Officina della Matematica

Gli attrezzi per costruire i tuoi esami

A breve partirà su questo blog una nuova rubrica intitolata “Officina della Matematica”, sarà divisa in circa 30 articoli e si svolgerà nel corso del 2010. Lo scopo di questa rubrica, come il nome lascia intendere, è quello di esporre in modo chiaro e semplice un piccolo catalogo di strumenti di matematica molto utili per superare gli esami universitari in particolar modo presso le facoltà di Ingegneria.

Un set di chiavi di manovra, cacciaviti e pinze sono alla base del fabbisogno di strumenti di cui un meccanico necessita per intervenire su un problema tecnico. Senza questi strumenti non può operare. Se ne ha solo alcuni impiegherà molto più tempo del dovuto con ovvie conseguenze in termini di sprechi…

Allo stesso modo, in matematica, ci sono una serie di strumenti che occorrono per affrontare in modo rapido ed efficiente i problemi posti dagli esami. Spesso si tenta di superare gli esami “arrangiando” le conoscenze in matematica senza rendersi conto che, affrontando superficialmente “Analisi 1 e 2”, si impiegherà molto più tempo per superare gli esami tecnici successivi (vedi Ing. Meccanica – Elettronica…). Operatori ed operazioni in matematica sono l’esatto equivalente di chiavi, pinze e quant’altro occorre per operare in officina meccanica. Talvolta però occorre fare calcoli, connessioni logiche… ed ecco allora che si ha bisogno di un altro tipo di officina: l’Officina della Matematica.

Target pubblicità e costi su internet: utili riflessioni

Rubrica: Il fantastico mondo della comunicazione

Titolo o argomento: Una nuova crisi

Sebbene si sia portati a pensare che la crisi dei mercati mondiali (verificatasi in modo più incisivo negli ultimi due anni) sia parte di un meccanismo ciclico che si verifica ogni tot decenni e che ormai volge al termine, la realtà è ben diversa.

Il fenomeno crisi, in un particolare settore, si verifica quando in seguito ad una crescita forzata e spasmodica si giunge ad un punto in cui non si hanno più miglioramenti da offrire  e si sono esaurite le risorse che alimentano tale crescita; si tenta quindi di insistere verso direzioni che offrono solo la sensazione di crescita.

Un esempio per meglio capire?

Il target della pubblicità su web.

Negli ultimi anni si è fatto di tutto per incrementare, molte volte senza senso, il flusso di visitatori su questo o quel sito. Molte volte lo scopo primario era quello di poter offrire, in seguito ad un sovraffollamento, spazi pubblicitari a costi esorbitanti. Per darvi un’idea si viaggia tranquillamente su costi pari a 600,00 Euro la settimana (in su…) sui siti più in voga. Questo meccanismo ha prodotto diversi effetti per i quali, spesso, ci si guarda bene dall’informare il cliente che sta pagando lo spazio pubblicitario.

Effetto 1. Pubblicità che parlano dei più disparati prodotti sono state inserite su siti che parlano di tutt’altro. Il visitatore che arriva per leggere qualcosa a cui potrebbe essere interessato trova essere tali pubblicità un elemento di disturbo alla propia lettura. Conseguenza: Calano le visite sul sito in questione.

Effetto 2. Chi deve vendere comunque spazi pubblicitari trova rimedi estremi quali ad esempio il ricorso a foto di donne nude per attirare nuovamente l’attenzione. Conseguenza: Il sito continua a riempirsi di visitatori casuali non interessati ai temi proposti dal sito stesso. Tali visitatori rientrano nel conteggio delle visite giornaliere ma nessuno vi informa che accedono al sito, lo trovano poco interessante e dopo pochi secondi sono già fuori.

Effetto 3. Laddove il ricorso a donne nude è palesemente insensato si ricorre ad altrettanto fastidiosi stratagemmi. La pubblicità compare all’improvviso sopra il vostro articolo e, nel tentativo di chiuderla, siete costretti a leggerne almeno una parte. Conseguenza: Molti visitatori restano male per l’accaduto e cercano siti, magari più freschi, più giovani, con meno pubblicità, presso i quali attingere alle informazioni ricercate.

Effetto 4. Il rovescio della medaglia dell’effetto 3 è molto positivo: si verifica un ricambio generazionale persino su internet che favorisce notevolmente i nuovi siti, meglio organizzati e meglio realizzati. Conseguenze: Anche su internet si presenterà presto la crisi dei grandi colossi. Ci sarà un effetto valanga ma non per l’arrivo improvviso di nuovi visitatori che scoprono un nuovo servizio (come è accaduto per Facebook e come sta per accadere per Twitter) bensì per il crollo improvviso di una gran fetta di visitatori che si staccheranno e volgeranno in cerca di novità “vere” e non delle rimescolanze della solita pizza.

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Quando il tempo non scende

Si sale in macchina e iniziano le prove. Giro dopo giro il cronometro potrebbe decidere  di fermarsi oltre un certo limite. Andare sotto quel limite, anche di pochi centesimi può sembrare un’impresa impossibile. Si continua a perdere tempo e denaro. Si consumano gomme, si usurano, talvolta si rompono, importanti componenti meccaniche. Un enorme dispendio di energia si tramuta in stress e frustrazione.

Perchè?

Inutile tentare di andare contro la fisica, contro le forza centrifuga, contro l’inerzia, contro l’aderenza delle gomme… Inutile spostare nel setup “questo o quello” se non si sa il perchè e gli effetti che un tale cambiamento può produrre. Se un mezzo non risulta equilibrato o se state commettendo degli errori di guida, state tranquilli che il vostro risultato non cambierà insistendo.

Bisogna tornare alla radice, fermarsi e ragionare, ascoltare chi ha più esperienza, sperare di trovarsi a lavorare in un team giovane ma che contenga anche elementi abbastanza “anziani” che sappiano il fatto loro.

Affrontare anche solo una curva in un modo completamente diverso dal nostro, può farci recuperare fino ad un secondo al giro e può produrre un minore affaticamento delle gomme.

Spostare anche di pochi millimetri l’altezza di un’auto da corsa sull’asse anteriore o posteriore può offrire l’inserimento azzeccato che cercavamo.

Studiare e studiare. Studiare e provare. Fermarsi e ragionare. Imparare e riprovare…

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Può avere un costo mantenere un Blog? -2-

Dipende dallo scopo che ha il blog stesso e dalla voglia di fare

Curiosità: sostenere le spese (anche mentre si è studenti).

Prosegue dall’articolo “Può avere un costo mantenere un Blog? -1-”

Come è possibile sostenere tali spese nel caso si sia studenti e non si lavori a tempo pieno? Spesso si parte da aspettative troppo alte e complicate e si finisce per non concludere nulla. Il bello di una simile idea sta nel riuscire a fare “grandi cose” partendo dalle cose più semplici del mondo… quel genere di cose spesso disprezzate e che molti, nell’era del gossip, della fama e della notorietà gratuita, sottovalutano con decisa ignoranza. Non è infatti complicato mentre si studia all’Università lavorare come barista o cameriere part time. Le Università stesse forniscono opportunità di lavoro part time con buoni compensi. Inoltre non è impossibile trovare un lavoro come collaboratore per una ditta che opera nel settore per il quale stai studiando: studi ad ingegneria informatica? E’ probabile che tu riesca a trovare un lavoro “che potrebbe anche essere sottopagato” per realizzare delle semplici reti intranet per uffici. Questo è solo un esempio ovviamente tutto dipende dalla tua volontà. Non dimenticare che se un lavoro non è retribuito come desideri, anche se hai tutte le ragioni, la volontà di sacrificarsi anche solo per un periodo di qualche mese, può fare letteralmente la differenza e può innescare una serie di situazioni per te vantaggiose.

Immagina di rifiutare un lavoro per un puntiglio, potresti perdere l’occasione di acquistare quel computer e quel software che ti sarebbe servito per realizzare siti internet con il tuo metodo… Potresti perdere l’occasione di acquistare quel tornio da legno per realizzare quel complemento d’arredo che hai disegnato e che vuoi provare a vendere dapprima quasi per gioco e poi, chissà…

Ricordo che per acquistare la mia prima moto nuova, imparai a fare il gelataio ed il pasticcere. Questo non aveva nulla a che vedere con il settore dei motori ma, il denaro che guadagnavo, sì. L’importante era avere una fonte alla quale poter attingere per iniziare un progetto, realizzare un piccolo grande sogno… Il tetto lo fa la tua forza di volontà e sacrificio e, non lo nego, una buona dose di situazioni favorevoli. Spegni la tv, libera la mente dalle frivolezze e scatena la tua fantasia…

Continua…

L’evoluzione dell’ignoranza

Per molto tempo l’ignoranza è stata attribuita soprattutto a coloro che hanno terminato gli studi troppo presto o a coloro che non hanno mai avuto modo di affrontare un percorso di studi. In questa fascia si inserivano spesso nonni o bisnonni che ai tempi della guerra avevano ben altri pensieri. Successivamente il termine ignoranza è stato abbinato troppo facilmente (talvolta erroneamente) a persone di generazioni precedenti a quelle attuali solo per questioni di incompatibilità nelle esigenze e nei modi di vedere modificatisi nel tempo.

Oggi invece l’ignoranza ha subìto una forte evoluzione. Sebbene possa sembrare un paradosso, è così. L’ignoranza oggi non è propria solo di coloro che non hanno “studiato” bensì anche di una fetta di laureati…

Mi capita sempre più spesso di parlare con laureati che, una volta acquisito il “pezzo di carta”, credono di sapere tutto… Nessuno deve più insegnar loro nulla. Hanno preso una laurea su una specializzazione ma sono saccenti in tutte le scienze possibili immaginabili. Si caricano da soli e tutto questo per una laurea che oggi prendono tanti, ma proprio tanti giovani.

L’ignoranza non scompare con una laurea; l’ignoranza scompare nelle menti aperte, le menti che sanno immedesimarsi nei panni altrui, le menti imparziali, le menti che valutano ogni cosa obiettivamente, le menti che non smettono mai di studiare, le menti che sanno applicare un metodo di studio, che sanno ricercare nuove fonti alle quali attingere, le menti che evolvono i loro pensieri, che vogliono imparare cose nuove e sanno come farlo, le menti che non sono mai come il giorno prima, le menti che crescono, cercano e offrono nuovi stimoli, le menti che osservano, ascoltano.

Dice Piero Pelù in una canzone fatta con i Litfiba:

“Non è la fame ma è l’ignoranza che uccide…”

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Può avere un costo mantenere un Blog? -1-

Dipende dallo scopo che ha il blog stesso

Quando un Blog fa informazione può essere necessario affrontare delle spese. Si effettua prima un’importante scelta: “pubblicare informazioni raccolte in giro sul web oppure ricercare informazioni con mezzi propri?” Si compie inoltre una fondamentale valutazione: “a quante persone possono interessare le informazioni che andremo a raccogliere?

Nel caso si scelga di raccogliere in un unico blog informazioni provenienti da una molteplicità di siti web, allora si fa senz’altro un grande lavoro ma non sono necessarie spese di alcun genere se non quelle in termini di tempo e passione dedicata, nonché il pagamento del servizio di hosting.

Nel caso si scelga, come è accaduto per questo blog (Ralph DTE è uno Studio Creativo), di pubblicare informazioni “insolite, rare, spesso personali ma di interesse pubblico, tecniche e tecnologiche, innovative, fuori dai soliti schemi e modellate in base ad una logica del tutto personale“, beh allora può accadere che ci sia bisogno di investire in una idea. Cosa voglio dire?

Di seguito mostriamo in termini piuttosto chiari le spese alle quali è stato soggetto questo blog (o meglio chi scrive per esso) nel corso dell’anno 2009, possiamo catalogare la tipologia di spese effettuate come segue:

  • Spese per libri, volumi enciclopedici, manuali, guide, tutorial, riviste specializzate.
  • Spese per strumenti, attrezzi e attrezzature per prove, sperimentazioni, costruzioni.
  • Spese per le materie prime atte alla realizzazione di un prototipo di un oggetto.
  • Spese per trasferte, conferenze, fiere, corsi di specializzazione, gite d’istruzione.
  • Spese per l’acquisto di software espressamente originale.
  • Spese per interviste, ricerche, telefonate, raccolta informazioni.
  • Spese per il pagamento del servizio di hosting del blog e dei siti ad esso collegati.
  • Spese per collaborazioni e per l’acquisto del materiale richiesto per poter effettuare tali collaborazioni.
  • Spese per promuovere il blog con una molteplicità di mezzi pubblicitari.
  • Spese varie ed eventuali.

Ebbene nel corso del 2009 tutte queste spese per questo Blog sono ammontate ad oltre 1.400,00 Euro. Sebbene possa sembrare una cifra elevata, si tratta invece di una spesa piuttosto contenuta rispetto a quello che è stato acquistato o sul quale si è investito. Se si fosse meno avveduti sarebbe molto facile spendere molto, molto di più per ottenere lo stesso risultato.

Gli acquisti effettuati nel 2009 hanno reso possibile acquisire una tale mole di informazioni valida per realizzare oltre 1200 articoli (stimati). Ovviamente non tutto andrà pubblicato; una parte del materiale verrà utilizzata solo quando un lettore ce lo richiederà via mail (come spesso già accade), un’altra parte del materiale andrà utilizzata per il progetto di rubriche future che sono state iniziate o meno ma non pubblicate, altro materiale verrà utilizzato per le rubriche in corso, un’altra parte ancora verrà utilizzata per via nettamente privata per le nostre prove e sperimentazioni all’interno dello studio creativo Ralph DTE. La questione si fa alquanto complessa in tal proposito.

Siamo infatti in grado, grazie a diversi studi ricerche e collaborazioni in corso, di simulare una molteplicità di attività nel campo delle tecnologie meccaniche, dei materiali, motoristiche, grafiche, edili, per valutarne il probabile successo o meno. Questo evita di sprecare energie e risorse per aprire (ad esempio) un’attività che non funzionerebbe o che sarebbe mal gestita se non addirittura inefficiente. Il bagaglio di esperienza che stiamo accumulando è soprendente.

Continua…

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Ho voluto abbinare all’articolo questa foto trovata sul web perchè a
mio avviso ben rappresenta il significato di crescere e realizzare il
proprio futuro collaborando…

Quoziente di intelligenza, si può migliorare?

Si può migliorare il Q.I.?

La faccenda del QI è più complicata di quanto sembri. L’intelligenza non è qualcosa di astratto che si sviluppa (e si misura) nel vuoto e in assoluto. La misuri applicandola: per esempio, alla soluzione di un problema. O al compito di rispondere alle domande di un test.

Ma per capire le domande devi avere delle competenze: per esempio, la conoscenza della lingua in cui le domande sono fatte, e la capacità di leggere. La cosa sembra ovvia ma non lo è. Quando sono stati fatti i primi test di intelligenza, negli USA, agli inizi del secolo scorso,le persone di colore risultavano sistematicamente meno intelligenti degli occidentali. Qualche bello spirito ha pensato bene di usare questa evidenza per sostenere che le persone di colore fossero “biologicamente” da meno. Mica vero! Semplicemente, le persone di colore mediamente erano meno scolarizzate: quindi avevano in misura minore le competenze (in primo luogo linguistiche) necessarie a riuscire bene nei test e, purtroppo, anche in molte altre cose.

Giusto per capirci: prendi Einstein bambino, sbattilo in un orfanotrofio in un paese sottosviluppato e non mandarlo nemmeno in prima elementare. Vedrai che da grande non arriva a scoprire la teoria della relatività, e che nei test sul QI ha risultati peggiori dei tuoi. Insomma: nasci con un QI potenzialmente alto o basso, ma quel che fai dipende dall’ambiente in cui cresci, dalle opporunità che hai e da quanto ti dai da fare per metterle a frutto.

Si è scoperto da poco che il cervello è plastico fino a tarda età: cioè che può continuare a imparare per tutto il corso della vita. A meno che non arrivi la fregatura dell’Alzheimer (demenza precoce).

Certo, col tempo tutti noi perdiamo un sacco di neuroni, ma aumentano le sinapsi, cioè le connessioni tra neuroni, che sono la cosa davvero importante per pensare. Fra l’altro: in un recente, bell’articolo sul Corsera Edoardo Boncinelli, un neuroscienziato italiano, ha scritto che intelligenza è soprattutto capacità di fare connessioni riprendendo, con questo, le tesi del matematico Poincaré che 100 anni prima (1906, Scienza e metodo) scriveva che creatività è la capacità di creare connessioni nuove e utili tra elementi esistenti.

Insomma: sono la tua competenza linguistica e la tua apertura culturale a renderti intelligente in quanto capace di fare molte connessioni tra le molte cose che sai (hai notato che di qualcuno mica tanto sveglio si dice che “non connette”?) e a darti anche gli strumenti, se lo vorrai e se avrai la fortuna di incontrare qualche buon maestro, per migliorare in matematica o negli scacchi.

Fonti:
E. Boncinelli, Il cervello, la mente e l’anima – Mondadori

A. Oliverio, L’arte di pensare – Rizzoli
Don Milano – Scuola di Barbiana – Lettera a una professoressa

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Diventare istruttore di guida sicura/guida in pista

Rubrica: Diventare istruttore di guida sicura/guida in pista -1-

Titolo o argomento: Il problema della licenza

Siamo alle solite, ogni volta che mi balza un’idea in testa ecco che subito si presentano una miriade di ostacoli. Sinceramente non so se accade solo in Italia o se come dice il detto “tutto il mondo è paese”.

Abbiamo intenzione di organizzare dei corsi teorico-pratici di guida sicura prima e di guida in pista poi, rivolti inizialmente solo agli studenti di ingegneria che prenderanno parte ai progetti formula student – formula SAE. Successivamente il progetto potrebbe crescere e rivolgersi ad un maggior numero di appassionati.

Il nostro problema però è che non ci accontentiamo di insegnare teoria e pratica, anche solo ad un numero limitato di studenti universitari, senza avere una opportuna qualifica che attesti una determinata competenza. Inoltre è importante che prima di insegnare ad altri si esasperino le proprie conoscenze e si studi in modo tale da essere realmente in grado di adempire a tale responsabilità.

Dunque, a chi potevamo rivolgerci per avere le debite informazioni se non alla Commissione Sportiva Automobilistica Italiana ACI CSAI direttamente collegata alla FIA? Detto fatto: Ci siamo messi in contatto con la segreteria dell’ACI CSAI per ottenere tutte le informazioni possibili e la risposta ottenuta è stata la seguente:

Non esistono corsi presso l’ACI CSAI per diventare istruttori di guida sicura – guida in pista aperti al pubblico. Possono diventare istruttori solo persone che, oltre a dimostrare di avere la capacità di insegnare ad altri, siano stati piloti e con una carriera brillante.

Questo significa che anche per fare l’istruttore devi aver posseduto grandi budjet, partecipato a campionati e addirittura vinto corse o titoli… Non sarà troppo? Chi ci segue da tempo sa benissimo che non ci siamo fermati qui. Stiamo infatti prendendo contatti con le maggiori scuole di guida sportiva presenti sul territorio italiano ed all’estero e già abbiamo avuto risposte interessanti. Ovviamente vi faremo sapere le novità e speriamo che qualcuno di voi possa illuminarci con quello che sa scrivendo un commento a questo articolo.

Clicca a sinistra sulla categoria “I/O Pilota” per leggere tutti gli  articoli di questa rubrica oppure visita la pagina Motorsport di questo Blog.

Troppi argomenti insieme? Chi l’ha detto?

Un blog che propone molti temi non è necessariamente confusionario

E’ capitato che qualcuno ponesse alla mia attenzione il fatto che su questo blog vi sono “molti temi” e che non ci siano legami tra tali temi. Per fortuna su quasi 40.000 lettori (nel momento in cui viene scritto questo articolo, ovvero Gennaio 2010, per i valori aggiornati guarda la sezione Statistiche Blog) solo in 2 hanno avanzato una simile ipotesi. Forse abbiamo anticipato un metodo e quando il sistema sarà diffuso saremo stati tra i primi a sperimentarlo ma… guardate di seguito questo curioso esempio reale e affermato più che mai.

Ecco un esempio che vi sorprenderà

Si tratta di un corso di formazione per istruttori di guida sicura eppure pochi penserebbero che tra le materie da studiare per superare il corso vi siano:

  • Elementi basici di matematica
  • Elementi basici di fisica
  • Elementi basici di chimica e sicurezza nei trasporti
  • Elementi di teoria del traffico e segnaletica
  • Psicologia nel traffico e percezione
  • Eziologia degli incidenti stradali

Guarda un pò, anche in un corso per diventare istruttori di guida sicura troviamo la “matematica“, la “fisica“, addirittura la “chimica” e persino la “psicologia“. Alcuni penseranno: “Solo per un corso di guida?” Sì, solo per un corso di guida.

Questo cosa vuol dire?

Coniugare più temi fa parte di un metodo che, contrariamente a quanto ho affermato all’inizio, non è poi così innovativo. E’ un metodo che viene utilizzato da scuole, università, corsi professionali con lo scopo di “integrare” tra loro temi per una preparazione complessiva soddisfacente. Quello che di innovativo c’è in questo Blog è il tipo di temi messi in relazione tra loro, il modo in cui vengono messi in relazione tra loro e la logica del progetto. Avremo modo di parlarne meglio attraverso il tempo, mentre il lettore, viaggiando con noi, potrà leggere i molteplici spunti che verranno pubblicati.

Aggiornamento a Marzo 2015

I lettori di questo Blog sono passati dai 40.000 del Gennaio 2010 a quasi 700.000 del Gennaio 2015. Inoltre abbiamo verificato con piacere che attualmente (e sono passati solo 4 anni) proporre più temi su un Blog è considerato, dai webmaster più esperti, un ottimo metodo per non annoiare, rendere piacevole la navigazione del sito ed ospitare un vasto pubblico. Se contare le innumerevoli occasioni di crescita che, chi segue da anni questo blog, avrà potuto osservare. Occasioni che sono venute da numerose interazioni (vedi la pagina Studio di questo Blog).

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