Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa

Rubrica: Può succedere anche a te

Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Pilloa 1 | L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa

Maggio del 2022, è una bella annata, c’è un bel clima, belle giornate soleggiate, aria fresca, si lavora duramente ma con soddisfazione. Il calore prodotto dal lavoro muscolare viene portato via da una brezza gradevole, il refrigerante perfetto. Il sole scalda ma non scotta, sembra darti vigore. I colori vispi degli ambienti che ci circondano, immersi nella nostra zona tra il mare cristallino che si infrange sul monte e le calde cornici collinari, sono esaltati dalla nitidezza dell’atmosfera. C’è la luce giusta, è il paradiso. Il lavoro va come una macchina ben oliata, emette un suono scorrevole leggermente vischioso. I clienti sono contenti, si è formato un equilibrio che funziona, a lungo cercato, studiato, sognato per decenni.

“La gente sottovaluta i vantaggi del buon vecchio lavoro manuale, dà un grande senso di libertà, alcune delle persone più felici del mondo vanno a casa la sera che puzzano di sudore”. Cit. Morgan Freeman, Una settimana da Dio, Tom Shadyac, U.S., 2003

La mia azienda registra l’ennesimo incremento positivo dopo aver prima imparato a orientarsi nel buio, a navigare nelle tempeste senza scuffiare e a progettare ciò che le occorre per affrontare il viaggio più impegnativo. Anni di privazioni, impegno e caparbietà pagano se navigando attraverso mari e climi di ogni genere hai compreso come mettere a frutto queste esperienze. Siamo alle porte dell’estate e mi rendo conto che da anni realizzo un progetto dietro l’altro con cadenza costante. Un metronomo implacabile alimentato dalla costanza: obiettivo, scadenza, difficoltà, problemi, risoluzioni, risultato. E poi di nuovo, e ancora, in modo diverso, modellando qualcosa di inedito, inaspettato per i clienti e, alle volte, persino per me stesso.

Crescono le attrezzature, sempre più particolari e di qualità affidabile. I veicoli professionali da lavoro, dedicati a specifici impieghi, onorano egregiamente i loro compiti. I nostri laboratori mi permettono di fare cose sempre più difficili, lavori sempre più articolati appagano i nostri clienti. Progetti futuri sempre più complessi si prospettano al confine tra l’immaginazione e la realtà. Studio, studio sempre, temi tecnologici avanzati, matematica, fisica, le ramificazioni più affascinanti dell’ingegneria. I risultati delle ricerche mi emozionano. Ogni obiettivo che ci poniamo diventa un risultato, più o meno buono ma comunque concreto e utile per il passo successivo. Orari folli, non ci sono vacanze, non contemplo pause. Alterno lavori umili, d’officina o di tecnica, a lavori gravosi dal punto di vista mentale, ad altri ancora che sono estenuanti dal punto di vista fisico. L’alternanza mi completa. Passare da ricerca e calcoli difficoltosi ad assistenze tecniche di prodotti di meccatronica mi dà tutti i tipi di sensazioni che cerco. Incontro tantissime persone per i lavori tecnici di impianstica o di assistenza tecnica e non vedo nessuno per settimane nei miei riservati momenti di studio. Atipico ma a me piace così, e mi riesce bene. D’altronde ciò che faccio è ciò che mi piace, se mi fermassi ne sentirei la mancanza e non vedrei l’ora di ripartire.

Un bel giorno mio padre si accorge che nei pressi di casa mia c’è un capannone industriale nuovo che è invenduto da tanti anni. Ha una posizione sfavorevole, poco in vista per le aziende locali. Ma è perfetto per me che sto accrescendo i miei rapporti lavorativi in tutta Italia e in Europa. Ai miei clienti che vengono da fuori poco interessa se la mia sede si trova sulla strada principale più visibile ai concittadini o più internata e conosciuta solo da chi ha uno specifico interesse.

Non avevo fatto caso a quel capannone. Al momento non ci pensavo. Sono un ossimoro, un grande sognatore con i piedi molto saldi a terra. Sogno tutto quello che so di poter realizzare veramente. E’ bello quando le capacità della mente ti portano a riuscire in qualcosa che pochi anni prima ritenevi impossibile. Ed è severo da parte mia, ma inevitabile, pensare ogni volta, ogni nuovo anno, al me stesso dell’anno prima come ad uno stupido che non sapeva niente. Non c’è stato anno in cui sono stato lo stesso o mi sono accontentato degli approfondimenti e delle esperienze dell’anno precedente. Poliedrico all’ennesima potenza. Mi piace la concretezza, più delle parole, la adoro. Le parole devono saper descrivere quello che si è fatto, non quello che si farà. Sono le mani che devono tracciare quel che si farà. Le mani non parlano, le mani fanno. Le cose non si dicono, si fanno. Ma quel che è fatto poi si racconta.

Avevo pensato al capannone industriale come a qualcosa che sarebbe stato possibile più avanti nel tempo, dopo qualche anno. Mi sbagliavo. Mio padre si accorge di questo bel capannone industriale e riesce a reperire i proprietari. E’ in vendita, è molto bello, ha grandi difetti dovuti all’inutilizzo per molti anni ed all’assenza di manutenzione. Ci sono infiltrazioni d’acqua, impianti incompleti, finiture incomplete. Per noi che siamo immersi dentro l’Ingegneria, ogni giorno sempre di più, non rappresenta un problema. Anzi, è un’opportunità per poter trattare sul prezzo e poi personalizzare la struttura al meglio.

La parte venditrice riconosce che i difetti che abbiamo riscontrato sono concreti e ci scala dal prezzo i costi di manutenzione. Il prezzo è a dir poco perfetto soprattutto vista la grande superficie che avrebbe aumentato notevolmente il lavoro ed i servizi che avremmo potuto offrire (con circa 750 metri quadrati al coperto e oltre 2000 metri quadrati all’aperto attrezzabili).

Ho due opzioni. Vendere due negozi che ho nella mia città, aggiungere la differenza e acquistare il capannone senza alcun mutuo ma perdendo il punto vendita in città, sbilanciando così l’asse aziendale solo sui servizi professionali. Oppure prendere un piccolo mutuo e acquistare il capannone mantenendo anche il contatto con i clienti della mia città oltre che con quelli del resto d’Italia ed Europa.

Decido di andarne a parlare con una delle banche con cui ho rapporti. E’ una tra le più piccole di quelle che conosco. E’ nota per il rapporto di conoscenza con i propri clienti, quella per la quale in teoria non sei solo un numero di conto ma una persona con una storia alla quale vengono riconosciute delle capacità. A mio avviso una delle migliori. Quel tipo di banca che sostiene con orgoglio di finanziare il territorio ed i progetti ben congeniati. Capacità che la banca conosce bene e sulle quali incentra il suo rapporto di fiducia e di credito oltre che, ovviamente, sulle ordinarie garanzie pur sempre necessarie.

D’altra parte le banche grandi con cui avevo rapporti offrivano condizioni a dir poco proibitive, prive di qualsiasi senso logico matematico e microeconomico. Ad esempio pretendevano il rientro dell’importo finanziato in pochissimi anni, con rate elevate, interessi estremamente gravosi e senza tener conto in alcun modo del bilancio aziendale, dei costi mensili, della pressione fiscale, degli ammortamenti e degli altri investimenti necessari e fondamentali affinché il primo investimento funzionasse realmente. Vi era totale incompatibilità tra le condizioni offerte dalle loro ipotesi di ammortamento e le necessità di investimento annuale aziendale utili a rendere realmente possibili il ritorno degli investimenti con cui poi onorare gli interessi di mutuo. Anche in queste realtà non trovavo referenti con una preparazione adeguata a comprendere esigenze di impresa più sofisticate del classico schema standard (apertura partita iva > incoerenza matematica > delusioni > chiusura partita iva con situazione peggiore di quella di partenza | è un must in certi ambienti dediti solo ai conteggi mediante “sottrazioni”).

Va premesso che oggi, presso gli istituti di credito, non si studiano più i piani di impresa, le competenze, i progetti, lo storico del cliente circa le operazioni bancarie (anche perché vi sono continue acquisizioni e gli storici vengono annullati, inoltre i direttori vengono spostati spesso di filiale affinché non si facciano influenzare dal fatto di conoscere bene i clienti e si attengano unicamente alle linee guida).

Tutto si riduce a semplici condizioni superficiali che, se rispettate, il sistema restituisce in uscita il suo consenso. Come un termostato. Ci sono 20°C nell’ambiente? Sì! Allora non inoltrare alla caldaia il segnale di avvio. Ci sono 20°C nell’ambiente? No! Allora avvia la caldaia. Poi se qualcosa inlfuenza il rilevamento, il termostato sbaglia. Magari avete usato il forno, la cucina è molto calda, il termostato è lì vicino, e spegne la caldaia. Ma il resto della casa, specie la zona notte, è gelata. Il termostato non capisce che siete tornati da lavoro e state preparando la pasta al forno che avevate promesso e qualche delizia per ristorarvi dagli impegni snervanti. Il termostato è ottuso, dice solo: sì / no. L’intelligenza artificiale invece è “pettegola”, va a dire agli “altri” fatti vostri che non dovrebbe 🙂 L’ideale è sempre una forma di equilibrio in ogni campo ma non divaghiamo.

Quindi non si parla più di rischio ma di operazioni sicure (lato banca). Questo perché, quando le banche hanno rischiato, hanno più perso che guadagnato ed è molto più semplice ed economico non rischiare che specializzarsi. Non c’è tempo. Specializzarsi avrebbe costi proibitivi in tutti i termini e richiederebbe personale con una vocazione e delle attitudini notevoli. Personale così in gamba ci metterebbe poco a scalare i pendii della carriera ed inizierebbero numerosi conflitti interni per le diverse vedute. Quindi complicazioni. E’ più sicuro un sistema freddo che esegue la determinata operazione al verificarsi di un preciso evento. Ciò in effetti rende attualmente inutile una banca perché a questo punto si possono realizzare piani in tutt’altro modo se si ha una distinta preparazione. Se ne parlerà meglio tra circa vent’anni. Così come oggi state vedendo qualche approfondimento in più su ciò che accadeva, e si ignorava, vent’anni fa, nei primi del 2000. E’ tutto normale, non sono ironico. Poi in altri speciali capiremo perché.

Quindi perché non dare fiducia ad una piccola realtà che, pur avendo a suo modo dei forti limiti di comprensione, quantomeno sostiene di finanziare prolificamente il territorio offrendo tempi di rientro coerenti e sostenibili?

Del resto nulla poteva farmi essere prevenuto su certe “stranezze” commesse dalla direttrice perché, se avessi saputo riconoscere e leggere quei sentori, presumo sarebbe stato possibile solo per due motivi: o ero un filibustiere deviato per natura, oppure avevo già vissuto l’esperienza che spero questi capitoli possano analizzare stimolando in voi anticorpi strategici d’impresa.

Continua…

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
Riferimenti utili
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

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Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
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