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La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 1

Posted by Raffaele Berardi on 10 agosto 2018

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Le conclusioni di questa particolare rubrica sono scritte in modo che tu possa scegliere quale livello di approfondimento raggiungere. Puoi leggere solo il paragrafo che segue o scegliere di spingerti oltre e, addirittura, quanto spingerti oltre.

Una rapida conclusione: puoi leggere solamente questo paragrafo se vuoi

Si conclude questa serie di articoli che racconta una lotta che ha inizio ogni giorno quando vi svegliate e termina, forse, la sera se riuscite a mettere la testa sul comodino per dissociarvi da cose che, vi accorgerete prima o poi, non sono fondamentali. In tal caso non somatizzate forme di stress nocive per l’umore, la concentrazione, la produttività, la creatività, l’apprendimento, per il sistema immunitario e per gran parte delle funzioni del vostro organismo così come per capacità particolari. Ad esempio forme di stress prolungate e particolarmente intense possono alterare il vostro equilibrio (inteso proprio come barcollare, vacillare) utile per attività sportive che vanno dal ballo all’atletica o, perché no, per andare sulle due ruote o semplicemente muoversi bene a lavoro. Se immaginate l’equilibrio come una funzione del vostro organismo che si serve delle vostre orecchie, vedreste calare drasticamente la finezza (quindi la risoluzione) offerta dai sensori (ovvero i timpani) al cervello aumentando il rischio di errori grossolani e conseguenti cadute.

Se desideri una conclusione più accurata leggi anche questo paragrafo (e oltre…)

Ma lo stress lo abbattete esclusivamente se riconoscete quello che non potete controllare (ad esempio gli eventi o la volontà delle persone care che avete intorno; la mania del controllo è una pessima illusione) ed agite invece, piuttosto seriamente, su tutto ciò che richiede un impegno, uno sforzo, anche consistente, da parte vostra (qui avete un gran margine di manovra).
In sostanza, studiando con curiosità e trovando soprattutto il vostro metodo (trovare il proprio metodo permette di capire che studiare non è assolutamente noioso come appare nei comuni e quantomai ordinari piani di studi, ma è una scoperta che sazia la vostra fame di sapere, di capire, di conoscere, che potreste avere insospettabilmente anche in stato dormiente), migliorate la qualità della vostra vita senza necessità di particolari e rare agiatezze (quelle la cui mancanza dovreste dimenticare quando mettete la testa sul cuscino per lasciar spazio a sogni che siano meritevoli di esser definiti tali…).
Non significa che, se ad esempio siete appassionati di moto, non dovete perseguire la vostra passione dotandovi di tutto ciò che desiderate, che vi occorre, non mi fraintendete. Solo non vi servirà sprecare risorse (impegno, economie, finanziamenti, indebitamenti, rapporti sociali…) per possedere cose che servono solo a dimostrare agli altri che si è come gli altri o, peggio, che servono per poter sembrare migliori degli altri (fenomeno che ha raggiunto i vertici negli ultimi anni in cui ci si vende l’anima per ottenere il finanziamento per l’auto “importante” che ci fa sembrare migliori, invece di lavorare un po’ meno per passare più tempo con i propri figli).
Non vi serviranno le omologazioni destinate alla massa così come i stravizi lussuriosi perfettamente inutili perché da essi non nasce nulla, non si alimenta nulla, non cresce nulla, non scaturiscono nuove opportunità, non scaturisce nulla se non altra noia da tentare apaticamente di smontare rincorrendo altri stravizi che in realtà non desiderate (o che sicuro non desidererete più quando avrete scoperto cosa vi appaga realmente).
La sola cultura e agilità mentale, accompagnata da strumenti che nutrono il cervello come tutto quel che potete studiare da fonti attendibili e in modo approfondito, vi permetterà di risolvere problemi che ad altri possono apparire insormontabili. L’importante è allenare il cervello e nutrirlo non solo di ciò di cui necessita per stare biologicamente in forma, bensì di uno studio continuo, non stressante, elastico e divertente. Avete presente quanto occorre per diventare in gamba con uno strumento musicale? I neurologi hanno scoperto che un impegno costante che va dal quarto d’ora ad un’ora al giorno, mantenuto nel tempo, produce effetti decisamente migliori rispetto a studiare per qualche mese ore e ore al giorno. E’ la costanza che premia… gli stimoli giusti, poi, giocano un ruolo importante.

Continua…

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Gente disarmata

Posted by Raffaele Berardi on 20 febbraio 2012

Se non sai fare è difficile costruire, ottenere, raggiungere. Per saper fare devi aver la possibilità di studiare e di imparare. Se non vieni formato non hai niente di utile da conoscere, approfondire. Se non conosci non hai i mezzi per risolvere i problemi giornalieri. Risultato: hai sempre bisogno di qualcuno che risolva i problemi per te. Ma ognuno li risolve come meglio crede. La risoluzione che ti potrebbe essere fornita, quindi, potrebbe essere in conflitto con quello che tu avresti fatto se solo avessi avuto modo di conoscere, studiare… Si ma studiare cosa?

Tutto parte da quello che sai fare, o puoi/vuoi imparare a fare, e da quello che la tua testa riesce a concepire. Per questo per le menti più teoriche è molto utile fare indigestione di ricerca e sviluppo, mentre per le menti pratiche è altrettanto importante fare un pieno di formazione e competenze. Per altri ancora sono importanti entrambe le cose; senza questi strumenti si è disarmati e si è costretti a vivere passivamente una o più situazioni.

Molto frequentemente si imputa l’insufficiente preparazione di un individuo al fatto che non abbia avuto voglia di studiare/fare. Purtroppo però ci sono fenomeni che contraddicono le normali credenze. Poco tempo fa, ad esempio, ho chiesto, presso la mia Università, di poter utilizzare un laboratorio al fine di saldare delle parti. Ovviamente conosco diverse persone che sono particolarmente abili in questo, ma avevo piacere di imparare cose nuove cercando nell’Università un riferimento che consideravo più che solido. Ebbene la risposta è stata negativa in quanto il professore al quale ho chiesto informazioni mi ha risposto che per fare “simili cose” occorre che l’Università faccia un’apposita assicurazione e questo non è possibile. «Simili cose?» Avevo solo bisogno di fare qualche saldatura assistito da personale esperto. La risposta finale è stata semplicemente il suggerirmi di fare un corso a pagamento…

Un’Università così mi sembra un po’ limitata e la definizione che vede gli studenti come dei clienti inizia a sembrarmi razionale. Ricordo con piacere quando all’Istituto Tecnico i laboratori ce li facevano utilizzare in lungo e largo, sempre assistiti da personale esperto ovviamente. In quel caso succedeva persino il contrario, uno studente che mostrasse il desiderio di tornare a scuola il pomeriggio per utilizzare delle macchine utensili, degli strumenti o comunque dei laboratori, era tanto ben visto quanto raro. In tali casi preside e vice preside elargivano serenamente permessi su permessi in concomitanza con le possibilità di professori e assistenti di laboratorio. Oggi invece, tutto si basa sulle proprie capacità e la propria “autonomia nel fare”. Senza… siamo semplicemente disarmati.

Che senso ha non sfruttare al massimo i laboratori delle scuole e delle università?

Il termine “disarmato” non viene utilizzato facendo riferimento al
campo semantico delle armi offensive bensì a quello del “fare”,
es.: armarsi di buone intenzioni, di voglia di fare…

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Se non si ha più niente da dire… C’è una soluzione.

Posted by Raffaele Berardi on 11 novembre 2011

Una delle cose peggiori che possono accadere ad una persona è quella di non aver più nulla da dire. Quando qualcuno tende a parlare sempre delle stesse cose significa che non sta ricevendo una quantità sufficiente di stimoli ed input o, peggio, che non sa ascoltare, recepire ed apprendere cose nuove, osservare il mondo esterno ed interagire con esso. Tradotto in altri termini significa che sta perdendo la capacità di osservare in modo critico ciò che lo circonda, di informarsi e di trarre valutazioni proprie da argomentare con altri soggetti per crescere e condividere la strada che porta al giorno dopo (il futuro). La conseguenza più grave non è tanto il problema che nessuno ascolta più con interesse tale persona, quanto il fatto che il soggetto in questione diventa gradualmente amorfo, spesso incapace di prendere decisioni con la collettività e di valutare una moltitudine di fatti che accadono nel quotidiano intorno a sé ed intorno alle persone con cui interagisce. Se si capisce come si studia, come si apprende, come si elaborano degli stimoli che provengono dal mondo circostante, è praticamente impossibile non aver nulla da dire e da condividere con chi si trova intorno. Studiare non significa unicamente, come siamo abituati a credere, sforzarsi su libroni complicati dedicati a materie a noi ostili, ma significa anche avere la capacità di trovare le informazioni che ci occorrono, da fonti concrete e attendibili, e nutrirci di nozioni che stimolano e stuzzicano la curiosità e l’interesse dell’individuo. Per farla breve, studiare ciò che ci interessa può essere senza ombra di dubbio piacevole. Il problema a mio avviso è che spesso non si ha il “metodo” e si tende a vedere come insormontabile qualcosa che invece è assai fattibile. Il problema a monte sta insomma nel modo con cui ognuno di noi viene istruito sin dalla tenera età. Nascere e vivere significa interagire in un sistema enorme e complesso. Se esisti devi partecipare. Se si cerca di ricordare cosa ci appassionava prima che tutto si appiattisse e diventasse routine… magari si può riprendere e ripartire da lì. Ognuno inventa il suo modo.

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Come potrebbe trasformarsi la vita quando si inseguono i propri sogni?

Posted by Raffaele Berardi on 3 novembre 2008

Esempio nelle corse

Non ci si alza la mattina e si fa il lavoro preferito. O perlomeno in linea di massima non succede quasi mai. Ogni singolo passo in più che vogliamo fare nella vita equivale a sacrificio. Devi rinunciare a qualcos’altro. Io ad esempio sono stato costretto (per mia volontà ovviamente) a fare gli esami all’università più lentamente pur di non rinunciare al lavoro che svolgo nel campo: tecnologie edili, meccaniche e motoristiche. Ho rinunciato alle vacanze (che sono ormai un’abitudine naturale per i miei amici tra estive e invernali), ne avrò fatte due o tre in tutta la mia vita, ho rinunciato a qualsiasi cosa fa un giovane alla mia età. Naturalmente solo nei momenti di maggiore difficoltà. E’ ovvio che mi svago anche io. I miei amici erano a ballare il sabato sera e io ero a Zandvoort per l’europeo con la Renault Sport. I miei amici erano a giocare a calcetto nell’anno dell’esame del 5° superiore e io ero a Misano a montare il box con i colleghi per i test in pista dei nuovi pezzi delle auto. I miei amici a 16 anni erano al mare con i motorini d’estate e io montavo i primi accessori su una Escort RS Cosworth. Ogni cosa che volevo imparare a fare la dovevo imparare a scapito di altre cose e soprattutto, in molti casi (aspetto fondamentale) GRATIS. Per recuperare il denaro necessario per realizzare un laboratorio (piccolo reparto corse) ho fatto il pasticcere, il gelataio, il cameriere… Ma rimanevo indietro con gli esami anche se ora ho recuperato moltissimo e mi dirigo verso la fine degli studi. Se vi piacciono le corse e vi auguro di realizzare i vostri sogni, c’è un sistema che vi darà più possibilità di riuscire nell’intento…

Perchè gratis?

Quando avete 16 anni o 20 anni o 25 e non sapete un’acca di auto da corsa, (dalle riviste che spesso si leggono alla realtà ce ne passa…) nessuna scuderia ha bisogno di voi. A meno che… c’è un però. A meno che non siate disposti a pulire la macchina del pilota ogni qualvolta si attaccano i moscerini su paraurti, cofano e parabrezza; a meno che non siate disposti a raccogliere con la segatura l’olio che è caduto per terra; a meno che non vogliate, sotto un sole cocente a 40 gradi, andare con un carrello a prendere un treno di gomme dal gommista del paddock e poi ancora un altro e un altro e un altro ancora. A meno che non siate disposti ad andare a dormire alle due di notte con la macchina che non è ancora a posto e rialzarvi alle otto mentre tutti gli altri sono già in piedi o forse non sono mai andati a dormire… A meno che non accettiate di essere l’ultima ruota del carro e come tale essere trattati.

Il sacrificio

Un sacrificio enorme anche psicologico. Si diventa pezze umane. Ci vuole un carattere forte, ci vuole che quando tornate a casa e uscite dai panni dell’aiuto meccanico (mi riferisco solo ai primi tempi), del garzone, del motorista, del preparatore o altro, vi ricordiate chi siete e che non siete da meno di nessuno ma avete solo un grande sogno. Non ci vogliono le raccomandazioni, ci vuole di farsi in quattro per la prima squadra dove si va a lavorare, poi per la seconda, la terza e così via. Ci vuole che capiate bene questo e altre due cose: la prima è che se inseguite un sogno il sacrificio sarà ovvio e sempre presente; la seconda cosa, con cui una persona ottimista combatte meno, è che dovete sempre tener conto che il sogno potrebbe comunque non avverarsi. Voi darete il massimo e magari non ci saranno sviluppi, ma almeno avrete tentato. A denti stretti. E’ così che si fa. Poche lamentele e più fatti. Non importano i pasti saltati, le ore perse di sonno, le vacanze che non ci sono, le discussioni da stress nel team (non fatele mai davanti agli sponsor). Ciò che conta è che se lo sognate veramente, lo dovete fare e rischiare anche l’insuccesso. Se non provate non potrete mai dire:”tanto non ci riesco.”

Le pretese

Più coverete pretese e meno risultati otterrete. Le vere pretese o meglio ambizioni le dovete nutrire verso voi stessi, verso l’obiettivo che vi siete preposti. Ed è proprio nel momento in cui capirete che dovete annullare le  pretese che avverrà il cambiamento. Vi accoregerete che troverete altri team che apprezzano il vostro lavoro, altri team che hanno bisogno di giovani, altri team che vi danno un pò di coniderazione in più, troverete gente che vi sfrutterà sempre meno e vi rispetterà sempre più. Inizierete ad essere pagati. Qualcuno vi chiederà cosa studiate e se continuerete a studiare per restare nelle corse a livelli più alti…

Lo studio

Considerando che il mondo delle corse è un mondo di pura ignoranza diffusa (esclusi tecnici e ingegneri), se non nutrite il desiderio di divorare quantità enormi di libri e se non avete voglia di essere al top mentre studiate all’istituto tecnico o ad ingegneria meccanica o elettronica o informatica ecc. in base al ramo che preferite, beh se non fate questo potrete lavorare nelle corse, essere dei buoni tecnici, ma impressionare meno di quanto avreste potuto. Dipende dal rapporto che avete con i libri e dalla vostra apertura mentale.

Quando quello che studiavo all’istituto tecnico, non mi bastava più, ho acquistato libri su libri anche e soprattutto all’estero dove c’è una cultura più estesa sulle corse.

Quando quello che studiavo all’università non mi è bastato più sono andato a fare lavori di ogni genere per realizzare il mio laboratorio personale e poter approfondire esame per esame ciò che studiavo…

Su questo Blog sono stati affrontati in precedenti articoli i temi relativi ai libri e all’apertura mentale e, come adesso state iniziando a capire se seguite questo Blog da tempo, ecco un altro dei molteplici motivi che spiegano da dove deriva l’esigenza di conoscere più temi sapendoli accostare per fare bene una cosa (Teoria degli accostamentiTeoria degli accostamenti – parte seconda).

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Metodo di lettura di un libro universitario

Posted by Raffaele Berardi on 6 ottobre 2008

Voglio parlarvi in due righe di una cosa che spesso gli studenti universitari alle prime armi (ma non sono esclusi anche quelli delle scuole medie inferiori e superiori) faticano inizialmente ad inquadrare… Il metodo di lettura di un testo. Un metodo che si trova all’interno di un insieme ancora più grande che è il metodo di studio. Ho notato che c’è un fattore comune a molti testi universitari. Un fattore che mi ha giocato spesso brutti scherzi facendomi perdere diverso tempo. In sintesi espongo immediatamente:

  • Ipotizziamo un testo con circa 15 capitoli. Nella maggior parte delle volte che ho studiato per un esame, ho potuto osservare come il professore salti uno o due capitoli ai quali non si interessa in particolar modo e sui quali all’esame non fa alcuna domanda. Osservare bene il programma ed andare a ricevimento dal professore chiedendo consigli sull’importanza dei vari capitoli, può farvi risparmiare parecchio tempo. Vi è mai capitato di andare ad un esame e il professore vi chiede tutto quello che avete studiato solo nella parte iniziale del programma o solo ciò che vi è nella parte finale? Vi è mai capitato di perdere parecchi giorni a studiare cose che non vi sono state minimamente chieste e che non interessano al professore in caso di domanda libera per incrementare il voto?
  • Nella maggior parte dei casi i primi 3 capitoli sono delle note introduttive agli argomenti centrali del libro di testo. Si tratta di capitoli atti a farvi capire bene ciò di cui si parlerà dopo; servono a farvi entrare nell’ordine di idee. Il risultato è che soffermarsi troppo su questi capitoli vi farà perdere un mucchio di tempo in quanto se avete capito i concetti, li troverete nuovamente esposti e maggiormente approfonditi nei capitoli centrali.
  • Terza cosa. Valutate che il guadagno su un libro è misurato in base al numero delle pagine. Non sono rari i casi in cui medesimi concetti vengono esposti più e più volte con lievi differenze procurandovi una gran confusione e tutto questo solo per aumentare il numero delle pagine.
  • Nel terzo punto risiede la ragione per la quale è fondamentale andare a lezione anche qualora non fosse con obbligo di frequenza. Capirete senz’altro meglio il concetto sovraesposto nel libro.
  • Non fate riferimento ad un solo testo ma nemmeno a troppi (per evitare un inutile sovraccarico di lavoro). Può essere utile trovare su un altro testo un esempio grafico di un teorema di Analisi Matematica 1 o 2 ad esempio. Un esempio grafico che mostri il concetto di limite o di derivata o di integrale può aiutarvi a non imparare a memoria concetti fondamentali ma anche molto semplici in fin dei conti, come quelli trattati dalla matematica. L’incomprensibilità di questa materia è solo dovuta al fattore linguaggio. Spesso i concetti espressi sono fin troppo ovvi ma non raggiungono lo studente per questioni di incomunicabilità.

Tornando a noi e riassumendo:

  1. Abbiamo ipotizzato un libro di testo con 15 capitoli.
  2. Abbiamo ipotizzato che il professore ne escluda un paio (ammettiamo il 12 e il 15)
  3. Abbiamo ipotizzato che i primi 3 capitoli iniziali siano un avviamento al libro sul quale non pedere tempo eccessivo.

Risultato: i capitoli sui quali compiere un extra sforzo, nella maggior parte dei casi sono i capitoli centrali. Perdere tempo eccessivo anche sugli altri si è verificato essere spesso un grave errore. Questo risultato è un dato emerso da un sondaggio svolto tra decine di studenti universitari di Ingegneria compresi anche quelli del Vecchio Ordinamento ormai in via di estinzione.

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