L’energia umana: Il cervello (curiosità evoluzionistiche)

Rubrica: Energia
Titolo o argomento: La prima fonte di energia per la sopravvivenza e l’evoluzione dell’uomo

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Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Come abbiamo visto nei precedenti articoli (vedi i link correlati in basso) il cervello è ben di più di una massa grassa umidiccia (definizione ironica elargita da un coinvolgente professore ad un convegno tenutosi presso l’Università Politecnica delle Marche lungo un’intera settimana dedicata al vasto mondo delle Neuroscienze).

L’evoluzione del cervello ha accelerato intensamente tra gli 800.000 ed i 200.000 anni fa. In questo arco temporale si è sviluppato ben il 50% del cervello che conosciamo oggi. A seguito di questa impennata prestazionale il cervello è stato in grado di arrivare ad accaparrarsi fino al 20% dell’energia consumata dal nostro organismo.

Curiosamente negli ultimi 200.000 anni il cervello ha rallentato notevolmente la sua crescita esponenziale fino al completo arresto.

Alcuni scienziati teorizzano che il cervello abbia raggiunto i suoi consumi massimi (teoria che però è in contrasto con i consumi di circa il 65% raggiungibili dai bambini che di certo non si tirano indietro dall’abbinare il tutto anche ad un’intensa attività fisica).

Il genetista americano Gerald R. Crabtree dell’Università di Stanford ritiene che oggi siamo persino meno intelligenti di quanto non lo fossimo da cavernicoli, questo perché la mancanza di pressioni ambientali e l’avvento di eccessive comodità della società moderna ridurrebbe l’ottimizzazione di quella rete di geni che fa funzionare la nostra intelligenza.

Alcuni evoluzionisti ipotizzano che lo sviluppo del cervello sia divenuto più incisivo nel paleolitico, epoca in cui gli uomini avevano via via maggiore accesso ad un’alimentazione basata sull’assunzione di carne (proteine animali). Abbandonando un’alimentazione basata prevalentemente sulle proteine vegetali, il tratto digestivo si sarebbe accorciato implicando un minore consumo di energia resa di conseguenza disponibile al cervello (per la crescita dimensionale e computazionale).

I ricercatori dell’Università di Zurigo, nel 2011, hanno però dimostrato che non vi è competizione tra l’energia consumata dal cervello e quella impiegata per la digestione. Inoltre l’aumento volumetrico del cervello sarebbe imputabile alla perdita di tessuto grasso verificatasi con l’evoluzione della nostra specie.

Gli organismi viventi, è risaputo oggi più che mai, necessitano di energia. Questa, a monte, proviene dalle reazioni termonucleari del sole che sono in grado di produrre in un solo secondo 112.500.000.000 TWh contro i soli (si fa per dire) 18,8 TWh prodotti in un anno (per l’esattezza il 2007) dal nostro intero pianeta.

L’impiego base dell’energia per l’uomo è destinato, per natura, al procacciamento di cibo, allo svolgimento dell’attività sessuale riproduttiva ed alla difesa in un ambiente definito ostile. Oggi soprattutto l’ultima esigenza è mutata notevolmente.

Il cervello ed il tessuto grasso sono quindi considerati vere e proprie riserve energetiche cui attingere per far funzionare i nostri strumenti di sopravvivenza. La sostanziale differenza sta nel fatto che, mentre il cervello può disegnare strategie operative a basso consumo energetico, il grasso è una sorgente energetica pronta all’uso. Il cervello ed il grasso possono essere utilizzati per aumentare la nostra forza, mentale nel primo caso, fisica nel secondo. Proprio a tal proposito, potendo l’uomo fare minore uso di grasso nel momento in cui è stato in grado di procurarsi un riparo e predare con maggiore efficienza, il cervello ha sottratto energia al grasso depositato in precise aree del nostro corpo riuscendo così ad ingrandirsi, evolversi e affinare capacità strategiche finalizzate alla sopravvivenza.

Oggi strumenti avveniristici come l’Optogenetica ed il Neuroimaging permettono di studiare più a fondo la natura del cervello; nel primo caso l’Optogenetica permette di illuminare le cellule della rete neurale (o circuito neurale) per stimolarle e studiare le risposte, mentre nel secondo caso il Neuroimaging permette di studare dinamicamente il cervello (si veda ad esempio la Risonanza Magnetica Funzionale impiegata di recente persino nelle nuove branche dell’economia (e affini) che prendono il nome di Neuroeconomia, Neuromarketing, Finanza comportamentale.

Il cervello è dotato di cellule staminali che ne rinnovano mediamente il 2% all’anno. In 10 anni invece cambiano tutti gli atomi del corpo umano. Quest’ultimo punto potrebbe spronarvi quantomeno alla lettura degli studi riportanti le relazioni tra il sistema immunitario ed il cervello (genere di lettura che può rivelarsi oltremodo affascinante…).

Si ringrazia per i preziosi spunti il Dott. Gianvito Martino,
Neurologo e Direttore della divisione di Neuroscienze dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano,
Honorary Professor alla Queen Mary University of London,
presidente della International Society of Neuroimmunology,
fondatore e coordinatore scientifico della European School of Neuroimmunology.

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Risonanza Magnetica Funzionale Neuronale

Il Neuroimaging funzionale consiste nell’utilizzo di tecnologie di neuroimmagine
in grado di misurare il metabolismo cerebrale, al fine di analizzare e studiare la relazione
tra l’attività di determinate aree cerebrali e specifiche funzioni cerebrali.
Image’s copyright: healthcare.siemens.com

L'energia umana: Il cervello

Rubrica: Energia
Titolo o argomento: La prima fonte di energia per l’evoluzione dell’uomo

Il cervello non ha dati di targa come un comune dispositivo che utilizza energia ed opera tramite l’elettricità (ebbene sì il cervello ha delle analogie con gli elettrodomestici ma… qui cominciano e qui finiscono), pertanto, per conoscerlo sempre meglio, è più che fondamentale il lavoro di ricerca di Neurologi, Neuroscienziati, Neuroimmunologi, Neurobiologi, Biologi Molecolari e specialisti “connessi”. Questo lavoro di studio e scoperta, condotto nei principali centri di ricerca e nelle Università di tutto il mondo, si traduce nella verifica e nella correzione di teorie passate (alcune delle quali sono state di ottimo spunto per gli studi moderni, altre delle quali si sono rivelate invece errate) e nella generazione di nuove teorie più rapidamente verificabili grazie alle tecnologie oggi disponibili ed un tempo neanche lontanamente immaginabili (si veda ad esempio la Risonanza Magnetica Funzionale la quale non solo viene impiegata dalle classi di scienziati citate poco sopra, ma da diversi anni ha iniziato a prendere il largo persino negli studi di Neuroeconomia, Neuromarketing e Finanza Comportamentale di cui parleremo in articoli dedicati).

Diventa così affascinante sapere che:

Il cervello assorbe circa 20 Watt, ovvero il 20% della potenza assorbita dall’organismo durante la sua normale attività quotidiana contemporanea pari, mediamente, a 100 Watt (per avere un quadro più generale considera che pedalando in bicicletta ad un ritmo allegro andante, l’organismo assorbe circa 250 Watt* e, durante un’attività più intensa, può superare tranquillamente i 400-500 Watt con picchi, sostenibili dagli atleti agonisti per pochi istanti, fino a 2400Watt).

*Digressione fuori tema: la pedalata assistita è stata proporzionata a questo valore.

Il cervello ha una massa di circa 1,5 kg, ovvero di circa il 2% di un organismo di statura media e pesoforma approssimativo di 75 kg.

Il cervello dei bambini arriva a consumare fino al 65% dell’energia quotidiana disponibile per l’organismo, oltre 3 volte di più di un adulto.

Il cervello di una sola persone dispone di oltre 4,5 milioni di km di connessioni, l’equivalente di 12 volte la distanza che separa la terra dalla luna.

Il 70% del cervello è costituito da acqua.

Il cervello è formato da qualcosa come 80-100 miliardi di cellule in grado di effettuare “trilioni” di connessioni sinaptiche in pochi nanosecondi. Un trilione equivale ad un milione di bilioni ovvero un milione di milioni di milioni, ossia 1 per 10^18, cioè 1 seguito da 18 zeri… Il nanosecondo invece è il miliardesimo di secondo, ovvero 1 per 10^-9.

Le cellule del cervello usano l’elettricità per comunicare.

Il metodo di elaborazione del cervello è basato su un sofisticato sistema analogico, esso quindi non elabora segnali discreti o approssimati ma continui e quindi più completi. Oggi viviamo nell’era del digitale ma molti non sanno che l’analogico è tutt’altro che qualcosa di obsoleto.

Il cervello opera ad un voltaggio molto basso (nell’ordine dei milliVolt).

Il cervello utilizza meno del 10% delle cellule alla volta, se così non fosse i consumi energetici salirebbero al punto da provocare rapidamente uno svenimento.

Il cervello è suddiviso in HUB connessi da reti. Ogni neurone del cervello può effettuare dalle 1000 alle 10000 sinapsi.

Il cervello è dotato di un sistema di manutenzione interna per la riparazione dei danni e la ricostruzione di reti; è dotato inoltre di un sistema immunitario al contrario di quanto si credeva non molto tempo fa.

Il cervello lavora sia in serie che in parallelo; grazie a sofisticate neurotecnologie è stato possibile collegare in parallelo i cervelli di 3 scimmie ottenendo la capacità di risolvere problemi in maniera decisamente più rapida grazie all’aumento della potenza di calcolo, condivisione di esperienze e di capacità sviluppate.

Continua…

Si ringrazia per i preziosi spunti il Dott. Gianvito Martino,
Neurologo e Direttore della divisione di Neuroscienze dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano,
Honorary Professor alla Queen Mary University of London,
presidente della International Society of Neuroimmunology,
fondatore e coordinatore scientifico della European School of Neuroimmunology.

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Lampadina cervello

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Quanti tipi di forze conosci?

Rubrica: Fisicamente
Titolo o argomento: Ecco cosa sostiene il mondo che conosciamo

Le forze fondamentali conosciute, in fisica più propriamente chiamate interazioni, sono solo quattro e spiegano non solo il moto delle particelle ma anche come avviene tutto ciò che percepiamo nel nostro quotidiano e che solitamente diamo per scontato. Se anche una sola di queste forze non esistesse, la vita non sarebbe possibile. Si distinguono: la forza (o interazione) debole, gravitazionale, elettromagnetica e forte. Le altre forze più note nel nostro quotidiano quali ad esempio la forza peso, la forza elastica e le forze di attrito (radente, volvente, viscoso) sono dirette manifestazioni, per così dire, macroscopiche, delle interazioni fondamentali.

La forza debole

La forza debole ha luogo tra particelle dette leptoni (ovvero elettroni, neutrini e muoni) ed altre particelle subatomiche. Questa le trasforma ma è troppo debole per legarle tra loro. La sua importanza è enorme in quanto regola le reazioni nucleari che avvengono al centro delle stelle (quindi anche del sole). La sua debolezza infatti permette al sole di bruciare combustibile nucleare (idrogeno) in reazioni di fusioni così lente che lo fanno durare miliardi di anni. In particolare l’interazione debole è associata al decadimento dei nuclei radioattivi, non può formare stati stabili della materia e, come introdotto, tiene sotto controllo la combustione nucleare del sole. Senza interazione debole il sole esploderebbe in una iperbomba all’idrogeno. Un po’ come se invece di avere dei carburatori o degli iniettori accendeste l’intera quantità di carburante presente nel serbatoio in una sola volta.

La forza gravitazionale

La forza gravitazionale genera una reciproca attrazione tra tutti gli oggetti dotati di massa e può formare stati stabili della materia. Si tratta dell’interazione che trattiene gli oggetti sulla terra così come lega il sole ed i pianeti nel sistema solare e le stelle nelle galassie. La forza gravitazionale è meno intensa delle forze deboli di decine di ordini di grandezza, inoltre non produce effetti nel mondo delle particelle subatomiche però ha un raggio d’azione impressionante che ha giocato un ruolo fondamentale nella storia dell’Universo. La carica gravitazionale è tale che le masse si attirano sempre.

La forza elettromagnetica

La forza elettromagnetica si esercita tra oggetti dotati di carica elettrica, può essere sia attrattiva che repulsiva ed è responsabile dei legami chimici (assieme alle proprietà ondulatorie degli elettroni). E’ come se l’attrazione elettrica che tiene insieme il nucleo e gli elettroni trabordasse al di là  dei confini indefiniti dell’atomo stesso, andando ad agire sugli atomi circostanti. Infatti, nonostante la complessiva neutralità degli atomi, essi si attraggono mediante forze elettriche. Le forze elettriche, per utilizzare un esempio chiaro, sono responsabili della rigidità dei corpi solidi e di ciò che impropriamente chiamiamo forze di contatto: quando spingiamo un oggetto con la mano questo viene messo in movimento dalla repulsione elettrica tra gli atomi del palmo della mano e quelli della superficie dell’oggetto. La forza elettromagnetica vincola gli elettroni ai nuclei nella formazione degli atomi e gli atomi stessi nella formazione delle molecole e dei cristalli. La varietà del mondo che ci circonda è tenuta su dalle forze elettromagnetiche. Ma non solo… dalle forze elettromagnetiche dipende anche la nostra percezione sensoriale. Permettono di vedere grazie al fatto che la luce, che per l’appunto è un insieme di onde elettromagnetiche, colpisce la retina dell’occhio umano. Ma permettono anche di sentire con il tatto e con l’olfatto. Il corpo umano è ricco di parenti stretti dei trasduttori e dei sensori che convertono i segnali esterni in segnali elettrici da inviare tramite le fibre nervose al cervello. Anche i fenomeni chimici e biologici sono di natura elettromagnetica: la percezione dei feromoni tramite l’olfatto, rende possibile dare il via ad un processo di attrazione tra un uomo e una donna, tale percezione è possibile grazie alle forze elettromagnetiche.

La forza forte

La forza forte (detta anche nucleare) è la forza che tiene legati protoni e neutroni in un nucleo atomico ed è causata indirettamente dai quark i quali non si trovano mai isolati in natura ma si presentano in particelle composte dette adroni (nucleoni, pioni pi-greco, ecc.).

Composizione di forze

E’ logico immaginare che le diverse particelle che costituiscono la materia possono partecipare anche a più di un tipo di forza (interazione) contemporaneamente. Ad esempio il neutrone, che è un adrone, si lega con altri neutroni o protoni mediante le forze forti; possedendo un momento magnetico il neutrone interagisce anche con particelle cariche elettromagneticamente. Se il neutrone è libero decade dando origine ad un protone, un elettrone ed un antineutrino con un processo regolato dalle forze deboli. Infine, possedendo una massa, il neutrone è soggetto anche ad interazioni gravitazionali.

Per porre all’attenzione un secondo esempio concatenato, l’antineutrino del precedente esempio, non avendo né carica, né massa, né momento magnetico, è un tipico esempio di particella che risente di un solo tipo di interazione: quella debole.

Intensità relativa

Le quattro interazioni fondamentali offrono un’intensità che può esser determinata osservando gli effetti prodotti su particelle elementari in posizioni spaziali distinte. Emerge così che il contributo della forza forte è 100 volte più grande di quello elettromagnetico e 10 milioni di volte maggiore di quello debole, nonché 10^38 (ovvero 10 elevato alla 38, cioè 10 seguito da ben 38 zeri: 1 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000) volte maggiore di quello gravitazionale. Quindi quest’ultimo potrebbe considerarsi totalmente trascurabile, tuttavia il raggio d’azione rispettivamente delle forze forti e deboli è di soli 10^-15 metri e 10^-17 metri. Viceversa, nonostante vi sia una consistente riduzione degli effetti all’aumentare della distanza, il raggio d’azione della forza gravitazionale e della forza elettromagnetica è decisamente più esteso. La distanza tra la terra ed il sole è di circa 150 milioni di chilometri eppure gli effetti di attrazione gravitazionale si fanno sentire. Pertanto quando la distanza tra le particelle è considerevole l’interazione dominante è quella elettromagnetica nel caso le particelle siano cariche, altrimenti quella gravitazionale.

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In preparazione

Superficie sole

Affascinante immagine della superficie del sole
Image’s copyright: nasa.gov

Creare un buco nero con una tanica di benzina

Rubrica: Fisicamente

Titolo o argomento: Non occorre in realtà molta energia per creare un infinitamente breve ed infinitamente piccolo buco nero, il problema è un altro

Ebbene sì, è sufficiente l’energia contenuta in una tanica di benzina per generare un buco nero di dimensioni infinitesime che duri un tempo infinitesimo (ossia, rispettivamente, estremamente piccolo, breve). Se ci pensiamo un chilogrammo di benzina racchiude in sé circa 12 kWh di energia ed una tanica di benzina da 25 litri, ovvero contenente 18,75 chilogrammi di carburante, ingloba un totale di circa 225 kWh di energia.

Questioni di fattibilità

Il problema è ben altro, si tratta infatti di concentrare una simile (e seppur modesta) energia in due sole particelle elementari che collidono. Per render possibile una simile operazione sarebbe necessario un acceleratore di particelle la cui lunghezza sia pari a diversi anni luce (questo già risulta un “pelino” più difficile).

Curiosità

Altra curiosità, l’energia più o meno contenuta in una tanica di benzina equivale alla moltiplicazione di due valori che hanno un’importanza rilevante per la fisica (specie per la fisica quantistica). Ricordate la formula E = mc^2 di Einstein? Ovvero l’energia contenuta o emessa da un corpo è uguale alla massa del tale corpo per la velocità della luce, nel vuoto, al quadrato. Più precisamente, l’energia contenuta in una tanica di benzina equivale pressappoco alla moltiplicazione della “massa di Planck” per la velocità della luce al quadrato.

Che cos’è la massa di Planck?

Due particelle che si scontrano, avendo sufficiente energia (e quindi massa), possono smettere di esistere lasciando al loro posto un buco nero nel punto di collisione. La massa di Planck, che vale circa un centomilionesimo di grammo, è la più piccola massa possibile per un buco nero.

Note

Max Planck è stato un importante fisico che ha dato origine allo studio dell’affascinante Fisica Quantistica.

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Literature

LHC - Acceleratore di particelle del CERN di Ginevra

Image’s copyright: http://home.cern/

Dentro i cavi di potenza di Ralph DTE EBK Performance

Rubrica: Fisicamente
Titolo o argomento: Quanti elettroni ci vogliono per accelerare un prototipo elettrico Ralph DTE?

Oggi sono in vena di dare i numeri… ovviamente con rigore fisico e matematico ma pur sempre numeri “assurdi”. Affascinanti, sorprendenti, inaspettati numeri dell’infinitamente piccolo. Oggi infatti ci muoviamo nell’ambito della seducente Elettrodinamica quantistica. Se questi termini vi fanno impressione non preoccupatevi perchè cercherò di semplificare teorie e concetti ai limiti del possibile affinché possiate avere un’idea (spaventosa) di che cosa si “muove”, in un solo minuscolo (e apparentemente trascurabile) secondo di tempo, all’interno della sezione di cavo* che porta la potenza elettrica ad uno dei nostri prototipi di bicicletta elettrica ad elevatissime prestazioni: Ralph DTE EBK Performance (di cui prossimamente mostreremo, su questo stesso Blog, scheda tecnica, galleria fotografica, video e svariati contenuti extra…).

Con un’accelerazione intensa (che quantificheremo al momento della presentazione del prototipo) può venir voglia di fantasticare e chiedersi cosa avvenga nei cavi che devono sopportare potenze elettriche sostenute, quindi altrettanto elevate correnti e tutto quello che ne consegue, in piena fase di accelerazione. Per semplificare i conti, far cifra tonda e lasciare un alone di mistero**, prendiamo in esame un valore tutto tondo di 100 Ampére.

*Di una data misura e di un dato materiale, info che al momento sono riservate.
**Al fine di non svelare troppo su Ralph DTE EBK Performance.

Pura follia?

100 Ampére, trattasi di un valore ritenuto altissimo se operate con le correnti domestiche (CA) minori di 10 Ampére e di un valore modesto se siete progettisti di vetture di “Formula E” dove conteggi da 250-300 Ampére (CC) sono all’ordine del giorno. Per un prototipo elettrico nostro, una corrente di 100 Ampére è considerata “ordinaria” specie in fase di accelerazione (in fase di moto rettilineo uniforme infatti l’elettronica provvede automaticamente a ridurre e contenere i valori di corrente al minimo indispensabile utile per mantenere la quantità di moto dell’assieme bicicletta + pilota e quindi compensare le “naturali” perdite per attrito con l’aria, con il suolo, ecc.).

Nell’ordine dell’infinitamente grande

Ebbene in un solo secondo attraversano la sezione del cavo ben 1 x 10^21 elettroni. Volete una traduzione? Quanto appena scritto si legge “uno per dieci elevato alla ventuno”. Ulteriore traduzione semplificata? Quanto scritto significa che dovete prendere un foglietto di carta, scrivere il numero 1 e farlo seguire da ben 21 zeri. In altre parole ancora, significa che nel momento in cui chiediamo una corrente di 100 Ampére, attraversano la sezione di cavo ben “mille miliardi di miliardi di elettroni ogni secondo”. Impressionante. Ecco perchè, come vedremo poco avanti, la sola sfiammata di una frazione di secondo può accecarvi qualche istante… semplicemente avete letteralmente un fulmine in miniatura davanti agli occhi.

Lessico matematico in numeri: 1 x 10^21
Lessico matematico in parole: uno per dieci elevato alla ventuno
Lessico matematico in numeri esplicitati: 1.000.000.000.000.000.000.000
Lessico matematico in parole esplicitate: mille miliardi di miliardi

Nell’ordine dell’infinitamente piccolo

Perchè mai così tanti elettroni? Per il semplice motivo che ogni elettrone porta con sé una carica (negativa solo per convenzione) di -1,6021 x 10^-19 coulomb e per chiedere prestazioni di rilievo al vostro powertrain elettrico dovrete attingere ad un gran bacino di cariche elettriche affinché lo spettacolo abbia luogo. Attenzione però, ora l’esponente ha segno negativo, questo significa che il valore della carica dell’elettrone è estremamente piccolo, ragione per cui ci vogliono moltissimi elettroni per raggiungere la sola carica di 1 coulomb (1 Ampère equivale ad 1 coulomb al secondo, 1A = 1C/1s). In sostanza se prima “l’uno” era seguito da 21 zeri, ora il “meno uno virgola sei” è “preceduto” da 19 zeri e diventa:

Lessico matematico in numeri: -1,6021 x 10^-19
Lessico matematico in parole: meno uno virgola sei… per dieci elevato alla “meno” 19
Lessico matematico in numeri esplicitati: 0,00000000000000000016021
Lessico matematico in parole esplicitate: zero virgola (18 volte zero) sedici (arrotondato)

Accecante…

Se ancora non riuscite ad immaginare quale cataclisma avvenga nel momento che, tramite il drive by wire, chiedete potenza ad EBK Performance, pensate ad una saldatrice (poi vi spiego perchè). Riuscite a guardare l’esecuzione di una saldatura senza l’apposita maschera protettiva? Direi decisamente di no. Ebbene durante uno dei nostri primi test, a seguito di una sconnessione sull’asfalto, uno dei cavi di potenza si sfilò dalla sua sede generando per un brevissimo istante un’arco voltaico accecante analogo a quello di una saldatrice TIG***. Non ci fu pericolo alcuno per il pilota (io…) perchè l’elettronica intervenne a mio favore in pochi millesimi di secondo e l’alimentazione al cavo fu “tempestivamente” interrotta evitando qualunque problema di sorta in caso di contatto accidentale con il cavo (con la corrente continua non si scherza, spendete cifre importanti prima di tutto per la sicurezza e solo in seguito per le prestazioni che, spesso e volentieri nemmeno servono se non si ha uno scopo ben preciso).

***Il cablaggio dei cavi fu evoluto con componentistica impiegata nella Formula1 (per farvi capire… un solo e semplice jack può costare circa 300 Euro) ed in 2 anni di test, ben più severi, non si è verificata più alcuna anomalia di questo tipo.

Altro tipo di connessione: una aneddoto per i giovani intraprendenti

Per questa e per altre ragioni quando un incubatore incosciente ed opportunista mi chiese di immettere sul mercato il mio prototipo (già ai primi stadi) rifiutai: a fronte di un (presunto****) rapido e accattivante guadagno iniziale, avrei dovuto poi rimborsare non si sa quante persone per eventuali danni andando così a spendere molto ma molto di più dell’utile potenzialmente ottenuto. Ma io questo lo sapevo bene, era l’inetto uomo che pensava solo al denaro senza sapere minimamente di cosa si stesse occupando. Se voi ed i vostri figli state realizzando un gran bel progetto, cercate sempre di guardare oltre il denaro e non pensate che la differenza la facciano sempre e solo i numeri (sebbene conservino comunque la loro importanza). A scuola i professori in gamba mi dicevano “Controlla bene il compito che hai fatto e poi consegnalo, perchè dopo… non puoi più correggerlo”.

****Quindi da verificare.

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eBike: scheda tecnica prototipo Ralph DTE EBK Performance – Prossimamente disponibile
eBike: galleria fotografica Ralph DTE EBK Performance – Prossimamente disponibile
eBike: video di presentazione e contenuti extra Ralph DTE EBK Performance – Prossimamente disponibile

Scarica elettrica. Arco voltaico.

Un affascinante arco voltaico generato su una distanza di circa 8mm. Per tale scatto abbiamo fatto uso
in laboratorio di appositi materiali piezoelettrici in grado di generare una scarica tra i 20 ed i 30 kV.
Riprodurre, invece, la reale scarica generata da una corrente di 100 Ampére genera notevoli difficoltà nello
scatto fotografico MACRO nonché un’erosione considerevole nel materiale sul quale si va a cortocircuitare.
Per dare un’idea, una “sfiammata” di mezzo secondo a circa 100 Ampére è in grado letteralmente di
“mangiare” circa 4mm di una piastra di metallo spessa circa 2mm.

Technology for Creators – Parte terza

Rubrica: Multimedia

Titolo o argomento: Contenuti digitali pensati per i nostri lettori

Di seguito la video sintesi tratta dalle riprese che abbiamo effettuato presso l’Advanced Engineering UK 2015 tenutosi al NEC di Birmingham in Inghilterra. Nella descrizione introduttiva si riporta:

La tecnologia oggi, presentata in 120 secondi. Dai sistemi di automazione, robotica e intelligenza artificiale, passando per la meccatronica, i sistemi di misura, la scansione 3d, la prototipazione rapida, il taglio laser… fino alle macchine a controllo numerico, i sistemi automatizzati di saldatura e le sfide tecnologiche del futuro.

Una breve anteprima che mostra, senza pretese, il genere di strumenti oggi a disposizione per i più creativi, per coloro che sentono di voler esprimere il proprio genio e le proprie abilità attraverso tecnologie di spessore.

Il vantaggio di girare il mondo risiede nella possibilità di poter osservare molte cose, anche le più semplici, da numerosi e differenti punti di vista. Un prodotto che può risultare un fallimento totale in Italia non è affatto escluso che possa risultare un successo colossale negli Stati Uniti o, in tutt’altra direzione, in Cina, in India o comunque in mercati che attraversano situazioni ed esigenze “differenti”. Viceversa può valere anche il contrario, un prodotto che non ha avuto successo all’estero potrebbe incontrare una larga approvazione da noi. Certo è che continuare ad osservare le cose sempre allo stesso modo non agevolerà un qualsivoglia cambiamento.

Presso l’Advanced Engineering UK 2015 è stato possibile osservare il Design, l’Ingegneria e le Tecnologie da un’angolazione diversa, non necessariamente più corretta della nostra ma sicuramente stimolante se la vostra mente è golosa di diversità, di sfaccettature, di luci e colori differenti, di modi di pensare differenti, di modi di affrontare e risolvere problemi tecnici e tecnologici (e non solo…) in modo differente.

Cliccando sull’immagine di seguito è possibile accedere direttamente al video che raccoglie alcuni dei principali clip girati in fiera (potete osservare numerosi altri spunti nella galleria fotografica del relativo articolo “AEUK 2015: Prima costruisci, poi affina i tuoi prototipi”. Abbiamo preferito evitare di condensare troppi contenuti nello stesso video cercando di stimolare e favorire l’inquadramento di dispositivi curiosi che potete iniziare ad interpretare autonomamente e per i quali potete contattarci nel caso desideriate ulteriori informazioni.

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Technology for Creators

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Video sintesi sulle principali tecnologie per la progettazione, la prototipazione
e la produzione nei più disparati settori industriali.
A cura di Ralph DTE.

AEUK 2015: Prima costruisci, poi affina i tuoi prototipi

Rubrica: Eventi

Titolo o argomento: Advanced Engineering UK 2015

Spesso negli ambienti del Design, delle Tecnologie e dell’Ingegneria a livello, per così dire, semipro (piccole e medie imprese artigiane con non trascurabili potenzialità di affermazione) chi ha un’idea su cui puntare spende molto tempo e risorse economiche anche solo per buttar giù un primo bozzetto e realizzare un primo prototipo. Poi puntualmente si rende conto che questo primo lavoro richiede numerose modifiche che non sono state previste e che sono necessariamente subentrate in un secondo momento per questioni legate alla fattibilità, al contenimento dei costi ed alla rispondenza del prodotto alle esigenze dell’utente finale. Può sembrar banale e invece sono ancora moltissime le realtà in cui si realizza un’idea che si ritiene definitiva e sulla quale poi si spendono ulteriori consistenti budget (non previsti) per riadattarla alla conformazione che la rende realmente vendibile.

Nel paese della moda, del design, dell’arte, della creatività e della tecnologia d’eccellenza, quale è l’Italia, è piuttosto difficile resistere alla tentazione di usufruire fin da subito del massimo. Rinunciare “all’immagine”, anche solo per presentare un concept, piuttosto che un vero prototipo, può (all’apparenza) risultare impossibile e comportare cupi e asfissianti indebitamenti. Il problema però è che con questo metodo molte idee finiscono con lo scomparire prima ancora di aver preso forma, esattamente come quei microscopici buchi neri che si formano nell’acceleratore di particelle del CERN di Ginevra che scompaiono in un centomilionesimo di miliardesimo di miliardesimo di secondo perchè (in questo caso per fortuna) non vi è sufficiente energia per renderli realmente attivi e quindi pericolosi.

In altri paesi, come ad esempio in Inghilterra, aziende anche di un certo spessore, non hanno alcun imbarazzo nel realizzare prototipi iniziali con scarti di laboratorio o di officina, talvolta persino intaccati da un po’ di ruggine. Il bello poi è che questi prototipi sono quasi sempre funzionanti ed utilizzabili fin dal primo modello e, sebbene non brillino esteticamente, mostrano il fascino senza rivali di aver concretizzato un’idea con una spesa contenuta e, soprattutto, permettono di poterla utilizzare subito per vedere “che effetto fa”.

Presso l’Advanced Engineering UK 2015 che si è tenuto pochi giorni fa al NEC (National Exhibition Centre) di Birmingham in Inghilterra, ho potuto apprezzare numerosi prototipi tutti allo stato primordiale (stato grezzo) ma tutti funzionanti e già utilizzabili. Si potevano persino apprezzare veicoli (tra cui automobili e motocilci) elettrici, ibridi o ad idrogeno, costruiti su telai improvvisati ma densi di contenuto tecnico e tecnologico. Telai e scocche miste in composito e tralicci in tubi di acciaio costruiti a mano in officina anche senza ricorrere a materiali particolarmente rifiniti o a lavorazioni estremamente precise, hanno però permesso di realizzare numerose idee offrendo così, a diversificati potenziali clienti, la fondamentale possibilità di… “scegliere”. Per affinare infatti, una volta intrapresa la strada giusta, c’è sempre tempo.

Se però ora pensate che sia tutto facile, una volta deciso di realizzare più prototipi grezzi con budget contenuti (che non vi facciano sforare i limiti), sappiate che c’è sempre da fare i conti con chi osserverà il vostro prototipo. Se il vostro potenziale cliente ha una mentalità aperta e pratica potrà senza dubbio apprezzare ciò che si nasconde nella vostra idea, ma se il vostro mercato di riferimento sarà ad esempio quello italiano, viziato e straviziato dal surplus, sarà dura essere creduti ed apprezzati. Arrivati a questo punto si rimanda la miglior scelta ultima sul da farsi esclusivamente alla vostra destrezza strategica…

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La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 3

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

La consegna della targa di una moto d’epoca ringiovanita
(la potremmo definire la moto di Benjamin Button)

La Gloria è motorizzata 2 tempi

Mi hanno regalato alcuni anni fa una vecchia moto italiana 2 Tempi da restaurare da capo a piedi. Inizialmente, viste le pessime condizioni, non sapevo che farmene. Poi mi sono accorto che si trattava del mezzo giusto per effettuare alcuni studi di meccanica che descriverò in un articolo dedicato. Il punto è un altro, quando questa moto mi è stata regalata aveva 22 anni di anzianità e con le precedenti leggi era considerata d’epoca. Questo significa che godeva di alcune agevolazioni, una delle quali prevedeva il pagamento del bollo (agevolato) solo in caso di circolazione su strada. Trattasi di una situazione perfetta specie se un appassionato conserva un cimerio di passione solo per esporlo in taverna, addirittura in sala o, perchè no, come nel mio folle caso, arriva a tenere la Replica di una Moto da Gran Premio accanto al letto dove dorme*.

Niente più agevolazioni per i veicoli d’epoca

Con la moto che mi è stata regalata è successo qualcosa di simile, infatti non circola su strada né va a raduni. E’ stata smontata pezzo pezzo in laboratorio per effettuare degli studi di carattere tecnico che altrimenti non avrei potuto condurre su mezzi di maggior valore o su mezzi completamente funzionali ed utilizzabili su strada o su pista. Passa qualche tempo ed esce nel Gennaio del 2015 una feconda** legge che sposta le agevolazioni per i mezzi d’epoca dai 20 ai 30 anni, quindi di fatto nell’età da mezzo storico (per chi non lo sapesse, prima della data citata, a 20 anni un mezzo era considerato d’epoca e, a 30 anni, era considerato storico; ovviamente solo se dotato di particolari caratteristiche di valore tecnico e/o storico***).

La consegna della targa

Non dovendo più il mezzo circolare su strada mi sono quindi informato per la consegna della targa e son venute fuori pagine web (che poi si sono rivelate non aggiornate) che illustravano la procedura prevista dal PRA (Pubblico Registro Automobilistico) per consegnare la targa della moto ed allo stesso tempo conservare il veicolo per motivi collezionistici, affettivi, o di pura e semplice libertà di possedere ciò che ci appartiene, quello che si è acquistato in pieno diritto.

La distruzione obbligatoria del motociclo

Guarda caso la procedura di consegna targhe è stata abolita ed ora è possibile consegnare la targa solo se il mezzo viene venduto all’estero oppure se lo si distrugge (in particolar modo è obbligatorio distruggere il telaio). Perchè mai? Con quale diritto una simile violenza alle cose altrui? Non sono libero di possedere ciò che è già mio e di farne ciò che voglio? Se un veicolo non è più un veicolo ma un soprammobile di valore affettivo, perchè mai devo essere obbligato a distruggerlo per non considerarlo più circolante? Cosa ha a che fare tutto questo con il concetto di libertà e democrazia? Posso (in parte) capire se il mezzo circola su strada e si reintroduce un bollo a prezzo pieno perchè con il ricavato un paese intende compensare dei buchi; ma obbligare il pagamento di un bollo anche su un soprammobile mi pare davvero eccessivo, fuori luogo e mal promettente.

Esempi di risposte logiche

Un cambio radicale

La mia risposta a questa situazione è stata definitiva, onestamente complicata da replicare ma sicuramente concreta. Ho deciso che non acquisterò più una moto o un’auto di particolare interesse sportivo/agonistico, o comunque collezionistico, in quanto, avendo quasi definitivamente completato tutti i miei studi inerenti la costruzione di telai, sospensioni e motori, da qualche tempo ho iniziato a progettare e realizzare personalmente i miei veicoli di culto (o parte di essi – breve nota: verranno esposti alla pagina DESIGN la quale verrà aperta al pubblico una volta pronti) che userò solo in pista senza necessità alcuna, né obbligo, di pagamento di “spese impertinenti”. Alcuni di essi saranno addirittura omologabili su strada e, solo allora, in tale caso limite, chiamati giustamente a pagar per i servizi di cui usufruiscono su strada. Tutto questo solo per poter possedere liberamente una particolare soluzione tecnica apprezzata (un particolare tipo di telaio, una geometria di sospensione, uno schema di motore) senza aver gattini affamati intorno che non si son fatti vedere tutto il giorno e poi, appena hanno fame, iniziano a fare MAO (non Miao che, ancora ancora, ci sta… ma proprio quel MAO snervante traducibile dialettalmente, in qualunque lingua, con l’equivalente di: “Me dai da magnà, me dai da magnà, non smetto finchè non me dai da magnà!”).

Trasferimento di conseguenze

Il problema a questo punto si trasferisce perchè va a colpire una filiera di aziende, professionisti, artigiani e appassionati che nulla hanno fatto per giungere ad una simile situazione. Ed anche se in fondo in Italia le persone che hanno modo di costruir da sé un intero veicolo, continuando quindi a poter perseguire la propria passione indistrubati, si contano sulla punta delle dita, il colpo per l’intera filiera è stato consistente. In men che si dica molti italiani hanno preferito disfarsi del loro mezzo pur di non pagare l’eccesso. E se anche questi italiani hanno vinto la loro causa economica, hanno dovuto rinunciare ad una scintilla che gli faceva brillare gli occhi almeno una volta alla settimana quando, il sabato o la domenica mattina, alzavano quel telo, accendevano il loro pezzo di cuore ronfante e scorazzavano tra le strade sulle quali sono cresciuti. Ma come si fa a distruggere simili cose proprio in un paese come il nostro…

Il tempo? No questa volta pesa più il dispiacere

Per questo contrattempo, per documentarmi, per arrivare a prendere una decisione, ho perso diverse settimane tra motorizzazione, PRA, club automobilistici e motociclistici. In questo caso però, più che il tempo, il vero disagio è stato il dispiacere di non potersi sentire libero in un paese considerato sviluppato. Quanto emerso dalle mie visite a diversi club di veicoli di interesse storico l’ho raccolto in un articolo che verrà pubblicato prossimamente e di cui troverete in seguito il collegamento in basso tra i Lnk correlati.

*Ovviamente senza alcun lubrificante né carburante né altro… per la salubrità dell’aria.

**L’ammontare in denaro ricavato dal sistema Italia, con la reintroduzione del pagamento del bollo sui veicoli d’epoca, non raggiunge i 50 milioni di Euro, il che, come capacità di spesa, equivale ad una signora anziana che si è dimenticata il borsellino a casa e non ha l’Euro per il biglietto dell’autobus. Questa è la proporzione dell’ordine di grandezza.

***Le persone che si fregiavano di tali agevolazioni per mezzi normali erano le classe furbette all’italiana e non sono contemplate in questo articolo.

L’immatricolazione di un mio prototipo di eBike
(pena multe severissime più sequestro ed esproprio del mezzo)

Perchè no?

Dopo aver messo a punto finemente diversi prototipi di eBike egregiamente funzionanti e largamente sfiziosi per i miei gusti, ho pensato di utilizzarne almeno un paio per la circolazione su strada. Così mi sono informato circa i requisiti da soddisfare per poter circolare su strada anche con biciclette elettriche che superano i 25 km/h e che sono dotate di acceleratore come una moto (pur essendo provviste di pedali e perfettamente utilizzabili con la forza muscolare).

Equipaggiamento ad alta burocrazia

Il casco integrale omologato non è risultato essere un problema (lo indosso comunque anche in aree private, anche nei test in pista o in montagna o sui miei prototipi a pedalata assistita a norma di legge), l’aggiunta di luci e di un segnalatore acustico è risultata essere di facile integrazione, il pagamento di un’assicurazione l’ho ritenuto logico non sapendo come altrimenti procedere in caso di collisioni con altri veicoli, l’installazione di una targa già mi sembra eccessiva su una bici ma quello che realmente non comprendo è che, in caso si venga colti a circolare con una bici dotata di acceleratore e capace di superare i 25 km/h, la multa possa superare addirittura i 9000 Euro (come ho letto di recente su alcuni giornali nazionali) più il sequestro e l’esproprio del mezzo.

Le reali sanzioni
(Attenzione, gli importi variano da Comune a Comune)

In realtà possiamo tirare un sospiro di sollievo perchè quanto ho letto sui giornali in questione non corrispondeva al vero, o meglio, corrispondeva ad una trasmutazione del vero per ingigantire la vicenda. La multa di oltre 9000 Euro, che tanto ha risuonato nel web questa estate, non è stata fatta per via della bici elettrica dotata di acceleratore, bensì perchè il conducente non era in possesso di alcuna patente e quindi diventava pericoloso per il traffico nel momento in cui non conosceva le norme che lo regolano e lo rendono sicuro. Le sanzioni “minime” reali sono le seguenti:

Per la mancanza certificato di circolazione ed immatricolazione:
sequestro con confisca del veicolo e sanzione di Euro 154.

Per la mancata copertura assicurativa:
sequestro con confisca del veicolo e sanzione Euro 84.

Per la mancanza di targa:
fermo del veicolo per 30 giorni e sanzione Euro 84.

Per la mancanza di casco:
fermo amministrativo del veicolo per giorni 60 e sanzione di Euro 80.

Per la mancanza patente:
denuncia penale, sequestro per confisca, ammenda da Euro 2.257 a 9.032.

Nei primi due casi e nel quinto, però, si osserva la confisca della bicicletta (non la si riceve più indietro). Mi chiedo come mai una bici elettrica comporti simili severe pene mentre se si va pericolosamente in autostrada in automobile a 200 km/h la contravvenzione è decisamente più abbordabile e si possono persino mantenere i punti della patente pagando una differenza. Perchè mai una bici che si muove in elettrico attira tutto questo interesse? Nei casi di malafede si potrebbe ipotizzare: “Sai, siccome non usi carburanti fossili e sei esente da tasse…”. Mentre nei migliori casi di buona fede: “Sai, non controllando più il mezzo con la sola forza muscolare, in caso di incidente è necessario prendersi grosse responsabilità in mancanza di un adeguamento”. Premesso che in più di un caso ho sentito dire che “a pensar male non si sbaglia mai”, qualche idea mia me la son fatta, anche se in effetti non esistono solo le idee, esistono anche le responsabilità.

L’approccio legale rende liberi e sereni

Non ho ancora calcolato quanto tempo, quante pratiche e quanti giri richiederà l’immatricolazione del mio personale progetto di eBike, ma appena ultimato tutto (non ci penso nemmeno a violare norme, regole e leggi in quanto la soddisfazione più grande per un cittadino ritengo sia riuscire ad evolversi rispettando le regole del gioco e non affidandosi a scuse, plausibili o meno, per infrangerle; andare avanti nella “interezza” della ragione non ha prezzo, è più impegnativo, ma rende liberi con un gusto più che unico) pubblicherò volentieri un aggiornamento completo della prassi seguita. Ad ogni modo il sequestro del mezzo con tanto di esproprio, se ad esempio si vien colti a girare senza pedalare a 45 km/h, mi pare un eccesso ancor maggiore di quello superato dall’ipotetico ciclista ibrido. Tra parentesi i ciclisti da strada professionisti in volata raggiungono i 70 km/h (anche se in regime di traffico controllato, ma nessuno vieta loro di rifarlo negli allenamenti). Io stesso che ho fatto l’agonista nella categoria Cross Country delle MTB (Mountain Bike) ve ne potrei raccontare di limiti “regolarmente” superati con la forza muscolare…

Esempi di risposte logiche

Pazienza e caparbietà

Posso omologare tranquillamente ed in poco tempo i miei prototipi presso le motorizzazioni di ben 3 stati della Comunità Europea che mi hanno fornito la loro collaborazione ma, per una volta almeno, desidero provare come si ottenga un’omologazione in Italia, con quali costi ed in quanto tempo. La motorizzazione della mia provincia ha trovato alcune difficoltà nel capire la mia richiesta ma con una buona dose di pazienza ho spiegato loro che una bici dotata di acceleratore e capace di superare i 25 km/h non è “svincolata” dalle norme del codice stradale previste per i ciclomotori come invece mi stavano comunicando e che, in caso contrario si rischia di incorrere in spiacevoli conseguenze.

Dall’Ing. della Motorizzazione al Ministero dei Trasporti

Una volta assimilato che la bici in questione non si vende nei negozi e non è quindi dotata di libretto di circolazione fornito di fabbrica, mi è stato comunicato che dovrò mettermi in contatto con l’Ingegnere della motorizzazione responsabile delle omologazioni in prototipo unico o per la produzione in serie. Questa figura professionale mi chiederà i disegni tecnici della mia eBike e tutti gli schemi elettrici. Tali schemi verranno valutati e sottoposti ad eventuali note e correzioni per ottenere l’omologazione. La procedura verrà effettuata dal Ministero dei Trasporti Italiano ma la Motorizzazione non mi sa dire in quanto tempo. Una volta ottenuto il primo responso, se tutto va bene, si potrà procedere con l’ottenimento della carta di circolazione e, successivamente, della targa per ciclomotore, quindi dell’assicurazione. In caso contrario sarà necessario correggere il progetto e ricominciare la pratica da capo. Ad ogni modo anche a seguito dell’approvazione dei progetti da parte del Ministero dei Trasporti, dovrò portare il prototipo in Motorizzazione per i controlli definitivi (verranno verificati vari parametri quali ad esempio la frenata nonché la piena dotazione e funzionalità degli impianti). Seguiranno maggiori dettagli in un apposito articolo una volta definita e completata la pratica.

Attenzione al segreto industriale

Per svolgere tali pratiche in tutta sicurezza sarà necessario non dotare il prototipo che verrà analizzato di segreti industriali. Dovrà quindi essere smontata l’elettronica sofisticata per essere sostituita da un’elettronica basilare, stesso dicasi per il motore ed il pacco batterie, nonchè eventuali particolari sensori. L’importante è che le caratteristiche fisiche dei pezzi sostitutivi siano le medesime a livello di potenza erogata, di velocità raggiungibile, correnti in gioco, tensioni e dispositivi di sicurezza. Fornire il modello reale equivale a darsi la zappa sui piedi in quanto tutti cercherebbero di capire come si ottiene un particolare risultato e quali accorgimenti sembrano meritare maggiori attenzioni. Anche se in realtà non è così, meglio non correre rischi inutili (se guardi una Moto da GP senza le carene poi la sai rifare?). Una volta su strada con la propria patente (del ciclomotore, dell’auto e/o della moto), Carta di Circolazione fresca di stampa, Targa per ciclomotori e Assicurazione, si indossa il Casco, l’abbigliamento e le protezioni di Sicurezza, si accendono le Luci e si è pronti per “scorazzare” senza che nessuno multi o peggio sequestri un mezzo così speciale ed importante per la vera crescita di un paese. Se ciò dovesse trovare degli impedimenti ecco che le motorizzazioni dei 3 stati contattati con successo effettueranno la procedura in pochi giorni obbligando l’Italia ad accettarla facendo essa parte della Comunità Europea.

Continua…

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Coppia motore - Momento torcente

Il ragazzo sullo scooterone guarda incredulo lo specchietto. Un oggetto non bene identificato,
assimilabile ad una comune bicicletta, lo sta sorpassando con una elasticità disarmante, a nulla
servirà la sua azione sul gas. L’accelerazione è mastodontica, la coppia arriva subito ed è corposa,
un mare in piena fino al regime massimo senza la minima incertezza. La torsione si scarica a terra
addomesticata dalla sofisticata elettronica. Un setup frutto di anni di esperienza nel Motorsport
rende la bici estremamente stabile, sicura, performante e aderente al suolo senza la minima sbavatura.
La costruzione di telai specifici, di impianti, ruote e raggi ad hoc è stata imperativa per impedire il
collasso strutturale e raggiungere la massima affidabilità. Gli attuali 2.0 Turbodiesel circolanti su
strada restano decine di metri indietro ai semafori. Una tonnellata e mezzo contro una manciata di
chili esprimono entrambi pressappoco la stessa coppia (con specifiche tecniche nettamente
più interessanti a favore della bicicletta).
Da diversi anni ormai ho allargato le mie competenze nel Motorsport anche con le
alternative elettriche ed ibride. Ho cominciato a costruire diverse bici elettriche molto prima
che iniziassero ad andare di moda e mi sono tolto la soddisfazione di utilizzarle di tanto in tanto
anche su strada, prima che ne venisse normalizzata la circolazione con la pedalata assistita. Poi
l’attività di ricerca si è spostata definitivamente su pista ed in montagna. Dei veri e propri UFO
per la gente che osserva spiazzata. Pubblicheremo affascinanti video sul nostro canale YouTube
appena avremo completato i modelli attualmente in studio.

Quando "uno" scandalo non è "lo" scandalo: Il caso Volkswagen – Parte 3

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: L’analisi un po’ più oggettiva e meno impulsiva di un problema

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Conclusioni

Sicuramente è sbagliato truccare le centraline motore per ottenere dei risultati falsati, sicuramente, non ci sono dubbi. Ma… rubare una mela non può esser considerato grave come generare la crisi economica globale che ha distrutto piccole, medie e grandi imprese, artigiani, famiglie, risparmiatori. Queste sono pressappoco le proporzioni. Un mondo come quello moderno che fornisce tecnologie obsolete, senza evolvere realmente la qualità della vita, senza offrire nuovo risparmio e privando così le persone del potere d’acquisto del denaro (che inesorabilmente va sempre più riducendosi), è persino più di uno scandalo, è pura follia. E tale omissione è talmente evidente al giorno d’oggi che il vero scandalo è rappresentato dal fatto di non parlarne e non citare i dovuti esempi e le dovute fonti ma, soprattutto, è uno scandalo il fatto che la massa non sappia quello che realmente può chiedere.

Non mi parlate della vicenda Volkswagen come di uno scandalo da megafono, più che altro come di un tentativo di astuzia finito male per il quale è fondamentale un richiamo all’ordine. Sicuramente quanto è successo non è corretto e non va bene, ma gli scandali prioritari sono ben altri e, come al solito, non li evidenzia nessuno. Gli opportunisti ringraziano (forse) e ballano, sottraggono, spostano capitali da un contenitore all’altro. Nel frattempo la gente continua a ripetere rintontita le notizie diffuse ed imparate a memoria, raramente ragionate, scarsamente rielaborate e non correttamente approfondite né studiate. Perdonate la mia schiettezza ma: “Tanto rumore per ottenere cosa?”. Nella vita delle persone normali non cambierà nulla, in quella di concorrenti e grandi investitori probabilmente sì (specie per chi acquisterà, o sapeva che avrebbe acquistato, cospicue azioni in borsa ad un prezzo quasi dimezzato).

Noi cittadini dovremmo gridare allo scandalo per ben altre cose, per ben altre mancanze, disservizi, omissioni. Ho citato nella parte seconda di questa breve rubrica diversi esempi inerenti il settore automotive ma se ne possono citare molti altri nel settore dell’ediliza, dell’energia, degli elettrodomestici, ecc.. Persino la procedura di rimozione di un’otturazione in amalgama, teoricamente da operare secondo opportune norme e protocolli, può diventare terreno fertile di importanti problemi (non mi riferisco ai vapori di mercurio ma all’assorbimento, da parte dell’organismo, di nanoperticelle derivate dalla fresatura) che possono diventar evidenti anche dopo un lungo periodo. Di argomenti di questo genere, e di molto, molto di più, si parla troppo poco quando magari si è ancora in tempo. Invece si gridano a squarciagola tutti i giorni cose che rappresentano di fatto la punta dell’iceberg. Certo anche le cose più piccole sono importanti ma notare che la scritta Titanic sullo scafo si è un po’ graffiata mentre l’imbarcazione affonda in un mare gelido, sinceramente, a cosa serve? Salverà qualcuno?

Davanti ad una palese contraddizione

Quindi, in soldoni, si richiede alle case automobilistiche di ridurre sempre più le emissioni però non si permette loro di utilizzare le tecnologie realmente disponibili per tale scopo perchè c’è ancora una gran riserva di petrolio che può generare ulteriore ricchezza. Che si mettano semplicemente d’accordo. L’uno vuole ottenere un risultato pulito utilizzando qualcosa che inquina e dotando questo qualcosa di numerosi accessori che spostano il problema in una seconda sede in un secondo momento (vedi ad esempio i filtri antiparticolato) e l’altro è costretto a trovar rimedi capziosi per avvicinarsi ai risultati richiesti senza far uso di strumenti che lo permetterebbero agevolmente. Ma la chimica, non si elude, e un carburante fossile combusto produrrà sempre qualcosa. A questo punto interviene la logica la quale semplicemente afferma: vuoi ridurre i prodotti della combustione? Hai già ottimizzato tutti i parametri in camera di scoppio? Allora non ti rimane che bruciare meno combustibile!

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Componenti di un'automobile

Un’automobile è formata da centinaia e centinaia di parti, nel caso della Volkswagen
molte di queste sono costruite da numerose aziende partner italiane (in Italia).
Solo nelle Marche si contano circa 80 aziende che lavorano per la Volkswagen.
Image’s copyright: www.volkswagen.de