Chi fa il mercato? – Parte 2: Anticipo di cambiamento

Rubrica: Mandare l’acqua all’insù
Titolo o argomento: Quando la microeconomia è connessa con la psicologia, le neuroscienze, la strategia…
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Intervenire sul mercato, è possibile?

Possiamo fare qualcosa per cambiare il mercato? In casi limite (che verranno trattati in appositi articoli dedicati) sì, ma solo per piccolissime e, oserei dire, trascurabili porzioni di mercato che fanno riferimento a prodotti di nicchia magari troppo costosi o comunque costruiti in serie piuttosto limitate; per quanto riguarda invece i prodotti del mercato globale la risposta è (perdonate la mia arrogante schiettezza): No.

Un lavoro mastodontico ma fattibile

Come ci convivo con questa realtà? Se il prodotto che realizzo piace (e piaceva) molto alla gente, come la richiamo da me? Trattasi di un lavoro a dir poco mastodontico e i miei limiti mi portano a dire che non è affatto facile trovare un modo che, a fronte di una spesa proporzionale ed equilibrata di energia (intesa come impegno), offra un risultato consistente, duraturo, tangibile. Non è comunque impossibile, c’è chi è stato abile nel trovare un target di clienti ben preciso e di questi si accontenta (tanto la crescita, prima o poi lo si dovrà capire, è fittizia) mantenendo limitate le sue prospettive ma assicurandosi di centrare ogni singolo obiettivo prederminato.

Trova il tuo mercato

Oppure c’è chi si crea il suo piccolo grande mondo di artigianato e si concentra sull’esportazione dei suoi prodotti in luoghi dove ha riscosso un incisivo livello di gradimento. Per certi versi potrei esporre anche una mia teoria per riuscire in questo clima, in queste condizioni, in questo versante del globo, ma preferisco portare a termine questo studio riuscendoci prima e fornendo poi l’ennesimo esempio concreto come ci si aspetta dalla razionalità e dagli articoli di questo Blog (che, come molti lettori oramai sanno, sono frutto di esperienze realmente vissute e non di insinuazioni*).

*Le insinuazioni non sono utili a nessuno ed inquinano il web così come la letteratura e l’informazione in generale. E’ opportuno saper provare quanto si sostiene al fine di essere attendibili ed evitare inutili rumori stancanti e distruttivi che aiutano solo a smettere di credere in sé per esaurimento di energie e depressione.

Anticipo di cambiamento

Ma nell’immediato c’è qualcosa che posso fare per competere con il “mercato influenzato”? Sì, esiste un parametro che io ho chiamato “Anticipo di cambiamento” e che definisco come segue: Se sono opportunamente preparato ed ho le fonti ed i contatti giusti posso conoscere con un certo anticipo le direzioni verso le quali protende il mondo prevalentemente nel breve periodo. Se a questa condizione sussiste anche la mia “praticità” ed “elasticità”, quindi una notevole capacità di adattamento e di “aderenza”, e se sono circondato dai collaboratori giusti (parliamo già di condizioni assai rare quindi), potrò orientare di volta in volta i miei business verso le tendenze che più sono compatibili con il mio livello di istruzione e con le mie reali capacità di concretizzare un progetto imprenditoriale.

Fragola o cioccolato all’arancia?

Pertanto se conosco con un certo anticipo che la prossima estate il gelato alla fragola sarà in voga a differenza del precedente anno in cui sembrava prendere il sopravvento il cioccolato all’arancia, potrò imbastire un cambio di produzione volto ovviamente a massimizzare i profitti in questa nuova direzione al fine, tra l’altro, di tenermi sempre più a lungo presente tra coloro che sono competitivi. Si tratta però di un insieme di condizioni che di certo non risiedono nella realtà della massa, per questo motivo le aziende che emergono si contano sulla punta delle dita (anche per casi fortuiti come il trovarsi al posto giusto nel momento giusto ma trattasi di situazioni non contemplate in questi articoli perchè non razionalizzabili).

Area di stress

Ad ogni modo, poco prima ci sono comunque vaste zone da conquistare che permettono pur sempre di dire la propria. Attenti però, dei tanti imprenditori che ho conosciuto in quest’area, moltissimi non hanno “santi in paradiso” e, statisticamente, sono maggiormente diffusi problemi cardiaci, ischemie, ictus anche in età nell’intorno dei 40-50 anni. Sapete perchè? Per un tasso di stress fenomenale. Valutate voi stessi quanto certi sacrifici vi convengano realmente (o imparate a prendere le situazioni con filosofia), tanto tra un secolo l’azienda verrà comunque assorbita dalle sabbie mobili e nella storia resteranno ben pochi. Io stimo che persino la Ferrari potrebbe finire nel dimenticatoio nel giro di 200, 300 anni. Ma quest’ultima è solo una ipotesi molto personale le cui fondamenta vi racconterò in un articolo dedicato.

Insiemi matematici

Se poi un cambiamento di tendenza, invece di puntare un elemento di un dato insieme (ad esempio l’insieme dei gusti del gelato), punta ad elementi di insiemi diversi (ad esempio dalla tendenza del gusto gelato cioccolato all’arancia alla conveniente produzione di ombrelli per l’aumento delle pioggie), ecco che riuscire a diventare “aderenti al mercato” ed abili a trarre dei profitti, diventa iperbolicamente più complesso e quasi impossibile da apprendere, se non per un numero limitatissimo di persone al mondo che dispongono di straordinarie capacità di variegare e articolare in più dimensioni l’assieme delle loro attività.

Link correlati
Chi fa il mercato? – Parte 1: Le influenze
Chi fa il mercato? – Parte 2: Anticipo di cambiamento
Chi fa il mercato? – Parte 3: Ci vuole un pozzo

Anticipo di cambiamento nuovo mercatoAnticipare serve ad esser pronti nel momento esatto in cui si rende necessaria una precisa
azione. Azione che se venisse iniziata nel momento effettivo in cui occorre, andrebbe a
totale compimento con quel tanto di ritardo che basta per renderla inutile o non correttamente
funzionale. Anche se il bivio si trova geometricamente in un preciso punto, non possiamo
girare in quel preciso punto, ma ci dobbiamo preparare prima… con un certo anticipo.

Chi fa il mercato? – Parte 1: Le influenze

Rubrica: Mandare l’acqua all’insù
Titolo o argomento: Quando la microeconomia è connessa con la psicologia, le neuroscienze, la strategia…

L’articolo che segue è più lungo del solito, appartiene a quella tipologia di articoli che preferisco non frazionare troppo altrimenti il lettore può perdersi e non trovarsi più. Ovviamente un articolo come quello che segue è destinato a lettori che amano prevalentemente i libri (e, per l’appunto, da uno dei miei libri è tratto e messo a disposizione gratuitamente), gli approfondimenti, le spiegazioni chiare ed esaustive. Tra i vari paragrafi che seguono, di questo articolo (e dei prossimi due) ci sono delle perle nascoste, delle finezze che sono rivolte ai più attenti, curiosi e meritevoli. Buona lettura.

La microeconomia dice…

Secondo i libri di economia e microeconomia il mercato è “fatto” dai consumatori, dalle loro volontà, dalle loro tendenze, dalle loro preferenze, dalle loro convenienze e, perchè no, anche dalle loro esigenze. Ma è realmente così? O, quantomeno, è esclusivamente così? La mia modesta opinione, da voi giustamente confutabile, è: No.

Non esiste una formula unica

Negli ultimi tempi sono aumentati coloro che mi hanno cercato nella speranza di poter avere degli spunti utili ad aiutare le loro aziende a sollevarsi dalle macerie di una crisi che oramai non c’è più (il programma, a mio modesto parere calcolato, è stato completato) ma i cui effetti permangono con persistenza.

Tangibili a chiunque sono le enormi voragini lasciate, come tutto quello che è stato perso (vedi le piccole e medie imprese uccise, il denaro fuggito all’estero con le importazioni sregolate orientali, gli imprenditori che sono scomparsi o che non hanno più modo di esercitare per le mancate tutele…), i grandi timori (paura di rischiare ancora, di creare qualcosa di nuovo, di fare salti nel buio con una proposta stravolgente), i grandi traumi (complessi che tutto sia un complotto, paure a 360 gradi che come al solito danneggiano prima chi queste paure non ha contribuito a diffonderle, vedi commercianti, artigiani, tecnici, operai…) e le grandi mancanze (una perdita immane di risorse cedute a realtà straniere, di ricchezze svendute sotto il reale valore a personaggi che occupavano posizioni di comodo, di capitali che si potevano investire meglio, di opere che dovevano essere compiute e, invece, hanno rappresentato le ennesime ulteriori perdite atte a burlarsi, in un modo o nell’altro, di chi le ha pagate realmente. Di fatto, il fatto che cambino le teste ma la condotta sia sempre la medesima, è già sufficiente a mostrare che qualcuno, dietro le figure che rappresentano la gestione di un paese, tenga il comando dei fili delle marionette).

Ma il problema è che io non posso, a rigor di logica, conoscere i segreti di tutti i mestieri né tantomeno fornire una formula unica (come molti altri invece cercano di diffondere senza rendersi conto del danno che fanno) che porti un ben preciso risultato a tutti indistintamente*.

*Certo ci sono delle linee generali che è bene tener presente ma guai a non renderle aderenti alla propria realtà in maniera estremamente intelligente, personalizzata e “calibrata”. Ricordate infatti che “copiare” chi certe cose le ha “già” fatte, significa raccogliere sempre e solo gli “scarti” e mere soddisfazioni (se va bene).

Potenziale crisi da formula unica

Se così fosse esisterebbe una crisi ancor maggiore che ora si potrebbe far fatica a comprendere ma che, con un piccolo sforzo, si può arrivare ad immaginare. Se tutti infatti avesero la formula per vincere, e nessuno perdesse, non vi sarebbe modo alcuno (matematico) di crescere e si collasserebbe per “svalutazione del tutto” a meno che all’unisono non si stia operando (dal fornaio al costruttore di automobili) per esportare ciò che si produce. In tal caso cospicui flussi di denaro giungerebbero dall’estero verso il nostro paese.

Viceversa la circolazione del medesimo denaro sempre all’interno dello stesso paese deve necessariamente portare qualcuno a vincere e qualcuno a perdere; questo è matematico e non c’è modo di far crescere la piantina se qualcosa non entra dall’esterno (luce, acqua, concime, nutrienti, ecc.). Gira e rigira la terra nel vaso stesso e nulla accadrà. Diventerà più morbida, più facile da arare, più predisposta a diventare fertile ma senza un apporto dall’esterno, oppure con il riutilizzo ciclico della stessa acqua e degli stessi semi, è destinata a finir lì.

Manodopera e virtù da salvare

Mi sono accorto come molte delle aziende che mi cercano coltivino in realtà manodopera preziosa e virtù impareggibili. Mi riferisco principalmente all’esperienza che hanno maturato in decenni di attività (che, temo per loro e per me, nessuno raccoglierà per proseguirne la tradizione e la divulgazione) ed a conoscenze tecniche senza eguali che stanno oramai da anni andando a scomparire a favore di logiche più industriali e globali.

Muoiono le piccole e medie aziende in grado di fare la differenza e di tramandare il “come si fa”, il “come si migliora”, il “come funziona”, il “come si progetta”, il “come si risolve”, …, a favore di colossi privi di anima, privi di affetti, privi di calore, privi di contatto, privi di comunicazione, privi di accoglienza e coinvolgimento, privi di tutto, che però offrono presunte agevolazioni di prezzo e di distribuzione che stimolano puramente ed unicamente l’avidità umana e possono tutt’al più offrire qualche emozione a tempo determinato (quel tanto che l’obsolescenza programmata lascia che ci sia concesso).

Allo stesso tempo ho osservato che quando mostro alcune brevi introduzioni su come si fanno certi prodotti d’artigianato, la gente rimane piacevolmente sopresa e si appassiona. Quando mostro loro ad esempio come si lavora il legno in maniera magistrale al fine di avere un pezzo di arredamento unico, loro rimangono senza fiato, affascinati, e questo “contatto” che hanno con me non lo trovano su un sito web, non lo respirano, non lo percepiscono (e non lo percepiranno mai) a pieno con tutti i loro sensi in altre dimensioni del mercato.

Cervelli sovrastimolati

A questo punto mi chiedo e potreste chiedervi: “Se la gente è affascinata da ciò che gli mostro perchè poi la massa sceglie altro?”. Perchè la mente della massa è stata allenata a “dimenticare presto” mentre quelli che ti hanno scelto, in realtà, avevano già scelto in partenza il tuo prodotto, non era necessario convincerli, dovevano solo trovarti. Ma come accade che la massa dimentichi presto? Le Neuroscienze cognitive spiegano egregiamente i fenomeni che avvengono nel cervello umano (verificate voi stessi consultando dei validi testi) quando questo è sottoposto ad un particolare fenomeno che potremmo definire sovrastimolazione o iperstimolazione. Di fatto il cervello sovrastimolato smette di apprendere e smette di ricordare. Per ogni stimolo che gli giunge, non fa in tempo a vivere un’esperienza completa che stimoli la sua interezza sensoriale e percettiva in maniera tale da formare un ricordo completo, logico, richiamabile all’occorrenza e collegabile con altri stimoli (connessioni). Ecco spiegato in due tanto semplici quanto sconvolgenti frasi il perchè si incentivino molto i bombardamenti mediatici e perchè quelli che non li subiscono (perchè vivono facendo a meno dei tradizionali mezzi di informazione) conservino un gran potere avendo la mente sgombra e obiettiva.

Il problema poi, se siete dotati di cervello spazioso, panoramico, con ampie vedute, zone ricreative, logica autonoma e posto auto** è che la gente che ti ascolta fatica ad ascoltarti. Offrire durante un dialogo una nuova informazione interessante ad ogni frase, invece di essere petulanti e ripetitivi, è prolifico solo se il dialogo ha luogo con altre menti allenate. Gli iperstimolati si perdono e devìano in un mondo loro perchè non riescono più a seguire. Questo è tristissimo, alcuni addirittura si mortificano o si abbattano se glie lo fai notare. Altri pensano a me come ad un genio per la complessità dei temi trattati, per il grado di approfondimento e per i risultati che ottengo. Ma io non sono un genio, son loro che non sfruttano più da troppo tempo le loro reali potenzialità e non sanno come farlo, così come non sanno cosa si stanno perdendo.

**C’è sempre bisogno di un posto auto : – )

The Matrix (una similitudine con)

Non riuscendo poi ad osservarsi dall’esterno non percepiscono più la realtà e sostengono che in fondo tutto va bene così com’è e/o che non possono farci più niente. Molti sembrano in letargo, una sorta di Matrix (con riferimento al film The Matrix, Lana e Andy Wachowski, Stati Uniti d’America, Australia, 1999) trasposta alla nostra realtà dove le persone credono di fare quello che loro piace e invece sono addormentate da gadget elettronici, iperstimolazione mediatica, istruzione errata, male orientata e incompleta. Non c’è un mostro che succhia loro energia ma ce n’è uno analogo che succhia loro risorse (economiche). Vivono tutta la vita con l’illusione che “dai, ancora un po’, adesso vedrai che cambia, adesso intanto trarrò piacere dal telefono nuovo, dalla macchina nuova, dal prestito ottenuto…” e si ritrovano in realtà ad aver lavorato una vita per fornire le loro ricchezze (anche vere e proprie in denaro, stiamo quindi sempre sul concreto) a terzi che mai vedranno e mai incontreranno nella vita perchè tali terzi schierano i loro fanti e i loro re a combattere le loro battaglie e non si schierano mai per primi avanti a tutti nella zona di maggior rischio dove invece noi viviamo quotidianamente.

Quindi chi fa il mercato?

Quindi, tornando al principio, chi fa il mercato? Se non sono i consumatori a fare la prima mossa nel mercato, quale fenomeno tangibile, concreto e dimostrabile ne sarebbe artefice? … Sono le “Influenze” che fanno il mercato. Ti piace il mobile d’artigianato? Ti piace l’auto che possedevi dieci anni fa? Ti piace quel vecchio paio di scarpe robuste e comode a pennello che ora non trovi più? Ricordi a malapena quella maglietta intima in 100% cotone che nessun lavaggio riusciva a consumare?

Ma hai rinunciato al mobile d’artigianato perchè ti hanno convinto che il falegname è “roba da benestanti”, costa troppo, mentre una grande superficie (detto di centri commerciali, anche dedicati ad un particolare settore) può venire in contro alle tue esigenze (e non sai quali speciali occasioni ti stai perdendo ogni giorno abituato a credere che tutto ciò che era in passato in un modo, ad esempio costoso, lo sia anche oggi). I falegnami ad esempio costano molto ma molto “meno” ed in molte occasioni realizzre mobili di qualità su misura costa molto meno di un appariscente prodotto in cartone pressato (che magari richiede un finanziamento).

Hai rinunciato alla macchina che avevi 10 anni fa, che ti piaceva, che guidavi bene, che ti soddisfaceva perchè temi quelle persone, magari quelle ragazze, che ti fanno notare che stai guidando un’auto vecchia o temi di “sembrare povero” agli occhi di chi ti osserva…

Non vai nemmeno più a cercare i vecchi calzolai di una volta che oggi addirittura ti fanno le scarpe su misura per il tuo piede, in materiali che sceglierete insieme e che calzeranno come un fresco prato di rugiada pagando un prezzo tutto sommato di poco superiore a quello della scarpa della grande superficie (del resto se spendi quasi mille euro per uno o due telefoni, vorresti dirmi che non puoi affrontare l’acquisto di una scarpa che ti durerà almeno 10 anni spendendo 200-300 Euro?).

Ed hai dimenticato quasi del tutto i capi di abbigliamento robusti, duraturi, dall’aspetto immutabile per anni, che potevi acquistare anche solo fino a 10-15 anni fa (e pensare che le nuove generazioni non li hanno mai visti e probabilmente mai li vedranno dato che, cercando persino i fornitori delle materie prime per farli da me, tramite amiche abili nel cucire e fare cartamodelli, non risultano più acquistabili in ogni dove).

Come ci sono riusciti?

Iniziando a mostrarti prodotti rassomiglianti a quelli dell’artigiano ma a prezzi golosamente più bassi. Solo in un secondo momento ti sei accorta/o che non era legno, era cartone pressato, non era pelle, era plastica (detta poi in seguito, strategicamente, ecopelle…), non era una vettura d’alta gamma in offerta ma un groviglio di derivati siderurgici per i quali non sono previsti in Italia pezzi di ricambio (e per una valvola da 15 Euro devi sostituire un intero motore e spenderne migliaia), non era cotone elasticizzato ma un tessuto che ti ha portata/o dritto al cortisone, non era un elettrodomestico duraturo ed eventualmente riparabile ma un trabiccolo con x ore di vita da buttare e sostituire con uno nuovo (e poi ci lamentiamo delle discariche colme e dell’aumento delle relative tasse) e così via.

Quindi in realtà non è che una cosa la vuoi o non la vuoi come sostiene ad esempio il buon vecchio libro di microeconomia. Il fatto è che ti portano a non cercarla più una cosa perchè ce n’è un’altra “troppo bella che sembra vera”. Magari fosse la volta buona che facciamo l’affare, magari poterci sentire una volta tanto anche noi degli affaristi riusciti (li critichiamo ma sotto sotto li ammiriamo) e, conoscendo solo le quattro operazioni di base (addizione, sottrazione, moltiplicazione, divisione) più quella con il livello di difficoltà aumentato (la percentuale), operare una grande strategia di risparmio (ohibò… perdonate la mia severità ma quando ci vuole, ci vuole).

E così si pensa d’aver preso di proprio pugno una strada diversa e invece si è stati guidati il più delle volte sulla base di strategici richiami di debolezze veniali. Altre volte si dà la colpa agli altri, imputati di non comprendere un valido prodotto, e invece tali altri non hanno nemmeno mai saputo che esiste (perchè non correttamente informati, istruiti, formati, vedi ad esempio le nuove generazioni). Altre volte ancora ci attribuiscono scelte che, assurdo ma l’ho vissuta in prima linea, non abbiamo mai fatto in quanto, se interrogati, avremmo detto di “no”. Un altro esempio concreto? Ho interrogato migliaia di persone circa il gradimento dell’IoT negli elettrodomestici (Internet of Things), non ricordo nemmeno una sola persona che abbia gradito che un elettrodomestico possa chiamare l’assistenza da solo tramite la rete internet; eppure alle conferenze di settore se riporto i dati mi tappano cordialmente la bocca (mi tolgono il microfono) e proseguono tutti dritti per la loro strada. In soldoni lo avremo presto nelle case anche se la gente non lo vuole, ma tutti poi ne faranno uso appena “ce l’avrà l’altro…”.

Controcorrente

Il fatto è che terzi hanno scelto per noi e, influenzando la società, la spingono verso la direzione desiderata. C’è poi chi ci cade inerme (la massa) e chi, vuoi per la predisposizione genetica, vuoi per la condotta di vita, per le esperienze maturate, per il tipo di lavoro che fa (magari di settore), per il livello culturale e di formazione extra (altra rarità), non ci cade nemmeno un po’ (la minoranza, quella che solitamente ha una voce troppo piccola e vanta modi garbati, razionali e nobili che al giorno d’oggi attirano meno attenzioni di un rutto caricato sul “tubo”***). I più deboli poi, nella loro insicurezza, si aggregano alla massa con il costante timore di “apparir diversi”.

***Soprannome del più diffuso servizio di videosharing.

Un pacco di suggestioni senza bolla d’accompagnamento

Allora se io non posso importi qualcosa perchè altrimenti, è risaputo, otterrei effetti contrari (tutti o quasi diventiamo bastian contrari davanti alle imposizioni) ti guido, suggestione dopo suggestione, verso la mia buca che tra i verdi fili d’erba accoglie ingannevolmente anche una gabbia nella quale chi prima chi dopo resta chiuso. Così se negli anni ’80 la tua compagna aveva maggior stima di te se invece di comprare l’auto nuova più in voga eri bravo a metter su famiglia e comprare casa, oggi rischi che una ragazza esca con te e, una volta salita in auto ti dica: “Ma questa macchina è vecchia…”, “E quindi? A me piace e poi va alla grande ed è tenuta perfetta…”, “Sì è vero però così vecchia chissà quanto consuma!”, “Ohi ma non è una biga eh, è un top di gamma di 16 anni fa con un ottimo motore elastico ed affidabile 2.0 Turbo 16 Valvole, comoda, salubre (senza formaldeide), piena di accessori utili, perfettamente in ordine che non mi sembra affatto sfiguri, avrà sì e no due graffi in tutto”, “Ah si si, non te la prendere!”, che tradotto significa: pensa quello che vuoi tanto è vecchia e tanto conviene farla nuova con una che inquina e consuma meno****.

****La tipa, realmente salita sull’auto di famiglia che sto utilizzando per il mio record del milione di chilometri, si illudeva di conoscere la realtà su motore, consumi e livello di inquinanti (argomento che racchiude un mondo di tecnica che però non avrebbe mai avuto la pazienza di ascoltare nemmeno a mò di tutorial semplificato) avendo visto solo qualche pubblicità ed avendo spulciato qualche titolo su internet ma, peggio che andar di notte, pensava di saperne di più di un motorista accreditato.
Divagazione: Va buò se mi tira fuori anche i consigli della madre la scarico in autostrada e passo a prendere Maggie, una cagnolona paffuta che Eli ed io prendemmo diversi anni fa in un allevamento che sembrava più un’esposizione di soggiorni tanto erano belli, morbidi e paffuti quei cuccioli di SharPei. Maggie adora fare i giri in auto, qualunque sia l’auto si gusta semplicemente il viaggio (oddio forse su un vero bidone non salirebbe, devo provare…) e gli amici.

Siamo tutti imitatori

Se io influenzo i comportamenti della società, se diffondo usi e costumi virali, “aizzo” il desiderio dei consumatori di “imitare” il tale atteggiamento al fine di “cercare” di essere come il riferimento carismatico impiegato per divulgare il comportamento/desiderio stesso. Questo accade perchè almeno nel quotidiano***** ognuno cerca il suo momento in cui è importante, è osservato, riceve attenzioni, e si circonda di scelte e di oggetti che possono portarlo anche temporaneamente in questa condizione: quando appoggio il telefono di un certo calibro sul tavolo in riunione, quando dò il comando vocale alla mia automobile davanti agli amici o alla ragazza, quando viaggio in determinati luoghi senza nemmeno conoscere un solo motivo per cui ci vado ma “Vuoi mettere? Viaggiare ‘fa figo’ a prescindere…”, quando si cerca di mostrare la propria vita “risaltata” sui social network e, grazie ad una App che elabora le foto rendendo i colori più spettrali, surreali, fumettistici, si cerca di ricondurre il pensiero dell’osservatore ad un tramonto caraibico che, vogliamo far credere, andremo a condividere con Shakira in un ballo tribale attorno al fuoco… e magari ci troviamo in realtà su un pulmino per Ladispoli che sta accostando perchè ha forato e, con l’aria condizionata spenta, iniziamo a puzzare tutti come carogne. Potrei continuare la lista per pagine e pagine ma ho già fornito numerosi altri spunti in altri articoli (vedi ad esempio “Le regole che non esistono”, link correlati in basso).

*****Se non posso nella vita.

Link correlati
Chi fa il mercato? – Parte 1: Le influenze
Chi fa il mercato? – Parte 2: Anticipo di cambiamento
Chi fa il mercato? – Parte 3: Ci vuole un pozzo
Le regole che non esistono

Influenze

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La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 3

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

La consegna della targa di una moto d’epoca ringiovanita
(la potremmo definire la moto di Benjamin Button)

La Gloria è motorizzata 2 tempi

Mi hanno regalato alcuni anni fa una vecchia moto italiana 2 Tempi da restaurare da capo a piedi. Inizialmente, viste le pessime condizioni, non sapevo che farmene. Poi mi sono accorto che si trattava del mezzo giusto per effettuare alcuni studi di meccanica che descriverò in un articolo dedicato. Il punto è un altro, quando questa moto mi è stata regalata aveva 22 anni di anzianità e con le precedenti leggi era considerata d’epoca. Questo significa che godeva di alcune agevolazioni, una delle quali prevedeva il pagamento del bollo (agevolato) solo in caso di circolazione su strada. Trattasi di una situazione perfetta specie se un appassionato conserva un cimerio di passione solo per esporlo in taverna, addirittura in sala o, perchè no, come nel mio folle caso, arriva a tenere la Replica di una Moto da Gran Premio accanto al letto dove dorme*.

Niente più agevolazioni per i veicoli d’epoca

Con la moto che mi è stata regalata è successo qualcosa di simile, infatti non circola su strada né va a raduni. E’ stata smontata pezzo pezzo in laboratorio per effettuare degli studi di carattere tecnico che altrimenti non avrei potuto condurre su mezzi di maggior valore o su mezzi completamente funzionali ed utilizzabili su strada o su pista. Passa qualche tempo ed esce nel Gennaio del 2015 una feconda** legge che sposta le agevolazioni per i mezzi d’epoca dai 20 ai 30 anni, quindi di fatto nell’età da mezzo storico (per chi non lo sapesse, prima della data citata, a 20 anni un mezzo era considerato d’epoca e, a 30 anni, era considerato storico; ovviamente solo se dotato di particolari caratteristiche di valore tecnico e/o storico***).

La consegna della targa

Non dovendo più il mezzo circolare su strada mi sono quindi informato per la consegna della targa e son venute fuori pagine web (che poi si sono rivelate non aggiornate) che illustravano la procedura prevista dal PRA (Pubblico Registro Automobilistico) per consegnare la targa della moto ed allo stesso tempo conservare il veicolo per motivi collezionistici, affettivi, o di pura e semplice libertà di possedere ciò che ci appartiene, quello che si è acquistato in pieno diritto.

La distruzione obbligatoria del motociclo

Guarda caso la procedura di consegna targhe è stata abolita ed ora è possibile consegnare la targa solo se il mezzo viene venduto all’estero oppure se lo si distrugge (in particolar modo è obbligatorio distruggere il telaio). Perchè mai? Con quale diritto una simile violenza alle cose altrui? Non sono libero di possedere ciò che è già mio e di farne ciò che voglio? Se un veicolo non è più un veicolo ma un soprammobile di valore affettivo, perchè mai devo essere obbligato a distruggerlo per non considerarlo più circolante? Cosa ha a che fare tutto questo con il concetto di libertà e democrazia? Posso (in parte) capire se il mezzo circola su strada e si reintroduce un bollo a prezzo pieno perchè con il ricavato un paese intende compensare dei buchi; ma obbligare il pagamento di un bollo anche su un soprammobile mi pare davvero eccessivo, fuori luogo e mal promettente.

Esempi di risposte logiche

Un cambio radicale

La mia risposta a questa situazione è stata definitiva, onestamente complicata da replicare ma sicuramente concreta. Ho deciso che non acquisterò più una moto o un’auto di particolare interesse sportivo/agonistico, o comunque collezionistico, in quanto, avendo quasi definitivamente completato tutti i miei studi inerenti la costruzione di telai, sospensioni e motori, da qualche tempo ho iniziato a progettare e realizzare personalmente i miei veicoli di culto (o parte di essi – breve nota: verranno esposti alla pagina DESIGN la quale verrà aperta al pubblico una volta pronti) che userò solo in pista senza necessità alcuna, né obbligo, di pagamento di “spese impertinenti”. Alcuni di essi saranno addirittura omologabili su strada e, solo allora, in tale caso limite, chiamati giustamente a pagar per i servizi di cui usufruiscono su strada. Tutto questo solo per poter possedere liberamente una particolare soluzione tecnica apprezzata (un particolare tipo di telaio, una geometria di sospensione, uno schema di motore) senza aver gattini affamati intorno che non si son fatti vedere tutto il giorno e poi, appena hanno fame, iniziano a fare MAO (non Miao che, ancora ancora, ci sta… ma proprio quel MAO snervante traducibile dialettalmente, in qualunque lingua, con l’equivalente di: “Me dai da magnà, me dai da magnà, non smetto finchè non me dai da magnà!”).

Trasferimento di conseguenze

Il problema a questo punto si trasferisce perchè va a colpire una filiera di aziende, professionisti, artigiani e appassionati che nulla hanno fatto per giungere ad una simile situazione. Ed anche se in fondo in Italia le persone che hanno modo di costruir da sé un intero veicolo, continuando quindi a poter perseguire la propria passione indistrubati, si contano sulla punta delle dita, il colpo per l’intera filiera è stato consistente. In men che si dica molti italiani hanno preferito disfarsi del loro mezzo pur di non pagare l’eccesso. E se anche questi italiani hanno vinto la loro causa economica, hanno dovuto rinunciare ad una scintilla che gli faceva brillare gli occhi almeno una volta alla settimana quando, il sabato o la domenica mattina, alzavano quel telo, accendevano il loro pezzo di cuore ronfante e scorazzavano tra le strade sulle quali sono cresciuti. Ma come si fa a distruggere simili cose proprio in un paese come il nostro…

Il tempo? No questa volta pesa più il dispiacere

Per questo contrattempo, per documentarmi, per arrivare a prendere una decisione, ho perso diverse settimane tra motorizzazione, PRA, club automobilistici e motociclistici. In questo caso però, più che il tempo, il vero disagio è stato il dispiacere di non potersi sentire libero in un paese considerato sviluppato. Quanto emerso dalle mie visite a diversi club di veicoli di interesse storico l’ho raccolto in un articolo che verrà pubblicato prossimamente e di cui troverete in seguito il collegamento in basso tra i Lnk correlati.

*Ovviamente senza alcun lubrificante né carburante né altro… per la salubrità dell’aria.

**L’ammontare in denaro ricavato dal sistema Italia, con la reintroduzione del pagamento del bollo sui veicoli d’epoca, non raggiunge i 50 milioni di Euro, il che, come capacità di spesa, equivale ad una signora anziana che si è dimenticata il borsellino a casa e non ha l’Euro per il biglietto dell’autobus. Questa è la proporzione dell’ordine di grandezza.

***Le persone che si fregiavano di tali agevolazioni per mezzi normali erano le classe furbette all’italiana e non sono contemplate in questo articolo.

L’immatricolazione di un mio prototipo di eBike
(pena multe severissime più sequestro ed esproprio del mezzo)

Perchè no?

Dopo aver messo a punto finemente diversi prototipi di eBike egregiamente funzionanti e largamente sfiziosi per i miei gusti, ho pensato di utilizzarne almeno un paio per la circolazione su strada. Così mi sono informato circa i requisiti da soddisfare per poter circolare su strada anche con biciclette elettriche che superano i 25 km/h e che sono dotate di acceleratore come una moto (pur essendo provviste di pedali e perfettamente utilizzabili con la forza muscolare).

Equipaggiamento ad alta burocrazia

Il casco integrale omologato non è risultato essere un problema (lo indosso comunque anche in aree private, anche nei test in pista o in montagna o sui miei prototipi a pedalata assistita a norma di legge), l’aggiunta di luci e di un segnalatore acustico è risultata essere di facile integrazione, il pagamento di un’assicurazione l’ho ritenuto logico non sapendo come altrimenti procedere in caso di collisioni con altri veicoli, l’installazione di una targa già mi sembra eccessiva su una bici ma quello che realmente non comprendo è che, in caso si venga colti a circolare con una bici dotata di acceleratore e capace di superare i 25 km/h, la multa possa superare addirittura i 9000 Euro (come ho letto di recente su alcuni giornali nazionali) più il sequestro e l’esproprio del mezzo.

Le reali sanzioni
(Attenzione, gli importi variano da Comune a Comune)

In realtà possiamo tirare un sospiro di sollievo perchè quanto ho letto sui giornali in questione non corrispondeva al vero, o meglio, corrispondeva ad una trasmutazione del vero per ingigantire la vicenda. La multa di oltre 9000 Euro, che tanto ha risuonato nel web questa estate, non è stata fatta per via della bici elettrica dotata di acceleratore, bensì perchè il conducente non era in possesso di alcuna patente e quindi diventava pericoloso per il traffico nel momento in cui non conosceva le norme che lo regolano e lo rendono sicuro. Le sanzioni “minime” reali sono le seguenti:

Per la mancanza certificato di circolazione ed immatricolazione:
sequestro con confisca del veicolo e sanzione di Euro 154.

Per la mancata copertura assicurativa:
sequestro con confisca del veicolo e sanzione Euro 84.

Per la mancanza di targa:
fermo del veicolo per 30 giorni e sanzione Euro 84.

Per la mancanza di casco:
fermo amministrativo del veicolo per giorni 60 e sanzione di Euro 80.

Per la mancanza patente:
denuncia penale, sequestro per confisca, ammenda da Euro 2.257 a 9.032.

Nei primi due casi e nel quinto, però, si osserva la confisca della bicicletta (non la si riceve più indietro). Mi chiedo come mai una bici elettrica comporti simili severe pene mentre se si va pericolosamente in autostrada in automobile a 200 km/h la contravvenzione è decisamente più abbordabile e si possono persino mantenere i punti della patente pagando una differenza. Perchè mai una bici che si muove in elettrico attira tutto questo interesse? Nei casi di malafede si potrebbe ipotizzare: “Sai, siccome non usi carburanti fossili e sei esente da tasse…”. Mentre nei migliori casi di buona fede: “Sai, non controllando più il mezzo con la sola forza muscolare, in caso di incidente è necessario prendersi grosse responsabilità in mancanza di un adeguamento”. Premesso che in più di un caso ho sentito dire che “a pensar male non si sbaglia mai”, qualche idea mia me la son fatta, anche se in effetti non esistono solo le idee, esistono anche le responsabilità.

L’approccio legale rende liberi e sereni

Non ho ancora calcolato quanto tempo, quante pratiche e quanti giri richiederà l’immatricolazione del mio personale progetto di eBike, ma appena ultimato tutto (non ci penso nemmeno a violare norme, regole e leggi in quanto la soddisfazione più grande per un cittadino ritengo sia riuscire ad evolversi rispettando le regole del gioco e non affidandosi a scuse, plausibili o meno, per infrangerle; andare avanti nella “interezza” della ragione non ha prezzo, è più impegnativo, ma rende liberi con un gusto più che unico) pubblicherò volentieri un aggiornamento completo della prassi seguita. Ad ogni modo il sequestro del mezzo con tanto di esproprio, se ad esempio si vien colti a girare senza pedalare a 45 km/h, mi pare un eccesso ancor maggiore di quello superato dall’ipotetico ciclista ibrido. Tra parentesi i ciclisti da strada professionisti in volata raggiungono i 70 km/h (anche se in regime di traffico controllato, ma nessuno vieta loro di rifarlo negli allenamenti). Io stesso che ho fatto l’agonista nella categoria Cross Country delle MTB (Mountain Bike) ve ne potrei raccontare di limiti “regolarmente” superati con la forza muscolare…

Esempi di risposte logiche

Pazienza e caparbietà

Posso omologare tranquillamente ed in poco tempo i miei prototipi presso le motorizzazioni di ben 3 stati della Comunità Europea che mi hanno fornito la loro collaborazione ma, per una volta almeno, desidero provare come si ottenga un’omologazione in Italia, con quali costi ed in quanto tempo. La motorizzazione della mia provincia ha trovato alcune difficoltà nel capire la mia richiesta ma con una buona dose di pazienza ho spiegato loro che una bici dotata di acceleratore e capace di superare i 25 km/h non è “svincolata” dalle norme del codice stradale previste per i ciclomotori come invece mi stavano comunicando e che, in caso contrario si rischia di incorrere in spiacevoli conseguenze.

Dall’Ing. della Motorizzazione al Ministero dei Trasporti

Una volta assimilato che la bici in questione non si vende nei negozi e non è quindi dotata di libretto di circolazione fornito di fabbrica, mi è stato comunicato che dovrò mettermi in contatto con l’Ingegnere della motorizzazione responsabile delle omologazioni in prototipo unico o per la produzione in serie. Questa figura professionale mi chiederà i disegni tecnici della mia eBike e tutti gli schemi elettrici. Tali schemi verranno valutati e sottoposti ad eventuali note e correzioni per ottenere l’omologazione. La procedura verrà effettuata dal Ministero dei Trasporti Italiano ma la Motorizzazione non mi sa dire in quanto tempo. Una volta ottenuto il primo responso, se tutto va bene, si potrà procedere con l’ottenimento della carta di circolazione e, successivamente, della targa per ciclomotore, quindi dell’assicurazione. In caso contrario sarà necessario correggere il progetto e ricominciare la pratica da capo. Ad ogni modo anche a seguito dell’approvazione dei progetti da parte del Ministero dei Trasporti, dovrò portare il prototipo in Motorizzazione per i controlli definitivi (verranno verificati vari parametri quali ad esempio la frenata nonché la piena dotazione e funzionalità degli impianti). Seguiranno maggiori dettagli in un apposito articolo una volta definita e completata la pratica.

Attenzione al segreto industriale

Per svolgere tali pratiche in tutta sicurezza sarà necessario non dotare il prototipo che verrà analizzato di segreti industriali. Dovrà quindi essere smontata l’elettronica sofisticata per essere sostituita da un’elettronica basilare, stesso dicasi per il motore ed il pacco batterie, nonchè eventuali particolari sensori. L’importante è che le caratteristiche fisiche dei pezzi sostitutivi siano le medesime a livello di potenza erogata, di velocità raggiungibile, correnti in gioco, tensioni e dispositivi di sicurezza. Fornire il modello reale equivale a darsi la zappa sui piedi in quanto tutti cercherebbero di capire come si ottiene un particolare risultato e quali accorgimenti sembrano meritare maggiori attenzioni. Anche se in realtà non è così, meglio non correre rischi inutili (se guardi una Moto da GP senza le carene poi la sai rifare?). Una volta su strada con la propria patente (del ciclomotore, dell’auto e/o della moto), Carta di Circolazione fresca di stampa, Targa per ciclomotori e Assicurazione, si indossa il Casco, l’abbigliamento e le protezioni di Sicurezza, si accendono le Luci e si è pronti per “scorazzare” senza che nessuno multi o peggio sequestri un mezzo così speciale ed importante per la vera crescita di un paese. Se ciò dovesse trovare degli impedimenti ecco che le motorizzazioni dei 3 stati contattati con successo effettueranno la procedura in pochi giorni obbligando l’Italia ad accettarla facendo essa parte della Comunità Europea.

Continua…

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Coppia motore - Momento torcente

Il ragazzo sullo scooterone guarda incredulo lo specchietto. Un oggetto non bene identificato,
assimilabile ad una comune bicicletta, lo sta sorpassando con una elasticità disarmante, a nulla
servirà la sua azione sul gas. L’accelerazione è mastodontica, la coppia arriva subito ed è corposa,
un mare in piena fino al regime massimo senza la minima incertezza. La torsione si scarica a terra
addomesticata dalla sofisticata elettronica. Un setup frutto di anni di esperienza nel Motorsport
rende la bici estremamente stabile, sicura, performante e aderente al suolo senza la minima sbavatura.
La costruzione di telai specifici, di impianti, ruote e raggi ad hoc è stata imperativa per impedire il
collasso strutturale e raggiungere la massima affidabilità. Gli attuali 2.0 Turbodiesel circolanti su
strada restano decine di metri indietro ai semafori. Una tonnellata e mezzo contro una manciata di
chili esprimono entrambi pressappoco la stessa coppia (con specifiche tecniche nettamente
più interessanti a favore della bicicletta).
Da diversi anni ormai ho allargato le mie competenze nel Motorsport anche con le
alternative elettriche ed ibride. Ho cominciato a costruire diverse bici elettriche molto prima
che iniziassero ad andare di moda e mi sono tolto la soddisfazione di utilizzarle di tanto in tanto
anche su strada, prima che ne venisse normalizzata la circolazione con la pedalata assistita. Poi
l’attività di ricerca si è spostata definitivamente su pista ed in montagna. Dei veri e propri UFO
per la gente che osserva spiazzata. Pubblicheremo affascinanti video sul nostro canale YouTube
appena avremo completato i modelli attualmente in studio.

La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 2

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

La Firma digitale
(e la comunicazione della PEC al Registro delle Imprese)

La Firma Digitale l’abbiamo ottenuta semplicemente senza alcun problema, l’abbiamo attivata con una semplice procedura fornitaci con il PIN a corredo, ci siamo dotati dei software necessari agevolmente scaricati online sui siti web ufficiali e l’abbiamo usata. Quindi? Quindi vorrei scrivere due righe su qualcos’altro che ha visto la Firma Digitale al centro della mia attenzione. Come espresso nel primo paragrafo del precedente articolo, dal 1 Luglio 2013 è diventata obbligatoria per le imprese la Posta Elettronica Certificata; ottenerla è necessario ma non sufficiente. E’ indispensabile infatti comunicarla agli uffici competenti affinché questi poi la possano utilizzare per le comunicazioni “Pubblica Amministrazione – Impresa”.

Per tale comunicazione ipotizzavo fosse sufficiente recarsi con un documento presso gli uffici competenti ed aggiornare i dati relativi alla propria Partita Iva. Così non è stato e così non è ora (al momento in cui scrivo). In Italia, anche per comunicare l’indirizzo di posta elettronica, ci vuole una procedura che probabilmente nel 2050 scopriremo essere in qualche modo anch’essa collegata al disastro del Vajont. Così arrivato con mio padre allo sportello dedicato, pronto per comunicare orgoglioso il suo agognato indirizzo PEC (dopo i famosi circa 40 giorni), la signorina ci comunica che non è possibile comunicarlo di persona, nemmeno con tutta la documentazione del caso. Come fare quindi?

«Mi dispiace si deve rivolgere ad un professionista.».
«Cioè?».
«Ad un commercialista… deve pagare un commercialista che ce la comunicherà.».
«Vale a dire che devo pagare una persona alla quale io comunico verbalmente la mia PEC e che poi la dà a voi?».
«Sì!»
«Che bello!».

Costo dell’operazione propinatoci circa un centinaio d’Euro. Per comunicare un indirizzo di posta elettronica?!?! Tornato allo stato di quiete mentale mi rimetto all’opera e dopo varie “suppliche” rivolte a persone competenti scopro che si può comunicare “da soli” il proprio indirizzo di Posta Elettronica Certificata e lo si può fare gratuitamente; come? Con la Firma Digitale. Fiuuu, meno male. Anche questa è finita bene, ma che difficoltà e poi… perchè non mi è stato detto subito?

Per questa vicenda ridendo e scherzando è passata un’altra settimana tra il momento in cui abbiamo iniziato il tentativo di comunicare la PEC al Registro delle Imprese di persona e quando ci siamo riusciti realmente tramite il Web mediante l’ausilio della Firma Digitale.

La richiesta di una semplice Visura
(e la Sicurezza Web della carta prepagata ricaricabile)

Un giorno mi sono recato in Camera di Commercio per richiedere una Visura Camerale. Distrattamente l’ho ritirata senza pensare si trattasse di una versione cartacea che non potevo inviare al mio destinatario tramite posta elettronica. L’indomani mi sono informato sulle modalità per averla in formato digitale pdf ed ho scoperto che posso acquistarla sul relativo sito web. Vado per effettuare l’acquisto online e, al momento del pagamento mi viene notificato che la mia carta prepagata ricaricabile non è idonea per completare l’acquisto.

Sicuro che non poteva andare tutto liscio, oramai tranquillo (ma non rassegnato), contatto il fornitore della mia carta prepagata ricaricabile (una carta di pagamento di debito, la versione alternativa della carta di credito) per avere delucidazioni in merito. Dopo un paio di attese di circa un quarto d’ora l’una (tutto sommato ordinarie in Italia) vengo a sapere dall’operatore che, per ragioni di sicurezza (ad esempio in caso di furto o di clonazione) ora è necessario comunicare il proprio numero di cellulare al fornitore della carta prepagata ricaricabile. In tal modo quando si compie un acquisto online viene inviato un messaggio sul telefono cellulare contenente un codice da inserire in schermata nella fase conclusiva della procedura d’acquisto. Così, se si ha solo la carta, la procedura non può essere completata.

Tra la comunicazione del mio numero di cellulare e la riabilitazione della carta prepagata ad effettuare acquisti online sono passate altre 24 ore. Ad ogni modo apprezzo questa maggiore sicurezza ma le cose non credo stiano realmente così. Se ad esempio la carta è abbinata ad una società che offre servizi di pagamento digitale (vedi ad esempio PayPal) e si effettua un pagamento tramite quest’ultima, il denaro verrà scalato dalla carta prepagata abbinata senza che sia necessario l’inserimento di alcun codice di sblocco (correggetemi pure se sbaglio). Io personalmente avrei piacere che mi venisse fornito e poi richiesto sempre, ad ogni tipo di utilizzo della carta.

In questo modo diventano due i rari motivi per i quali utilizzo un telefono cellulare*, il primo se rimango in panne con un veicolo, il secondo se devo confermare un acquisto con la mia carta ricaricabile 🙂

Ad ogni modo altri 3 giorni passati prima di ottenere la documentazione necessaria, altri 3 giorni di impegni rimandati, di viaggi avanti e indietro per uffici, di telefonate, di attesa di risultati e conferme. Ce n’è sempre una…

*Chi mi conosce, di persona o perchè ha letto diversi miei articoli, sa che io ed il telefono cellulare proprio non ci intendiamo… Se lo gradite potete leggere articoli come “Istruzioni per diventare scemi oggi” e “Le regole che non esistono” (terzo capoverso), i cui link sono riportati in basso  tra i Link Correlati.

Continua…

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Istruzioni per diventare scemi oggi
Le regole che non esistono. + VIGNETTA

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La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 1

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Posta Elettronica Certificata

Dal 1 Luglio 2013 la Posta Elettronica Certificata diventa obbligatoria per le comunicazioni tra imprese e pubblica amministrazione. Il valore legale diviene a tutti gli effetti quello di una Raccomandata con Ricevuta di Ritorno. Questa forma di informatizzazione rappresenta un metodo più agevole di comunicazione, un metodo più rapido (consegna istantanea), evita le code agli uffici postali nonché le spese per le Raccomandate, l’uso di un veicolo una volta di più, le relative spese per il carburante, il parcheggio, lo stress nel traffico… insomma, sinceramente, ha molti lati positivi*.

Così mi è stato chiesto dai miei familiari di cercare un servizio di Posta Elettronica Certificata piuttosto semplice, a buon mercato e che fosse riconosciuto tra i servizi autorizzati, quindi ritenuti validi a norma di legge. Al momento della mia ricerca si spaziava addirittura da servizi ipersofisticati del costo di circa 30 Euro al mese fino ai più modesti, ma comunque validi e a norma, servizi forniti per 5 Euro all’anno. Dov’è allora il problema?

Ho scelto la Posta Elettronica Certificata di una veterana azienda italiana, il prodotto è valido, autorizzato, ha un prezzo adeguato al servizio offerto e non sembra dare alcun problema. Tutto bene se non fosse che per ottenerlo a momenti devo ricorrere ad un’intelligenza superiore, magari aliena. Ci sono voluti oltre 40 giorni per tentare di ottenere il prodotto, numerose telefonate, giri per uffici, appuntamenti telefonici non rispettati, fax, ricerche. Una immane logorante perdita di tempo. Persino chiamando l’apposito numero verde, gli operatori che rispondono non sanno offrire una soluzione alle mie semplici domande e, di conseguenza, indicarmi il servizio più adatto. Quando affermo “Persino chiamando l’apposito numero verde…” intendo dire che negli uffici competenti accadeva la medesima cosa per cui cercavo di rivolgermi, per un confronto, agli assistenti online.

Da un semplice ufficio venivo “spedito” in un ufficio dotato di “commerciale” nel quale la mia richiesta era ritenuta, a dir poco, di ridotto interesse. Invece di soddisfare la mia richiesta, gli agenti mi invitavano in men che si dica ad accomodarmi per sentire quali altre numerose offerte potevano in realtà fare al caso mio (ovviamente nessuna delle quali di mia necessità). Nessuno sembrava mostrare interesse per le mie reali esigenze, nessuno risultava debitamente informato e preparato in materia. C’era chi sosteneva che dovessi per forza aprire 5 caselle di Posta Elettronica Certificata (chissà poi per quali ragioni) e chi non sapeva se dovessi aprire una casella per “privati” o per le “imprese”, c’era poi chi sosteneva che il tipo di PEC da me scelto avrebbe comportato per forza un indirizzo lunghissimo dopo la chiocciola (@ – at) perchè la tale offerta restituiva come svantaggio un nome più scomodo. Insomma ho sentito le cose più strampalate, nessuna delle quali è poi risultata essere vera.

Il risultato è stato che per ottenere “solamente” quel che chiedevo, al prezzo corretto, ho dovuto imparare da solo tutta la procedura interna della tale azienda per aprire “autonomamente” una casella di Posta Elettronica Certificata, quali uffici centrali contattare, i relativi numeri di FAX, quali documentazioni fornirgli, come i responsabili degli uffici commerciali formulavano (o avrebbero dovuto formulare) la richiesta, quali step seguire fino all’ottenimento del prodotto. Insomma bypassare il blocco. In circa “2 giorni” ho ottenuto quello che in oltre “40 giorni” non sono riuscito ad ottenere dagli uffici competenti ed ho imparato numerose cose sulla burocrazia italiana che non avevo altrimenti modo nemmeno di ipotizzare.

Il bello è stato che la procedura l’ho eseguita in modo talmente corretto che nessuno mi ha chiesto come mai la stessi inviando io autonomamente; semplicemente mi è stato fornito il servizio richiesto. Semplicemente come doveva essere senza che perdessi un mese e mezzo nel demandare a terzi.

Siamo solo al primo passo della mia carrellata e già potete notare cosa, per circa un mese e mezzo degli ultimi due anni, sia stato immeritatamente al centro dell’attenzione in casa mia quando le priorità erano ben altre.

*Puoi leggere un’interessante lista di Pro e Contro su Wikipedia copiando e incollando il seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Posta_elettronica_certificata

Adeguamento della Policy sui Cookie

Diventa obbligatoria su ogni sito web dal 2 Giugno 2015. Prima di questa data è inutile descrivere il fermento ed i timori maturati come la gramigna sul web. Nessuno sembra realmente capirne a fondo qualcosa. Si temono multe di migliaia d’Euro non perchè non ci si vuol mettere in regola ma perchè non si comprende come si fa. Tutti cercano di copiare gli altri o chi ritengono sia più affidabile, diversi ricorrono a professionisti legali i quali, spesso, ammetono di non aver ben chiaro nemmeno loro come si scriva una Cookie Policy perfettamente corretta. Molti si chiedono perchè non sia stato fornito un testo di esempio per ogni casistica, ogni tipologia di cookie (tecnici, di profilazione, di terze parti). Alla fine ognuno si butta, come ad un esame al quale ci si presenta titubanti, spuntando l’opzione “Come la va, la va… speriamo bene”.

La soluzione per me è stata l’andarmi a studiare le tipologie di Cookie riportate su autorevoli fonti legali, inserirle complete di descrizione sul sito nell’apposita sezione e informare i lettori circa quali tipologie usiamo e quali no. Non c’è molto altro da dire se non che, nell’ansia, sono state spese circa altre 2 settimane degli ultimi 2 anni (può sembrar poco ma parliamo comunque di mezzo mese e, fidatevi, quando siete abituati a farne tante dalla mattina alla sera, impegnarsi solo per un cavillo per 2 settimane è estenuante). Rimangono comunque numerose incertezze sul tema se non che essendo il più sinceri possibile con i lettori e informandoli adeguatamente su ogni minimo dettaglio e facendo in modo che il tutto sia facilmente visibile, probabilmente sarete del tutto a posto o correrete il rischio minore.

Pagamenti elettronici

Sono obbligatori? Non sono obbligatori? Per quale motivo (reale) obbligarli? Ed è giusto obbligarli? E’ tutto realmente come sembra? Dal 1 Gennaio 2014 il POS diventa obbligatorio per tutti o, meglio, questo è quello che sembra ad una prima occhiata leggendo quello che si trova “in giro”. La realtà (ma verificate voi stessi perchè potrei sbagliare) è che il nostro paese non ha obbligato direttamente nessuno. Leggendo bene la legge in presenza di legali preparati (trovate le fonti sui siti web ufficiali dei relativi Ministeri e sulla Gazzetta Ufficiale) si evince infatti che nessun commerciante o professionista può esser multato se trovato sprovvisto di un sistema di pagamento elettronico ma, se un cliente dovesse lamentarsi dell’assenza di questa modalità di pagamento, potrà denunciarvi alle autorità competenti che si occuperanno di multarvi secondo le disposizioni vigenti**. Arzigogolato ma ormai routine per noi italiani che, del resto, siamo tra le persone più intelligenti ed in gamba al mondo anche perchè allenati a confrontarci tutti i giorni con difficoltà multidimensionali di questo tipo.

Per affrontare la situazione nel migliore dei modi mi sono rivolto sia in banca sia ai miei amici semplicemente laureati in legge o esercitanti in quanto iscritti all’albo. Ne sono venute fuori di tutti i colori al punto da ispirare la scrittura di un articolo (che verrà presto inserito tra i link correlati in basso) completamente dedicato alle informazioni raccolte ed alle assurde vicende occorse in particolar modo in banca. Luogo dove la direttrice con cui ho parlato, vedendo il mio grado di comprensione, si è inacidita permettendosi addirittura di esternare un insulto diffamatorio con una stupefacente bassezza da tifoseria ubriaca in preda al testosterone. Sconcertante esternazione di cattivo gusto, perfettamente evitabile e da persona gravemente ignorante in materia, nonché da licenziamento in tronco per diffamazione verso un cliente. Con quale diritto infatti la direttrice avanza una grave offesa? La risposta, di carattere psicologico, è che costei si è alterata ed ha virato sull’acidità quando si è vista rifiutare, grazie alle valide alternative da me trovate, un preventivo di spesa di circa 5000 Euro (in 5-6 anni) qualora avessi accettato il suo specifico sistema di pagamento elettronico. Allo stesso tempo ha visto che conoscevo sia quanto realmente richiesto dalla legge sia i metodi di pagamento elettronici alternativi forniti a prezzi decisamente più vantaggiosi (facilmente collegabili ad un notebook, un tablet, uno smartphone) e si è sentita con le spalle al muro nel non poter “obbligare” la sua soluzione. E’ così andata su tutte le furie ed a stento si è controllata (anche se credo si sia pentita già un instante dopo l’esternazione).

Una curiosità. Poco prima, quando la conversazione era ancora cordiale, stavamo parlando del mio particolare prototipo di bici elettrica con cui mi ero recato in banca (si era accorta del mio inusuale casco) ed aveva già manifestato il suo dissenso verso il prodotto affermando che se tutti avessimo una bici simile chi acquisterebbe più la benzina? Al di là del fatto che la bici è una bici e l’automobile è un’automobile e non servono ulteriori spiegazioni sulle loro differenze ed utilità (e che quindi la Direttrice ignora che nella società di oggi si utilizza inutilmente il SUV anche per coprire 500 metri tra casa e la tabaccheria o l’ufficio postale o l’alimentari), ebbene, a parte questo, da cosa deriva tutto questo astio verso un mondo che inevitabilmente cambia? Il mondo attuale le ha mandato storto qualche piano? Pretende tutto rimanga congelato per sempre nel periodo storico che più le è garbato?

Per fortuna, ci tengo a precisarlo, trattasi di una Direttrice di passaggio, oltre che un caso raro, nella tale filiale e che con le sue colleghe precedenti c’è sempre stato un vivo rapporto di cordialità e apprezzamento reciproco per tantissimi anni ed, anzi, han sempre ammirato le mie tecnologie. Quindi questo paragrafo non vuole assolutamente influenzarvi a pensare che oggi le Direttrici (o i Direttori) siano così ma, più semplicemente, che mi è capitata una cosa tanto assurda quanto rara (per fortuna) per il semplice motivo di disporre di “un’alternativa”.

Anche per questa vicenda sono passati altri due mesi (e oltre) degli ultimi due anni. Le varie vicende sono state affrontate quasi tutte una alla volta, quindi i tempi si son cumulati e non accavallati. Questo per far capire quanto petulante possa esser stato dare inizio ad un normalissimo upgrade.

**Chiedete sempre conferma al vostro legale, quanto scritto qui non ha assolutamente alcun valore in relazione ai vostri doveri e diritti legali.

Continua…

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Scartoffie, incombenze, adeguamenti, obblighi, burocrazia e complicazioni

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La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Intro

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Negli ultimi due anni, per chi ha un’attività in Italia, si sono intensificati gli “aggiornamenti obbligatori diretti” cui adeguarsi, nonché una serie di “aggiornamenti indirettamente obbligatori” ai quali adeguarsi se si desidera rispettare i primi. La differenza tra le due tipologie di aggiornamenti che ho classificato risiede nel fatto che i primi sono realmente obbligatori per legge, i secondi no ma possono essere necessari per soddisfare i primi; quindi anche se non sono obbligatori lo saranno in qualche modo. Chiaro no? L’ho scritto proprio nel modo contorto con cui sono concepiti, così non vi estraniate sulle coordinate di un mondo fantastico dove quello che è obbligatorio è obbligatorio e quello che non lo è… non lo è. Ad ogni modo, in qualche modo, anche gli aggiornamenti non obbligatori comporteranno in realtà noie, spese (magari piccole ma continue e costanti, penetranti come le gocce d’acqua in capo delle torture cinesi) e, cosa più preziosa di tutte, una enorme, mastodontica, inevitabile perdita di tempo* con la conseguente impossibilità di cogliere importanti occasioni qualora siate costantemente indaffarati.
Certo diversi aggiornamenti sono preziosi per semplificarci l’esistenza, sono quindi realmente utili, tuttavia si vede che nascono da un paese che ha amato molto complicarsi la vita. Molte semplificazioni sono notevolmente articolate e richiedono di avere uno “scienziato” in casa per farle da soli o, altrimenti, si sarà costretti a pagare terzi persino per banalità come la comunicazione di una pura e semplice casella di Posta Elettronica Certificata al registro delle imprese (come vedremo più avanti).
Se a tutto questo poi sommiamo che, da un altro versante, sorgono (o persistono) una serie di problemi per i quali invece è lampante la mancanza di opportuni aggiornamenti che offrano “tutele”, ecco che all’improvviso la vita diventa tutto fuorché monotona.

*Certo, qualcuno può operare questi aggiornamenti per conto vostro ma le spese lievitano ulteriormente ed essendo tante e diversificate si cumulano come a riempire il deposito dello Zio Paperone e ad alleggerire le vostre opportunità. E’ inevitabile.

A cosa mi riferisco? Una rapida carrellata di alcuni tra i principali eventi che hanno condizionato inevitabilmente gli ultimi due anni della mia vita (ma immagino di essere in larga compagnia): Posta Elettronica Certificata, adeguamento dell’Informativa sui Cookie dei propri siti web, i pagamenti elettronici (POS – Point Of Sale), la Firma Digitale, la comunicazione della PEC al Registro delle Imprese, la richiesta di una semplice Visura, la Sicurezza Web della carta prepagata ricaricabile (carta di pagamento di debito, ricaricabile), il blocco di numerosi servizi non richiesti sul telefono cellulare, la Consegna della Targa di una moto d’epoca (ora non più d’epoca, la potremmo definire la moto di Benjamin Button), il rinnovo dell’iscrizione al Registro delle Opposizioni, l’Immatricolazione del mio prototipo di eBike (pena 5000 Euro di multa più il sequestro di un bene di ricerca tecnico e tecnologico di valore per me inestimabile, nonché la conseguente violazione del segreto industriale), l’Attestato di Prestazione Energetica per un immobile usato in vendita (in un contesto in cui risulta quasi del tutto inutile viste le numerose certificazioni fasulle che vengono vendute addirittura sul web e visti gli aggiornamenti legislativi che permettono di raggiungere classi elevate pur non inserendo tutta la dovuta tecnologia necessaria, ecc.), l’adeguamento o la sostituzione del computer per la sola e semplice dichiarazione dei redditi ed infine un po’ di opportunismo per il quale a stento si riesce ad avere la tutela necessaria in qualità di consumatori. Mi riferisco alla conclusione di una spiacevole vicenda occorsami a causa di un agente di una società elettrica che ha fatto una nostra firma falsa pur di concludere un contratto non richiesto, alle molestie da promozioni via telefono, al falso Diritto di Prelazione, da bloccare, avanzato da un’opportunista di una nota azienda di spedizioni, al’attivazione senza autorizzazione di servizi sul telefono cellulare…
Iniziamo? Vi va, siete curiosi? Bene, sotto allora… io dalla mia cercherò di essere breve, chiaro e piacevole. Quanto segue può esser letto anche con ordine sparso e potrebbe risultar utile per la risoluzione di qualche bega, Buona Lettura.

Continua…

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Stress da aggiornamenti e intoppi evolutivi

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Il futuro delle giovani leve: Coerenza, Benchmarking e Qualità

Rubrica: Il futuro delle giovani leve

Titolo o argomento: Se noi giovani non cambiamo, non cambieranno nemmeno i problemi di questo paese

Ho ricevuto negli ultimi tempi proposte di scambio link che non provenivano da spammers ma da realtà attive sul web e nella vita di tutti i giorni (parliamo quindi di proposte gradite). Secondo le linee guida del SEO (Search Engine Optimization) trattasi di “cosa buona e giusta”, in quanto se il sito che avanza la proposta è un sito considerato utile, rispettabile e con numerose visite, i motori di ricerca terranno in considerazione questi fattori e noteranno, con ardito interesse, il tuo link presente al suo interno.

Scambio link da chi?

Il problema è che dietro al 100% delle proposte che ho ricevuto questa estate c’erano sì dei ragazzi di buona volontà, studenti, neo-laureati, professionisti, ma l’inghippo si nascondeva altrove. Sono andato a leggere i loro articoli, le loro proposte, la loro offerta, al fine di non esser superficiale. Ho dedicato ore alla lettura di tutti i loro articoli, dei loro curriculum vitae (e quindi delle loro personali esperienze), delle loro connessioni (ad esempio con radio e giornali), ecc., ed ho trovato un nesso ricorrente. Non parlano di ciò che hanno studiato, di ciò che conoscono. Ed il risultato è un gran pasticcio.

Di cosa stiamo parlando?

Subito un esempio: giovani studenti e laureati in economia e commercio o esperti di marketing che scrivono numerosi articoli sugli impianti per la casa, sui sistemi per la produzione dell’energia, sulle tecnologie più chiacchierate del momento (perchè frutto di un mercato emergente o perchè nell’occhio del ciclone per il mancato sostegno da parte del “sistema Italia”). Articoli che, seppur ben impostati e scritti in maniera interessante, presentano errori non ortografici o grammaticali, bensì tecnici. Omissioni mostruose circa la descrizione professionale di un dispositivo, i suoi “reali” pregi e difetti, lo stato dell’arte, le tecniche obsolete da evitare, i metodi che portano alla fin fine ingenti perdite di denaro o l’inutilità totale di una modifica all’abitazione, le scelte corrette dei prodotti in base alle esigenze ed alla compatibilità con il cantiere che ci si trova davanti. Tutte cose che si imparano con l’esperienza e che, sovente, nemmeno molti professionisti conoscono per la mancata possibilità/volontà* di aggiornarsi debitamente o di avere un laboratorio di ricerca sempre disponibile.

Non condividi solo un link

Offrire loro lo scambio link, sebbene non ci si pensi, equivale in parte anche a dire che si appoggiano le loro teorie o che, in un modo o nell’altro, esse trovano un qualche riscontro e conferma in quanto espresso sul sito che ospiterà il loro link. Rifiutare questa “connessione” non avvantaggerà il posizionamento nei motori di ricerca ma aumenterà senza dubbio alcuno la “qualità dei contenuti” e la “coerenza” di chi scrive e sostiene di offrire teorie particolarmente utili e costruttive. Cedere al benchmarking può essere una debolezza dettata dalla volontà di incrementare solo dei numeri senza offrire nulla di più, un valore aggiunto ad esempio.

La divulgazione di carattere ingegneristico non deve essere un copia/incolla

Ritengo sia un lavoro negativo fornire ai cittadini italiani le solite notizie standard, non aggiornate, non complete, non approfondite, basate solo su quanto le aziende che pagano la pubblicità, dichiarano. L’Ingegneria è qualcosa di più di un copia incolla di informazioni tratte da brochure. Notizie superficiali rischiano di far spendere male agli italiani il loro denaro. Ma così i problemi che abbiamo in questo paese praticamente non finiscono mai!?! Che sia la vecchia guardia a sparare di tanto in tanto qualche sciocchezza per tenere in vita vecchie aziende lo posso (anche questa volta, in parte) capire, ma che i giovani che si inventano un nuovo lavoro partano nuovamente con questa filosofia (magari credendo che le cose oramai in Italia funzionano solo così), preannuncia solo il seguito, più complesso ed elaborato, dei problemi che già abbiamo.

Evitare un danno di cui si conoscono le radici

Capisco che questi ragazzi leggeranno il mio articolo e inizialmente saranno contrariati, capisco che mi rendo poco affabile nel cogliere queste sfumature ma capisco anche che se sei al corrente che un comportamento genera un danno, e non esprimi in qualche modo questa consapevolezza, ti rendi co-autore di un comportamento sbagliato. E questo allo stesso modo dei piani alti del potere dove magari, una pur brava persona, non denuncia circostanze lesive operate da qualche collega opportunista; o allo stesso modo di chi conosce i dettagli di un crimine ma non se ne fa portavoce. Talvolta essere antipatici è più coveniente che attraversare gli esiti di un danno di cui si conoscevano le radici.

Rapidi e curiosi esempi di dilettanti allo sbaraglio

Mi è capitato di essere contattato da un giovane geometra che voleva che gli regalassi articoli tecnici professionali per un sito web che stava cercando di realizzare con notevole difficoltà in quanto, sosteneva egli stesso, avendo scelto di fare il geometra non aveva modo di studiare i motori. Potete trarre da soli le deduzioni del caso…

Mi è capitato poi di esser contattato da un avvocato che, volendo di sana pianta cambiare mestiere, sperava che con una telefonata gli spiegassi il ciclo frigorifero e tutto quanto c’è da sapere sui frigoriferi a compressore e ad assorbimento, nonché i sistemi energetici per alimentarli, cosicché lui potesse aprire un’attività a tema. Con una telefonata?

Un broker finanziario poi, improvvisato meccanico cui si sono affidati dei miei conoscenti “pistaioli”, ha danneggiato una serie di moto da pista. In particolar modo moto 2 tempi sulle quali commetteva grossolani errori di messa a punto avendo egli basato la sua passione su fonti e insegnamenti di dubbia efficacia quali il fai da te perpetuo, il bar, nonché riviste e rapidi tutorial di settore. Davanti all’offerta di alcuni semplici consigli la competizione (non di tipo motoristico) ha prevalso ed il tutto si è concluso con tanti motori inutilmente danneggiati. Ma vuoi mettere l’orgoglio e la sensatezza?

Coltivare più interessi

A mio avviso non è sbagliato avere più interessi e non è sbagliato fare lavori variegati. E’ sbagliato desiderare tutto senza sapere di cosa si sta parlando, senza aver maturato una buona dose di esperienza. A molte delle cose di cui mi occupo, in realtà mi sono avvicinato quando avevo solo 12-13 anni (in particolar modo, da un lato, al mondo dei motori e, in tutt’altra direzione, alle tecnologie costruttive per l’edilizia residenziale – fu grazie ad una tesina richiestaci dalla Professoressa di Educazione Tecnica alle scuole medie). In seguito ho avuto modo di maturare una quantità smisurata di esperienze nel settore grazie alla mia insistenza nel voler conoscere a fondo questi settori. Alle strutture ed all’energia poi mi sono interessato durante gli studi all’istituto tecnico in maniera marginale e, all’università, in maniera decisamente più consistente, avendo tra l’altro anche a disposizione miei laboratori personali (al di fuori dell’università) dove ciò che studiavo lo verificavo e lo approfondivo.

Conclusioni

Non ci si può improvvisare operatori di un settore se sappiamo a malapena i titoli degli articoli tecnici che leggiamo su altri siti e di cui, sempre più spesso, leggiamo i contenuti solo in parte (magari i titoli in neretto e qualche capoverso). Questo non può sostituire anni di esperienza sul campo, studi tecnici alle superiori, studi teorici e metodologici all’università, esperienze condotte in laboratorio e con professionisti del settore, casi di studio accurati ed il continuo e persistente interessamento quotidiano a particolari temi “delicati”. A rigor di logica boccio sotto tutti i fronti un approccio superficiale e pressapochista privo di coerenza e consapevolezza verso i danni che si possono provocare in seguito alla scarsa preparazione.

*Mi capita spesso di partecipare a convegni tecnici e tecnologici dove vengono rilasciati crediti e dove periti, geometri, ingegneri entrano, segnano la presenza e se ne vanno portando via con sé i crediti senza aver seguito praticamente nulla di quanto esposto dai professionisti eroganti il servizio. Tra coloro che restano in sala vi sono persone coerenti e, da qualche parte mimetizzati, anche pochi ma veri appassionati che avranno la loro occasione di distinguersi.

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Il futuro delle giovani leve: Coerenza, Benchmarking e Qualità

Benchmarking

L’analisi dell’andamento delle visite e del gradimento dei contenuti di questo sito web
era per noi in principio importante (il SEO, Google Analytics ed il Bechmarking erano
materie di studio quotidiano). Poi ci siamo accorti che riuscivamo a mantenere il nostro
numero di visitatori giornaliero anche riducendo notevolmente il numero di articoli pubblicati
settimanalmente (a vantaggio del tempo dedicato ai laboratori), nonostante non fossimo passati
ad un template di tipo responsive e nonostante non avessimo colto tutte le golose occasioni
di scambio link (scelte considerate dal SEO altamente penalizzanti). La qualità sempre
crescente dei contenuti e delle scelte operate per la distinzione del blog sono risultate essere
di gran lunga più efficaci e con soli 3 articoli di alta qualità ogni 7-10 giorni, manteniamo lo stesso
numero di visitatori ottenibile con ben 30-50 articoli di qualità più moderata. Ovviamente
abbiamo un ampio margine di miglioramento anche grazie a questo ma, al momento,
è evidente che questa direzione non ci interessa particolarmente.
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Il futuro delle giovani leve: Le illusioni dei giovani arrembanti

Rubrica: Il futuro delle giovani leve

Titolo o argomento: Quando le cose ti vanno bene e non sai nemmeno perchè

Noi giovani parliamo di futuro, ma ne capiamo qualcosa? Sono stato a colloquio qualche giorno fa con una ragazza che rappresenta un’azienda che potrebbe fornirmi il suo know-how tecnico per la costruzione di tetti in legno. La ragazza si presentava arzilla e pimpante per i buoni risultati che attualmente sta riscontrando l’azienda per la quale lavora grazie soprattutto ai prezzi competitivi che propone per le sue soluzioni ed alla fiducia che diverse persone hanno riposto in esse (più o meno consapevolmente). Le famiglie che stanno scegliendo le soluzioni di questa azienda lo fanno in particolar modo per il prezzo contenuto, per le voci circolanti su internet (sovente non approfondite né verificate) e, in parte, per una moda rievocativa. Quindi quasi affatto per l’idoneità o meno del tipo di tecnologia ad uno scopo. Questo è possibile per il semplice motivo che non conoscono le peculiarità, i pregi ed i difetti, la rispondenza a reali esigenze della tecnologia o delle tecnologie che verranno impiegate (e non se ne interessano più di tanto non disponendo del metodo per poterlo fare proficuamente). Certo è che i prezzi allettanti hanno la meglio soprattutto sulle cose che non si conoscono, perchè non conoscendo la materia, non si possono maturare razionali paure*.

Un approccio superficiale

Ebbene ho iniziato a raccontare a questa ragazza/tecnico le cose particolari di cui ci occupiamo qui, le nostre ricerche in campo tecnico e tecnologico per le soluzioni abitative del futuro ed alcune preziose note d’esperienza sul comportamento dei potenziali clienti e le loro talvolta bizzarre richieste, quello che si potrebbe fare in partnership e, come sempre, anche solo parlando, le ho dato degli indizi che ad un professionista attento non sarebbero sfuggiti. Risultato? Il suo approccio è stato superficiale, quando parlava lei io offrivo la mia attenzione, quando parlavo io lei a stento ascoltava (tranquilli, non sono un noioso oratore logorroico e petulante, anzi, ho studiato presso validi insegnanti non pochi rudimenti della comunicazione) mostrando orgoglio e ostinata ragione sul discorso “costruire in legno… legno e basta”. Le altre soluzioni erano da lei considerate nel modo più assoluto vecchie, obsolete, inutili, inefficaci, prive di senso. Era evidente che per parlare con lei ed ottenere un minimo di attenzione fosse imperativo pensarla esattamente al suo stesso modo, non voleva sentire nient’altro che la sua logica incisa nel suo cerebro e irriscrivibile.

Come va? BENE! Come mai? NON LO SO!

Le cose le vanno bene, lei non si rende conto nemmeno del perché, il prodotto si vende da solo (la moda tira più della ragione**), non vengono compiuti sforzi particolari per ottenere questo, un numero soddisfacente di clienti è con loro perché fa poche domande e si accontenta del prezzo basso senza sapere “perché” il tal prezzo è così accattivante***. Ci sono passato anche io quando, spavaldo dei miei ottimi risultati, non mi ponevo troppe domande e non davo retta alle persone con maggiore esperienza che avevo la fortuna di incontrare (tra l’altro senza nemmeno accorgermene, erano gli anni 2000-2004). Poi però i cicli si alternano, le situazioni cambiano, le persone anche, i mercati… non ne parliamo, e ripensandoci su può venire in mente: “Perché quel ragazzo che faceva cose così particolari non l’ho ascoltato? Quante cose che mi avrebbe potuto dire, quanti spunti, quante opportunità di far bene insieme… Mannaggia!”. Io sinceramente ci ho riso su perché in quella ragazza/tecnico ci ho visto me stesso solo qualche anno fa, prima che la crisi ci obbligasse a darci un pizzicotto per svegliarci, a stare con i piedi saldi a terra e imparare ad ascoltare e rendere prolifici i rapporti con chi studia, fa ricerca, innova. Ovvero con quel tipo di persone che sono sempre attuali e osservano i cicli economici dall’esterno.

Cosa ne rimarrà di un’incosciente sicurezza?

Dell’azienda per cui invece lavora questa ragazza cosa ne rimarrà quando tanti clienti capiranno che quella del legno non sempre è la soluzione adatta? Ci sono infatti luoghi dove il legno è addirittura l’unica soluzione plausibile e altri dove risulta oltremodo pessima. Ma non solo… ci sono persino modi diversi di costruire con il legno stesso e, guarda caso, quelli di maggiore qualità, robustezza e durabilità costano più delle soluzioni in cemento armato ma, come al solito, offrono grandi vantaggi dove realmente servono, vantaggi per i quali è giusto pagare di più e, ovviamente, notevoli svantaggi dove il loro impiego non è razionale. Cosa ne rimarrà quindi di tutta questa incosciente sicurezza? Probabilmente un periodo da pionieri, in cui si andava forte, in cui si è colto l’attimo, si è casualmente saliti su un buon treno, ci si è sentiti imbattibili, si è sottovalutato il compagno di squadra così come l’avversario e poi tutto si è estinto perché ignorando come è nata una situazione non si è compreso come sarebbe potuta finire.

Non date nulla per scontato

Se non volete essere inermi come la ragazza di questa vicenda cercate di capire che è fondamentale saper distinguere le opportunità e ancor più saperle poi cogliere; riconoscere se si ha davanti un perditempo o un possibile collaboratore, un professionista con cui interagire e integrare la propria professione. Ascoltate e assorbite spunti utili per modificare ciò che fate, per evolverlo e non statevene a poltrire adagiati sugli allori per il semplice motivo che per ora tutto va bene e quindi perchè mai porsi la pruriginosa domanda: “Come mai sta andando tutto così bene in questo momento?”. Pensateci prima di dare le cose per scontate, io ho iniziato a farlo a 26 anni e da qualche anno tutto è cambiato ed è diventato più solido e affidabile nella mia vita. Non perdetevi dietro all’ingannevole convinzione che, finalmente, la gente ha iniziato a capire le ragioni che si celano dietro i vostri gusti e quindi d’ora in poi acquisterà il vostro prodotto perchè riconosce che la ragione è vostra (concetto astruso ma aderente a quello della ragazza). Se allargate il pensiero potete capire che per un breve arco temporale, semplicemente, qualcuno ha avuto convenienza a far incontrare i propri interessi con i vostri, ma da quando in qua questo significa “per sempre”? Non date mai le cose per scontate. Perchè questa volta io avevo bisogno di integrare informazioni tecniche sui tetti in legno ma la prossima volta la situazione potrebbe essere opposta. Bisogna essere lungimiranti, coerenti e rispettosi di tutti allo stesso modo. Se poi qualcuno risponde ad una vostra domanda citando le proprie esperienze e le ricerche tecnologiche che compie, ecco, io non mi girerei dall’altra parte a guardare ripetutamente i messaggi dei whatsappatori**** sul telefono ma porrei, come logica domanda: “che tipo di ricerche?”.

Immagine vs Traguardi reali

Infine, se posso permettermi, non pensate che uno stipendio sufficientemente superiore alla media e tale da garantirvi di ottenere la rata per l’acquisto dell’auto un pelino più costosa attualmente di moda, possa essere considerato un reale traguardo raggiunto. L’immagine che conferisce sicuramente può far pensare agli altri che siate realizzati ed in carriera ma… raggiungere un risultato, un risultato vero, è ben altra cosa. Quando ciò accadrà lo capirete perchè riderete del vostro passato e proverete un’emozione senza eguali, raramente provata. Sarà il risultato stesso a farvi capire che certe “immagini” del resto non sono poi così importanti per voi.

*Il bambino spericolato che sorride davanti alle sue prodezze non si cura del rischio che sta correndo perchè non ha ancora sviluppato il senso della paura. Una dose proporzionale di paura alimenta l’istinto di sopravvivenza e salva le persone da situazioni di rischio. Il bambino che si ferirà acquisirà consapevolezza e modererà i suoi eccessi senza per questo essere d’altra parte bloccato dalle sue paure o altrimenti cadrà nella situazione opposta.

**Sì, assomiglia ad un detto popolare più colorito 🙂

***Non che il prodotto sia scadente, anzi, solo che costa poco perché ha una lunga serie di vantaggi e una altrettanto lunga serie di svantaggi di cui nessuno, tanto per cambiare vuol parlare. Pensate che ai convegni sulle costruzioni in legno non ho mai sentito l’espressione “Vantaggi e Svantaggi delle costruzioni in legno” ma, quando proprio si è cercato di essere imparziali, si è adottata la terminologia “Vantaggi e Criticità delle costruzioni in legno”. Del resto anche ai corsi sulla comunicazione cui ho preso parte con ragguardevole interesse e cui hanno preso parte, guarda caso, anche molti gestori di questo paese, viene insegnato di non usare mai il sostantivo “svantaggio” durante la presentazione di un prodotto. Viene infatti consigliato di parlare sempre e solo dei vantaggi e, più ce ne sono da elencare, e meglio è…

****Si legge whatzappatori. Potrebbe contenere burlesche tracce di suggerimenti lavorativi. La ragazza continuava a plocamarsi leader nel settore architettura ma non immaginavo che una chat fosse leader di una leader di settore. Probabilmente rivolgendomi direttamente alla chat salterò un passaggio in più ed abbatterò i costi.

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Non ti vendo, non ti sento…
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La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 4

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
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Conclusioni circa l’articolazione “Tecnologia” di questa rubrica

Ci siamo soffermati in particolar modo sulla voce “Tecnologia” in quanto, nonostante gli aspetti sociali ed economici siano trattati largamente su questo Blog, il carattere predominante spetta pur sempre all’affascinante ambito tecnologico del panorama mondiale. Molti altri esempi si potrebbero esporre ma non serve allungare il brodo una volta capiti i concetti chiave; sarebbe già buona cosa comprendere che non basta leggere un libro o imparare un concetto a memoria, è necessario invece stimolare la mente a ragionare, imparare a fare ricerca, imparare a verificare le teorie sostenute, imparare ad essere versatili e non ottusi*, farsi continuamente domande, essere curiosi, cercare di vedere se si è capaci nel passare da una teoria imparata su un libro alla sua applicazione pratica su un progetto interamente curato da voi…
Ogni singola frase di questa serie di articoli (così come di tutti gli altri presenti in questo Blog) è oggi perfettamente dimostrabile da parte di chiunque e rappresenta pertanto un concreto spunto oggettivo adornato di 16 curiosi esempi (solo nell’articolazione “Tecnologia”) facilmente verificabili se si dispone di un buon metodo di studio.

*Non dimenticherò mai un dermatologo a cui feci una domanda sul cuoio capelluto aggiungendo una mia ipotesi, da profano, di biomeccanica (che non sapevo né potevo dimostrare essendo per l’appunto ignorante in materia). Lui si mise a ridere quasi con tenerezza come a dire “Poverino…”. Due anni dopo un giovane ricercatore ottenne un riconoscimento perchè condusse uno studio completo, che ovviamente seppe dimostrare, che portava allo stesso risultato della mia ipotesi… Evitando false modestie posso affermare di essere orgoglioso di esserci arrivato anche io.

Esempi di risposte logiche

Così uso già da anni tecnologie e metodi che ancora la gente non ha, non conosce**, non ha studiato, non sa ancora approcciare, addirittura in alcuni casi nemmeno concepisce e, anche se di tali tecnologie non ne viene finanziata e promossa la diffusione, studiare tanto in maniera “costruttiva” (quindi non a cantilena) ripaga almeno degli sforzi sostenuti e migliora la qualità della vita. Lo scarso interesse della massa poi è un problema che affligge la massa stessa e non più di tanto un ricercatore***, un giovane che ha voglia di fare o un adulto che desidera ancora mettersi in gioco ed ama vivere un cambiamento, un’evoluzione che si possa toccar con mano. Studiando oltre (viaggiando oltre gli ordinari piani di studi, visitando quella affascinante dimensione che si chiama ricerca, in questo caso, tecnologica) avete la possibilità di portare il futuro nel presente senza necessità di attendere che qualcuno decida per voi che è il momento giusto. Ed è per questo che, senza eccedere, mi concedo di affermar che vivo 20 anni nel futuro senza bisogno di una macchina del tempo. E’ bastata la curiosità, è bastato farsi tante domande, è bastato chiedersi perchè diversi programmi di studio risultassero così noiosi pur avendo io una gran voglia di studiare, è bastato nutrire il desiderio di capire come funzionano quante più cose possibile, è bastato crescere fin da piccoli tra spunti di fisica come ad esempio le celle termoelettriche, i materiali piezoelettrici, i cicli termodinamici… i cui effetti mio padre mi mostrava come fossero un gioco. Un gioco che mi affascinava ma che non capivo. Probabilmente è proprio vero che il caso non esiste.

Quando ho fatto domanda per far togliere il contatore della rete elettrica, l’operatrice mi ha chiesto a quale fornitore intendessi passare. Io le ho risposto che non sarei passato a nessun altro fornitore e lei, decisamente sorpresa, mi ha chiesto come avrei fatto ad avere l’energia che mi occorre. Un istante dopo ha proseguito chiedendomi se avessi intenzione di installare un impianto fotovoltaico, al che le ho risposto che basta semplicemente studiare per bene i libri di Ingegneria Meccanica e, in particolar modo, i testi di Fisica Generale I, Fisica Generale II, Elettrotecnica, Analisi Matematica I, Analisi Matematica II, Meccatronica, Macchine, ecc.. Nessun segreto quindi, è sufficiente semplicemente (ironia della sorte) non studiare “meccanicamente”…

Questo offre almeno una possibilità di modellare il futuro con le proprie mani e costruire da sé le alternative che oggi non vengono proposte, o vengono proposte in ritardo come fossero nuove, o vengono proposte a condizione “che”. Ma sappiate fin da prima che, senza bisogno di elencarvi le mie, sono solitamente più scomode, richiedono più impegno, implicano un sacrificio iniziale, non sono necessariamente in tutti i casi più economiche… ma vi rendono liberi, vi fanno sentire il brivido dell’indipendenza, vi fanno sentire felici se siete creativi, costruttivi dentro, curiosi, vi offrono una possibilità di scegliere tra quello che c’è già e quello che potreste avere. Ma tutto questo se e solo se vi dà gusto la vita, viverla fino in fondo, viverla a modo vostro, viverla in un modo nuovo, viverla in maniera più semplice (anche se, paradossalmente, con tecnologie più sofisticate), viverla senza l’assidua ricerca della “comodità” e viverla sapendo che siete stati voi a scegliere ciò che ritenevate più adatto e non siete stati vincolati verso una sorte unilaterale preannunciata.

La vostra sicurezza in quello che farete (attenzione non il fanatismo) verrà percepita da chi vi sta intorno. Grazie a questo, fidatevi, se quello che farete sarà fatto bene, non vi considereranno diversi, non si allontaneranno da voi e non riterranno un problema il fatto che non vi siate omologati alla società. L’importante è che non imponiate mai a nessuno il vostro pensiero, che non giudichiate mai migliore quello che fate (piuttosto definitela la vostra rispettabile scelta) e che non stiate sempre lì a parlarne, ad esser petulanti ripetitivi predicatori… non serve. Le persone sono molto più intelligenti di quello che sembrano, hanno solo bisogno di stimoli, rapidi input, provocazioni, piccole scossette.

**Per carità non mi scrivete effettuando insinuazioni circa il moto perpetuo e improbabili teorie, io mi riferisco a quello che nei libri di fisica c’è già, è già dimostrato e si può sfruttare fin da subito, anche da soli, se solo lo si studiasse a fondo coniugandolo con le materie che vi gravitano attorno, come ad esempio l’elettrotecnica e la meccatronica. Un esempio? Incrementare, fino al triplo, la produzione energetica di un impianto fotovoltaico con un sistema di inseguimento autocostruito e autoadattativo che non segue un movimento impostato ma rileva da solo da che direzione proviene l’irraggiamento migliore. Sfruttare i principi della fisica per costruirsi un sistema d’accumulo ad hoc, magari senza pretese ma ad hoc. Evolvere da soli il proprio autoveicolo (certo, competenze e razionalità permettendo) per trasformarlo in ibrido senza doverne acquistare un altro nuovo, costosissimo e che magari non è corredato della tecnologia che invece voi avete scelto. Il vostro robot personalizzato, il vostro dispositivo personalizzato, e così via…

***Specie se non ha intenzione alcuna di trasformare in business qualunque cosa egli studi ma è semplicemente spinto dalla passione.

Continua…

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La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 5
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione (Le leggi mancanti)
La continua lotta contro il sistema Italia: La qualità della vita
La continua lotta contro il sistema Italia: La privacy
La continua lotta contro il sistema Italia: La tranquillità
La continua lotta contro il sistema Italia: La matematica
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 1
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 2
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 3
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 4

Tecnologie innovative al bivio: Una riflessione diversa
Tecnologie innovative al bivio: Questione di attriti
Tecnologie innovative al bivio: Il curioso caso TESLA Motors
L’alternativa che manca dimostra che non c’è democrazia
Nuova offerta tecnologica per l’auto elettrica da battere: la TESLA Model S

La nazione come il Monopoly
I tre assiomi dell’economia di mercato. + VIGNETTA
Il modello della crescita costante e continua non esiste
L’illusione di una nuova vita all’estero

Fotoresistore Fotoresistore

Nell’immagine un fotoresistore appoggiato su una normale stilo. Si tratta di un
componente elettronico la cui resistenza (ohm) fornita è inversamente
proporzionale alla quantità di luce che lo investe. Componente utile, ad esempio,
quando si realizza un sistema che deve “leggere” la luce per “suggerire” la
posizione ideale di esposizione di un dispositivo (magari proprio di un impianto
fotovoltaico motorizzato). Ma esistono diversi altri mezzi, sfruttanti
opportune leggi fisiche, per raggiungere lo stesso scopo.