguere le opportunità e ancor più saperle poi cogliere; riconoscere se si ha davanti un perditempo o un possibile collaboratore, un professionista con cui interagire e integrare la propria professione. Ascoltate e assorbite spunti utili per modificare ciò che fate, per evolverlo e non statevene a poltrire adagiati sugli allori per il semplice motivo che per ora tutto va bene e quindi perchè mai porsi la pruriginosa domanda: “Come mai sta andando tutto così bene in questo momento?”. Pensateci prima di dare le cose per scontate, io ho iniziato a farlo a 26 anni e da qualche anno tutto è cambiato ed è diventato più solido e affidabile nella mia vita. Non perdetevi dietro all’ingannevole convinzione che, finalmente, la gente ha iniziato a capire le ragioni che si celano dietro i vostri gusti e quindi d’ora in poi acquisterà il vostro prodotto perchè riconosce che la ragione è vostra (concetto astruso ma aderente a quello della ragazza). Se allargate il pensiero potete capire che per un breve arco temporale, semplicemente, qualcuno ha avuto convenienza a far incontrare i propri interessi con i vostri, ma da quando in qua questo significa “per sempre”? Non date mai le cose per scontate. Perchè questa volta io avevo bisogno di integrare informazioni tecniche sui tetti in legno ma la prossima volta la situazione potrebbe essere opposta. Bisogna essere lungimiranti, coerenti e rispettosi di tutti allo stesso modo. Se poi qualcuno risponde ad una vostra domanda citando le proprie esperienze e le ricerche tecnologiche che compie, ecco, io non mi girerei dall’altra parte a guardare ripetutamente i messaggi dei whatsappatori**** sul telefono ma porrei, come logica domanda: “che tipo di ricerche?”.

Immagine vs Traguardi reali

Infine, se posso permettermi, non pensate che uno stipendio sufficientemente superiore alla media e tale da garantirvi di ottenere la rata per l’acquisto dell’auto un pelino più costosa attualmente di moda, possa essere considerato un reale traguardo raggiunto. L’immagine che conferisce sicuramente può far pensare agli altri che siate realizzati ed in carriera ma… raggiungere un risultato, un risultato vero, è ben altra cosa. Quando ciò accadrà lo capirete perchè riderete del vostro passato e proverete un’emozione senza eguali, raramente provata. Sarà il risultato stesso a farvi capire che certe “immagini” del resto non sono poi così importanti per voi.

*Il bambino spericolato che sorride davanti alle sue prodezze non si cura del rischio che sta correndo perchè non ha ancora sviluppato il senso della paura. Una dose proporzionale di paura alimenta l’istinto di sopravvivenza e salva le persone da situazioni di rischio. Il bambino che si ferirà acquisirà consapevolezza e modererà i suoi eccessi senza per questo essere d’altra parte bloccato dalle sue paure o altrimenti cadrà nella situazione opposta.

**Sì, assomiglia ad un detto popolare più colorito 🙂

***Non che il prodotto sia scadente, anzi, solo che costa poco perché ha una lunga serie di vantaggi e una altrettanto lunga serie di svantaggi di cui nessuno, tanto per cambiare vuol parlare. Pensate che ai convegni sulle costruzioni in legno non ho mai sentito l’espressione “Vantaggi e Svantaggi delle costruzioni in legno” ma, quando proprio si è cercato di essere imparziali, si è adottata la terminologia “Vantaggi e Criticità delle costruzioni in legno”. Del resto anche ai corsi sulla comunicazione cui ho preso parte con ragguardevole interesse e cui hanno preso parte, guarda caso, anche molti gestori di questo paese, viene insegnato di non usare mai il sostantivo “svantaggio” durante la presentazione di un prodotto. Viene infatti consigliato di parlare sempre e solo dei vantaggi e, più ce ne sono da elencare, e meglio è…

****Si legge whatzappatori. Potrebbe contenere burlesche tracce di suggerimenti lavorativi. La ragazza continuava a plocamarsi leader nel settore architettura ma non immaginavo che una chat fosse leader di una leader di settore. Probabilmente rivolgendomi direttamente alla chat salterò un passaggio in più ed abbatterò i costi.

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Non ti vendo, non ti sento…
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Viaggio dentro l'artista che cambia

Rubrica: Metodi. Alternative lifestyles, work and study

Titolo o argomento: Quando cambiare fa bene

Un’artista sensibile e carismatico può essere una persona poliedrica, una persona dalle innumerevoli sfaccettature, una persona alla quale piace morbosamente conoscere e scoprire cose nuove, una persona che vive e matura i sentimenti via via in modo diverso e con diversa coscienza a seconda dei periodi della sua vita.

Si tratta quindi di una persona che non può, per sua natura, fare sempre lo stesso tipo di arte per tutta la vita. Molto probabilmente esplorerà mondi nuovi, punti di vista nuovi, prospettive nuove, pensieri nuovi, espressioni nuove ed in essi girerà e rigirerà fino a trarre un arricchimento personale del proprio io.

I denigratori, invece, freddi abitudinari (talvolta troppo calcolatori e privi di originale fantasia), tenderanno ad affogare e banalizzare queste straordinarie capacità di cambiamento svalutando l’artista e sostenendo che non stia facendo più le cose come una volta.

La verità è che semplicemente, per un arco di tempo, i destini, e quindi le traiettorie, dell’artista e dell’ammiratore si sono incontrati. Al termine di tale arco temporale si sono allontanati proseguendo i loro individuali percorsi. Le posizioni sono cambiate e forse si riavvicineranno dopo un lungo periodo o forse mai più.

Un’artista che fa sempre le stesse cose… semplicemente è un’artista che si è chiuso in una scatola e rischia di spegnersi, carente di originalità e di capacità di cambiare, rischia di adagiarsi e non adeguarsi, evolversi, andare a fondo nell’uomo in viaggi che i comuni mortali evitano perchè sovente spaventati e magari anche appisolati dalla fittizia sicurezza della mortale routine.

L’artista osserva il mondo e rimane attonito. Quando lo sente si ribella e lo fa con le sue espressioni. L’artista non fa arte per gli altri, la fa prima di tutto per sé stesso, perchè lo fa stare bene, lo completa, lo fa sfogare, sentire libero di esprimersi e comunicare, esternare, incidere e graffiare il mondo con le sue malattie mentali, le sue perverse ossessioni, le sue devianze, le sue passioni, le sue sensazioni, le sue impressioni.

Vorrei non sentire mai contestazioni perchè un’artista ha voltato pagina e sta esplorando qualcosa di nuovo. Per quanto meno attraente della precedente esperienza, quello che ne ricaverà sarà immensamente importante per sé e raramente visibile a chi osserva.

Così cambia il pittore che vuole esplorare nuove prospettive, cambia lo scrittore che si avventura in un nuovo genere, cambia il cantante Rock che passa dal Punk al melodico, cambiano le relazioni in una bella coppia che però non si interseca più e cambia un ragazzo qualunque che prima avrebbe fatto follie per avere una supercar, anche usata ed in pessime condizioni, osannando tanti e tali marchi di cui essere fervido ammiratore e sostenitore e che oggi invece preferisce costruire qualcosa di suo con un’anima diversa.

Espressioni artistiche

In figura un’opera di Drip Painting ove l’artista innesca la nascita di un quadro e la fisica
fa il resto. Si tratta di una curiosa tecnica di pittura per gocciolamento da un pendolo
il cui moto viene perturbato dall’artista. Non è quindi l’artista a dipingere direttamente tramite
un pennello su tela, bensì la fisica con le sue leggi universali opportunamente sfruttate dall’uomo
a tracciare il colore.
Convergence, 1952, Opera di Jackson Pollock

La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

L’istruzione e la formazione

E’ risaputo che in Italia la formazione universitaria teorica è ai vertici mondiali per la qualità dei contenuti, per le nozioni insegnate e per come gli studenti sono chiamati ad ingegnarsi e a trovare soluzioni autonomamente al fine di affrontare il loro percorso di studi (anche se solo in pochi riescono a trarre una reale utilità da questo terzo punto; più avanti nella lettura, infatti, vi sembrerà un paradosso che sia possibile trarre importanti utilità da un sistema che in realtà non mostra la volontà di fornire un set completo di strumenti allo studente).

E’ altrettanto risaputo però che l’Università in Italia non ne vuol proprio sapere di coniugare teoria e pratica, dotando in troppi casi gli studenti di enormi capacità teoriche ma di scarsi strumenti per portare a termine un progetto da soli concretizzandolo. Per farlo sono costretti nella maggior parte dei casi ad andare all’estero in paesi ove si verificano situazioni esattamente opposte, ovvero dove ci sono menti rigide, generalmente poco abili nel problem solving, ma molto pratiche una volta che sono instradate in una direzione valida.

Nonostante timidi tentativi dell’Università italiana di iniziare a coniugare il mondo degli studenti con il mondo del lavoro e dell’impresa, è evidente da problematiche come quelle trattate nei nostri articoli nodali (vedasi la sezione “Articoli nodali” della pagina STUDIO) che non si vuole concedere agli studenti la totalità degli strumenti utili per fare da soli. Si cerca quindi di renderli sempre dipendenti da qualcosa, da qualcuno e, prevalentemente, da realtà già esistenti che deficitano di menti nuove e che ne hanno bisogno per mantenersi in vita e non essere surclassate dai nuovi rampanti.

Come a dire, in soldoni, che si cerca la collaborazione addomesticata degli studenti piuttosto che una sana competizione con essi (la quale produrrebbe reale innovazione tecnologica e sociale, minori spese per le famiglie, migliori servizi e maggiore libertà*).

Il fatto è che solo in rari casi gli studenti brillanti (che, attenzione, non sono necessariamente solo quelli che conseguono votazioni alte, bensì anche quelli che hanno menti brillanti a 360° su una media di parametri teorico-pratici e quindi nello studio e nelle capacità necessarie a concretizzare le parole, le idee, le teorie…) trovano quello che meritano. Sto parlando ad esempio di ottimi mentori che insegnino loro i segreti del mestiere (almeno una parte introduttiva utile come avviamento di qualità salva-errori grossolani), la praticità, i metodi che l’esperienza ha fornito loro per risolvere numerosi problemi; sto parlando di una retribuzione adeguata (non immotivatamente alta ma proporzionata e rispettosa del valore fornito da una mente ad un’azienda), di un trattamento e di una stima adeguata (senza esclusione di conflitti né alimentata da teatrali perbenismi, bensì densa di esperienze di vita utili a crescere, continui confronti, eventuali disaccordi ma nel rispetto condiviso delle parti). Non che si pretendano lussi e vizi (altrimenti il rendimento, è risaputo, calerebbe drasticamente in tempi ridotti) ma almeno valorizzare e stimolare in maniera intelligente a far meglio, a dare sempre il massimo, a spostare il limite di volta in volta un pelino più avanti rendendosi conto che non si sa tutto (si può al limite solo crederlo in una fase iniziale di non completa maturazione) ma almeno l’Università (e magari prima, nel nostro caso, un istituto tecnico o professionale) avrà preparato anche alla realtà oltre che alla pura e incompleta teoria.

In Italia il confine tra il concetto secondo il quale l’Università non ti deve insegnare nulla ma ti deve fornire un’ottima infarinatura di base, affinché tu possa poi studiare da solo, ed il concetto secondo il quale invece è bene abbinare sempre la pratica alla teoria, al fine di avere una preparazione più completa che renda libero lo studente di intraprendere, è molto sottile ed equivocabile (spesso motivo di ampi dibattiti).

*Spesso ci si laurea con buoni propositi ma non si hanno gli strumenti per realizzare i propri progetti e quindi si va a lavorare per terzi. Quando si iniziano a proporre reali innovazioni ecco che arrivano le prime risposte negative, i primi “no” incomprensibili per il giovane che, in molti casi, deciderà presto di arrendersi dato che sta mettendo su famiglia, che la moglie gli chiede di non insistere, che vive la gioia di un nuovo piccolo arrivato in casa… E così, come sostenuto dal protagonista del film “This must be the place, Paolo Sorrentino, Italia, Francia, Irlanda, 2011”, Cheyenne (interpretato da Sean Penn), lo sai qual è il vero problema? Che passiamo senza neanche farci caso dall’età in cui si dice “Un giorno farò così”, all’età in cui si dice “E’ andata così”.
Il motivo dei “no” risiede, nei casi peggiori, in “giustificati” timori delle principali figure di impresa di contravvenire a precedenti accordi di mercato quali ad esempio cartelli, monopoli, alternative poco gradite, controllo della domanda e dell’offerta, ecc.

Esempi di risposte logiche

Primo esempio

Ho parlato di recente (e negli ultimi 2 anni) con diversi studenti di Ingegneria Elettronica ai quali ho chiesto di realizzare alcune schede elettroniche da integrare nei miei progetti (coniugando quindi i miei studi in Ingegneria Meccanica con i loro in Ingegneria Elettronica in una prolifica collaborazione di menti) ed ho ottenuto risposte che personalmente mi hanno spiazzato. Nonostante le loro alte votazioni mi hanno informato di non saper realizzare una scheda elettronica (nel mio caso particolarmente semplice) e alcuni hanno persino aggiunto che a loro modo di vedere non è compito dell’Università insegnarlo. Io personalmente ritengo che non si può essere laureati, magari con 110 e lode e non saper realizzare concretamente almeno le basi di quello che si è studiato. Capisco che per la massa di Ingegneria Meccanica la situazione è la medesima che per gli studenti di Ingegneria Elettronica in quanto non sanno ad esempio metter mano ad un tornio e scegliere un utensile, un numero di giri ed una velocità di avanzamento al fine di effettuare anche solo una semplice lavorazione di smusso, però… se sei veramente interessato a quanto stai studiando dovresti metterci del tuo e, non appena trovi difficoltà, poter contare sui professori più virtuosi al fine di completare la tua formazione avendo magari a disposizione un ottimo supporto universitario.

Imparare a costruire una scheda elettronica non sarà compreso nel piano di studi ma dovrebbe essere compreso nei desideri di uno studente appassionato e l’Università, a mio avviso, dovrebbe dare a costoro la possibilità almeno di un’opzione pratica. In altre parole, un corso interno per chi è interessato, un laboratorio, un’esperienza pratica di almeno qualche settimana in azienda per chi nutre questo veniale desiderio mentre sta sostenendo gli esami.

A mio modo di vedere, se c’è ad esempio una scuola per imparare a fare il pane, non è concepibile insegnare gli ingredienti, la loro chimica, le normative vigenti, l’igiene, gli strumenti necessari alla lavorazione e poi non mettere in mano un impasto al candidato per dirgli: “Bene, ora prova a lavorarlo, vedrai come si stancheranno le tue dita, i tuoi polsi, le tue braccia, le tue spalle, vedrai come si comporta il lievito, vedrai come si usa realmente un forno, come si rischia di bruciare il pane o di farlo troppo salato o deforme…”. O no?

Primo esempio – Parte seconda

Inizialmente il tentativo di dotare i miei prototipi di dispositivi elettronici su misura poteva avere solo due esiti, o la completa riuscita a fronte di spese mastodontiche** presso le aziende di settore, o il completo fallimento per abbandono del progetto. Tutti i ragazzi intraprendenti con cui mi sono confrontato mi hanno confermato che a loro è andata sempre nel secondo modo e sarebbe stato così anche per me se non avessi caparbiamente deciso di applicare un metodo alternativo anche questa volta.

Ho semplicemente (si fa per dire) preso in mano i libri dell’altro corso e mi sono messo a studiare le basi di elettronica ed elettrotecnica (la fisica e la matematica che ci sono dietro), nel frattempo mi sono procurato anche i materiali per studiare, analizzare e programmare schede atte a questo tipo di utilizzi e per costruire schede completamente nuove (decisamente più semplici) fatte interamente da me. Quindi mi sono procurato i contatti con tecnici che mi hanno fornito opportune indicazioni introduttive per la costruzione di semplici schede elettroniche (per il momento, visto che sono un principiante, solo ad uno o due layer).

Se questo può sembrare folle, controcorrente o persino sbagliato e magari, date le stravaganze di questo paese, inaccettabile, non dico che posso capire ma almeno immedesimarmi*** nei panni di chi ha altri punti di vista o altre procedure in mente, sì.

Il fatto è che in tal modo le risorse cui devo prevalentemente attingere sono le mie capacità di applicarmi e la gestione del mio tempo ma, cosa decisamente ed iperbolicamente più importante, in questo modo una potenziale rinuncia, un potenziale fallimento, si trasformano in un agognato successo. Anche parziale, lo ammetto, anche pieno di errori (sicuramente), anche completamente da rifare o impostato male, ma senza dubbio con un nuovo grosso carico di nozioni apprese, maggiore libertà, maggiore concretezza nel passaggio da un’idea al progetto finale utilizzabile dall’utente e con la possibilità, studiando ulteriormente, di migliorare di volta in volta l’intero pacchetto.

Sapere che si è stati in grado di realizzare (concretezza) una scheda elettronica che interagisce con un controller di un powertrain elettrico al fine di implementare un controllo di trazione su un mezzo che è capace di esprimere una coppia spasmodica ed aver sbagliato tante cose (concretezza) che si perfezioneranno poi (ancora concretezza) al secondo, terzo, quarto step… ha a mio avviso un valore incredibilmente più elevato del non realizzare nulla, abbandonare il progetto che rimarrà un’idea (astrattezza) e subire la frustrazione “pensando” (ancora astrattezza) che se si fosse trovato uno studente particolarmente appassionato, si sarebbe potuto fare… forse… (condizionale), oppure che se si fosse disposto di un ingente capitale (ancora condizionale)…

Ecco, diciamo che questo paese è denso di astrattezze e condizionali e sovente carente di concretezza e questo uno studente volenteroso non lo deve più accettare e può, per quanto gli compete, porre rimedio usando la sua più grande risorsa, la sua mente****.

**Giustificate dalla realizzazione di un singolo pezzo per ogni dispositivo richiesto.

***C’è stato persino chi, anche solo per un attimo, mi ha etichettato con demerito per questo senza comprendere che non era per me possibile spendere qualcosa come 7000 Euro per la produzione in pezzo unico (presso le aziende del settore) di una scheda elettronica del valore commerciale di 60 Euro. Questa, una volta testata, poteva persino risultare incompleta o errata per la nostra applicazione o, ancora, diventare obsoleta troppo presto.

****Risorsa che tanto più si allena, tanto più funziona.

Continua…

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Una delle implementazioni elettroniche ai nostri progetti prevede un semplice sistema di Traction
Control (impostabile su più livelli o escludibile) che permette di affrontare qualunque percorso
(chiuso al traffico) con prestazioni impressionanti riducendo al contempo l’impegno fisico e mentale di
guida. Dispositivi di tale attrattiva possono avere costi esorbitanti se sviluppati da terzi in piccola serie,
mentre le collaborazioni tra studenti di diverse facoltà possono risultare ben più prolifiche ma assai più
difficili da trovare per la mancanza di integrazione pratica alla teoria studiata. L’estensione del proprio
percorso di studi può permettere di annullare le distanze tra un’idea e la sua concreta realizzazione
ma richiede un enorme impegno extra ed una passione smodata.

La continua lotta contro il sistema Italia: Le infrastrutture

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Le infrastrutture

Molti pensano che quando troviamo le strade tutte rotte e la vettura sobbalza l’unico problema sia la perdita di comfort di marcia ed il pranzo che ci torna su. In realtà non è solo questo il problema, strade rotte significano migliaia d’Euro di spese di manutenzione straordinaria per ogni automobilista. Si danneggiano i supporti motore che devono frenare le eccessive accelerazioni verticali cui sono soggetti motore e accessori motore. Si danneggia il comparto sospensioni, ovvero l’insieme costituito da ammortizzatore idraulico, duomo (ove va bloccato superiormente l’ammortizzatore), triangolo che sostiene l’ammortizzatore dal basso, giunti, silent block (riferito agli schemi di sospensioni classici). Si danneggiano inoltre le testine di sterzo ed i cuscinetti delle ruote, per non parlare poi delle sollecitazioni che usurano in maniera anomala e precoce i pneumatici, rendono il telaio meno rigido, mandano in tilt numerose parti dell’impianto elettrico del veicolo. Ma non solo! Aumentano i consumi di carburante*, si allenta tutto l’interno dell’abitacolo (sia le parti incollate che avvitate relative al cruscotto ad esempio) innescando fastidiose vibrazioni (che si manifestano tanto prima quanto più è ridotta la qualità e la cura dell’assemblaggio del veicolo, ma questo è un altro discorso).

Senza poi considerare il cospicuo aumento di incidenti stradali dovuti alla perdita di stabilità dei veicoli, al tentativo di evitare in extremis una buca vista all’ultimo momento ed ai comportamenti sempre meno prevedibili di automobilisti che, per evitare di danneggiare l’auto, iniziano a percorrere lunghi tratti di strada contromano (specie nell’extraurbano) per evitare le buche in serie magari presenti solo da un lato della strada. Non si capisce quindi se chi in lontananza procede sulla tua stessa corsia, ma verso di te, lo stia facendo perchè in stato di ebrezza, perchè guarda lo smartphone o perchè evita più buche possibili prima di rientrare nella sua corsia.

Nel mio caso addirittura gli interi tratti tra casa e Università, tra casa mia e dei miei amici, tra casa e centro e  tra tutte le strade che portano ai principali punti di interesse della città, sono completamente, e gravemente, dissestati. Gravemente significa che il livello di danno è così elevato che una distrazione può causare un incidente mortale. Significa che percorro più volte al giorno circa 30 km di puro (e sottolineo che il termine puro non è usato come un’iperbole) fuoristrada “professionale”. Con l’aggravarsi della situazione è divenuto necessario modificare lo stile di guida, apprendere nuove tecniche, dotarsi di mezzi** in grado di reggere tali crescenti sollecitazioni e, in tutto questo, nemmeno un rimborso da parte degli organi competenti, magari con uno sconto sui bolli che anzi, continuano ad aumentare. In virtù del contrario è stata persino introdotta irresponsabilmente la tassazione piena per i veicoli d’epoca di età compresa tra i 20 ed i 30 anni, ossia quei veicoli che mai useresti su strade di questo genere, quei veicoli che rappresentato una delle più grandi passioni di questo paese.

Se ci fate caso, da che tempo e tempo, viene sempre tassato in maniera incisiva ciò che tiene in vita questo paese, ciò che lo ha reso rinomato in tutto il mondo mentre decenni di opportunisti silenziosamente lo depredavano. L’Italia è basata sulle passioni, ne ha fatto un prestigio, un motivo di orgoglio in tutto il mondo ma nemmeno queste virtù, a quanto pare, meritano un minimo di rispetto.

*L’inquinamento provocato dalle continue frenate e dalle seguenti “ri”accelerazioni per evitare buche o affrontarle a velocità moderate, è molto, ma molto maggiore, di quello che si avrebbe utilizzando il medesimo veicolo su strade sane e senza filtro antiparticolato o sistemi EGR. Ciò che realmente riduce l’inquinamento non viene curato e, guarda caso, non comporta l’acquisto di nuovi veicoli.
**Vedi il paragrafo “Secondo esempio” di seguito.

Esempi di risposte logiche

Primo esempio

Data la mia passione per le vetture e le moto prettamente da pista ed il mio interesse piuttosto limitato per i veicoli stradali, la mia risposta non è tardata ad arrivare (già diversi anni fa) privandomi della mia auto stradale. Niente più bollo, niente più assicurazione, niente più revisione, niente più mantenimento, ricambi, carburante, spese extra per danni causati dal manto stradale, niente di niente. Oltre all’immenso risparmio di denaro che ho destinato ai miei studi ed alle mie ricerche (rendendo così inutili finanziamenti e logiche dell’indebitamento), ho ottimizzato i miei spostamenti facendo a metà con l’auto di mio padre il quale la condivide con me senza problemi ottenendo in cambio tutta l’assistenza di cui necessita gratuitamente (ci guadagnamo in due). In circa 10 anni ha risparmiato oltre 9.000 Euro di spese di manutenzione ed ha risparmiato altri 40-45.000 Euro per l’acquisto di altre due eventuali auto (confronto basato sulla sostituzione media, seppur assurda, stimata attualmente dagli operatori del settore). Cifre minori, ma dello stesso ordine di grandezza, le ho risparmiate anche io grazie alla “macchina che non ho”. Ed ecco come si recuperano decine di migliaia di Euro per studiare e ricercare, con qualche piccolo sacrificio di comfort, senza “indebitarsi” e senza pendere dal consenso o meno di terzi.

Due persone, una macchina, sembra persino assurdo ai tempi d’oggi e se lo pensate (in parte) vi capisco. Per il resto mi muovo in moto e, più frequentemente, con i miei prototipi elettrici a costi che fanno ridere (senza considerare che, ciò che costruisco io (al momento solo per me stesso) non è afflitto da obsolescenza programmata. Ciò che si rompe infatti, o l’ho progettato male, o l’ho usato allo sfinimento (ho all’attivo, passati i 30 anni, ben 1 milione e mezzo di km percorsi con auto, moto, bici… praticamente ho l’endurance nel sangue). Questo per dire che, se accuso gli effetti di un disservizio, posso avere la facoltà di tagliare “legalmente” i fondi a chi quel servizio non me lo fornisce più. Nel mio caso vinco io, nel caso di molti altri, che non hanno alternative, magari per questioni di lavoro, familiari o di orari o perchè particolarmente legati alle abitudini, purtroppo non va così. L’importante è sapere che le “strade” ci sono, possono essere scomode ma regalare grandi soddisfazioni (in sostanza la tanto agognata felicità***).

***Ricordate che torna più soddisfatto a casa dalla famiglia colui che ha faticato, ha sudato, magari è stato scomodo, ma ha compiuto la sua opera, piuttosto che un uomo avezzo al non far nulla e desideroso di continue comodità. Un po’ come quando, in seguito all’attività fisica sportiva preferita, ci si sente positivamente stanchi, stanchi scaricati, stanchi rilassati, stanchi liberi.

Secondo esempio

Per garantire la mia sicurezza ho dovuto acquistare una vecchia moto da enduro che ho provveduto a rimettere a nuovo da solo (non solo perchè si tratta di una mia particolare competenza professionale ma anche per limitare drasticamente l’ammontare della spesa e, in particolar modo, per limitare “l’ingiustizia” di una spesa che non volevo compiere). L’ho acquistata con diversi acciacchi ma con il telaio perfetto e le carene come nuove. Motore, forcella, forcellone, freni, elettronica, accessori, parti arruginite, impianto di raffreddamento,  trasmissione, ecc., li ho completamente ricostruiti. Ma il tempo non si può perder così quando si ha altro di più importante da fare. La moto da corsa che usavo prima non l’ho venduta, l’avrei ritenuto un sopruso, una violenza… ma è comunque ferma e la posso usare solo in pista anche se passeggiarci per strada mi faceva, a suo tempo, un gran piacere.

Per la mia attuale moto da enduro sto costruendo un powertrain per trasformarla in elettrica/ibrida che, qualora l’Italia non volesse omologarmi, potrà circolare comunque considerato che le motorizzazioni di ben 3 stati della Comunità Europea mi hanno già confermato che lo faranno volentieri (alle volte penso che ci “schifano” proprio e quando vedono giovani che si danno da fare, ho come l’impressione che diventino quasi caritatevoli… sob. Un tempo si diceva “Meglio invidia che pietà”, oggi invece…).

Continua…

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High angle view of a pothole with two traffic cones

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