Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia

Rubrica: Può succedere anche a te

Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia (ovvero l’acquisto aggressivo di casa – soluzione coercitiva)

Premessa

Non posso sapere che conoscenza abbia il lettore circa l’acquisto e la vendita di immobili, personalmente ho un’esperienza non trascurabile sul campo avendo effettuato più operazioni, anche precocemente, fin da molto giovane, in diverse modalità e situazioni, con molti appuntamenti, curiosità, difficoltà, problemi risolti, sorprese… e con esiti di tutto rispetto che vedevano entrambe le parti palesemente felici. Condizione che per me è sempre stata necessaria perché non credo nella forzatura delle vendite, in nessun campo. Inoltre detesto che un prodotto venga presentato con artifizi per indurre una scelta anziché un’altra. Così come, d’altra parte, detesto venga presentato in modo superficiale perché non se ne conoscono le reali peculiarità e si guarda solo quello che guardano le masse. Ma le masse, non essendo preparate in materia, tendono a volgere lo sguardo solo dove vien indicato loro di volgerlo (e questo genera concatenamenti di problemi che si ripercuotono sull’intero tessuto sociale).

Se vedi che un prodotto non va bene per una persona, non pensare al denaro, pensa a non venderglielo e vedrai che, se sei intonato, troverai l’accordo giusto, al tempo giusto, con la persona giusta che risuona nel modo giusto.

Non è detto che questo sia un metodo funzionale per chiunque. E nemmeno pretendo lo sia. Sostengo solo funzioni bene per me che provo piacere nel vedere la gente felice che si gode quello che, per loro, ho fatto. E’ una mia questione personale. Certamente così si vende meno e qualcuno ci vede della follia, ma tutto funziona poi nel modo che personalmente preferisco, quando si fanno le cose per bene.

Le migliori vendite le ho condotte in completa autonomia senza ausilio di agenzie dedicate. Tranne in un caso, devo essere sincero. Una folle volta fu fondamentale il supporto di un’equipe di specialisti perché l’acquirente aveva continui ripensamenti in stile: “Dai sì! Dai allora no! Dai di nuovo sì! Dai di nuovo no!”. Ragione per cui non mi occupo mai di un prodotto di qualsivoglia tipologia per qualcuno che mi accorgo non lo vuole veramente, oppure non sa affatto quello che vuole o, ancora, non ha compreso cosa sta comprando. Mi riferisco anche ad un semplice appendiabiti da vendere usato su un marketplace.

“Mi scusi signore, leggo che l’appendiabiti dell’annuncio è in vero legno di ciliegio, vero? Per caso sa se ci posso appendere anche accappatoi bagnati? Con l’umidità il legno si rovina vero? Ci devo dare un impregnante sopra? Se si, poi si consuma e glie lo devo ridare? Mi conviene trovare un appendiabiti in simil legno di plastica? Però inquinano vero? Ma la plastica inquina più o meno del prodotto impregnante?”.

Se ho inserito un semplice annuncio su un marketplace e questo annuncio descrive espressamente le caratteristiche del prodotto, ma dei soggetti mi pongono simili domande, nel caso decidessi di rispondere, cadrei vittima delle loro tempeste interiori. Nell’affondare, loro tirerebbero giù anche me. Nello specifio caso di un appendiabiti usato semplicemente: facendomi perdere molto tempo che potevo impiegare in modo migliore, facendomi diventare vittima delle loro insicurezze e trasformandomi in bersaglio su cui sfogare la loro frustrazione se poi quell’acquisto non dovesse soddisfare aspettative prive di fondamenti.

Qualora la persona interessata fosse invece un falegname (o un appassionato di falegnameria) che non vede da molto tempo particolari appendiabiti in legno messello di quella fattura, noterei che, pur ponendo una sola domanda, sarebbe già felice del gradito acquisto. Sa ciò che vuole e come è fatto. Il mio compito inizia e termina con l’essere onesto. Prendete un esempio così semplice e ingranditelo alle trattative di una casa colonica, o all’acquisto di una flotta di bilici, o ad una commessa navale e vedrete in che guai vi andrete a cacciare se l’acquirente non sarà stato prima compreso.

I fenomeni tradizionali (di rito)

Questo preambolo per dire che, solitamente, appena compare un nuovo annuncio per la vendita di un immobile, digitale o cartaceo, si genera un fenomeno di curiosità locale per cui i primi a far visita sono quasi sempre persone (passeggiatrici) della zona unicamente curiose di vedere come sia dentro la casa. Gli altri primi contatti arriveranno da agenzie immobiliari che (frase di rito) sosterranno di avere già un (fantomatico) cliente interessato (che cercava “proprio” quella casa) e pertanto vorrebbero proporci la loro esclusiva (se i lettori lo gradiranno, a tempo debito racconterò anni di tutto questo in un apposito speciale dettagliato).

Iniziamo con la vendita

Scremata la prima ondata di perditempo e di speculatori della Domenica, mi trovo davanti all’ennesimo episodio ad opera della direttrice (ammesso da lei stessa, quindi non parliamo di illazioni) da far accapponare la pelle. Ho divagato un po’ per alleggerirvi, non volevo farvi posare le palpebre con una cadenza costante di fenomeni critici operati dalla direttrice che, in questo saggio, ora diventa il boss di “casa” nostra.

Digressione

Un momento. State pensando a chi siano gli speculatori delle Domenica? Va bene, ve lo dico senza indugio, almeno dopo mi date tutta la vostra attenzione.

Gli speculatori della Domenica sono quelli che, ad esempio, pur sapendo che la casa in vendita non hai il giardino, e l’annuncio è chiarissimo su questo, fanno la scenetta di esser delusi perché a loro occorreva proprio tanto quell’orizzonte condominiale di libertà selvaggia millesimale e ora hanno bisogno di un tuo piccolo sconto del 35% per sentirsi meglio (ahahah). Esistono, esistono… I casi sono due, o li avete già incontrati, oppure li incontrerete alla prima vendita alla quale tenete in particolar modo.

Il loro scopo è quello di generare in voi un senso di colpa atto a rendervi più disponibili alla trattativa. Chi punta alla percentuale sulla vendita fingerà di non vedere; voi che siete i proprietari, se non formati correttamente o se privi di esperienze pregresse, vi troverete a disagio. Vi spiego il tecnicismo “tipo” da esprimere in diretta se siete delle persone stravaganti, a me diverte molto usarlo, ecco: inizio a cantare il ritornello di “Volevo un gatto nero”, Piccolo Coro dell’Anoniano, 1969. Genera una fase di interdizione che a me diverte molto : )

Fine digressione : )

Torniamo a noi. Scremata la prima ondata di perditempo e di speculatori della Domenica, mi trovo davanti all’ennesimo episodio ad opera della direttrice (ammesso da lei stessa, quindi non parliamo di illazioni) da far accapponare la pelle. Forse una tisana calda può accompagnare bene questa parte della lettura.

Con una sobrietà disarmante vado in ufficio dalla direttrice come se nulla fosse accaduto e le comunico che sto vendendo casa e lei dovrà presto presenziare dal mio notaio per la chiusura del mutuo. Riceverà quindi l’assegno di importo pari al residuo mentre la differenza la indirizzerò su un altro conto. Comunico quindi che non farò saldare l’intero importo in un’unica soluzione ma lei riceverà la sua parte ed io la mia.

La direttrice è di nuovo scocciata. Ha da ridire anche sul prezzo di vendita della casa. Sostiene che il mercato immobiliare è in crisi quindi io come faccio a vendere casa a di più di quanto l’ho pagata? Non le sta bene nemmeno questo, dopo tutto quello che lei ha fatto di illegale si permette anche di obiettare i comportamenti regolari di terzi.

E’ presto detto come faccio. La direttrice purtroppo è molto ignorante, non ha capacità tecniche idonee per ricoprire il suo impiego e chi l’ha messa in quella posizione doveva saperlo. Quelli che la conoscono non mi hanno parlato affatto bene di lei. Alcuni colleghi andati in pensione mi hanno riferito “Così non la vedo più!!” soddisfatti e allo stesso tempo sfiniti. La direttrice parla, parla pure troppo, ma non sa quello che dice.

Come faccio a produrre un ritorno maggiore dell’estinzione del mutuo?

La casa che avevo comprato apparteneva a dei miei carissimi parenti per il 67%, mentre per il 33% era già mia. Anni prima l’avevamo acquista insieme. Quando chiesi alla banca il mutuo tutti, tranne la direttrice, hanno capito che il tale mutuo era per acquistare il residuo 67%.

Quando poi sono stato io a mettere in vendita la casa questa era mia al 100% e potevo garantirmi il ritorno anche di quello che avevo pagato anni prima senza alcun mutuo. Se consideriamo poi che qualche anno di mutuo prima casa l’avevo sostenuto ecco che, a prezzo di mercato, addirittura con un piccolo sconto atto a velocizzare l’operazione, io recuperavo una certa liquidità.

Ma ormai è palese che questa direttrice è una persona priva di qualsivoglia equilibrio e vede rosso ogni volta che mi si prospetta una buona entrata.

Siamo d’accordo? Vendo casa? Sì come hai intuito sto provando a prendere comunque il capannone. La direttrice sembra molto stanca, vedo che fa una gran fatica a starmi dietro. Si aspettava la mia fine ed io invece sembro provarci del gusto a risolvere le complicazioni che innesca mentre lei appare sfinita, acida e in astinenza di idee malvage. Ma dura poco. Non si smentirà e continuerà ad essere l’autrice delle prevaricazioni analizzate in questo saggio.

Tentano l’acquisto aggressivo di casa mia

Pochi giorni dopo si presenta ad una visita di routine un signore che sostiene di essere interessato all’acquisto di casa mia. Gli mostro l’abitazione, sembra gradire, Dice che farà una proposta ed io gli rispondo che il prezzo di cui abbiamo parlato è già quello ed è inutile che faccia altre proposte al ribasso perché non scenderò sotto la cifra di cui abbiamo parlato di persona. Lui insiste, dice che farà comunque una proposta più bassa e io replico che così perdiamo tempo entrambi. Dalla mia parte considero la visita conclusa. Per me l’importante ora è che questo signore esca da casa mia perché inizia ad essere lamentoso e petulante.

Vedendomi così sereno e deciso, riferendosi al mio ripetuto diniego circa la sua offerta al ribasso (diverse decine di migliaia d’Euro meno senza alcun motivo, per una casa trovata in perfetto stato, nuova, senza difetti), esclama all’improvviso:

“Ma dai! Accettala! Così fai il capannone no?!?”

Mi si blocca il cuore. E lui che ne sa del capannone?!? Che ne sa di cosa è successo?? Perché sta cercando di speculare su casa mia?? Faccio uscire tutti di casa (c’erano delle persone ad accompagnarlo, persone che scoprirò poi non essere suoi familiari, quindi non so chi è entrato dentro casa mia né perché) e mi precipito dalla direttrice. Entro nel suo ufficio e le dico:

“Mah… mi mandi gli speculatori a casa!”

E lei, come se nulla fosse:

“Eh, ma tu avevi detto che eri disposto a venderla sottocosto per vendere subito e provare a prendere il capannone!”

Ed io:

“No, io avevo detto che per velocizzare la cosa potevo fare un piccolo sconto, non venderla a metà prezzo! E comunque non hai risposto alla mia domanda, perché mi mandi queste persone?!?”

La direttrice voleva recuperare gli interessi che avrebbe perso per la mia chiusura oltremodo anticipata del mutuo prima casa. Se chiudete un mutuo quando avete versato una piccola parte della quota interessi la banca incassa meno ma rientra anche del credito molti anni prima, non gli state sottraendo nulla. Non fatevi aberrare. Tuttavia la chiusura, oltremodo anticipata, del mutuo prima casa era stata causata da lei, non da me. Io non ci pensavo proprio ed ero ben fiero di pagare sia gli interessi sul mutuo prima casa che quelli sul piccolo mutuo aziendale. La direttrice continua a comportarsi in modo non regolare come se nulla fosse, come se nessuno potesse toccarla, come se fosse invincibile, al di sopra della Giustizia, al di sopra di tutto, investita da una ignorante nonchalance che ti fa pensare “Ma davvero parlo e perdo tempo con questa persona?”.

La direttrice mi fa capire che se vendo casa le interessa di nuovo parlare del mutuo del capannone. Ora vuole in un colpo solo tutto l’ammontare degli interessi del mutuo prima casa che chiuderei anticipatamente (in un pomeriggio) accettando la vendita sottocosto; in più gli interessi alle stelle del mutuo del capannone. Così sì, così sì che le interessa, mi fa capire…

Io invece le faccio capire cosa farò. Venderò casa al prezzo onesto, chiuderò il mutuo regolarmente e proverò a prendere il capannone studiando qualcosa che abbia più senso delle sue proposte.

Lei replica proponendo un accordo:

“Va bene, vendi casa al prezzo che ti pare ma alla persona a cui la vendi indichi di venire a prendere il mutuo qui da me…”

Io le rispondo:

“Non posso obbligare le persone a prendere il mutuo qui da te, però posso dirgli che questa banca offre condizioni sui tassi che effettivamente sono buone”.

Acquisto aggressivo: soluzione coercitiva

Coercitivo significa che ha la forza o il potere di costringere, obbligare o limitare la libera volontà altrui, usando minacce, forza fisica, pressione psicologica o finanziaria per indurre qualcuno a fare qualcosa contro la sua volontà. Si riferisce a metodi o misure che tolgono libertà, come in “misure coercitive” o “controllo coercitivo”, ed è sinonimo di costrittivo, coattivo, opprimente. Nel mio caso sono state utilizzate pressione psicologica e pressione finanziaria.

I meccanismi che fanno illudere la direttrice di essere nel giusto

Lo sapete che meccanismo si innesca nelle persone che usano le leve per produrre un vantaggio, ma usando altrui fulcri, come questa direttrice? Che si abituano. Si abituano, giorno dopo giorno, gradualmente. Le mani visibilmente impastate. Una piccola venialità, poi una piccola scorrettezza, poi un cliente abbozza perché magari ha rimesso meno di quanto gli costa l’avvocato, poi uno strafalcione salvato in extremis con qualche aiuto, poi prende confidenza con i limiti, a volte ci si riavvicina, altre volte poi li valica, impara dei trucchetti, quella carta la scriviamo in quel modo così può significare questo ma anche quest’altro, quell’altra carta non la inseriamo così se cambiamo idea la facciamo sparire… stando a contatto con la direttrice ho capito come agisce. La delinquenza diventa normalità tramite piccoli incrementi quotidiani. Ad un pizzico alla volta, come le Polpette di Bavaria di Fantozzi. Tu sei accorto e controlli se queste polpette stanno sparendo ma è solo quando la direttrice esagera e palesa la sua fame che sai con chi hai veramente a che fare*.

*Non me ne voglia il grande Paolo Villaggio, ovunque egli si trovi ora. Mi sono permesso di riferirmi alla sua iconica scena della dieta, non per definire una persona con il suo personaggio ma, unicamente, per trarne una analogia con la fame vista da quell’angolazione.

Continua…

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
Riferimenti utili
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Complementi

Pagina Literature
L’Italiano, La Matematica e la Comunicazione visiva
Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

Complementi neuroscientifici e filosofici

Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

Fantozzi contro tutti, Neri Parenti, Paolo Villaggio, Italia, 1980

Nella scena, a destra, il Professor Birkermaier ben rappresenta il sadismo della direttrice che ti fa annusare opportunità che non ti dà. A sinistra, l’appetito furtivo di Fantozzi (e solo l’appettito furtivo) rappresenta egregiamente come la direttrice sottrae, a piccoli passi, tutto quello che può e con l’obiettivo finale di vuotare tutto quello che c’è sul piatto.

Quindi, non volendo, una scena epica del nostro cinema, che parla d’altro, una dietra straziante, è in grado di sintetizzare meglio di infinite parole aspetti estremi che si possono vivere e che preferiremmo non vivere.