Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Rubrica: Può succedere anche a te

Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Estensioni – Parte 3 | Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Per un momento non c’è più niente, il nulla. Hai perso la tua occasione, sei bloccato, i clienti fanno pressione, incredibilmente ti trovi davanti ad un paradosso: un’azienda che va bene, in gran carriera, che rischia di chiudere. Come può rischiare di chiudere un’azienda così fertile? Quali condizioni anomale si sono verificate? Qual è l’eziologia del fenomeno?

L’udito scandisce il tempo mentre sei immobile e senti ogni minimo rumore, rintocchi irregolari di un tempo distorto, avvolto, flesso, come la tovaglia di Einstein. Sei fortemente senziente, dall’esterno ti arriva tutto mentre ti chiudi in te stesso. Non è facile trovare una soluzione. Il paradosso ti scuote, ti cattura, ti sorprende e ti immobilizza. Diventa il tuo simbionte. Non sai come liberartene. I clienti alle porte si accumulano come acqua contro una diga; le loro richieste, sai di poterle soddisfare, ma non hai uno spazio dove poterle lavorare, elaborare, sviluppare, concretizzare. Ti desiderano, ti cercano, ti stimano, ma se l’attesa è troppo lunga non puoi vincolarli a te, perché non puoi chiedergli di far loro un problema come questo… o forse sì?

(…)

La direttrice dell’abuso di potere sa bene le difficoltà che ha provocato. Non conosce il mondo delle infinite articolazioni intelligenti, però conosce più che magistralmente il mondo dei rugginosi e distorti archibugi machiavellici. Rimuove il barattolo alla base della piramide espositiva provocando la caduta di tutti gli altri sopra. In un rapido sordo tonfo tutto viene raso al suolo. Tutto tranne la prima fila di barattoli, quella alla base. Gli scaffali attorno trattengono l’onda sonora che viene smorzata e nessuno più di tanto fa caso a quanto è accaduto. Ogni cosa riprende come ogni giorno, il Mondo va avanti, la gente non si accorge di nulla, in pochi sanno la verità, in pochissimi si rendono conto. A meno che non sia tu ad informarli con i mezzi giusti, offrendo loro la chiave di lettura che penetra e chiarifica stimolando il risveglio.

Si interpolano condizioni labili quando trovi varie situazioni temporanee che però non rispettano presupposti, necessità, regole. Non sono sicure per te, non sono sicure per i clienti, non sono sicure per i prodotti, non garantiscono lo svolgimento dei servizi nel modo programmato. I costi assicurativi elevati che ne seguono, le probabilità di inadempienze sotto asterisco da parte delle compagnie stesse sono dietro l’angolo, entrando automaticamente in un bilancio che restituisce sempre condizioni sfavorevoli. Opzioni che non puoi validare se progetti ad elevati livelli, se progetti anche a lungo termine. L’affitto di strutture non è compatibile con il progetto. L’acquisto di strutture rassomiglianti presenta moltissime altre incompatibilità. In ogni specifica condizione valutata, analizzata, simulata, ci sono delle falle enormi che darebbero subito una parvenza di vantaggio nel breve periodo, una parvenza di soluzione “comoda”, di via di fuga che conduce dritto al vuoto, alla dipendenza da problemi (e conseguenze di problemi) che senza una scelta affrettata non avresti avuto. Nel lungo periodo i costi per gli adeguamenti risultano ingiustificati, vanificano ogni ulteriore giorno di lavoro, condizionano fortemente la crescita aziendale e gli sviluppi attesi; implicano considerevoli perdite che non sono osservabili immediatamente, se non con una vista felina.

Le condizioni favorevoli coesistenti, che sussistevano fino a pochi mesi prima, sembrano essersi dissolte e ritornate in soluzione chissà dove, chissà come. Non puoi sperare che si riverifichino le condizioni ottimali, potrebbe capitare tra vent’anni, così come potrebbe capitare mai più. In tanti mi dicono di affittare una struttura, di comprarne un’altra, di risolvere sempre ed esclusivamente con metodi che sono gli stessi per i quali tante attività oggi non funzionano. Tutto facile durante una chiacchierata, ben più complesso quando si fa realmente, in prima persona.

A cosa serve forzare la testa della vite incastrata? A rompere il nocciolo della vite stessa. Molto più complicato è ridar luogo alle condizioni che permettono al filetto di scorrere nuovamente senza che si verifichino rotture che porterebbero ad aumentare drasticamente la complessità della soluzione: trapanare la vite senza danneggiare la femmina, rimuovere i trucioli senza che finiscano in zone di attrito, di scorrimento, operare tutti i dovuti controlli e pulizie a seguito di una rottura.

Il mondo dell’impresa ha notevoli punti in comune con le leggi della fisica e quindi della meccanica. Non pensare di fare quello che vuoi, quando vuoi, come vuoi. Puoi fare quello che vuoi al momento giusto seguendo deterimate regole; puoi fare come vuoi qualcosa che può esser scelto in una gamma discreta, rispettando dei tempi; puoi fare quando vuoi cose che sono il frutto di compromessi. Non si quadra tutto come vogliamo ma possiamo imparare ed inserirci noi all’interno di condizioni che funzionano.

Se volete guidare una Formula 1, e avete le conoscenze tecniche di guida e l’allenamento fisico-mentale adatto, potete farlo. Esistono “reparti clienti” appositi al prezzo che ne consegue. Però non potete decidere quando e come, non nel modo che siamo soliti intendere. Se avvii il motore di un’auto di F1 a freddo, lo distruggi. Non è un’auto normale. E’ una primizia. Devi prima scaldare acqua e olio a motore spento (esistono appositi dispositivi esterni per questo), attendere che le tolleranze rientrino nel range di funzionamento e poi iniziare l’avvio del motore. Dovranno quindi, ad esempio, prima dilatarsi le canne dei cilindri. Le prestazioni sono elevate e se desideri avere a che fare con prestazioni elevate, devi “attendere” che siano stati svolti prima tutti i processi necessari per “poi” fare quello che desideri. Non è immediato; è complesso e laborioso. Gestire un’impresa agile, scattante, che può cambiar direzione rapidamente, richiede continue conoscenze e aggiornamenti. Sono una miriade di dettagli da far arrovellare le “cerevella”.

Se fosse stato così facile, prendere un altro capannone o affittarlo, lo avrei fatto. In certi luoghi le attività funzionano, in altri no. In certe condizioni le attività sono sostenibili, in altre no. E’ complesso spiegarlo ma forse vi sarà capitato di vedere due bar a soli venti metri di distanza l’uno dall’altro, eppure uno lavora in modo energico, l’altro è perennemente vuoto. Basta girare un angolo di un edificio e tutta la visione cambia. Non è cattiveria, i clienti non lo fanno per simpatia o antipatia, non necessariamente; esistono dei fattori che non basta una vita per analizzarli. Lo stesso accade in molti altri settori, anche nei miei. In un determinato modo le cose funzionano, in un altro puoi anche insegnare al tuo amato amico a quattro zampe a fare spettacoli di equilibrismo con la palla, ma l’attenzione del pubblico tornerà rapidamente su ciò che scorre con più facilità. Nel moderno mondo dell’iperstimolazione è tutto dimenticato dopo pochi attimi e solo la fluenza d’impresa restituisce benefici se applicata in modo sobrio, razionale, equilibrato, completo.

Inoltre, riflettendo, le dimensioni su cui si è soliti misurare le quote di un solido sono tre e sono sufficienti a fornire una rapida valutazione di come inserirlo in un contesto dove sono presenti altri solidi (ad esempio un’auto in un garage). Ma le dimensioni su cui si effettuato i rilievi di una azienda sono molte di più. E’ difficile visualizzarle. Se non vuoi sorprese future la struttura deve rispettare precisi requisiti antisismici, di isolamento, energetici, di sicurezza, gli impianti devono avere precise prestazioni, una moltitudine di normative egregiamente rispettate abbasserà i costi assicurativi garantendo anche risarcimenti regolari in caso di imprevisti; gli spazi interni saranno studiati per offrire una precisa flessibilità, la zona in cui si troverà la struttura dovrà essere compatibile con gli step successivi che porteranno alla realizzazione dei progetti futuri; si dovranno anche valutare i rischi inaspettati quali il rischio idrogeologico, come è servita la zona, quanto è vicina la struttura a territori che possono incorrere in espropri per varianti. E numerosissime altre particolarità come l’idoneità al transito e alle manovre agevoli di bilici, la capacità di soddisfare incrementi produttivi, la versatilità di poter impiegare la struttura per attività nuove anche completamente diverse, la relazione di interconnessione tra la sede principale e le altre sedi satellite. E ancora molto altro che non espongo, da un lato per complessità, dall’altro per riservatezza. Si opera in multidimensione, questo è poco ma sicuro. Il concetto di catena monodimensionale, nella quale il danno ad un solo anello implica l’inefficacia di tutto il resto, è vecchio e logoro anche se ancora molto proposto negli ambienti imprenditoriali. Personalmente sono solito contemplare altri domini matematici multidimensionali connessi, ovvero luoghi dove “qualcosa” può esistere in spazi molto più elaborati fino ad alienare dal quotidiano senso comune più immediato. Trovo siano più compatibili con le mie idee perché ti danno una maggiore visione d’insieme.

In corso d’opera ho esposto solo una parte del mio progetto ad una compagnia assicurativa e più illustravo alcune peculiarità più il premio assicurativo si abbassava. In presenza di precisi presupposti l’assicurazione comprende che l’attività è fortemente specializzata (e basata su complesse condizioni che le sono oltremodo utili) per cui lavorare in modo improprio, o generare autodanni a fini maliziosi, sarebbe sconveniente sotto ogni fronte prima di tutto per l’attività stessa. Quando determinati requisiti vengono soddisfatti il premio cala drasticamente nonostante la copertura sia molto elevata. Questo perché la compagnia assicurativa comprende che non ci può essere intenzione di assicurare per elevati valori al fine di riscossioni oblique. Inoltre tutto è talmente ottimizzato che le condizioni peggiori hanno solo una infinitesimale remota possibilità di verificarsi (se costruisci lontano da un corso d’acqua sarà difficile che esondazioni ti danneggino e così via anche per altri parametri).

Questo per dire che un progetto, opportunamente ragionato, ha costi molto minori nel medio e lungo periodo grazie alla necessità di minori adeguamenti, minori insorgenze di catene di causalità (effetto valanga), minori sprechi e dissipazioni, minori artifizi, minori grattacapi, minore stress… maggiore concentrazione su quello che conta: la qualità del lavoro.

Per un sistema tampone ho comunque preso altri locali studiando gli effetti di questa scelta. Sebbene permettano di sopperire parzialmente, e per un tempo determinato, alle violenze commesse dalla direttrice di banca, di fatto confermano le mie teorie. Si cammina con una gomma bucata a bassa velocità e con una santa pazienza ci si dirige verso l’officina che si trova ad una distanza per cui il carro attrezzi risulta eccessivo. Allo stesso tempo, però, il percorso e lo stato del manto stradale gravano sul cerchione che può deformarsi se non tengo la velocità ideale per le condizioni del pneumatico danneggiato.

Quindi perché non prendere un foglio bianco e progettare da zero?

Ho avviato il progetto di un complesso industriale che è circa sei volte più grande del progetto iniziale e non mi precludo eventuali ulteriori espansioni, laddove risultassero realmente necessarie. Le metrature sono aumentate moltissimo tenendo conto dell’ottimizzazione di ogni singolo metro quadro utilizzabile (non se ne spreca nemmeno uno) e l’importo delle spese per ogni singolo metro quadro annuo. Questo mi permette di appoggiare a terra anche solo un prodotto o un componente (da costruire, assemblare, installare o manutentare), ad esempio di misure 40cm x 60cm, e sapere quanto tempo può sostare su quel preciso metro quadrato e quanto deve produrre affinché vengano coperti i costi ( le tasse, le spese energetiche, le attrezzature, le materie prime, gli investimenti…) e vengano realizzati degli utili coerenti. Può sembrare assurdo ma in certi casi è persino preferibile non accettare l’incarico di un lavoro perché non rispetta i requisiti aziendali e un apparente guadagno può tradursi in una perdita deleteria (microeconomia, costo delle opportunità e concetti affini).

Se realizzi una struttura così grande e con una moltitudine di servizi che il precedente progetto non ti avrebbe permesso di offrire, devi fare calcoli infinitesimali occupandoti anche dei valori “trascurabili” dopo la virgola. Forse i più importanti perché ad una prima occhiata puoi non accorgerti di quanta forza esprimano sommati tutti insieme settimana per settimana, anno per anno.

Per acquistare la mia prima moto da corsa lavorai in una gelateria dove gestivo l’intera attività. Mostravo una forte intraprendenza che il titolare, severo al punto giusto e capace di insegnarmi mestiere e disciplina, apprezzava molto. Osservando i coni dei gelati, dando i resti, battendo gli scontrini, gestendo la cassa, la chiusura serale, il registro dei corrispettivi, gli ordini; gestendo il magazzino ed il laboratorio, mi accorgevo come ad un Euro e cinquanta alla volta, si realizzassero ben presto importi per decine e decine di migliaia d’Euro al mese in alta stagione. Lo stesso accade per le gocce perse dalle tubazioni delle reti idriche. Milioni di litri d’acqua potabile persi all’anno se non ci fosse un efficiente servizio di ripristino delle linee. Gocce e centesimi che fanno grandi numeri, che viaggino in un senso o nell’altro.

Le scorrettezze che mi ha inferto la direttrice mi hanno portato a studiare in profondità ogni minimo dettaglio utilizzando tra l’altro anche ciò che lei stessa, inconsapevole, mi ha insegnato. Devo ammettere che non avrei mai preso un foglio bianco e progettato da zero se tutto fosse andato liscio. Mi sarei accontentato di una struttura più modesta. Non sono folle. Non avrei mai immaginato una struttura come quella attuale alla quale ho lavorato e stiamo lavorando con dedizione. E’ notevole e studiata con i criteri che solitamente si adottano sugli aerei di linea.

La questione è che ora, nelle mie precise condizioni, ha imprenditorialmente senso per me fare questa scelta conoscendone i costi e le nostre potenzialità piuttosto interessanti. Mi sembra assurdo come sia possibile che la struttura che stavo acquistando, a distanza di  quattro anni, sarebbe stata insufficiente. Ma comunque fondamentale. Il lavoro senza quella struttura ha subìto forti rallentamenti, ho lasciato molti clienti ad altre realtà, ho perso notevoli fatturati, mi sono trovato in difficoltà a studiare soluzioni complesse a cui non avevo mai pensato prima e, da sollecitazioni di questo tipo, è nato un nuovo progetto fuori dagli schemi perché, anche se molto più grande, è strutturato senza banche. Questo ha permesso, sta permettendo e permetterà di avere prezzi competitivi pur parlando sempre di prodotti e servizi fortemente specializzati.

Le insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado che hanno visto il punto al quale sono arrivato mi hanno chiesto di portare i ragazzi e le ragazze delle loro scuole a far visita alle strutture, i laboratori, gli studi, a vedere cose che potrebbero risultare piacevoli scoperte per menti così fresche. L’idea è bella, mi piace molto ma andrà organizzata e razionalizzata affinché i ragazzi non siano irrequieti, non si facciano male, non siano distratti. Non faccio molto affidamento sull’insegnamento generalizzato, preferisco orientarlo caso per caso conoscendo le propensioni e gli stimoli costruttivi di quei ragazzini. Quindi piccolissimi gruppi a poco alla volta lungo l’anno. Ma non è detto, potremmo organizzare anche il contrario e portare personalmente nelle scuole avvincenti concetti di gioco. Un paio d’ore la settimana. Tutto si può fare con la pazienza, pianificando e valutandone l’utilità.

Così ho preso un foglio bianco, ho progettato da zero qualcosa di nuovo, di vasto, di articolato; ho trovato i fondi in modi lontani dal senso comune (ne parlerò in modo specifico nei prossimi saggi di questa collana) e ho visto che riesco a fare cose che non pensavo di riuscire a fare. Vediamo un po’ cosa ne scaturisce. Tante volte da una brutta esperienza riuscissimo ad estrarre una primizia particolarmente buona dal punto di vista umano, culturale, caratteriale, tecnologico, lavorativo… 🙂

Raffaele

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Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica Generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Articoli in modalità TEMP
Pillola 13 – Articoli in modalità TEMP
Pillola 14 – Articoli in modalità TEMP
Pillola 15 – Articoli in modalità TEMP
Pillola 16 – Articoli in modalità TEMP
Pillola 17 – Articoli in modalità TEMP
Riferimenti utili – Disponibili tra poche ore : )
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
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Estensioni – Parte 2 | A cosa serve l’Arte?

A cosa serve l’Arte? Me lo sono chiesto dopo il “riavvio” di me stesso spolverato, rinfrescato, ripristinato, efficientato pezzo per pezzo. Dal 1999 al 2022 ho fatto sacrifici di ogni tipo per realizzare i miei sogni. Nel 2022 una direttrice di banca, frustrata dallo squallore della sua vita, ha danneggiato di proposito un mio grande sogno, accoltellando le mie emozioni.

Lo ha fatto volutamente, lo ha fatto per invidia. Lo ha fatto perché non sapeva coltivare un sogno così bello. Lo ha fatto perché la sua vita continua a negarle quel che con sotterfugi pretende, relegandola alla sua dannazione. Lo ha fatto perché non accetta di non poter vivere qualcosa di cui non custodisce le fatiche. Lo ha fatto perché conosce le sue scelte comode, le sue priorità e inconsciamente sa che non la porteranno dove vuole lei e l’ansia la corrode.

Al contrario le strade in salita, le fatiche, le battaglie, donano la magia, spesso incomprensibile, di realizzare un progetto nuovo dopo l’altro, sempre più affascinante. Io, “colpo su colpo” (Litfiba, cit. in basso) ho risposto, sto rispondendo e risponderò. Forse potrei anche vincere battaglie, la guerra, la sfida, la causa? Non è questo il punto.

Succede che ti concentri tanto sulle tue battaglie, sulle tue guerre, ci dedichi tutto te stesso perché lo sai che se non ti sacrifichi, rischi di perdere tutto quel che hai edificato e che ti edifica. Ma succede anche che un giorno mi accorgo che non sento più niente. Un impassibile simil robot.

Posso scegliere, voglio continuare a non sentire più niente? Almeno non soffrirei. Me lo chiedo e ci penso giorni, settimane e mesi. Per poi rispondermi come sempre. Preferisco la fatica. E’ dolorosa, si soffre. Ma il risultato è più appagante, dopo sto bene. Preferisco di gran lunga uno sforzo prima per star bene dopo. Si sta bene come chi ti vuole fermare non riesce a stare, se nella vita ha evitato le fatiche. Le fatiche fisiche come le fatiche mentali e le fatiche sentimentali. Certo fa paura. La paura di provare delle emozioni profonde, quando Amo, quando guido una Moto, quando svolgo un Lavoro appassionante. E allora…

A cosa serve l’Arte?

Serve a provare di nuovo le emozioni quando non senti più niente.

Per me è profondo un libro, un film, un dipinto, una musica, un oggetto lavorato dalle mani, come è profondo il mare nei paesaggi delle mie dimensioni in cui mi immergo fino a che diventano blu profondo.

Il dolore faticato, elaborato, vissuto, assaggiato, assaporato, digerito, risolto, rende più saggio il viaggio verso la Vittoria.

Può sembrare insolito ma, dopo quasi quattro anni, mi sono ricordato cosa fossero le emozioni all’improvviso, riguardando delle scene, delle opere, dipinti, il grande teatro di Eduardo De Filippo, delle rappresentazioni, ognuno credo abbia le proprie. Non vi annoio con i miei personali gusti, ma sicuramente c’è qualcosa che riesce a richiamare la vostra attenzione e sbloccare le vostre emozioni mentre siete completamente rapiti dalla stretta relazione tra gli eventi e la vostra dedizione. L’Arte, quando ti ci identifichi, serve a ricordare le emozioni di cui sei fatto.

Se ne sei composto dentro, se sei composto di emozioni, ciò che ti emoziona ti risolve…

Riporto di seguito una bellissima canzone dei Litfiba (Pierò Pelù, Ghigo Renzulli) di cui ho citato sopra l’espressione “Colpo su colpo risponderò”.

Litfiba, “Sparami”, Mondi Sommersi, EMI Music Italy, 1997

Scusami il mondo è il gioco dei ricchi o no
Scusami non era un gioco per tutti o no
Sparami ma la sostanza non cambierà mai
Bacio il buio e sto deviando
Poi bacio il cielo che quasi ci credo
Ho luci dentro e piume fuori
Chi vola prima o poi saremo anche noi
Sono io sei tu

Scusami ogni sistema è una gabbia mi dà rabbia
Perché aumenta le differenze
Tra chi ha potere
E chi non ha proprio niente
Sempre più niente

Sparami sparami io sarò sempre meno quello che pensi
Una nuova realtà sommersa
Colpo su colpo risponderò questo sistema è una gabbia
Mi dà in omaggio rabbia

Sparami lo farò colpo su colpo io risponderò

Apriti e scegli i semi più buoni e poi
Donali ai tuoi nemici più veri e poi
Passerà quest’anno nero come sono passati gli altri
Se vogliamo cadrà ogni muro anche il più duro fra di noi

Sparami sparami io sarò sempre meno quello che pensi
Una nuova realtà sommersa
Colpo su colpo risponderò questo sistema è una gabbia
Mi dà in omaggio rabbia
Sparami sparami lo farò
Colpo su colpo io risponderò
Sparami sparami lo farò

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Questo Blog è pieno di passaggi che collegano diversi temi in modo non direttamente intuitivo. La lettura approfondita vi svela curiosità e metodi per migliorare moltissimo la qualità della vita. Una vasta coltivazione di sinestesie che filtra i lettori del “prendo quello che mi fa comodo e fuggo” da quelli virtuosi. Un esempio semplicissimo, con una rapida ricerca si può risalire all’origine di questa immagine, che mi riprende in moto vicino casa, e scoprire il testo che in essa è fuso. Concetti ben più approfonditi ed utili sono distribuiti nell’intero Blog. Un affascinante caccia al tesoro tra esperienze e figure retoriche in qualche modo crittografate e disponibili per coloro che ne hanno la chiave : )

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove

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Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove

Questa è folle, gustatevela seduti comodi mentre fuori piove. Come per il capitolo sul furto di identità devo esporre necessariamente una premessa: sebbene sia possibile risalire agli autori di questo tentativo di hacking, non sono ancora in possesso dell’informazione che conferma o meno se sia stato identificato l’autore dell’attacco. Chi sta eseguendo le verifiche ha il suo modo di operare e sa bene quello che sta facendo. Non interferisco. Quindi perché mi pronuncio in merito se ogni giorno vengono effettuati milioni di attacchi informatici nel Mondo? La probabilità che sia stato un attacco da parte di chiunque dall’estero è molto alta! E invece no.

Un mattino mio padre trova nella casella di posta elettronica qualcosa di strano. Il messaggio ha caratteristiche differenti dalle solite dalle quali ci proteggiamo. Anche io confermo lo scetticismo di mio padre operando alcuni controlli. La lettera viene resa inerte. La situazione sembra stabile. Passa qualche giorno e mentre mi trovo fuori città mi arriva una telefonata…

L’interlocutore è italiano e parla con un idioma della nostra zona. E’ di qui. Mi chiede letteralmente perché non ho aperto il contenuto che lui sperava aprissi. Per rafforzare la propria richiesta si inventa una storia costruita con uno schema che codifico. E’ lo stesso schema del furto di identità. I due costrutti sono molto compatibili. Quando capisce perché non ho aperto gli allegati, chiude subito la telefonata.

Non solo la telefonata è stata fatta dalla mia zona per la mia zona, ma l’hacker o, meglio, il cracker, si è praticamente presentato palesando cosa stesse tentando di fare. Lo scopo in pratica era inviare un keylogger che registrasse le credenziali di accesso alla posta elettronica al fine di cancellare un anno di email della direttrice, intestate, con diverse delle prove al loro interno… altro che “chiacchierata!”.

La struttura edificata dalla direttrice, secondo una mia ipotesi di fantasia deduttiva, è: circondarsi di persone con delle specializzazioni che le forniscano quello che le serve quando le serve, probabilmente, in cambio di precedenze / agevolazioni sul credito. Alla luce di quanto esposto dal Prologo a qui è ragionevole effettuare almeno una ipotesi di questo tipo considerandola razionale? Direi di sì, con i dovuti se e con i dovuti ma in qualità di congiunzioni indispensabili.

Ma la puzza è molto forte. Questa singolarità si è verificata poco dopo l’invio della lettera dell’avvocato. Ma guarda un po’… sono tutte coincidenze! Grande… Giove! Davvero stupefacente!

Continua…

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Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Articoli in modalità TEMP
Pillola 13 – Articoli in modalità TEMP
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Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio

Rubrica: Può succedere anche a te

Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Pillola 3:  Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio

Settembre 2022 inoltrato, ogni settimana la direttrice trova un motivo, apparentemente plausibile, per ritardare la delibera del mutuo ma allo stesso tempo tranquillizzarmi che l’operazione si farà. E’ una continua perdita di tempo all’interno della quale opera ripetute modifiche al piano di ammortamento incrementando gli interessi ogni volta che ci incontriamo. Per evitarlo, inizio a non andare più a trovarla in ufficio con la stessa frequenza, anche se consapevole che avrebbe presentato ulteriori incrementi il giorno del rogito. La cosa “divertente” era che lei non faceva riferimento agli andamenti (Euribor, Eurirs) per generare un piano di mutuo aggiornato ma, rivangando la perizia eccellente per la quale non riusciva a darsi pace, se ne usciva con frasi del tipo:

“Béh, bisogna che 5.000 Euro in più ce li dai…”.

Ogni appuntamento era una mia conferma di desiderio e un suo conseguente gioco al rialzo. Disponeva dei suoi “margini di manovra” per trattare meglio o peggio il cliente indipendentemente dal merito creditizio e dal relativo ranking strettamente correlato. Non commento questo modo volgare di fare. Se siete arrivati a leggere fin qui avete i requisiti per saper commentare da soli. Dunque andare a trovare in ufficio questa persona, una decina di volte, poteva far alzare realmente gli interessi del mutuo di importi notevoli (le prove sono state depositate). Era sufficiente chiedere rassicurazioni e conferme circa il piano di ammortamento per ottenere l’effetto opposto. Mentre riuscire ad incontrarla una volta sola, ad esempio al rogito, poteva effettivamente contenere questi incrementi. Strano ma vero, recita una rubrica di una nota rivista di enigmi.

Direttrice poco professionale, se non scorretta. Ho avuto rapporti con numerose banche per una miriade di operazioni in tanti anni e nessun direttore mai aveva adottato un simile comportamento, nemmeno all’interno di banche con reputazioni poco lusinghiere. Le due operazioni che avevo condotto prima dell’avvento del capannone, con altri due diversi istituti di credito, per dei beni strumentali,  avevano fatto perno sulla “parola” che i rispettivi direttori mi avevano dato e poi seriamente mantenuto per giorni e settimane fino alla conclusione proficua per entrambe le parti. Purtroppo una cosa sono i beni strumentali mobili (le atrezzature da lavoro, i veicoli professionali…), un’altra sono i beni immobili. Non tutte le realtà offrono soluzioni ideali per ogni tipo di richiesta. Un po’ come quando la compagnia assicurativa vi dice che non è specializzata sulle motociclette o sui veicoli d’epoca ma può farvi un buon trattamento per l’utilitaria.

Ignaro delle reali intenzioni della direttrice il pensiero negativo che formulo è che lei stia cercando di portare la situazione alle lunghe per arrivare all’imminente manovra Draghi e applicarmi interessi altissimi. Se ci si pensa è la cosa più logica che si può ipotizzare quando si è equilibrati. Chi può aspettarsi quello che seguirà? L’idea che si tratti esclusivamente di una trattativa scorretta condotta da una persona tutt’altro che professionale, però, mi porta anche a credere alla direttrice quando dice che l’operazione si farà. E’ evidente che vuole guadagnare di più (quindi portare a compimento la richiesta di mutuo) ma io sbaglio a credere che voglia guadagnare di più sugli interessi del mutuo. E così non metto in vendita i miei locali perdendo tempo prezioso. Si rivelerà un grave errore di strategia.

L’istinto mi dice di bloccare in qualche modo quel capannone. Ho la sensazione che qualcosa di illogico possa accadere. Contatto la parte venditrice e chiedo di poter procedere alla firma della Proposta di Acquisto legata alla delibera del mutuo. Questo significa che se verrà deliberato il “no” (quindi la negazione del mutuo) potrò quantomeno riavere indietro la mia caparra. Ormai siamo alle porte dell’Autunno, la parte venditrice voleva sganciarsi da me sapendo che, con la fine dell’estate ed i rientri dalle ferie, avrebbe avuto più opportunità di vendita ad altri acquirenti con banche meno problematiche. Non ero più in tempo per vendere i miei locali e far portare l’operazione con il saldo del capannone che doveva concludersi in Autunno 2022. Avrei necessitato di più tempo.

La parte venditrice mostra una grande stima nei miei confronti. Ci siamo visti molte volte, hanno visto come analizzo le cose, come presento i miei progetti, il mio sincero interesse. Sanno inoltre che i difetti del capannone li ho rilevati e argomentati opportunamente (trattando sul prezzo) quindi non rischieranno miei eventuali reclami (diverso sarebbe stato con un acquirente a digiuno su strutture, impianti, impermeabilizzazioni, finiture, etc.). Si trova l’accordo in modo sobrio e naturale. La Proposta di Acquisto c’è, ed è firmata da entrambe le parti. Essa prevede anche il rimborso della caparra in caso di negazione del mutuo. Tutte le voci della Proposta sono corrette, serie, senza stranezza di sorta. Ma ovviamente vengono riportati gli estremi in termini di tempo e questi non giocano a nostro favore se la direttrice continua con i suoi comportamenti. Del resto a Maggio ci stavamo regolando per completare l’operazione entro fine estate. Quattro mesi sarebbero stati più che sufficienti.

Quando informo la direttrice la sua reazione è da fuori di testa… Mi sgrida (???). A stento trattiene l’alterazione, sbatte in modo nervoso ma controllato le mani sulla sua scrivania esclamando:

“Chi ti ha detto di firmare la Proposta di Acquisto?!?”.

Subito dopo cade in una profonda tristezza. Era palesemente infastidita da questa mia azione. Avevo letteralmente vincolato a me quel capannone fino a Novembre 2022 e lei sapeva bene che i miei negozi avevano una posizione strategica ed un conseguente valore che mi avrebbe permesso l’acquisto in sicurezza del capannone anche senza mutuo (anche se ormai non c’era più tempo per organizzarne una vendita fatta con criterio). Cerca di rinsavire, si contiene ulteriormente, c’era in parte riuscita poco prima quando il suo fastidio camuffato sembrava così palese ed allo stesso tempo una mia possibile travisazione. Ero incredulo, mi sembrava impossibile, volevo convincermi di aver interpretato io male, di aver frainteso. La direttrice acquisisce all’interno della documentazione catalogata, anche la Proposta di Acquisto e la copia dell’assegno circolare della caparra. E’ molto arrabbiata ma anche triste. Perché?

Abbiamo due mesi di tempo per effettuare ogni singola operazione ed io continuo a chiedere una delibera per il sì o per il no che non sembra arrivare mai. Passa il tempo, tutto è pronto da settimane e settimane, la proposta di acquisto scadrà a Novembre del 2022 ma la direttrice continua a rimandare la delibera… niente, non arriva mai niente. Le dico che l’altra banca onestamente mi offre una condizione meno favorevole ma tempi più rapidi e lei continua a rassicurarmi per tenermi fidelizzato promettendo risultati che, puntuamente, non arrivano mai, eternamente preceduti dalle scuse più improbabili.

La direttrice inizia ad avere dei toni da “padrina”, mi chiede all’improvviso la lista di tutti i miei clienti e dei miei fornitori (che non le farò avere perché non ne ha diritto). Mi chiede come mai azzecco sempre i miei investimenti. Ma questo non è vero. Spesso non è sempre. Ci sono anche le volte in cui sbaglio ma lei non vuole neanche sentir parlare di qualcosa che si allontani dalle sue convinzioni e, quando spiego le difficoltà, lei non ascolta superficiale oppure risponde maleducata “sì sì sì…” o cambia discorso perché secondo lei non le sto dicendo i presunti “segreti”. Avanza sempre più spesso domande inopportune, tra queste ripetutamente:

“Mi dici perché tutti gli altri chiudono e tu vai sempre meglio? Mi spieghi come fai? Chi sono i tuoi clienti? Mi faresti una lista?”.

“Come realizzi tutte queste cose? Mi fai un elenco dei pezzi che usi per fare questa determinata cosa? Chi ti dice come si fa?”.

“Mio marito si trova in difficoltà con la sua impresa, mi dici cosa potrebbe fare per guadagnare di più?”-

“Perché ti tieni tutto per te?”.

“Vorrei che tenessi delle conferenze per i soci della nostra banca in cui gli spieghi quali sono i tuoi metodi di impresa!”.

Domande alle quali rispondo puntualmente che sarebbe impossibile per me conoscere il lavoro di un’altra persona meglio della persona stessa, che i miei risultati sono legati esclusivamente alle mie forti passioni e sacrifici e non sono folle al punto da ritenere di saper fare meglio degli altri il loro lavoro; quindi non so come aiutare suo marito né i soci della banca. Lei non mi crede e scocciata esclama la frase delle frasi:

“Eh! Ma a noi non dai mai niente!!”

dove io rispondo preoccupato:

“Mi scusi, ma cosa le dovrei dare? Gli interessi sul mutuo non sono sufficienti?”.

Vorrei ricordare che gli interessi su un mutuo partita iva sono drasticamente più elevati rispetto a quelli del mutuo prima casa con cui siamo tutti abituati a rapportarci, in ogni caso con difficoltà.

Parlo preoccupato ai miei genitori dell’accaduto. Mia madre mi chiede di essere paziente. Lei sa che è tutta la vita che mi succedono cose di questo tipo perché un certo tipo di persone non ha piacere di vedere che quello che dice un ragazzo diventa reale. Il mio carattere giocoso, talvolta giullare, fa pensare a me più come ad una persona con cui si passa il tempo per ridere e scherzare piuttosto che una sorta di atleta dell’impresa che scandisce fin da adolescente i progressi della propria carriera di Triathlon. Uso il Triathlon come termine di paragone perché sono tre i settori nei quali mi cimento con risultati che possono essere presi in considerazione da molti anni.

Continua…

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
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Pillola 13 – Articoli in modalità TEMP
Pillola 14 – Articoli in modalità TEMP
Pillola 15 – Articoli in modalità TEMP
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C’è tanto sporco a rovinare il bello, a gelare il calore di questo Mondo.

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Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa

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Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Pilloa 1 | L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa

Maggio del 2022, è una bella annata, c’è un bel clima, belle giornate soleggiate, aria fresca, si lavora duramente ma con soddisfazione. Il calore prodotto dal lavoro muscolare viene portato via da una brezza gradevole, il refrigerante perfetto. Il sole scalda ma non scotta, sembra darti vigore. I colori vispi degli ambienti che ci circondano, immersi nella nostra zona tra il mare cristallino che si infrange sul monte e le calde cornici collinari, sono esaltati dalla nitidezza dell’atmosfera. C’è la luce giusta, è il paradiso. Il lavoro va come una macchina ben oliata, emette un suono scorrevole leggermente vischioso. I clienti sono contenti, si è formato un equilibrio che funziona, a lungo cercato, studiato, sognato per decenni.

“La gente sottovaluta i vantaggi del buon vecchio lavoro manuale, dà un grande senso di libertà, alcune delle persone più felici del mondo vanno a casa la sera che puzzano di sudore”. Cit. Morgan Freeman, Una settimana da Dio, Tom Shadyac, U.S., 2003

La mia azienda registra l’ennesimo incremento positivo dopo aver prima imparato a orientarsi nel buio, a navigare nelle tempeste senza scuffiare e a progettare ciò che le occorre per affrontare il viaggio più impegnativo. Anni di privazioni, impegno e caparbietà pagano se navigando attraverso mari e climi di ogni genere hai compreso come mettere a frutto queste esperienze. Siamo alle porte dell’estate e mi rendo conto che da anni realizzo un progetto dietro l’altro con cadenza costante. Un metronomo implacabile alimentato dalla costanza: obiettivo, scadenza, difficoltà, problemi, risoluzioni, risultato. E poi di nuovo, e ancora, in modo diverso, modellando qualcosa di inedito, inaspettato per i clienti e, alle volte, persino per me stesso.

Crescono le attrezzature, sempre più particolari e di qualità affidabile. I veicoli professionali da lavoro, dedicati a specifici impieghi, onorano egregiamente i loro compiti. I nostri laboratori mi permettono di fare cose sempre più difficili, lavori sempre più articolati appagano i nostri clienti. Progetti futuri sempre più complessi si prospettano al confine tra l’immaginazione e la realtà. Studio, studio sempre, temi tecnologici avanzati, matematica, fisica, le ramificazioni più affascinanti dell’ingegneria. I risultati delle ricerche mi emozionano. Ogni obiettivo che ci poniamo diventa un risultato, più o meno buono ma comunque concreto e utile per il passo successivo. Orari folli, non ci sono vacanze, non contemplo pause. Alterno lavori umili, d’officina o di tecnica, a lavori gravosi dal punto di vista mentale, ad altri ancora che sono estenuanti dal punto di vista fisico. L’alternanza mi completa. Passare da ricerca e calcoli difficoltosi ad assistenze tecniche di prodotti di meccatronica mi dà tutti i tipi di sensazioni che cerco. Incontro tantissime persone per i lavori tecnici di impianstica o di assistenza tecnica e non vedo nessuno per settimane nei miei riservati momenti di studio. Atipico ma a me piace così, e mi riesce bene. D’altronde ciò che faccio è ciò che mi piace, se mi fermassi ne sentirei la mancanza e non vedrei l’ora di ripartire.

Un bel giorno mio padre si accorge che nei pressi di casa mia c’è un capannone industriale nuovo che è invenduto da tanti anni. Ha una posizione sfavorevole, poco in vista per le aziende locali. Ma è perfetto per me che sto accrescendo i miei rapporti lavorativi in tutta Italia e in Europa. Ai miei clienti che vengono da fuori poco interessa se la mia sede si trova sulla strada principale più visibile ai concittadini o più internata e conosciuta solo da chi ha uno specifico interesse.

Non avevo fatto caso a quel capannone. Al momento non ci pensavo. Sono un ossimoro, un grande sognatore con i piedi molto saldi a terra. Sogno tutto quello che so di poter realizzare veramente. E’ bello quando le capacità della mente ti portano a riuscire in qualcosa che pochi anni prima ritenevi impossibile. Ed è severo da parte mia, ma inevitabile, pensare ogni volta, ogni nuovo anno, al me stesso dell’anno prima come ad uno stupido che non sapeva niente. Non c’è stato anno in cui sono stato lo stesso o mi sono accontentato degli approfondimenti e delle esperienze dell’anno precedente. Poliedrico all’ennesima potenza. Mi piace la concretezza, più delle parole, la adoro. Le parole devono saper descrivere quello che si è fatto, non quello che si farà. Sono le mani che devono tracciare quel che si farà. Le mani non parlano, le mani fanno. Le cose non si dicono, si fanno. Ma quel che è fatto poi si racconta.

Avevo pensato al capannone industriale come a qualcosa che sarebbe stato possibile più avanti nel tempo, dopo qualche anno. Mi sbagliavo. Mio padre si accorge di questo bel capannone industriale e riesce a reperire i proprietari. E’ in vendita, è molto bello, ha grandi difetti dovuti all’inutilizzo per molti anni ed all’assenza di manutenzione. Ci sono infiltrazioni d’acqua, impianti incompleti, finiture incomplete. Per noi che siamo immersi dentro l’Ingegneria, ogni giorno sempre di più, non rappresenta un problema. Anzi, è un’opportunità per poter trattare sul prezzo e poi personalizzare la struttura al meglio.

La parte venditrice riconosce che i difetti che abbiamo riscontrato sono concreti e ci scala dal prezzo i costi di manutenzione. Il prezzo è a dir poco perfetto soprattutto vista la grande superficie che avrebbe aumentato notevolmente il lavoro ed i servizi che avremmo potuto offrire (con circa 750 metri quadrati al coperto e oltre 2000 metri quadrati all’aperto attrezzabili).

Ho due opzioni. Vendere due negozi che ho nella mia città, aggiungere la differenza e acquistare il capannone senza alcun mutuo ma perdendo il punto vendita in città, sbilanciando così l’asse aziendale solo sui servizi professionali. Oppure prendere un piccolo mutuo e acquistare il capannone mantenendo anche il contatto con i clienti della mia città oltre che con quelli del resto d’Italia ed Europa.

Decido di andarne a parlare con una delle banche con cui ho rapporti. E’ una tra le più piccole di quelle che conosco. E’ nota per il rapporto di conoscenza con i propri clienti, quella per la quale in teoria non sei solo un numero di conto ma una persona con una storia alla quale vengono riconosciute delle capacità. A mio avviso una delle migliori. Quel tipo di banca che sostiene con orgoglio di finanziare il territorio ed i progetti ben congeniati. Capacità che la banca conosce bene e sulle quali incentra il suo rapporto di fiducia e di credito oltre che, ovviamente, sulle ordinarie garanzie pur sempre necessarie.

D’altra parte le banche grandi con cui avevo rapporti offrivano condizioni a dir poco proibitive, prive di qualsiasi senso logico matematico e microeconomico. Ad esempio pretendevano il rientro dell’importo finanziato in pochissimi anni, con rate elevate, interessi estremamente gravosi e senza tener conto in alcun modo del bilancio aziendale, dei costi mensili, della pressione fiscale, degli ammortamenti e degli altri investimenti necessari e fondamentali affinché il primo investimento funzionasse realmente. Vi era totale incompatibilità tra le condizioni offerte dalle loro ipotesi di ammortamento e le necessità di investimento annuale aziendale utili a rendere realmente possibili il ritorno degli investimenti con cui poi onorare gli interessi di mutuo. Anche in queste realtà non trovavo referenti con una preparazione adeguata a comprendere esigenze di impresa più sofisticate del classico schema standard (apertura partita iva > incoerenza matematica > delusioni > chiusura partita iva con situazione peggiore di quella di partenza | è un must in certi ambienti dediti solo ai conteggi mediante “sottrazioni”).

Va premesso che oggi, presso gli istituti di credito, non si studiano più i piani di impresa, le competenze, i progetti, lo storico del cliente circa le operazioni bancarie (anche perché vi sono continue acquisizioni e gli storici vengono annullati, inoltre i direttori vengono spostati spesso di filiale affinché non si facciano influenzare dal fatto di conoscere bene i clienti e si attengano unicamente alle linee guida).

Tutto si riduce a semplici condizioni superficiali che, se rispettate, il sistema restituisce in uscita il suo consenso. Come un termostato. Ci sono 20°C nell’ambiente? Sì! Allora non inoltrare alla caldaia il segnale di avvio. Ci sono 20°C nell’ambiente? No! Allora avvia la caldaia. Poi se qualcosa inlfuenza il rilevamento, il termostato sbaglia. Magari avete usato il forno, la cucina è molto calda, il termostato è lì vicino, e spegne la caldaia. Ma il resto della casa, specie la zona notte, è gelata. Il termostato non capisce che siete tornati da lavoro e state preparando la pasta al forno che avevate promesso e qualche delizia per ristorarvi dagli impegni snervanti. Il termostato è ottuso, dice solo: sì / no. L’intelligenza artificiale invece è “pettegola”, va a dire agli “altri” fatti vostri che non dovrebbe 🙂 L’ideale è sempre una forma di equilibrio in ogni campo ma non divaghiamo.

Quindi non si parla più di rischio ma di operazioni sicure (lato banca). Questo perché, quando le banche hanno rischiato, hanno più perso che guadagnato ed è molto più semplice ed economico non rischiare che specializzarsi. Non c’è tempo. Specializzarsi avrebbe costi proibitivi in tutti i termini e richiederebbe personale con una vocazione e delle attitudini notevoli. Personale così in gamba ci metterebbe poco a scalare i pendii della carriera ed inizierebbero numerosi conflitti interni per le diverse vedute. Quindi complicazioni. E’ più sicuro un sistema freddo che esegue la determinata operazione al verificarsi di un preciso evento. Ciò in effetti rende attualmente inutile una banca perché a questo punto si possono realizzare piani in tutt’altro modo se si ha una distinta preparazione. Se ne parlerà meglio tra circa vent’anni. Così come oggi state vedendo qualche approfondimento in più su ciò che accadeva, e si ignorava, vent’anni fa, nei primi del 2000. E’ tutto normale, non sono ironico. Poi in altri speciali capiremo perché.

Quindi perché non dare fiducia ad una piccola realtà che, pur avendo a suo modo dei forti limiti di comprensione, quantomeno sostiene di finanziare prolificamente il territorio offrendo tempi di rientro coerenti e sostenibili?

Del resto nulla poteva farmi essere prevenuto su certe “stranezze” commesse dalla direttrice perché, se avessi saputo riconoscere e leggere quei sentori, presumo sarebbe stato possibile solo per due motivi: o ero un filibustiere deviato per natura, oppure avevo già vissuto l’esperienza che spero questi capitoli possano analizzare stimolando in voi anticorpi strategici d’impresa.

Continua…

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Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

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Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori

Rubrica: Può succedere anche a te

Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Parte 5 | La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori

Ho seguito molti casi di abuso di potere in ambito bancario per rendermi conto della situazione attuale. Quando mi informo su un determinato argomento mi confronto dialogando con una nutrita varietà di persone che hanno esperienze accreditate in merito. Siamo nell’ordine delle migliaia di persone per intenderci. Non è possibile stabilire un andamento attendibile basandosi su un campione ridotto di persone, né su voci di corridoio che arrivano trasformate su basi emotive o inesattezze dovute alla scarsa conoscenza dei temi.

In questo caso mi riferisco ad ex dipendenti di banca che amano togliersi il sassolino dallo stivale circa i colleghi mascalzoni, i diversi corpi delle Forze dell’Ordine che hanno seguito denunce e casi di vario genere, legali specializzati in diritto bancario, Arbitro Bancario Finanziario – ABF (database sulle decisioni dei collegi), clienti insoddisfatti che hanno terminato le loro azioni legali o ne sono a cavallo (pertanto raccontano in via del tutto generale senza specificare di quali istituti di credito si parla e omettendo, nel rispetto delle leggi vigenti, i nomi delle persone coinvolte fino a che gli atti del tribunale non possono essere resi pubblici), imprenditori locali e nazionali che hanno vissuto esperienze avverse di grande intensità.

Ascolto migliaia di persone, impiego mesi, anni prima di farmi un’idea completa, circoscritta ad un preciso arco temporale, confidando in cambiamenti che mi aspetto arrivino dai cittadini, non dai centri di potere. E’ assurdo pensare che chi arriva ai vertici sia improvvisamente un opportunista mentre prima era ligio alle leggi e cittadino modello. Quando la popolazione cambierà, di conseguenza, con gradualità, cambieranno anche i centri di potere che non saranno in ogni caso mai perfetti ma potranno contenere gli eccessi ai quali stiamo assistendo. E da situazioni moderate potremmo aprire le porte alla speranza di rendere anche i centri del potere dei centri di eccellenza che lascino un buon segno in tutto il Mondo. Progetto ambizioso, può contenere tracce di surrealtà.

Vi sto semplicemente comunicando che, se non scadete nella banale violenza e usate l’intelletto al punto tale da riuscire a sorprendere voi stessi, potete sconfiggere il male usando la sua stessa forza, come nelle arti marziali.

Non solo, il dolore che potete infliggere con la vostra elevazione personale, culturale, intellettuale nonché la conseguente saggezza, acquisita da un assorbimento positivo delle vostre esperienze, è uguale ed opposto a quello di chi vi ha abusato. Non vi criminalizza, quindi è legale, è molto intenso, è costruttivo ed è lento al punto che risulta impercettibile. Come se un’azione offensiva di chi vi abusa venisse ribaltata, invertita, osmotizzata e restituita dilatando l’asse temporale da un gesto impulsivo perfettamente inutile ad una azione rallentata costruttiva che si espande lungo decenni. Cosa intendo? : )

Hai fatto un danno considerevole al mio progetto? Mossa da sentimenti umani? Posso comprendere i limiti della tua visione. Non ti ferirò con le tue stesse armi, perché sono metodi trogloditi, perfettamente inutili e non mi restituirebbero comunque ciò che mi hai tolto indebitamente.
Il male genererebbe altro male, non ci sarebbe mai fine e non ci sarebbe nulla di utile per nessuno, nulla di costruttivo per chi osserva e ha voglia di imparare.
No. Farò di più, molto di più. Realizzerò comunque il mio progetto che tu pensavi di aver affossato per sempre. Sì impiegherò più tempo, ma non sarà lo stesso progetto, quello che detestavi con veemenza. Sarà molto più grande. Perché ora devo recuperare il tempo perso, le tappe mancate. E tanto più detesterai i miei risultati virtuosi, tanto più ti autoflagellerai. Io non ti sfiorerò nemmeno con i pensieri perché sarò assorto nei miei progetti, attratto dalle mie passioni, impegnato a dimostrare a chi osserva che la mente vince sulla forza rozza. Il credito per i progetti ancora più grandi me lo avrai fornito tu, in qualche modo inconsapevole, con quello che mi hai insegnato. Volevi evitare che io riuscissi e proprio intraprendendo la strada per evitare che io riuscissi mi hai insegnato come si riesce.

“Spesso incontriamo il nostro destino sulla strada intrapresa per evitarlo”.
Jean de La Fontaine.

Continua…

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Articoli in modalità TEMP
Pillola 13 – Articoli in modalità TEMP
Pillola 14 – Articoli in modalità TEMP
Pillola 15 – Articoli in modalità TEMP
Pillola 16 – Articoli in modalità TEMP
Pillola 17 – Articoli in modalità TEMP
Riferimenti utili – Disponibili tra poche ore : )
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Complementi

Pagina Literature
L’Italiano, La Matematica e la Comunicazione visiva
Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

Complementi neuroscientifici e filosofici

Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise