Formula E, una formula elettrizzante

Rubrica: Curiosità della tecnica da corsa
Titolo o argomento: Il nostro speciale sulla Formula E è su AUTO Tecnica di Luglio (n.384)

Comunichiamo a tutti i lettori che questo mese è uscito sulla prestigiosa rivista di motori “AUTO Tecnica” un nostro speciale che introduce la Formula E, la nuova categoria ai vertici del motorsport elettrico che accosterà la Formula 1 dal prossimo campionato. Nell’articolo vengono introdotti i punti salienti del regolamento tecnico, i limiti imposti alle vetture che, come vedremo, sono ben pochi, e la dinamica delle gare. Vengono avanzate delle ipotesi plausibili sulle prestazioni e le problematiche tecniche di queste curiose vetture tutte da sviluppare e, a completamento di tutto, vengono mostrate interessanti foto che svelano il prototipo di una Formula E, su base Formulec, sotto le carene. L’articolo non pretende di fornire i dati esatti in quanto, attualmente, lo sviluppo dei prototipi è in opera e molti sono i team che tuttora stanno sperimentando diverse soluzioni incontrando notevoli problemi e difficoltà nel realizzare un mezzo idoneo al campionato e che sia in grado di fornire prestazioni all’altezza per l’intero sviluppo della corsa. Inoltre le norme di sicurezza, ovviamente, sono state poste al primo posto e la concessione dell’omologazione da parte di FEH (Formula E Holdings) e FIA (Federation Internationale de l’Automobile) non contempla vetture per le quali ogni dettaglio non sia allo stato dell’arte. Non sono svelati ancora tutti i tracciati del calendario né tutti i team che prenderanno parte al campionato ma, stando a quanto ci comunica la federazione e ci conferma uno dei maggiori team (con il quale siamo piacevolmente entrati in contatto alcuni mesi fa), in autunno ci saranno interessanti conferme sia in ambito tecnico, sia per quanto riguarda i team partecipanti ed il materiale a loro disposizione, sia per quanto concerne l’ambito organizzativo.

La nuova categoria ai vertici del motorsport elettrico, la Formula E

La copertina di AUTO Tecnica n.384 – Luglio 2013

Che cosa sono i sistemi EREV?

Rubrica: Automotive alternativo
Titolo o argomento: Estendere l’autonomia dei mezzi elettrici ottimizzando l’uso di carburanti fossili

L’acronimo EREV sta per Extended-Range Electric Vehicle, si tratta di una tecnologia adottata su veicoli che si muovono utilizzando prevalentemente la trazione elettrica e che, all’occorrenza, possono essere ricaricati in maniera tradizionale (dalla rete), oppure sfruttando un motore a combustione interna, estremamente leggero e dall’ingombro ridotto, presente a bordo. Tale motore, che può essere un tradizionale ciclo otto o, addirittura, una micro-turbina a gas, ha il vantaggio di funzionare a regime costante nel punto di maggior rendimento e minor consumo. Esso infatti non deve provvedere in maniera diretta alla trazione del veicolo e non deve di conseguenza compiere partenze, superare pendenze o ostacoli risparmiando così dosi consistenti di carburante ed essendo pertanto progettualmente ottimizzato solo per il compito di ricarica.  Due sono i casi di maggior interesse tecnico e tecnologico, la soluzione Lotus Range Extender realizzata da Lotus e Fagor e la soluzione Jaguar Ultra Lightweight Range Extender.

Lotus Fagor Ederlan Range Extender

Ne abbiamo già parlato diverso tempo fa al seguente link “Lotus Range Extender: il motore ultracompatto destinato ai veicoli ibridi“. Il Range Extender di Lotus e Fagor è un motore a combustione interna ultracompatto, a basso costo, studiato allo scopo di aumentare l’autonomia delle citycar elettriche. Si tratta infatti di un motore che non è accoppiato, come normalmente accade tramite una trasmissione, alle ruote, bensì ad un generatore impiegato per la ricarica delle batterie di bordo. Batterie che ovviamente alimentano il motore elettrico. L’arco di giri al quale esprime la massima efficienza è compreso tra i 1500 ed i 3500 giri al minuto. Come risulta ovvio osservare, questo motore non nasce per offrire prestazioni, bensì per assecondare al meglio le necessità di una marcia nel traffico urbano nella prospettiva della massima economia di esercizio. Il generatore è direttamente collegato all’albero motore e gestito, assieme al motore, da una specifica elettronica studiata da Lotus. Il motore Lotus Range Extender è curiosamente studiato per essere flessibile con i carburanti, può infatti essere alimentato sia con la normale benzina verde, sia con i carburanti rinnovabili ad alcool.

Jaguar Ultra Lightweight Range Extender

Il sistema Ultra Lightweight Range Extender studiato da Jaguar è montato su una supercar elettrica denominata C-X75 e sfrutta due microturbine dedicate alla ricarica del pacco batterie o alla fornitura, in modalità track, di un surplus di potenza. Lo schema logico è il medesimo del Lotus Range Extender riportato precedentemente, tuttavia, invece di adottare un motore a ciclo Otto per la ricarica delle batterie (e quindi al fine di estendere l’autonomia del veicolo), utilizza un sistema di turbine a gas le quali vantano un rendimento maggiore rispetto a quello dei motori a combustione interna ciclo otto. Questo permette di ricaricare le batterie con consumi contenuti. La C-X75 offre un’autonomia di 110 km senza emissioni di scarico, servendosi soltanto delle batterie. Le due innovative microturbine sono capaci di ricaricare le batterie della vettura per assicurare un’autonomia di 900 km con un solo pieno di carburante, oppure in modalità Track possono fornire automaticamente potenza supplementare direttamente ai motori elettrici per consentire alla vettura di raggiungere una velocità di 330 km/h. La Jaguar C-X75 ha la trazione integrale, è capace di raggiungere i 330 km/h e di accelerare da 0 a 100 km/h in 3,4 secondi con zero emissioni di scarico durante la guida urbana, esplorando i limiti più estremi sia delle prestazioni che della sostenibilità. Hanno partecipato al progetto Jaguar, Land Rover, il costruttore britannico di micro-turbine a gas Bladon Jets (inventori del primo motore a flusso assiale a microgetto) e SR Drives ovvero il più grande produttore al mondo di motori elettrici (appartenente alle Emerson Electric).

Jaguar C-X75 Ultra Lightweight Range Extender

Jaguar C-X75 Ultra Lightweight Range Extender

Image’s copyright: Jaguar Land Rover Limited

L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 4

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili

Titolo o argomento: Auto spinte per famiglie trattenute dalla crisi
Segue da:
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 1
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 2
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 3

Un motto in via d’estinzione

Insomma sono sempre meno i marchi che amano presentarsi sul mercato con veicoli solidi che conquistino una buona nomina per la notevole affidabilità e durata nel tempo, nonché per i bassi costi di esercizio e ammortamento. Ciò sarebbe l’ideale per una normale famiglia che negli ultimi anni ha visto crollare intorno a sé ogni certezza e punto di riferimento. Famiglie che non sono certo interessate al famigerato cambio veicolo ogni 4 anni come auspicano diversi costruttori. Sarebbe stato invece un canto fuori dal coro realizzare nuovamente veicoli in grado di durare 20 anni senza particolari sforzi e stimolare altresì il precoce cambio di veicolo, qualora possibile, per il puro desiderio di un modello ancora migliore, ancora più accattivante. La realtà invece vede i costruttori come vittime principali della loro abnorme crescita avuta negli ultimi 30 anni. Nuovi impianti, nuove catene di montaggio, nuovi stabilimenti, investimenti colossali, la corsa contro i rivali che hanno operato allo stesso modo, modelli privi di anima sfornati a ripetizione e subito dimenticati, in sostanza un delirio che non si autosostiene e che “matematicamente” necessita di vendite sempre maggiori difficilmente raggiungibili.

Come puoi rimediare

Così in definitiva potreste farvi furbi, acquistare ad esempio un 2 litri turbodiesel magari da 160-180 cavalli ed elaborarlo al contrario, che presumo sia ancora legale, operando una riduzione della potenza a soli 100 cavalli semplicemente intervenendo sull’elettronica e, volendo, anche sulla distribuzione. Certo però che pagare il bollo per la differenza sarebbe assai spiacevole, potreste allora installare uno switch al fine di decidere voi se usare la piena potenza, per cui il veicolo è omologato, o le limitazioni che garantiscono minori consumi e maggiore longevità al motore. Prestazioni economiche sicuramente migliori ma comunque mai al pari di un veicolo equivalente più leggero.

Conclusioni

Immagino la baraonda mentale che questa serie di quattro articoli può aver generato nella vostra testa. In fin dei conti sta a voi decidere se ignorare un problema che non ritenete sia di vostro interesse o se capirne le molteplici sfaccettature. Se siete arrivati fin qui nella lettura probabilmente desiderate comprenderle e magari ragionarci su.

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L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 1
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 2
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 3
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 4

Motori usa e getta

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Dura la scelta. E’ forse proprio il caso di dire “O la va, o la spacca”?

L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 3

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili

Titolo o argomento: Auto spinte per famiglie trattenute dalla crisi
Segue da:
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 1
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 2

Le norme anti-inquinamento e le scelte strategiche comode

Quindi, come introdotto nei precedenti articoli, se desiderate acquistare una vettura con un affidabile motore 2 litri caratterizzato da una potenza massima di circa 100 cavalli, la scelta va sempre più restringendosi lasciando spazio a sole cavallerie ben più nutrite. E per fortuna che le severe norme anti-inquinamento richiedono economia d’esercizio, ridotti consumi e basse emissioni. Certo al dato numero di giri e alle condizioni previste dai test per l’omologazione, le vetture per famiglia del nuovo mercato consumano poco e inquinano meno delle precedenti. E’ in tutto il rimanente arco di utilizzo che la questione può persino ribaltarsi. Non è un segreto che per ridurre i consumi ed il conseguente inquinamento non occorrano poi grandi innovazioni… sarebbe infatti sufficiente costruire veicoli più leggeri e mantenere inalterate le prestazioni per ottenere veicoli allo stesso tempo più scattanti ed economici. E’ la pura fisica che lo dimostra. Ma costruire veicoli più leggeri significa addebitare i costi che ne conseguono alle case automobilistiche che, comunque, non potrebbero chiedere aumenti consistenti per rientrare nel mercato. Lasciare invece i veicoli con la stessa tecnologia di sempre* ma dotarli di motori esuberanti permette di sfoggiare numeri brillanti con addebito sul vostro conto esercizio-carburante.

*Eh sì perchè dietro a quell’interminabile lista di accessori non necessari al funzionamento del veicolo ci sono le stesse lamiere, gli stessi criteri costruttivi e gli stessi materiali dei modelli precedenti con sistemi di iniezione rivisti, corretti e migliorati.

Non contate solo i grammi di CO2 per chilometro

Indipendentemente dal fatto che i valori che leggete sui listini sono valori medi e quindi la vostra auto non emette quella data quantità di CO2 in ogni condizione di utilizzo dal primo all’ultimo chilometro percorso, non comprendo come spesso non si tenga conto di tutti gli altri valori che è opportuno tenere sotto controllo. Sto parlando di idrocarburi incombusti (CnHm), ossidi di azoto (NO), monossido di carbonio (CO) e azoto (N2).

Perchè costruire auto con motori sempre più potenti e sofisticati invece di fare l’operazione più semplice, logica e ignorata del mondo? Costruire auto più leggere. Probabilmente per il semplice motivo che migliorare le prestazioni riducendo la massa è un costo a carico del costruttore, migliorare le prestazioni aumentando la potenza è un costo a carico dei vostri consumi. Ma dopo una crisi del genere non dovrebbe essere questo il ragionamento. Paradossalmente le vetture più prestigiose e care del listino auto si stanno avvalendo di tecnologie che permettono un interessante abbattimento dei consumi e delle emissioni inquinanti e questo per il semplice motivo imprenditoriale che il tipo di cliente che le acquista può accollarsi una maggiore spesa per materiali più leggeri e prestanti. In fondo, anche se non ci si pensa, è semplice.

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L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 2
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 3
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 4

Motori usa e getta

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I vantaggi offerti sotto il profilo delle prestazioni, dei consumi e dell’inquinamento da vetture leggere
sono decisamente superiori rispetto a quelli ottenuti realizzando veicoli con sistemi costruttivi e
tecnologie obsolete contornate da innumerevoli dispositivi anti-inquinamento di rimedio. Tuttavia
attualmente sono troppo poche le case automobilistiche che attualmente stanno studiando soluzioni
per costruire vetture leggere anche per il normale utilizzo nel ciclo urbano ed extraurbano.
In foto un esempio tanto interessante quanto estremo di vettura superleggera.
Image’s copyright: www.bac-mono.com

L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 2

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili

Titolo o argomento: Auto spinte per famiglie trattenute dalla crisi
Segue da:
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 1

I listini dell’era “critica”

Il diffusissimo 2 litri turbodiesel che, con circa 100 cavalli di potenza, ha equipaggiato una grossa fetta di note station wagon negli ultimi 15 anni, oggi viene offerto da diverse case automobilistiche solo ed esclusivamente in versione spinta con potenze comprese tra i 150 ed i 200 cavalli. In realtà ne bastano poco più della metà per una guida brillante, allo stesso tempo adeguata al codice stradale, e garantirsi percorrenze abbondantemente superiori ai 300.000 km. In alternativa vi sono motori di minore cilindrata ma sempre con potenze specifiche elevate rispetto al passato e con una massa non indifferente da trainare. Acquistare un autoveicolo per la famiglia, magari station wagon, di circa 1,5 tonnellate di massa per poi muoverlo con un piccolo motore da 1,4 litri sovralimentato e allegramente spinto con circa 120 cavalli, equivale a garantire una ridotta vita utile dello stesso e non, come direbbe una madre* di famiglia, aver scelto il modello “più piccolo”. Tanto per fare un esempio muovere un veicolo da 1,5 tonnellate con un motore 2 litri turbodiesel da 100 cavalli non è la stessa cosa che muoverlo con un motore allegro 1,4 litri benzina di pari potenza… Assolutamente no. La prima opzione è decisamente più longeva e affidabile. Non basterebbe una interminabile conferenza di una giornata solo per spiegare le relazioni che ruotano attorno a questa scelta tecnica.

*Ho fatto riferimento alle donne in quanto sono solitamente più attente a questo genere di dettagli ma, allo stesso tempo, non di rado commettono degli errori di valutazione legati all’inesperienza tecnica. Per imparzialità non esito ad affermare che spesso gli uomini le seguono a breve distanza per motivi tutto sommato analoghi.

Un esempio che avvicina alla comprensione

Per semplificarvi la vita chiedetevi semplicemente come mai un autobus o un camion, che possono percorrere tranquillamente anche 2 – 3 milioni di chilometri trainando carichi non indifferenti, siano dotati di motori di cilindrata considerevole e potenze specifiche ridotte. Certo è che deve sussistere un equilibrio tra questi fattori al fine di garantire consumi ridotti ed una possibilità d’uso adeguata alle aspettative del cliente. Quindi non si andrà a montare un motore di cilindrata abnorme su un’utilitaria. Si può comunque affermare con certezza che un motore di circa 2 litri, con circa 50-60 cavalli/litro, può rappresentare un ottimo compromesso, tra le prestazioni (da codice stradale) e la longevità, su vetture di stazza pari a circa 1,5 tonnellate.

Un esempio che scioglie i dubbi rimanenti

Così se ritenete che il precedente esempio abbia qualche pecca perchè i mezzi pesanti compiono grandi sforzi di traino e consumano molto (ed avete ragione), porto alla vostra attenzione un altro estremo esempio di carattere motoristico: la Formula 1. Una vettura della massima categoria riesce ad erogare potenze nell’ordine dei 700 cavalli con un motore aspirato di soli 2,4 litri. Vi siete mai chiesti come mai le supercar per raggiungere analoghe potenze su strada adottano motori di cilindrata 3 volte superiore? La risposta è semplice ed il motivo appartiene alla stessa logica per la quale acquistando un veicolo 2 litri turbodiesel con quasi 100 cavall/litro di potenza difficilmente riuscirete a percorrere 300.000 km (e più) a meno che non siate dei tecnici esperti del settore che sanno dove mettere le mani (costi permettendo). La cilindrata maggiorata, così come il regime di rotazione ridotto ed il dimensionamento degli organi, sono in qualche modo proporzionati alle aspettative del cliente in termini di durata del mezzo. Così come chi acquista una supercar non intende sostituire il motore dopo 2 brevi viaggi, gli acquirenti di una robusta e confortevole vettura per la famiglia non desiderano necessariamente sostituirla dopo 3 o 4 anni.

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Motori usa e getta

Il gioco della potenza specifica nelle vetture stradali per le famiglie

Sebbene la logica espressa valga in fin dei conti per ogni tipologia di motore a combustione interna,
molte sono le variabili che possono influenzare i dati rappresentati nel grafico. Per tale ragione risulta
opportuno sottolineare che quanto riportato è un riferimento mirato alle vetture stradali (destinate
alle famiglie) dotate di propulsori di cilindrata compresa tra 1,6 e 2,0 litri ed aventi massa compresa
tra 1,2 e 1,5 tonnellate. Le valutazioni indicate nel grafico sono frutto dell’esperienza tecnica e
motoristica dell’autore e possono tranquillamente essere considerate soggettive.
*La longevità dipende inoltre da una lunga serie di fattori tra cui in particolar modo: bontà del progetto,
qualità dei materiali impiegati, correttezza delle lavorazioni eseguite, tipo di utilizzo, cura dell’utente,
serietà dell’officina che effettua le manutenzioni.
**La fragilità può rivelarsi un fenomeno inaspettato anche nei motori più tranquilli laddove si siano
scelte leghe non idonee, vi siano difetti di fonderia, errori nelle lavorazioni meccaniche, nelle tolleranze,
nei trattamenti termici, ecc.

L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 1

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili

Titolo o argomento: Auto spinte per famiglie trattenute dalla crisi

La tecnica motoristica ed il mercato parlano due lingue diverse

Una volta assodato che, secondo la tecnica motoristica, uno dei modi migliori per far durare a lungo un veicolo consiste nel dotarlo di un motore di media cilindrata e ridotta potenza specifica (vedi il paragrafo successivo per la definizione di potenza specifica), mi chiedo come mai la maggior parte delle case automobilistiche di questi tempi abbiano optato per una direzione totalmente opposta. Personalmente non credo si tratti della soluzione migliore per tentare di allontanarsi dalla grande crisi che ha visto il settore Automotive come una delle principali vittime.

Tradotto in altri termini significa che si punta su veicoli fragili, delicati che, secondo chi decide le strategie, dovrebbero garantire un maggior ricambio di autovetture e quindi maggiori vendite (quasi a credere che se il motore di un’automobile si rompe, una famiglia sostituirà subito il veicolo con uno nuovo con la stessa facilità con cui cambia una lampadina… filosofia assurda). Inoltre potenze molto elevate su normali utilitarie costringono al pagamento di bolli salati in una fascia di mercato che ne farebbe volentieri a meno.

A questo punto si potrebbe obiettare che è sufficiente scegliere la propria auto per la famiglia con una potenza inferiore. Ma è proprio questo il punto. Non ci sono più in catalogo. Per avere un mezzo con una potenza inferiore si è costretti a scendere di cilindrata ma le potenze specifiche in gioco sono sempre alte ed a sfavore della longevità del mezzo. In sostanza in catalogo non si trovano più le famose medie cilindrate in più varianti tra cui anche quella a potenza ridotta (es. 2 litri turbodiesel in versione da 90, 105, 120, 150 o, eventualmente, 180 cavalli). Sta praticamente scomparendo il classico 2 litri turbodiesel da circa 100 cavalli che per anni ha tenuto la testa all’interno della gamma di alcune delle vetture dotate di maggior affidabilità, longevità, costi di bollo e assicurazione ragionevoli, nonché un ottimo rapporto efficienza/costi. Quest’ultimo fattore in particolar modo risulta fondamentale per le tasche delle famiglie “normali” che necessitano di un mezzo intermedio utilizzabile in città così come nei lunghi spostamenti extraurbani.

Il gioco della potenza specifica

La potenza specifica è uno dei dati principali (probabilmente il più intuitivo e comprensibile al largo pubblico) che vi offre una previsione sulla vita utile di un motore in rapporto al tipo di utilizzo per il quale è stato progettato. Si esprime solitamente in CV/litro o kW/litro, essa misura la quantità di potenza erogata per unità di cilindrata (detto volgarmente indica quanti cavalli sviluppa un dato motore ogni 1.000 centimetri cubici). Un veicolo dotato di una potenza ridotta non è detto che sia un veicolo economico (dove per economico non si intende solo il basso costo di acquisto ma anche la durata, l’affidabilità ed il costo di esercizio/mantenimento che il prodotto comporta) in quanto se la sua cilindrata è notevolmente sottodimensionata questo potrebbe comunque avere una elevata potenza specifica.

Ad esempio se vi fosse in commercio una utilitaria di 1.000 centimetri cubici (ovvero 1 litro di cilindrata) con 115 cavalli, la signora Maria che solitamente guarda le ricette in tv penserebbe di stare acquistando una delle solite vetture “mille” che erano diffuse quando lei era giovane negli anni ’60. Non si rende conto che invece sta acquistando un veicolo che ha una potenza specifica analoga a quella delle Ferrari più prestigiose. Ovvio che l’esempio è esagerato ma spero chiarisca la logica del discorso anche ai meno pratici. In fondo si chiede di ragionare su una semplice divisione, potenza (espressa in cavalli o chilowatt) fratto cilindrata (espressa in litri), dove più ti avvicini a 100 e più il motore è spinto e potenzialmente fragile, più ti avvicini a 50 e più il motore è “tranquillo” e potenzialmente longevo. Ovviamente esistono motori in grado di superare abbondantemente i 100 cavalli/litro ma parliamo di mezzi destinati a tutt’altre strade. Inoltre, per correttezza, va sottolineato che la longevità del motore dipende anche dalla bontà del progetto, la qualità dei materiali impiegati, la correttezza delle lavorazioni eseguite e, naturalmente, da come viene utilizzato.

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Motori usa e getta

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Una nota vettura station wagon di alcuni anni fa curiosamente impegnata nel campionato turismo britannico.
Una scena che attualmente non si distanzia poi tanto dall’ideale di produzione di molte case automobilistiche.
Immagine tratta da una ricerca sul web. Se siete i proprietari del diritto d’autore dell’immagine,
potete chiederne la rimozione o indicarci il copyright da specificare. Image taken from research
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Il percorso di studi più azzeccato verso il mondo dell’Automotive

Rubrica: Le domande dei lettori
Titolo o argomento: Il percorso di studi più azzeccato verso il mondo dell’Automotive
Rispondendo a: Andrea S.

Andrea scrive: Salve, sono un studente di ingegneria industriale al terzo anno con la passione dei motori. Non nascondo il desiderio e l’ambizione di voler un giorno lavorare per una casa automobilistica o comunque nel mondo dei motori e del motorsport. Trovo molto utile e ricco di informazioni il Suo sito, completo da ogni punto di vista! Essendo Lei del settore, potrebbe illustrarmi quale laurea magistrale potrebbe aprirmi, più di altre, le porte dell’industria motoristica e automobilistica? Ingegneria del veicolo oppure ingegneria meccanica? Grazie mille e buon lavoro!

Sinceramente l’ingresso nell’industria automobilistica dovrebbe essere agevolato da una Laurea in Ingegneria del Veicolo, tuttavia una Laurea in Ingegneria Meccanica è più completa e ti permette teoricamente di entrare a far parte di molti più settori nel caso uno dei tanti andasse in crisi (ciclicamente succede a tutti i settori). Volendo, una Laurea in Ing. Meccanica, può essere completata con dei Master dedicati qualora si desiderasse orientare la propria specializzazione in una specifica direzione. Una Laurea in Ingegneria del Veicolo può darti un accesso più agevolato ad inizio carriera ma potrebbe negarti in futuro la possibilità di effettuare delle variazioni. Ovvio che se sei estremamente appassionato di quest’unico settore la cosa non ti crea problemi a condizione che non vengano meno le offerte di lavoro.
Per evitare delusioni però è opportuno rendersi conto che l’ingresso in un settore è frutto di tanti fattori che in un determinato istante coesistono, bisogna infatti vedere come un dato settore sia competitivo nell’istante considerato, è necessario valutare le capacità individuali (preparazione, professionalità, capacità di concretizzare, capacità di lavorare in gruppo, capacità di far fronte a situazioni di stress, sollecitazioni e problemi, esperienze maturate extra-studio) e, non lo nascondo, avere anche un po’ di buona sorte.
Io personalmente sono studente in Ing. Meccanica ma sto ritardando la conclusione degli esami perchè ho iniziato con le tue stesse intenzioni e poi, durante gli studi, a seguito anche di diverse esperienze extra-studio, mi sono ritrovato a desiderare cose diverse dal principio, generalmente più complesse. Così, se una volta non vedevo altro che motori e sostenevo che non mi interessassero telai, sospensioni e quant’altro, oggi mi ritrovo ad iniziare le prime esperienze di progettazione di veicoli destinati a puri test di cui, guarda un po’, l’unica cosa che non seguo (in questo progetto) sono proprio i motori i quali, per semplicità progettuale, prevedo di prendere pronti da terzi.
Insomma la scelta è ovviamente personale, tuttavia prova a fare dellle ipotesi circa il futuro. La Laurea in Ing. del Veicolo è sicuramente più adatta se non intendi effettuare dei cambiamenti futuri e se cogli le occasioni giuste, la Laurea in Ing. Meccanica, invece, è più adatta se intendi lasciare diverse porte aperte verso il futuro in ambito meccanico ma potrebbe rendere un po’ più difficile il tuo accesso al mondo dell’Automotive. Prendi comunque quanto ti ho scritto come un modesto pensiero personale, un parere assolutamente non definitivo.

Bozzetto vettura formula

Tra l’occidente e l’oriente c’è la “e” di elettrica

Ieri ho avuto una piacevole conversazione con un tecnico tedesco che si occupa di energie rinnovabili, a parte il mio inglese sempre meno meccanico, sono rimasto sorpreso dall’esperienza che mi stava raccontando e dalla naturalezza con cui me la stava raccontando. Pochi giorni fa si trovava in Israele per lavoro, era ospite di un’azienda i cui tecnici avevano in dotazione vetture elettriche (le famose auto della ditta che solitamente da noi sono Euro -3). Quando si sono fermati a “fare rifornimento” il gestore della stazione ha avviato una procedura di estrazione e sostituzione del pacco batterie installato sulla vettura con un altro carico proveniente da un’altra vettura analoga che aveva effettuato la sostituzione qualche ora prima. Ovviamente le batterie estratte da ogni vettura vengono messe immediatamente sotto carica e rese disponibili non appena pronte. L’operazione è durata meno di 5 minuti, mediante un’applicazione disponibile per smartphone hanno effettuato il pagamento del servizio e sono ripartiti tranquillamente. Da noi questa cosa, almeno all’apparenza raccontata con sorprendente disinvoltura quasi fosse scontato che esistano simili servizi*, è praticamente fantascienza. Le auto elettriche qui in Italia sono più rare delle supersportive più esclusive e costose, figuriamoci poi una stazione di servizio attrezzata per la sostituzione rapida di un pacco batterie con un altro carico già pronto per l’installazione mediante un sistema robotizzato sotterraneo. Il primo stato che ha accolto questo stadio evolutivo della società è stato l’Israele. Ora la domanda è: “Siamo sicuri che l’occidente sia un riferimento per il mondo?”, “Non sarà forse che, come capita solitamente ai più saccenti, ci sia in realtà molto più da imparare di quanto si possa pensare? Parlavo della pratica che prevede la sostituzione delle batterie o, secondo alcune ipotesi più o meno concrete, dei soli elettrodi, poco tempo fa sul seguente articolo “Caratteristiche tecniche di una batteria“, articolo per il quale in effetti la mia fonte mi suggeriva l’argomento come un’interessante prospettiva per il futuro. Nel mondo intero però brulicano notizie che destano appetiti e fantasie ma che, spesso, sono appoggiate su fragili supporti (non si può mica credere a tutto). In questo caso invece il servizio di sostituzione dei pacchi batterie è ormai una realtà da diversi mesi sia in Israele che in Danimarca e diventerà presto una realtà anche in Australia, Estonia, Francia, Regno Unito e Turchia. L’Israele e la Danimarca ne fanno già uso con un’organizzazione talmente ben curata da porre la questione come un normalissimo servizio all’automobilista con la “EV maiuscola”. Se poi la gente quasi non ci fa più caso, e ne parla come se stesse illustrando la ricetta per realizzare un buon primo di pesce, significa esser ad uno stadio realmente avanzato del progetto. Sulla settimana enigmistica trovereste la domanda: “Cosa c’è tra l’occidente e l’oriente?”.

*Probabilmente in diversi paesi è scontato che sia così.

Come si chiama?

L’Alleanza Renault-Nissan e la società Better Place hanno avviato una stretta collaborazione per lo sviluppo di stazioni di cambio delle batterie, il sistema prende il nome di “QuickDrop”.

Come funziona?

Alcuni di voi ne avranno già sentito parlare diverso tempo fa tramite i media che si occupano delle novità del settore automotive, tuttavia, viste le poche visite che hanno ricevuto i video esplicativi sul sistema di funzionamento, probabilmente non vi è stato interesse diffuso in quanto… se ne dicono tante, ma poi quante se ne fanno realmente? Ebbene in Israele e in Danimarca queste stazioni di servizio sono entrate in funzione da ormai diversi mesi e, copiando il link che segue, avrete modo di osservare e valutare voi stessi il sistema di rifornimento delle vetture elettriche (nella fattispecie Renault-Nissan) mediante sostituzione dell’intero pacco batterie:

http://www.youtube.com/watch?v=mQ6SQEmAyME

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Le stazioni di servizio per la sostituzione dell’intero pacco batterie delle auto elettriche (nel caso di
Quick Drop si fa riferimento, al momento, solo a Renault-Nissan) non sono un progetto per il futuro
di quelli con timbro “chissà…”, sono realtà già avviate in diversi paesi del mondo.

Il miglior veicolo di sempre: la bicicletta

Rubrica: Automotive alternativo

Titolo o argomento: La bicicletta batte tutti

Da bambini le desideriamo come matti, con il tempo poi (ma non tutti) le dimentichiamo nelle cantine a prender polvere, eppure la bicicletta, quella vera, di qualità, è un mezzo affascinante che ha molto da dare al giovanotto (anche 90enne) che la cavalca. Di vecchia data o all’ultimo grido va sempre bene purché abbia una personalità e non sia il solito prodotto blando da omaggio televendita.

Può essere estremamente seducente per la sua particolare linea (le vecchie bici da corsa con il cambio a levette sul telaio oppure quelle in stile custom o quelle affilate da velodromo), così come per la sua estrema semplicità (le grazielle con portapacchi solitamente sfruttato da un passeggero, quelle con la canna bassa da donna o le bici a scatto fisso con un telaio semplice e pulito, due ruote e un manubrio) o per una meccanica ricercata (con sistema di sospensioni anteriore, o biammortizzate, o da downhill con forcella anteriore tipo moto) o, ancora, per le sue funzioni ibride (quelle con schema mountain bike e ruote stradali sottili, quelle da ciclo-cross, i tandem) e chi più ne ha, più ne metta. Si potrebbe scrivere un’intera enciclopedia solo sull’evoluzione della bicicletta, in tutte le sue forme e funzionalità, fin dalle origini per arrivare ai modelli avveneristici che costano più di un’utilitaria e sfruttano tecnologie ampiamente utilizzate nel settore aeronautico o nel motorsport.

Fatto sta che se una bicicletta ha uno scopo, un senso, un progetto motivato, porterà sicuro con sé negli anni un’anima senza tempo. Con questa premessa ci saranno poi tutti i presupposti cui deve far riferimento il miglior veicolo di sempre: l’elevata affidabilità, la ridotta manutenzione, la semplicità, la leggerezza, la versatilità, la longevità, l’economia d’uso, la scorrevolezza, la silenziosità, la pulizia, l’ecologia, la singolarità, l’eleganza, la raffinatezza… nessun altro veicolo può vantare tutte queste caratteristiche contemporaneamente. Io amo addirittura portare la mia bicicletta da corsa fin dentro casa, in fondo le sue ruote sottili non sono più sporche delle mie scarpe. Inoltre lì, appoggiata vicino alla libreria, con quel semplice telaio sottile rosso metallizzato e quei cerchi da 28″ alti e brillanti, arreda e riempe di colore la stanza meglio del più costoso dei mobili. Eppure ha più di 40 anni e mia nonna la stava buttando per liberare spazio in cantina. Una favola.

Dedicato a quelle simpatiche signore/amiche che stamane, mentre mi recavo in paese in bici, hanno avuto il coraggio di prendere in tre, tre singole automobili per percorrere qualcosa come 250-300 metri e raggiungere chi le poste, chi l’alimentari, chi la parrucchiera, affumicandomi letteralmente mentre pedalavo… Hanno inquinato una via, hanno sollecitato allegramente i loro motori a freddo (povere bronzine…), hanno percorso solo un breve tratto (per il motore è molto peggio che prendere, partire e percorrere 100 km d’un fiato), hanno consumato carburante (a freddo l’auto consuma molto di più) e magari, durante la permanente, raccontano dei loro problemi di circolazione alle gambe e, perchè no, dei loro conti salati dal meccanico…
Se non son Tonte queste?!
😀

Un mio scatto che ritrae una vecchia bici da corsa. Quarant’anni non le hanno fatto nulla
e il suo fascino è rimasto immutato nel tempo anzi, probabilmente, nel caos consumistico
odierno vince sicuramente lei il concorso di bellezza con i mezzi più attuali e anonimi.
Semplice, pulita, scorrevole, filante si muove agile tra le strade più tortuose e meno accessibili.
Appoggiarla su un altrettanto buon vecchio muro del centro storico, significa solo decorarlo.
Pochi veicoli possono permettersi simili “lussi” nonostante la “spregiudicata economia”.
Dove potete trovare simili mezzi di trasporto? Nelle cantine dei vostri nonni… Gratis.