Compro il prodotto più economico o il più costoso?

Rubrica: L’immagine di un prodotto (attenti a)
Titolo o argomento: Quando la scelta va solo sulle senzasioni

Quale di queste due affermazioni secondo voi è quella corretta?

Io compro il prodotto più economico tanto alla fine è uguale a quello più costoso ma senza il marchio.

Io invece compro il prodotto più costoso così ho la garanzia che sia il più buono sul mercato.

Sebbene siano molto diffuse entrambe le correnti di pensiero, nessuna delle due è  completamente corretta. Tuttavia non si può assolutamente negare che vi sia un fondo di verità in ognuna di esse. La verità è che bisogna disporre delle dovute conoscenze per giudicare ogni singolo prodotto che si acquista e poter quindi valutare se il prezzo corrispondente è realmente proporzionato alla qualità del prodotto stesso oppure è ingiustificatamente elevato.

Purtroppo la tendenza del singolo individuo è quella di avere conoscenze molto limitate e una scelta mirata in particolar modo alla fascia di prodotti che meglio ritiene di conoscere per via delle esperienze precedentemente maturate. Altri invece cercano di sfruttare al meglio le proprie esperienze lavorative per scegliere prodotti che hanno a che fare con il loro settore di competenza. Già è qualcosa ma non si hanno comunque conoscenze assolute.

Importante e controproducente è invece il fenomeno secondo il quale talvolta ci si può affezionare ad un prodotto e, senza razionalità alcuna, porlo sempre ai vertici della categoria (sviluppando oltretutto una certa permalosità qualora tale prodotto venisse criticato da altri) pur non avendo reali conoscenze per valutarlo. Questo avviene quando di un prodotto o di una categoria di prodotti non se ne ha una conoscenza approfondita ma si osserva semplicemente la simpatia verso il marchio, verso la sua storia, verso la pubblicità che ne ha accompagnato la diffusione, verso l’immagine che tale prodotto ha, verso le sensazioni che provoca e verso quello che tale prodotto ispira nella collettività (da qui  è assolutamente comprensibile l’importanza immensa del marketing).

L’imparzialità, la capacità di giudizio, lo studio e l’approfondimento risultano come al solito le carte vincenti per raggiungere una reale e valida preparazione sulle caratteristiche di un prodotto e per poterlo giudicare in modo razionale ma soprattutto: “logico”.

IMMAGINE IN REVISIONE

La casa, l’auto, i prodotti per il corpo, la spesa, le nuove tecnologie digitali…
prodotti dove è molto facile fare acquisti errati senza un minimo di conoscenze
specifiche. Ma si può essere esperti di tutto? La risposta più che mai scontata è no.
Per questo gli organi che controllano la qualità dei prodotti devono esser più che
mai completi ed in grado di saper valutare ogni singolo aspetto di un prodotto.

Crash test Tesla Roadster (involontario)

Ecco come esce la Tesla Roadster da un grave incidente

A sorpresa la Tesla Roadster si rivela, oltre che una vettura tecnologica, anche estremamente robusta e sicura. Merito di un ottimo telaio e di una scocca con numerosi elementi realizzati in composito. Certo è che per reggere un suv di due tonnellate senza schiacciarsi deve avere dei bei muscoli.

Bastian contrario

Avete presente quelle persone per le quali ogni cosa che dite non è vera, oppure sostengono ogni singola volta che sia il contrario e, nonostante voi vi qualifichiate come esperti o tecnici del settore di cui state parlando, vi rispondono: “Tanto non ci credo”. Sì? Le avete presente? Chi non le ha incontrate almeno una volta nella vita… ma credo anche molto più di una volta.

Ti lasciano interdetto, esterrefatto, senza parole perchè pur non avendo una preparazione valida sul vostro lavoro, sono in grado di dire che ogni minimo “pelo” non è così ma è assolutamente come dicono loro. A momenti vi fanno passare per stupidi (nonostante voi abbiate studiato la materia in questione e loro no) davanti a qualcuno che sta ascoltando o peggio rischiano di farvi perdere un cliente se state presentando un prodotto. Ma allora come fare per non rimanere senza parole e saper dar loro la giusta risposta tanto educata quanto efficace? Di seguito vi propongo un semplice esempio:

A me non interessa se non credi a quanto sto affermando, probabilmente la tua ricerca di autostima è così forte che devi contraddire tutto ciò che dico pur non sapendo di cosa stiamo parlando; ma io le informazioni ed i consigli che ti sto dando li dico per te dato che io sono già informato al riguardo, li dico per darti una dritta, per non farti sbagliare inutilmente ma evidentemente è meglio che tu compia questo errore in modo che, anche se per orgoglio non me ne renderai conto, imparerai da te.

Quale risultato otterrete con una frase di questo genere? Con il vostro interlocutore nessuno, continuerà a non credervi. E’ il suo modo di rafforzare la sua autostima. Più contraddice e più si sente forte in un mondo che gli fa paura. Se anche si rendesse conto che siete nel giusto, non lo ammetterebbe perchè per lui sarebbe quasi come sottomettersi a voi***. Tuttavia non farete la figura degli ingenui davanti ad una terza persona presente.

Perchè questo è importante? Perchè se la terza persona è presente anch’essa per prendere informazioni vi vedrà sicuri di voi stessi e continuerà a valutarvi come fonte attendibile. Al contrario perdere in questi “battibecchi” oppure inquietarsi serve solo ad essere ancor meno credibili ed a regalare una doppia soddisfazione a chi vi ha messo in difficoltà per pura e semplice ignoranza. 😀

bastian_contrario.jpg

Non penso proprio che le ruote quadrate siano un buon acquisto. Sai che vibrazioni?!
Per me non è vero. Io invece credo che vadano benone.
Ah davvero? Allora comprale! : )

***Per una persona bastian contraria riconoscere di essere in errore equivale ad una sottomissione mentre per una persona con una mentalità più aperta, la sottomissione, è ben altra cosa. Per “persona ignorante” oggi non si intende più una persona che non ha un titolo di studio. Siamo ormai nel 2010 ed anche il concetto di ignoranza si è evoluto, si intende pertanto una persona ottusa che non è in grado di acquisire informazioni diverse da quelle di cui già dispone. Quindi anche un laureato superbo può risultare assai ignorante (vedi l’articolo: L’evoluzione dell’ignoranza).

Equazioni differenziali ordinarie lineari NON omogenee del primo ordine

Rubrica: Matematicamente, Speciale equazioni differenziali – Parte III

Titolo o argomento:ordinarie lineari NON omogenee del 1°ord. a coeff. costanti

Vi propongo in questo articolo un file pdf allegato (in basso) nel quale ho riportato la soluzione delle equazioni differenziali lineari NON omogenee. Tale soluzione si compone di una soluzione  omogenea (ottenibile esattamente allo stesso modo delle soluzioni delle equazioni differenziali ordinarie lineari omogenee) e di una soluzione particolare.

In questa rubrica “Speciale equazioni differenziali” tratteremo in modo semplificato tutte le principali tipologie di equazioni differenziali. Il lavoro di approfondimento, come al solito, spetta a voi. Se desideri una rapida e comoda classificazione delle equazioni differenziali per fare ordine durante i tuoi studi dai un’occhiata ai link correlati.

Equazioni differenziali ordinarie lineari NON omogenee del primo ordine: PDF

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Classificazione equazioni differenziali
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Equazioni differenziali ordinarie lineari NON omogenee

equazioni_differenziali_classificazione-copia.jpg

Teoria del contrario (Introduzione alla)

Rubrica: Le mie teorie
Titolo o argomento: Desiderare il contrario senza saperlo

Autore: Raffaele Berardi (Ralph DTE)

La teoria del contrario è una mia personale teoria frutto di alcuni miei studi sul comportamento delle persone in particolari situazioni di stress. Si tratta di una teoria secondo la quale un soggetto, posto sotto forte stress, “decide” di ottenere risultati opposti a quelli che egli stesso “crede” di  (desiderare) voler ottenere. Questa situazione contraddittoria si verifica quando si manifesta un conflitto tra gli obiettivi che una persona è in grado di raggiungere e lo stress psicofisico che tale impegno comporta. In sostanza il soggetto, ad esempio in una gara motociclistica, potrebbe desiderare di raggiungere la zona podio disponendo tra l’altro delle capacità per poterlo fare, tuttavia la situazione di stress, che si potrebbe verificare in un duello o nel dover domare una moto non perfettamente a punto, può innescare uno strano fenomeno per cui la mente, sollecitata energicamente, desidera abbandonare la situazione difficoltosa generando inconsciamente un errore che causi una caduta o un piccolo inconveniente sufficiente a terminare la situazione stressante non sopportata. Sebbene il risultato in tal modo non venga raggiunto, si riesce a terminare anticipatamente una situazione che mette estremamente sotto tensione mente e corpo e, paradossalmente, se ne ricava un sollievo. Il suddetto soggetto, in tale situazione di stress,  desidera inconsciamente risultati opposti a quelli che un osservatore esterno ritiene logici.

A volte si desidera tanto raggiungere un risultato e si dispone tra l’altro anche delle capacità per poterlo raggiungere ma non si è disposti a compiere lo sforzo necessario per ottenerlo, lo stress scaturito da un tale conflitto può spingerci a compiere delle “stranezze”.

Raffaele Berardi

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Teoria degli accostamenti – Parte prima
Teoria degli accostamenti – Parte seconda
Teoria dell’ingranamento – Articolo in modalità PRO
Teoria del contrario
Il paradosso dell’ignoranza

 teoria_del_contrario_raffaele_berardi_ralph-dte.jpg

Un’immagine che ben rappresenta il contrario di ciò che ci risulta logico pensare.
Questa casa è stata realizzata in Germania da un privato che ha avuto l’idea di
utilizzarla come attrazione turistica.

La storia di un’idea della DEBESS Technologies

LA STORIA DELLA FORCELLA A PARALLELOGRAMMA DI CLAUDIO DE BEI.

Nell’anno 1989 è stato depositato presso la camera del commercio di Vicenza un brevetto di invenzione industriale a nome del sig. De Bei Claudio denominato “GRUPPO DI AMMORTIZZAZIONE ANTERIORE PER MOTOCICLO”.

La tecnica degli anni ’90 prevedeva l’adozione di forcelle di tipo telescopico le quali erano soggette a numerosi svantaggi tra cui la deformazione della geometria dell’avantreno, per effetto degli sforzi di taglio, flessioni e torsioni, rimarchevoli soprattutto ad alta velocità. Lo scopo del progetto del sig. De Bei era quello di realizzare un gruppo per l’ammortizzazione della ruota anteriore di un motociclo esente dagli inconvenienti sopradescritti.

Nel periodo invernale fra il 1989 ed il 1990 nasce l’idea di sviluppare l’intero progetto su una motocicletta da competizione, frutto della collaborazione fra il tecnico De Bei e la società O.Z. una delle Case più affermate nella realizzazione di cerchi per auto in lega di alluminio e magnesio, fornitrice già negli anni ’90 di molti team nel mondiale di F1, e tutt’ora società presente nel mercato con ruote e cerchi che forniscono sia automobili che motociclette.

Con la presenza del Dott. Renato Sonda amministratore delegato dell’O.Z. e convinto sostenitore delle idee del tecnico bassanese si crea già a partire dal 1990 il team O.Z. system presente nel motomondiale con moto sperimentale alla guida dell’affermato pilota ed ora collaudatore ufficiale Aprilia, Marcellino Lucchi.

storia forcella a parallelogramma DEBESS Technologies e Aprilia

Il primo prototipo costruito dal tecnico progettista De Bei risale al 1989. Questo primo passo dell’evoluzione della forcella a parallelogramma è stato montato su una moto giapponese una Kawasaki Gpz 750. Con la collaborazione di una nota officina meccanica della zona e nella persona del titolare Artuso Giuseppe si è costruito questo prototipo dalle dimensioni generose, che presentava la prima forcella a parallelogramma rigida con avancorsa registrabile.

Nel 1990 con la nascita del team O.Z. system comincia l’avventura verso nuovi schemi sulle ciclistiche innovative puntando da subito alla costruzione di una moto da corsa, prototipo da impiegare e sviluppare nel moto mondiale GP250. Con l’acquisto di una Aprilia standard del 1989 il team diede vita allo studio completo di un prototipo da corsa che impiegava della moto di serie solo motore e centraline. Infatti la ciclistica che avvolgeva il propulsore da corsa dell’Aprilia era esclusivamente frutto delle idee del tecnico bassanese che l’aveva completamente ridisegnata e progettata, con nuovi calcoli e distribuzione dei pesi. Il telaio dell’Aprilia 250GP ’89 completamente rimaneggiato a livello di sospensioni presentava, con il nucleo telaio rimasto praticamente l’originale, una forcella anteriore a parallelogramma in fulcrata su biellette saldate al telaio, con l’ammortizzatore anteriore posizionato sotto il serbatoio azionato da un sistema a leveraggi ad articolazione progressiva, con la possibilità di modificarne l’avancorsa semplicemente ruotando due eccentrici sui quali erano imperniati i braccetti inferiori del parallelogramma.

Il frutto di tanto lavoro è stato presentato, a tempo record, al Gp d’Italia a Misano Adriatico nel 1990 dove la moto ha percorso alcuni giri di prova, senza però essere impegata in gara dal team O.Z. con Lucchi.
La moto pubblicata su diverse riviste tecniche motociclistiche ha riscosso anche l’interesse di una nota casa costruttrice di motociclette, l’italiana Aprilia, unica azienda a contrastare il dominio del sol levante nel settore motociclistico.

Questo primo prototipo laboratorio sviluppato dall’O.Z system è stato impiegato dal team solamente come studio prova da impiegarsi in alcune prove del motomondiale del 1990, in previsione di un secondo prototipo da utilizzare e sviluppare in tutto l’arco delle gare del campionato del mondo di velocità 250GP del 1991. Lucchi oltre alle continue prove su circuiti nazionali ed internazionali, infatti ha impiegato il prototipo anche in gare come il GP di Brno ed il campionato italiano a Vallelunga dove il pilota romagnolo ha ottenuto piazzamenti di tutto riguardo considerando il potenziale della moto con motore standard riservato ai clienti.

Con la fine della stagione del motomondiale di velocità Gp250 e l’arrivo della stagione invernale il team O.Z. system capitanato dal progettista De Bei, ha messo in cantiere la seconda versione del prototipo della moto nella versione con carenatura modello 1991 Aprilia e livrea O.Z. La moto è stata presentata al motor Show di Bologna a dicembre del 1990 presso lo stand dell’ O.Z. MOTOR SPORT WHEELS. Il nuovo prototipo 1991 è stato collaudato da Marcellino Lucchi nei primi test dell’anno corrente dando esiti positivi nonostante il propulsore fosse ancora modello standard semi-ufficiale.

Con l’anno 1992 e con i continui test positivi di febbraio e marzo nacque un nuovo team in collaborazione con l’Aprilia che andò ad affiancare il team O.Z. system nel modiale di velocità moto GP250. L’accordo era nato dalla forte richiesta della casa di Noale nella partecipazione allo sviluppo della due e mezzo da corsa con l’innovativo sistema di sospensione a parallelogramma frontale. Infatti parallelamente alle moto costruite dal team O.Z., l’Aprilia e il suo staff tecnico, nelle persone dell’Ing. Gaetano Cocco e dell’Ing. Luca Fabbri quali responsabili sviluppo telai, costruirono due nuovi prototipi da competizione di diverse forme e geometrie rispetto a quelli creati dal tecnico bassanese, ma con lo stesso principio di funzionamento.

storia forcella a parallelogramma DEBESS Technologies e Aprilia

Le conclusioni sicuramente positive sia da parte del tecnico O.Z. sig.De Bei che da parte dei piloti Lucchi e Bosa, hanno trovato riscontro soprattutto dall’ing. Cocco e dall’ing. Wittherven, del Team ufficiale Aprilia, confermando che dopo il loro primo sviluppo al sistema e i positivi test cronometrici in pista, la strada intrapresa dal O.Z. System era sicuramente in discesa.

Il team O.Z. concluse un importante accordo con Aprilia, unica marca Europea a contrastare le moto giapponesi nel Campionato Mondiale classe 250 di velocità su pista, per la fornitura di moto con meccanica ufficiale e ciclistica speciale, con sospensioni anteriori O.Z. System.

Questa collaborazione fu possibile per il grande interesse suscitato presso Aprilia dalle sospensioni ideate dal tecnico bassanese Claudio De Bei e brevettate O.Z.

Il team O.Z. è quindi stato considerato dall’Aprilia stessa, team ufficiale di sviluppo esterno, divenendo così di fatto il terzo team ufficiale asieme al team interno di Loris Reggiani e alla squadra esterna “IBERNA” di Pierfrancesco Chili.

Ringrazio di cuore Gianluca De Bei (figlio dell’ingegnoso tecnico Claudio De Bei) per il prezioso materiale fornitoci per la redazione di questo gruppo di articoli inerenti la forcella rigida con schema a parallelogramma inventata da DEBESS Technologies. Raffaele Berardi.

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Forcella a parallelogramma DEBESS Technologies: Il funzionamento

PERCHE’ LA FORCELLA A PARALLELOGRAMMA

La forcella a parallelogramma (detta anche a quadrilatero) è una soluzione inventata per risolvere quasi tutti i limiti di una sospensione tradizionale telescopica. Gli attriti di strisciamento sono sostituiti da attriti di tipo volvente e questo migliora la scorrevolezza della sospensione la quale non ha steli che scorrono dentro una forcella ma bracci che ruotano attorno a cuscinetti. Il corpo della sospensione ha una maggiore rigidezza rispetto ad una tradizionale forcella telescopica. Adottando appositi leveraggi si può ottenere un comportamento progressivo proprio come nelle sospensioni posteriori a leveraggi progressivi normalmente adottate sulla stragrande maggioranza delle moto. La ruota può avere una traiettoria verticale, per non avere alcuna variazione di passo, oppure può essere inclinata in avanti per ottenere un leggero effetto anti-dive. Anche sull’avancorsa si può avere un buon controllo, la forcella a parallelogramma infatti permette di scegliere tra avancorsa costante al variare della corsa  oppure avancorsa crescente o decrescente a seconda del comportamento della moto che si desidera ottenere.

IL FUNZIONAMENTO

Lo schema a parallelogramma con leveraggi che agiscono sul monoammortizzatore posto sotto al serbatoio assomiglia ai leveraggi progressivi che vengono adottati sui monoammortizzatori posteriori. Sebbene la geometria non sia perfettamente uguale, la logica risulta la medesima: variare il rapporto tra la corsa di escursione della ruota e la corsa di escursione dell’ammortizzatore durante il movimento della ruota stessa sulle imperfezioni del manto stradale o in seguito a staccate, curve e accelerazioni in pista. Per le moto di tipo stradale tale rapporto vale 3 (con escursione della forcella di circa 120mm e dell’ammortizzatore di circa 40mm). Per le moto da Gran Premio il rapporto scende a 2.

In accelerazione, con la sospensione (anteriore ovviamente) quasi completamente estesa è consigliabile che le rigidezze siano ridotte al minimo per assorbire al meglio le piccole asperità dell’asfalto e garantire quindi il contatto al suolo.

In rettilineo la rigidezza della sospensione sarà comunque modesta anche se maggiore del caso precedente dato che il carico statico sarà aumentato.

In frenata con la sospensione che va a comprimersi abbondantemente la rigidezza aumenta per evitare un brusco raggiungimento del finecorsa e garantire un’elevata stabilità del mezzo.

NEL DETTAGLIO

Quando gli steli (1) vanno verso l’alto, i due triangoli sovrapposti (2) ruotano in senso orario azionando una serie di tiranti (3) ed un leveraggio (4) che comprimono l’ammortizzatore. Riferimenti in figura. Agendo con una particolare chiave sul punto (5) si riesce a regolare l’inclinazione degli steli variando di conseguenza l’avancorsa* della sospensione a beneficio delle diverse esigenze di guidabilità del mezzo.

schema evoluto forcella a parallelogramma debess technologies forcella parallelogramma DEBESS Technologies

CHE COS’E’ L’AVANCORSA

L’avancorsa è la distanza espressa in millimetri tra le proiezioni a terra della perpendicolare passante per il centro della ruota e l’asse di rotazione della forcella, questo valore sarà positivo nel caso in cui l’asse di rotazione cadrà anteriormente alla perpendicolare della ruota, altrimenti il valore sarà negativo.

avancorsa.jpg

Un valore elevato di avancorsa, porta a una maggiore stabilità direzionale (facendo inclinare la moto da un lato, lasciando la forcella libera, essa tenderà a far rimanere/ritornare la moto dritta) e ad una minore sensibilità alle imperfezioni della strada/suolo, mentre un valore di avancorsa ridotto porta a effetti opposti, cioè ad una migliore maneggevolezza, precisione e scioltezza nell’inserimento in curva (maggiore velocità nel cambio di direzione). Questi valori sono più adatti al misto ed in montagna; mentre in autostrada è più utile un’avacorsa accentuata (oltre i 12 centimetri misurati sulla linea di terra).

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Caratteristiche tecniche forcella DEBESS Technologies a parallelogramma

CARATTERISTICHE TECHNICHE

Il progettista Claudio De Bei, già negli anni ’80-’90 ha rivoluzionato le sospensioni con diversi accorgimenti tecnici dove la forcella anteriore, a differenza delle tradizionali, presentava una struttura rigida con movimento a parallelogramma comandato da un monoammortizzatore posto sotto il serbatoio. La sospensione funziona con sistema progressivo tramite leveraggi, vi è inoltre la possibilità di regolare l’avancorsa.

Di seguito le caratteristiche tecniche di rilievo che presentano:

  • Un sistema che consente l’escursione verticale della ruota senza alcuna variazione d’interasse e di avancorsa in ogni punto dell’escursione della ruota stessa.
  • Un effetto anti-dive naturale in frenata che limita l’affondamento e le variazioni negative dello spostamento dei pesi.
  • Una rigidità assoluta con assenza di torsioni, flessioni ed osclillazioni rispetto alle tradizionali forcelle telescopiche.
  • Un’elevata sensibilità alle asperità del terreno che non vengono assolutamente trasmesse al pilotatramite gli organi di stezo i quali sono completamente svincolati dal sistema di sospensione.
  • Massima precisione nell’inserimento e nell’uscita di curva anche dopo staccate violente e perfetto mantenimento delle traiettorie impostate che consente elevate velocità di percorrenza di ogni curva.
  • Funzionamento a ridotti angoli di inclinazione dello sterzo che consente grandi doti di maneggevolezza unite a ottinma precisione e direzionabilità sul dritto veloce.
  • La moto utilizzata per il progetto in questione presenta un interasse minore di una tradizionale moto grazie all’escursione verticale della ruota con una diversa ditribuzione dei pesi su due assi che può arrivare all’ottimale ripartizione del 50% all’anteriore e 50% al posteriore.
  • Una forcella che, nel 1991-1992, pesava complessivamente soli 2,8 kg e presentava un ridottissimo peso delle masse non sospese con vantaggi non indifferenti circa la funzionalità e la sensibilità della sospensione stessa.
  • La moto che monta una sospensione a parallelograma ha una geometria dell’avantreno registrabile a piacimento agendo con una particolare chiave sugli eccentrici di regolazione dell’avancorsa per variare l’inclinazione dell’asse dello sterzo.

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Caratteristiche tecniche forcella a parallelogramma

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Forcella DEBESS Technologies a parallelogramma: Lo schema di base

LO SCHEMA DI BASE

Il disegno originale delle sospensioni DE BEI. Da questo disegno originale è partita l’avventura della DBS-OZ system. La sospensione anteriore a parallelogramma e quella posteriore “rotoassiale” (a traiettoria quasi verticale) sono una splendida realtà del MADE IN ITALY portate in pista nel campionato mondiale di velocità GP250 NEGLI ANNI 1991-1992 con Aprilia e Marcellino Lucchi alla guida.

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schema base forcella a parallelogramma

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