Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Rubrica: Può succedere anche a te

Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Parte 9 | In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Citando proficuamente Enzo Ferrari (uno tra i maggiori uomini dotati di grande e ardito temperamento che nel nostro paese ha saputo pompare tessuto fluido, dal vivace colore inconfondibile, ricco di ossigeno e nutrienti), in una delle sue iconiche espressioni, la questione è che “In Italia ti perdonano tutto tranne il successo”.

Essere più intraprendenti di persone che hanno sempre avuto la ragione di forza, nonché indiscussi vantaggi di comfort, equivale a dare ad ognuno di loro dello stupido. Ma non è intenzionale, è la loro coscienza a vederla così. Sono loro che si redarguiscono a livello inconscio quando iniziano a fare i confronti con voi. Ci si accorge, osservandoli con empatia, che sono inclini a prenderla in questo modo. Questo genera molti equivoci, incomprensioni e conflitti. Voi state solo esprimendo voi stessi, la vostra natura, quello che spontaneamente siete e non avete colpa di essere. La vostra bravura è però una maniera indiretta di metterli di fronte alla cruda realtà di cui fanno parte (la Anisakis e Trichinella associati*), quella per la quale hanno preferito scegliere percorsi di rapido potere senza assunzione di responsabilità, del tipo: danneggiano ma non pagano.

*Nome di pura fantasia inventato per folleggiare.

E’ ben più impegnativo e richiede numerose doti di volontà e caparbietà saper alimentare, scaldare, cuocere, bollire, trattare al vapore, lessare, all’occorrenza grigliare, arrostire, friggere, marinare… devi conoscere gli ingredienti, come si comportano, come cambiano a seguito dei diversi trattamenti, le temperature di cottura, i tempi di cottura, le quantità corrette; devi aver fatto numerose prove, errori, sacrificato qualcosa che sei stato costretto a gettare e rifare. Devi aver tracciato le tue esperienze, devi saperle aggiornare, devi saperle ripetere. Ci vuole disciplina.

Il leader puro, il leader nativo, però, non è quello che prova gusto nel comandare, è quello che comanda perché nel gruppo ha più esperienza, conosce in maniera eccellente come si fanno le cose e, soprattutto, si assume le responsabilità per il suo operato. Essere leader non è piacevole, è sovente una necessità atta a garantire la corretta esecuzione di un lavoro per raggiungere in maniera egregia i risultati prefissati. Ad esempio in un cantiere di costruzioni (edili, navali, impiantistiche…) o in un team sportivo, o in un ambiente di ricerca, un settore industriale, un equipe medica, una piccola media impresa che ambisce a distinguersi. Il vero comandante è quindi l’ultimo ad abbandonare la nave perché è responsabile di tutti e per tutti.

Essere leader di qualcosa, di qualcuno, pertanto non significa dare libero sfogo alla perversione di sottomettere gli altri, mettersi su un piedistallo, piegare la volontà di terzi solo per il gusto di sentirsi una divinità (per come immaginano soggettivamente questi concetti coloro che li travisano ed hanno avuto, come spesso accade, reazioni decadenti a pessime influenze vissute nei teneri anni dell’innocenza).

Il leader vero è sottoposto ad un impegno talmente gravoso che il suo gruppo di lavoro lo rispetta prima di tutto per il coraggio che sta mostrando nel tenere vive le responsabilità che coinvolgono ed investono il gruppo stesso. Quando sei un vero leader, chi ti circonda ha piacere di essere con te, ne è orgoglioso, ne è persino rassicurato, perché non vede in te il dominio, la proprietà delle volontà della persona, ma vede in te un riferimento, la misura, una guida, l’esperienza applicata che permette di fare meglio. Si può rimanere stupiti.

Nuova breve digressione

Nelle scuderie del Motorsport dove ho lavorato non ho mai desiderato essere al posto del capo squadra. Faceva cose per me in quel momento impensabili: stava sveglio tutta la notte prima della gara; prendeva decisioni che in caso di errore gli costavano care. Se un tecnico sbagliava un assemblaggio o una regolazione si prendeva lui la responsabilità con i proprietari del team. Noi tutti provavamo solo ammirazione per la notevole disciplina e l’esperienza con cui ci guidava verso le scelte più logiche. Seguivamo con piacere i suoi consigli. E imparavamo.

A distanza di anni ancora ci salutiamo con calore quando ci vediamo. Abbiamo una enorme stima reciproca nonostante non serva nascondere che in alcune occasioni abbiamo anche litigato, oppure ci siamo sopportati poco quando eravamo sotto pressione e avevamo opinioni diverse. Tutto normale, è umano. Ma nessuno voleva schiacciare nessuno. Il capo squadra era molto in gamba e la stima vinceva sempre su ogni situazione. In ogni singolo gruppo dove ho lavorato ho sempre avuto la fortuna di vivere esperienze belle così. E ho imparato, sempre, tantissimo.

Fine digressione

Ma coloro i quali, rivolgendosi alla lavanderia dei sotterfugi, si procurano a torto i panni del leader, riterranno sempre che se le occasioni che avete saputo cogliere voi (che siete considerati “nessuno”) loro non le hanno nemmeno sapute intravedere (non essendo portatori dei recettori necessari o non avendoli stimolati) allora vuol dire che loro sono ancor meno di voi. In pratica li state offendendo.

Ed ecco come siamo arrivati ad un paese dove in ogni singolo ufficio c’è una mafia che vi impedisce di veder riconosciuto un vostro diritto o sbarra la strada ad un vostro talento, una vostra grande occasione. Non vi permetteranno mai di dargli dello stupido con la vostra bravura perché loro si sentono migliori per presa di posizione. Tra le loro giustificazioni (esempi che mi sono occorsi) ho avuto risposte assurde del tipo “La mia famiglia è importante in questo comune da più di cento anni…”, oppure, atroce, “Cos’è che vorresti fare?!? No, no guarda, non se ne parla proprio, ci porti la pennetta usb con il progetto e ci pensiamo noi a farlo”, oppure, ancora, “Dai fastidio alla tale azienda…”, o “Quel finanziamento europeo te lo facciamo avere solo se con quel denaro affitti un nostro capannone”. Vi racconterò i casi più assurdi da piangere o da ridere, a seconda del vostro modo di vedere, a tempo debito in apposite rubriche.

Curiosità

L’etimologia del termine “mafia” è incerta e dibattuta. Le ipotesi principali spaziano dall’arabo al dialetto siciliano. Le origini più accreditate suggeriscono una derivazione dall’arabo maḥyāṣ (“smargiasso”, “arrogante”). Il termine, con il significato attuale, sembra comparire in Sicilia tra il 1860 ed il 1865.

In foto, sotto

A sedici anni lavoravo già in un team privato Cosworth. Mi proposi di lavorare gratis, per imparare, funzionò. A diciannove anni la Renault Sport si accorse di me e diventai un tecnico del campionato europeo ufficiale Renault Sport (in foto una delle sei auto assemblate interamente da me sotto la mia responsabilità: telai, motori, cambi, freni, mozzi, sospensioni, serbatoi, radiatori, abitacolo, elettronica…). Nonostante i gravi problemi endemici di sottosterzo, tipici di vetture con questa architettura (il motore V6 è dove immaginereste il bagagliaio), per me era un orgoglio indescrivibile.

Parlavo in inglese (scolastico) con i tecnici francesi che portavano a me (il più piccolo del team) gli aggiornamenti della componentistica delle Clio e delle Megane. Mi ascoltavano circa i suggerimenti di termodinamica e i trattamenti superficiali di alcune componenti che, facevo notare loro, avevano un alto rischio di innesco di cricche e quindi rotture. Stavo diplomandomi Perito Industriale Meccanico e di lì a poco mi sarei iscritto alla Facoltà di Ignegneria Meccanica. La notte dormivo con le mie (mie non di proprietà ma nel senso di responsabilità tecnica) macchine, accanto a loro, su una brandina portata in officina e mi ci sedevo dentro fantasticando di poterle guidare in pista. Viaggiavo per l’Europa. Avevo già il mio primo piccolo laboratorio di Meccanica motoristica, con i miei primi micrometri e comparatori, dove facevo le mie prove personali per imparare a casa rompendo motori miei. Per i team dell’epoca era fantascienza.

Nel luogo dove vivevo tutta questa intraprendenza non fu vista di buon grado perché i figli delle famiglie “gagliarde” avevano altri usi e costumi e si avviarono le malelingue. Ma i padri e le madri di famiglia, famiglie sane, lavoratori, avevano una gran stima della mia passione ed erano squisiti con me.

Oggi le cose sono cambiate moltissimo grazie alla caparbietà. Oggi accettano che io mi occupi di edilizia tecnologicamente avanzata, di particolari impianti energetici, dell’esasperazione dei settori quali Automotive e Motorsport e vari rami specialistici dell’industria e dell’artigianato. Ho portato una serie di risultati tali che, quando ho iniziato a parlare del mio piacere nel leggere e studiare dapprima testi specialistici di Neuroscienze e poi di Biomedica, nessuno ha commentato negativamente o ha beffeggiato sopravento. Ma ci sono voluti anni di pazienza e sopportazione delle più variegate cattiverie in termini di parole e di gesti.

Continua…

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
Riferimenti utili
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Complementi

Pagina Literature
L’Italiano, La Matematica e la Comunicazione visiva
Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

Complementi neuroscientifici e filosofici

Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

A sedici anni lavoravo già in un team privato Cosworth. Mi proposi di lavorare gratis, per imparare, funzionò. A diciannove anni la Renault Sport si accorse di me e diventai un tecnico del campionato europeo ufficiale Renault Sport (in foto una delle sei auto assemblate interamente da me sotto la mia responsabilità: telai, motori, cambi, freni, mozzi, sospensioni, serbatoi, radiatori, abitacolo, elettronica…). Nonostante i gravi problemi endemici di sottosterzo, tipici di vetture con quesa architettura (il motore V6 è dove immaginereste il bagagliaio), per me era un orgoglio indescrivibile.

Parlavo in inglese (scolastico) con i tecnici francesi che portavano a me (il più piccolo del team) gli aggiornamenti della componentistica delle Clio e delle Megane. Mi ascoltavano circa i suggerimenti di termodinamica e i trattamenti superficiali di alcune componenti che, facevo notare loro, avevano un alto rischio di innesco di cricche e quindi rotture. Stavo diplomandomi Perito Industriale Meccanico e di lì a poco mi sarei iscritto alla Facoltà di Ignegneria Meccanica. La notte dormivo con le mie (mie non di proprietà ma nel senso di responsabilità tecnica) macchine, accanto a loro, su una brandina portata in officina e mi ci sedevo dentro fantasticando di poterle guidare in pista. Viaggiavo per l’Europa. Avevo già il mio primo piccolo laboratorio di Meccanica motoristica, con i miei primi micrometri e comparatori, dove facevo le mie prove personali per imparare a casa rompendo motori miei. Per i team dell’epoca era fantascienza.

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano

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Parte 7 | Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano

Nella mia movimentata vita, in una moltitudine di occasioni tali da consolidare una specifica esperienza e formulare delle soluzioni, ho subìto comportamenti sgradevoli da parte di persone che non tolleravano che facessi cose secondo loro spettanti a persone di ben più alto livello. Mi permetto di affermare con un pizzico di sano orgoglio che sono un “nessuno figlio di nessuno”. Questo, per il mio personale modo di essere, conferisce ancora più gusto nel riuscire a fare certe cose molto elaborate. Non ho avuto aiuti né facilitazioni, solo ostacoli.

Ad ogni modo su quale base standard siano definiti questi presunti livelli e quanto siano attendibili, ad oggi, devo ancora capirlo. Secondo il loro tanto bizzarro quanto narcisistico modo di vedere non meritavo ciò che riuscivo a raggiungere, a conquistare, a guadagnare con le mie forze.

Un nessuno è considerato una persona con caratteristiche inferiori che non si deve permettere nemmeno di fare capolino nel mondo dei giganti. Attenzione però, certe luci, proiettate con gli angoli giusti, fanno apparire giganti anche persone minute opportunamente posizionate dietro un telo che li scherma e li protegge (vedi foto in basso). Quindi ci sono i giganti veri, poi ci sono quelli che si mescolano tra i giganti per mimesi ed infine i difettosi nessuno. I veri giganti trovano talvolta interessanti i difettosi nessuno ma quelli che fingono di essere giganti, sovente nel mezzo, tentano di evitare che avvenga un simile incontro.

Queste persone non si spiegano come un “inferiore” possa avere delle idee tanto attraenti, complesse e, oltraggiosamente, senza nessun rispetto per l’immagine che gli viene conferita dalle loro pregiate apparenze, essere anche in grado di realizzarle nonostante le grandi difficoltà che comportano. Sacrilegio!

La mia vita è piena di eventi riconducibili a questa forma di odio e a lungo ho riflettutto sul perché di tanta ostilità. Poi un giorno, forse, ho colto qualcosa. Quando una persona si ritiene migliore di voi, sta meglio economicamente (o cerca di farlo sembrare, sempre per il concetto di mimesi con i giganti), ricopre posizioni considerate di prestigio o quantomeno ritenute rispettabili dalla ordinarietà del senso comune, ha una famiglia per qualche motivo rilevante (o che lo è stata in passato) e magari persino storica in una determinata città; quando una persona ha avuto sempre le migliori occasioni e le mani in prima fila sugli strumenti più efficienti per accedere a vantaggiose occasioni, tenderà a sentirsi una persona prescelta dal successo, investita dal comando (quello comodo, esente da responsabilità), volta alla competizione pretenziosamente vincente, al potere vanitoso, alla “gestione degli eventi” e delle opportunità a prescindere dai risultati che è capace di ottenere. Sente sempre che la vita abbia dei grossi debiti nei suoi confronti.

Tenderà ad un certo momento, dopo essersi “abituata gradualmente”, giorno dopo giorno, con piccoli incrementi impercettibili, alle smanie di onnipotenza. Non avete idea di come le abitudini riescano a suggestionare e plagiare il cervello convincendolo di cose che non esistono, di bugie create ad hoc per sé stessi, per autogiustificarsi di un comportamento prevaricatore e rendere lecito l’illecito: “Non si può fare ma io lo posso fare perché me lo merito ed ho il tale motivo”, “Tanto per me è sempre stato così, abbiamo sempre fatto così”, “Sono abituato così, l’ho sempre fatto io, lo sono sempre stato io!”. Quell’io, io io, sempre perennemente io.

Può succedere a chiunque se investito nella propria vita da troppe condizioni favorevoli, da troppo agio, da troppi vizi, da troppe vittorie facili e immeritate, specie se dalla tenera età. La struttura di quello che sarà il nostro modo di ragionare e il nostro modus operandi la formeremo entro i primi quattro anni di età, oltre tale limite sarà molto difficile cambiare una convinzione, un’abitudine anche se è sbagliata e sappiamo inconsciamente che è sbagliata.

L’abitudine porterà a creare la bugia per giustificare perché per l’individuo si concede ciò che è sbagliato per altri e non a comprendere facilmente che sta prendendo un abbaglio. Quando questa persona vedrà uno come molti di voi, come me, particolarmente in gamba e audace nelle proprie arti e mestieri, con capacità sopra la media (ma pur sempre un perfetto signor nessuno), penserà semplicemente che ciò che di bellissimo state finalmente facendo non siete voi a meritarlo ma lui (o lei a seconda dei casi). Perché è sempre stato così. Senza particolare impegno ha sempre vinto lei e così pretende che rimanga per sempre. Tremende le abitudini.

Continua…

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