Quando "uno" scandalo non è "lo" scandalo: Il caso Volkswagen – Parte 2

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: L’analisi un po’ più oggettiva e meno impulsiva di un problema

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Scelte di gruppo

Che le case automobilistiche si mettano d’accordo per immettere sul mercato più o meno tutte la medesima tecnologia nello stesso periodo, altrimenti, fornendo tecnologie più innovative a buon mercato, rischino di incorrere in un’accusa di dumping (vedasi il caso Toyota Prius negli anni ’90 – Link correlati in basso), beh questo è un vero scandalo. Ciò infatti significa che non vengono rese “mai” disponibili alternative, tantomeno al prezzo “corretto”. Infatti se un prodotto tecnicamente realmente evoluto raggiunge il mercato, nonostante gli ostacoli quasi insormontabili, ne verrà imposto un prezzo di vendita molto alto al fine di limitarne la diffusione (si veda il caso Tesla Motors inerente le continue mutazioni di prezzo in Italia – Link correlati in basso).

La chimica non si elude

Che si cerchi di ottenere emissioni pulite con motori tradizionali concettualmente fermi ad oltre un secolo fa e solamente rifiniti in numerosi dettagli e affogati di accessori che alla fin fine “inquinano ugualmente ma in modo differente”, questo è un vero scandalo. Dovrebbero a mio avviso essere già da tempo di serie su “tutte” le vetture un motore/generatore elettrico di trazione (ci sono numerose soluzioni e modalità per inglobarli nella meccanica tradizionale), un sistema di controllo e connubio delle due unità propulsive ed un piccolo pacco batterie utile a coprire almeno 50 km. Di serie, così come lo sono diventati Air Bag, climatizzatore, ABS, fendinebbia, autoradio… Se uno studente/ricercatore come me riesce a farlo come upgrade (con una spesa tutto sommato abbordabile) sull’autovettura di famigia, significa che le case automobilistiche certamente possono far di più, meglio e con costi ancora più contenuti. Se non si fa è chiaro che non ce n’è la volontà perchè scuse tecniche e tecnologiche non ce ne possono esser più ormai. Ci sono persino famose aziende di trasmissioni (cambi, differenziali, ponti, assali, riduttori, ecc.) a livello mondiale che hanno già sviluppato kit che non aspettano altro se non di essere installati anche su vetture già esistenti e datate, ma…

Tecnologia matura… pure troppo

Che la tecnologia delle vetture oggi presenti sul mercato sia gravemente indietro questo è un vero scandalo. Non mi riferisco a quanto sia sofisticata la vostra turbina, a quali super iniettori siano installati, ad un radar che legge le carreggiate o ad un sensore che osserva il ritmo delle vostre palpebre, né tantomeno a sistemi di parcheggio automatico né, ancora, a vivavoce bluetooth o lettori mp3, questi dispositivi infatti possono essere installati aftermarket anche su un’utilitaria arrugginita degli anni ’70 a dimostrazione che quanto c’è sotto non è poi cambiato molto. Mi riferisco piuttosto ai materiali impiegati, al contenimento delle masse in gioco, a powertrain evoluti, ai derivanti consumi ridotti, al rendimento complessivo realmente raggiungibile da soluzioni sofisticate oggi fruibili ma non installate (come ad esempio i Range Extender), alle tecnologie realmente presenti per produrre, gestire, accumulare e utilizzare l’energia, ai dispositivi di retrocamere che possono essere utilizzati ormai da anni al posto dei normali specchietti al fine di ridurre (non di poco) le resistenze aerodinamiche e quindi i consumi…

Le navi hanno una marcia in più

Il fatto che le “filosofie” Range Extender siano state messe a tacere in disparte (mentre ormai quasi tutte le navi che solcano i nostri mari ne usano una variante in gran silenzio per abbattere i costi* a carico degli armatori), questo è un verso scandalo. Non lo sapevate? I motori a combustione interna delle navi, da molto tempo, non azionano più direttamente le eliche ma, tramite opportuni generatori, generano energia elettrica che va ad alimentare i motori elettrici collegati alle eliche. Questo ottimizza in maniera significativa i consumi perchè il motore a scoppio è chiamato a lavorare solo nella modalità che gli è più favorevole mentre, ad accelerare la nave, ci penseranno appositi motori elettrici ad elevatissimo rendimento. Sono state proposte soluzioni simili anche nel settore automotive ma è evidente che sbadatamente siano state dimenticate.

*Quindi si può…

Una piccola concessione… in extremis

Solo dopo che il mercato dell’automobile si è bloccato, andando gravemente in crisi negli ultimi anni, si è concesso alle case automobilistiche di immettere sul mercato veicoli ibridi capaci di percorrere oltre 60 km/litro (anche se in realtà utilizzano tecnologie ormai vecchiotte, che potremmo definire mature**, invece delle attuali disponibili ma, si dice, meglio di niente), questo è un vero scandalo. Guarda caso le vetture che attualmente permettono di raggiungere questo livello di economia e conseguente pulizia sono in particolar modo Audi e Volkswagen. Vorrà dire qualcosa?

**Per vecchiotte si intende che in realtà era possibile ottenere i medesimi risultati già a fine anni ’80 e, tante missioni spaziali, invece di esser finanziate con l’aumento delle tasse, potevano esser finanziate con la diffusione ad esempio delle celle agli ioni di litio (e molte altre tecnologie interessanti) che invece ci hanno raggiunto molti anni dopo.

Andare oltre le normative antinquinamento

Che nessuno abbia voluto installare sulle vetture sistemi di recupero dell’energia in frenata ed in rilascio che avrebbero permesso di superare di gran lunga le richieste delle direttive antinquinamento, questo è un vero scandalo. La tecnologia c’è da una vita e nessuno la usa, nonostante le dimostrazioni dei principali autorevoli centri di ricerca del mondo.

Pesante!

Che le vetture non siano diventate più leggere, specie negli ultimi 20 anni con gli enormi passi avanti fatti nel campo delle Tecnologie dei Materiali, questo è un vero scandalo. Vetture più leggere… fu proprio la VW a realizzare la Lupo 3L a fine anni ’90 eppure, nonostante l’ottima tecnica, non fun un gran successo perchè il marketing globale puntava ad altro. I numerini più grandi contavano di più di telai e materiali sofisticati e le influenze sociali tendevano ad essi. Così avere cavallerie importanti, perfettamente inutili su strada, era un obiettivo al quale ambire, mentre avere una vettura superleggera era considerato una scelta ed una spesa inutile. Ma immettere sul mercato vetture leggere signfica offrire vetture che consumino poco ed inquinino, di conseguenza, molto meno di quanto richiesto dalle normative.

Modifiche profonde, straccia tutto, foglio bianco e riprogetta da capo

Per ridurre realmente i consumi e le emissioni di inquinanti bisognerebbe effettuare modifiche ai progetti dei veicoli che gli Ingegneri dell’Autoveicolo sanno bene, che le Case Automobilistiche sanno bene, che anche ricercatori e appassionati di spessore conoscono bene. Nessuno però le fa, perchè la spesa per tali evoluzioni tecnologiche sarebbe a carico delle case automobilistiche (vale per tutte dalla A alla Z) e difficilmente potrebbe essere caricata sui clienti per via dei conseguenti prezzi troppo alti (che porterebbe inevitabilmente ad un calo della domanda già fin troppo contenuta) o per l’alternativa e rischiosa drastica riduzione dei margini di guadagno. Ma tutto diventerebbe fattibile se nazioni, case automobilistiche e magnati dell’energia si mettessero d’accordo nel voler lasciare gli ormeggi. Il fatto che non si trovi al giorno d’oggi un punto di incontro, questo è un vero scandalo. Gli stipendi valgono sempre meno e le tecnologie che permetterebbero di incrementarne il potere d’acquisto non vengono diffuse.

Occhio alle apparenze

Che le auto in venti anni siano cambiate solo per la linea di cintura più alta, profili dei passaruota doppiamente rifiniti, fari più elaborati, cerchi maggiorati, sistemi di alimentazione più sofisticati e spinti mentre tutto il resto, sotto le vesti, nasconda tecnologie vecchie obsolete trite e ritrite, nessuno ne parla. Questo è un vero scandalo. Scommettiamo che se osservate un’utilitaria di oggi e una di venti anni fa, completamente prive di carrozzeria, non le distinguete?

Continua…

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Soluzione ibrida Diesel Elettrica per aumentare l'autonomia delle navi

Ho preso parte ad una conferenza sulla diffusione di questi motori diversi anni fa,
trattasi di una soluzione tanto semplice quanto interessante. I motori a combustione
interna, nello schema in posizione arretrata, funzionano costantemente in condizioni
favorevoli e trasformano l’energia fornita dal gasolio in energia meccanica disponibile
all’albero. Questa aziona dei generatori che attivano i motori elettrici (o macchine
elettriche) ad alto rendimento. In questo modo i motori a combustione interna non sono
soggetti a variazioni di regime di rotazione né di carico e contengono drasticamente
i consumi, mentre i motori elettrici che vantano un elevato rendimento non
manifestano particolari sofferenze nell’accelerare la nave.
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Quando "uno" scandalo non è "lo" scandalo: Il caso Volkswagen

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: L’analisi un po’ più oggettiva e meno impulsiva di un problema

E’ stato realmente truccato il software della centralina?
A quanto pare sì.
Le emissioni inquinanti, specie di NOx, sono state riscontrate essere fuori norma?
Sì.
Questo rappresenta un comportamento non corretto?
Senza dubbio.
Al di là delle norme e dei mercati, sono coinvolti ambiti più importanti quali l’ambiente?
Certamente.
E allora perchè questo titolo?
Un esempio burlone ma significativo

A Sèvres è conservato il metro lineare standard pari alla distanza percorsa dalla luce nel vuoto in un intervallo di tempo uguale a 1/299.792.458 di secondo. Grazie ad un semplice riferimento è possibile misurare tutto quello che ci circonda (e non solo…) ottenendo lo stesso riscontro ovunque ci troviamo e chiunque sia l’operatore incaricato di effettuare la misura. Senza un metro di riferimento potremmo tranquillamente ritrovarci in situazioni da quotidiano fiabesco in cui, ad esempio, stiamo parlando in piazza con un nuovo arrivato in città, magari una persona rude, invadente e dal dubbio senso dell’umorismo, che però ci rassicura affermando di aver trovato una sistemazione a ben 753 “pezzi di isolato” da casa nostra. Il numero sembra grande se confrontato, tanto per dire, alle 6 uova di una tipica confezione in cartone. Sentiamo così di aver scampato il pericolo di un vicino sgradito quando ecco che lo vediamo arrivare e parcheggiare davanti casa per poi entrare nel portone accanto al nostro… Sono così pochi 753 pezzi di isolato? E come si contano? Quali pezzi valgono e quali no?

Un inedito punto di vista

Un esempio burlone, ma significativo, per aprire la questione trattata osservandola da un inedito punto di vista. Se infatti conoscete solo un’informazione, una notizia, ma non l’intero ambito nel quale essa esiste, è facile assumere la veste di “cliente del fornitore di notizie” e non di “cittadino del mondo che può decidere”.

Gira in questi giorni la notizia risonante, considerata un dramma “assoluto” di inaudita gravità, che porta alla luce una vicenda di contraffazione sulle emissioni inquinanti in particolar modo di una casa automobilistica, la Volkswagen. Ora il fatto è che sarebbe una volta tanto opportuno comprendere quanto sia necessario metter da parte gli accanimenti per andare invece a fondo sulla questione trovando un valido sistema di riferimento dello scandalo. Capire finalmente qualcosa di più del consueto, andare oltre l’abitudine accusatoria che tanto piace perchè offre finalmente il modo di attribuire la colpa a qualcuno di qualcosa (magari per sfogare rabbie represse alimentate da altri… che se la ridono). Ambire a qualcosa di più di un capro espiatorio che possa rendere tutti gli altri angioletti innocenti. Perchè, come vedremo, si tratta sì di una vicenda grave ma in misura solamente relativa ad un sistema di riferimento che dà origine anche a fenomeni ben più vasti e ben più gravi.

Premessa

C’è un modo di ottenere una combustione pulita dai combustibili fossili?
Attualmente no. E questo vale sia per benzina e gasolio che per metano e GPL. Anche la combustione del metano, ad esempio, produce NOx in quanto l’aria che respiriamo, in realtà, è formata per il 78% di azoto che verrà ossidato alla combustione.

Perchè continuiamo ad acquistare veicoli mossi da motori obsoleti se non vogliamo strade inquinate?
Forse per comodità, forse perchè appena si calmeranno le acque tutto verrà dimenticato, come sempre, come tutte le altre cose, e l’interesse tornerà sulle abitudini sociali più in voga.

Sono stati controllati allo stesso modo tutti gli altri costruttori prima che venisse diffusa la notizia?
Pare di no.

Perchè non si è compiuta un’indagine integrale sulla questione prima di diffondere la notizia?

Come mai sono stati condotti dei test su strada anziché al banco? Prima non ci ha pensato nessuno?

Chi ci ha guadagnato da questo scandalo? La concorrenza? Opportunisti con obiettivi che non stiamo né immaginando né tantomeno analizzando? Chi acquisterà le azioni ad un valore quasi dimezzato? Speculatori? Personaggi che muovono capitali da una scatola ad un’altra per far credere al modello della crescita continua? Altre figure?

I ghiacciai si stanno sciogliendo per colpa della Volkswagen?
Ogni tipo di combustione su questo pianeta partecipa all’effetto serra nonché all’immissione di inquinanti che danneggiano la vita; affermare che la colpa improvvisamente sia di un solo tipo di combustione proveniente dai prodotti (nella fattispecie motori) di un solo marchio costruttore è un po’ fuori luogo e poco professionale, oltre che poco rigoroso. Vi basti pensare che un’acciaieria è in grado emettere tranquillamente, tra i vari inquinanti, oltre 12.000 Tonnellate all’anno di solo NOx.

Qualcuno sa effettuare rapidamente su due piedi una proporzione di quante autovetture ci vogliono per raggiungere i medesimi valori di emissioni di NOx (espressi in Tonnellate/anno) di una sola acciaieria? Credo solo gli addetti al settore. Quindi perchè pensare che improvvisamente il mondo è inquinato da pochi giorni per causa della Volkswagen solo perchè è stata diffusa una notizia? E prima? Prima non era inquinato il nostro pianeta? Quanti hanno acquistato un’auto in meno ed una bici di più per questo? Quanti han rinunciato ad una seconda auto a favore di abbonamenti per mezzi pubblici? Quanti hanno voglia di fare 2 o 3 km a piedi per andare a lavoro e altrettanti per tornare da lavoro (riferito a chi lavora vicino casa ovviamente)?

Il cane che si morde la coda

La colpa di un inquinamento da contenere è di chi produce prodotti inquinanti o del consumatore che decide di farne uso? Se il consumatore non li acquistasse il produttore non li costruirebbe. D’altra parte se la pubblicità non inducesse stili di vita, mode e tendenze, il consumatore non ne verrebbe sedotto.

Il mio personale punto di vista, figlio della mia personale esperienza, quindi non vero in modo assoluto, è che la colpa di un importante inquinamento la si potrebbe attribuire più a tutte quelle persone che, prese dalla frenesia dei consumi (di ogni genere), danno importanza prioritaria alle proprie comodità, fregandosene totalmente di tutto il resto. Quelle ad esempio che spostano l’auto anche solo per poche centinaia di metri* che dividono la loro abitazione dalla loro meta quotidiana, un supermercato, un ufficio, un bar. Ma le casistiche di simile interesse sono sicuramente variegate ed innumerevoli.

Altri tra i lettori avranno già formulato nuovi punti di vista, avranno maturato differenti opinioni, avranno vissuto diverse esperienze. Questo dimostra che non c’è una causa unica cui attribuire tutta la colpa ad esempio dello scioglimento dei ghiacciai. Non c’è un solo referente, un solo marchio, una sola persona ma un atteggiamento generale di pressapochismo da parte di chi opera e di chi accetta l’operazione, da parte di chi decide e di chi non contesta la decisione ma la subisce effettuando un acquisto**, da parte di chi evita che le “alternative” raggiungano il mercato e chi evita di compiere il lavoro, lo sforzo, di raggiungerle ugualmente.

A mio avviso quello della Volkswagen non rappresenta uno scandalo assoluto ma relativo. Non è “lo” scandalo ma “uno” scandalo, uno dei tanti. So che sarete sconcertati dalle mie affermazioni ma se mi seguirete anche solo poche righe oltre, potrete ragionare su qualcosa di più di quanto racchiuso nello spettro del visibile e una volta tanto il dirottamento di un problema in atto non avrà successo quantomeno sulle menti più attive.

*Esempio tipico che più volte ho riproposto nei miei articoli in quanto quotidianamente nutrito dai miei compaesani che così si ostinano a comportarsi, io sono l’unico idiota che prende la bici per raggiungere il centro e quando intendo l’unico non mi esprimo con un’iperbole, intendo realmente che dove vivo la uso solo io per i piccoli spostamenti e l’inquinamento, di qualunque marca, lo sento fin troppo bene.

**Generalmente trasferendo poi le responsabilità alle nomenclature di cui è dotato il veicolo (Euro 4, Euro 5, Euro 6, Euro n…) o attribuendole ad altri fenomeni quali le industrie siderurgiche, le industrie chimiche, ecc.).

Continua…

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Simulazione della combustione in un motore 4 tempi

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Verifica i consumi delle lampadine a LED e Fluorescenti – Livello 1

Rubrica: Verifica se è vero

Titolo o argomento: Non serve parlar bene o male di un prodotto, serve sapere come si verifica la realtà
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In questo articolo prendiamo in esame in particolar modo le lampadine a led* che ormai sono sulla bocca di tutti e di cui tutti parlano con una tale sicurezza da presumere che se ci sono dei led, va bene qualunque cosa. Quindi prodotti di qualunque produttore, qualunque fornitore, qualunque paese di produzione**, qualunque prezzo, vengono spesso ritenuti di pari valore (valutando solo la convenienza all’acquisto e suggestioni estetiche) senza aver nemmeno verificato con quale tecnologia e con quale standard qualitativo siano stati realizzati, ma soprattutto come realmente funzionino. Ovviamente la prova è perfettamente replicabile anche per le lampadine fluorescenti a risparmio energetico e consiste nel verificare se i consumi effettivi sono quelli promessi, indicati sulla confezione, e, anche in caso di rispondenza alle aspettative, se vi è una porzione non trascurabile di energia elettrica dispersa sotto forma di calore.

*Ma ci riferiamo più in generale alle lampadine che promettono un risparmio di energia a fronte del medesimo illuminamento offerto dalle precedenti soluzioni ad incandescenza, quindi anche le lampadine fluorescenti dette a risparmio energetico.

**Attenzione non è in realtà tanto importante il paese di produzione quanto più lo standard qualitativo assunto dal marchio produttore. Effettivamente marchi affermati sul mercato costruiscono anche in paesi orientali con gli stessi standard che adotterebbero qui; c’è da preoccuparsi invece quando merci non regolamentate o contraffatte raggiungono il nostro mercato da tali paesi senza rispondenza alcuna a norme di qualità e sicurezza.

Un necessario passaggio in più

Sebbene la verifica dei consumi di normali elettrodomestici sia piuttosto semplice, implicando solo di interporre uno strumento (una sorta di tester dedicato o energy meter) tra la presa di corrente e la spina del prodotto***, per misurare il consumo elettrico di una lampadina si deve operare un accessibile, ma non intuitivo, passaggio in più (a meno che non abbiate un sistema avanzato di smart grid e produzione autonoma dell’energia con misura continua dei carichi, ma non mi sembra il caso di questo paese, non per la massa almeno).

***E ne vengono fuori di cose curiose impegnandosi almeno qualche volta a testare.

L’hardware

Nello specifico andremo a procurarci il solito Energy Meter (se mi permettete vi esorterei ad evitare prodotti di mercati orientali, prodotti da bancarella, prodotti da cassa di supermercato, avere misure sbagliate infatti vanifica tutto il vostro impegno ed i vostri intenti, prodotti di qualità costano alla fin fine pochi Euro di più), un cavo bipolare idoneo per gli impianti elettrici domestici (meglio se già munito di spina Schuko stampata o altrimenti…), una spina Schuko, un attacco Edison e tutto il materiale da testare. Chiedete di assemblare il tutto ad una persona specializzata (non si scherza con la corrente e con la tensione a 220Volt), non vi costerà quasi nulla, implicando un impiego di tempo non superiore ai 2 minuti, e vi salverà la vita. Poi se volete guardare come si fa per imparare e far domande ad un esperto, quello è un altro discorso.

Si aprirà un mondo

Una volta ottenuto il vostro kit personalizzato da pochi Euro, potrete collegare le vostre lampadine da testare alle prese di corrente come fossero degli elettrodomestici (leggi le avvertenze in basso), potrete quindi interporre un valido energy meter e verificare, il consumo istantaneo (Watt “W”), la corrente assorbita (Ampere “A”), l’energia consumata in un determinato lasso di tempo (Wattora “Wh”) e diversi altri parametri tra cui i costi (se precedentemente avete impostato la vostra tariffa al kWh giorno/notte). Rimarrete sorpresi (forse ora non più) nello scoprire che diverse lampadine a led presenti sul mercato non consumano quanto promettono, ma non solo… alcune infatti, più di altre (in alcuni casi persino molto più di altre) disperdono quantità di energia non trascurabili sotto forma di calore, problema che con i led doveva essere di gran lunga più contenuto rispetto alle vecchie lampadine ad incandescenza.

Dispersioni di energia sotto forma di calore

I LED infatti vanno alimentati da una corrente costante polarizzata (il cui valore corretto si trova nelle schede tecniche fornite dal costruttore dei singoli LED – Light Emitting Diode – agli assemblatori dei prodotti finiti) che è ottenibile tramite appositi generatori di corrente oppure inserendo una resistenza elettrica (di opportuno valore) in serie con il LED stesso allo scopo di limitare la corrente che in esso scorre dissipando quella in eccesso sotto forma di calore. Quest’ultima soluzione, anche se più semplice ed elettricamente corretta, penalizza l’efficienza del sistema, inoltre a causa della variazione resistiva alle diverse temperature di esercizio, non assicura al LED un flusso di corrente sempre corretto.
Anche nelle lampadine fluorescenti vi è un’elettronica di controllo dato che lavorano in limitazione di corrente e necessitano di uno spunto (una sovratensione) che permetta l’innesco. A tal proposito si fa frequentemente uso di un induttore (detto reattore), più raramente di una resistenza. Ma non solo, le lampadine fluorescenti hanno bisogno di un pilotaggio elettronico anche per la salvaguardia degli elettrodi in quanto la loro usura si manifesta più che altro con le accensioni e gli spegnimenti. Le fluorescenti quindi, anche se non sono state usate fino al loro limite di vita previsto, possono cessare prematuramente il loro funzionamento se accese e spente frequentemente. Il pilotaggio elettronico pone rimedio operando un “preriscaldamento controllato” degli elettrodi che ne ritarda fortemente l’usura. Capirete quindi i molteplici fattori che, da prodotto a prodotto, possono incidere sul consumo elettrico finale e sulla quantità di energia dissipata in calore.

Metodo di testing

Ricordate infine che non è sufficiente collegare la lampadina all’energy meter pochi secondi giusto per la lettura dei primi valori ma, per una misura corretta, dovrete porre maggiore attenzione non all”assorbimento di potenza istantaneo (espresso in Watt “W”), bensì al consumo energetico complessivo (espresso in Wattora “Wh”). Sarebbe opportuno quindi condurre ogni prova per almeno qualche ora al fine di simulare i reali consumi ad esempio di una tipica serata in cucina o in soggiorno.

Il reset

Sappiate inoltre che molti energy meter non si azzerano da soli al termine di una prova e, durante la prova successiva, ripartono dagli ultimi valori registrati continuandoli a sommare. Questo significa che dovrete procedere voi al reset dei valori al termine di ogni test per non falsare le prove successive.

Note

In ultima analisi, l’immagine proposta di seguito è puramente indicativa. La marca dell’Energy Meter in foto è stata coperta per imparzialità, se doveste riconoscere il prodotto sappiate che non è detto che sia migliore di altri solo perchè presente in una nostra foto. Energy Meter di marchi differenti hanno fornito in laboratorio valori di assorbimento differenti. Acquistate semplicemente un buon prodotto e, se proprio volete essere gagliardi, fatene verificare la taratura ad un professionista.

Continua…

Porre attenzione a:
Se non siete ferrati in materia fate preparare il kit (in particolar modo il cavo) al vostro elettricista di fiducia. Con la corrente non si scherza e si rischia seriamente la vita.
Se state testando lampadine di dubbia provenienza fatelo solo indossando guanti protettivi fino a 1000 Volt e appositi occhiali anti-infortunistica per evitare il contatto acidentale con parti conduttrici non debitamente isolate o non rispondenti agli standard internazionali e con possibili scintille.
Non utilizzate mai il dispositivo senza la lampadina avvitata. Inserire sempre prima la lampadina nell’attacco Edison, poi la spina nell’Energy Meter e, sempre per ultimo, l’Energy Meter nella presa di corrente. Al termine rimuovete sempre prima l’Energy Meter dalla presa di corrente e poi tutto il resto.
Cavi con spine stampate (come in figura) sono da preferirsi per il migliore isolamento e la maggiore conseguente sicurezza fornita.
Assicuratevi che l’impianto nel quale allaccerete il kit sia dotato di salvavita a norma.
Effettuate i test solo in ambienti asciutti, sicuri e a norma.
Sappiate prima di operare che né questo Blog, né l’autore, né i collaboratori sono in alcun modo responsabili di quello che fate. Operate solo se debitamente formati in materia o assistiti da personale qualificato.

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Kit verifica consumi lampadine

Una volta preparato il cavo sarà sufficiente prima avvitare la lampadina nell’apposito attacco
Edison, dopodiché inserire la spina nella presa presente sull’Energy Meter e, per ultimo, inserire
l’Energy Meter nella presa di corrente (può necessitare di apposita riduzione di tipo Schuko).
Sul display compariranno i valori rilevati tra cui i principali: il consumo istantaneo (Watt “W”),
la corrente assorbita (Ampere “A”), l’energia consumata in un determinato lasso di tempo
(Wattora “Wh”) e la reale spesa in Euro (se precedentemente impostata).

Come verificare se…

Rubrica: Verifica se è vero

Titolo o argomento: Non serve parlar bene o male di un prodotto, serve sapere come si verifica la realtà

Sinceramente penso che non serva a molto parlar bene o male di un prodotto, un simile comportamento più che altro genera gran rumore ed alza nuvole di fumo che rendono poi difficoltoso vederci chiaro e capire la realtà. Parlar male in sostanza dà origine a quel caos nel quale i “dannaroli” sanno bene come muoversi, parlar male significa quindi avvantaggiare coloro che sono oggetto della critica* . D’altra parte anche dire che qualcosa non serve è a suo modo inutile se non si propone poi un’alternativa utile a risolvere la questione.

*Non stiamo facendo riferimento a pettegolezzi di paese ma a serie e responsabili opinioni e analisi tecniche su marchi, prodotti e servizi presenti sul mercato

La mia idea è che bisogna imparare a far da soli parte delle cose che ci sono necessarie nel quotidiano (magari quelle per le quali siamo particolarmente portati o che comunque rientrano nelle nostre possibilità con un minimo di impegno) ed a verificare tutte le altre che demandiamo a terzi specializzati che le realizzano al posto nostro (perchè ovviamente non abbiamo tempo e modo di fare tutto noi o non disponiamo di competenze debitamente approfondite per poterle fare). Sì, mi piace l’idea di una competenza di base, un’infarinatura fornita già dai piani di istruzione delle scuole elementari, necessaria e sufficiente a coprire le nostre prime necessità. Ciò ridurrebbe drasticamente episodi di truffe (anche quelle legalizzate**) così come gli acquisti insoddisfacenti, le perdite di denaro, l’incompetenza, l’opportunismo ed anche la banale ma spregevole occasione quotidiana di lasciare che chiunque si prenda gioco di persone ignare raccontando loro quel che si vuole ed ottenendo affidamento basato sul solo carisma (la chiacchiera d’attrazione, l’antichiacchiera, la chiacchiera uguale ma contraria di segno a quella dei logorroici).

**Ovvero quelle concepite ai limiti della legge sfruttando l’ignoranza diffusa, in quanto la legge non ammette ignoranza ma… se nessuno ti offre un’istruzione adeguata, è facile cadere nei tranelli.
Si vedano ad esempio i contratti a tariffa fissa di alcune società di servizi effettuati ad insaputa dei consumatori tramite false firme apposte da giovani agenti, porta a porta, istigati alla furbizia da superiori opportunisti; il tacito rinnovo fatto firmare con astuzie da prestidigitatore da alcuni venditori di spazi pubblicitari; il diritto di prelazione furbescamente presentato in alcuni uffici come fosse una semplice presa visione che “dovrebbe” testimoniare al capo del vostro agente che siete stati seguiti nella proposta di un servizio ma che in realtà, potreste scoprire, vi vincola ad acquistare il loro servizio qualora vi vogliate rivolgere alla concorrenza; e così via…

Non si tratta di fantascienza, né della temibile (e sovente disastrosa) tuttologia, soprattutto se si considera che questo metodo è adottato con successo ad esempio in Germania ed in Svizzera (come abbiamo scritto in diversi articoli a tema) già dalle scuole medie e superiori dove indistintamente a maschietti e femminucce viene insegnato a cucire un bottone, così come l’educazione tecnica moderna nonché l’economia domestica e, più in generale, a saper provvedere autonomamente alle prime necessità per gestire lavoro, famiglia ed i propri beni. Parliamo quindi non del cercare di saper far tutto ma di essere in grado di verificare almeno quanto altri hanno fatto o proposto per noi al fine di offrirci un prodotto o servizio. Effettuare quindi anche solo la verifica di un prodotto per sapere la realtà oggettiva ed indiscutibile, non chiacchiere.

Gli articoli di questa rubrica, che seguiranno, offriranno semplici spunti (comprensibili ai più e facilmente attuabili) utili a verificare la rispondenza alle proprie necessità, o a quanto ci si aspetta, da alcuni dei principali prodotti a carattere tecnologico di cui generalmente facciamo uso nel quotidiano.

Continua…

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Non puoi inventare ciò che non esiste

Rubrica: Invenzioni
Titolo o argomento: Cosa c’è dietro la famosa lampadina che si accende?

In realtà le cose non si inventano, le cose si scoprono, si intuiscono, si deducono, si trasformano, si applicano. Esse già esistono e aspettano solo che una vostra percezione le riconosca perchè l’uomo non può inventare qualcosa che non sia già esistente. Se così fosse potrebbe concepire logiche non esistenti in questo Universo e applicarle nonché dimostrarle (ma questo in matematica è definito un assurdo). In realtà quella che chiamiamo creatività altro non è che la capacità di effettuare connessioni logiche, sinaptiche, deduttive.

Pensare che la struttura scheletrica di un animale possa essere replicata nell’architettura di un edificio o di una struttura robotica è ad esempio Biomimetica, comunque non un’invenzione. Piuttosto l’intuizione che una geometria sia utile allo stesso scopo anche in contesti differenti.

Accorgersi che gli alveari hanno una struttura esagonale ripetitiva per un risparmio di materiale altrimenti impossibile con moduli quadrati o circolari, non significa inventare l’honeycomb impiegato con successo nell’aeronautica, nel motorsport o negli arredamenti in cartone, significa più che altro applicare una regola della natura, una tra le tante che rende ad esempio possibile la vita sulla terra o che con tali regole interagisce.

Una centrale nucleare (mi si conceda la rozza comparazione tanto per esser spicciolo) altro non è che una replica semplificata ed in piccolo del comportamento di una stella.

Esasperare le linee caratteristiche dell’uomo anche andando contro il senso dell’utilità concepito dalla natura non significa inventare un personaggio dei fumetti, un mostro, significa concepire l’uomo estremizzandolo al punto da generare una suggestione in chi ne osserva il risultato.

Progettare un nuovo dispositivo elettronico significa sempre sfruttare le leggi della fisica per trarne un’utilità che estenda capacità umane già esisteni. Il telefono con la fotocamera non è un’invenzione ma un prolungamento di una logica già esistente in natura: l’occhio vede una scena, un oggetto, una situazione ed il cervello la elabora e la memorizza. Inventare il primo telefono significa estendere un concetto già esistente per l’uomo, la comunicazione verbale, sfruttando leggi fisiche (già esistenti) che possono essere impiegate con successo nell’ambito di innumerevoli applicazioni.

Per qualunque invenzione proviate ad applicare questo concetto, vi accorgerete che alla radice vi è sempre un “codice sorgente” già esistente in natura e nell’universo che l’uomo, semplicemente, impara ad utilizzare, magari con maestria, ma mai con totale possesso. Solo se si riuscisse a realizzare qualcosa che non sia intimamente collegato al “già esistente” si potrebbe pensare di aver inventato qualcosa, ma per quanto mi sia sforzato di cercare esempi di qualcosa che non sia direttamente (o indirettamente) riconducibile a quanto abbiamo già trovato dopo esser entrati a far parte di questo mondo, un esito positivo mi risulta assai improbabile. La mia ipotesi è che esiste già tutto, devi solo riuscire a vederlo.

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Come nascono le invenzioni?
Non puoi inventare ciò che non esiste

Imitare la natura

Un sistema di mini-robot chiamato MAB inventato da Adrian Perez Zapata (studente in design
industriale) per Electrolux Design Lab 2013. La sfera si alloggia in un punto a piacere della
casa, in essa sono contenuti centinaia di mini droni che si occupano di pulire ogni angolo
della casa. Il sistema imita gli insetti che in natura vengono sfruttati ad esempio nelle
coltivazioni biologiche per combattere i parassiti.
Image’s copyright: electroluxdesignlab.com

La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 4

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Conclusioni circa l’articolazione “Tecnologia” di questa rubrica

Ci siamo soffermati in particolar modo sulla voce “Tecnologia” in quanto, nonostante gli aspetti sociali ed economici siano trattati largamente su questo Blog, il carattere predominante spetta pur sempre all’affascinante ambito tecnologico del panorama mondiale. Molti altri esempi si potrebbero esporre ma non serve allungare il brodo una volta capiti i concetti chiave; sarebbe già buona cosa comprendere che non basta leggere un libro o imparare un concetto a memoria, è necessario invece stimolare la mente a ragionare, imparare a fare ricerca, imparare a verificare le teorie sostenute, imparare ad essere versatili e non ottusi*, farsi continuamente domande, essere curiosi, cercare di vedere se si è capaci nel passare da una teoria imparata su un libro alla sua applicazione pratica su un progetto interamente curato da voi…
Ogni singola frase di questa serie di articoli (così come di tutti gli altri presenti in questo Blog) è oggi perfettamente dimostrabile da parte di chiunque e rappresenta pertanto un concreto spunto oggettivo adornato di 16 curiosi esempi (solo nell’articolazione “Tecnologia”) facilmente verificabili se si dispone di un buon metodo di studio.

*Non dimenticherò mai un dermatologo a cui feci una domanda sul cuoio capelluto aggiungendo una mia ipotesi, da profano, di biomeccanica (che non sapevo né potevo dimostrare essendo per l’appunto ignorante in materia). Lui si mise a ridere quasi con tenerezza come a dire “Poverino…”. Due anni dopo un giovane ricercatore ottenne un riconoscimento perchè condusse uno studio completo, che ovviamente seppe dimostrare, che portava allo stesso risultato della mia ipotesi… Evitando false modestie posso affermare di essere orgoglioso di esserci arrivato anche io.

Esempi di risposte logiche

Così uso già da anni tecnologie e metodi che ancora la gente non ha, non conosce**, non ha studiato, non sa ancora approcciare, addirittura in alcuni casi nemmeno concepisce e, anche se di tali tecnologie non ne viene finanziata e promossa la diffusione, studiare tanto in maniera “costruttiva” (quindi non a cantilena) ripaga almeno degli sforzi sostenuti e migliora la qualità della vita. Lo scarso interesse della massa poi è un problema che affligge la massa stessa e non più di tanto un ricercatore***, un giovane che ha voglia di fare o un adulto che desidera ancora mettersi in gioco ed ama vivere un cambiamento, un’evoluzione che si possa toccar con mano. Studiando oltre (viaggiando oltre gli ordinari piani di studi, visitando quella affascinante dimensione che si chiama ricerca, in questo caso, tecnologica) avete la possibilità di portare il futuro nel presente senza necessità di attendere che qualcuno decida per voi che è il momento giusto. Ed è per questo che, senza eccedere, mi concedo di affermar che vivo 20 anni nel futuro senza bisogno di una macchina del tempo. E’ bastata la curiosità, è bastato farsi tante domande, è bastato chiedersi perchè diversi programmi di studio risultassero così noiosi pur avendo io una gran voglia di studiare, è bastato nutrire il desiderio di capire come funzionano quante più cose possibile, è bastato crescere fin da piccoli tra spunti di fisica come ad esempio le celle termoelettriche, i materiali piezoelettrici, i cicli termodinamici… i cui effetti mio padre mi mostrava come fossero un gioco. Un gioco che mi affascinava ma che non capivo. Probabilmente è proprio vero che il caso non esiste.

Quando ho fatto domanda per far togliere il contatore della rete elettrica, l’operatrice mi ha chiesto a quale fornitore intendessi passare. Io le ho risposto che non sarei passato a nessun altro fornitore e lei, decisamente sorpresa, mi ha chiesto come avrei fatto ad avere l’energia che mi occorre. Un istante dopo ha proseguito chiedendomi se avessi intenzione di installare un impianto fotovoltaico, al che le ho risposto che basta semplicemente studiare per bene i libri di Ingegneria Meccanica e, in particolar modo, i testi di Fisica Generale I, Fisica Generale II, Elettrotecnica, Analisi Matematica I, Analisi Matematica II, Meccatronica, Macchine, ecc.. Nessun segreto quindi, è sufficiente semplicemente (ironia della sorte) non studiare “meccanicamente”…

Questo offre almeno una possibilità di modellare il futuro con le proprie mani e costruire da sé le alternative che oggi non vengono proposte, o vengono proposte in ritardo come fossero nuove, o vengono proposte a condizione “che”. Ma sappiate fin da prima che, senza bisogno di elencarvi le mie, sono solitamente più scomode, richiedono più impegno, implicano un sacrificio iniziale, non sono necessariamente in tutti i casi più economiche… ma vi rendono liberi, vi fanno sentire il brivido dell’indipendenza, vi fanno sentire felici se siete creativi, costruttivi dentro, curiosi, vi offrono una possibilità di scegliere tra quello che c’è già e quello che potreste avere. Ma tutto questo se e solo se vi dà gusto la vita, viverla fino in fondo, viverla a modo vostro, viverla in un modo nuovo, viverla in maniera più semplice (anche se, paradossalmente, con tecnologie più sofisticate), viverla senza l’assidua ricerca della “comodità” e viverla sapendo che siete stati voi a scegliere ciò che ritenevate più adatto e non siete stati vincolati verso una sorte unilaterale preannunciata.

La vostra sicurezza in quello che farete (attenzione non il fanatismo) verrà percepita da chi vi sta intorno. Grazie a questo, fidatevi, se quello che farete sarà fatto bene, non vi considereranno diversi, non si allontaneranno da voi e non riterranno un problema il fatto che non vi siate omologati alla società. L’importante è che non imponiate mai a nessuno il vostro pensiero, che non giudichiate mai migliore quello che fate (piuttosto definitela la vostra rispettabile scelta) e che non stiate sempre lì a parlarne, ad esser petulanti ripetitivi predicatori… non serve. Le persone sono molto più intelligenti di quello che sembrano, hanno solo bisogno di stimoli, rapidi input, provocazioni, piccole scossette.

**Per carità non mi scrivete effettuando insinuazioni circa il moto perpetuo e improbabili teorie, io mi riferisco a quello che nei libri di fisica c’è già, è già dimostrato e si può sfruttare fin da subito, anche da soli, se solo lo si studiasse a fondo coniugandolo con le materie che vi gravitano attorno, come ad esempio l’elettrotecnica e la meccatronica. Un esempio? Incrementare, fino al triplo, la produzione energetica di un impianto fotovoltaico con un sistema di inseguimento autocostruito e autoadattativo che non segue un movimento impostato ma rileva da solo da che direzione proviene l’irraggiamento migliore. Sfruttare i principi della fisica per costruirsi un sistema d’accumulo ad hoc, magari senza pretese ma ad hoc. Evolvere da soli il proprio autoveicolo (certo, competenze e razionalità permettendo) per trasformarlo in ibrido senza doverne acquistare un altro nuovo, costosissimo e che magari non è corredato della tecnologia che invece voi avete scelto. Il vostro robot personalizzato, il vostro dispositivo personalizzato, e così via…

***Specie se non ha intenzione alcuna di trasformare in business qualunque cosa egli studi ma è semplicemente spinto dalla passione.

Continua…

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Fotoresistore Fotoresistore

Nell’immagine un fotoresistore appoggiato su una normale stilo. Si tratta di un
componente elettronico la cui resistenza (ohm) fornita è inversamente
proporzionale alla quantità di luce che lo investe. Componente utile, ad esempio,
quando si realizza un sistema che deve “leggere” la luce per “suggerire” la
posizione ideale di esposizione di un dispositivo (magari proprio di un impianto
fotovoltaico motorizzato). Ma esistono diversi altri mezzi, sfruttanti
opportune leggi fisiche, per raggiungere lo stesso scopo.

La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 3

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Comunicazione

La comunicazione a costo zero (10+)

In diversi paesi del Nord Europa (vedi ad esempio la Svezia) l’uso del cellulare è gratuito senza tariffe da pagare, è sufficiente ascoltare un messaggio pubblicitario prima di iniziare la telefonata. In altri paesi emancipati (anche dell’est Europa) Internet è gratuito per le strade ed il wi-fi è largamente diffuso nelle piazze a disposizione di tutti, creando tra l’altro ottime occasioni di aggregamento sociale.

Internet condominiale (10+)

Grazie ad Internet condominiale (una trovata che mi hanno mostrato diversi studenti universitari, tra i più arzilli di Italia, e che solitamente sviluppano da soli) gli studenti pagano l’ADSL anche solo 1 euro al mese anziché circa 30 (a parità di servizio erogato). Certo la banda diminuisce se si collegano in troppi contemporaneamente; se c’è un problema bisogna uscire dall’appartamento per raggiungere il router e magari riavviarlo e tutto quello che volete, ma… se uno economicamente non può, almeno ha una alternativa possibile. Con qualche sacrificio ma possibile. Questo lo si ottiene da soli semplicemente effettuando un unico normalissimo contratto presso il fornitore del servizio di fiducia e installando poi, altrettanto autonomamente, un router condominiale che invii ai vari appartamenti degli studenti la linea. Lo stesso sistema, invece di essere riproposto in egual maniera a qualunque altro cittadino, viene offerto sempre e solo con contratto individuale per famiglia, anche nel caso delle offerte riservate ai condomini, azzerando di fatto i vantaggi economici che un uso comune può portare (si veda anche il Cohousing).

Continua…

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Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Mobilità

Il recupero dell’energia (30+)

Sistemi meccanici di recupero dell’energia in frenata esistono da oltre 30 anni (30+) ma non sono mai arrivati in Europa nonostante il risparmio di carburante fino al 70% offerto in città (si veda a tal proposito l’articolo Sistemi di accumulo aerostatico dell’energia). Non serve un mio commento, ognuno arriva da solo ad operare un ragionamento al riguardo. Miliardi di pasticche freni sprecate inutilmente* infiniti litri di carburante consumati inutilmente, conseguente inquinamento da polveri sottili e prodotti della combustione perfettamente evitabili…

*I sistemi di recupero dell’energia in frenata, sia elettrici che meccanici, sebbene non escludano i normali freni che rimangono fondamentali, ne riducono drasticamente l’usura

I veicoli elettrici (100+)

I veicoli a trazione elettrica sono nati prima dei veicoli mossi da motori a combustione interna (a tal proposito vedi l’articolo “E nata prima l’auto elettrica o l’auto con motore a scoppio?“). Si tratta di una risorsa di fine ‘800 ma effettivamente all’epoca non vi era la tecnologia necessaria per contenere la massa dei pacchi batterie. E’ vero però, che anche quando abbiamo iniziato a visitare lo spazio, tutto è rimasto invariato e dubito che la tecnologie disponibili nell’800 e quelle utilizzate per raggiungere lo spazio fossero le medesime.

L’elettronica delle batterie (50+)

Sistemi elettronici che aumentano la vita delle celle elettrochimiche (tra cui le batterie al nichel cadmio e quelle agli ioni di litio) esistono almeno dagli anni ’70 (potete verificarlo andando a cercare le date dei brevetti depositati) ma quasi nessun costruttore, ad esempio di bici elettriche, li ha adottati nella fase di boom commerciale penalizzando drasticamente la resa e la longevità dei primi prodotti immessi sul mercato. Di fatto questa mancanza riduce notevolmente la vita utile delle batterie ed i costi di mantenimento aumentano vertiginosamente con le ovvie conseguenze.

Consumi di carburante contenuti (30+)

Negli anni ’80 vetture diesel prive di qualunque tecnologia moderna di iniezione, garantivano percorrenze al litro decisamente superiori ai veicoli più tecnologici (non ibridi) e moderni disponibili in concessionaria oggi (si veda ad esempio una certa Fiat Regata Weekend 1.9 Diesel aspirata da 70 cavalli che, con opportune regolazioni della pompa del gasolio percorreva*, in mano mia, 26 km/litro contro i 20-21 km/litro delle più raffinate di oggi di pari dimensioni). Questo era dovuto alla maggiore leggerezza dei veicoli dell’epoca, alla minore richiesta di cavalli, alle gomme sottili ed all’assenza del turbocompressore (un’aerodinamica migliore avrebbe fornito sicuramente un ulteriore miglioramento). Tutte cose che sono state esasperate principalmente per questioni di marketing al fine di avere il numerino alto sulla scheda tecnica delle prestazioni (e, onestamente va precisato, anche per incrementare la sicurezza dei veicoli, mi riferisco alle gomme più larghe ed alle scocche più robuste). Ma, anche se da grande appassionato di motori a combustione interna non nego il suo fascino, non ci si farà molto con un turbodiesel da circa 100 CV/litro (e oltre) in città, nel traffico attuale e con un codice della strada da rispettare.

*Nonostante l’avessi acquistata alcuni anni fa, praticamente per gioco e ad una cifra simbolica di 400 Euro, usata in pessime condizioni generali di abitacolo, carrozzeria, impianto elettrico, ecc. ma con un motore in piena salute.

La tecnologia elettrica ed ibrida (15+)

La vera tecnologia elettrica ed ibrida non ha raggiunto le strade, curiosamente le aziende che proponevano batterie speciali sfruttanti le più aggiornate nanotecnologie e le aziende che realizzavano sistemi ad estensione di range sono andate in crisi economica grave proprio nel momento del maggiore boom. Anche qui non occorrono miei commenti, ognuno può comprendere come chi produce qualcosa di realmente utile non sia incentivato, sostenuto e avvalorato dalle condizioni che trova attorno a sé. I più non sanno, ed anche questo lo potete verificare autonomamente, che a fine anni ’90 quando la Toyota precorse i tempi con la prima versione della Prius, gli analisti finanziari fecero uno studio estremamente dettagliato del progetto per capire se ci fossero gli estremi per un’accusa di “dumping” (ovvero vendita “sotto costo”*). Le case automobilistiche concorrenti asserivano che la Toyota si fosse permessa di fornire una tecnologia troppo vantaggiosa ad un prezzo troppo basso operando una sorta di concorrenza** sleale.

*E’ curioso osservare come il sotto costo sia largamente permesso per tutti quei prodotti che, venduti “slealmente”, fanno chiudere le attività commerciali del centro e/o le piccole medie imprese (prodotti informatici, elettrodomestici, artigianato, ecc.) mentre, se si offre un risparmio a tutti con una innovazione utile, partono subito accuse di concorrenza sleale e, nella fattispecie, dumping.

**Forse non tutti sanno che le case automobilistiche si accordano anzitempo su quali tecnologie introdurre sul mercato ed in quale misura, non mi risulta ci sia un marchio virtuoso a tal proposito a parte TESLA Motors e sicuramente pochi altri che al momento mi sfuggono.

La tecnologia dalla pista alla strada… mica sempre!

Le massime categorie delle competizioni motoristiche sono state le ultime ad organizzare campionati specifici per veicoli ibridi ed elettrici. Sono infatti state largamente anticipate da kart elettrici, moto elettriche stradali, biciclette elettriche ad elevate prestazioni (come quelle oggetto dei nostri studi da anni), vetture elettriche stradali ad alte prestazioni, marchi minori di vetture di formula elettriche e così via. Questo a significare che non c’era un reale interesse e che si è cercato il più possibile di evitare l’argomento. La prova del nove si è avuta con diversi marchi di supercar* che sono usciti con vetture ibride con notevole ritardo rispetto persino alle più semplici utilitarie. Questo però, va riconosciuto, ad eccezione di Porsche AG che con la 918 Hybrid ha compiuto un vero e proprio capolavoro credendoci ed iniziando le sperimentazioni con largo anticipo rispetto alla diretta concorrenza.

*Questo a significare che la tecnologia è sempre sulla bocca di Mr. Marketing ma, stringi stringi, si realizzano esclusivamente “giocattoli per ricchi” in visione dei profitti da raggiungere (come più volte hanno asserito ingegneri delle più prestigiose case automobilistiche presso i convegni di settore ai quali ho preso parte). La vera tecnologia può quindi restare in attesa e se da un lato non posso negare l’importanza di estrarre un profitto da un mercato florido, dall’altro sottolineo l’importanza di essere al corrente, coscienti di questi meccanismi al fine di poter proporre nuove soluzioni già da ora.

Funziona bene? Mandala all’estero!

Le automobili usate con i motori più affidabili, robusti e longevi vengono inviate all’estero, generalmente in est Europa, affinché non circolino più in Italia ove, per sopperire ad un mercato fermo, si cerca di rendere fruibili il meno possibile vetture solide di vecchio stampo.

Su questo tema abbiamo realizzato un articolo specifico dal titolo “Funziona bene? Mandala all’estero!” presente nei link correlati in basso e alla pagina specifica “Automotive”, sezione “Incominciamo a parlare di automobili”.
Vi racconteremo quanto di assurdo ci è capitato mentre tentavamo di acquistare a soli 1000 Euro una vettura in grado di percorrere, con pochi interventi di manutenzione, altri 200-300.000 km…

Continua…

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Funziona bene? Mandala all’estero – Le auto usate di qualità vengono mandate via dall’Italia grazie ad appositi incentivi

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LEGO Mindstorms

Giocattoli meccatronici come il LEGO Mindstorms, dotato di una sensoristica di tutto rispetto,
software e unità centrale di elaborazione intuitivi, avvicinano i giovani amanti della “vera”
tecnologia, tramite il gioco, al mondo della sofisticata ingegneria. Purtroppo sono troppo poche
le realtà che, come questa, insegnano ai giovani cosa c’è realmente là fuori, perchè la “vera”
tecnologia è un tema che si “teme”. Conoscerla significa diventare competitivi, autonomi, liberi,
concreti e molti sistemi obsoleti, evidentemente, non ne sono un granché lieti.
Image’s copyright: The LEGO Group

La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 1

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

La tecnologia

La tecnologia è lì, l’evoluzione vera c’è ed è disponibile, ma solo per i pochi in tutto il mondo che la studiano (condizione necessaria ma non sufficiente) e che la sanno concretizzare. E’ un vero peccato che in molte parti del mondo industrializzato, anche dalle nostre, la si intenda in un altro modo. E così, ciò che serve con priorità, tarda perennemente a raggiungerci mentre ciò che è superfluo ci circonda e ci fidelizza. A tal proposito avevo scritto l’articolo “Tecnologie innovative al bivio: Questione di attriti” (vedi anche i link correlati in basso). Senza ulteriori preambuli andiamo subito al nettare con una serie di esempi concreti, dimostrati, provati, di tecnologie e metodi che tardano a raggiungerci o che si crede siano tutti nuovi solo perchè se ne è iniziato a parlare negli ultimi anni.

Settore energetico residenziale

La cogenerazione (100+)

I sistemi di cogenerazione che producono sia calore che energia elettrica esistono da oltre un secolo (100+) ma se ne parla solo oggi. Oltretutto si tratta di una banale conseguenza fisica che tutti abbiamo avuto nascosta in bella vista sotto gli occhi per interi decenni. Un comune motore a combustione interna, infatti, genera in seguito alla combustione del carburante lavoro meccanico (reso fruibile alle ruote tramite la trasmissione), energia elettrica (resa fruibile alle utenze tramite l’alternatore e la batteria d’avviamento) e calore (reso fruibile, in inverno*, all’abitacolo del veicolo tramite le tubazioni dell’impianto di raffreddamento ma, ovviamente, sprecato il resto dell’anno).

*Periodo dell’anno in cui, se non si usa il climatizzatore ma il riscaldamento tradizionale del veicolo, il rendimento complessivo del propulsore in realtà cresce rispetto al solito 25% c.a. attestato, proprio perchè una parte non trascurabile del calore ottenuto dalla combustione viene utilizzata per scaldare l’abitacolo (cosa che richiede una massiccia dose di energia). Viceversa utilizzando in inverno il climatizzatore, sebbene deumidifichi ed offra il vantaggio di un maggior comfort e vetri correttamente sbrinati, si andrà a ridurre il rendimento meccanico del propulsore, nonché ad incrementare i consumi, per il trascinamento del compressore che opererà sul fluido evolvente nel circuito del climatizzatore.

L’illuminazione (100+)

L’uscita delle lampade al neon, oltre un secolo fa (siamo nel 1909), fu ritardata notevolmente perchè offrivano un consumo energetico assai limitato rispetto alle lampadine a incandescenza. La condizione per far uscire sul mercato i neon (anni dopo) fu quella di addizionarli di un’elettronica che li facesse consumare di più. Il caso di boicottaggio è stato poi smascherato e dimostrato, diversi media si sono occupati della questione e tutti possono verificare la veridicità di questa vicenda. Attualmente, giusto per aggiungere un’ulteriore provocazione, è curioso osservare come certe lampadine a led rimangano fredde* anche dopo diverse ore di utilizzo mentre certe altre diventino bollenti piuttosto rapidamente indicando di fatto un abbondante spreco di energia sotto forma di calore… Potete verificare** il reale consumo di ogni dispositivo tramite tester professionali (multimetri true RMS) o tramite appositi strumenti Energy Meter.

*Con il termine fredde non si intende che non scaldano ma che le temperature raggiunte sono relativamente basse e, ad esempio, permettono il normale contatto con le mani senza rischio alcuno di ustioni.

**E’ vivamente consigliato di affidarsi ad elettricisti esperti, periti, professionisti del settore, per effettuare rilievi con il tester senza rischiare di subire pericolose scariche elettriche e/o per farsi realizzare un semplice kit composto da attacco Edison, cavo bipolare e spina schuko da inserire nell’Energy Meter per verificare il reale assorbimento di potenza ad esempio di una lampadina a led.

L’elettronica delle batterie (50+)

Sistemi elettronici che aumentano la vita delle celle elettrochimiche (tra cui le batterie al nichel cadmio e quelle agli ioni di litio) esistono almeno dagli anni ’70 (potete verificarlo andando a cercare le date dei brevetti depositati) ma quasi nessun costruttore, ad esempio di bici elettriche, li ha adottati nella fase di boom commerciale penalizzando drasticamente la resa e la longevità dei primi prodotti immessi sul mercato. Di fatto questa mancanza riduce notevolmente la vita utile delle batterie ed i costi di mantenimento aumentano vertiginosamente con le ovvie conseguenze.

L’accumulo stand-alone (30+)

Gli impianti di produzione dell’energia con accumulo stand-alone, ad isola, ad esempio tramite il fotovoltaico, esistono da oltre 30 anni ma ancora oggi moltissimi rivenditori di impianti non li propongono (diversi persino non li conoscono, so che è incredibile ma è successo personalmente a me di dialogare, un paio di anni fa, con un venditore che sosteneva l’impossibilità di accumulare energia per la notte) suggerendo sempre e solo la messa in rete dell’energia con condizioni il cui grado di vantaggio lascio a discrezione dell’utente. Negli anni ’80 in Germania erano già diffusi impianti simili (con batterie al piombo) e molte cantine delle villette erano attrezzate per ospitare tali sistemi.

Condivisione di energia tramite Smart Grid (30+)

La messa in rete dell’energia è utile, importante e innovativa ma quasi nessun italiano sa che può farla autonomamente con i suoi vicini acquistando sistemi Smart Grid privati/condominiali gestiti in modo intelligente tramite l’elettronica. L’energia viene così prodotta dagli impianti di tutti i condomini o di tutti i possessori di villette a schiera e può essere accumulata e fornita di volta in volta in quantità proporzionali a chi è realmente presente in casa ed ai sistemi di accumulo che necessitano di una ricarica. Negli Stati Uniti, già nel 1985, nascevano diverse Start Up operanti in questo campo e che hanno fatto passi da gigante negli ultimi 30 anni (si veda ad esempio la Trilliant).

Le vere-false case in classe A (10+)

Una consistente fetta delle case in classe A in Italia sono false. So che per diversi questa notizia appare più come una doccia gelata ma la constatazione viene proprio dalle principali agenzie certificatrici che denunciano l’insufficienza di opportuni controlli e l’esistenza di realtà che vendono a poche decine di Euro certificazioni sulla parola del “richiedente” senza alcun controllo effettivo dell’edificio. E’ persino possibile acquistarle su un noto sito internet di ecommerce senza che nulla sia debitamente verificato. Le leggi sull’efficienza energetica, dal 2008 ad oggi, sono diventate via via più tolleranti affinché case che non sono realmente in classe A lo diventassero con un minimo sforzo. Molti clienti non dispongono di ben 4.000 Euro per poter far controllare e certificare da tecnici privati la veridicità della propria classificazione energetica. Potete, almeno in parte, “rimediare gratuitamente” (ma non si tratta assolutamente di un metodo sufficiente) confrontando le vostre bollette* di energia elettrica e riscaldamento con quelle di una normale casa di pari metratura in classe arretrata. Ho visitato di persona, assieme a termotecnici qualificati dei principali organi certificatori (LEED, Itaca, Casa Clima…), abitazioni di 150 mq in classe A con ben 2800 Euro di bollete luce gas annue contro case costruite oltre 20 anni fa (quindi nel momento in cui in Italia la sensibilità verso il protocollo di Kyōto non era ancora manifesta) di ben 300mq (il doppio) con soli 1080 Euro di bollette luce gas annue (a parità di tipologia di abitazione, zona climatica, tipologie di elettrodomestici, nucleo familiare, uso dell’abitazione, ecc.). E’ evidente che qualcosa non va. I controlli eseguiti a campione presso i cantieri di diverse regioni d’Italia, allo scopo di verificare la reale classe energetica cui appartiene un’abitazione, ammontano solamente al 4% di tutti i cantieri in opera. Di questo 4% si è scoperto che, nel 50% dei casi, le certificazioni energetiche risultano essere fasulle e/o acquistate su internet (dati forniti dagli enti preposti ad erogare i corsi di specializzazione per diventare certificatori energetici accreditati).

Su questo tema realizzeremo una rubrica più approfondita dal titolo “Le vere false case in classe A” che potrete ritrovare facilmente tramite la casella cerca o alla pagina “Building”.

*Ma dovreste controllare anche la qualità dell’aria, la salubrità generale dell’edificio e molti altri parametri affidandovi a tecnici esperti esterni alle imprese (come la legge richiede).

La piezoelettricità (130+)

Tempo fa ho sentito l’intervista di uno studente che con i suoi colleghi ha realizzato un interessante dispositivo per produrre energia dalle vibrazioni. Questo dispositivo fa largo uso dell’effetto piezoelettrico e quindi dei materiali che sono caratterizzati da tale proprietà fisica (si veda a tal proposito l’articolo “Che cos’è la Piezoelettricità?“). Niente di strano quindi, il problema sta solo nel fatto che lo studente ha affermato che oggi si possono fare cose simili perchè sono stati inventati i materiali piezoelettrici. ???? Forse voleva dire che oggi si possono produrre in laboratorio materiali piezoelettrici artificiali con precise caratteristiche fisiche e che questi possono offrire ulteriori vantaggi rispetto ai già noti Quarzo e Tormaline le cui peculiarità piezoelettriche sono note da ormai più di 130 anni*.

*La scoperta dell’effetto piezoelettrico risale al 1880 ad opera di Pierre Curie e Paul-Jacques Curie.

Continua…

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