Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 2B – Cenni di Fisica, Aerodinamica e affini

Rubrica: Matematicamente Fisicamente Logicamente | Vehicle,  Aircraft & Spaceships Sim

Titolo o argomento: Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta di Einstein semplificando le nozioni fisiche per conoscerne la bellezza – Aspirazione a geometria variabile

Questo articolo segue da:
Vedi i “Link correlati” riportati in basso

Aspirare aria motore in condizioni subsoniche

Il Concorde era dotato di quattro propulsori turbogetto (con postbruciatori), più precisamente quattro Rolls-Royce / Snecma Olympus 593. Questo tipo di motori a reazione può ricevere aria in aspirazione solo a velocità subsoniche quindi minori di 1 Mach. Tentare di immettere aria all’interno delle prese a velocità supersoniche (o addirittura ipersoniche come nella nostra simulazione ludica) avrebbe portato all’ingestibilità del flusso con generazione di onde d’urto incontrollate, raggiungimento di temperature elevatissime che richiedono materiali dedicati, rapida usura dei motori, possibili rigetti dell’aria stessa con conseguente impossibilità di aspirare comburente e bruciare combustibile. Questo significa che, al di là della nostra simulazione ludica spropositata in regime ipersonico a ben 8,5 Mach (effettuata per gioco solo grazie ad una gradita “anomalia” del sim),  il volo alle sole (si fa per dire) condizioni supersoniche sarebbe stato comunque impossibile da effettuare con quei motori. Ciononostante il Concorde era in grado di volare a più di due volte la velocità del suono. Come era possibile?

Premessa 1: La velocità del suono

La velocità del suono, ricordiamo, varia in base alla quota di volo poiché, in base alle altitudini, variano a loro volta le condizioni atmosferiche e quindi del fluido: temperatura, pressione, densità e viscosità dinamica dell’aria*4.

Il Numero di Mach è una grandezza adimensionale che indica il rapporto tra la velocità di un oggetto in un fluido (espressa ad esempio in m/s) e la velocità del suono nel medesimo fluido sotto le medesime condizioni. Il rapporto annulla le unità di misura che devono essere sempre rigorosamente le stesse (mi rivolgo agli appassionati meno abituati ai calcoli) rendendo di fatto la grandezza adimensionale.

Ad esempio nella stratosfera a 18.000 metri di altezza (limite massimo raggiungibile dal Concorde), ad una temperatura di -57°C, la velocità del suono vale circa 297 m/s (ovvero circa 1069 km/h). Pertanto se sto volando a 605 m/s (ovvero 2179 km/h) mi trovo a 2,03 Mach.

*4 Vi sono apposite tabelle che indicano le proprietà dell’atmosfera alle diverse altitudini. Il Concorde poteva volare ai limiti tra la troposfera e la stratosfera.

Premessa 2: Inversione delle condizioni fisiche del fluido

Più avanti con la lettura potreste chiedervi: “Ma se riduco la sezione di passaggio del fluido la velocità aumenta e la pressione diminuisce, perché allora ridurre la sezione di passaggio delle prese d’aria dei motori a velocità supersoniche?”. Perché a velocità supersoniche, potremmo affermare con le dovute cautele, tali condizioni si invertono. Per semplicità riassumiamo come segue.

Regime subsonico: quando l’aria è subsonica, se una sezione di passaggio si riduce (condotto convergente), la velocità dell’aria aumenta e la pressione diminuisce.

Regime supersonico: quando l’aria è supersonica, se la sezione di passaggio si riduce (condotto convergente), la velocità dell’aria diminuisce e la pressione aumenta.

Molti altri si chiederanno a proposito dei fluidi: “Ma veramente quando vado a tappare parzialmente l’uscita della cannella dell’acqua aumento la pressione!”. Sebbene tutti abbiamo pensato in questo modo almeno una volta nella vita, in realtà il getto che vedete invigorirsi si invigorisce perché aumenta la velocità del fluido non la pressione la quale, anzi, diminuisce se utilizzate il vostro dito come tappo parzializzatore. Ne trovate dimostrazione sui testi di “Dinamica dei fluidi” (per avvicinarvi a tali calcoli, senza impazzire con strumenti matematici che richiedono un approccio metodico complesso, potete cercare questi argomenti nei testi di Fisica per gli Istituti tecnici).

Fondamentale, direi propedeutica, è senza dubbio la comprensione di concetti quali i “Principi di conservazione” (della massa, dell’energia, della quantità di moto…) e la comprensione delle diverse condizioni che si presentano quando un fluido è incomprimibile (come l’acqua) o comprimibile (come l’aria in un compressore). Al termine di questa rubrica inseriremo nelle conclusioni indicazioni per i percorsi teorici di studio affini a questi temi.

Premessa 3: Inversione dei controlli in regime transonico

Ulteriore premessa di cui tener conto va posta sull’inversione dei controlli in regime transonico. Questo fenomeno si verifica a cavallo tra la velocità in regime subsonico e la velocità in regime supersonico e comporta una risposta anti-intuitiva dei controlli. In sostanza il velivolo, in questo transitorio, restituisce risposte diverse – inverse rispetto ai comandi impartiti. Il pilota in questa fase viene notevolmente assistito dai computer di bordo, inoltre si genera ulteriore spinta, mediante i post-bruciatori (con conseguente notevole consumo addizionale di carburante), per rendere questa transizione il più breve possibile.

Esasperazione della tecnica: Aspirazione a geometria variabile

Per permettere al Concorde di volare in regime supersonico, facendo al tempo stesso entrare aria nei motori in regime subsonico, fu concepito un assieme di cinematismi composto da alette e porte (vedi gli schemi proposti) che costituiva un peculiare sistema di aspirazione a geometria variabile della lunghezza di ben 3,5 metri. Questi dispositivi sono posti all’interno delle prese d’aria dei motori. Il loro scopo è quello di modulare il flusso d’aria in ingresso per variarne la velocità  e controllare i fenomeni che hanno luogo nel repentino passaggio dal regime supersonico a quello subsonico, primo tra tutti la formazione di “onde d’urto” o “shock wave” (che sono perpendicolari al flusso, vedi gli schemi proposti). Durante questo rapido passaggio si verifica una trasformazione solamente parziale di energia cinetica in energia di pressione perché tale fenomeno è fortemente dissipativo. Nello schema proposto è possibile osservare la disposizione dei vari organi.

La geometria variabile delle prese d’aria dei motori permetteva di ridurre progressivamente la velocità dell’aria in aspirazione. L’aria così raggiungeva i compressori a velocità subsonica mediamente attorno a 0,5 Mach anche quando il velivolo viaggiava a due volte la velocità del suono.

Nelle prime versioni prototipali del Concorde il controllo delle alette e delle porte delle prese d’aria era di tipo analogico ma si insistette molto per progettare un sofisticato sistema elettronico al fine di rendere il velivolo estremamente controllabile e sicuro in ogni situazione. Vi era una configurazione specifica persino in caso di guasto di un motore a velocità supersoniche dove, altrimenti, l’improvvisa mancanza di spinta avrebbe innescato squilibri di intensità tale da distruggere l’aereo prima che i piloti potessero rendersene conto.

A livello progettuale le prese d’aria del Concorde rappresentavano la parte più critica dell’intero gruppo propulsivo. Il loro corretto funzionamento, con tutte le onde d’urto nelle posizioni corrette, era responsabile per ben il 63% della spinta positiva netta del propulsore. Questa raffinata soluzione di gestione avanzata dell’aria permetteva al Concorde di viaggiare a Mach 2 senza l’impiego continuo dei post-bruciatori (con un notevole risparmio di carburante).

Si trattava di una soluzione di tipo adattivo che permetteva di ottenere ad ogni velocità, e condizione di volo, il corretto flusso d’aria immesso nei compressori alla corrispondente velocità ottimale. La configurazione ottimale doveva in ogni caso essere orientata alle velocità supersoniche per questo, sebbene le prese d’aria esternamente potessero sembrare tutte uguali, in realtà erano orientate ognuna lungo le differenti linee di incidenza dei flussi di ingresso. Durante il volo a velocità supersoniche ciò produceva le condizioni ottimali di ingresso dell’aria; tuttavia durante il decollo si generavano effetti diversi di vibrazione sulle giranti dei quattro motori.

Esasperazione della tecnica: Alette e Porte

Il sistema di aspirazione a geometria variabile, la cui ammissione ha sezione rettangolare, impiega due alette (o rampe) mobili lungo la superficie superiore del condotto e due porte poste lungo la superficie inferiore (vedi gli schemi proposti). Alette e porte sono azionate idraulicamente sotto stretto controllo dei computer di bordo. Le alette, che non interferiscono reciprocamente, possono muoversi verso l’alto e il basso, con una rotazione limitata, al fine di controllare finemente il flusso d’aria. A velocità supersoniche esse deviano parzialmente il flusso d’aria in modo da rallentarlo prima che raggiunga i compressori. Lo fanno in modo preciso, riducendo le turbolenze e distribuendo l’aria in modo più uniforme. Contibuiscono inoltre a gestire le onde d’urto che si formano quando il velivolo supera Mach 1 impedendo così indesiderati disturbi del flusso d’aria che possono sia danneggiare meccanicamente il motore (sollecitazioni termiche, vibrazioni, fenomeni di erosione superficiale), sia impedirgli di “respirare” correttamente (fenomeni di choking, ovvero soffocamento del flusso, surging, una sorta di rigurgito del flusso, fino allo stallo dei compressori, ovvero all’incapacità di operare sul fluido in ingresso alle prese d’aria).

Le porte hanno una maggiore mobilità rispetto alle alette ragione per la quale modificano significativamente la geometria delle prese d’aria. Permettono un maggiore afflusso di aria ai motori durante il decollo, così come possono bypassare l’aria in eccesso in caso di spegnimento del motore (vedi il quarto schema proposto “Shut down”).

Esasperazione della tecnica: Configurazioni

Durante la fase di decollo, e a velocità subsoniche, alette e porte (primarie) garantivano all’aria la massima sezione di passaggio. Le alette erano sollevate in posizione quasi orizzontale e le porte, anch’esse sollevate, garantivano elevato afflusso d’aria ai motori favorendo sia l’alimentazione (porta anteriore), che la refrigerazione (porta posteriore). Le porte secondarie dell’aria invece erano chiuse per far fluire tutta l’aria in aspirazione al motore e destinarla alla combustione.

A cavallo del regime transonico (transitorio di coesistenza, in uno spazio tridimensionale, di zone di flusso in regime subsonico e zone di flusso in regime supersonico che si presenta in un range  tra Mach 0,8 e Mach 1,2) si chiudevano dapprima le porte (approssimativamente a velocità di Mach 0,9) e, successivamente (Mach 1,3), le alette (o rampe) si abbassavano al fine di controllare le onde d’urto. Ed è proprio il controllo delle onde d’urto che permette di rallentare debitamente il flusso d’aria in quanto esse sono responsabili della forte decelerazione del flusso il quale, essendo comprimibile (o compressibile) inevitabilmente aumenta la sua pressione.

Fenomeni teoricamente legati a quelli descritti li abbiamo visti nei condotti di aspirazione dei motori endotermici 4 tempi sovralimentati mediante turbocompressore, o mediante compressore volumetrico, ove l’errato dimensionamento dei condotti stessi porta l’aria a “viaggiare” a velocità eccessive tali da indurre fenomeni incontrollati e distruttivi contro le valvole di aspirazione. Ma riprenderemo questo tema in apposite rubriche : )

In prossimità della velocità di crociera (Mach 2,02-2,04) le alette si abbassavano ulteriormente per ridurre la velocità del flusso d’aria adattandola alle esigenze dei compressori. La corretta inclinazione delle alette (o rampe) era calcolata in base al rapporto di pressione di aspirazione, ai numeri di Mach, alla velocità del motore, all’angolo di attacco e all’angolo stesso delle alette, in un dato momento, che doveva essere aggiornato alle nuove esigenze.

Durante il volo a Mach 2, quindi, l’aria non solo viene rallentata dalle prese d’aria, ma viene anche compressa e la sua temperatura va in contro a forti incrementi. Questa compressione, in questa fase del volo, è utile perché significa che i compressori dei motori hanno meno lavoro da fare, ma l’aumento della temperatura di circa 200 °C porta alla necessità di impiego di metalli speciali per la realizzazione dei motori. Possiamo a tutti gli effetti considerare il sistema di prese d’aria dei motori del Concorde un sistema di compressione esterno basato su onde d’urto.

Mentre il Concorde è in volo, incontra tutti i cambiamenti di temperatura e pressione dell’aria che causano disturbi al modello d’onda previsto nelle prese d’aria. I computer possono rilevare questi cambiamenti durante il volo e apportare le modifiche correttive alle posizioni delle alette. Il flusso d’aria richiesto dai quattro motori del Concorde è così ottimale. Allo stesso modo, qualsiasi modifica nelle impostazioni di potenza dei motori richiede correzioni del flusso d’aria.

Una configurazione specifica in caso di guasto motore

In caso di guasto al motore la mancanza di spinta porterebbe uno squilibrio notevole al velivolo il quale, viaggiando a velocità supersoniche, subirebbe danni estremamente gravi alla cellula in tempi estremamente ridotti. In caso di guasto il motore non genererebbe più spinta e l’ingresso forzato di aria diventerebbe una resistenza aerodinamica. Il velivolo sarebbe così soggetto a imbardata con chiusura verso il motore spento. L’ala sul lato opposto al motore guasto si muoverebbe temporaneamente più velocemente, guadagnando portanza e sollevandosi. L’effetto che si produce è un combinato di rollio e imbardata verso il motore spento. Essendo però disponibile l’aria che il motore non è in grado di utilizzare, la si può utilizzare, deviandola verso il basso, per sollevare l’ala e livellarla con l’altra. Questo effetto lo si ottiene abbassando la porta in modalità di scarico. Dopodiché si può contrastare l’imbardata con il timone. Quest’utlima operazione sarà già stata iniziata dagli auto-stabilizzatori controllati dai computer di bordo al fine di agevolare il pilota.

L’aria pertanto verrebbe in parte convogliata sulla parte superiore del motore (attraverso la porta secondaria superiore) a seguito dell’abbassamento delle alette fino a fine corsa, mentre una parte considerevole della portata massica verrebbe scaricata tramite la prima porta che questa volta si aprirebbe verso l’esterno fungendo da scarico per ridurre la resistenza aerodinamica e da flap per sollevare l’ala.

Continua…

Link correlati

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 1 – Intro

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 2A – Cenni di Fisica, Aerodinamica e affini

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 2B – Cenni di Fisica, Aerodinamica e affini

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 2C – Cenni di Fisica, Aerodinamica e affini

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 3 – La Relatività Ristretta

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 4 – La Fisica delle particelle e le nuove tecnologie Aerospaziali

Smart materials: materiali intelligenti

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 2A – Cenni di Fisica, Aerodinamica e affini

Rubrica: Matematicamente Fisicamente Logicamente | Vehicle,  Aircraft & Spaceships Sim

Titolo o argomento: Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta di Einstein semplificando le nozioni fisiche per conoscerne la bellezza – Spostamento del centro di pressione

Questo articolo segue da:
Vedi i “Link correlati” riportati in basso

I limiti reali

Sebbene il Concorde fosse dotato di una forma studiata per le alte velocità, con ala a delta*3 ogivale dalla geometria piuttosto arretrata che allungava notevolmente il bordo d’entrata, conseguente corda molto larga (ovvero la retta che congiunge il bordo d’entrata dell’ala, o d’attacco, a quello d’uscita, detto anche di fuga) e apertura ridotta, non avrebbe mai potuto superare in sicurezza nemmeno di pochi decimali la velocità massima di 2,04 Mach. Ciò è dovuto ad una moltitudine di fenomeni fisici, dai profondi effetti distruttivi, la cui intensità cresce rapidamente anche per modesti incrementi di velocità (crescita non lineare).

*3 Ovvero con la forma tipica triangolare (dei velivoli supersonici) che richiama la lettera greca Δ.

Spostamento del Centro di Pressione

Il Centro di Pressione è il punto su un’ala (o su una superficie aerodinamica) in cui agisce la risultante delle forze aerodinamiche (nello schema in basso indicata con il vettore “R” di origine “cp”). In pratica, è il punto in cui si applica la “forza di sollevamento” per produrre una “rotazione nulla” attorno al punto stesso (si dice cioè che il momento delle forze coinvolte è nullo). Il centro di pressione cambia in funzione della velocità del velivolo, dell’angolo di attacco dell’ala (o Angolo di Incidenza o Angle of Attack) e della distribuzione delle forze aerodinamiche sull’ala. A basse velocità, il centro di pressione è solitamente più vicino al bordo di attacco (zona anteriore dell’ala), mentre a velocità più elevate (come quelle supersoniche) il centro di pressione tende a spostarsi verso il retro dell’ala inducendo il beccheggio del velivolo con il muso che punta verso il basso e conseguente perdita del corretto assetto di volo.

In sostanza a mano a mano che il Concorde si avvicinava alla velocità di crociera di 2,02 Mach si produceva una rotazione dell’asse longitudinale attorno all’asse trasversale detta “beccheggio” di tipo negativo ovvero “picchiante” (lo avvertite in maniera similare in auto quando agite sui freni e l’anteriore si abbassa, anche se è dovuto a fenomeni differenti). Ovviamente le ali del Concorde furono progettate per minimizzare lo spostamento del centro di pressione che fu così contenuto a circa 2 metri. Per ottimizzare l’assetto di volo, nelle fasi di accelerazione e decelerazione, un sistema attivo di pompe distribuiva il carburante tra i vari serbatoi spostando di fatto il centro di gravità del velivolo così da mantenere l’equilibrio longitudinale (un po’ come i sistemi attivi banditi dalla F1 che però agivano sulle sospensioni, non sul carburante, in virtù dell’ottimizzazione di beccheggio, rollio e imbardata).

Oltre i 2,04 Mach non vi era modo di compensare in modo ottimale lo spostamento del centro di pressione arrivando ben presto ad una perdita di assetto fortemente destabilizzante.

Leggere il grafico (immagine in basso)

Nel grafico che riportiamo in basso troviamo il Vento relativo indicato con V (ovvero il flusso d’aria che viene generato dal nostro spostamento ad una velocità V), la Portanza indicata con “L”, “Lift” (peperdincolare alla velocità della corrente indisturbata V), la Resistenza con “D”, “Drag” (parallela alla velocità della corrente indistrubata V), la corda del profilo alare con “c” (ovvero la retta che congiunge il bordo d’attacco dell’ala a quello d’uscita), l’Angolo d’attacco con “α” (ovvero l’incidenza del profilo alare, l’angolo che si forma tra il vento relativo “V” e la corda “c”), il momento aerodinamico con “M” (che è positivo, senzo orario, se cabrante), la Forza Normale con “N” e quella Assiale con “A”. Semplici relazioni trigonometriche legano la forza Normale e Assiale, tramite l’angolo di attacco, alla Portanza ed alla Resistenza.

L’azione aerodinamica è indicata con “R” ed è il vettore risultante delle forze aerodinamiche agenti sull’ala ed ha origine nel Centro di Pressione “cp” (punto di applicazione della risultante delle forze aerodinamiche).

La forza “R” ed il momento “M” possono essere rappresentati rispetto a qualsiasi punto sulla corda ma è opportuno considerare che, sebbene la forza non cambi, il momento dipende assolutamente dal punto rispetto al quale si decide di valutarlo.

Il Centro Aerodinamico (o fuoco) è invece il punto rispetto al quale il momento aerodinamico rimane costante al variare dell’angolo di attacco. Generalmente nei profili alari il Centro Aerodinamico giace a circa 1/4 della lunghezza della corda (c/4) definito Quarto di Corda.

Per garantire la stabilità del velivolo il Centro di Gravità “c.g.” deve trovarsi avanti al Centro Aerodinamico “c.a.”, tuttavia in un’ala con struttura classica il centro aerodinamico si trova attorno al 25% della corda (c/4) mentre il centro di gravità si trova attorno al 40% della corda, quindi più arretrato. Si pone rimedio operando un affinamento delle geometrie tramite l’incremento dell’angolo di freccia e la rastremazione dell’ala. Volgarmente potremmo dire che le ali vengono sviluppate verso la coda del velivolo. Il centro di gravità può arrivare così attorno al 20% della corda (c/5) garantendo la stabilità.

Per i dovuti approfondimenti (temi completi, matematica, fisica, esempi reali, rappresentazioni grafiche, ecc.) si rimanda ai corsi di Progetto dei Velivoli delle facoltà di Ingegneria Aerospaziale ed ai corsi di Aerodinamica delle facoltà di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale.

Continua…

Link correlati

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 1 – Intro

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 2A – Cenni di Fisica, Aerodinamica e affini

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 2B – Cenni di Fisica, Aerodinamica e affini

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 2C – Cenni di Fisica, Aerodinamica e affini

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 3 – La Relatività Ristretta

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 4 – La Fisica delle particelle e le nuove tecnologie Aerospaziali

Smart materials: materiali intelligenti

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 1 – Intro

Rubrica: Matematicamente Fisicamente Logicamente | Vehicle,  Aircraft & Spaceships Sim

Titolo o argomento: Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta di Einstein semplificando le nozioni fisiche per conoscerne la bellezza – Una simulazione improbabile

C’era una volta il Concorde

Chi non conosce, anche solo per la fama, lo spettacolare Concorde o, più precisamente, l’Aérospatiale-BAC Concorde? Un velivolo tecnicamente ampiamente argomentabile per gli elevati pregi contrappesati da elevate difficoltà tecniche* per le quali il volo poteva persino risultare molto instabile (fino a distruttivo) al di fuori di ben definite condizioni di utilizzo. Le condizioni di volo esasperate per il quale era previsto hanno indotto di conseguenza lo studio e la progettazione di accorgimenti tecnici notevoli alcuni dei quali andremo ad osservare rapidamente in questa serie di articoli.

*Per l’approfondimento delle quali rimandiamo ad appassionati magistrali e profondi esperti di settore.

Pausa Sim

Così, senza dilungarmi oltremodo, mi ritrovo in alcune pause in cui distolgo la mente dai miei progetti, pensieri e lavori, ad utilizzare il simulatore di volo da browser GEO-FS (che inizialmente, 2010-2015, stava per Google Earth Flight Simulator). Tra i velivoli proposti vi è anche il Concorde che risulta tanto affascinante quanto ostile e difficile da trattare se pilotato*2 senza l’aiuto dell’elettronica. Le condizioni di simulazione possono diventare ancora più ostili se includiamo il meteo real-time METAR con vento, turbolenze, termiche, il ridge-lift (o slope lift), le nuvole, le precipitazioni, la nebbia e specie se il volo è simulato con me che amo andare a stuzzicare le situazioni critiche ai margini del range di utilizzo previsto (“Non c’è niente di speciale ad essere normale” recita saggiamente una curiosa pagina social).

*2 Prendete con le pinze il verbo pilotare che in questo caso è ovviamente definito nella dimensione di un Sim.

Oltre i valori tecnici possibili

In una di queste simulazioni, nel sorvolare l’Atlantico, mi discosto dai valori noti per il velivolo, ovvero dai 2,02 Mach di velocità di crociera e 55.000 piedi di quota, con lo scopo di spingere verso un lieve incremento. Ed è a seguito di questa malsana idea che scopro un piacevole errore nel motore fisico del sim (probabilmente voluto perché genera notevole attrattiva). La velocità continua a crescere oltre ogni parametro di progetto, oltre ogni sentimento, oltre ogni possibilità reale per il velivolo considerato. Nel mio test ludico ho spinto la simulazione addirittura oltre gli 8,5 Mach, oltrepassando abbondantemente la barriera del regime ipersonico, ad una quota di ben 96.000 piedi (circa 29 chilometri, pressappoco il triplo rispetto ai voli di linea).
Sul cockpit virtuale l’anemometro, raggiunto il valore 5 per il quadrante espresso in Mach, inizia un nuovo giro mentre per il quadrante espresso in Nodi ciò avviene al valore di 1200. Al di là degli strumenti principali, proposti virtualmente in sintesi sovraimpressa (tasto H per le varie modalità), vi è sul pannello degli strumenti reali, subito dietro la cloche, un indicatore apposito che esprime il totale dei Mach raggiunti (è necessario utilizzare il mouse, tasto sinistro, sommato al tasto CTRL, oppure un mouse 3d o uno Jog-Shuttle, per spostarsi dentro la cabina e apprezzare i vari dettagli degli strumenti attivi).

Continua…

Link correlati

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 1 – Intro

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 2A – Cenni di Fisica, Aerodinamica e affini

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 2B – Cenni di Fisica, Aerodinamica e affini

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 2C – Cenni di Fisica, Aerodinamica e affini

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 3 – La Relatività Ristretta

Dal volo supersonico alla Teoria della Relatività Ristretta attraverso nozioni amichevoli, intuitive ed una improbabile simulazione. Parte 4 – La Fisica delle particelle e le nuove tecnologie Aerospaziali

Smart materials: materiali intelligenti

Mirabili architetti della Natura: dalle ragnatele verso la Fisica Quantistica

Rubrica: Fisicamente, Narrativa

Titolo o argomento: Il fascino del mondo microscopico che avvia al concetto di “quanto”

I ragni, mirabili architetti, conoscitori dei fondamenti matematici, protagonisti della fisica e inconsapevoli ispiratori della biomimetica. All’interno dei nostri canoni naturalmente non sono considerati belli ma è indubbio che bello, strabocchevole e affascinante invece “è” quel che con abile maestria sono in grado di realizzare. Struttura, ordine geometrico, eleganza, resistenza, funzionalità. Nel loro mondo microscopico le leggi della fisica iniziano a mutare e dalla fisica classica iniziano quell’alterazione che ci porta verso la fisica quantistica, nel mondo invisibile, quello che pensiamo che non ci sia sol perché non lo vediamo.

Ed ecco allora che ho scattato queste sorprendenti macro di un dettaglio che i miei occhi hanno “svisto”, intuito, supposto, in un breve frangente passando davanti ad una siepe vicino casa. Ingrandimenti di circa 100 volte svelano geometrie e catenarie di gocce i cui diametri seguono salti quantici che con uniformità si ripetono talvolta identicamente, talvolta seguendo codici, sequenze, stati di tensione, organizzazione delle disposizioni, multipli di diametri che portano numeri equilibrati lungo segmenti opportunamente riempiti. Umidità minore si suddivide autonomamente in gocce minute; umidità maggiore porta ad accorpamenti quantici di gocce che si sommano naturalmente generando composizioni di gocce più grandi con alternanze di resti non assorbiti ma capaci di riempire gli spazi rimanenti che portan dispari.

Ed ogni mondo ha dentro un mondo che ha dentro un mondo (come dice la canzone “Safari” di Jovanotti). Ed ogni goccia riflette la medesima incredibile scena capovolta: la stradina del garage di casa mia, il cielo, il buon vecchio Defender, la siepe e me con la reflex ed il cavalletto… E’ superbamente incredibile. Questo è quel che si dice, per gli amanti della Natura, “uno splendido regalo di Natale”.

Buon Natale anche a Voi,
Raffaele : )

Nota

Le foto sono delle macro pure, assolutamente non ritoccate digitalmente in alcun modo. Questo è realmente quello che ci sfugge ogni giorno pur essendo davanti ai nostri occhi i quali, negli ultimi tempi, purtroppo, sono male utilizzati davanti a blandi intrattenimenti mediocri.

Link correlati

I sensi delle piante: intro
Che cos’è un Quanto?

Un esercizio di comprensione sul Meccanismo Europeo di Stabilità (MES)

Rubrica: Economia, Metodi

Titolo o argomento: Leggere, studiare, fare domande, capire, approfondire

“La Bce compra i bond delle banche insolventi, così le banche possono a loro volta comprare i bond degli stati insolventi. Il tutto tenuto a galla dai vari Fondi di Stabilità (European Stability Mechanism – ESM) che si fanno prestare soldi dagli stessi governi senza soldi per comprare i titoli di stato di quei governi”.

Kyle Bass

Un esercizio per la mente

Questo post è un esercizio, l’esercizio consiste nel dimostrare se quanto asserito corrisponde al vero o meno. Consiste nell’analizzare le singole frasi del periodo e porle, senza alterarne il senso, in un modo a ognuno propriamente comprensibile. Consiste nell’analizzare ogni informazione riportata e, invece di demoralizzarsi su tutto ciò che non si è capito nell’immediato, segnare da una parte un elenco di termini o di espressioni che non sono chiare. Consiste nel cercare di capire da soli, magari su testi enciclopedici, e poi in compagnia rielaborando i contenuti assieme a chi nutre la nostra stessa curiosità o è avvezzo a logiche, metodi, matematica, basi economiche. Consiste nel verificare le fonti, chi ha detto cosa, a che titolo. Consiste nel contattare ottimi referenti, esperti in materia, tra le persone che avete realmente intorno, ad esempio professori di economia delle Scuole superiori o dell’Università, appassionati del tema dotati di una mente solida, prolifica e innata affidabilità e imparzialità. Se ci trovassimo nel film “Così parlò Bellavista” costui sarebbe Luciano De Crescenzo.

Tutto va rimesso in discussione

Tutto quel che c’è dietro l’affermazione introduttiva va verificato più volte, sentendo più campane, seguendo più fonti, trovando nessi, punti comuni e opposti. Va studiato e ristudiato, poi, quando tutto sembra chiaro, va rimesso in discussione e osservato da nuove angolazioni.

Ne uscirete vincenti qualunque sia l’esito

E’ un esercizio fantastico per la mente. Compiendolo ne uscirete comunque vincenti, qualunque sia l’esito. Infine, se pur perseverando, proprio non riuscite a capire, non demoralizzatevi, non siete voi il problema, potrebbe invece esserlo l’astrusità della logica esposta e potrebbe balenarvi nella mente che se una logica, invece di essere semplice ed intuitiva, è così contorta, o c’è una seria giustificazione (trovare eventualmente quale), oppure è sbagliata.

Impiegate il tempo che ci vuole

Non preoccupatevi del tempo che vi occorre, se vi ci vuole molto tempo è probabile che abbiate bisogno di acquisire più nozioni. Possono occorrere giorni, settimane, mesi e oltre, a seconda dell’ambiente in cui siete immersi e alle dinamiche sociali che vivete ma… vale la pena farlo.

La libertà di non farlo vi farà perdere la libertà di partecipare

Chi non ha voglia è libero di non avere voglia ma non è libero di recriminare e dissentire. Per acquisirne titolo, infatti, deve conoscere a fondo di cosa sta parlando e non fare perno su notizie volatili che si dissolvono nell’atmosfera (fake o notizie mal poste di temporanea convenienza), né sul personaggio che nel tale momento trova più carismatico e di conseguenza, per un bug del cervello, più attendibile (una persona attendibile può anche essere carismatica, mentre una persona carismatica non è detto che sia attendibile). Chi ha voglia e non sa come fare scoprirà un mondo nuovo che gli aprirà numerose porte della comprensione e così, molto del suo quotidiano, se lo desidera, potrà cambiare in seguito alle sue nuove scelte che terranno conto di più parametri. Tutto dipende dalla capacità del lettore di compiere un lavoro serio, affidabile, rigoroso che da internet dovrebbe trarre il meno possibile.

Link correlati

Pagina Life Quality

 

Velocità: dilatazione infinitesimale di ogni istante percepito

Rubrica: Fisicamente, Narrativa

Titolo o argomento: Percezione della velocità

Velocità… potrebbe farti provare il contrario del credo comune.
A bordo succede tutto più lentamente,
secondo la fisica solo di pochi miliardesimi di miliardesimi di secondo,
secondo i miei sensi: un’altra percezione.

Da fuori ti dicono che sei una saetta,
a bordo, invece, tutto accade lentamente.
Il tempo si dilata,
ti permette di inserire ogni passo della tua danza in un piccolo segmento.

Ogni movimento viene eseguito con calma, a tempo,
ma chi guarda è pronto a giurare che ti stai scatenando.
In realtà ogni misura, ogni azione, il minimo gesto, arrivano al momento giusto,
disegnati in anticipo, visti e rivisti fin dai sogni la notte..

Velocità, cambiamento continuo, innovazione di sé, potersi adeguare,
aderire alla realtà del mondo, cambiare al suo stesso ritmo, rivoluzionarsi ogni giorno
affinché il presente non sia una costante ma diventi un futuro variegato, più ricco, più denso.

Velocità, impegni, tantissimi, recuperare il tempo perso quando si è stati stupidi
o privi delle compagnie giuste, della coscienza e della libertà necessarie
per trasformare piccoli grandi progetti, in un crescendo di sogni da realizzare insieme.

Velocità, si ha l’impressione di aver vissuto molto più a lungo ed esser rimasti giovani…
ma ecco che un imprevisto può farti ruzzolare
e render conto di quanto stavi andando forte.

Così la velocità entra indissolubilmente in simbiosi con l’equilibrio, affini,
necessari l’un l’altra per vivere di intensità, di gusto e metter le firme su innumerevoli disegni
affinché oggi sia la struttura che sostenga il nostro domani.

Raffaele

Link correlati

Literature

 

Avrei potuto inserire una mia foto durante la prova di una moto ad elevate prestazioni, in realtà nulla si addice di più alle parole espresse in questo articolo di un frangente a bordo di un nostro prototipo elettrico. Perché? Prima o poi ve lo mostreremo…

L’Italiano, la Matematica e la Comunicazione visiva

Rubrica: Il fantastico mondo della comunicazione, Narrativa

Titolo o argomento: Il legame tra la lingua italiana, la matematica e la comunicazione visiva

L’Italiano e la Matematica si coniugano trionfalmente nelle espressioni logiche. Il primo ha bisogno della seconda per la formulazione di frasi che abbiano un senso, per l’appunto, logico.
Al contempo la matematica ha bisogno dell’italiano per esprimere i suoi fondamenti, i suoi assunti, le sue ipotesi, le sue dimostrazioni…
I numeri nutrono le espressioni logiche e le lettere le raccontano.
La comunicazione visiva, infine, tramite le arti grafiche, può esprimere queste miscele universali facendo uso delle figure retoriche.
Nuovamente il segno grafico ha bisogno delle lettere e le lettere hanno bisogno di un segno grafico ed entrambi hanno bisogno dei numeri per avere un senso che si esprime attraverso i tre.
Ed ogni cosa è avvolta dentro un codice che fa capo al Creatore dell’Universo… e del codice.

Raffaele Berardi

Di seguito il medesimo elaborato che ho scritto però coniugando testo, logica, grafica e un piccolo tributo all’Identità di Eulero. Appare evidente come la resa sia più piacevole o, quantomeno, di maggiore effetto. A mio avviso la presenza di colori e la fluenza delle linee rende il testo più armonioso, in grado di dislocare il lettore dal monitor ed accompagnarlo in un percorso itinerante da una dimensione di partenza (il luogo fisico ove ha avuto accesso a questo articolo) ad un’altra di sviluppo (dove sta elaborando i pensieri suscitati non solo dal testo ma anche dall’accostamento dei colori, delle ombre, dello sfondo, delle linee arzigogolate, della sua personale fantasia reattiva).

Link correlati

Literature

Image’s copyright: www.ralph-dte.eu

Dall’atomo di idrogeno all’Universo osservabile viaggiando con un foglio di carta

Rubrica: Cenni di Scienze

Titolo o argomento: Intravedere le proporzioni attraverso un oggetto comune

Dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande attraverso un semplice foglio di carta, è possibile. Potete prendere un comune foglio della vostra stampante (formato A4) e compiere una “curiosa astrattezza” che può portarvi in due distinte direzioni, una microscopica, l’altra macroscopica.

L’astrattezza si compone di due azioni (ovviamente quasi puramente mentali, se si esclude un primo avvio totalmente pratico che lascia sorpresi dopo pochi passaggi), una per ogni direzione: la prima, tagliare, per iniziare il percorso microscopico; la seconda, raddoppiare il foglio di carta, per intraprendere il percorso macroscopico. Vedremo poi una variante della prima direzione, piegare anziché tagliare, che contiene curiosità che lasciano di stucco le menti spugnose.

Tagliare

Se decidete di tagliare il foglio di carta (formato A4) a metà, ripetendo l’azione per 30 volte, raggiungerete le dimensioni di un atomo di idrogeno. Il “leggerissimo” problema è che già intorno al decimo taglio incontrerete crescenti difficoltà per cui, più precisamente, al nono taglio una normale forbice potrebbe non essere più adatta. Al decimo taglio inizierete a fare fatica anche con una forbicina per le unghie. All’undicesimo taglio persino con un bisturi per il vinile l’operazione risulterà laboriosa. Tentare oltre con un sistema laser brucerà la carta, con degli abrasivi miscelati in un liquido avrete tutt’altri problemi ma, molto probabilmente, affidandovi alle nanotecnologie avrete modo di trasformare una curiosa astrattezza in un reale prodigio, estremamente laborioso ma possibile, ad esempio attraverso i nanoplotter o la microscopia a scansione.

Raddoppiare

Se invece decidete di raddoppiare il foglio di carta, addizionandolo quindi ad ogni passaggio con un altro uguale a quello appena ottenuto (quindi due fogli A4 vi saranno utili solamente al primo passaggio), vi basterà ripetere l’operazione solo 90 volte per raggiungere le dimensioni dell’Universo osservabile, ovvero le dimensioni di quella porzione di Universo che è indagabile dall’uomo (se si considera la Terra al centro di una sfera l’Universo osservabile ha lo sviluppo del vostro foglio di carta raddoppiato per 90 volte, ma ci si può spingere oltre traslando nello spazio questa sfera di un vettore che ha origine nella Terra e vertice nel luogo raggiungibile dalla sonda che diviene il nuovo centro e spinge oltre l’osservazione).

Il lato più lungo di un foglio A4 misura 29,7 centimetri ovvero 0,297 metri.
Per ottenre 90 raddoppi si eleva il 2 all’esponente 90 (avete bisogno di una calcolatrice scientifica, o di un enorme foglio di carta e una grave forma di autismo) e lo si moltiplica per il lato lungo del foglio A4.

0,297m * (2^90) = 367668191667757941645039894,528 m

Passando dai metri ai chilometri ottengo:
367.668.191.667.757.941.645.039,894528 km
che corrisponde all’ordine di grandezza del foglio A4 raddoppiato 90 volte

Considerando ora che:
1 anno luce vale 9.460.730.472.581 km
L’Universo osservabile misura circa 42 miliardi anni luce

Allora l’Universo osservabile ha una dimensione pari a:
397.350.679.848.402.000.000.000 km
che è dello stesso ordine di grandezza del foglio raddoppiato 90 volte, ovvero:
367.668.191.667.757.941.645.039 km

Piegare

Infine, anche se da un punto di vista prettamente tecnico, un foglio di carta è piegabile solo 7 volte (fate la prova), accadono cose interessanti se ci si propone di nuovo di stuzzicare la mente con la pura teoria non appena raggiunto il limite pratico al settimo passaggio.

Ad ogni piega otterrete un numero di strati di carta doppio rispetto al precedente. Alla piega 0 avete 1 strato di carta (il foglio allo stato iniziale privo di modifiche), alla piega 1 avrete 2 strati di carta, alla piega 2 avrete 4 strati, alla piega 3 avrete 8 strati e così via fino a raggiungere una situazione paradossale enunciata nel finale.  Questo andamento matematico si chiama Progressione Geometrica ed è caratterizzata dal fatto che il “rapporto” (o ragione) tra un numero e il suo precedente è sempre il medesimo.

Tenuto conto di uno spessore di 0,1 millimetri per il foglio di carta preso in analisi, al settimo passaggio avremo ben 128 strati di carta ed uno spessore di 12,8 millimetri. Oltre si va sul teorico e si può quindi avanzare quanto si desidera sino a sconfinare nel paradosso. Sole 42 pieghe di un foglio da 0,1 millimetri di spessore portano a valori pazzeschi, si ottengono infatti 4.000.000.000.000 di strati di carta da 0,1 mm utili a coprire una distanza di poco maggiore rispetto a quella Terra-Luna (che è di circa 380.000 km).
Esercizio per stuzzicare la mente: nonostante il paradosso, se mettessimo in fila le singole molecole di cellulosa che compongono un solo foglio di carta A4 dello spessore di 0,1 millimetri, raggiungeremmo una distanza maggiore o minore? : )

Link correlati

Literature

Che cosa sono le Nanotecnologie?
Materiali Nanostrutturati
Nanotubi di carbonio

Che cos’è la Microscopia a scansione di sonda?
Principio di funzionamento della microscopia a scansione di sonda

Macchine Molecolari Naturali, Parte 1: Congegni, interruttori, attuatori e motori

La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 4

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Le conclusioni di questa particolare rubrica sono scritte in modo che tu possa scegliere quale livello di approfondimento raggiungere. Ora ti trovi nella quarta ed ultima parte suddivisa a sua volta in livelli e paragrafi.

Vuoi un maggiore approfondimento? Giù di un livello! – VII

Guardare è diverso da vedere

Il cervello umano è decisamente particolare e può realmente non vedere ciò che un altro cervello, che gli sta accanto, vede benissimo. Questo fenomeno, neuroscientificamente largamente dimostrato, può perdurare per sempre o fino a che la persona non acquisisce le conoscenze e la maturità necessarie per “vedere”.

Un semplice esempio

Due persone, un Ingegnere di pista ed un profano appassionato di Motorsport, che osservano la medesima moto ad una fiera espositiva, rilevano e trasducono con la retina le stesse emissioni di radiazione elettromagnetica (la luce) provenienti dall’oggetto che riflette la sorgente luminosa dello stand e dell’ambiente. Tuttavia i loro cervelli interpretano in maniera talmente differente i segnali che stanno elaborando, al punto che il profano realmente non riesce a vedere certi componenti della moto.
Così se il prodotto presenta un palese difetto, l’Ingegnere di pista lo avrà visto (anche con una certa rapidità) mentre il profano sarebbe pronto a giurare di non aver visto nemmeno il pezzo coinvolto nell’analisi. La moto ha un difetto, è lì in evidenza, ma il profano non lo vede mentre per l’Ingegnere specializzato è limpido. Le Neuroscienze hanno dimostrato che riusciamo a vedere ed interpretare correttamente quel che abbiamo davanti solo dopo che l’abbiamo realmente capito. Guardare non basta, guardare non corrisponde realmente a “vedere”.

Il cervello genera collegamenti tra quel che vede e le precedenti esperienze: L’istruzione estesa è una delle migliori precedenti esperienze

Quando non conosciamo un prodotto, un lavoro, una materia, una disciplina, un settore, una specialità, il cervello non genera collegamenti tra quel che osserva ed una precedente esperienza. In questa modalità esso attua una visione di tipo superficiale atta a tenere memoria di meno dettagli possibili i quali, se non elaborati e opportunamente collegati alle esperienze maturate, costituirebbero solamente uno spreco di memoria, quindi di risorse.

Un altro semplice esempio

Vi è mai capitato di parlare con un artigiano che sta facendo un lavoro per voi e nello spiegarvi dove risiede il problema vi indica un dettaglio che voi giurereste di non aver mai notato pur essendo stato lì in bella vista per anni a casa vostra? E’ perfettamente normale, prima o poi è successo a tutti noi ma… difficilmente nel nostro lavoro.
Finché una cosa non la studiamo, non la analizziamo, non la approfondiamo… non la vediamo veramente. Quel che rileviamo di fronte a noi è una visione macroscopica, un volume di cui capiamo per sommi capi l’ingombro grazie alla superficie, agli spigoli, ad un rapido riferimento vicino, ma le cui linee contenute al suo interno appaiono sfuocate, sconosciute, così come ogni funzionalità in esse ricavata.
E’ facile così distrarci con apparenze come colori cangianti, piacevoli superfici tattili, suoni virali… però non sappiamo se quel che abbiamo davanti sta funzionando, come sta funzionando e se c’è un modo per migliorarlo.
L’esempio fa riferimento a quello che potrebbe essere un affascinante prodotto presente in commercio, magari un bene di consumo, così come ad un metodo teorico, magari l’approccio ad un problema che interessa la collettività. Sovente ci ritroviamo a parlare, parlare, parlare senza cognizione di causa di problemi triti e ritriti dai media ma realmente conosciuti solo dagli addetti al settore. Spesso ci ritroviamo a chiacchierare di cose che ci fanno “sprecare” la memoria e le risorse preziose del nostro cervello. Spesso siamo ignoranti davanti ai reali problemi del mondo che, con un inutile gran rumore, “consumiamo” oggi inconsapevolmente.

Vuoi un maggiore approfondimento? Giù di un livello! – VIII

Di seguito riporto alcune domande, di tipo provocatorio, tratte da un articolo ben più vasto di futura pubblicazione. Vengono riportate con una modalità che, nei mentalmente vivaci, può stuzzicare l’appetito della mente. Cercate di dare la risposta a queste domande, evitate semplicismi di convenienza, risposte comode; prendetevi tutto il tempo, approfonditele, ipotizzate di dover argomentare ogni singola domanda con un breve articolo (un saggio, un testo argomentativo) e di dover inserire in esso dimostrazioni, esempi pratici, fonti, logiche utilizzate, stimoli, proposte. Non limitatevi a semplici rapide risposte. Cercate il trabocchetto (non nella domanda ma nelle soluzioni utilizzate come risposta), cercate di estrapolare la profondità dall’apparente banalità, cercate il significato nascosto, cercate l’origine della provocazione e ricordate sempre di evitare risposte scontate. Questo “lavoro” che, per quanto mi riguarda, potrebbe anche durare anni (non c’è fretta, non conta la quantità di risposte trovate, conta la qualità), potrebbe rivelarsi gradevolmente fertile. E se anche non vi porterà dove avete immaginato all’inizio, sarete sorpresi di cosa avrà innescato e di cosa troverete ove sarete arrivati.

Sei soddisfatto di te stesso? Se sì, perché critichi gli altri?
(spesso non ci accorgiamo che critichiamo negli altri cose che poi facciamo anche noi, un semplice esempio, per capire, sono le scorrettezze nel traffico alla guida)

Hai voglia di lottare? Per quale motivo è utile e perché sarebbe invece inutile? (prova a fornire risposte anche a prospettive opposte, o semplicemente diverse, rispetto alla tua)

Sai essere ponderato? Conosci i vantaggi della riflessività?
(anche un buon progetto, fatto conoscere nel momento giusto e non troppo presto, ovvero quando il pubblico è realmente pronto e consapevole del necessario, trae vantaggi dalla ponderazione e dalla riflessività)

Sai danzare con lo scopo di festeggiare un buon momento, non per stordirti?
(questa domanda è affine con la capacità di esprimersi, essere concreti, produttivi ma in modo equilibrato, se al momento non comprendi perché non preoccuparti non è indispensabile in questa fase della lettura)

Perché il mondo è bello? Che influenza eserciti sul mondo?
(se è vero che sono i centesimi a fare i miliardi è altrettanto vero che l’influenza di un popolo dipende dalle influenze che emergono fin dai più piccoli singoli)

Sai collegarti ad altre persone senza usare la rete? A quali persone, come, perché? Quali sono le persone sulle quali la tua interazione mostra i migliori risultati? Ascolti le persone (di qualunque fascia d’età) quando ti raccontano le loro esperienze oppure sbadigli e te ne vai? Conosci i vantaggi del contatto diretto con le persone rispetto a reti, network, media? Hai il coraggio di dire quel che realmente pensi o provi qualche forma di timore, di insicurezza che ti porta ad aver paura di un rifiuto?

Sai perché chi non si impegna porterà anche te nel baratro? Conosci degli esempi chiari, semplici, di comportamenti, diffusisi specialmente negli ultimi 10 anni, che danneggiano anche te a partire da un atto di pigrizia o di ignoranza?

Sai fare una vera amicizia, creare un rapporto, consolidarlo, impegnarti, fare sacrifici, perdere, rinunciare (alle volte anche a te stesso), dare attenzione agli altri (laddove ha un senso reale), unirti, fare gruppo, fare la forza? Sai tollerare?

Sai riconoscere su cosa fa leva chi ti imbroglia? Glie lo permetti per pigrizia, per rassegnazione oppure perché sei convinto di non aver capito come impedirglielo? Quando ti si prospetta l’occasione di conoscere la “verità” su qualcosa ti interessi e compi lo sforzo necessario oppure abbandoni subito pensando che tanto non vi sarà alcuna differenza pure se tu fai qualcosa?

Sai perché l’avidità sta già alimentando “matematicamente” la povertà di chi ne è autore e dei suoi discendenti? Conosci come funziona un mercato? Sai quantificare quanto denaro un soggetto perde e fa perdere alla comunità ogni volta che compie acquisti presso realtà a concorrenza sleale?

Sai perché se si sogna la “massa” (l’esser come, l’avere come, il sembrare come…) si finisce come loro, compresi i disagi che la massa stessa ha ma tende a nascondere?

Sai perché ogni volta che eviti di porti domande, e rinunci a studiare approfonditamente le risposte, perdi una fetta di te (e di tuo) a favore di chi a queste domande sa rispondere benissimo conquistando il tuo territorio?

Sai a cosa serve instaurare paure? Che vantaggi dà? Sai verificare una fonte, una verità, una teoria? Sai provare quello che dici?

Sai a cosa rinunci ogni volta che litighi con i tuoi simili invece di argomentare ed accettare pensieri diversi e renderti disponibile, tentare di immedesimarti?

Sai che uno o più titoli di studio non servono a nulla senza una sana, moderata e contestualizzata polemica, discussione, verifica, ricerca e approfondimento? Valuti ragionevole l’idea che la Laurea oggi rappresenti una nuova forma di ignoranza perché troppo meccanizzata e capace di sfornare menti in serie che operano solo secondo le richieste di grandi gruppi invece di costruire qualcosa di proprio e fare qualcosa di nuovo?

Hai dei progetti? Dove immagini ti porteranno? Ti sei dato delle scadenze? Hai fissato un punto di non ritorno oltre il quale pensi che non riuscirai più a realizzare i tuoi progetti? Credi realmente ci sia un punto di non ritorno?

Sai che l’arte nobilita l’uomo? Quale tipo di arte? Il vero mestiere è arte? Che cos’è una passione viscerale?

Sai qual è il primo problema del mondo? Sai qual è il primo pensiero del mondo? Sei sicuro di come funziona il mondo? Potresti giurarci? Sai come funziona l’ignoranza? Pensi che l’ignoranza protegga le persone? Pensi invece che sia la consapevolezza a proteggerle?

Hai uno scopo nella vita? Sai come si fa ad essere liberi? Pensi che la libertà sia in vendita? Credi che qualcuno che “incaricherai” se ne occuperà per te?

Sai perché ciò che ti rende felice non dovresti metterlo in mostra? Sai progettare fino al completamento la tua idea senza dire nemmeno “a” prima che sia pronta?

Hai trovato una tua risposta al perché si vive, una ipotesi, una teoria, una tua esperienza che ti ha fornito un indizio? Sapresti dire quando qualcosa è vivo?
(non ci crederai ma la scienza cerca ancora risposte ufficiali a queste domande, quindi non sono domande da sottovalutare come si potrebbe pensare ad una prima occhiata)

Cosa sai fare da solo? Sai procurarti quello che è sano per la tua esistenza? Sai ragionare con la tua testa, liberarti da distrazioni, imparare cose nuove? Sei soggetto a influenze, suggestioni, plagi, messaggi che viaggiano sotto la soglia della percezione influenzando il tuo subconscio? Sai capire se lo sei osservando da altri punti di vista, con senso autocritico, le tue azioni?

Sai produrre qualcosa di utile per vivere? Pensi che le tecnologie utilizzate dall’uomo (intendo tutta la tecnologia a partire anche da un utensile per lavorare la terra) siano cicliche? Torneremo indietro almeno su certi fronti?

Sai essere felice subito, in modo naturale, tirarti su quando attraversi una “giornata no” senza acquistare “compulsivamente” né “ingurgitare” stimoli sensoriali? Sei conscio di come un esaltatore di sapidità agisca sul tuo cervello?

Sai vivere anche senza seguire la mandria? Soffri la solitudine? Ti sei mai chiesto perché? Sai ricavare benefici dalla tua creatività, dall’uscire fuori dalla mandria, dal fare cose (legali) che non avevano previsto tu facessi?

Sai guadagnare virtualmente (quindi legalmente esentasse) da benefici ricavati dal tuo studio, dalla tua cultura, dal tuo spessore di persona, dalla tua libertà individuale e dalla sicurezza in te stesso, te stessa, ad esempio anche non facendo quello che la massa fa e rinunciando alla contemporanea definizione “Posseggo quindi sono”?
(un utile spunto circa la definizione “Posseggo quindi sono” è rappresentato dai libri del sociologo, filosofo e accademico polacco Zygmunt Bauman)

Sai di chi fidarti? Sai come funzionano le debolezze?

Se, per assurdo, trapassassi ora ti riterresti soddisfatto oppure sentiresti che ci sono cose che avresti voluto fare e ancora non hai fatto? Hai raggiunto il tuo personale picco (o quasi picco) nella tua vita? Ti appaga? Sei sicuro di te? Hai mai dei dubbi? Come definisci le emozioni che provi? Di che tipo sono?

Hai fatto qualcosa di utile per questo mondo? Sai andare contro corrente? Sai usare più aree del tuo cervello? Sai stimolare il tuo cervello? Sai riflettere? Sai scoprire? Sai studiare? Sai come si imparano cose nuove in modo piacevole? Sai metterti alla prova?

Credi alle favole, alle cose accettabili con il minore sforzo, o sai osservare la realtà? Sai ricostruire una logica? Pensi che sia possibile forgiarne un’altra? Sai essere imparziale, distaccato, autocritico? Sai osservare te e gli altri da altri punti di vista? Dall’esterno? Dai loro panni? Da angoli nascosti?

Ti piace questo mondo o speri in uno nuovo? Te ne andresti con un’astronave oppure resteresti a metterlo a posto? Credi nella riparazione del nostro mondo di qualità o nella sostituzione con un prodotto d’occasione che però potrebbe nascondere insidie?

Sai ottenere un risultato onesto? Sai perché non ti parlano della tecnologia che potresti avere ora? Sai perché non puoi sperare che qualcun altro risolva i tuoi problemi? Sai perché sbarazzarsi di cose, persone, situazioni sconvenienti è perfettamente inutile e rappresenta pura ignoranza? Immagini come ho costruito queste domande?

Ti Ami?

Non è assolutamente detto che io conosca le risposte a tutte queste domande, quel che è detto è solo che mi sia posto queste domande e che anche solo il pormele, l’avere dei dubbi, è stato sicuramente utile. Laddove son riuscito a trovare delle risposte ho riscontrato un fattore comune: sono semplici. Raggiungere la semplicità, però, è difficilissimo (come sosteneva Albert Einstein).

L’uomo esiste da milioni di anni e le risposte che cerca sono molto ma molto più semplici di quanto possa pensare, le ha sotto gli occhi ma non le vede perché è “distratto” ed ama complicarsi la vita pur di ripudiare la verità, pur di credere nella perenne ricerca del paradiso in terra.
Le risposte hanno formule semplici ma il percorso per ottenere tali formule è oltremodo astruso, complicato, anti-intuitivo specie se radicati nella percezione collettiva odierna.
C’è chi sostiene che la collettività abbia una sua intelligenza ma… l’intelligenza è una sorta di unità di misura, come il metro, quindi dire che esiste un’intelligenza collettiva non corrisponde a dire che la collettività sia molto intelligente ma equivale a dire che una casa si misura in metri quadrati (e questo, ovviamente, non vuol dire che siano tanti). Quindi, per quanto ne sappiamo, la collettività può formare un organo pensante ma che pensa male, può formare un organo intelligente ma con un basso quoziente intellettivo.
Se ti sei perso tra queste domande, a poco servirà il nuovo cellulare, la nuova auto, le nuove comodità, i nuovi debiti finanziati e/o fidelizzanti, le nuove convinzioni comode, mettersi l’anima in pace o ridere delle domande stesse. Perché i problemi che ti vengono a far visita nel giorno inaspettato sono solo i tuoi e dovrai affrontarli, prima o poi. Per tutti arriva, prima o poi, un momento di sconforto in cui ci si accorge che lo stato non c’è, che quelli che si pensavano fossero amici non ci sono, che tutti sembrano scomparsi attorno… e, fidatevi, è un bene, un bene che vorremmo evitare, un bene che ti stimola ad andare oltre, un bene che, una volta superato l’esame ti fa stare bene, un bene che, se non superi l’esame, più ti sarai impantanato in punti di vista comodi e più sarà dura uscirne.

Vuoi un maggiore approfondimento? Giù di un livello! – IX

Volendo ora rincuorarci: perché esiste questo male esistenziale? Perché non si sta tutti bene, felici subito? Perché le cose non sono semplicemente come noi le vorremmo? Perché questo paradiso in terra sembra sempre un continuo Morgana? Perché ogni mattina, quando ci svegliamo, ha inizio una “Continua lotta contro il sistema Italia*?”.

*Ma avrei potuto dire “…contro il sistema Mondo” se solo avessi avuto la certezza che davvero “Tutto il mondo è paese”. Io però non vivo di certezze ed amo riferirmi solo a ciò che posso dimostrare realmente, a ciò che realmente ho fatto e vissuto.

Ad ogni modo, azzardando una mia modesta teoria che non pretendo sia condivisa, né tantomeno un riferimento: “il male esiste perché ci stimola a mettere in atto le soluzioni della nostra vita”. Le soluzioni richiedono un grande impegno. Dal grande impegno impariamo tante cose. Dal male talvolta scaturiscono soluzioni buone che mai avremmo pensato prima.

Si tratta di discorsi astratti che possono lasciare spazio ad ognuno di dare la propria interpretazione rischiando di non estrarne la reale essenza e finendo nell’inconcludente vago. Così, magari, con un esempio concreto e semplice semplice, riesco a farmi capire meglio.

Ancora un esempio : )

Mesi fa ho tamponato un’auto, un piccolo danno per fortuna, niente di grave. Il conducente dell’auto da me tamponata mi truffa e dice all’assicurazione di essersi seriamente danneggiato la schiena per colpa mia. La mia assicurazione paga e zitta senza fare alcun controllo e senza tutelarmi dalla truffa che abbiamo subìto (l’ho subita io ma l’ha subita anche l’assicurazione). L’assicurazione aumenta il mio premio annuo di una cifra spropositata nonostante fossi in prima classe da tanti anni e nonostante non avessi mai fatto incidenti in 20 anni. Il premio annuo mi cresce di quasi 4 volte.
Per non farla vincere a personaggi squallidi ho fermato l’auto visto che ero prossimo a farle un restauro (per passione) e che volevo iscriverla alle auto d’epoca.
Nel frattempo, per muovermi con un veicolo a 4 ruote, decido di fare la tessera dell’autobus e scopro, con mia immensa sorpresa, che l’autobus non è quel veicolo che tanto detestavo. Anzi vanta addirittura enormi vantaggi, primo tra tutti: mi libera dallo stress (dal forte stress) di guidare tra automobilisti distratti dai telefonini e diventati sempre più prepotenti con giganteschi massivi suv.
Lo stress svanisce ben presto e ciò si ripercuote positivamente sul lavoro, riesco a prendere impegni di lavoro più importanti, riesco a seguire molti più clienti, i guadagni aumentano, posso avviare numerosi nuovi progetti, la mia vita svolta e prende un verso decisamente migliore nonostante prima pensavo stesse andando già molto bene ma… quelle maledette ore nel traffico, lo smattimento a cercare i parcheggi, le multe, l’auto che si rompeva sulle buche mai sistemate, le impegnative continue manutenzioni all’auto, gli insulti e gli sgarbi dagli altri automobilisti, le continue mancanze di rispetto…
Mai e poi mai avrei pensato che l’autobus m’avrebbe dato tante e tali possibilità di vivere sereno dedicando il mio relax ad un notevole incremento della qualità della mia vita proprio in un momento in cui i miei progetti crescevano parimenti di importanza e responsabilità.
Un giorno ho subìto un’ingiustizia e dietro c’era una grande occasione di cambiamento per me. Perché sono riuscito a “vederla”. Bellissimo.

Link correlati

L’inflazione di internet
Il paradosso dell’ignoranza

La continua lotta contro il sistema Italia: Introduzione
La continua lotta contro il sistema Italia: Il tempo
La continua lotta contro il sistema Italia: La sicurezza
La continua lotta contro il sistema Italia: La sanità
La continua lotta contro il sistema Italia: Le infrastrutture
La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione
La continua lotta contro il sistema Italia: La giovane impresa – Parte 1
La continua lotta contro il sistema Italia: La giovane impresa – Parte 2
La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 1
La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 2
La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 3 + VIGNETTA
La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 4
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Intro
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 1
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 2
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 3
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 4
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 5
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione (Le leggi mancanti)
La continua lotta contro il sistema Italia: La qualità della vita
La continua lotta contro il sistema Italia: La privacy
La continua lotta contro il sistema Italia: La tranquillità
La continua lotta contro il sistema Italia: La matematica
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 1
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 2
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 3
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 4

Dall’occhio alla corteccia visiva non avete idea di quante trasformazioni subisce quel che osserviamo.
quel che osserviamo non è quasi mai frutto di oggettività, bensì di intense elaborazioni basate sulle nostre precedenti esperienze, di compromessi circa il consumo energetico del cervello e di segnali elettrici trasdotti dalla retina ed elaborati in più settori del nostro cervello.
Pensiamo di aver visto e, invece, molte volte abbiamo solo guardato.
image’s copyright: howitworksdaily.com