La continua lotta contro il sistema Italia: La qualità della vita

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Stress in aumento, disordini alimentari, problemi cardiovascolari, scarsa possibilità di dedicarsi ai rapporti umani, aumento dei divorzi, minori nascite, figli più trasandati, la memoria storica collettiva breve… Poche ore da dedicare a sé stessi, persone sotto sforzo come muli da traino, non c’è mai un attimo per riflettere, per fermarci e renderci conto di come sta volando il tempo senza che realmente abbiamo apportato qualcosa di bello a noi stessi. La felicità è fittizia sui social network dove un gelato preso con gli amici viene risaltato da appositi filtri fotografici per farlo sembrare un film.

Poi quegli amici parlano di un disagio, magari gli rispondiamo solo “Eh succede, che ci vuoi fare?” e dopo pochi secondi torniamo tutti a dire cretinate per non pensare a quel che ci fa male o che temiamo. Abituati, istruiti che esternare qualcosa di triste (certo non 24 ore su 24, mi riferisco ad un possibile e comprensibile periodo no) può allontanare le persone da noi. Bisogna essere felici, sempre, anche quando non lo siamo, la società, sostengono gli “esperti” della comunicazione, vuole così. Sorridenti, attrattivi, carismatici, guai a voler lavorare sul nostro intimo profondo, guai ad evolverci, guai ad innovare e lasciare gli ormeggi del “faccio anche io quello che fanno tutti intorno a me”, guai a desiderare qualcosa di realmente importante nella nostra vita. Vuoi mettere parlare del nuovo telefono o del suv o della vacanza low cost alle falde del chi l’ha già mangiato?

E’ un po’ questo il quadro generale che ho intorno, non vedo quasi nessuno realmente felice. Negli ultimi anni, di circa 10 amici che si sono sposati ben 7 si sono separati o hanno divorziato in un intervallo compreso tra i 2 ed i 5 anni dopo il matrimonio (non di rado stanno meglio quelli che convivono perché semplicemente si impegnano di più sentendosi prede di un più facile abbandono). Ovviamente quasi tutti con bimbi piccoli che stanno patendo le pene dell’inferno. Dei rimanenti solo 1 o 2 danno l’idea di avere un rapporto veramente solido. La differenza tra i due gruppi sta tutta prevalentemente in una sola cosa, la comprensione, pochi hanno la fortuna di riceverne. Facile a dirsi osservando dall’esterno, più difficile a farsi, ne convengo con chi lo sta già pensando.

Tutti rapiti dal lavoro, dagli straordinari, occasioni di arrotondamenti, slanci di carriera, tutti con pochi momenti da dedicare realmente a sé stessi (sono stato così anche io), quei pochi momenti che, se per qualche circostanza sfavorevole vanno male, fanno già pensare che il rapporto sia logoro e immeritevole di cure e attenzioni (basta così poco?). Ma, soprattutto, tutti assillati da un mostro terribile chiamato “mutuo”. Ci si arriva ad annullare pur di riuscire in uno schema classico che è diventato:

Titolo di studio,
matrimonio entro 27-30 anni,
mutuo,
aiutino per inserirci dentro il SUV,
sacrifici spasmodici per riuscire anche se la corrente va in un’altra direzione,
annullamento di sé stessi,
scarsa volontà di capirsi,
egocentrismo,
fine rapporto (con la seguente convinzione: se non fai quello che rientra nei miei obiettivi allora non mi ami).

E perché invece non potrebbe essere come segue?

Passione per uno o più temi sviluppati crescendo grazie a genitori che trovavano il tempo di giocare qualche pomeriggio/sera con noi con una bella scatola di LEGO;
virtù della pazienza, saper rischiare, aspettare di trovare la persona ideale pur con tutti i suoi difetti a bilanciare le sue singolari qualità;
l’unione fa la forza per l’acquisto di una mezza casetta e l’altra metà… mutuo leggero;
auto vecchia (perché no… magari d’epoca) con una bella riverniciatura fiammante (atteggiamento ribelle, rock, provocatorio);
una pista da ballo, un viaggio in bici per il mondo;
desiderio di conoscere e capire chi ci sta vicino;
dedizione;
vivere la vita…

Sono sicuro che quanto ho scritto ora può apparire persino assurdo ma… ho le prove che esiste 🙂 Qualcosa ci sta abituando che i rapporti umani si gestiscano dall’equivalente di un pannello di controllo con qualche click settando solo le impostazioni che noi vogliamo imperativamente. Tutti pronti a dire che non è vero, sicuro, ma alla fin fine quanti hanno la fortuna di esser meno stressati o riescono comunque ad esser più disponibili e desiderosi di dedicarsi al rapporto umano che sia nella coppia, nelle vere amicizie, nel lavoro, con i figli? La verità è che corriamo troppo dietro ad altro e questo altro ci prende tutto il tempo e, spesso, quando ce ne rendiamo conto… è troppo tardi.

Che si tratti di una relazione sentimentale o dei propri figli, non si può pretendere un insieme di funzioni dal partner al fine di realizzare un quadretto omologato o esigere figli in gamba lasciandoli giornate intere davanti alla console di gioco purché non ci disturbino mentre siamo intenti a rincorrere qualcosa che forse nemmeno c’è.

Una semplice proposta

Quindi che fare? Il mio modesto pensiero, che non vuole essere assolutamente una massima ma solo e realmente un modesto pensiero, è: “Rinuncia a qualcosa”. Ho come la sensazione che rinunciando a qualcosa di noi stessi (qualcosa, non tutto, non mi riferisco all’annullarsi, più ad una ricerca di equilibrio e parità) possiamo fare molto di più di quanto crediamo e toglierci soddisfazioni inaspettate.

Conclusione

Il fatto è che chi doveva distruggere l’economia c’è riuscito, chi doveva operare in modo opportunistico ha avuto successo, anche con una certa facilità, gestendo la Leva del potere (vedi in basso i Link correlati: La leva del potere). Dobbiamo ormai riconoscerlo anche se, certo, è nobile la caperbietà che contraddistingue gli italiani. In realtà l’apprezzo molto ed è motivante. Ma mi chiedo quale sia il vero limite che non dovremmo superare, quand’è che non vale più la pena combattere contro un mostro silente e invisibile che percepiamo ma non riusciamo ad afferrare? Dov’è il punto di equilibrio in cui, sì, facciamo del nostro meglio ma non lasciamo alla deriva le persone a noi care? A cosa possiamo rinunciare e a cosa non dovremmo mai rinunciare? Cosa tramanderemo nel futuro (vedi in basso i Link correlati: Problemi intergenerazionali di comunicazione) se non abbiamo mai tempo di comunicare perché intenti a correre dietro a schemi preimpostati? Rinunciare a qualcosa può esser utile affinché non ci proiettiamo in un futuro di stupidi gestiti come marionette dagli stessi opportunisti che hanno fatto crollare il valore del nostro lavoro, della nostra casa, della nostra vita, oppure l’hanno reso troppo costoso al momento sbagliato?

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Giocare con i figli

Si lasciano troppo spesso con i nonni, con una babysitter, o davanti una console di gioco… poi la società cambia e non capiamo perché. Basta dedicargli del tempo per cambiare il mondo, sono le figure di domani, i professionisti, i medici, gli ingegneri, i tecnici, gli artisti, gli atleti, i “gestori del potere”… in un modo o nell’altro avranno la loro influenza sul futuro.
Image’s copyright: familytimes.biz

La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione (Le leggi mancanti)

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Introduzione: operare opportune connessioni logiche

Affinché la lettura sia interessante, preferisco evitare di esporre una lunga (quanto inutile) lista di leggi corredate da petulanti casistiche di problemi di cui tutti, in un modo o nell’altro, siamo più che consapevoli. Quello che preferisco fare, come mio solito, è in realtà profilare un metodo che il lettore possa poi applicare in modo logico a tutte le situazioni che ritiene meritevoli di interesse.

Così, dopo una brevissima lista iniziale di leggi mancanti, posta giusto per entrare nell’ordine di idee, ci focalizzeremo su quella che ritengo la più pericolosa per quanto concerne la situazione economica che abbiamo attraversato e che ci accingiamo ad attraversare in futuro. Quanto seguirà sarà l’esposizione di un caso che funga da introduzione alla comprensione di problemi ben più complessi che siamo soliti ignorare (anche perché nessuno ce ne parla mai presentando connessioni tematiche complete, integrali, sicuramente non in modo schietto) perché ci manca l’anello di congiuzione che faccia scattare la molla logica in testa.

Al tale caso dedicheremo, subito dopo quest’articolo, i dovuti approforndimenti (vedi in basso i “link correlati”) utilizzando come di consueto un linguaggio semplice, esempi concreti realmente vissuti (quindi non fantasie né chiacchiere da bar) e quelle provocazioni che ai soggetti più perspicaci forniscono una stimolante scossa.

Un esempio per avvicinarci all’ordine di idee

Chiunque disponga di un po’ di senno si è ormai accorto di come gli smartphone abbiano offerto numersosi vantaggi contrapposti ad altrettanti grandi scotti da pagare cari. Non molto tempo fa ho assistito ad una scena di “ordinaria follia”.

Lungo una strada una ragazza camminava su un marciapiedi e, ovviamente, la sua testa era rivolta verso il basso totalmente presa dalle sue attrazioni social e multimediali. Lungo la stessa strada un ragazzo stava facendo la stessa identica cosa con la differenza che lui si trovava alla guida della sua automobile. Ad un certo punto il ragazzo sbanda e punta la ragazza. Io rimango senza fiato, un paio di secondi sono durati ore. Lei non si accorge di niente e tra l’altro indossa anche le cuffie cosicché nemmeno l’udito può esserle d’aiuto. Il ragazzo è preso dal suo telefono ma, per fortuna, quando è ormai a pochi centimetri dalla ragazza, riesce a prevenire l’impatto notandola con la coda dell’occhio. Una decisa correzione sullo sterzo gli permette di evitarla e lei, totalmente presa dal suo smartphone e con le cuffie ad isolarla dal mondo esterno, nemmeno si accorge di cosa ha sfiorato in quell’istante.

Questa per me è follia pura, in confronto la nuova moda di lanciarsi dagli aerei senza utilizzare il paracadute, sfruttando apposite tute (che offrono un controllo ottimale dell’assetto di volo durante la caduta libera) per centrare degli assorbitori di impatto a terra, credo sia più razionale. La vettura utilizzata dal ragazzo dispone notoriamente di vivavoce bluetooth che permette, legalmente, l’utilizzo del telefono (in sola conversazione) a bordo. Tuttavia dovrebbe essere oramai chiaro che questo paliativo in realtà spinge a fare un uso completo del telefono in auto. Basti pensare anche solo a quando ci sono a bordo passeggeri che non devono ascoltare le nostre conversazioni e si deve agire sul telefono per rispondere in modo che la chiamata non venga in automatico diffusa dagli altoparlanti del veicolo in modalità vivavoce. Anche la sola interazione col bluetooth distrae pericolosamente dalla guida. Semplicemente l’uso in auto del telefono dovrebbe essere totalmente vietato (oppure dovrebbe andarci bene che tutti gli altri ascoltino le nostre conversazioni ed i nostri messaggi). Ovviamente nessuno sarà d’accordo ma quando vostra figlia verrà investita su un marciapiedi mentre, in fondo, non faceva nulla di male, vedrete che cambierete idea. Un mastodontico mercato da miliardi di dollari può trovare un’ulteriore soluzione tecnologica innovativa o continuare imperterrito, costi quel che costi, operando richieste di regolamentazioni ad hoc.

Una breve lista per spaziare

Esempi di natura analoga si potrebbero fare per le leggi che oppongono resistenza “immotivatamente” alla trasformazione di veicoli già esistenti in veicoli elettrici o ibridi o che non forniscono mediante prassi semplificate senza vincoli di età (del veicolo) e di tecnologia impiegata.

E ancora, non trovo comprensibile come sia possibile trasmettere spot sul gioco d’azzardo in fasce orarie che vedono i bambini come principali spettatori, così come non si capisce come sia possibile trasmettere alle soglie del 2020 spot e televendite di prodotti che rappresentano palesemente delle “truffe”.

Mancano leggi che vietino la molestia telefonica da parte di promotori e venditori di svariata natura (vi sarete accorti come il Registro delle Opposizioni non porti il giovamento sperato e di come esistano delle regolette, sovente ignorate, come la registrazione doppia al tal registro utile ad avere una reale esclusione dalle molestie. Perché mai doppia? Come faccio ad immaginare che possa esserci questo archibugio? Perché la mia parola non basta già la prima volta? E così via…

Fino a leggi mancanti che permettano ai cittadini di valutare i servizi di cui dispongono (o che gli mancano) e di operare una sanzione, nei confronti dei relativi erogatori, qualora il tale servizio si tramuti in un grave disservizio.

Il caso di rilievo per la nostra economia

Ma c’è una legge, che ha subito “curiose” variazioni nell’arco degli ultimi decenni, fino a trasformarsi in una completa mancanza, i cui effetti si sono rivelati disastrosi per la nostra economia (a livello di piccole e medie imprese, artigiani, commercianti, professionisti…) e che praticamente tutti, o quasi, ignoriamo essere la causa di tali notevoli disagi nonché di drastiche perdite economiche e di opportunità (specie per i giovani).

Mi riferisco ad una opportuna regolamentazione che “ammaestri” i famosi “sottocosto”. Sono sicuro che solamente gli operatori del settore più arguti e le menti più frizzanti si sono già accorti della filiera di danni (che verranno raccontati nell’apposito articolo che seguirà) che deriva da un mercato “sregolato”, ma la massa rimane (e rimarrà) vittima di sé stessa e della propria scarsa curiosità (un po’ come Pinocchio diretto al paese dei balocchi: in fondo perché chiedersi come mai qualcuno abbia interesse a “regalarci”, o meglio, a far credere di regalarci, qualcosa?) e, forse, anche questa si chiama “selezione naturale” e non tutto il male vien per nuocere.

L’articolo “Valutati solo da un prezzo…” (vedi in basso i “link correlati”) vi introduce ai concetti di “frattaglie” e di “avvoltoio silente”, mentre l’articolo “Sottocosto, frattaglie e l’avvoltoio silente” completa il quadro spiegandovi le dinamiche logiche con cui il mondo del sottocosto apporta ingenti danni alla nostra microeconomia facendo perno su debolezze e ignoranza.

Continua…

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Sottocosto, frattaglie e l’avvoltoio silente – Articolo in preparazione

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Semplicemente sublime – L'intervista di Davide Cironi a Horacio Pagani

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili
Titolo o argomento: Quando si insegue un sogno anziché un mercato

Quella che vi proponiamo di seguito è l’intervista perfetta, poi vi spiegheremo perché. L’autore dell’intervista è Davide Cironi, appassionato virale di automobili carismatiche d’altri tempi, nonché ragazzo capace di concretezza che ha dato vita con i suoi amici ad una realtà decisamente interessante che vi invito a visitare tramite il suo canale YouTube. L’intervistato è Horacio Pagani, un uomo riservato (ma dai grandi contenuti) che custodisce dentro di sé un mondo intero di passione per l’arte e la tecnica. Ammirevole la sua capacità di sognare e di trasformare i sogni in realtà, ammirabile la sua semplicità abbinata ad una complessa fede artistico-tecnica, ammirevole il fatto che realizzi vetture che seguono i suoi sogni e non quelli del mercato, ammirevole l’istinto ed il fatto che trasmette umiltà, rispetto, cura per la storia e le tradizioni. Ammirevole infine la capacità di trasformare i sogni in realtà passando per le strade della follia.

Qui non pubblichiamo mai articoli di questo genere ma, almeno in questo caso in cui, in qualche modo, mi rivedo in quel che vedo ed in quel che sento, abbiamo il vero piacere di esprimere profonda ammirazione verso l’intervista e l’intervistato. Semplicemente perché si tratta di qualcosa di vero, di sincero, di diretto, dove conta solo la passione, l’amore, la follia, la genialità, la semplicità. Ingredienti che oggi sono oltremodo preziosi perché oltremodo rari.

Tutta la mia stima e la mia ammirazione per questi contenuti strabocchevoli e per tutto quello che questi contenuti significano e nascondono. Mi rendo conto che non sia per tutti facile capire cosa si celi dietro quelle parole, quali visioni, quali sensazioni, quali esperienze condotte, quali difficoltà superate, quali delusioni e quali successi, quali fatiche… ma quello che proveremo a far noi qui sarà proprio tradurvi questa gamma di sensazioni con i nostri semplici progetti a tema che (speriamo il prima possibile) intendiamo mostrarvi pur non desiderando noi realizzare prodotti su larga scala né tantomeno ambiti dalla massa o dai mercati. Staremo a vedere che caos ne scaturirà, intanto la nostra ammirazione è tutta per questa splendida nonché singolare intervista. Complimenti vivissimi.

Nota. Finalmente invece di noiosi e inflazionati inglesismi di mercato si cita un nome: Leonardo da Vinci.

La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 5

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Innopportune perdite di tempo (e di denaro)
Sistema legale ottuso

Un povero Cristo sta lì, studia per passione a più non posso, fa ricerca, innova, si autofinanzia, con quello che raggiunge migliora la qualità della sua vita e delle persone che gli stanno attorno, non disturba nessuno, non è interessato a grosse produzioni di prodotti tecnologici che creerebbero non poche variazioni nei mercati nonché nuove temibili competizioni, non pretende denaro (perché ha già visto, in anni e anni, di percorsi di finanziamento di bella facciata, e poca sostanza, che non è possibile averne per progetti considerati “troppo” innovativi – vedi i link correlati in basso), non chiede (diritti, sostegno, mezzi… nonostante la costituzione sostenga, fin da quando è stata scritta, che le persone di buona volontà che studiano, ricercano, innovano, vanno incoraggiate e sostentate nei loro sforzi atti ad incrementare l’impronta del paese nel mondo), non pesa sul sistema paese (facendo da solo praticamente tutto quello che gli occorre), non pesa sulla società (non rappresentando un costo per gli altri), sa che non avrà mai la pensione (e si misura con questo quotidianamente) ma si ingegna per cavarsela da solo…

Un paese non dovrebbe desiderare di più…

Cosa dovrebbe desiderare di più un paese da un cittadino che si fa problemi zero, conclude molto e non si perde mai in inutili chiacchiere da bar? Domanda retorica. Ebbene nell’ultimo anno, a seguito di una citazione in giudizio rivoltami da parte di un condomino dell’edificio ove è collocato uno dei miei laboratori, sono stato costretto a perdere un’immane quantità di tempo (che potevo dedicare a studiare, progettare, ricercare, costruire, testare…) e di denaro (che potevo destinare ai miei studi, ai miei progetti, alle mie ricerche, ai pezzi necessari per costruire ed alle strumentazioni per condurre test…) in modo del tutto stupido, inetto, scialbo.

La cosa più idiota del pianeta

Se io avessi fatto un torto al tale condomino mi sarebbe anche stato bene seguire la conseguente trafila (se una persona sbaglia, in cuor suo lo sa bene e sa altrettanto bene se “sta provando a scappottarsela”). Ma il fatto che sia legale citare in giudizio qualcuno con motivazioni blande prive di coerenza e consistenza e dover comunque seguire tutta la trafila, è proprio la cosa più idiota del pianeta. Ora vi racconto…

Abusivismo all’italiana

Il tale condomino (così lo chiamerò per non usare espressioni più maleducate del tipo: X_\/@!!-:..) si è impossessato abusivamente di una parte del sottotetto del condominio ed ha proceduto ad impossessarsene senza chiedere alcun permesso agli altri condomini (ai quali tra l’altro sarebbe anche potuto stare bene, perché no? Bastava chiedere). Dopo un tot di anni desidera che i condomini gli firmino tutti il consenso per l’usucapione (cioè acconsentiamo a riconoscere che quella soffitta diventa di diritto sua) e partecipino al pagamento delle sue spese. Il problema è che questa soffitta non risulta nelle carte del catasto, non risulta nelle carte dell’ufficio tecnico del comune ed è stata però condonata con una procedura eseguita mediante un’imbroglio in quanto, nella richiesta di condono, non è stato specificato che anche la scala che porta alla tale soffitta è completamente abusiva e rappresenta una modifica strutturale dell’edificio mai propriamente approvata. Se il tale soggetto, infatti, avesse fatto nota della presenza della scala abusiva, non avrebbe ottenuto il condono della soffitta. Da notare la “genialità” anche del tecnico che ha acconsentito al condono senza chiedersi come il tale condomino richiedente potesse volare fin sul tetto… vabbé. Ma non solo, sono stati aperti lucernari così… a piacere ed ovviamente nemmeno questi risultano sulle carte. Ma non basta, il tale soggetto pretende che noi (tutti gli altri condomini) paghiamo le spese che ha sostenuto per realizzare un sogno che potremmo chiamare “soffitta abusiva inside” nonché le sue spese legali (l’avvocato è un altro fenomeno della natura, un portento, un misto tra genio incompreso e malattia autoimmune fatta a uomo, egli ha basato la sua azione legale sulla speranza che tutti i condomini fossero perfettamente ignoranti e privi di strumenti per difendersi, ha sperato cioè che non ci accorgessimo delle anomalie e che non le andassimo a riferire al giudice… arivabbé).

Non si possono fermare le idiozie sul nascere

La questione non è tanto la citazione in giudizio in sé, dove gli altri condomini ed io abbiamo vinto (e ci mancava pure…), la questione è il fatto che qualcuno o qualcosa in questo paese permetta che un “X_\/@!!-:..” la mattina si svegli, ti faccia causa o ti citi in giudizio, ti inguai o ti complichi in qualche modo la vita, senza che un “sistema filtro” gli impedisca fin dal principio di poterlo fare data l’insussistenza di quanto da lui richiesto. Cioè, per farla semplice, se la mia richiesta è una boiata talmente grossa che è osservabile dallo spazio, non dovrei nemmeno essere considerato e tutto dovrebbe fermarsi prima di nascere. In realtà io, a tutti gli effetti, in questo paese, posso fare causa al mio vicino perché il suo brufolo sul mento mi disturba e mi toglie appetito (esempio frutto della fantasia eh). Ma è possibile una cosa così?

Risarcimento danni? Solo ulteriori perdite

Inoltre se io ora desiderassi rivalermi per ottenere un risarcimento danni delle spese legali sostenute per motivi impropri, dovrei attendere anni per vincere e spendere nuovamente per una seconda causa le cui spese non sono considerate nella richiesta di risarcimento danni in opera. Di fatto conviene rinunciare perché si darebbe il via ad una progressione geometrica che si protrarrebbe con un crescendo di rimesse (diverso ovviamente è il discorso per importi decisamente grandi di decine, centinaia di migliaia d’Euro e più). E così si abbozza, si sta zitti, si pensa che è importante non prendersela altrimenti ci si rovina la salute e si continua a ridere e a scherzare con gli amici anche se si sono persi mesi importanti e somme di denaro che, da ottimizzatori profilati, si riescono a far fruttare molto più di quanto si possa immaginare.

Discorsi razionali

A nulla sono serviti i discorsi di una certa maturità con questo soggetto, spiegandogli l’importanza della ricerca tecnica che porto avanti, dei progetti che ho, del tempo che mi stava facendo perdere… la sua risposta è stata tutta incentrata sulla questione di principio “Voglio che la paghi”, parole sue espresse in un momento di fermo dell’attività cerebrale in cui proprio non voleva capire che non possiamo firmargli un usucapione di un qualcosa che è abusivo e non correttamente regolarizzato altrimenti diventiamo partecipi del suo abusivismo.

Risultati

Ora il tale soggetto dovrà pagare da solo le ingenti spese dell’avvocato che gli aveva prospettato che avrebbero vinto sicuramente (gli avvocati bravi non dicono mai una cosa del genere), dovrà pagare da solo le spese di regolarizzazione della sua agognata “soffitta abusiva inside”, dovrà regolarizzare la scala con gli altri condomini residenti (io non sono residente nel tale condominio ma ho un locale annesso esterno alla scala) e dovrà digerire un boccone amaro per aver basato la sua azione sulle “questioni di principio”. Una cosa così non doveva nemmeno aver luogo in un paese che si ritiene emancipato, evoluto, progredito… sì ma, rispetto a quale sistema di riferimento?

Se ci fate caso…

Se ci fate caso in questa, spero interessante, serie di articoli vi ho riportato casi che, in un modo o nell’altro sono tutti finiti bene. Questo significa che, con un po’ di impegno, si può contare qualcosa a questo mondo e ci sono anche storie che, nonostante i lati ruvidi, finiscono bene. Così mentre ci sono forme di informazione che quotidianamente deprimono le persone facendo loro perdere le speranze, spero gradiate questa semplice alternativa dove le notizie hanno pur sempre un lato amaro… ma almeno offrono soddisfazioni. Ovvio che più di questo non posso eh…

Continua…

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Angolo ottuso

L’angolo ottuso credo sia l’unica forma di ottusità in qualche modo utile.

Valutati solo da un prezzo…

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Oltre un numero di facciata… vantaggi insospettabili

Succede di ricevere una email con la richiesta di un preventivo utile all’acquisto di un prodotto particolarmente tecnico o, al contrario, di largo consumo. Succede di rispondere al potenziale cliente scrivendo il preventivo richiesto e formulando un prezzo interessante per l’acquisto. E succede anche di ricevere per errore, poco dopo, una seconda email dal potenziale cliente, che però non è destinata a chi vende bensì ad un collega con il quale si sta valutando l’eventuale acquisto; un’email contenente un breve testo con i commenti circa il preventivo ricevuto.

Un imbarazzante errore

Per via di un imbarazzante errore si ha così la possibilità di “leggere nel pensiero” di chi mai, comprensibilmente, avrebbe la faccia tosta di esternare scomode riflessioni. Così, viste le mie materie d’interesse e dato che nemmeno a farlo apposta ero presente in quel momento, vengo invitato dal mio amico venditore a leggere quanto appena ricevuto. Lui, nemmeno tanto sorpreso, ci ride su essendo un veterano del settore; io invece rimango un po’ perplesso dall’incredibile leggerezza dilagante negli ultimi anni in materia di acquisti, qualità, conoscenza dei prodotti e dei servizi esistenti nonché di quello a cui un cliente può realmente ambire… Solitamente tendo a pensare che la situazione sia sempre almeno un pelino migliore di quanto io possa ipotizzare ma vengo puntualmente smentito (tramite testimonianze di imprenditori, artigiani, commercianti, liberi professionisti, tecnici…) da comportamenti al limite dell’assurdo anche se reali e inaspettatamente diffusi nel quotidiano.

Il contenuto dell’errore

Il potenziale acquirente scrive, nell’email in realtà destinata al suo collega, esprimendo la volontà di non procedere all’acquisto presso il venditore autorizzato del tale prodotto e virando la sua preferenza a favore di un altro venditore dell’ultima ora osannando un vantaggio nel prezzo del 5% circa. Quest’ultimo venditore, abbiamo verificato tramite la rete professionale di vendita del marchio, non ha alcuna esperienza su tali prodotti e si limita a comprare e rivendere online cercando di competere semplicemente azzerando i suoi utili e procurandosi il più possibile lotti di materiale di seconda scelta (tanto lui non ha un negozio fisico, dove lo si va a pescare in caso dovessero insorgere problemi di qualsivoglia natura?).

Logica Domanda – Parte prima

Al di là del veder danneggiato il commercio pulito, corretto, leale, viene da chiedersi: “Per quale motivo se non se ne trae nemmeno un utile? Sarebbe comprensibile se dietro ci fosse un’avida corsa al denaro ma… danneggiare validi lavoratori senza nemmeno trarre un diretto vantaggio economico che senso ha?”. Ebbene una rapida risposta, che tratteremo presto in maniera più approfondita in un particolare articolo che analizza il rovescio della medaglia dei sottocosto (vedi in basso i link correlati, La vera natura del sottocosto), viene dalla sempreverde logica “Tra i due litiganti il terzo gode”:

due si battono per un ritorno impercettibile; quello che dà inizio alla disputa, sporcando il commercio, supera il limite e ne ricava anche meno dando di fatto atto ad un “commercio insostenibile”; solitamente non regge ed in men che non si dica è sostituito da un altro che prosegue, senza nemmeno esserne consapevole, con la stessa filosofia inculcata sovente da un corso (opportunistico) di avvio alla giovane impresa, da una proposta di marketing aggressivo privo di etica o da un’incubatore opportunista che mimetizzandosi tra quelli in gamba propina improbabili corsie preferenziali verso il successo… I due (commerciante leale e commerciante scorretto) si combattono ed un terzo, un avvoltoio silente, attende il finale per raccogliere le frattaglie* (cosa sono le frattaglie? Vedi la nota poco sotto). Questa è una rapida e logica spiegazione al perché un sistema economico “insostenibile” continua ad esser regolamentato in maniera opportunistica e tenuto in vita sugli sforzi dell’altrui irrazionale competizione… per il solo e semplice motivo di raccogliere, senza fatica, frattaglie. Chi vive il commercio, l’impresa, l’artigianato, la libera professione dall’interno, da decenni, comprende benissimo cosa sta accadendo, tutti gli altri faticano ad immaginare un simile panorama e questo, oltre ad essere comprensibile, rappresenta il motivo per cui l’opportunismo perdura. C’è semplicemente un numero non trascurabile di consumatori che non sanno. Molti di questi sostengono persino di non esser interessati a sapere ma… non hanno idea di cosa potrebbe investire i loro figli un domani continuando ad ignorare.

*Cosa sono le frattaglie?
Quando un’attività, una professione o una filiera vengono gambizzate si genera un enorme giro d’affari grazie alla perdita di immobili (case, negozi, botteghe, capannoni industriali), di prodotti, di strumenti e attrezzature, di fornitori non pagati, di clienti che perdono denaro, di dipendenti che perdono il posto di lavoro… Capitali impressionanti vengono “acquisiti” da terzi “invisibili” nella maniera meno etica al mondo. Il problema è che questo non si vede e di questo non si parla. Così la gente non lo sa e, anzi, spesso è portata a pensare che una realtà ha chiuso necessariamente perché non è stata competitiva come “quell’altra” la quale, loro non sanno, in molti casi può aver giocato sporco sostenuta da persone realmente potenti (quelle che non si vedono perché mai esposte). Ecco cosa sono, in breve, le frattaglie. I finanzieri con cui scambio costruttivamente le opinioni mi dicono: “E’ il capitalismo, è normale che sia così…”. Ma nel Monopoli vince il più bravo (ed anche il più fortunato, certo, dipendendo gran parte del gioco dalle casuali condizioni iniziali offerte dalle tessere delle proprietà), non quello che cambia le regole del gioco per trarne un vantaggio e distruggere gli avversari.
Nel mio modo di vedere invece c’è un atleta che si prepara per la sua competizione agonistica e, se è stato più in gamba, più volenteroso ed è più predisposto fisicamente (quindi geneticamente), avrà modo di lottare per il podio e le alte glorie; allo stesso tempo però non si occuperà di gambizzare i suoi avversari (né in prima persona, né tantomeno affidandosi a terzi) i quali a loro volta potranno basare la loro sfida sull’assieme delle loro qualità.

Dalla legge della natura a quella del mercato

Del resto nella Savana si parla delle gazzelle che restano vive, di quelle che proseguono la specie, di quelle che ce la mettono tutta quando i leoni le inseguono e, al contrario, non rimane traccia, ricordo, memoria alcuna di quelle che vengono scannate e che la natura considera più deboli e quindi meno adatte alla sopravvivenza. Il problema ora, contrariamente a quanto viene intuitivo pensare, non è per i commercianti leali che soffrono davanti ad un commercio sleale, ma per i consumatori ignari che verranno scannati a causa degli effetti indiretti di questo processo e di cui si perderà presto traccia ed ogni memoria (vedi in basso i link correlati, La vera natura del sottocosto) lasciando adito al pensiero “Se non me lo ricordo, non è successo…”.

Competizione sui decimi dell’assurdo

L’assurdo è che la competizione si è giocata su una differenza di circa il 5%, quindi come risparmiare 5 Euro su una spesa di 100 Euro dove a contendersi il cliente sono le seguenti due opzioni:

95 Euro. Prodotto venduto così com’è… senza nulla, ma proprio nulla, di più e da un venditore non qualificato, non preparato e privo di quella piccola sfumatura che si chiama “esperienza” che non si acquisisce improvvisandosi venditori di un prodotto di punto in bianco ma avendo decenni e decenni alle spalle di maturata specialità dedicata in determinati settori (la cosa preoccupante è che queste poche ultime righe sono incomprensibili per una fetta non trascurabile di consumatori che tende a semplificare all’inverosimile il concetto di commercio).

100 Euro. Prodotto venduto dopo aver valutato le reali necessità del cliente e dopo aver consigliato il bene realmente più indicato per le sue esigenze; dopo avergli spiegato come utilizzarlo fin da subito al meglio, nel modo più semplice ed efficace; dopo aver raccontato la propria esperienza con il tale prodotto e come si fa per non romperlo e farlo durare a lungo; dopo averlo inserito in un database clienti che gli permetterà di ricevere assistenza gratuita e suggerimenti sempre disponibili per qualunque piccola noia che si dovesse verificare nonché di maturare sempre dei trattamenti di riguardo se avrà piacere di tornare; dopo avergli validato la garanzia che, sovente, nei prodotti anche dello stesso marchio ma provenienti da mercati paralleli o da altri paesi o da stock di seconde scelte, non è integralmente valida o non lo è affatto.

Dalle vendite basate su un prezzo a quelle complete dei professionisti

Operare semplicemente scegliendo il prezzo più basso, anche a parità di prodotto (inteso come marchio e modello), può sembrare la cosa più logica; in realtà esistono delle singolarità troppo facilmente sottovalutate. Per molti prodotti, specie per quelli professionali, il prezzo passa in secondo piano (ovviamente nei limiti del ragionevole, ne convengo) rispetto alla qualità dei molteplici servizi di cui il cliente può avvalersi prima, durante e dopo l’acquisto.

Quando si spende meno, per quanto minore possa essere il prezzo di un medesimo prodotto offerto da due venditori diversi, ma si rinuncia ad una serie di vantaggi “umani” che non si quantificano con un numero… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando il titolare della piccola media impresa fa al proprio cliente un’assistenza gratuita per un malfunzionamento che sembra impossibile da riparare ma che per chi ha esperienza risulta una sciocchezza… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando quello stesso titolare ti consiglia i prodotti sulla base della sua maturata esperienza (20, 30, 40, 50 anni non di esperienza aziendale ma proprio della singola persona) e ti evita un acquisto errato o insoddisfacente, facendoti così risparmiare “reali” perdite di denaro… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando non viene meno davanti ai doveri di una garanzia (non datelo sempre per scontato, molte realtà, in particolar modo sul web, promettono e poi non mantengono, non è la prima volta e non sarà l’ultima, specie se poi si scopre che buona parte dei prodotti tanto scontati e tanto golosi vengono alla fin fine da mercati paralleli e puntualmente le assistenze, quando li aprono, se ne accorgono e vi dicono che non possono procedere… bell’affare eh?)… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando per non farti attendere il nuovo prodotto sostituito in garanzia te ne prende uno dalla vetrina o dal magazzino per soddisfarti all’istante ed attende poi lui l’arrivo del sostituto… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

Quando non sai come si usa un prodotto o ti fermi davanti ad un dubbio, un bug, un’incomprensione sulle istruzioni ed il titolare della ditta (che non può farti gli sconti luccicanti di certe realtà che altro non fanno che sedare e gradualmente terminare realtà ben migliori ma vittime di una competizione scorretta dove a qualcuno “piace vincere facile”) è lì per te gratuitamente ad interpretare quello ti manca… ebbene, forse è il caso di pensarci un attimo su.

E in molti altri “quando” c’è sicuramente da qualche parte il titolare di un’azienda seria che ti segue e non ti chiede un centesimo in più sulle cose che “realmente contano” e “realmente non hanno prezzo”, ma soprattutto sulle cose che “non puoi cliccare e mettere nel carrello”, perchè sarebbe come dire che puoi sostituire il tuo migliore amico con uno virtuale magari preso da un videogame e che si muove come preferisci al comando del tuo click. Ma non sarà mai una persona reale davanti a te.

Logica Domanda – Parte seconda

Ora pensaci, a te farebbe piacere essere valutato solo da un prezzo?
Conclusione

Il potenziale cliente, resosi ben presto conto della gaffe, ha proceduto all’acquisto dal mio amico il quale gli ha spiegato con una cordialità magistrale, ed in sintesi, quanto riportato in questo articolo. L’acquirente tuttavia, abbiamo motivo di credere, ha concluso l’acquisto più per l’imbarazzante errore che per una reale comprensione del problema.

Note
Fate attenzione a chi ora userà quanto scritto in questo articolo per generare pubblicità accattivanti, non sarebbe la prima volta nella storia di questo Blog…

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Il prezzo da pagare

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L'odore del cambiamento

Rubrica: Finanza comportamentale, Neuroeconomia, Neuromarketing

Titolo o argomento: L’odore del cambiamento attira le prede, avvantaggia chi lo fa e spaventa chi lo subisce
Un giudizio sul tuo lavoro: Se te la prendi perdi un’occasione

La gente è permalosa, specie sul proprio lavoro. Il più delle volte non tollera che qualcuno possa esprimere la propria opinione su un lavoro o un’attività imprenditoriale guardando con occhi esterni. Talvolta si tratta effettivamente di opinioni ingenue che non tengono conto del “dietro le quinte”, è vero, altre volte però offrono spunti a dir poco preziosi che non andrebbero mai presi con leggerezza. E’ sufficiente ascoltare (facile a dirsi ma quasi impossibile a farsi) ed avere l’umiltà di accettare una critica che assumerà una veste di utile spunto, se mossa da persone preparate, o di momento di garbata ilarità, se mossa da persone che non hanno i mezzi per inquadrare realmente ciò di cui stanno parlando.

Perchè chiudere l’attività quando è sufficiente cambiare per continuare?

Nella mia città hanno chiuso moltissimi negozi. “La crisi!” Mi direte… sì ma questa volta non desidero soffermarmi sulle attività che hanno chiuso per via della crisi (a tal proposito stiamo preparando uno spieciale che avrà il suo spazio) ma sulle attività che potevano tranquillamente continuare e invece hanno “perso” perchè incapaci di affrontare quella temibile tappa che si chiama “cambiamento” (arriva per tutto e per tutti prima o poi e nelle logiche più svariate, non ci si può preparare prima al cambiamento ed è molto difficile prevederlo, ci si può solo allenare ad aprire la mente nel miglior modo possibile per diventare sempre più aderenti alla realtà. In tal modo si cambierà con i tempi che cambiano e lo sforzo richiesto, nella continuità del quotidiano, sarà distribuito meglio e non inferirà brutti segni da urto. Il problema è che essere aderenti alla realtà è compito assai arduo in una società che, per la maggior parte, crede ancora alle favole o a quello che ama sentirsi dire…).

Competere con l’irrazionalità

Così, per tornare a noi, ho visto tra i tanti anche negozi di giocattoli cessare la loro attività e questo seppure i bambini non abbiano mai smesso (per fortuna) di sognare. Ma c’è un dettaglio apparentemente assurdo, infatti io mi chiedo: “Come è possibile che un negozio di giocattoli chiuda, anche se fornito, lamentando che “non si lavora” e un altro apra e sia scenario di un via vai di clienti? Non ha senso. La crisi c’entra o no?”. In realtà c’entra un sottoprodotto della crisi: l’irrazionalità. Come vedremo nell’apposita rubrica di Finanza comportamentale, Neuroeconomia, Neuromarketing e Neuroscienze, alla quale stiamo lavorando, ciò che convince la gente a spendere denaro (e lo stesso “neuroscientificamente” parlando vale anche, e prima ancora, per il cibo), sono le emozioni, la cultura, lo stile di vita, le esperienze quotidiane, impulsi genetici, stimoli sensoriali e le influenze.

Le debolezze in corso

Il motivo per cui un negozio di giocattoli chiude senza lavoro e un altro apre poco dopo con una non trascurabile affluenza di clienti risiede nella capacità di aver organizzato l’attività, il negozio, l’esposizione, la tipologia di prodotti ed i servizi… affinché questi stimolino le debolezze attuali. Le debolezze in corso, oserei dire. Le debolezze cambiano con le “influenze” (vedi in basso gli articoli correlati). I giocattoli possono essere sempre gli stessi ma il modo di esporli, come vengono categorizzati e cosa viene accostato al loro fianco come alternativa di scelta, genera delle emozioni nel cliente che arriva a provare vero e proprio piacere nel suo cervello (grazie alle endorfine prodotte dal cervello nel lobo anteriore dell’ipofisi). Il problema però si pone anche per il nuovo negozio, infatti saprà esso adeguarsi a quelli che saranno gli stimoli irrazionali più diffusi tra qualche anno o persino tra pochi mesi? Uhmmm, personalmente la vedo dura ed il problema principale è che questo non riguarda solo il negozio di giocattoli dell’esempio ma tutte le attività commerciali, artigianali, imprenditoriali…

Il cervello ha sete di novità

L’odore del cambiamento, nonostante spaventi imprenditori di ogni levatura e persino i grandi colossi, richiama notevolmente le prede (i consumatori) che ne sono irresistibilmente attratte (il cervello per sua natura è attratto dalle novità) anche quando la sostanza non cambia ma viene semplicemente presentata in un altro modo (il più delle volte non vi è nemmeno consapevolezza alcuna delle evidenze). Per questa ragione proprio i grandi colossi cercano con ogni strumento di pilotare i cambiamenti stessi affinché siano aderenti alle proprie necessità di crescita e capacità di offerta. Essi fanno largo uso di Neuroscienze, Neuromarketing, Neuroeconomia, Economia Comportamentale, influenze, suggestioni e pratiche subliminali di vario genere.

Sintonizza la tua idea

Per questa ragione se avete avuto un’idea imprenditoriale geniale (o riconosciuta tale da persone di affermata intelligenza) ma non state riscontrando successo alcuno, molto probabilmente non vi trovate sulla frequenza imposta dai grandi colossi. Capire in che direzione si muovono i dinosauri (compito oltremodo arduo) può farvi capire se sarà proficuo investire sulla vostra idea. Se questa sarà realmente innovativa e geniale ma su una frequenza interferente con la tendenza attuale, non otterrete il favore della massa in quanto essa continuerà ad osservare, “indotta”, altre attrazioni magari perfettamente inutili oltre che fidelizzanti per i loro portafogli. In tal caso non prendetevela e non perdete energia a combattere contro i mulini a vento, non vi ascolteranno; cercate invece di seguire il ritmo, andare a tempo ed individuare il momento giusto per “entrare” con la vostra idea. Noterete come con molta, ma molta, meno fatica le cose andranno sorprendentemente e semplicemente da sé. Vi sembrerà assurdo ed inconcepibile ma tanto la massa non vi darà retta fino a che qualcuno non dirà loro di darvi retta, cosa che tra l’altro potrebbe non accadere mai a meno che non siate così bravi da apprendere e saper sfruttare le metodiche con le quali si influenzano gli altri.

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Chi fa il mercato? – Parte 1: Le influenze
Chi fa il mercato? – Parte 2: Anticipo di cambiamento
Chi fa il mercato? – Parte 3: Ci vuole un pozzo
Il cartello di alcune agenzie immobiliari ed i conseguenti danni per il mercato del mattone
La nuova sinapsi dell’economista
Come i “sottocosto” stanno danneggiando chi non ne può fare a meno

Bellissimo negozio di giocattoli

La LEGO rappresenta per me il migliore marchio al mondo di costruzioni per grandi e bambini,
ha attraversato mercati e momenti di tutti i tipi arrivando ad offrire persino strumenti tecnici,
informatici e di meccatronica che hanno aperto a tutti le porte di materie riservate prima solo
a pochi. Quello che è ancor più incredibile però non ha nulla a che fare con la LEGO ma con i
fenomeni che hanno luogo nella nostra testa. E’ infatti incredibile osservare come ordinari negozi
di giocattoli (che fornivano quindi anche le costruzioni) siano stati snobbati dalla gente fino a chiudere,
sostituiti poi da negozi, con afflusso costante di clienti, che semplicemente hanno dato uno spazio dedicato,
più studiato e meglio accostato degli stessi medesimi prodotti. Questo significa che la massa sta perdendo
capacità di osservazione, di immaginazione e che la funzione del negozio sta diventando quella di
effettuare questo lavoro al posto della mente delle persone.
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Quelli che voglion comandare

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Un gruppo affiatato va con il vento in poppa

Un gruppo di persone può ritrovarsi a far la stessa cosa nello stesso posto, a volte per caso, più spesso perché si lavora insieme. E’ frequente che insorgano dei conflitti non appena ci si trovi davanti ad una decisione ed ognuno ritenga corretto il proprio modo di procedere e non quello dell’altro. L’armonia che fa funzionare tutto fin dal primo istante è cosa rara* ed è così molto facile cadere nel conflitto o, se ci si vuole trattenere, nei malumori nascosti destinati prima o poi a palesarsi in maniera più o meno esplosiva. Ognuno ha il suo limite di sopportazione ed ognuno inizia ad operare delle somme non appena subisce ciò che considera una scorrettezza, un colpo basso, un atto di menefreghismo, un affronto o, per chi vede il principio ovunque, una contraddizione (spesso ritenuta appositamente costruita nel tentativo di affermarsi soggetti dominanti).

*Ed è tipica delle società che viaggiano con il vento in poppa, cosa che si verifica quando la maturità sviluppata da ogni singolo del gruppo è tutt’altro che trascurabile ed allo stesso tempo omogenea in tutto il gruppo stesso.

Le doti del comando

Capita così l’assurdo, situazioni nelle quali in un gruppo ad esempio di tre persone, ognuna dice la sua non a titolo informativo, quindi per suggerire un punto di vista, ma per elargire una vera e propria azione incisiva che si scontri con le intenzioni prossime o con le azioni già avviate da altri. In un gruppo di tre persone dove nessuno riconosce le virtù, l’autorevolezza e una cospicua dose di fiducia nell’altro, lo scontro è inevitabile. Un gruppo così non funziona e, se proprio non c’è altra scelta, andrà avanti con intensi attriti che freneranno notevolmente il reale potenziale. Questo significa ad esempio impiegare 3 anni per sviluppare un prodotto che, con le persone giuste, si poteva sviluppare in 6 mesi; significa maggiori costi, maggiori perdite, maggiore stress, facile perdita di entusiasmo e, nei casi peggiori, perdere la voglia di coltivare le proprie passioni arrivando addirittura a rinunciarvi o, peggio, a detestarle. Nel branco c’è un capobranco, uno e uno solo, riconosciuto tale da tutti gli altri. Tira il gruppo, stabilisce come condurre la caccia, cosa affrontare e cosa evitare, dove muoversi, dove rifugiarsi. Ad esso si affidano tutti gli altri perchè tutti gli altri riconoscono in lui le doti del comando. Quando il suo periodo tramonta e non trasmette più la solidità che fa sentire la sua aroma carismatica, ecco che si congeda e viene sostituito da un nuovo capo branco più giovane, più forte, più coraggioso, il quale ha “dimostrato” al gruppo di che pasta è fatto, di cosa è capace e quanto possa esser affidabile nel portare a termine un compito.

Regno animalia moderno

Oggi invece questa forma di rispetto, che con il mondo animale ha abbracciato anche l’uomo milioni di anni fa, sta venendo sempre meno perchè viene sempre meno la capacità di distinguere persone valide e capaci da persone che probabilmente sono più portate per altre realtà lavorative (o sociali, o sportive, perché no). Vi è più competizione che capacità di osservazione. La maturità di saper scegliere un/una partner e riconoscere, apprezzare la sua abilità, così da decentrare un timone, se necessario, affinché si ottenga un risultato migliore, è sostituita da una immane voglia di competizione (o di prevaricazione se si superano i limiti della norma). Nei gruppi che invece hanno funzionato ed hanno fatto la storia dello sviluppo industriale del ‘900 vigeva solerte un ineccepibile rispetto senza tempo. Questi erano formati da persone che si agglomeravano per sommare le proprie capacità, ognuna aveva particolari doti ed apprezzava le doti dell’altro o non ne poteva proprio fare a meno manifestando, in un caso o nell’altro, un profondo rispetto. Ogni componente di un gruppo esprimeva diplomaticamente i suoi pensieri ma era incisivo solo su ciò che direttamente investiva le proprie competenze, gli altri facevano altrettanto. Il clima era così sbalorditivamente produttivo, sereno e di impagabile soddisfazione. Non che non ci fossero malumori di tanto in tanto o discordanze di pensiero, è umano averne, era l’approccio a queste situazioni ad esser differente permettendo così di andare avanti anziché star fermi o girare in circolo attorno ad un inutile problema che non poteva risolversi da solo.

Personaggi d’altri tempi

Sto leggendo e ascoltando sempre più spesso racconti di persone di 60 70 80 anni (e oltre) che hanno reso celebri, con il loro contributo, rinomate aziende italiane oggi venerate più per i prodotti del passato che per quelli attuali spesso classificati come omologati e privi di personalità. Quella personalità del passato che ci ha fatto brillare in tutto il mondo quando le persone di buona volontà si mettevano in gruppo e davano vita a qualcosa di unico, inimitabile, come l’anima di una persona. I loro prodotti prendevano vita e la soddisfazione pagava più del denaro. Oggi stiamo perdendo queste peculiarità a favore di un individualismo virale di cui diventiamo sempre meno immuni e che non ci porterà a nulla. Tre persone a comandare nella stessa stanza, nessuno che viene comandato; tre capi, nessun operaio; tre teste, nessuno esegue… ed i lavori lì fermi in pausa strazio mentre le perdite economiche crescono rapidamente e l’orgoglio rimane fine a sé stesso.

La rotta del singolo

Ci vorrebbe a mio modesto avviso, all’avviso di uno che non è perfetto**, sbaglia e talvolta cade in queste situazioni, un gruppo formato da persone con capacità tangibili ognuna nel proprio ramo e dotate di sufficiente maturità da riconoscere le abilità degli altri. Così come ci vorrebbe che ognuno dimostrasse con il proprio operato di saper far bene quanto dice affinché gli altri ne abbiano un riscontro evidente. Le richieste di opinioni anche sull’altrui operato non tarderanno poi ad arrivare e questo succederà quando si sarà conseguita la piena coscienza di rispettare gli altri, affidarsi agli altri, condividere con gli altri e dividere con gli altri i frutti. Muovere sulla rotta dell’individualismo, della sopraffazione, della prevaricazione sta portando secondo me solo ad una pura agonia priva di qualsivoglia risultato ma densa di stressante fervore. A stento sorge qualche nuovo colosso qualche nuova filosofia, concept. Assistiamo alla riaffermazione ai più alti livelli sempre e solo dei vecchi dinosauri e tutti quelli in gamba cosa aspettano a conquistare il mondo di diritto? Ora è il loro turno ma in troppi si lasciano suggestionare dai messaggi inondati dai mezzi comunicativi della nostra società contemporanea che ci suggeriscono “Perchè farne un’altra? Mettiti con noi che siamo già grandi! Da solo con i tuoi amici non riuscirai mai!***”. Ma chi lo dice? Chi ha paura di esser battuto, semplice.

**Ma che almeno se ne rende conto cosicché sia possibile mutarle.
***Grandi a modo loro, grandi su principi diversi, grandi con obiettivi diversi talvolta giustamente grandi tali altre volte meno.

Quando la radice distrugge il cemento armato

Poi succede che due giovani neolaureati di Ingegneria con una passione spasmodica per la tecnica e per il volo riescano, con il fondamentale aiuto di un imprenditore privato, a realizzare in un bel colpo gli aerei classificati come i più maneggevoli al mondo, dotati della particolarità di un telaio monoscocca più unico che raro e che i maggiori costruttori di aerei del mondo, guarda un po’, non avevano fatto. Sto parlando dei ragazzi di BlackShape Aircraft che personalmente non conosco e di cui ovviamente non posso giudicare l’operato dall’interno, ma di cui ho apprezzato molto quello che ho potuto osservare dall’esterno come tutti voi. Per citare un bel nome del passato invece, ho il piacere di scrivere “Olivetti”, capisco che oggi non vi dica molto ma, se sapeste cosa sono stati in grado di fare in passato e come hanno fatto tremare il mondo “quelli di Olivetti”… Si parla sempre di Steve Jobs e del suo rivale ma non si parla mai abbastanza di Olivetti e di quel gruppo di uomini che, a dispetto di quanto molti credono, sono stati i precursori del mondo informatico di oggi, largamente temuti da realtà come gli Stati Uniti d’America. Andate a leggere qualche libro sul tema, non voglio anticiparvi nulla. E se ancora avete qualche dubbio su quanto può fare anche solo un ristretto gruppo di uomini di buona volontà, rispettosi gli uni degli altri, dovreste cercare la storia delle imbarcazioni Lillia e scoprire come, coloro che prima erano derisi perchè costruivano barche da competizione nel retrobottega di una macelleria, hanno poi distrutto un record dopo l’altro conquistando il mondo e riempiendo addirittura interi podi da soli.****

****Pensate che acutezza, capacità, rispetto e umiltà potevano mai avere coloro che li hanno derisi.

Il principio di prevaricazione si basa su un soggetto che è in grado di imporre il suo pensiero e le sue volontà non perchè queste sono comprese o largamente condivise, accettate ed utili, ma perchè egli ha la forza, i mezzi e gli strumenti per affermar sé stesso e poter dire: “Si fa così perchè l’ho deciso io e basta”. Costui riesce ad andar avanti vincendo gli attriti come un complesso motore ben lubrificato piuttosto che come una semplice palla in discesa. Ha quindi gli strumenti per aver ragione nonostante le complicazioni.

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Quelli che non partecipano: Spirito di comunità
Quelli che ci fanno retrocedere: I retrocessori
Quelli che imparano la vita a memoria
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Quelli che ti devono far cadere per forza
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Forza della natura

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La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 4

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Il complicato blocco dei servizi non richiesti sul cellulare
(ed il semplicissimo blocco senza preavviso della SIM)

Quando il telefono rappresenta una reale utilità

Mio padre è una persona parecchio desiderata dai suoi clienti, ha una gran passione per il suo lavoro e questi se ne accorgono e gli chiedono consigli e info tecniche su numerosi prodotti e servizi che fornisce. In soldoni, sebbene utilizzi il telefono cellulare, lo usa praticamente sempre per ricevere. Così un giorno si accorge che è passato un anno dall’ultima ricarica perché il suo numero è entrato in blocco (senza nemmeno alcun messaggio di preavviso quando, per le cose non richieste, gli sms invece fioccano). Non poteva né chiamare, né tantomeno ricevere chiamate. Contattando il numero di assistenza del suo operatore ha chiesto la riattivazione a fronte del pagamento di una nuova ricarica. L’operazione, che teoricamente immagino esser fattibile con un click, gli è stata negata (motivo per cui continuerà a non ricaricare) ed è dovuto ricorrere all’attivazione di una nuova scheda apposita per questi casi, una SIM vergine impostabile sullo specifico numero desiderato.

La scheda della soluzione

Nella nostra città nessun venditore di telefonia ha voluto fornirci la suddetta scheda (ne ignoro il motivo). I venditori di telefonia ufficiali del nostro operatore davano la colpa ad un non precisato disservizio a carico dell’operatore stesso e, chiamando il relativo call center, la colpa veniva rimbalzata ai suddetti negozi. Nel pieno di un limbo ho risolto ignorando sia i negozianti, che mi proponevano di attendere un paio di settimane per poter ricevere (forse) la tale scheda vergine, sia l’operatore che non voleva saperne di collaborare ed ho trovato ciò che cercavo in una città limitrofa alla mia. Tempo di risoluzione, circa 4 ore contro le due settimane (almeno) ipotizzate dall’operatore telefonico. Il motivo di un tale disservizio, non essendo fornito, lascia presagire che si vogliano creare problemi a quelli che non spendono in ricariche onde invitarli a farlo più spesso.

Dalla gioia di uno stra-record alle perplessità di una dinamica insana

Risolto il tutto a tempo di stra-record entro la giornata (con un giro interminabile di telefonate verso il servizio clienti ed i punti vendita di zona) emerge una dinamica insana. Ogni qualvolta si rimuove la SIM da un telefono cellulare (anche se questa non è scaduta) si azzerano le preferenze del cliente (a saperlo…) nei confronti dei servizi offerti dal prorpio operatore (richiesti o meno). Possono così verificarsi fatti spiacevoli come la totale perdita dell’importo ricaricato (sia esso di pochi Euro o di molte decine di Euro). Più precisamente ad ogni rimozione della SIM è necessario chiamare il servizio clienti del proprio operatore per poter richiedere:

Blocco del traffico dati.
Qualora si utilizzi il telefono solo per telefonare e mandare sms (informazione che interesserà perlopiù, in maniera crescente, persone tra i 35 ed i 100+ anni), il blocco del traffico dati evita che la pressione accidentale di un tasto attivi internet facendo scalare l’intero credito in pochi minuti/ore. Con il blocco del traffico dati il telefono non può andare su internet (a pagamento) in alcun modo, anche se premete i relativi tasti accidentalmente (potrete comunque andarci gratuitamente con il wi-fi). La cosa più spiacevole che può capitarvi è che si avvii internet con standard di terza generazione su un vecchio telefono di alcuni anni fa, che a malapena poteva inviare mms. In questo caso, conoscendo il fornitore del vostro servizio da quale telefono sta operando la vostra SIM, è evidente l’opportunismo.

Barring SMS.
Richiedere al vostro operatore il Barring SMS permette di evitare che vi arrivino, specie senza preavviso, messaggi di servizi a pagamento non richiesti e forniti da società terze (cose strane tipo previsioni sentimentali, numeri fortunati e quant’altro).

Negazione al consenso…
…di invio materiale (sms, mms, email, telefonate ecc.) con finalità promozionali di marketing da parte di società terze in qualche modo collegate al vostro operatore o che da esso hanno ricevuto, tramite un elenco di contatti appositamente redatto e “venduto”, il vostro numero.

Negazione al consenso…
…di invio materiale (sms, mms, email, telefonate, ecc.) con finalità promozionali di marketing da parte “anche” del vostro stesso operatore (non parliamo quindi di terzi) che può incaricare uffici appositi, dislocati sull’intera penisola, di contattarvi per vendervi “pacchetti” di offerte.

Blocco di servizi accessori…
…quali ad esempio quelli che, dietro pagamento, notificano tentativi di chiamata mentre il cellulare era spento o irraggiungibile. Io sono solito spegnere il telefono quando sto guidando, quando pratico gli sport che amo e, in particolar modo, quando sono preso dai miei impegni, specie se mi apassionano. In sostanza significa che ignoro il telefono per la quasi totalità della giornata, spesso lo lascio in macchina; so che per molti risulta impossibile, ma se sapeste che goduria essere liberi… Quindi perchè mai dovrei pagare per sapere chi ha tentato di disturbarmi? Con quest’ultimo interrogativo burbero alla Walter Matthau è ovvio che sto in realtà scherzando. Ammetto però che quando si tratta di cellulari divento uno scorbutico giovane vecchietto che borbotta, blatera e contesta i lavori davanti ad un cantiere (il cantiere che contesto però è un parco servizi telefonici non richiesti). Meno male che me ne rendo conto da solo!

Per questo contrattempo ho perso quattro ore “intense” (pur di non sprecare nemmeno un’alba in più in simili scempiaggini) tra ripetute telefonate al servizio clienti del mio operatore, telefonate ai vari punti vendita, più un extra misurato volto alla ricerca di fonti utili a capire come mai il nuovo credito nel telefono di mio padre si è esaurito dopo poche ore dalla riattivazione.

Un falso diritto di prelazione (da bloccare)

Un pivello da quattro soldi

Un pivello da quattro soldi (perdonate la durezza ma non ho trovato altri termini per una tale figura dalle sembianze vagamente umane) impiegato presso una società di servizi postali italiani è il soggetto di questo paragrafo che può destare curiosità non tanto per il soggetto stesso bensì per il metodo di risoluzione del problema che ha creato. Tale soggetto è la persona che ho trovato dentro un ufficio informazioni cui mi ero recato per avere una pura e semplice idea di massima circa la fornitura di un servizio certificato. Avete presente quei giri che si fanno a solo scopo informativo per mettere a confronto le caratteristiche di più prodotti e cercare di capire quale fa al caso vostro? Bene.

Tattiche da corso di addestramento scialbo

Terminato di “non” spiegarmi quello che io in realtà, dietro appuntamento, ero andato a chiedere (quindi anticipando abbondantemente le mie necessità), e che simpaticamente eludeva non sapendo rispondere ad una domanda che fosse una, mi propina subito una serie di “altri” servizi che, garantisce lui, potrebbero fare al caso di mio padre ma che, garantisco io, mio padre voleva chiedere ad altri. A nulla è servito spiegargli che mio padre sa bene quello che vuole e che quando dice no è no alla prima volta* (e non tanto per dire). Il soggetto è andato avanti imperterrito per più di un’ora senza sapere che non me ne sono andato via nauseato non per perbenismo ma per la mia insana curiosità di vedere dove volesse andare a parare. Tra le sue tattiche, probabilmente apprese in un corso seguito con una folta combriccola di spiantati, vi era il finto nutrito interesse verso i miei interessi e verso le mie passioni a cui tentava di arrivare ostinatamente con domande mirate elargendo al contempo sorrisi gratuiti e svendendo segreti su presunti trabocchetti nei quali sarei potuto inutilmente cadere se egli non fosse stato così delicato da dirmi la verità contro i suoi interessi.

*Mi chiedo retoricamente da chi avrò preso…

Me misero me… tapino tapino tapino (diceva lo Zio Paperone in simili casi)

Ma qui viene il bello, nonostante fosse palese la sua falsità io sono caduto comunque in errore. Tanto per esser spiccioli, sono stato un vero idiota. Dopo chiacchiere su chiacchiere ho provato pena per questa persona, pena e tristezza. Mi rendevo conto che “questo” stava lì a freghicchiare il prossimo, non ho accettato alcun contratto propinatomi, gli ho detto chiaramente che anche mio padre non avrebbe accettato nulla di quanto da lui proposto ma, quando mi ha chiesto almeno di firmare un foglio al “solo” scopo di informare i suoi superiori che aveva impiegato il suo tempo per offrirmi la sua prestazione professionale informativa, ho accettato perchè sono stato un’idiota (uhm…), perchè non sono stato sufficientemente “cattivo”** (male), perché mi faceva pena e perché mi sono fidato (malissimo) della società che egli rappresenta. Sul foglio non c’era scritto molto ma era scritto evidentemente in modo equivoco ed interpretabile, sembrava in effetti quello che non era, credo che persino i miei avvocati avrebbero dovuto concentrarsi un attimo per trovare l’inganno tra le righe. Oppure, semplicemente, si è giocato sulla mia fiducia per farmi firmare il primo foglio in un modo e poi il successivo, spacciato per copia, contenente invece un “falso diritto di prelazione”.

**Dove per cattiveria non si intende commettere azioni disgraziate ed illegali ma estremamente severe, rigide e volte alla disciplina. Non fraintendete questa definizione perchè, specie di questi tempi, quando si dice “bisogna essere cattivi” si equivoca molto su cosa sia realmente neccessario fare per esserlo e su cosa non si debba mai fare per sembrarlo e magari finire col violare la legge.

Un falso diritto di prelazione

Tramite il diritto di prelazione questo vile voleva vincolarmi (anzi l’intenzione era quella di vincolare mio padre) a poter acquistare determinati servizi di spedizioni solo dalla sua società e non più, ad esempio, da altre società collegate. Questo significa che quando mio padre è andato a chiedere i medesimi preventivi per le spedizioni da concorrenti collegati (tante società le conosciamo singolarmente ma non sappiamo che fanno capo al medesimo proprietario), gli è stato poi risposto che risultava attiva una clausula (contenente una forma di diritto di prelazione) che impediva a costoro di vendere alcunché a mio padre il quale si poteva ora rivolgere solo ed esclusivamente al tal vile.

Azione rapida e decisa

Capito il mio grande errore, capito che oggi non c’è più spazio alcuno per la cordialità (né tantomeno per la pena) ed avendo messo mio padre in difficoltà, ho deciso di operare a modo mio e risolvere rapidamente anche a costo di smontare psicologicamente quel ragazzo al punto da palesarne la banalità. L’operazione è durata solo poche ore e si è basata sul fatto che la legge non ammette ignoranza… né la mia che sono stato un’idiota, né tantomeno la sua che è stato un turpe malcreato. Ho preso l’incartamento, ho preso conoscenza delle leggi gravitanti attorno alla documentazione in causa, ho operato una ricostruzione logico matematica*** e, una volta dimostrato che i documenti erano nulli, ho bloccato tutti, ho contattato l’azienda che non voleva fornire il servizio a mio padre per via del presunto diritto di prelazione, ho trovato e contattato i superiori del tal vile ed ho minacciato una rigorosa azione legale dimostrando che potevo farlo realmente. Nel giro di poche ore ho ottenuto quanto richiesto più una reazione a dir poco iraconda del tal vile che ha “letteralmente sclerato” (effetto dell’abbattimento psicologico di cui sopra) insultando tutti coloro che gli hanno fatto presente che legalmente avevo ragione io e che il documento era nullo. Ma come facevo ad avere ragione? Semplice, ho scoperto che il documento, per esser valido, doveva esser firmato da mio padre e non da me in quanto io non rappresento in alcun modo l’attività di mio padre né tantomeno il volere di mio padre. Di fronte a questo nessuno ha potuto far nulla né obiettare ed un responsabile della tale società di servizi postali ci ha contattati dicendosi sorpreso per l’atteggiamento del tal vile e scusandosi a nome dell’azienda rappresentata per il suo ingiustificabile comportamento.

***Spiegherò meglio a cosa mi riferisco nell’ultimo articolo di questa rubrica (vedi in basso i link correlati).

Non dovreste mai… (un modesto ma dettagliato consiglio)

Nonostante questo piccolo grande successo personale e nonostante la sorprendente rapidità con cui sono riuscito ad ottenere il risultato (una vera rarità nella mia vita… ed in questo paese credo), sempre e comunque un’idiota sono stato. Non dovreste mai firmare nulla che non sia esplicitamente richiesto da voi. Quando qualcuno, chiunque, vi chiede una firma per qualcosa che non vi siete alzati a fare voi stessi la mattina, la risposta dovrebbe essere sempre no. Vi fa pena? La risposta è no. Vi infonde fiducia? La risposta è no. Vi fidate dell’azienda che rappresenta (o che dice di rappresentare)? La risposta è no. Gli serve per lavorare? La risposta è no. Senza di voi non saprebbe come fare con il capo? La risposta è no. In qualunque caso non abbiate chiesto voi qualcosa che sia necessario firmare, la risposta è no. Se in più i fogli da firmare sono in più copie ed avete letto solo il primo (come nel mio caso) non fidatevi di firmare gli altri. Non fidatevi di chi vi copre parte del foglio fingendo un gesto naturale, non fidatevi di chi lo fa con la scusa della scrivania piccola e delle troppe carte che occludono la vista, non fidatevi di chi muove troppo velocemente i fogli, non fidatevi di chi, con giochi da prestigiatore, vi mette il foglio sotto il naso per poi distrarvi con battute, complimenti, gentilezze di qualsivoglia forma e, persino offrendovi cioccolatini e caramelle nel frangente in cui dovreste dedicare la massima attenzione a ciò che c’è da leggere e da controllare. Insomma, se non l’avete chiesto voi, non firmate mai… è più sicuro. Se poi chi avete davanti cercherà di dare la colpa a voi dei problemi che, sostiene, avrà a lavoro senza quella firma, allora state pur certi che vi sta ingannando in qualche modo e che cerca di mettervi sensi di colpa per raggiungere il suo scopo.

Mi ricordo il Teatro di Eduardo

In una nota commedia teatrale di Eduardo De Filippo dal titolo “Non ti pago” diceva l’Avvocato Strumillo (il principe del foro) alla richiesta di Ferdinando Quaiuolo di rappresentarlo in una controversia legale: “Ma io non so scrivere!”. Questo per intendere che non poteva firmare e controfirmare carte che avanzavano richieste assurde. Ebbene anche voi, se apprezzate il consiglio, potreste “non saper scrivere” in certi casi.

Quando un essere spregevole conferma sé stesso

Una breve nota, nel frangente tra la chiacchierata con il vile e la nuova richiesta di preventivo avanzata da mio padre all’altra azienda che ci ha informati del “blocco”, il tal vile è andato a trovare mio padre per cercare di convincerlo a firmare quanto io non avevo firmato in agenzia. A mio padre avevo già comunicato che il tale non mi “quadrava” ma non è stato questo il problema; il problema è stato che quel giorno i miei genitori dovevano correre in ospedale da un nostro caro che stava seriamente male ed il vile continuava a fregarsene usando modi insistenti ed aggressivi tipici di chi vuol concludere a tutti i costi anche se questo richiede il tentativo di incutere un qualche timore. E’ stato pregato più volte di lasciare la sede di mio padre perchè ci si doveva recare in ospedale urgentemente e lui ha perseverato sgarbatamente. Il nostro caro è passato poi a miglior vita ed io, il pivello da quattro soldi, l’avrei volentieri licenziato, se avessi potuto, anche se è giovane, anche se ha famiglia. Mi immagino che bell’esempio sia per i suoi figli.

Un falso contratto elettrico a tariffa FLAT (anzi due…)

Una volta non si tollera, pensa due…

Ci è successo per ben due volte, sia a casa che al lavoro di mio padre. Qualcuno che non abbiamo mai visto in faccia ha aperto lo sportello del contatore per raccogliere dati, ne ha presi altri sulla bolletta elettrica illegalmente estratta dalla cassetta postale ed ha riportato una firma falsa (uno scarabocchio spacciato per la firma di mio padre) su un contratto per l’energia elettrica di tipo a tariffa fissa o flat. Quel genere di contratti che ti offrono un pagamento fisso sempre della stessa cifra entro un limite di consumo elettrico. Il problema per questo furbetto è stato il nostro non trascurabile livello tecnologico. Generalmente chi opera queste truffe lo fa per chiudere più contratti che può e ci marcia convinto che l’utente non se ne accorgerà in quanto andrà a spendere, generalmente, una cifra pressappoco analoga alla precedente (magari superiore solo di pochi Euro a bolletta). Nel nostro caso invece è stato diverso in quanto avendo noi a casa particolari impianti ed elettrodomestici, grazie alle conoscenze sul tema maturate sia da mio padre che da me, abbiamo consumi talmente bassi che sono paragonabili a quelli di un piccolo monolocale usato di tanto in tanto nonostante l’abitazione sia egregiamente accogliente e dotata di tutti i comfort. Questo significa che quando ci è arrivata una bolletta, molto più alta del solito, ci siamo accorti subito che, osservandola meglio, questa era persino leggermente diversa* nella veste grafica e nei contenuti. Aveva una striscia colorata in maniera differente, un logo leggermente differente e una tariffa “totalmente” differente.

*Attenzione però perchè mi giunge voce che ora le grafiche siano state uniformate e sia più complicato accorgersi di un cambiamento non richiesto. Verificate voi se è realmente così.

Totalmente ignorati

Chiedendo spiegazioni al fornitore dell’energia elettrica ci viene risposto che mio padra ha firmato un foglio per cui… In breve mio padre chiede di vedere il foglio e avvisa subito che quella non è la sua firma. Chiediamo di esser riportati subito al precedente contratto, chiediamo l’annullamento del falso contratto, chiediamo i danni ma… nulla. Non otteniamo nulla di nulla. Passano i giorni, le settimane, i mesi. Continuano ad arrivare le nuove bollette più care senza alcuna remora, imperterrite, puntuali. I miei genitori indispettiti non le pagano e gli avvocati della società elettrica non tardano a farsi sentire. Spieghiamo loro la situazione ma nulla, con una certa arroganza ci invitano a pagare punto e basta.

Totalmente ignorati… ancora una volta

A questo punto consiglio ai miei genitori di rivolgersi alle società dei consumatori convinto che loro sapranno sicuramente suggerirci delle tutele. La risposta è, con nostra totale sorpresa, oltraggiosamente menefreghista. Ci viene detto addirittura che tanto contro i grandi non vinceremo mai quindi meglio lasciar correre e pagare la bolletta così com’è. Cioè… ma vi rendete conto!!

I risolutori

Presi dallo sconforto per l’assurdo di questo paese decidiamo all’unanimità in famiglia di rivolgerci all’Arma dei Carabinieri ed effettuiamo una denuncia contro l’agente, della tale società elettrica, che ha effettuato la firma falsa (l’operatore per render valido il suo falso contratto non ha potuto non mettere anche il suo nome… Scemo!! Sceeemo!! Sceeeeemo!!). Attenzione, piccolo ma fondamentale dettaglio, la denuncia non è stata inoltrata contro la società elettrica stessa; grazie ad amici e conoscienti preparati in materia abbiamo saputo infatti che se avessimo denunciato la società elettrica per la firma falsa questa avrebbe potuto rivalersi su di noi perchè effettivamente non è stata la società a fare la firma falsa ma un suo operatore (sbagliando la parte da chiamare in causa avremmo potuto persino far peggio nonostante le nostre ragioni). Capite come è sottile il confine tra il fare bene ed il fare male? E’ per questo che tante cose le faccio bene e tante altre ne sbaglio, è pressoché impensabile riuscire a cogliere sempre le giuste sfumature.

Un sentito ringraziamento

Ad ogni modo l’Arma dei Carabinieri ha saputo come muoversi alla grande, lo ha fatto bene e lo ha fatto persino rapidamente. Nel giro di pochissimo tempo siamo stati rimborsati, abbiamo riottenuto il precedente contratto e siamo stati contattati dall’avvocato della società elettrica che ci ha avanzato le scuse della società stessa (addirittura!). Quindi la società dei consumatori a cui ci siamo rivolti non è stata in grado di fare il suo dovere tutelando i consumatori ma si è comportata come si è comportata, mentre l’Arma dei Carabinieri, che ringrazio vivamente e che mi dispiace persino di aver disturbato per queste quisquilie, è stata al fianco del cittadino “Magistralmente” risolvendo la situazione in men che si dica ponendo così fine all’operazione illecita. Un sentito ringraziamento.

Continua…

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Capra

La legge è uguale per tutti ma allo stesso tempo la legge non ammette ignoranza, trattasi di due
condizioni che coesistono e di fatto la legge diventa effettivamente uguale per tutti quando è
soddisfatta la seconda condizione di non ammissibilità dell’ignoranza.
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Chi fa il mercato? – Parte 3: Ci vuole un pozzo

Rubrica: Mandare l’acqua all’insù
Titolo o argomento: Quando la microeconomia è connessa con la psicologia, le neuroscienze, la strategia…
Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.
I contenuti del pozzo

Ci vuole un pozzo vicino per rendere competitivo il bilancio di un’azienda agricola che lavora molto con l’acqua. Negli altri lavori è lo stesso, ci vuole un pozzo vicino. Un pozzo diverso ma pur sempre un pozzo. Si tratta dei canali giusti, delle persone giuste, di sapere le notizie in tempo cogliendole con un certo anticipo rispetto agli altri (che se in borsa, giustamente, è ritenuto illegale, e si chiama Market Abuse o Abuso di Informazioni Privilegiate, in Ingegneria e nel mondo delle Tecnologie, si chiama semplicemente Preparazione, Competitività, Avanguardia… e trattasi di un comportamento più che legale se a fini di pura “manifestazione” di abilità ad esempio nell’innovare e/o nell’ottimizzare e render fruibili a tutti nuove utilità, strumenti, mezzi, vantaggi). Non nascondo che, anche se può sembrare irrazionale, in qualche modo ci vuole pure fortuna. Si vede che ci sono persone che si alzano la mattina nel verso giusto, hanno buone intuizioni al momento giusto, sensazioni fertili, condizioni e situazioni vantaggiose nel momento giusto* e, quando le sfruttano magistralmente, ecco che nascono aziende che crescono e diventano colossi (ognuno nel suo genere, anche una catena di tre gelaterie nella città giusta può essere considerata un colosso nel rapporto tra le preoccupazioni che dà, i rischi che implica e la resa che offre).

*Concomitanza di fattori che sovente chiamiamo fortuna ma che, chi effettua il calcolo delle probabilità definirà più razionalmente (anche se l’esistenza non è fatta di sola razionalità, così come i numeri non sono tutti solo ed esclusivamente Reali ma possono esser ad esempio anche Complessi).

Crescere in direzione “coppia massima”

Ora mi direte: “Ma come, la crescita non era fittizia?”. La crescita continua e costante anno dopo anno sì, è fittizia. La crescita da neoazienda, che deve rifarsi degli investimenti e sperare di chiudere in pari entro i primi anni di vita, ad azienda che va a regime, quindi al suo massimo, no, non è affatto impossibile, anzi, deve avvenire altrimenti saranno sicuramente dolori. Ci vuole la bravura, la caparbietà, sapere un sacco di cose sul proprio mestiere, sapere persino cose che altri non sanno e che si sono imparate facendo la differenza (ad esempio, come nel mio caso, stando intere domeniche e festività a studiare ancora e ancora e ancora, a passare dallo studio al laboratorio, all’officina, ad una passeggiata in bici o con il cane per distrarsi per poi tornare sul proprio progetto rinunciando a tante cose ritenute immancabili in una vita “normale”). Ci vuole una gran voglia di fare, un’inarrestabile voglia di fare, una persistente voglia di fare, una ossessiva voglia di fare, ossigeno acqua pane e voglia di fare. Ci vuole il desiderio per il risultato, sognarselo la notte, idealizzarlo, aggiornarlo, correggerlo, modificarlo, evolverlo, riprocessarlo, risognarlo, concretizzarlo e rifare tutto da capo. Rinunce e ancora rinunce. In poche parole, come ho scritto in uno dei miei libri preferiti, semplicemente “I risultati allogiano nella perseveranza”.

Inutile ostacolarsi

Come in un bilancio, anche nel vostro progetto ci sono delle voci precedute dal segno positivo ed altre dal segno negativo. Riguardo le seconde è importante tener conto che dovete assolutamente evitare condizioni nelle quali coesistono nella vostra realtà persone che vi remano contro. Senza andare a navigare in complicati complottismi, è sufficiente pensare ad un genitore o ad un fratello o ad un socio che non capiscono il vostro progetto (o ne hanno una paura magari fondata, magari no) e vi trattano come bambini anche se siete adulti (attenti però a non usare questo come una scusa, ci sono infatti genitori con la maturità e l’esperienza giusta che semplicemente cercano di evitarvi di cadere facili prede di sogni di guadagni illusori e magari vogliono evitare che un rischio non ponderato trascini tutti in pessime acque**), lo dovete sapere voi (e dovreste “dimostrarlo” agli altri) se siete davvero preparati o se state brancolando nelle speranze; la matematica infatti non contempla le speranze, lo fa un pochino il calcolo delle probabilità ma è una brutta bestia, che lo fa in modo beffardo, attenzione… i risultati non sono frutto del caso.

**Ricordate inoltre che un progetto, se è buono, è semplice da attuare, si basa sulla genialità e costa (in proporzione al campo di applicazione), poco. Se state trattando impegni arzigogolati con strane andate e ritorni che prevedono il mantenimento di parole di “terzi”, favori, speranze… state rischiando grosso e, molto probabilmente, nel vostro progetto ci sono diverse cose da rivedere. In questo caso più che il denaro occorre la maturità di ascoltare. Non si parla di rinunciare ma di ascoltare, imparare e rifar meglio.

Le leggi bene le Leggi?

Attenti poi alle leggi, dovete infatti conoscere il terreno sul quale vi muovete o, peggio, sul quale vi scontrate. Conoscere le leggi può sembrare noioso e dare l’impressione di aver poco, se non nulla a che fare, con la vostra specializzazione tecnologica. E invece, vi accorgerete… andarsi a studiare le leggi può persino risultare inaspettatamente affascinante, specie quando otterrete la ragione grazie ad una mossa strategica lecita che vi ha premiato. Del resto la legge non ammette ignoranza e, non dicono mai, premia chi non la repelle. Attenti anche alle strade di finanziamento, come amo ripetere, se al primo colpo state cercando strade di finanziamento particolarmente cospicue è molto probabile che stiate sbagliando perchè se un progetto è davvero “buono” richiede risorse minime (ma questo è più facile capirlo dopo aver fallito più e più volte, cosa che potrebbe risultare piuttosto positiva per i vostri successi futuri… specie se non avete ipotecato casa e, tantomeno al primo progetto). Mi chiedo come mai i talkshow non parlino mai (e sottolineo mai) di tutti quei giovani imprenditori che hanno perso la casa dei genitori (o la propria) al primo tentativo di impresa (o ai primi). Forse perché costoro citerebbero poi chi li ha instradati in questo pericolosissimo percorso.

Rapidissima conclusione

Esattamente come in una demolizione programmata di un edificio che avviene inserendo le cariche esplosive nei giusti nodi strutturali, se manca anche una sola delle condizioni trattate in questa serie di articoli ecco che un progetto, che con una virgola in più sarebbe stato oltremodo “solido”, viene a crollare su sé stesso.

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Pozzo

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