Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente

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Parte 4 | La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente

La direttrice di cui vi vado a raccontare è, a tutti gli effetti, una criminale, un mostro. Uccide lentamente i progetti delle persone, distrugge le vite di chi potrebbe non riuscire a difendersi, gli stessi clienti della banca per cui lavora. Ma sopratutto la gravità diventa iperbolica perché… premedita. E sarà lei stessa ad ammetterlo, come vedremo più avanti, auto-investita da una convinta aura di onnipotenza.

Premedita, organizza, si ripete e incalza con mezzi sporchi ed illeciti (sottili tentativi di corruzione, velati ricatti, ausilio di collaboratori opportunisti) fino a che non vede realizzato il suo disegno malevolo. Per i modi di operare è tra le espressioni massime dello sporco che mente umana possa concepire. Sorride di beffardi sorrisi costruiti che lasciano un certo scetticismo e non sono sicuramente spontanei né di facile interpretazione quando non la conosci bene. Ti tiene sulla griglia a fuoco lento, sembra sempre vicina a te, sembra sempre che stia per darti un gran supporto, che per te stia facendo grandi cose, grandi eccezioni, se solo tu le dessi quelle particolari informazioni che tanto le farebbero comodo. Sai, si tratta solo di “sciocchezze”. Ma quelle sciocchezze sono la tua anima. I tuoi segreti di impresa, i tuoi segreti industriali, i tuoi metodi di operare. Ciò per cui hai studiato per tutta la vita, anche nei fine settimana, anche le notti, anche durante le festività e le vancaze, mentre gli altri si andavano a divertire e tu avevi fatto una scelta insolita, impegnativa ma che ti rendeva più felice. Ti fa passare un piccolo mutuo (in prossimità dei limiti tra finanziamento e mutuo, non si parla di centimaia di migliaia d’Euro, tantomeno di milioni) per una enorme operazione finanziaria che richiede che tu ti “accorga” di lei.

Ma ti sta sabotando, sfrutta il tuo momento di tensione in cui sei preoccupato dalle scadenze, delle condizioni, delle modalità, della documentazione, per infilzarti aghi nei nervi e tentare di controllare i tuoi movimenti. Approfitta per chiederti favori non dovuti ed in modo non regolare talvolta mascherato e di difficile interpretazione, tali altre volte in modo palese, arrogante e scocciato dal fatto che non stai intuendo quello che lei sta cercando di comunicarti in una oscura linea sotterranea. Quando non capisci arriva persino ad arrabbiarsi e palesare le azioni non regolari che ha commesso come a comunicarti “Lo capisci che sono potente? Lo capisci che i miei collaboratori e le persone che ti ho mandato fanno quello che dico io?!?”.

Ma se è tanto potente, perché ha bisogno di un ragazzo come me per fare del vile denaro? Non è capace da sola in modo limpido? Scoprirò che la risposta è negativa. Tra pochi capitoli avrà inizio l’analisi delle azioni di maggior rilievo compiute da questa persona che, a mio modesto parere, sembra la persona meno indicata da inserire in una posizione lavorativa in cui può osservare da vicino variegate situazioni economiche e persino la riuscita di progetti di imprenditori da generazioni o di self-made men, quest’ultimi destinatari delle maggiori ostilità.

Per farvi capire, quando persone di questo tipo sono state investite di potere, hanno avuto luogo i grandi massacri della storia. La fortuna per il nostro paese è che questa donna sia uno spettacolo pirotecnico fuori controllo, non un reale arsenale di guerra. Il suo livello di danno arriva a colpire imprenditori locali i quali, se in gamba, grazie agli stimoli “inflitti” possono usare la sua stessa forza contro di lei e migliorare ulteriormente. Ciò non toglie che questo implichi l’innesco di traumi perfettamente evitabili, grande sacrificio, grandi fatiche snervanti, intensa forza di volontà che non si era previsto di usare e, forse, non si sapeva nemmeno di possedere. Si può pertanto, in ogni caso, migliorare la propria posizione nel mondo dell’impresa, della società, della cultura, dell’essere Umano di valore. Il denaro è una conseguenza, mai l’obiettivo.

Continua…

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
Riferimenti utili
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Complementi

Pagina Literature
L’Italiano, La Matematica e la Comunicazione visiva
Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

Complementi neuroscientifici e filosofici

Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

A fuoco lento. Piccoli cambiamenti di cui potresti non accorgerti.

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana

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Parte 3 | Dalla Fisica Generale alla vita quotidiana

Se studiate Fisica Generale con profonda passione* potreste trovare delle ricorrenze, delle similitudini notevoli con la vita quotidiana. Sono le leggi di equilibrio, di conservazione, fenomeni come gli attriti, gli urti, l’entropia, la trasformazione dell’energia da una forma ad un’altra. Molto della preziosa Fisica Generale, in qualche modo codificato, vi spiega perché ad un fenomeno ne corrisponde un altro. Ad esempio ad un fenomeno di azione corrisponde un fenomeno di reazione (Terza legge della dinamica, Newton).

*I testi delle scuole superiori sono un ottimo punto di partenza.

Rischiate un contatto con un veicolo che proprio non avevate visto, il conducente dell’altra auto è furioso con voi ma se voi diventate furiosi con lui, ignorando il suo punto di vista, darete il via ad una serie di urti violenti (verbali, fisici, legali). Come un corpo rigido appeso all’estremità di un pendolo, magari una sfera di acciaio, che colpisce altre sfere di acciaio. La situazione si propagherà e ci saranno alte probabilità che degeneri se il sistema continua ad essere alimentato con energia sempre maggiore.

Ma se voi comprendete che il momento di inquietudine dell’altro automobilisista è una somma di fattori giustificati quali lo spavento per un possibile danno sfiorato, la sua posizione di ragione secondo il codice stradale, il fatto che le carrozzerie delle auto filtrano il linguaggio del corpo, quindi anche la nostra mortificazione per l’errore appena commesso (ci vorrà un po’ prima che l’altro automobilista capisca che siamo dispiaciuti per l’errore), allora vi comporterete come un materiale in grado di assorbire e dissipare l’energia. Riporterete rapidamente la quiete. Sarete ad esempio una barriera di neoprene, saldamente fissata, la quale, deformandosi, dissiperà l’energia della pallina di acciaio e un attimo dopo, grazie all’elevata elasticità e deformabilità, tornerà nella sua forma e posizione normale.

Sfruttando queste analogie spesso mi sono trovato a ridere e scherzare con persone con cui un attimo prima si erano avviati i processi di ostilità. Cerco di mettermi nei loro panni, osservare dal loro punto di vista, capirli e rincuorarli di quanto non fosse mia intenzione fare quell’errore (ovviamente anche io tengo ad evitare l’urto). Alcune persone a momenti mi abbracciano entusiaste, molte mi stringono la mano. Tutti gradiremmo moltissimo essere compresi e apprezzeremmo che coloro che ci circondano non ragionassero sempre e solo esclusivamente con le proprie posizioni rigide e vincolanti.

Se andate oltre, con la Fisica Quantistica, potete scoprire logiche anti-intuitive di fenomeni straordinari che si verificano su scale diverse da quelle alle quali siamo abituati. Un elettrone e un antielettrone (positrone) si incontrano, annichiliscono e scompaiono trasformando le loro masse in emissione di energia. Fenomeni analoghi si verificano innumerevoli volte ogni secondo in tutto il mondo tra le azioni delle persone. Molti lo chiamano Karma (principio universale di causa-effetto), io le chiamo Leggi dell’Universo.

In vita mia, fin da ragazzino, sono stato una persona molto brillante (fare i falsi modesti è a mio avviso detestabile, penso sia apprezzabile invece dire la verità in modo oggettivo ed equilibrato), con molti progetti, i migliori dei quali andati a buon fine anche in tenera età. Moltissimi gli errori commessi prima. Sono più le volte in cui sono caduto, anche se nessuno mai tiene conto di questo. La massa preferisce tenere conto solo di facili conclusioni e convenienze. Tutti tendono a pensare che io abbia avuto le noci già sgusciate e non abbia dovuto provvedere a faticare seriamente per procurarmi il primo schiaccianoci (studiare, pianificare, progettare), faticare per allenare la forza nelle mani per poterlo usare (iniziare a fare, lavorare) e poi imparare ad usarlo senza che “i cocci” schizzassero dappertutto (apprendere con l’esperienza come si fa davvero).

Questo ha più volte scatenato ostilità nei miei confronti da parte di chi era geloso, invidioso, prepotente o ambiva troppo agli onori. Volevano le mie glorie senza aver fatto le mie fatiche, senza aver vissuto i miei dolori, senza aver navigato i mari dello sconforto quando tentavo ma non riuscivo e “chiedermi perché” forniva risposte che gravavano implacabili sulle fragilità di chi è acerbo. Si ritenevano migliori e meritevoli al posto mio di quello che conquistavo. Quello che più mi è accaduto, fin dalle scuole elementari, è che persone che si ritenevano “migliori per presa di posizione” avviassero pratiche per sabotarmi, maldicenze per sminuirmi, influenze prive di logica per rallentarmi.

Ho sofferto in maniera disumana per riuscire nelle mie passioni. Ho rinunciato ad una vita normale, alle sicurezze, al comfort. Ho vissuto spesso la condizione in cui “qualcuno”, infastidito dal talento e dal tanto legittimo quanto povero sentimento di invidia, perfettamente umano ed espresso sinteticamente attraverso “Perché a lui e non a me?”, ha aggredito impropriamente la mia vita mentre io non avevo alcuna intenzione di aggredire la sua.

D’altra parte se ti senti migliore, buon per te. Può essere un inizio se incanali questa fiducia in te stesso in qualcosa di buono e prolifico. Personalmente non mi occupo di confronti, non mi interessano, per me rappresentano unicamente un “inutile attrito con forte dissipazione”.

Ma mai una volta ho visto in vita mia questi malvagi applicare del male senza che il loro destino ne fosse profondamente intaccato. Ho atteso con pazienza anni, perserverando con i miei progetti e vedendo inaspettatamente mutare le situazioni attorno a me, tenendone traccia, scoprendo come sono andate a finire. Se perserveri sui tuoi progetti per un tempo sufficientemente lungo puoi assistere a quanto ti sto narrando. Non ho mai visto i ladri arricchirsi e mantenere la ricchezza rubata perché c’è sempre stato poi qualcuno più abile che ha fatto altrettanto a loro. Non ho mai visto famiglie con forti influenze riuscire a lungo a “mandare l’acqua all’insù” oltre che con le prepotenze a terzi anche forzando la carriera dei loro figli e familiari con qualità che, pretese, non sono mai arrivate. Hanno invece avuto progenie spesso sciocca, saccente e supponente, navigatori dell’ignoranza, nonostante doppia o tripla laurea.

Ignoranti si nasce, si vive e si muore, non c’è laurea che tenga. L’ignoranza è figlia dell’ottusità, dell’incapacità di aprire la mente, è figlia del pensiero unico, del ragionamento imparato a memoria e mai compreso.

Li ho visti capaci solo di distruggere, senza nemmeno accorgersene, il maltolto sottratto a persone più meritevoli della società, spessissimo del loro territorio. Non ho mai visto in vita mia una persona malvagia vedersene bene del male che ha inflitto. Fingono, questo sì. Sorridono, si presentano nella movida con belle apparenze, prendono a qualche asta giudiziaria fatiche di altri che non sanno curare e mantenere a dovere e la volgarizzano.

Ma i figli in gamba restano quelli delle brave persone, dei padri e delle madri di famiglia, degli intelletti onesti. Quelli che sanno perdere, che non fanno del male ma crescono. Quelli intelligenti, che preservano la specie. Quelli di cui l’Universo, nel momento più inaspettato si ricorda sempre… per le leggi di equilibrio e di conservazione.

A voi il compito di tradurre le nozioni di Fisica Generale con il quotidiano dell’Uomo, potete impiegare anche tutta la vita per comprenderne a fondo una sola, va benissimo anche così, sarà quella per voi più importante.

Continua…

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Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
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Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
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Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
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Conclusioni (parte 1, parte 2)

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Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

Duocel® è un marchio registrato di ERG Aerospace.
Nell’immagine una interessante dimostrazione dell’assorbimento di energia da parte della loro particolare schiuma di alluminio (a destra). La massa che impatta viene trattenuta e non rimbalza pericolosamente. La schiuma d’alluminio si deforma in modo programmato e sicuro dissipando l’energia d’impatto. A sinistra, invece, la stessa massa impatta sul lingotto di alluminio rigido (lasciando un segno al centro) per poi rimbalzare fuori controllo.

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato

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Parte 2 | Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato

Una premessa è fondamentale: abbattere il pensiero che “chi non ha mai ammazzato nessuno” sia una brava persona. Lo sentiamo dire spesso “Mi sembrava una brava persona, non ha mai ammazzato nessuno!”. La specie umana però non funziona così. C’è chi uccide lentamente, giorno dopo giorno, tramite disservizi, abusi, prepotenze, incompetenze, risultando assai più criminale del criminale stereotipato. La differenza tra il criminale standard e il criminale silente risiede solo nella velocità di esecuzione: il proiettile, la lama, infliggono un danno con esito sovente immediato. L’abuso, la violenza lenta e costante, nascosta nei substrati sociali, ferisce la psiche dei più fragili, indebolisce l’organismo, avvolge di stressor altamente lesivi e impiega anni, talvolta decenni, per uccidere una persona.

Se pensate sia una forma retorica, un eufemismo, ribadisco al fulmicotone che, sì, gli abusi uccidono lentamente le persone. Se non si sa come difendersi, se non si forma il carattere per rispondere a questo tipo di sollecitazioni, se non si esterna ciò che ci affligge e pesa dentro per timore di giudizi esterni, si finisce con il valicare i limiti della depressione, indebolire il sistema immunitario con produzioni eccessive di “cortisolo” e “glutammato”, danneggiare tessuti ed organi, perdere lucidità, appassire. La morte sopraggiunge perché l’organismo non fornisce risposte reattive e decade.

Può impiegare pochi anni o protrarsi per qualche decennio ma usura anzitempo e riduce notevolmente la qualità di vita di quegli anni. Coltivare la saggezza, la calma, sviluppare filosofie costruttive, stimolare l’ingegno, ottenere risultati che nessuno si aspettava è un buon avvio di risposta, una terapia naturale che vi rende forti e persino più resistenti di quanto non foste prima.

Se gradite una digressione più dettagliata al riguardo, vi invito alla lettura di articoli quali “Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello“, “Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale“, “Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise” e dei relativi articoli indicati in fondo ad ogni testo tra i link correlati. Spazierete ampiamente e spero vi piacciano : )

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
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Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica Generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
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Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
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Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
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Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

A sinistra osserviamo un sistema geometrico incoerente nelle nostre tre dimensioni abituali (vedremo in appositi articoli che passando alle quattro dimensioni, ad esempio con il tesseratto, ipercubo di ordine 4, molti vincoli concettuali crollano). A destra osserviamo, tramite le linee arancioni, dove si cela l’inganno. Una persona apparentemente “brava” tenta di nascondere incoerenze che l’esperienza può aiutare a riconoscere. Può trattarsi anche solo di un carattere fisiognomico, un’espressione del viso, un segno di stress, un’alterazione del tono vocale, un gesto che cade in un dato momento.

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi

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Parte 1 | Può succedere anche a te ma se conosci hai netti vantaggi

Se quanto vi vado a raccontare, tramite pillole e capitoli, può in qualche modo esservi utile, potete godere il vantaggio della trasmissione dell’esperienza. Certo, leggerla vi modella ma non vi forgia. L’esperienza diretta è decisamente impattante e formativa, vi insegna moltissimo ed allo stesso tempo vi lascia dei traumi che, no, non passeranno mai. Incrementerete la vostra esperienza ad un preciso prezzo, il trauma. Potete risolvere l’accaduto, potete vincere, potete far valere i vostri diritti ma il male che vi sarà stato fatto non svanirà, le cicatrici resteranno sotto i vostri occhi bene in vista ogni giorno, anche se siete persone in gamba con un bel carattere equilibrato.

Una cosa è certa, acquisire l’esperienza migliorerà le vostre mosse e avrete il vantaggio di una partita più brillante che evolve con minore dispendio di tempo e di energie. Sapere che determinati fenomeni esistono, saperli riconoscere e conoscerne i dettagli prismatici che suddividono la luce della follia nel suo spettro costituente, vi renderà consapevoli circa cosa vi sta investendo realmente.

Tanti subiscono abusi in varie forme (da sempre) ma pochi posseggono gli strumenti per comunicare, trasmettere, chiarire, spiegare, comparare, tradurre i fenomeni.

Alcuni non hanno gli strumenti per comunicare, altri sono indifferenti e non pensano sia importante avvisare che oltre la curva non è stato messo il triangolo che segnala un’emergenza. Altri ancora provano imbarazzo e non hanno piacere di raccontare ciò che di spiacevole gli è occorso. Quasi come se temessero di passare per stupidi. Personalmente non provo imbarazzo nel raccontare di aver subito un abuso gravissimo, la mia prima volontà è dare il mio contributo affinché non succeda più. Questo mi preme molto.

Desidero trasmettere le esperienze che seguono per raccontarvi nel modo più utile, e a più alto rendimento possibile, quello che le probabilità mettono ai bordi della gaussiana, ossia che simili eventi si verifichino tutti insieme con la medesima direttrice.

Confido che, nonostante i temi crudeli, la lettura sia piacevole e dettagliatamente utile. Per me non è stato affatto semplice, tutt’altro. Ho impiegato oltre tre anni per generare una funzione che trasformasse questo evento traumatico in una serie prolifica di opportunità per me, per i miei cari e per i miei progetti d’impresa che ora sono tra i più belli in assoluto della mia densa vita.

Quel che segue è il racconto imparziale (privato solo dei dettagli e delle prove fornite alla Giustizia) di quanto di più assurdo in assoluto nella mia vita è accaduto con una sgradevole direttrice di una piccola banca. La peggiore persona che abbia mai avuto modo di incontrare in tutta la mia vita. La forma umana della scoria. Impossibile da recuperare persino per il più avanzato sistema di recupero delle reflue al mondo.

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Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
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Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
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Pillola 14
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Il Prisma divide la luce bianca in uno spettro di sette colori (rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco, viola) tramite il fenomeno di dispersione. Image’s Copyright: Wikipedia.org

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Introduzione

Rubrica: Può succedere anche a te

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Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Volete sapere come si riconosce il personale di banca che, a seconda delle vostre vulnerabilità, può danneggiare seriamente la vostra vita, il vostro lavoro, il vostro equilibrio mentale, la vostra salute, la vostra famiglia o persino tutti questi aspetti insieme se vi trovate in un punto nevralgico della vostra vita?

Un punto nevralgico della vita è un punto singolare, molto delicato, in cui avete molte occasioni insieme, esposte davanti a voi e tutte, per un limitato arco temporale, alla vostra portata. E’ tutto retto da uno straordinario equilibrio. Muovere un ciglio nella direzione giusta può far riuscire ogni passaggio con un’armonia strabocchevole che vi porta a dialogare con i vostri pensieri: “Sta succedendo davvero? E’ la mia occasione? Posso farcela!”.

Può succedere quando meno ce lo aspettatiamo. Dopo anni di intenso lavoro, ostacoli impervi, persino ostilità. Può arrivare all’improvviso, come un riconoscimento. Tutto vi sembra così ben oliato, una volta tanto, che comprendete da soli che difficilmente si riproporranno concomitanze così efficaci tutte assieme.

Quel ciglio tuttavia può esser soffiato via se, per fissarlo intensamente, non vi accorgete che sta arrivando qualcuno di soppiatto che inspira più del normale. Può cogliervi alle spalle con totale sorpresa, può affiancarvi un poco alla volta, con il tempo, sfruttando la vostra fiducia, può pararsi davanti improvvisamente come un sinistro. Può arrivare da qualunque direzione, può avere qualunque aspetto, e forse i suoi sorrisi di plastica assomigliano più a quelli del Grinch.  Qualcuno pertanto può essere pronto a perturbare il delicato equilibrio.

Se avete avuto modo di assaporare il destino potreste intuire, anche se inizialmente mal volentieri, che quella situazione, apparentemente quasi perfetta e poi gravemente perturbata, può aprirvi le porte ad orizzonti ben più vasti, multidimensionali, esplorazioni più ricche di scoperte, opportunità che pesano ma che non avreste mai saputo reggere se tutto si fosse evoluto con la perfezione iniziale. Perché non avevate la profondità dell’esperienza ma solo le sue quote di facciata (larghezza e altezza) senza sapere cosa ci fosse oltre. Mancavano le dovute conoscenze per capire i movimenti corretti necessari per maneggiare quei pesi. La schiena ben dritta (piani di impresa solidi, verificati, collaudati), le gambe toste e flessibili (capacità di assorbire colpi, sopportare carichi, adeguare l’assetto, equilibrarsi), quei glutei ben sodi che non guastano (la spinta, la forza di volontà, il dolore delle fibre che è costato quell’allenamento) e aiutano gli audaci, quelle braccia asciutte, leggere agili forti come quelle di un carpentiere instancabile. Un enigmatico controsenso vi scuote e vi aliena ed ognuno può addentrarsi e portare alla luce da sé le proprie ambite risposte ed i metodi, a cui mai aveva pensato prima, per raggiungere elegantemente tali ambizioni. Oppure potete lasciarvi cadere.

“La pressione… cambia tutto vivere sotto pressione, certe persone le spremi e si svegliano, altre crollano”. Cit. Al Pacino, L’avvocato del diavolo, Taylor Hackford, U.S., 1997.

Che forma hanno gli indizi, le azioni, le parole, le espressioni in presenza delle quali dovreste preoccuparvi anche solo se vi si accenna timidamente? Come si ferma sul nascere un imminente dramma che sta per sfociare in un grave abuso di potere? Che provvedimenti potreste prendere e a chi potreste davvero rivolgervi con efficacia qualora vi troviate avvolti in un turbine irrazionale di consigli errati e informazioni tra loro incompatibili, contrastanti?

Come evitare, in un momento di profonda vulnerabilità, di essere travolti e mal consigliati da chiacchiere leggere che riverberano nei corridoi della banalità e che recitano fantasie trasformate in mito che si riveleranno perfettamente inutili e che non faranno altro che esaurire “il vostro tempo” e “le vostre energie” bruciando le vostre risorse e lasciando, a chi vi ha danneggiato, la  beffarda serenità di proseguire indisturbata/o con la sua dannosa vita criminale?

Soprattutto, come risolvere problemi all’apparenza insormontabili con un successo schiacciante che faccia leva sul virtuosismo e la nobiltà della mente umana anziché su scadenti e approssimative soluzioni violente di bassa levatura?

Se avete il piacere di proseguire la lettura lungo i capitoli che seguiranno troverete una foresta fitta di curiosità e situazioni assurde.

Continua…

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Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica Generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
Riferimenti utili
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Complementi

Pagina Literature
L’Italiano, La Matematica e la Comunicazione visiva
Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

Il sorriso beffardo del Grinch. Image’s Copyright Dr. Seuss Enterprises, LP

Più risparmi più diventi povero

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 8

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

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Più risparmi più diventi povero

E’ un commercialista che arranca “ora” che la strada è in salita. Si arrangia. E’ un professionista come ce ne sono in tanti settori in un paese articolato e complesso come l’Italia. E’ convinto di capire a fondo come vanno le cose, cosa sta succedendo. Ma le cose gli vanno male. Il mondo attorno a lui sprofonda collassando su sé stesso eppure non si rende realmente conto del perché. Come ognuno di noi fatica a lasciare il molo sicuro delle proprie convinzioni e teme di andare a vedere cosa ci sia realmente oltre la linea dell’orizzonte, oltre quello che gli occhi arrivano a vedere dal molo. Crede a ciò che gli fa comodo credere, crede a ciò che è facile credere. Paradossalmente, e all’apparenza, può rivelarsi più semplice vivere questa situazione di perenne collasso piuttosto che quella in cui si deve compiere lo sforzo immane di aprirsi a concetti che ignoravamo, che ci sbalzano fuori dalla nostra zona di conforto.

Primo distacco

Mi chiama sostenendo di voler acquistare un prodotto presso lo store di famiglia. Scopro ben presto che vuole solo farsi consigliare il modello più affidabile e funzionale per le sue esigenze e farsi dare quante più spiegazioni possibili da chi conosce i prodotti a fondo. Prendo l’impegno, vado a trovarlo, sostengo dei costi, gli mostro le schede tecniche, gli offro la mia esperienza, importanti consigli, valutiamo dei modelli assieme e scegliamo quello idoneo. Lui si mostra gentile, mi regala addirittura una bottiglia di vino e poi non lo sento più.

Vengo a sapere che ha acquistato il prodotto su un e-commerce massivo risparmiando qualcosa come 60,00-80,00 Euro senza tener minimamente conto del fatto che il servizio di prevendita che gli ho offerto ha un valore ben più alto di 60,00-80,00 Euro. Avrebbe avuto anche un servizio di installazione più professionale ed un post vendita che non riesce nemmeno ad immaginare. Non tiene conto affatto del capitale umano, dell’esperienza, di quel che mi aveva sottratto in maniera ingannevole (tempo, informazioni, esperienza, servizi, denaro…) sapendo già dal principio che non avrebbe acquistato da me.

Non lo nascondo, non approvai quel comportamento. Così decisi di provvedere in altra maniera alla contabilità aziendale risparmiando ben di più di 60,00-80,00 Euro l’anno. Lui risparmiò 60,00-80,00 Euro una tantum, allo stesso tempo ne perse molti di più all’anno in maniera definitiva.
É per questo che sostengo che non sia un granché come commercialista.

Secondo distacco

Lo stesso commercialista riemerge inaspettatamente come tema di una chiacchierata al mare che intrattengo con il titolare di una agenzia assicurativa. Vengo a conoscenza del fatto che decise di non rinnovare le sue polizze e di spostarle presso una compagnia ritenuta più a “buon mercato”. Probabilmente vede i suoi introiti calare e, non riuscendo a comprendere che si trova in un circolo vizioso, finisce con l’alimentarlo sempre di più.
Si isola sempre più, taglia i costi ma quelli errati, perde il contatto con il pubblico, non è più a sua volta cliente di altri e la gente si dimentica di lui, fa tutto online alla ricerca di un risparmio disperato, mantiene un suv dai costi spropositati (per una questione di immagine) ma il suo studio è ad una manciata di chilometri da casa ed anche un ottimo scooter, o dei mezzi pubblici, si rivelerebbero comunque più proficui per lui rispetto ai risparmi boomerang che persegue nel tentativo di sanare la sua situazione.

L’assicuratore mi spiega altre cose che tendiamo a ignorare. La cosidetta compagnia a “buon mercato” non solo offre un servizio di minor valore (ad esempio non invia periti in caso di truffa e preferisce pagare quando i presunti danni comportano risarcimenti moderati retrocedendo la classe anche ingiustamente) ma è nota tra i professionisti del settore per l’inserimento del diritto di rivalsa (ovvero potrebbe non pagare anche se, ad esempio, eventuale alcol nel sangue rientra nei parametri di legge) con tutte le complicazioni che ne possono derivare. Anche il titolare della compagnia assicurativa non nega di esser rimasto male, dopo anni di rapporti, nel vedere il suo cliente “migrare” a soluzioni ritenute, erroneamente, a più buon mercato.

Le polizze a minor prezzo non coprono l’assicurato allo stesso modo di prodotti validi e, per contratto, prevedono molti escamotage per non liquidarlo (o non tutelarlo), sia in caso di incidente con colpa che con presunta colpa, se l’assicurato ha violato anche solo un minimo dettaglio della famiglia degli “asterischi” che nel contratto sono stati inseriti per sganciarsi dalle responsabilità alla prima occasione. Così è praticamente per tutti le tipologie di prodotti e servizi presenti sul mercato.

La vicenda avrà una conclusione ovvia ma, a quanto pare, invisibile al commercialista. Egli ritiene improbabile che una realtà imprenditoriale che si affida da anni al suo studio possa spostare di colpo tutta la propria contabilità presso altri professionisti. L’agenzia assicurativa, infatti, deciderà di far seguire la propria contabilità altrove e il soggetto in questione perderà ulteriori migliaia d’Euro l’anno a fronte di un risparmio di poche centinaia d’Euro.

Terzo distacco

Il commercialista mi richiama, immaginando che la bottiglia di vino abbia lasciato in qualche modo un buon ricordo, trovandosi ad aver bisogno di un tecnico per il servizio di assistenza. Viene posto in coda alla lista dovendo io dare la priorità ai clienti che hanno creduto in me. La cosa non è di suo gradimento e mostra ancora di non comprendere come mai le cose per lui stiano volgendo in un turbinio di malfunzionamenti. Eppure lui sostiene di conoscere i mercati, l’economia del paese, ciò di cui abbiamo bisogno… e non si accorge che l’avidità gli sta portando via, piano piano, senza che nemmeno avverta lo spostamento d’aria, tutto il benessere di cui godeva in passato.

Mi chiedo: “Come può egli, soprattutto in ragione della sua veste professionale, non comprendere che se acquisterà presso un’impresa “professionale”, “fisica”, “storica”, appena avrà bisogno in qualità di cliente, dei professionisti si impegneranno per lui, mentre, al contrario, nessuna impresa perderà tempo nel seguire colui che porterà solo le cosidette “rogne” per poi, nel momento del dare, alimentare realtà a concorrenza sleale?”.

Conclusioni – Parte prima

Il succo della questione è che a fronte di acquisti sottovalutati, giustificati da un risparmio che si è mostrato poi “fittizio”, il soggetto di questa storia ha ottenuto da un lato un risparmio effettivo esiguo e, dall’altro, ha perso quantità considerevoli di denaro che hanno avuto un peso ben maggiore all’interno del suo bilancio. Inoltre è entrato a far parte di un circolo vizioso di cui non è cosciente: più si attacca a risparmi fittizi e più soldi sta perdendo perché si chiude attorno a sé stesso escludendo altri professionisti dal suo indotto i quali, a loro volta, possono fare a meno di lui.

Tra quelli che esclude ce ne sono alcuni che fanno la sua medesima scelta entrando anche loro nel medesimo circolo vizioso che sottrae loro ricchezza e la accentra in un unico leader (quasi globale) impoverendoli.

Altri invece scelgono di rimanere al precedente sistema, quello storico, tradizionale, quello su cui si è fondata l’Italia ed è cresciuta diventando nel dopoguerra una potenza mondiale (prima che venisse depredata della sua linfa che tanto faceva gola a chi non ci voleva ai vertici). Sono rimasti al metodo virtuoso facendo circolare il loro denaro tra uomini e donne di buona volontà, artigiani, commercianti, tecnici, professionisti, imprenditori e quei consumatori che, proprio perché vengono da lavori d’ufficio (solo in apparenza estranei a tale indotto), hanno in realtà a cuore valori come il capitale umano, il rispetto per le persone, per i lavoratori dipendenti, per i mestieri, e decidono di rivolgersi a imprese locali generando la ricchezza distribuita, quella dove l’Uomo conta, e non ricchezza accentrata dove l’Uomo è considerato alla stregua di un vecchio arnese senz’anima da sfruttare finché funziona.

Dove è stato il risparmio? Se anche tutti comprendessero queste righe, quanto ci vorrebbe prima di rimettere tutto in moto, far riaprire negozi, imprese, ricoltivare mestieri, rivitalizzare l’artigianato e le immense capacità italiane?

I miei migliori auguri per ottimi auspici a tutti conscio del fatto che, probabilmente, solo chi si rende conto di questi circoli viziosi si salverà dai turbinii economici che, in un modo o nell’altro, faranno volare via i tetti delle nostre sicurezze. Non c’è scampo, a meno che non li facciamo volare via prima noi comprendendo quanto sia semplice la spiegazione di ciò che ci risulta difficile vedere, o che non vogliamo vedere… perché fa male.

Chi saranno gli ultimi a capire?

Generalmente si tratta di coloro investiti meno direttamente dal problema o per i quali le ripercussioni si manifestano in un secondo momento come in un colpo di frusta. In questo specifico caso si tratta di coloro i quali attualmente percepiscono uno stipendio da realtà statali o che percepiscono almeno parte dei loro introiti tramite lo stato. Non offrendo prestazioni con scambio diretto di denaro con privati, non hanno attualmente gli strumenti per comprendere le profondità dell’Economia di Mercato. Tuttavia ne fanno parte, ragione per cui, pur in principio inconsapevoli, ne saranno coinvolti in pieno come tutti gli altri, probabilmente anche peggio non potendo loro operare delle articolate scelte indipendenti (ma qui si ritorna in una matematica molto complicata da esprimere in parole semplici).

La Matematica

La matematica e le conoscenze teoriche necessarie a comprendere a fondo questi meccanismi, così come i meccanismi legati all’acquisto di prodotti da mercati deregolamentati (ed a concorrenza sleale), o di servizi considerati “nuovi” di variegate tipologie, sono in realtà ben più complessi e renderebbero la lettura faticosa per non dire incomprensibile. L’esempio del protagonista, raccontato in questo capitolo, ha lo scopo di semplificare al massimo la comprensione della direzione che sta prendendo il paese o, meglio, l’Economia di Mercato.

Quando certi fenomeni saranno ben compresi da tutti sarà, naturalmente, troppo tardi per le masse. Probabilmente è così che cinicamente, o naturalmente, funziona: gli ultimi a comprendere o forse, più semplicemente, quelli che ignorano, pagano per tutti. La conoscenza degli strumenti permette di utilizzarli, il credo in favole che narranno di paesi dei balocchi sappiamo invece dove porta.

Se queste espressioni vi sembrano crude vi chiedo: “Avete mai visto un documentario dove un’orca preda le otarie?”. É la Natura che funziona così eppure le immagini ci appaiono crudeli e quelle povere otarie buone e indifese. Anche se lo sono, e le immagini ci turbano, la Natura lo prevede sia che noi lo comprendiamo o meno.

Dai numeri alle parole – Esempio 1

Mario vuole avere tutto.
Mario vuole avere tutto così come moltissime persone.
Mario ha un’attività o lavora per essa o offre servizi che vi gravitano attorno.
Mario vuole avere tutto anche se il potere d’acquisto è calato.
Mario persegue la strada più facile per continuare ad avere tutto.
Mario si illude di esser l’unico ad aver trovato la strada facile per avere tutto.
I clienti di Mario fanno lo stesso.
Il denaro non circola più intorno a Mario.
Il denaro non circola più attorno ai clienti di Mario.
Chi offre servizi pubblici non avverte in tempo che la chiusura delle attività li danneggerà.

Dai numeri alle parole – Esempio 2

Mario pensa di iniziare a comprendere.
Mario pensa che tanto, se lo fa solo lui, cosa vuoi che cambi?
I clienti di Mario pensano lo stesso.
Il denaro continua a non circolare attorno a Mario.
Il denaro continua a non circolare attorno ai clienti di Mario.
Chi offre servizi pubblici non avverte in tempo che per il pagamento degli stipendi aumenta il debito pubblico.

Dai numeri alle parole – Esempio 3

Mario e Giuseppina vogliono avere tutto.
Mario e Giuseppina vogliono avere tutto subito.
Mario e Giuseppina non hanno pazienza di costruire.
Mario e Giuseppina sono pieni di impegni.
Mario e Giuseppina diventano egoisti senza accorgersene.
Mario e Giuseppina dimenticano il mondo attorno.
Mario e Giuseppina si sentono giustificati.
Mario e Giuseppina acquistano allo sbando.
Mario e Giuseppina acquistano allo sbando e buttano.
Mario e Giuseppina trasformano il loro denaro in rifiuti che riempiono le discariche.
Mario e Giuseppina viaggiano su un treno in corsa folle privo di freni.
Mario e Giuseppina non si rendono conto che, anche se stanno seduti, il treno è in corsa.
Mario e Giuseppina fanno i confronti con le persone intorno.
Le persone intorno si comportano come Mario e Giuseppina.
Mario e Giuseppina si convincono di non perturbare l’ambiente esterno con le loro scelte.
Mario e Giuseppina perseverano.
Mario e Giuseppina vivono uno stato di malessere ma non ne comprendono l’origine.

Conclusioni – Parte seconda

Ma allora, se più risparmio e più divento povero, dovrei trovare un modo per spendere tanto? No. Assolutamente no. Semplicemente non ci serve tutto, semplicemente non dovremmo pensare di avere ogni cosa. Dovremmo pensare a cosa per noi è effettivamente importante in profondità, fare una o più scelte e perseguirle con cura lasciando scorrer via il confronto con gli altri. Dovremmo in sostanza evitare di riempire discariche di temi ignorati.

Continua…

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La tetralogia della povertà.
Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

Prima raccolta: Svalutazione

Disse il Signor Michelin: “Non si dà valore a ciò che si ottiene senza pagare”
La distruzione del valore
Comprendere il valore
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero zero (sul conto)
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero uno (sul prodotto)
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero due  (sul professionista)
Il piccolo imprenditore indipendente è espressione di libertà anche per il consumatore
Il professionista della prima maniera
Il tuo futuro è già noto?
Più risparmi più diventi povero
Cap 9 – In revisione
Cap 10 – In revisione
Cap 11 – In revisione

Seconda raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Terza raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Quarta raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Prima estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

Seconda estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

Cit. Sen. John Sherman sulla promulgazione della prima legge antitrust statunitense, 1890.

Il tuo futuro è già noto?

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 7

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

Questo articolo segue da:
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Il tuo futuro è un futuro già noto?

E’ questo il tuo futuro? Centralità, unidirezionalità, prevedibilità, tracciabilità? Uniformità dei comportamenti, catalogazione delle scelte? Prevedere le esigenze del consumatore, studiarle fino al punto da capire come provocarle, come gestire le necessità, come generare il bisogno, come produrre in anticipo solo quel che sarà inserito in una tendenza, sapendo quanto durerà, sapendo che effetti avrà, sapendo perché il consumatore lo desidera, cosa sta compensando attraverso il suo acquisto, cosa non va, cosa lo rende impotente e inoffensivo, cosa lo rende assuefatto e inerte? E la libertà di essere, di pensare, di fare, di esistere… sarà solo un lontano indefinito ricordo, una parola svuotata di senso in una canzone del cantautore ridondante generazionale che ripete ai nuovi giovani argomenti ritriti al punto che hanno perso un senso?

Una giornata imprevedibile

Oppure la libertà è vivere la propria giornata in modo imprevedibile, andando, quando opportuno, anche con denaro contante, senza dispositivi né connessioni, liberamente, “fisicamente”, nel luogo che avete scelto voi senza influenze a fare un acquisto di un prodotto o un servizio che nessun altro sa quale sia, per motivi che nessun altro conosce e che vi rendono originali, imprevedibili, liberi, spontanei, vivi?

Sì ho avuto una gratifica a lavoro, vado a mangiare quella fetta di torta alle mele in quella bottega singolare che non fa parte di nessuna catena di massa e dove conosco le persone che dentro ci lavorano con passione da anni e che ogni tanto premiano la mia ammirazione con una spontanea degustazione di assaggi che non sono registrati in nessuna tabella elettronica che si riversa nell’assurdo mondo del controllo alimentato dagli ormai noti “big-data” (capaci di capire se il desiderio di torta alle mele viene da una momentanea frustrazione o da un festeggiamento e, esattamente, da quale evento del nostro quotidiano).

E magari accanto a noi che abbiamo ricevuto oggi la gratifica, accanto a noi al banco c’è una ragazza che desidera la stessa fetta di torta per motivi diversi, magari per una delusione sentimentale che non rimarrà in memoria tra i dati rilevati da un telefono o da uno smartwatch che non potranno fare la spia per noi cosi che la prossima pubblicità che vedremo tra qualche istante, non farà perno ingannevolmente su un nostro stato di fragilità, debolezza, frustrazione utile per spillarci denaro o per incatenarci in fidelizzazioni malate, frutto di mercati malati, alimentati da menti malate.

Penso spesso ai piccoli calzolai e tappezzieri di una volta. Cosa c’è di meglio di quelle antiche e pittoresche piccole botteghe libere, vere, comunicative, con i loro sinceri odori caratteristici, con la pazienza di un artigiano che ascolta la vostra storia, vi racconta la sua e mette a disposizione la propria Arte per aggiustare e recuperare una vecchia calzatura di buona pelle? Spontaneità, rapporto umano, rispetto, apprezzamento. Pagare con la moneta di chi sa di aver fatto parte per qualche istante di un mondo dentro ad un mondo, la vita di quell’artigiano dentro la vostra, orbite che si incontrano per qualche frangente e poi si riallontanano fino al prossimo incontro che non è descritto rigorosamente da equazioni studiate dall’Uomo e nessuno sa quando sarà.
Un sistema non lineare, caotico, estremamente difficile da prevedere che può dipendere dalla vostra voglia di passeggiare, da quanto il cane vi trascinerà fuori dal selciato, dal battito d’ali di una farfalla.

Una strategia di controllo

Ma come fare per riuscire ad esercitare il controllo? Come spingere i flussi di cassa verso un sistema centralizzato? Una delle strategie di controllo che si è rivelata ottima consiste proprio nello svalutare il mestiere, ridurlo ad un’azione robotica dove l’acquisto da parte del cliente è composto dal minor numero di click possibili. Può sembrare un dettaglio futile ma trattasi in realtà di un dettaglio sottile, esasperato al punto che oggi ci sono realtà massive che hanno brevettato il sistema d’acquisto online con un unico click e lo cedono in concessione mediante royalty a poche altre realtà massive. Tutti avete dentro casa almeno un prodotto proveniente da queste realtà.

Far perdere il valore al mestiere (passione, parola, stretta di mano, promessa, esperienza, riferimento, affidabilità, professionalità, onestà… umanità) ed al prodotto (prezzo, qualità, provenienza sconosciuta, circuito di mercato sconosciuto, fornitore del servizio sconosciuto, dinamiche della filiera sconosciute, metodi avanzati di concorrenza sleale di cui parleremo più avanti…) spinge le persone che prima erano solite impegnarsi nel rapporto umano a cadere in balia di perenni suggestioni complici di acquisti in solitudine davanti uno schermo.

Una realtà che fa leva su crescenti depressioni e insuccessi quotidiani per generare una dipendenza da ricerca di continue (apparenti) felicità momentanee. Un mercato globale che non può sempre crescere, se non dopo collassi, indotti o meno, che costano cari ad altri che non vediamo nel nostro vincolante esser “social” con i paraocchi. Un benessere che non può matematicamente esser raggiunto da tutti ma che ci si tappa le orecchie per non sentirselo dire.

Come la svalutazione sottrae potere: un semplice esempio

Una delle migliori strategie di controllo è quindi la svalutazione. Chi riesce ad operare affinché un “qualcosa” acquisisca o perda valore sta di fatto esercitando il controllo, perché la gente è attratta dalle luci artificiali come le falene (fototassìa).  E siccome questo mondo luminescente è retto da parole, prospetti e immagini bellissime, e ben studiate, spesso è proprio dove tutto sembra bello e radiante che si nasconde chi opera sulle nostre debolezze.

Una conferma della razionalità di questo assunto la si può scorgere attraverso un semplice esempio su un tema molto caro agli italiani: la casa. Quando il cittadino italiano è divenuto gradualmente proprietario di una seconda e, persino, di una terza casa o del negozio, del capannone, del terreno, dell’attività e via dicendo, come si è proceduto per privarlo del potere e delle libertà che stava guadagnando?

Presumo sappiate che il potere di una persona all’interno di un territorio è direttamente proporzionale a quanto questa persona sia indipendente, autonoma, quanto sia capace di realizzare i propri progetti e da quanta proprietà privata possieda (luogo abitativo, luogo di lavoro, mezzi di lavoro, risorse…).

Ebbene, tra i tanti meccanismi attuati al fine di riportare le nostre vite indietro di 50 anni e riavviare una nuova crescita (fittizia perché figlia di un sistema economico malsano basato sul consumo e la fidelizzazione anziché sulla qualità, l’innovazione e l’indipendenza che ne dovrebbe seguire*), si è operato anche affinché il mattone diventasse un fuori-mercato. Si è fatto crollare il valore degli immobili affinché la proprietà privata perdesse di interesse e, siccome per gli italiani è sempre stato un grande interesse, la crisi si è protratta negli anni come nessun’altra prima perché dissuaderli non è stato facile (ci voleva un intero cambio generazionale). La tassazione ha fatto la sua parte per demotivare i possibili investitori residui.

*Temi che trovate approfonditi in
La continua lotta contro il sistema italia. Metodi e autosoluzioni del quotidiano.
(raccolta di 27 articoli, la versione di “carta” avrà numerosi contenuti inediti)
e in
Le regole che non esistono (che attualmente è in revisione)

In 12 anni di crisi forzata dell’edilizia (imputata, secondo diversi economisti a fenomeni scatenanti quali i subprime americani ma, mia modesta e argomentabile opinione, più verosimilmente al freno tecnologico sulle innovazioni che non fidelizzano; si veda l’autonomia energetica tanto per fare un rapido esempio massiccio) il mattone ha conosciuto una svalutazione sbalorditiva a cui è corrisposta una perdita di controllo degli investitori di settore (nel caso italiano, quindi, non solo immobiliaristi ma i veri e propri cittadini) e quindi dei risparmiatori tutti.

Io opero una svalutazione di ciò che per te è prezioso tu perdi potere. Io ho il potere di svalutare rivalutare, io esercito il controllo. Crisi del mattone (sommata in realtà a problemi ben più vasti quali i contratti di lavoro, l’innovazione tecnologica non fidelizzante frenata**, i consumi spinti verso la concorrenza sleale, la chiusura di migliaia e migliaia di attività di piccola e media impresa…) e torniamo indietro di 50 anni. Più o meno come se ci fosse stata una guerra mondiale, ma senza la parte scomoda della distruzione e della ricostruzione.

**Si veda per gli approfondimenti sempre
La continua lotta contro il sistema italia. Metodi e autosoluzioni del quotidiano.
(raccolta di 27 articoli, la versione di “carta” avrà numerosi contenuti inediti)
e
Le regole che non esistono (che attualmente è in revisione)

Tu ti dissoci dai meccanismi di massa? Tu sei indipendente. E se a questa indipendenza sei in grado di associare capacità, ecco che puoi ristabilire i valori corretti di un prodotto o servizio. Ma non devi diventare virale e devi essere circoscritto ad una piccola realtà ben demarcata (si veda il curioso caso del nord-est italiano in cui, per opera di alcuni “Masanielli” si sono avuti veicoli ad idrogeno e distributori di idrogeno non presenti sul resto del territorio italiano e, ancor più fondamentale, la cui presenza è sconosciuta al resto del territorio italiano), altrimenti può accaderti quel che andiamo a vedere nel prossimo esempio che abbraccia un’ulteriore estensione concettuale.

Un esempio per estendere il concetto

Restiamo in tema casa per mantenere semplice il concetto e capire le dinamiche senza divagare troppo: costruire una casa con un contenuto tecnologico adeguato ai tempi che si discosti dalle convenzioni delle ormai obsolete case di 30 anni fa fatte esclusivamente di mattoni, tegole e finiture interne. Il pubblico osserva, il pubblico apprezza, il pubblico desidera, legge della domanda/offerta, il prodotto riprende il valore.
Risposta dei burattinai del mercato che non vogliono assistere ad una ripresa del mercato del mattone perché interferisce con i cicli di crisi pilotati e con le relative varianti impreviste: diffondere una campagna che metta in minoranza l’idea di reale innovazione e la affondi tra le forme invitanti di un’altra idea che risulta invece fidelizzante e che faccia perno sulle debolezze comuni (ad esempio la telefonia mobile). Virata dell’attenzione del pubblico. Mercato ripreso in mano. Controllo esercitato. Svalutare i mestieri ed i prodotti, rivalutarne altri, distrarre, permette il controllo… a meno che tu non abbia rinunciato alla viralità ed eserciti nel “piccolo” con la tua ristretta schiera di clienti strafelici i quali, nonostante il passaparola, non arrivano a generare un’influenza (ritenuta fastidiosa) a livello nazionale (logica delle piccole imprese e del potere infinitesimo che diventa corposo, sfaccettato e complicato da afferrare solo quando milioni di altri piccoli imprenditori propongono in maniera indipendente la loro distintiva originalità).

Un milione di piccole imprese italiane vantava, fino a soli 20 anni fa, una forza di diversi ordini di grandezza maggiore di un singolo colosso. Ma il singolo colosso è stato più furbo, bisogna riconoscerlo. Ha studiato le debolezze, ha usufruito con largo anticipo dei big-data di cui ignoravamo l’esistenza solo 10 anni fa, ha introdotto la guerra dei prezzi che cela al pubblico tutte le cose scorrette fatte per proporli, ha operato la concorrenza sleale, ha incentivato la viralità e inculcato la smania di grandezza imprenditoriale che ha avuto come principale effetto l’abbandono del mondo della piccola impresa da parte dei giovani delle nuove generazioni che si ripetevano “Come potrò mai competere con simili realtà? Come potrei mai diventare grande come loro?” sbagliando completamente approccio perché ignari del fatto che le imprese migliori sono le più piccole e, per fare un gran bel lavoro ed essere apprezzati, non c’è scritto da nessuna parte che bisogna soffrire di gigantismo. I giovani delle nuove generazioni abbandonavano i loro sogni reali, concreti, disponibili ad un faticosissimo passo da loro, per cedere alla semplicità del gaming che rende possibile l’impossibile senza sforzi, comodamente da casa, su una poltrona che confina con il mondo virtuale.
E se non sei là fuori a lottare, perdi allenamento, perdi tessuto, perdi massa, perdi elasticità e ti atrofizzi, ti autodistruggi e ti affoghi in un’apatica pigrizia da eccessi di cibo e vizi delle più svariate nature. Diventi ininfluente, irrilevante, facile da soffiar via come un moscerino del vino.

Certo si potrebbe a ragion del vero obiettare anche che le banche hanno chiuso i rubinetti, oltre che per mancanza propria di liquidità, frutto di investimenti totalmente errati (del resto diceva il grande Matematico contemporaneo Benoit Mandelbrot: “Le teorie finanziarie, quelle insegnate nelle business school, sono fondamentalmente sbagliate (…) Ma voglio dire che sono scioccato dalla quantità di individui che si dichiarano specialisti di cose economiche, anche se sono privi di qualunque comprensione dei fatti.” ), anche perché in effetti si concedeva troppo, e troppo facilmente, a chi poi non è stato in grado di rientrare del debito effettuato.

E’ vero, ma la bicicletta procede avanti finché sta in equilibrio, se ci si sbilancia troppo da un lato si va a terra da quel lato, così come se ci si sbilancia dall’altro si va a terra dall’altro. L’eccesso non produce mai beneficio né in una direzione, né nell’altra. Il troppo stroppia tanto quanto il troppo poco.

Un esempio difficile che possa mettere in moto il tuo pensiero: dal tuo account al qubit

Grazie ai tuoi accounts, ai tuoi dispositivi connessi, ai tuoi pagamenti tracciati all’eccesso***, alle tue carte fedeltà, è possibile conoscere l’inventario di tutto quello che possiedi a casa, in garage, in macchina, a lavoro, ovunque. Posso crearti una difficoltà in qualsiasi momento sapendo che non possiedi ad esempio quel che ti occorre per superare quella precisa difficoltà. Posso spingerti alla borsa nera senza che tu te ne accorga. Posso sfruttarti come il personaggio di un videogioco. Esempio sottile, difficile, dedicato a chi ama ragionare. Lo riprenderemo quando opportuno.

*** Va bene per le aziende, per la contabilità, per la fiscalità, ma per una fetta di torta di mele…

Il Quantum bit non è utile solo al mondo della ricerca (lato sano) ma può essere impiegato per operare calcoli previsionali sulla vostra cartella di big-data. Che qualcuno possa conoscere le vostre scelte prima di voi (o ci si possa avvicinare con un margine di errore molto ridotto) non è più fantascienza ma realtà. Calcoli che avrebbero richiesto anni ora richiedono pochi minuti grazie al qubit. Mi è impossibile ipotizzarne l’uso malsano e non è mia intenzione scrivere castronerie o diffondere tarli sciocchi, così mi limito ad osservare la storia ed in particolare uno tra i tanti personaggi che amo studiare di più, Albert Einstein e l’energia nucleare: tutti ne conoscete gli aspetti sani e gli aspetti malsani, ora.
Lungi dalla Mente di Einstein l’idea di fare scoperte per fini malsani, eppure il rischio che qualcuno trovi tali impieghi, che fanno fare vergognosi passi indietro ad un eccezionale passo avanti, c’è stato e suppongo ci sia sempre.

Un compensativo per ogni stato d’animo

In un mondo di economia globale, cartelli economici, catene e sistemi centrali la ricchezza più grande viene dall’informazione. Chi ha accesso alle informazioni può barare e arrivare prima su tutto azzerando mestieri, competenze e capacità dei singoli. Il tutto facendo perno sulle debolezze, come la pigrizia ad esempio. Se spii le persone una ad una, e conosci i loro punti deboli, potrai costruire delle trappole di massa che catturino dapprima le debolezze comuni e che poi si affinino sempre più man mano che gli algoritmi delle intelligenze artificiali acquisiscono dati sempre più raffinati sui singoli. Una volta conosciuti i punti esatti sarà semplice applicare le giuste leve e ribaltare le vostre certezze.

Coloro che, se frustrati tendono alla pigrizia e all’apatia, li catturiamo negli eCommerce massivi; coloro che, se depressi o rallentati, avvertono il bisogno di forti emozioni, li catturiamo nel magico mondo degli eccessi; coloro che, se sminuiti o ignorati, sentono il bisogno di contare, apparire, li catturiamo nel narcisistico lato dei social fotografici. E così via. C’è un modo per inserire ognuno di noi in una casella, c’è un modo per azzerare il nostro valore, la nostra singolarità, la nostra esistenza… omologandoci, digitalizzandoci, numerandoci, tracciandoci, giocando a fornirci in tempi ridotti alla quasi istantaneità (grazie ai nostri dispositivi “tecnologici”) un compensativo per ogni vostro stato d’animo che così non si ha più modo di elaborare (e quindi di maturare).

In finanza l’uso di informazioni privilegiate permette agli opportunisti di barare conoscendo in anticipo quali titoli acquistare e quali evitare, si chiama insider trading ed è un reato. Nel commercio globale, invece, siamo noi che abbiamo dato il consenso all’uso dei nostri dati ed al rilevamento di molti altri che nemmeno noi sappiamo di produrre. La pigrizia nel leggere, studiare, conoscere, capire cosa stessero comportando certe melliflue comodità ha restituito i suoi frutti.

Noi ti abbiamo tentato ma sei tu che hai scelto

E tutto questo mentre, distaccati, non ci si rende conto che si lascia morire tutto quel che c’è attorno a noi perché non gli si dà più valore, perché non sapete quando è accaduto, non vi risulta, non ricordate di avergli mai dato un valore, perché se siete troppo giovani in effetti non glie ne avete mai dato e se siete più grandi vi hanno soffiato via la terra da sotto i piedi con una tale lentezza che ora pensate di esser sempre stati in perenne caduta libera nel vuoto. Perché vi dicevano che le vostre sicurezze sulle quali poggiavate non avevano alcun valore, vi influenzavano a pensarlo, e mentre ve ne convincevate ve le toglievano gradualmente avviandovi ad una lenta caduta controllata la cui colpa, un giorno, è stata attribuita proprio a voi quando, invece di dirvi “Attento, non darai valore a ciò che non pagherai!” vi hanno detto, “Hai preferito non pagare e ora affondi nel vuoto! Noi ti abbiamo tentato, ma sei tu che hai scelto!”.

Quando riconosci il valore delle cose, dei mestieri, della fatica che c’è dietro, cammini su un terreno solido, sicuro, affidabile. Quando non dai valore a ciò che lo merita affondi nelle sabbie mobili del consumismo tanto più quanto più sei caricato dagli inutili pesi delle futilità che ti ha ingannevolmente addossato. E nessuno ti porgerà una corda di salvataggio, né il consumismo che oramai ti ha preso tutto e non ha più nulla da attingere da te, né l’artigiano, il commerciante, il libero professionista, l’imprenditore, l’agricoltore che ora faticano persino a salvare loro stessi.

Sei tu

Sei tu che devi costruire il tuo futuro, non sono gli altri che te lo devono porgere pronto e preconfezionato sulla base di un algoritmo che ha studiato le tue scelte. Sei tu che gli devi dare il tuo tocco personale, distintivo e originale. Sei tu che ci devi lavorare e tribolare. Sei tu che devi scoprire se davvero quello che generi assistito da algoritmi è identico alle tue scelte autonome o se si tratta di una impersonale omologazione spacciata per tali. In fondo chi ti dice che la tua gamma di scelte è realmente quella compresa nel flusso di un algoritmo?

Continua…

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Comprendere il valore
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero zero (sul conto)
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero uno (sul prodotto)
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero due  (sul professionista)
Il piccolo imprenditore indipendente è espressione di libertà anche per il consumatore
Il professionista della prima maniera
Il tuo futuro è già noto?
Più risparmi più diventi povero
Cap 9 – In revisione
Cap 10 – In revisione
Cap 11 – In revisione

Seconda raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Terza raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Quarta raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Prima estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

Seconda estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

Cit. Benoît Mandelbrot

Il professionista della prima maniera

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 6

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

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Il professionista che non conosci o hai dimenticato, quello della prima maniera

Questa parte è dedicata prevalentemente a coloro i quali, o perché molto giovani o perché maturi ma un po’ troppo malleabili, rispettivamente non hanno mai vissuto, o hanno rimosso ben presto, i punti di forza di un passato che risale a soli 20 anni fa: l’esperienza di procurarsi prodotti e servizi facendo riferimento alla figura di un professionista della prima maniera.

Prima che il commercio e i servizi venissero accentrati, presso i nomi ridondanti del web, esisteva una folta scelta di privati che operavano di persona in un reale libero mercato, privo di monopoli e privo di centralizzazioni a siti web massivi di distribuzione e di influenza dei clienti. Un’influenza basata su una smisurata, quanto non regolamentata, raccolta di dati.
Simili situazioni sono inverosimilmente state promosse dalla nostra crescente assuefazione alle rudi semplificazioni, dalla nostra ricerca di un improbabile successo che, paradossalmente, consacrasse come vincente la nostra latente pigrizia e dalla mancanza di volontà da impiegare nello studio di nuove e seducenti trappole che però richiedono molto impegno per esser comprese e conosciute a fondo,

No, non è un romanzo, né una favola, erano gli anni fiorenti che culminavano nelle decadi ’70, ’80, ’90. Gli anni dell’esercito di piccole e medie imprese italiane, possedute da privati self made men-women, che garantivano l’assenza di monopolio, la circolazione del denaro, posti di lavoro umani e longevi, la concorrenza leale e, in poche parole, il benessere e la sana competizione dell’Italia in sé stessa e nel mondo.

Una persona che proviene dalla lontana dimensione della realtà

Il professionista della prima maniera è quella persona, quel riferimento affidabile dotato di appendici che si connettono tra la moltitudine di esperienze che ha maturato e le richieste dei più svariati clienti desiderosi di soddisfare le proprie idee, i propri grandi progetti. Si distingue dal professionista dell’ultima ora perché comunica contenuti densi provenienti dalla propria esperienza, perché non utilizza inglesismi a sproposito per gonfiare le sue esposizioni e perché non proviene da “algoritmici” corsi intensivi in cui ha condensato un concentrato di dati e informazioni che non ha mai assorbito né tantomeno vissuto, corsi a cui ha partecipato sotto invito della nuova società per cui lavora e per la quale giura fedeltà pur non conoscendone nemmeno il nome completo registrato.

Il professionista della prima maniera è una figura affidabile, precisa, rigorosa e oramai rara (ma recuperabile se si tramanda la Sua conoscenza), alla quale ti affidi, nella quale riponi la tua fiducia, alla quale demandi il compito di suggerirti, attraverso l’esperienza approfondita di almeno un decennio se non un ventennio, un trentennio e, nei casi gold, un cinquantennio (ad esempio i nostri genitori o i nostri nonni provenienti da decenni di attività a conduzione familiare esplorata in ogni singolo meandro), il prodotto più adatto alle tue esigenze. Il prodotto che fa per te, quello per cui sai già cosa aspettarti, quello per il quale puoi ancora realizzare un piano di ammortamento domestico, quello che sai che durerà o quello che ti verrà spiegato come adoperarlo al meglio affinché il tuo lavoro non si tramuti in un trasferimento costante di denaro dal tuo stipendio a spese errate che ti impediscono ogni volta di realizzare i tuoi sogni; quello che ti viene illustrato nel suo quadro più generale e poi nel singolo dettaglio, quello che ti fa apprezzare la passione di chi lo ha studiato e ti trasferisce concetti che non pensavi, che sottovalutavi, che ti sorprendono, quello che ti fa scoprire le reali potenzialità di ciò che usi, di ciò che puoi avere e che sovente non vengono nemmeno sfruttate.

Il professionista della prima maniera è una miniera di preziose informazioni e di esperienze, si tratta di una persona appassionata, una persona che si è sacrificata una vita per fare della propria passione un lavoro, una persona che non è perfetta, anzi, porta i segni delle fatiche fatte, degli sbagli commessi, dei problemi risolti, degli ostacoli sormontati e sconfitti, una persona che conosce chiaramente vantaggi e svantaggi (e non solo i vantaggi), una persona che sa indirizzarti verso la buona riuscita del tuo acquisto, del tuo progetto, una persona che tiene conto non solo del proprio sacrosanto profitto ma, prima ancora, di un cliente che, se soddisfatto, tornerà da solo, di sua sponte, senza snervanti incitazioni né tentativi di fidelizzazione, e lo gratificherà mostrandosi contento di essersi affidato, felice che l’esperienza del professionista sia stata utile per evitargli una spesa errata e, anzi, lo abbia privato di pensieri, grattacapi e spiacevoli conseguenze in un campo in cui non è ferrato.

Il professionista della prima maniera ha esplorato ogni sentiero possibile del proprio mestiere, ti accompagna diretto verso l’uscita dal tuo problema e fa della propria esperienza la leva che ti solleva dalle situazioni più scomode lasciandoti libero di dedicare la tua mente a quelli che invece rappresentano i tuoi compiti giornalieri, i tuoi pensieri prioritari, la tua vita.

Il professionista della prima maniera è una persona vera, come te, non un algoritmo né personale addestrato, subliminato, plagiato o comunque monopensante. Una persona con cui confrontarsi con cui spiegarsi e capirsi meglio di qualunque esperienza virtuale o della rete che ti cattura per poi far di te quel che vuole. Il professionista della prima maniera chiude la porta del suo studio, abbassa la serranda della sua sede e prima di avviarsi verso casa ricapitola e segna già dalla sera prima, il meglio che potrà darti dal giorno dopo.

I punti chiave

Il professionista della prima maniera ha il dono di svolgere il lavoro che lo appaga, che lo affascina, che gli piace (passione). Ti dice le cose come sono realmente, non deve venderti nulla per forza (parola). La sua stretta di mano è reale garanzia di qualità non una tecnica di comunicazione, è il reale confronto con la presenza fisica di una persona che vive i tuoi stessi problemi nei tuoi stessi ambiti o in altri che lo coinvolgono proprio per il suo specifico mestiere (stretta di mano). Quel che promette mantiene (promessa). Si destreggia tra le insidie di prodotti e servizi conoscendo per te il percorso migliore (esperienza). Lo puoi cercare quando sei in difficoltà e lui/lei ci sono, fisicamente, davanti a te ed hai modo di osservare chi è, come si comporta, quanto è vero (riferimento). Non si dimentica di te dopo il pagamento, il rapporto prosegue nel tempo e si consolida sulla base di graditi incontri in cui vengono messi a disposizione nuovi riferimenti, nuova esperienza (affidabilità). Studia approfonditamente il suo settore di competenza e conosce chicche spesso sconosciute persino ai produttori (professionalità). Non vive a tuo danno, non vive pensando di rifilarti quel che vuole attribuendo a te la responsabilità di aver creduto o meno a delle recensioni (onestà). In poche parole la sua caratura si avvale di: passione, parola, stretta di mano, promessa, esperienza, riferimento, affidabilità, professionalità, onestà e, aggiungerei anche, umanità. Buttare al vento tutto questo per un pacchetto consegnato fin sullo zerbino mi sembra uno scempio.

Vi era un tempo in cui, in ogni luogo abitato del pianeta, le persone morivano coinvolte in ingiusti sanguinosi stermini. Oggi, che ci siamo civilizzati, vengono sterminate in maniera meno appariscente ma ugualmente cruenta. Lentamente, snobbati dall’indifferenza, dall’avidità, dalla pigrizia, dall’ignoranza, dalla superficialità delle masse, dallo sciocco sfizio di far parte di una modernità priva di innovazione e ricca di tarli che stanno rosicchiando dall’interno le nostre strutture personali che sostengono il nostro essere umani e della cui mancanza ci accorgeremo solo dopo che saranno collassate in un mucchietto di polvere, polvere che verrà prontamente nascosta sotto il tappeto delle prossime generazioni.

Continua…

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Il piccolo imprenditore indipendente è espressione di libertà anche per il consumatore
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Il piccolo imprenditore indipendente è espressione di libertà anche per il consumatore

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 5

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

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Il piccolo imprenditore indipendente è espressione di libertà anche per il consumatore

Con le illusioni potremmo andare oltre su strade che finiscono nel nulla. In realtà nessuna affermazione riportata nei Morgana (capitolo precedente) è vera né può diventarlo, che lo si creda o no. E’ pura e semplice matematica, pura e semplice microeconomia. Le grandi realtà sono massive, ingombranti, goffe, impiegano molto tempo per cambiare rotta e devono assicurarsi che i loro mantra diventino dei tarli di cui i consumatori non possano fare a meno. Non a caso mettono in voga tendenze e non producono ciò di cui il consumatore ha bisogno ma producono il bisogno stesso per cose che il consumatore non ha mai chiesto ma alle quali si è abituato e attraverso le quali si sente in difetto con gli altri se non ne è provvisto come “tutti”.

Le piccole e medie imprese, invece, sono agili, leggere, prestanti, vanno a vele spiegate, avvertono ogni minima onda, cambiano rotta rapidamente, sono come delle zanzare che danno fastidio ai grandi vascolarizzati che puntano al monopolio. Eh sì perché ora, che parliamo di libero mercato mentre lasciamo che piccole e medie imprese chiudano come api morte sotto a pesticidi economici, notiamo differenze di prezzo che consideriamo a favore delle grandi realtà ma… una volta che le grandi realtà avranno fatto chiudere tutti i piccoli ed i medi imprenditori, allora avranno strada libera ed incontrastata per dettare loro i prezzi e giocheranno al rialzo con un consumatore privo di alternative e oramai costretto ad esser vittima della propria avidità. Giustamente.

Il negoziante piccolo e professionale aderisce ai gusti dei più variegati consumatori, non raccoglie dati, non studia i clienti diabolicamente, riesce semplicemente ad aderire ai gusti di una parte di essi perché per le altre tipologie di consumatori, semplicemente, ci sono altri piccoli negozianti professionali. Stesso dicasi, naturalmente, per artigiani, tecnici, professionisti di ogni genere. Così la moltitudine fa la forza, la libertà, il gusto, l’indipendenza, la leggerezza, il rispetto dell’Uomo, delle leggi, dei mercati…

Il negoziante, l’artigiano, il tecnico in realtà operano correttamente nella maggior parte dei casi, soprattutto quando vendono prodotti professionali (dispositivi sofisticati, attrezzature, strumenti, macchine da lavoro, impianti tecnologici, moderni prodotti di elettronica, beni di primaria necessità, beni durevoli…). Potete verificarlo andando a vedere i listini ufficiali delle case madri, il costo delle materie prime proposte da storici produttori certificati, il costo della manodopera altamente specializzata suggerito.

Stesso dicasi per altre tipologie di professionisti, un dentista così come un Architetto o un impiantista che vi consigliano i propri collaboratori anziché suggerirvi portali web che promettono facilità ed economicità nel realizzare o fornire ciò di cui avete bisogno.

Conoscere qualche trabocchetto del mercato attuale

Chi opera mediante concorrenza sleale può percorrere due differenti strade.
La prima: perdere, in principio, ingenti quantità di denaro con l’obiettivo di distruggere piccole e medie imprese così da non avere più, in futuro, una vera concorrenza temibile in visione di un’oligarchia ben più redditizia di cui oggi non siamo in grado di vedere l’ombra.

La seconda: in altri casi, confusi e depistanti, si accodano come processionarie gruppi i quali, con il solo ed unico scopo del profitto a tutti i costi, scelgono di vendere importanti percentuali di prodotti di bassa qualità; beni di seconda linea di produzione più scadenti appositamente realizzati dai medesimi marchi conosciuti per le offerte insostenibili; prodotti difettosi destinati (forse) ad una futura garanzia (logica del rimandare il problema); prodotti che hanno superato per un soffio i controlli funzionali a fine catena; prodotti che hanno sostato troppo a lungo nei magazzini (dove con “a lungo” si intende “anni”); prodotti che hanno subito danni nei magazzini; prodotti che sono stati venduti senza un servizio di installazione professionale; prodotti che, il cliente non lo sa, non rispondono alle proprie reali esigenze e rappresenteranno ben presto una delusione senza memoria a causa di una recensione positiva scritta troppo presto e incentrata sull’osservazione di aspetti secondari (come ad esempio i tempi di spedizione) dato che gli aspetti primari non si conoscono e assai pochi hanno sia l’interesse che il piacere di spiegarvi; prodotti ad obsolescenza accelerata destinati alle fasce di prezzo insostenibili; prodotti che sono caduti dai muletti o dagli scaffali dei depositi; prodotti che hanno subito danni non visibili esteticamente durante il trasporto; prodotti che hanno preso l’acqua da infiltrazioni di capannoni fatiscenti; prodotti destinati al solo riciclo dei materiali come ad esempio i metalli, le plastiche (perché il ripristino da parte della casa madre rappresenta un costo troppo elevato) e venduti comunque ad insaputa delle case costruttrici*; prodotti costruiti appositamente con standard qualitativi minori (ma con la medesima sigla) per un mercato estero meno esigente, la cui garanzia si scopre poi non essere valida nel nostro territorio; prodotti estremamente scadenti venduti da società le quali, promettendo lunghe garanzie e prezzi oltremodo competitivi, avevano in realtà previsto sin dal principio di chiudere non appena effettuato un preciso numero di vendite (in tempo prima del riscatto delle prime garanzie promesse ai clienti) per poi riproporsi sul mercato con altri nomi; prodotti deludenti le cui recensioni positive (fasulle) sono state acquistate da apposite agenzie per invogliarne la scelta.

La conoscenza di questi casi, l’accertamento e la verifica di ognuno di essi si accresce solo con l’esperienza, un’esperienza che un normale consumatore non può sistematicamente avere dato il tempo e gli strumenti che l’analisi di questi casi richiedono e dato che sono necessari migliaia e migliaia di casi prima di poter sostenere, in sicurezza, che non si tratta di un singolo fenomeno isolato.

*Di particolare rilievo sono i casi di gruppi di acquisto che hanno acquistato a prezzi notevolmente ribassati, e poi rivenduto illegalmente, prodotti destinati al solo recupero delle materie prime e non destinati alla vendita. Questi casi, anche se il consumatore non lo sa, si sono conclusi in tribunale con esiti drammatici per chi ha messo in opera questo tipo di truffa (cercate riscontri nelle sentenze dei tribunali o ascoltando chi ha preso parte alle specifiche class action).

La perdita dell’indipendenza dell’imprenditore e della libertà del consumatore

Il fine ultimo della concorrenza sleale è per noi comuni mortali indimostrabile. Però è possibile effettuare un’analisi razionale osservando, al di là della nebbia scatenata dai vapori dei profitti, chi ne trae vantaggi e quali. Quello che tangibilmente si è osservato negli ultimi vent’anni è la crescente distruzione delle piccole e medie imprese, la soppressione dei negozi del centro delle città, la perdita dell’indipendenza dell’imprenditore (ma, di conseguenza, anche della libertà del consumatore) il quale, se vuole esistere, è costretto a passare per il pizzo 2.0, il pizzo digitale, che deve pagare a portali di categoria (che sfociano nell’inganno quando confrontano prezzi senza confrontare cosa c’è dietro a quei prezzi) ed ai più volte citati e-commerce massivi mieti economia, nonché la perdita della proprietà privata a favore della “centralizzazione dei consumi”.

I grossi e-commerce, oltre ad esser traccianti catturano una innumerabile mole di big data delle nostre attività, preferenze, sensazioni, stati d’animo, debolezze. In questo modo ci “conoscono” meglio di noi e possono derivare i dati necessari a creare il nostro prossimo bisogno. Ci manovrano come un pascolo, scelgono per noi cosa dobbiamo acquistare proponendoci alternative da mentalista che in realtà non desume ma induce la scelta.

Si tratta di realtà molto complesse, difficili persino da osservare (figuriamoci da intuire) per le masse le quali non vanno mai a verificare a chi appartengono a monte, chi le ha finanziate e quali vantaggi hanno portato e a chi, distruggendo chi altri.

Continua…

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Il Deserto del Mojave. Subito prima del rilievo montuoso un’immagine indefinita che, con molta probabilità, induce al travisamento.
Magari ci vediamo un villaggio o magari chissà cos’altro spinti dalle nostre suggestioni e dalle nostre personali necessità…
in realtà, non c’è nulla.

Si tratta infatti di una Fata Morgana, un complesso tipo di miraggio, un fenomeno della Fisica Ottica.
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