Momenti di Motorismo – Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Telaio

Rubrica: Momenti di Motorismo

Titolo o argomento: Brevi sfumature per gli appassionati di motori a combustione interna

Siamo finalmente arrivati a mostrare la parte inerente il telaio, essa effettivamente non c’entra nulla con il motore (o forse no?) e potevamo tranquillamente evitare di inserirla in questa rubrica, tuttavia il mio chiodo fisso consiste nel considerare il telaio più importante del motore al punto da richiedere una minore esasperazione di quest’ultimo se il primo è ben curato (nel caso di una preparazione) e ben strutturato (magari nel caso di un nuovo progetto).

Non servono a nulla tanti cavalli se non possono essere scaricati a terra e se destabilizzano il veicolo ogni qualvolta si “osa” un po’ di più nel tentativo di cercare di guadagnare qualcosina. In simili casi infatti la guida diventa oltremodo difficile e stressante, si sta sempre  in tensione quasi aspettando il prossimo errore da compensare e si affronta la guida con il perenne timore che un qualunque cambiamento delle condizioni (variazione della temperatura dei pneumatici, variazione di un carico a seguito del consumo di carburante, variazione della coppia motrice, variazioni del fondo stradale, variazioni di traiettorie, ecc.) possa amplificare gli effetti di tale errore portando addirittura ad una perdita totale di controllo.

Se mi concedete una breve digressione, apparentemente fuori tema, ricordo quando tre anni fa stavamo testando uno dei nostri primi prototipi di bicicletta elettrica ad elevate prestazioni. Ricordo che sulla versione SuperLight di Ralph DTE EBK l’anteriore si alleggeriva troppo e, tendendo al galleggiamento, rendeva pericolosi certi cambi di direzione in velocità. C’era il perenne rischio di perdere l’anteriore. Anche le frenate non sembravano convincenti, forse più per la suggestione, e mancava la fiducia nell’aprire il gas (acceleratore elettronico ride by wire) all’uscita dei tornanti o dal punto di corda in proiezione verso l’uscita della curva. Aumentare la potenza disponibile era per noi facilmente fattibile (e l’abbiamo fatto), così con badilate di gas nei rettilinei cercavamo di compensare quanto perso nell’uscita dalle curve. Ricorrevamo molto spesso anche ai pedali per dare “noi” in pedalata “l’assistenza” al motore elettrico ed aumentare l’accelerazione mandandolo in coppia massima prima (un motore elettrico disegnato per l’alta velocità, come un motore a combustione interna, perde qualcosina ai bassi). Il gioco è stato divertente finché il desiderio maggiore era più la scoperta, il testare, il capire, che la reale efficienza del progetto.

Appena assopita l’euforia è diventata viva più che mai la necessità di porre rimedio al problema della ciclistica e, pur capendo da dove potesse derivare il problema e come questo si potesse risolvere, siamo rimasti sorpresi da quanto abbiamo guadagnato una volta raggiunto il setting corretto. Non solo non occorreva più tutta la potenza e la coppia che prima richiedevamo all’uscita dalle curve (ottenendo così tra l’altro un enorme risparmio di energia, un aumento considerevole dell’autonomia nonché un importante contenimento delle temperature in gioco), ma entravamo molto più forte, scorrevamo tantissimo lungo le curve, aumentavamo gli angoli di piega, uscendo a velocità più elevate per il semplice motivo di aver aumentato la scorrevolezza e la solidità dell’anteriore. Dalla telemetria poi ci siamo anche accorti che in uscita spalancavamo quasi sempre il gas senza più parzializzarlo e che, solo con certi parametri del posteriore si rischiava una derapata che implicava una perdita. Le velocità in gioco erano decisamente più alte pur con un consumo energetico minore, il rischio di cadere inoltre si era praticamente azzerato. Il problema aveva origine negli angoli caratteristici della ciclistica e nella distribuzione dei carichi tra ruota anteriore e posteriore, una volta centrati quelli giusti ci è parso di guidare più una moto che una bici elettrica ad elevate prestazioni*.

Insomma, un mezzo che affronta una curva in modo stabile e bilanciato vanterà una scorrevolezza che gli permetterà di non perdere eccessiva velocità e di guadagnarne ulteriore, anche con azioni decise sul gas, senza che ciò comporti destabilizzazioni anomale. Il pilota, poi, sarà soggetto a minore stress e potrà guidare con maggiore concentrazione e minore sforzo fisico.

Tutte queste considerazioni i tecnici e gli ingegneri che operano nelle competizioni le conoscono benone, quelli resistenti a questa linea di pensiero sono più che altro i non addetti ai lavori i quali sovente, seppur profondamente appassionati, continuano con una certa ostinazione a ritenere prioritario il motore su tutto. Ma meno cavalli significa anche meno stress per gli organi, più affidabilità, più durata, più guidabilità, maggiori possibilità di conoscere il veicolo che si va a guidare e quindi più facilità nella scelta delle correzioni da operare (questo almeno nella fase iniziale). Si può invece iniziare ad incrementare la corposità dell’erogazione quando è ormai chiaro che tipo di telaio si ha, come funziona, come si regola e che intenzioni ha chi lo guiderà lungo le curve dei circuiti dedicati.

Continua…

*No, non abbiamo “snaturato” la bicicletta se è questo che può balenare alla mente leggendo.

Ringrazio per la preziosa collaborazione i miei amici e colleghi motoristi Giorgio e Peppe, nonché l’officina meccanica di precisione operante, da oltre 40 anni, nel campo delle rettifiche di motori stradali, da competizione ed industriali:

Ancona Rettifiche
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Tel: +39 071.710.82.10

Galleria fotografica

Le foto in basso raffigurano parte della componentistica installata sulla Ford Escort RS Cosworth della nostra rubrica ed alcune fasi della preparazione dell’avantreno e del retrotreno. L’hardware prevede tubi freno aeronautici, pinze freno maggiorate e con attacco radiale, ammortizzatori a gas regolabili, bracci delle sospensioni regolabili, silent block più rigidi, barre duomi anteriore e posteriore (non rappresentate in foto), distanziali e adattatori per le pinze radiali lavorati alle macchine utensili. Le ultime quattro foto, nello specifico, mostrano una vista d’insieme della componentistica installata all’avantreno ed al retrotreno.

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Tubi freno aeronautici Pinze freno maggiorate dotate di attacco radiale Ammortizzatore a gas e silent block Braccio sospensione regolabile Silent block Distanziale ruota e adattatore pinza lavorati alle macchine utensili Messa a punto dell'avantreno Ford Escort RS Cosworth - Meccanica in evidenza Ford Escort RS Cosworth - Preparazione retrotreno Ford Escort RS Cosworth - Preparazione retrotreno

Momenti di Motorismo – Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Trasmissione

Rubrica: Momenti di Motorismo

Titolo o argomento: Brevi sfumature per gli appassionati di motori a combustione interna

Se ci si vuole complicare la vita la scelta di un veicolo a trazione integrale, in qualità di primo mezzo per assaporare la pista, è senza dubbio la migliore. Non solo la trasmissione risulta più articolata ma richiede maggiori spese per la sua manutenzione e messa a punto ottimale. Inoltre le configurazioni possibili sono decisamente più numerose rispetto ad una più snella trazione anteriore o posteriore.

La presenza di ben tre differenziali e di quattro semiassi influenzerà abbondantemente la dinamica di guida e potrebbe risultare arduo trovare il corretto assetto. Questo perchè, almeno quando si è dei rookie, non si sa riconoscere subito se un problema, ad esempio di inserimento in curva, derivi dalle sospensioni, dai differenziali o, perchè no, dalla tecnica di guida. Un veicolo dotato di trazione integrale è dotato di una gran motricità ma tenderà ad opporsi alle curve a meno che non conosciate la corretta tecnica di guida e non sappiate già come trattarlo.

La natura dei veicolo a trazione integrale, per quanto possa apparire il contrario ad un occhio esterno, è in realtà sottosterzante. Richiede una certa sicurezza nell’uso dello sterzo e dell’acceleratore nonché capire a fondo la dinamica dei trasferimenti di carico. Potrebbe infatti risultare anti intuitivo dover accelerare, quando si ritiene si debba frenare, per stabilizzare il veicolo.

E’ fondamentale aver chiaro se il veicolo a trazione integrale andrà impiegato per turni di prove libere in pista, per gare in salita o per prove di accelerazione. Ciò perchè ognuna di queste tre specialità richiede schemi di differenziali diversi con relative taratarure. Acquistare dei differenziali usati su internet può sembrare un’ipotesi allettante in virtù di qualche tentativo di fare un affare, tuttavia a mio avviso risulta più corretto affidarsi ad un professionista che possa suggerire specifici differenziali, più le relative tarature di base, appositamente per il vostro obiettivo d’impiego.

Nel caso della Ford Escort RS Cosworth della nostra rubrica, la trasmissione disponeva originariamente di un differenziale aperto all’anteriore, un giunto viscoso centrale ed uno viscoso posteriore, sia per l’impiego su strada che in pista. La Ford portava questa soluzione anche nei Rally Gruppo A.  Erano comunque disponibili differenziali autobloccanti a lamelle, anteriore e posteriore, per impieghi di tipo rallystico, slalom, gare in salita…

Ad ogni modo, se si ama la trazione integrale, non sarebbe una cattiva idea prender parte dapprima ad un corso di guida sportiva con vetture a trazione integrale e, solo una volta appresa la tecnica di guida ideale, cercare di modificare le tipologie e le tarature dei differenziali (nel caso dell’autobloccante: livello di bloccaggio in potenza ed in rilascio oltre che il precarico) sulla base di “ragionevoli” adattamenti alle proprie esigenze.

Continua…

Ringrazio per la preziosa collaborazione i miei amici e colleghi motoristi Giorgio e Peppe, nonché l’officina meccanica di precisione operante, da oltre 40 anni, nel campo delle rettifiche di motori stradali, da competizione ed industriali:

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Le foto in basso raffigurano nell’ordine: il differenziale anteriore autobloccante a lamelle (nella particolare soluzione della Ford Escort RS Cosworth che lo vede montato a ridosso della coppa dell’olio), il cambio con il differenziale centrale viscoso (tipo Ferguson) ed il differenziale posteriore autobloccante. Sono inoltre raffigurati gli schemi della trasmissione tratti dai manuali originali Ford Cosworth per le competizioni rallystiche nel Gruppo A; nel primo schema è proposta una visione d’insieme della trasmissione, nel secondo il differenziale anteriore aperto, nel terzo il cambio da competizione a 7 marce che ingloba nella sua struttura anche il giunto viscoso centrale e nel quarto schema il differenziale posteriore viscoso.

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Differenziale anteriore autobloccante Ford Escort RS Cosworth Cambio e differenziale centrale Ford Escort RS Cosworth Gruppo motore, cambio e differenziale centrale Ford Escort RS Cosworth Differenziale posteriore autobloccante Ford Escort RS Cosworth Schema d'insieme trasmissione Ford Escort RS Cosworth Differenziale anteriore aperto Ford Escort RS Cosworth Cambio da competizione a 7 marce e differenziale centrale Ford Escort RS Cosworth Differenziale posteriore viscoso Ford Escort RS Cosworth

L'odore del cambiamento

Rubrica: Finanza comportamentale, Neuroeconomia, Neuromarketing

Titolo o argomento: L’odore del cambiamento attira le prede, avvantaggia chi lo fa e spaventa chi lo subisce
Un giudizio sul tuo lavoro: Se te la prendi perdi un’occasione

La gente è permalosa, specie sul proprio lavoro. Il più delle volte non tollera che qualcuno possa esprimere la propria opinione su un lavoro o un’attività imprenditoriale guardando con occhi esterni. Talvolta si tratta effettivamente di opinioni ingenue che non tengono conto del “dietro le quinte”, è vero, altre volte però offrono spunti a dir poco preziosi che non andrebbero mai presi con leggerezza. E’ sufficiente ascoltare (facile a dirsi ma quasi impossibile a farsi) ed avere l’umiltà di accettare una critica che assumerà una veste di utile spunto, se mossa da persone preparate, o di momento di garbata ilarità, se mossa da persone che non hanno i mezzi per inquadrare realmente ciò di cui stanno parlando.

Perchè chiudere l’attività quando è sufficiente cambiare per continuare?

Nella mia città hanno chiuso moltissimi negozi. “La crisi!” Mi direte… sì ma questa volta non desidero soffermarmi sulle attività che hanno chiuso per via della crisi (a tal proposito stiamo preparando uno spieciale che avrà il suo spazio) ma sulle attività che potevano tranquillamente continuare e invece hanno “perso” perchè incapaci di affrontare quella temibile tappa che si chiama “cambiamento” (arriva per tutto e per tutti prima o poi e nelle logiche più svariate, non ci si può preparare prima al cambiamento ed è molto difficile prevederlo, ci si può solo allenare ad aprire la mente nel miglior modo possibile per diventare sempre più aderenti alla realtà. In tal modo si cambierà con i tempi che cambiano e lo sforzo richiesto, nella continuità del quotidiano, sarà distribuito meglio e non inferirà brutti segni da urto. Il problema è che essere aderenti alla realtà è compito assai arduo in una società che, per la maggior parte, crede ancora alle favole o a quello che ama sentirsi dire…).

Competere con l’irrazionalità

Così, per tornare a noi, ho visto tra i tanti anche negozi di giocattoli cessare la loro attività e questo seppure i bambini non abbiano mai smesso (per fortuna) di sognare. Ma c’è un dettaglio apparentemente assurdo, infatti io mi chiedo: “Come è possibile che un negozio di giocattoli chiuda, anche se fornito, lamentando che “non si lavora” e un altro apra e sia scenario di un via vai di clienti? Non ha senso. La crisi c’entra o no?”. In realtà c’entra un sottoprodotto della crisi: l’irrazionalità. Come vedremo nell’apposita rubrica di Finanza comportamentale, Neuroeconomia, Neuromarketing e Neuroscienze, alla quale stiamo lavorando, ciò che convince la gente a spendere denaro (e lo stesso “neuroscientificamente” parlando vale anche, e prima ancora, per il cibo), sono le emozioni, la cultura, lo stile di vita, le esperienze quotidiane, impulsi genetici, stimoli sensoriali e le influenze.

Le debolezze in corso

Il motivo per cui un negozio di giocattoli chiude senza lavoro e un altro apre poco dopo con una non trascurabile affluenza di clienti risiede nella capacità di aver organizzato l’attività, il negozio, l’esposizione, la tipologia di prodotti ed i servizi… affinché questi stimolino le debolezze attuali. Le debolezze in corso, oserei dire. Le debolezze cambiano con le “influenze” (vedi in basso gli articoli correlati). I giocattoli possono essere sempre gli stessi ma il modo di esporli, come vengono categorizzati e cosa viene accostato al loro fianco come alternativa di scelta, genera delle emozioni nel cliente che arriva a provare vero e proprio piacere nel suo cervello (grazie alle endorfine prodotte dal cervello nel lobo anteriore dell’ipofisi). Il problema però si pone anche per il nuovo negozio, infatti saprà esso adeguarsi a quelli che saranno gli stimoli irrazionali più diffusi tra qualche anno o persino tra pochi mesi? Uhmmm, personalmente la vedo dura ed il problema principale è che questo non riguarda solo il negozio di giocattoli dell’esempio ma tutte le attività commerciali, artigianali, imprenditoriali…

Il cervello ha sete di novità

L’odore del cambiamento, nonostante spaventi imprenditori di ogni levatura e persino i grandi colossi, richiama notevolmente le prede (i consumatori) che ne sono irresistibilmente attratte (il cervello per sua natura è attratto dalle novità) anche quando la sostanza non cambia ma viene semplicemente presentata in un altro modo (il più delle volte non vi è nemmeno consapevolezza alcuna delle evidenze). Per questa ragione proprio i grandi colossi cercano con ogni strumento di pilotare i cambiamenti stessi affinché siano aderenti alle proprie necessità di crescita e capacità di offerta. Essi fanno largo uso di Neuroscienze, Neuromarketing, Neuroeconomia, Economia Comportamentale, influenze, suggestioni e pratiche subliminali di vario genere.

Sintonizza la tua idea

Per questa ragione se avete avuto un’idea imprenditoriale geniale (o riconosciuta tale da persone di affermata intelligenza) ma non state riscontrando successo alcuno, molto probabilmente non vi trovate sulla frequenza imposta dai grandi colossi. Capire in che direzione si muovono i dinosauri (compito oltremodo arduo) può farvi capire se sarà proficuo investire sulla vostra idea. Se questa sarà realmente innovativa e geniale ma su una frequenza interferente con la tendenza attuale, non otterrete il favore della massa in quanto essa continuerà ad osservare, “indotta”, altre attrazioni magari perfettamente inutili oltre che fidelizzanti per i loro portafogli. In tal caso non prendetevela e non perdete energia a combattere contro i mulini a vento, non vi ascolteranno; cercate invece di seguire il ritmo, andare a tempo ed individuare il momento giusto per “entrare” con la vostra idea. Noterete come con molta, ma molta, meno fatica le cose andranno sorprendentemente e semplicemente da sé. Vi sembrerà assurdo ed inconcepibile ma tanto la massa non vi darà retta fino a che qualcuno non dirà loro di darvi retta, cosa che tra l’altro potrebbe non accadere mai a meno che non siate così bravi da apprendere e saper sfruttare le metodiche con le quali si influenzano gli altri.

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Bellissimo negozio di giocattoli

La LEGO rappresenta per me il migliore marchio al mondo di costruzioni per grandi e bambini,
ha attraversato mercati e momenti di tutti i tipi arrivando ad offrire persino strumenti tecnici,
informatici e di meccatronica che hanno aperto a tutti le porte di materie riservate prima solo
a pochi. Quello che è ancor più incredibile però non ha nulla a che fare con la LEGO ma con i
fenomeni che hanno luogo nella nostra testa. E’ infatti incredibile osservare come ordinari negozi
di giocattoli (che fornivano quindi anche le costruzioni) siano stati snobbati dalla gente fino a chiudere,
sostituiti poi da negozi, con afflusso costante di clienti, che semplicemente hanno dato uno spazio dedicato,
più studiato e meglio accostato degli stessi medesimi prodotti. Questo significa che la massa sta perdendo
capacità di osservazione, di immaginazione e che la funzione del negozio sta diventando quella di
effettuare questo lavoro al posto della mente delle persone.
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potete chiederne la rimozione o indicarci il copyright da specificare. Image taken from research
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Momenti di Motorismo – Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Assemblaggio

Rubrica: Momenti di Motorismo

Titolo o argomento: Brevi sfumature per gli appassionati di motori a combustione interna

Il motore è finalmente pronto per attraversare molteplici step evolutivi atti ad incrementare gradualmente le prestazioni. Viene alloggiato temporaneamente nel suo vano per studiare gli ingombri dell’hardware da testare e capire come posizionare al meglio ogni parte (scambiatori di calore, vari modelli di turbocompressori, anche twin scroll, airbox, strumenti, impianto elettrico, barre duomi, ecc.). Una volta scelta la configurazione di partenza, se necessario, il motore può essere nuovamente estratto dal suo vano e provato al banco per vestirgli addosso l’elettronica su misura e verificare che tutto risponda come previsto. In caso contrario possono essere sostituiti con molta facilità tutti gli organi che non stanno fornendo il feed-back desiderato. In alternativa, qualora non vi siano dubbi di sorta e si stia usando materiale già largamente collaudato, il veicolo può essere messo al banco completo.

Se le aspettative vengono soddisfatte si configura un setup di base del veicolo e ci si trasferisce in pista per i test utili ad inquadrare cosa sia necessario regolare, cambiare o correggere. Il pilota (o il provetto tale) non è escluso da questa operazione in quanto, nella maggior parte dei casi, si hanno a disposizione più cavalli che conoscenze esatte della tecnica di guida. Avere orecchie e cervello per ascoltare offre più vantaggi rispetto a badilate di cavalli in più (e costa meno).

Continua…

Ringrazio per la preziosa collaborazione i miei amici e colleghi motoristi Giorgio e Peppe, nonché l’officina meccanica di precisione operante, da oltre 40 anni, nel campo delle rettifiche di motori stradali, da competizione ed industriali:

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Le foto in basso raffigurano le fasi in cui il motore, ormai completo nel suo nucleo, viene vestito degli accessori che lo rendono funzionale. Subito dopo la messa in fase, vengono alloggiati al loro posto gli accessori trascinati dalle cinghie (pompa dell’acqua, alternatore, distributore d’accensione…), viene escluso l’impianto clima per snellire l’assieme e si installano gli impianti: accensione, aspirazione, alimentazione. Fanno seguito i collettori di scarico artigianali appositamente creati per testare un turbocompressore di tipo Twin Scroll anche se, molto probabilmente, si tornerà su turbocompressori ordinari maggiorati i cui esiti sono già stati testati con successo su questo motore.

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Coperchio punterie motore Ford Escort RS Cosworth Motore semicompleto Ford Escort RS Cosworth Vano motore Ford Escort RS Cosworth Aspirazione motore Ford Escort RS Cosworth Aspirazione motore Ford Escort RS Cosworth Motore semicompleto Ford Escort RS Cosworth Runners motore Ford Escort RS Cosworth Aspirazione maggiorata motore Ford Escort RS Cosworth Cavi candele in silicone Iniettori maggiorati Panoramica motore Ford Escort RS Cosworth Aspirazione e alimentazione motore Ford Escort RS Cosworth Sensori motore Ford Escort RS Cosworth Motore semicompleto Ford Escort RS Cosworth Motore semi completo Ford Escort RS Cosworth Motore con differenziale autobloccante e collettori in acciaio artigianali Differenziale autobloccante Ford Escort RS Cosworth Turbocompressore Twin Scroll Motore installato nel suo vano Pompa benzina maggiorata Ford Escort RS Cosworth Scambiatore calore Chiocciola compressore

Momenti di Motorismo – Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Rettifiche

Rubrica: Momenti di Motorismo

Titolo o argomento: Brevi sfumature per gli appassionati di motori a combustione interna

Non ha senso alcuno elaborare un motore senza averlo prima riportato alle sue condizioni ottimali; in caso contrario se ne ricaveranno solo rovinosi danni che si verificheranno in tempi ulteriormente accelerati dal maggiore stress subito dal motore. Oltretutto non si raggiungeranno le prestazioni desiderate e ci si ritroverà davanti ad un oneroso lavoro in perdita.

Allo stesso modo non ha senso montare su un motore parti a caso, componenti consigliati dall’amico smanettone, organi per i quali si sono sentite le tali voci di corridoio, liste prese un po’ da quel meccanico, un po’ da quell’altro tecnico. Un motore è costituito da organi che non sono singoli, essi infatti partecipano ad un lavoro di squadra e devono necessariamente lavorare in armonia tra loro. Questo deve avvenire secondo un criterio progettuale che tenga conto esattamente di cosa accadrà quando il motore girerà, respirerà, si alimenterà, brucerà aria e carburante, svilupperà forza e svolgerà un lavoro intenso che richiederà un notevole scambio termico.

Mettere “tanta roba” qua e là può offrire molto facilmente risultati peggiori, in termini di prestazioni ed affidabilità, rispetto ad un intervento ragionato e ponderato che preveda più step evolutivi da affrontare ogni qualvolta si sia raggiunto un risultato prefissato. Molti temono i costi di manodopera del motorista (per via dei molteplici smontaggi e montaggi del motore necessari) e così sperano di riuscire a centrare il risultato agognato facendo installare in una sola volta uno stock di hardware rimediato su internet tra golosi sconti e accattivanti promesse. Le probabilità di riuscire sono prossime a quelle di vincere una lotteria.

Mettendo in pausa almeno per qualche istante l’euforia scaturita dalla malsana convinzione dello “spendo poco, ottengo tanti cavalli, subito, intervento facile, la meccanica reggerà…”, è sufficiente chiedersi quanto segue:

“Come mai per preparare una vettura vincente, come la Ford Escort RS Cosworth Motorsport Gr. A da circa 400 cavalli, a metà degli anni ’90 si spendevano qualcosa come 400 milioni di Lire e oggi ci sono smanettoni che sono convinti di poter ottenere persino più prestazioni (addirittura con esuberi di “centinaia” di cavalli) spendendo meno di 10.000 Euro? Tutti stupidi i team e gli Ingegneri delle squadre di Gran Turismo?”.

Per non parlare dell’errato concetto di considerare “nuovo” un motore usato (magari acquistato su internet) solo perchè è diverso da quello al momento installato sulla vettura. Che usura avranno gli organi? Che misure? Che tolleranze? Che difetti? Come sono stati montati? Chi ha operato sul tale motore? Con quale qualifica e preparazione? Sia nell’Ingegneria che nel Design è buona norma evitare di cercare di rinnovare qualcosa cancellando una linea, aggiungendone un’altra, spostando questo o quello… nient’affatto, foglio bianco e si ricomincia da capo. Con i motori è lo stesso.

Non è male l’idea, soprattutto per un appassionato desideroso di imparare, di congelare qualunque spesa, tirar giù dal veicolo il propulsore, smontarlo pezzo pezzo catalogando ogni dettaglio ed ogni misura, accoppiamento, tolleranza, segno d’usura per poi rivolgersi ad un’officina di rettifiche, possibilmente rinomata, e portare gli organi ripristinabili a rinascere. Un motore che funzioni bene, giri rotondo, rispetti tutte le tolleranze (in particolar modo del manovellismo e della distribuzione), garantisca tenuta ottimale degli organi chiamati a massimizzare l’efficienza della combustione (pistone-cilindro, valvola-sede) ed abbia circuiti di raffreddamento e lubrificazione in perfetto stato, è sicuramente un motore meglio predisposto a sostenere i maggiori carichi di una eventuale preparazione.

Ricordate però che una buona dinamica del veicolo può far molto di più (e meglio) di un esubero insensato di cavalli i quali altro non rappresentano che un inutile dispendio di energia nonché un perfettamente evitabile stress indotto per la meccanica. Chiedete al vostro motore quel che è giusto chiedergli ma, prima, mettetelo nelle condizioni di poter offrire.

Continua…

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Distinta degli interventi nel reparto rettifica

Rettifica cilindri
Levigatura cilindri
Lavorazione condotti testata
Rettifica sedi valvole
Misura volume camere di combustione
Bilanciamento albero motore, volano e puleggia
Bilanciamento bielle
Rettifica piano testata
Rettifica piano monoblocco
Calcolo e realizzazione pistoni stampati su misura completi
Calcolo bronzine di banco e di biella corrette
Assemblaggio motore e componentistica speciale

Galleria fotografica

Le foto in basso riportano alcuni passi della preparazione di un motore N5F della Ford Escort RS Cosworth. Sono chiaramente visibili: il monoblocco alesato, levigato e spianato (sono altissimi i rischi di fondere un motore quando le canne sono ovalizzate e possono verificarsi indesiderati trafilaggi d’olio), i pistoni speciali stampati (costruiti su misura), l’albero motore in acciaio trattato termicamente, i relativi supporti con le bronzine dotate di misure corrette, l’assemblaggio del manovellismo e dei prigionieri che renderanno solidale la testata al monoblocco, la base della testata spianata con valvole e sedi valvole nuove e profilate per l’impiego in pista, nonché il volano motore originale ma alleggerito ed equilibrato. Al termine si nota inoltre una fase della misura esatta dei volumi delle camere di combustione, eseguita sommando il volume d’olio che viene ospitato nel cielo del pistone (quando si trova al punto morto superiore) a quello che viene ospitato nella camera in testata, tenendo conto della sporgenza del pistone, dello spessore della guarnizione della testata e di tutti i volumi da sottrarre (si vedano ad esempio quelli legati alla buretta ed al canale di passaggio della tavola di polimetilmetacrilato).

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Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Video

Monoblocco rettificato Ford Escort RS Cosworth Pistoni stampati Ford Escort RS Cosworth Supporti albero motore Ford Escort RS Cosworth Albero motore acciaio trattato termicamente Ford Escort RS Cosworth Pistoni stampati Ford Escort RS Cosworth Montaggio manovellismo Ford Escort RS Cosworth Montaggio manovellismo Ford Escort RS Cosworth Montaggio prigionieri motore Ford Escort RS Cosworth Montaggio prigionieri Ford Escort RS Cosworth Accoppiamento pistone cilindro Spianatura testata e ripristino tenuta sedi valvole Messa in fase motore Volano alleggerito Volano alleggerito Misura volume camere di combustione Misura volume camere di combustione Misura volume camere di combustione

Momenti di Motorismo – Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Introduzione

Rubrica: Momenti di Motorismo

Titolo o argomento: Brevi sfumature per gli appassionati di motori a combustione interna

Qualcuno li chiama turni di prove libere, qualcun’altro li chiama track day, se il vostro sogno da bambini era quello di diventare piloti automobilistici ma non disponevate dei consistenti budget necessari, ecco che con spese (relativamente) inferiori si può comunque dar sfogo al proprio istinto corsaiolo. Apposite giornate in pista vengono organizzate sia in Italia che all’estero (con costi persino più bassi) per coloro che amano la velocità ma non possono prendersi un impegno economico agonistico. Il tutto con la massima sicurezza offerta dai maggiori autodromi del panorama sportivo e dotandosi di un buon mezzo.

Magari un mito del passato che sognavamo da piccoli e che ora vanta costi di acquisto più abbordabili a fronte però di un intenso impegno di restauro, rettifica, messa a punto, preparazione, testing… Situazione certamente di particolare interesse soprattutto per la gioia di coloro che amano la tecnica o per quelli che, anche se digiuni di teoria e pratica, se la sentono di buttarsi e fare esperienza per iniziare ad imparare proprio in un’occasione simile.

Se poi si avverte anche lo stimolo agonistico ma non si possono affrontare spese analoghe a quelle di una casa di grande metratura dotata di tutti i comfort, ecco che categorie come l’autocross o le gare in salita o, ancora, le gare di regolarità, possono soddisfare il vostro appetito di motorsport con un compromesso economico di tutto rispetto.

In questa rubrica vi mostreremo brevi sfumature dei punti salienti della preparazione di una gloriosa Ford Escort RS Cosworth. I dettagli più riservati saranno omessi (ognuno ha le sue chicche) ma una nutrita galleria fotografica acccompagnerà gli articoli assieme ad osservazioni da non sottovalutare che possono rivelarsi utili per ottimizzare le spese cui si va in contro e per trarre una metodica di spunto degli interventi che può valer la pena o meno effettuare (almeno inizialmente).

Continua…

Ringrazio per la preziosa collaborazione i miei amici e colleghi motoristi Giorgio e Peppe, nonché l’officina meccanica di precisione operante, da oltre 40 anni, nel campo delle rettifiche di motori stradali, da competizione ed industriali:

Ancona Rettifiche
S.s. 16 Adriatica Km 309,5
60027 Osimo (Ancona)
Tel: +39 071.710.82.10

Scheda tecnica motore Ford Cosworth N5F

Tipo: 4 cilindri in linea, anteriore longitudinale, closed deck
Distribuzione: DOHC 16V
Sovralimentazione mediante turbocompressore Garrett T35
Pressione di sovralimentazione: 0,9 Bar
Intercooler Aria/Acqua
Iniezione indiretta
Rapporto di compressione: 8,0:1
Ordine di accensione: 1-3-4-2
Albero motore montato su 5 supporti
Cilindrata: 1993 cm^3
Cilindrata unitaria: 498,24 cm^3
Alesaggio x Corsa: Ø 90,82 mm x 76,95 mm
Rapporto Alesaggio/Corsa: 1,18 (superquadro)
Regime massimo di rotazione: 6500 giri/min
Potenza massima: 227 CV a 6250 giri/min
Coppia massima: 299 Nm a 3500 giri/min
Velocità media del pistone a 6500 giri/min: 16,67 m/s

Link correlati

Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Introduzione
Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Rettifiche
Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Assemblaggio
Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Trasmissione
Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Telaio
Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Strumentazione – Articoli in modalità PRO
Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Test – Articoli in modalità PRO
Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Video

Ford Escort RS Cosworth

La Ford Escort RS Cosworth esprime la sua eleganza
dominando l’officina dal ponte…

Sistemi di accumulo dell’energia TESLA Powerwall disponibili in prenotazione da Berardi Store

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Quelli che voglion comandare

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Un gruppo affiatato va con il vento in poppa

Un gruppo di persone può ritrovarsi a far la stessa cosa nello stesso posto, a volte per caso, più spesso perché si lavora insieme. E’ frequente che insorgano dei conflitti non appena ci si trovi davanti ad una decisione ed ognuno ritenga corretto il proprio modo di procedere e non quello dell’altro. L’armonia che fa funzionare tutto fin dal primo istante è cosa rara* ed è così molto facile cadere nel conflitto o, se ci si vuole trattenere, nei malumori nascosti destinati prima o poi a palesarsi in maniera più o meno esplosiva. Ognuno ha il suo limite di sopportazione ed ognuno inizia ad operare delle somme non appena subisce ciò che considera una scorrettezza, un colpo basso, un atto di menefreghismo, un affronto o, per chi vede il principio ovunque, una contraddizione (spesso ritenuta appositamente costruita nel tentativo di affermarsi soggetti dominanti).

*Ed è tipica delle società che viaggiano con il vento in poppa, cosa che si verifica quando la maturità sviluppata da ogni singolo del gruppo è tutt’altro che trascurabile ed allo stesso tempo omogenea in tutto il gruppo stesso.

Le doti del comando

Capita così l’assurdo, situazioni nelle quali in un gruppo ad esempio di tre persone, ognuna dice la sua non a titolo informativo, quindi per suggerire un punto di vista, ma per elargire una vera e propria azione incisiva che si scontri con le intenzioni prossime o con le azioni già avviate da altri. In un gruppo di tre persone dove nessuno riconosce le virtù, l’autorevolezza e una cospicua dose di fiducia nell’altro, lo scontro è inevitabile. Un gruppo così non funziona e, se proprio non c’è altra scelta, andrà avanti con intensi attriti che freneranno notevolmente il reale potenziale. Questo significa ad esempio impiegare 3 anni per sviluppare un prodotto che, con le persone giuste, si poteva sviluppare in 6 mesi; significa maggiori costi, maggiori perdite, maggiore stress, facile perdita di entusiasmo e, nei casi peggiori, perdere la voglia di coltivare le proprie passioni arrivando addirittura a rinunciarvi o, peggio, a detestarle. Nel branco c’è un capobranco, uno e uno solo, riconosciuto tale da tutti gli altri. Tira il gruppo, stabilisce come condurre la caccia, cosa affrontare e cosa evitare, dove muoversi, dove rifugiarsi. Ad esso si affidano tutti gli altri perchè tutti gli altri riconoscono in lui le doti del comando. Quando il suo periodo tramonta e non trasmette più la solidità che fa sentire la sua aroma carismatica, ecco che si congeda e viene sostituito da un nuovo capo branco più giovane, più forte, più coraggioso, il quale ha “dimostrato” al gruppo di che pasta è fatto, di cosa è capace e quanto possa esser affidabile nel portare a termine un compito.

Regno animalia moderno

Oggi invece questa forma di rispetto, che con il mondo animale ha abbracciato anche l’uomo milioni di anni fa, sta venendo sempre meno perchè viene sempre meno la capacità di distinguere persone valide e capaci da persone che probabilmente sono più portate per altre realtà lavorative (o sociali, o sportive, perché no). Vi è più competizione che capacità di osservazione. La maturità di saper scegliere un/una partner e riconoscere, apprezzare la sua abilità, così da decentrare un timone, se necessario, affinché si ottenga un risultato migliore, è sostituita da una immane voglia di competizione (o di prevaricazione se si superano i limiti della norma). Nei gruppi che invece hanno funzionato ed hanno fatto la storia dello sviluppo industriale del ‘900 vigeva solerte un ineccepibile rispetto senza tempo. Questi erano formati da persone che si agglomeravano per sommare le proprie capacità, ognuna aveva particolari doti ed apprezzava le doti dell’altro o non ne poteva proprio fare a meno manifestando, in un caso o nell’altro, un profondo rispetto. Ogni componente di un gruppo esprimeva diplomaticamente i suoi pensieri ma era incisivo solo su ciò che direttamente investiva le proprie competenze, gli altri facevano altrettanto. Il clima era così sbalorditivamente produttivo, sereno e di impagabile soddisfazione. Non che non ci fossero malumori di tanto in tanto o discordanze di pensiero, è umano averne, era l’approccio a queste situazioni ad esser differente permettendo così di andare avanti anziché star fermi o girare in circolo attorno ad un inutile problema che non poteva risolversi da solo.

Personaggi d’altri tempi

Sto leggendo e ascoltando sempre più spesso racconti di persone di 60 70 80 anni (e oltre) che hanno reso celebri, con il loro contributo, rinomate aziende italiane oggi venerate più per i prodotti del passato che per quelli attuali spesso classificati come omologati e privi di personalità. Quella personalità del passato che ci ha fatto brillare in tutto il mondo quando le persone di buona volontà si mettevano in gruppo e davano vita a qualcosa di unico, inimitabile, come l’anima di una persona. I loro prodotti prendevano vita e la soddisfazione pagava più del denaro. Oggi stiamo perdendo queste peculiarità a favore di un individualismo virale di cui diventiamo sempre meno immuni e che non ci porterà a nulla. Tre persone a comandare nella stessa stanza, nessuno che viene comandato; tre capi, nessun operaio; tre teste, nessuno esegue… ed i lavori lì fermi in pausa strazio mentre le perdite economiche crescono rapidamente e l’orgoglio rimane fine a sé stesso.

La rotta del singolo

Ci vorrebbe a mio modesto avviso, all’avviso di uno che non è perfetto**, sbaglia e talvolta cade in queste situazioni, un gruppo formato da persone con capacità tangibili ognuna nel proprio ramo e dotate di sufficiente maturità da riconoscere le abilità degli altri. Così come ci vorrebbe che ognuno dimostrasse con il proprio operato di saper far bene quanto dice affinché gli altri ne abbiano un riscontro evidente. Le richieste di opinioni anche sull’altrui operato non tarderanno poi ad arrivare e questo succederà quando si sarà conseguita la piena coscienza di rispettare gli altri, affidarsi agli altri, condividere con gli altri e dividere con gli altri i frutti. Muovere sulla rotta dell’individualismo, della sopraffazione, della prevaricazione sta portando secondo me solo ad una pura agonia priva di qualsivoglia risultato ma densa di stressante fervore. A stento sorge qualche nuovo colosso qualche nuova filosofia, concept. Assistiamo alla riaffermazione ai più alti livelli sempre e solo dei vecchi dinosauri e tutti quelli in gamba cosa aspettano a conquistare il mondo di diritto? Ora è il loro turno ma in troppi si lasciano suggestionare dai messaggi inondati dai mezzi comunicativi della nostra società contemporanea che ci suggeriscono “Perchè farne un’altra? Mettiti con noi che siamo già grandi! Da solo con i tuoi amici non riuscirai mai!***”. Ma chi lo dice? Chi ha paura di esser battuto, semplice.

**Ma che almeno se ne rende conto cosicché sia possibile mutarle.
***Grandi a modo loro, grandi su principi diversi, grandi con obiettivi diversi talvolta giustamente grandi tali altre volte meno.

Quando la radice distrugge il cemento armato

Poi succede che due giovani neolaureati di Ingegneria con una passione spasmodica per la tecnica e per il volo riescano, con il fondamentale aiuto di un imprenditore privato, a realizzare in un bel colpo gli aerei classificati come i più maneggevoli al mondo, dotati della particolarità di un telaio monoscocca più unico che raro e che i maggiori costruttori di aerei del mondo, guarda un po’, non avevano fatto. Sto parlando dei ragazzi di BlackShape Aircraft che personalmente non conosco e di cui ovviamente non posso giudicare l’operato dall’interno, ma di cui ho apprezzato molto quello che ho potuto osservare dall’esterno come tutti voi. Per citare un bel nome del passato invece, ho il piacere di scrivere “Olivetti”, capisco che oggi non vi dica molto ma, se sapeste cosa sono stati in grado di fare in passato e come hanno fatto tremare il mondo “quelli di Olivetti”… Si parla sempre di Steve Jobs e del suo rivale ma non si parla mai abbastanza di Olivetti e di quel gruppo di uomini che, a dispetto di quanto molti credono, sono stati i precursori del mondo informatico di oggi, largamente temuti da realtà come gli Stati Uniti d’America. Andate a leggere qualche libro sul tema, non voglio anticiparvi nulla. E se ancora avete qualche dubbio su quanto può fare anche solo un ristretto gruppo di uomini di buona volontà, rispettosi gli uni degli altri, dovreste cercare la storia delle imbarcazioni Lillia e scoprire come, coloro che prima erano derisi perchè costruivano barche da competizione nel retrobottega di una macelleria, hanno poi distrutto un record dopo l’altro conquistando il mondo e riempiendo addirittura interi podi da soli.****

****Pensate che acutezza, capacità, rispetto e umiltà potevano mai avere coloro che li hanno derisi.

Il principio di prevaricazione si basa su un soggetto che è in grado di imporre il suo pensiero e le sue volontà non perchè queste sono comprese o largamente condivise, accettate ed utili, ma perchè egli ha la forza, i mezzi e gli strumenti per affermar sé stesso e poter dire: “Si fa così perchè l’ho deciso io e basta”. Costui riesce ad andar avanti vincendo gli attriti come un complesso motore ben lubrificato piuttosto che come una semplice palla in discesa. Ha quindi gli strumenti per aver ragione nonostante le complicazioni.

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Quelli che non collaborano
Quelli che non partecipano: Spirito di comunità
Quelli che ci fanno retrocedere: I retrocessori
Quelli che imparano la vita a memoria
Quelli che non vogliono dire grazie
Quelli che ti devono far cadere per forza
Quelli che voglion comandare

Forza della natura

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on the web. If you own the copyright of the image, you can request its removal or indicate the
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La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 4

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Il complicato blocco dei servizi non richiesti sul cellulare
(ed il semplicissimo blocco senza preavviso della SIM)

Quando il telefono rappresenta una reale utilità

Mio padre è una persona parecchio desiderata dai suoi clienti, ha una gran passione per il suo lavoro e questi se ne accorgono e gli chiedono consigli e info tecniche su numerosi prodotti e servizi che fornisce. In soldoni, sebbene utilizzi il telefono cellulare, lo usa praticamente sempre per ricevere. Così un giorno si accorge che è passato un anno dall’ultima ricarica perché il suo numero è entrato in blocco (senza nemmeno alcun messaggio di preavviso quando, per le cose non richieste, gli sms invece fioccano). Non poteva né chiamare, né tantomeno ricevere chiamate. Contattando il numero di assistenza del suo operatore ha chiesto la riattivazione a fronte del pagamento di una nuova ricarica. L’operazione, che teoricamente immagino esser fattibile con un click, gli è stata negata (motivo per cui continuerà a non ricaricare) ed è dovuto ricorrere all’attivazione di una nuova scheda apposita per questi casi, una SIM vergine impostabile sullo specifico numero desiderato.

La scheda della soluzione

Nella nostra città nessun venditore di telefonia ha voluto fornirci la suddetta scheda (ne ignoro il motivo). I venditori di telefonia ufficiali del nostro operatore davano la colpa ad un non precisato disservizio a carico dell’operatore stesso e, chiamando il relativo call center, la colpa veniva rimbalzata ai suddetti negozi. Nel pieno di un limbo ho risolto ignorando sia i negozianti, che mi proponevano di attendere un paio di settimane per poter ricevere (forse) la tale scheda vergine, sia l’operatore che non voleva saperne di collaborare ed ho trovato ciò che cercavo in una città limitrofa alla mia. Tempo di risoluzione, circa 4 ore contro le due settimane (almeno) ipotizzate dall’operatore telefonico. Il motivo di un tale disservizio, non essendo fornito, lascia presagire che si vogliano creare problemi a quelli che non spendono in ricariche onde invitarli a farlo più spesso.

Dalla gioia di uno stra-record alle perplessità di una dinamica insana

Risolto il tutto a tempo di stra-record entro la giornata (con un giro interminabile di telefonate verso il servizio clienti ed i punti vendita di zona) emerge una dinamica insana. Ogni qualvolta si rimuove la SIM da un telefono cellulare (anche se questa non è scaduta) si azzerano le preferenze del cliente (a saperlo…) nei confronti dei servizi offerti dal prorpio operatore (richiesti o meno). Possono così verificarsi fatti spiacevoli come la totale perdita dell’importo ricaricato (sia esso di pochi Euro o di molte decine di Euro). Più precisamente ad ogni rimozione della SIM è necessario chiamare il servizio clienti del proprio operatore per poter richiedere:

Blocco del traffico dati.
Qualora si utilizzi il telefono solo per telefonare e mandare sms (informazione che interesserà perlopiù, in maniera crescente, persone tra i 35 ed i 100+ anni), il blocco del traffico dati evita che la pressione accidentale di un tasto attivi internet facendo scalare l’intero credito in pochi minuti/ore. Con il blocco del traffico dati il telefono non può andare su internet (a pagamento) in alcun modo, anche se premete i relativi tasti accidentalmente (potrete comunque andarci gratuitamente con il wi-fi). La cosa più spiacevole che può capitarvi è che si avvii internet con standard di terza generazione su un vecchio telefono di alcuni anni fa, che a malapena poteva inviare mms. In questo caso, conoscendo il fornitore del vostro servizio da quale telefono sta operando la vostra SIM, è evidente l’opportunismo.

Barring SMS.
Richiedere al vostro operatore il Barring SMS permette di evitare che vi arrivino, specie senza preavviso, messaggi di servizi a pagamento non richiesti e forniti da società terze (cose strane tipo previsioni sentimentali, numeri fortunati e quant’altro).

Negazione al consenso…
…di invio materiale (sms, mms, email, telefonate ecc.) con finalità promozionali di marketing da parte di società terze in qualche modo collegate al vostro operatore o che da esso hanno ricevuto, tramite un elenco di contatti appositamente redatto e “venduto”, il vostro numero.

Negazione al consenso…
…di invio materiale (sms, mms, email, telefonate, ecc.) con finalità promozionali di marketing da parte “anche” del vostro stesso operatore (non parliamo quindi di terzi) che può incaricare uffici appositi, dislocati sull’intera penisola, di contattarvi per vendervi “pacchetti” di offerte.

Blocco di servizi accessori…
…quali ad esempio quelli che, dietro pagamento, notificano tentativi di chiamata mentre il cellulare era spento o irraggiungibile. Io sono solito spegnere il telefono quando sto guidando, quando pratico gli sport che amo e, in particolar modo, quando sono preso dai miei impegni, specie se mi apassionano. In sostanza significa che ignoro il telefono per la quasi totalità della giornata, spesso lo lascio in macchina; so che per molti risulta impossibile, ma se sapeste che goduria essere liberi… Quindi perchè mai dovrei pagare per sapere chi ha tentato di disturbarmi? Con quest’ultimo interrogativo burbero alla Walter Matthau è ovvio che sto in realtà scherzando. Ammetto però che quando si tratta di cellulari divento uno scorbutico giovane vecchietto che borbotta, blatera e contesta i lavori davanti ad un cantiere (il cantiere che contesto però è un parco servizi telefonici non richiesti). Meno male che me ne rendo conto da solo!

Per questo contrattempo ho perso quattro ore “intense” (pur di non sprecare nemmeno un’alba in più in simili scempiaggini) tra ripetute telefonate al servizio clienti del mio operatore, telefonate ai vari punti vendita, più un extra misurato volto alla ricerca di fonti utili a capire come mai il nuovo credito nel telefono di mio padre si è esaurito dopo poche ore dalla riattivazione.

Un falso diritto di prelazione (da bloccare)

Un pivello da quattro soldi

Un pivello da quattro soldi (perdonate la durezza ma non ho trovato altri termini per una tale figura dalle sembianze vagamente umane) impiegato presso una società di servizi postali italiani è il soggetto di questo paragrafo che può destare curiosità non tanto per il soggetto stesso bensì per il metodo di risoluzione del problema che ha creato. Tale soggetto è la persona che ho trovato dentro un ufficio informazioni cui mi ero recato per avere una pura e semplice idea di massima circa la fornitura di un servizio certificato. Avete presente quei giri che si fanno a solo scopo informativo per mettere a confronto le caratteristiche di più prodotti e cercare di capire quale fa al caso vostro? Bene.

Tattiche da corso di addestramento scialbo

Terminato di “non” spiegarmi quello che io in realtà, dietro appuntamento, ero andato a chiedere (quindi anticipando abbondantemente le mie necessità), e che simpaticamente eludeva non sapendo rispondere ad una domanda che fosse una, mi propina subito una serie di “altri” servizi che, garantisce lui, potrebbero fare al caso di mio padre ma che, garantisco io, mio padre voleva chiedere ad altri. A nulla è servito spiegargli che mio padre sa bene quello che vuole e che quando dice no è no alla prima volta* (e non tanto per dire). Il soggetto è andato avanti imperterrito per più di un’ora senza sapere che non me ne sono andato via nauseato non per perbenismo ma per la mia insana curiosità di vedere dove volesse andare a parare. Tra le sue tattiche, probabilmente apprese in un corso seguito con una folta combriccola di spiantati, vi era il finto nutrito interesse verso i miei interessi e verso le mie passioni a cui tentava di arrivare ostinatamente con domande mirate elargendo al contempo sorrisi gratuiti e svendendo segreti su presunti trabocchetti nei quali sarei potuto inutilmente cadere se egli non fosse stato così delicato da dirmi la verità contro i suoi interessi.

*Mi chiedo retoricamente da chi avrò preso…

Me misero me… tapino tapino tapino (diceva lo Zio Paperone in simili casi)

Ma qui viene il bello, nonostante fosse palese la sua falsità io sono caduto comunque in errore. Tanto per esser spiccioli, sono stato un vero idiota. Dopo chiacchiere su chiacchiere ho provato pena per questa persona, pena e tristezza. Mi rendevo conto che “questo” stava lì a freghicchiare il prossimo, non ho accettato alcun contratto propinatomi, gli ho detto chiaramente che anche mio padre non avrebbe accettato nulla di quanto da lui proposto ma, quando mi ha chiesto almeno di firmare un foglio al “solo” scopo di informare i suoi superiori che aveva impiegato il suo tempo per offrirmi la sua prestazione professionale informativa, ho accettato perchè sono stato un’idiota (uhm…), perchè non sono stato sufficientemente “cattivo”** (male), perché mi faceva pena e perché mi sono fidato (malissimo) della società che egli rappresenta. Sul foglio non c’era scritto molto ma era scritto evidentemente in modo equivoco ed interpretabile, sembrava in effetti quello che non era, credo che persino i miei avvocati avrebbero dovuto concentrarsi un attimo per trovare l’inganno tra le righe. Oppure, semplicemente, si è giocato sulla mia fiducia per farmi firmare il primo foglio in un modo e poi il successivo, spacciato per copia, contenente invece un “falso diritto di prelazione”.

**Dove per cattiveria non si intende commettere azioni disgraziate ed illegali ma estremamente severe, rigide e volte alla disciplina. Non fraintendete questa definizione perchè, specie di questi tempi, quando si dice “bisogna essere cattivi” si equivoca molto su cosa sia realmente neccessario fare per esserlo e su cosa non si debba mai fare per sembrarlo e magari finire col violare la legge.

Un falso diritto di prelazione

Tramite il diritto di prelazione questo vile voleva vincolarmi (anzi l’intenzione era quella di vincolare mio padre) a poter acquistare determinati servizi di spedizioni solo dalla sua società e non più, ad esempio, da altre società collegate. Questo significa che quando mio padre è andato a chiedere i medesimi preventivi per le spedizioni da concorrenti collegati (tante società le conosciamo singolarmente ma non sappiamo che fanno capo al medesimo proprietario), gli è stato poi risposto che risultava attiva una clausula (contenente una forma di diritto di prelazione) che impediva a costoro di vendere alcunché a mio padre il quale si poteva ora rivolgere solo ed esclusivamente al tal vile.

Azione rapida e decisa

Capito il mio grande errore, capito che oggi non c’è più spazio alcuno per la cordialità (né tantomeno per la pena) ed avendo messo mio padre in difficoltà, ho deciso di operare a modo mio e risolvere rapidamente anche a costo di smontare psicologicamente quel ragazzo al punto da palesarne la banalità. L’operazione è durata solo poche ore e si è basata sul fatto che la legge non ammette ignoranza… né la mia che sono stato un’idiota, né tantomeno la sua che è stato un turpe malcreato. Ho preso l’incartamento, ho preso conoscenza delle leggi gravitanti attorno alla documentazione in causa, ho operato una ricostruzione logico matematica*** e, una volta dimostrato che i documenti erano nulli, ho bloccato tutti, ho contattato l’azienda che non voleva fornire il servizio a mio padre per via del presunto diritto di prelazione, ho trovato e contattato i superiori del tal vile ed ho minacciato una rigorosa azione legale dimostrando che potevo farlo realmente. Nel giro di poche ore ho ottenuto quanto richiesto più una reazione a dir poco iraconda del tal vile che ha “letteralmente sclerato” (effetto dell’abbattimento psicologico di cui sopra) insultando tutti coloro che gli hanno fatto presente che legalmente avevo ragione io e che il documento era nullo. Ma come facevo ad avere ragione? Semplice, ho scoperto che il documento, per esser valido, doveva esser firmato da mio padre e non da me in quanto io non rappresento in alcun modo l’attività di mio padre né tantomeno il volere di mio padre. Di fronte a questo nessuno ha potuto far nulla né obiettare ed un responsabile della tale società di servizi postali ci ha contattati dicendosi sorpreso per l’atteggiamento del tal vile e scusandosi a nome dell’azienda rappresentata per il suo ingiustificabile comportamento.

***Spiegherò meglio a cosa mi riferisco nell’ultimo articolo di questa rubrica (vedi in basso i link correlati).

Non dovreste mai… (un modesto ma dettagliato consiglio)

Nonostante questo piccolo grande successo personale e nonostante la sorprendente rapidità con cui sono riuscito ad ottenere il risultato (una vera rarità nella mia vita… ed in questo paese credo), sempre e comunque un’idiota sono stato. Non dovreste mai firmare nulla che non sia esplicitamente richiesto da voi. Quando qualcuno, chiunque, vi chiede una firma per qualcosa che non vi siete alzati a fare voi stessi la mattina, la risposta dovrebbe essere sempre no. Vi fa pena? La risposta è no. Vi infonde fiducia? La risposta è no. Vi fidate dell’azienda che rappresenta (o che dice di rappresentare)? La risposta è no. Gli serve per lavorare? La risposta è no. Senza di voi non saprebbe come fare con il capo? La risposta è no. In qualunque caso non abbiate chiesto voi qualcosa che sia necessario firmare, la risposta è no. Se in più i fogli da firmare sono in più copie ed avete letto solo il primo (come nel mio caso) non fidatevi di firmare gli altri. Non fidatevi di chi vi copre parte del foglio fingendo un gesto naturale, non fidatevi di chi lo fa con la scusa della scrivania piccola e delle troppe carte che occludono la vista, non fidatevi di chi muove troppo velocemente i fogli, non fidatevi di chi, con giochi da prestigiatore, vi mette il foglio sotto il naso per poi distrarvi con battute, complimenti, gentilezze di qualsivoglia forma e, persino offrendovi cioccolatini e caramelle nel frangente in cui dovreste dedicare la massima attenzione a ciò che c’è da leggere e da controllare. Insomma, se non l’avete chiesto voi, non firmate mai… è più sicuro. Se poi chi avete davanti cercherà di dare la colpa a voi dei problemi che, sostiene, avrà a lavoro senza quella firma, allora state pur certi che vi sta ingannando in qualche modo e che cerca di mettervi sensi di colpa per raggiungere il suo scopo.

Mi ricordo il Teatro di Eduardo

In una nota commedia teatrale di Eduardo De Filippo dal titolo “Non ti pago” diceva l’Avvocato Strumillo (il principe del foro) alla richiesta di Ferdinando Quaiuolo di rappresentarlo in una controversia legale: “Ma io non so scrivere!”. Questo per intendere che non poteva firmare e controfirmare carte che avanzavano richieste assurde. Ebbene anche voi, se apprezzate il consiglio, potreste “non saper scrivere” in certi casi.

Quando un essere spregevole conferma sé stesso

Una breve nota, nel frangente tra la chiacchierata con il vile e la nuova richiesta di preventivo avanzata da mio padre all’altra azienda che ci ha informati del “blocco”, il tal vile è andato a trovare mio padre per cercare di convincerlo a firmare quanto io non avevo firmato in agenzia. A mio padre avevo già comunicato che il tale non mi “quadrava” ma non è stato questo il problema; il problema è stato che quel giorno i miei genitori dovevano correre in ospedale da un nostro caro che stava seriamente male ed il vile continuava a fregarsene usando modi insistenti ed aggressivi tipici di chi vuol concludere a tutti i costi anche se questo richiede il tentativo di incutere un qualche timore. E’ stato pregato più volte di lasciare la sede di mio padre perchè ci si doveva recare in ospedale urgentemente e lui ha perseverato sgarbatamente. Il nostro caro è passato poi a miglior vita ed io, il pivello da quattro soldi, l’avrei volentieri licenziato, se avessi potuto, anche se è giovane, anche se ha famiglia. Mi immagino che bell’esempio sia per i suoi figli.

Un falso contratto elettrico a tariffa FLAT (anzi due…)

Una volta non si tollera, pensa due…

Ci è successo per ben due volte, sia a casa che al lavoro di mio padre. Qualcuno che non abbiamo mai visto in faccia ha aperto lo sportello del contatore per raccogliere dati, ne ha presi altri sulla bolletta elettrica illegalmente estratta dalla cassetta postale ed ha riportato una firma falsa (uno scarabocchio spacciato per la firma di mio padre) su un contratto per l’energia elettrica di tipo a tariffa fissa o flat. Quel genere di contratti che ti offrono un pagamento fisso sempre della stessa cifra entro un limite di consumo elettrico. Il problema per questo furbetto è stato il nostro non trascurabile livello tecnologico. Generalmente chi opera queste truffe lo fa per chiudere più contratti che può e ci marcia convinto che l’utente non se ne accorgerà in quanto andrà a spendere, generalmente, una cifra pressappoco analoga alla precedente (magari superiore solo di pochi Euro a bolletta). Nel nostro caso invece è stato diverso in quanto avendo noi a casa particolari impianti ed elettrodomestici, grazie alle conoscenze sul tema maturate sia da mio padre che da me, abbiamo consumi talmente bassi che sono paragonabili a quelli di un piccolo monolocale usato di tanto in tanto nonostante l’abitazione sia egregiamente accogliente e dotata di tutti i comfort. Questo significa che quando ci è arrivata una bolletta, molto più alta del solito, ci siamo accorti subito che, osservandola meglio, questa era persino leggermente diversa* nella veste grafica e nei contenuti. Aveva una striscia colorata in maniera differente, un logo leggermente differente e una tariffa “totalmente” differente.

*Attenzione però perchè mi giunge voce che ora le grafiche siano state uniformate e sia più complicato accorgersi di un cambiamento non richiesto. Verificate voi se è realmente così.

Totalmente ignorati

Chiedendo spiegazioni al fornitore dell’energia elettrica ci viene risposto che mio padra ha firmato un foglio per cui… In breve mio padre chiede di vedere il foglio e avvisa subito che quella non è la sua firma. Chiediamo di esser riportati subito al precedente contratto, chiediamo l’annullamento del falso contratto, chiediamo i danni ma… nulla. Non otteniamo nulla di nulla. Passano i giorni, le settimane, i mesi. Continuano ad arrivare le nuove bollette più care senza alcuna remora, imperterrite, puntuali. I miei genitori indispettiti non le pagano e gli avvocati della società elettrica non tardano a farsi sentire. Spieghiamo loro la situazione ma nulla, con una certa arroganza ci invitano a pagare punto e basta.

Totalmente ignorati… ancora una volta

A questo punto consiglio ai miei genitori di rivolgersi alle società dei consumatori convinto che loro sapranno sicuramente suggerirci delle tutele. La risposta è, con nostra totale sorpresa, oltraggiosamente menefreghista. Ci viene detto addirittura che tanto contro i grandi non vinceremo mai quindi meglio lasciar correre e pagare la bolletta così com’è. Cioè… ma vi rendete conto!!

I risolutori

Presi dallo sconforto per l’assurdo di questo paese decidiamo all’unanimità in famiglia di rivolgerci all’Arma dei Carabinieri ed effettuiamo una denuncia contro l’agente, della tale società elettrica, che ha effettuato la firma falsa (l’operatore per render valido il suo falso contratto non ha potuto non mettere anche il suo nome… Scemo!! Sceeemo!! Sceeeeemo!!). Attenzione, piccolo ma fondamentale dettaglio, la denuncia non è stata inoltrata contro la società elettrica stessa; grazie ad amici e conoscienti preparati in materia abbiamo saputo infatti che se avessimo denunciato la società elettrica per la firma falsa questa avrebbe potuto rivalersi su di noi perchè effettivamente non è stata la società a fare la firma falsa ma un suo operatore (sbagliando la parte da chiamare in causa avremmo potuto persino far peggio nonostante le nostre ragioni). Capite come è sottile il confine tra il fare bene ed il fare male? E’ per questo che tante cose le faccio bene e tante altre ne sbaglio, è pressoché impensabile riuscire a cogliere sempre le giuste sfumature.

Un sentito ringraziamento

Ad ogni modo l’Arma dei Carabinieri ha saputo come muoversi alla grande, lo ha fatto bene e lo ha fatto persino rapidamente. Nel giro di pochissimo tempo siamo stati rimborsati, abbiamo riottenuto il precedente contratto e siamo stati contattati dall’avvocato della società elettrica che ci ha avanzato le scuse della società stessa (addirittura!). Quindi la società dei consumatori a cui ci siamo rivolti non è stata in grado di fare il suo dovere tutelando i consumatori ma si è comportata come si è comportata, mentre l’Arma dei Carabinieri, che ringrazio vivamente e che mi dispiace persino di aver disturbato per queste quisquilie, è stata al fianco del cittadino “Magistralmente” risolvendo la situazione in men che si dica ponendo così fine all’operazione illecita. Un sentito ringraziamento.

Continua…

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Capra

La legge è uguale per tutti ma allo stesso tempo la legge non ammette ignoranza, trattasi di due
condizioni che coesistono e di fatto la legge diventa effettivamente uguale per tutti quando è
soddisfatta la seconda condizione di non ammissibilità dell’ignoranza.
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