Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Rubrica: Può succedere anche a te

Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Parte 3 | Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Per un momento non c’è più niente, il nulla. Hai perso la tua occasione, sei bloccato, i clienti fanno pressione, incredibilmente ti trovi davanti ad un paradosso: un’azienda che va bene, in gran carriera, che rischia di chiudere. Come può rischiare di chiudere un’azienda così fertile? Quali condizioni anomale si sono verificate? Qual è l’eziologia del fenomeno?

L’udito scandisce il tempo mentre sei immobile e senti ogni minimo rumore, rintocchi irregolari di un tempo distorto, avvolto, flesso, come la tovaglia di Einstein. Sei fortemente senziente, dall’esterno ti arriva tutto mentre ti chiudi in te stesso. Non è facile trovare una soluzione. Il paradosso ti scuote, ti cattura, ti sorprende e ti immobilizza. Diventa il tuo simbionte. Non sai come liberartene. I clienti alle porte si accumulano come acqua contro una diga; le loro richieste, sai di poterle soddisfare, ma non hai uno spazio dove poterle lavorare, elaborare, sviluppare, concretizzare. Ti desiderano, ti cercano, ti stimano, ma se l’attesa è troppo lunga non puoi vincolarli a te, perché non puoi chiedergli di far loro un problema come questo… o forse sì?

(…)

La direttrice dell’abuso di potere sa bene le difficoltà che ha provocato. Non conosce il mondo delle infinite articolazioni intelligenti, però conosce più che magistralmente il mondo dei rugginosi e distorti archibugi machiavellici. Rimuove il barattolo alla base della piramide espositiva provocando la caduta di tutti gli altri sopra. In un rapido sordo tonfo tutto viene raso al suolo. Tutto tranne la prima fila di barattoli, quella alla base. Gli scaffali attorno trattengono l’onda sonora che viene smorzata e nessuno più di tanto fa caso a quanto è accaduto. Ogni cosa riprende come ogni giorno, il Mondo va avanti, la gente non si accorge di nulla, in pochi sanno la verità, in pochissimi si rendono conto. A meno che non sia tu ad informarli con i mezzi giusti, offrendo loro la chiave di lettura che penetra e chiarifica stimolando il risveglio.

Si interpolano condizioni labili quando trovi varie situazioni temporanee che però non rispettano condizioni, necessità, regole. Non sono sicure per te, non sono sicure per i clienti, non sono sicure per i prodotti, non garantiscono lo svolgimento dei servizi nel modo programmato. I costi assicurativi elevati che ne seguono, le probabilità di inadempienze sotto asterisco da parte delle compagnie stesse sono dietro l’angolo, entrando automaticamente in un bilancio che restituisce sempre condizioni sfavorevoli. Opzioni che non puoi validare se progetti ad elevati livelli, se progetti anche a lungo termine. L’affitto di strutture non è compatibile con il progetto. L’acquisto di strutture rassomiglianti presenta moltissime altre incompatibilità. In ogni specifica condizione valutata, analizzata, simulata, ci sono delle falle enormi che darebbero subito una parvenza di vantaggio nel breve periodo, una parvenza di soluzione “comoda”, di via di fuga che conduce dritto al vuoto, alla dipendenza da problemi (e conseguenze di problemi) che senza una scelta affrettata non avresti avuto. Nel lungo periodo i costi per gli adeguamenti risultano ingiustificati, vanificano ogni ulteriore giorno di lavoro, condizionano fortemente la crescita aziendale e gli sviluppi attesi; implicano considerevoli perdite che non sono osservabili immediatamente, se non con una vista felina.

Le condizioni favorevoli coesistenti, che sussistevano fino a pochi mesi prima, sembrano essersi dissolte e ritornate in soluzione chissà dove, chissà come. Non puoi sperare che si riverifichino le condizioni ottimali, potrebbe capitare tra vent’anni, così come potrebbe capitare mai più. In tanti mi dicono di affittare una struttura, di comprarne un’altra, di risolvere sempre ed esclusivamente con metodi che sono gli stessi per i quali tante attività oggi non funzionano. Tutto facile durante una chiacchierata, ben più complesso quando si fa realmente, in prima persona.

A cosa serve forzare la testa della vite incastrata? A rompere il nocciolo della vite stessa. Molto più complicato è ridar luogo alle condizioni che permettono al filetto di scorrere nuovamente senza che si verifichino rotture che porterebbero ad aumentare drasticamente la complessità della soluzione: trapanare la vite senza danneggiare la femmina, rimuovere i trucioli senza che finiscano in zone di attrito, di scorrimento, operare tutti i dovuti controlli e pulizie a seguito di una rottura.

Il mondo dell’impresa ha notevoli punti in comune con le leggi della fisica e quindi della meccanica. Non pensare di fare quello che vuoi, quando vuoi, come vuoi. Puoi fare quello che vuoi al momento giusto seguendo deterimate regole; puoi fare come vuoi qualcosa che può esser scelto in una gamma discreta, rispettando dei tempi; puoi fare quando vuoi cose che sono il frutto di compromessi. Non si quadra tutto come vogliamo ma possiamo imparare ed inserirci noi all’interno di condizioni che funzionano.

Se volete guidare una Formula 1, e avete le conoscenze tecniche di guida e l’allenamento fisico-mentale adatto, potete farlo. Esistono “reparti clienti” appositi al prezzo che ne consegue. Però non potete decidere quando e come, non nel modo che siamo soliti intendere. Se avvii il motore di un’auto di F1 a freddo, lo distruggi. Non è un’auto normale. E’ una primizia. Devi prima scaldare acqua e olio a motore spento (esistono appositi dispositivi esterni per questo), attendere che le tolleranze rientrino nel range di funzionamento e poi iniziare l’avvio del motore. Dovranno quindi, ad esempio, prima dilatarsi le canne dei cilindri. Le prestazioni sono elevate e se desideri avere a che fare con prestazioni elevate, devi “attendere” che siano stati svolti prima tutti i processi necessari per “poi” fare quello che desideri. Non è immediato; è complesso e laborioso. Gestire un’impresa agile, scattante, che può cambiar direzione rapidamente, richiede continue conoscenze e aggiornamenti. Sono una miriade di dettagli da far arrovellare le “cerevella”.

Se fosse stato così facile, prendere un altro capannone o affittarlo, lo avrei fatto. In certi luoghi le attività funzionano, in altri no. In certe condizioni le attività sono sostenibili, in altre no. E’ complesso spiegarlo ma forse vi sarà capitato di vedere due bar a soli venti metri di distanza l’uno dall’altro, eppure uno lavora in modo energico, l’altro è perennemente vuoto. Basta girare un angolo di un edificio e tutta la visione cambia. Non è cattiveria, i clienti non lo fanno per simpatia o antipatia, non necessariamente; esistono dei fattori che non basta una vita per analizzarli. Lo stesso accade in molti altri settori, anche nei miei. In un determinato modo le cose funzionano, in un altro puoi anche insegnare al tuo amato amico a quattro zampe a fare spettacoli di equilibrismo con la palla, ma l’attenzione del pubblico tornerà rapidamente su ciò che scorre con più facilità. Nel moderno mondo dell’iperstimolazione è tutto dimenticato dopo pochi attimi e solo la fluenza d’impresa restituisce benefici se applicata in modo sobrio, razionale, equilibrato, completo.

Inoltre, riflettendo, le dimensioni su cui si è soliti misurare le quote di un solido sono tre e sono sufficienti a fornire una rapida valutazione di come inserirlo in un contesto dove sono presenti altri solidi (ad esempio un’auto in un garage). Ma le dimensioni su cui si effettuato i rilievi di una azienda sono molte di più. E’ difficile visualizzarle. Se non vuoi sorprese future la struttura deve rispettare precisi requisiti antisismici, di isolamento, energetici, di sicurezza, gli impianti devono avere precise prestazioni, una moltitudine di normative egregiamente rispettate abbasserà i costi assicurativi garantendo anche risarcimenti regolari in caso di imprevisti; gli spazi interni saranno studiati per offrire una precisa flessibilità, la zona in cui si troverà la struttura dovrà essere compatibile con gli step successivi che porteranno alla realizzazione dei progetti futuri; si dovranno anche valutare i rischi inaspettati quali il rischio idrogeologico, come è servita la zona, quanto è vicina la struttura a territori che possono incorrere in espropri per varianti. E numerosissime altre particolarità come l’idoneità al transito e alle manovre agevoli di bilici, la capacità di soddisfare incrementi produttivi, la versatilità di poter impiegare la struttura per attività nuove anche completamente diverse, la relazione di interconnessione tra la sede principale e le altre sedi satellite. E ancora molto altro che non espongo, da un lato per complessità, dall’altro per riservatezza. Si opera in multidimensione, questo è poco ma sicuro. Il concetto di catena monodimensionale, nella quale il danno ad un solo anello implica l’inefficacia di tutto il resto, è vecchio e logoro anche se ancora molto proposto negli ambienti imprenditoriali. Personalmente sono solito contemplare altri domini matematici multidimensionali connessi, ovvero luoghi dove “qualcosa” può esistere in spazi molto più elaborati fino ad alienare dal quotidiano senso comune più immediato. Trovo siano più compatibili con le mie idee perché ti danno una maggiore visione d’insieme.

In corso d’opera ho esposto solo una parte del mio progetto ad una compagnia assicurativa e più illustravo alcune peculiarità più il premio assicurativo si abbassava. In presenza di precisi presupposti l’assicurazione comprende che l’attività è fortemente specializzata (e basata su complesse condizioni che le sono oltremodo utili) per cui lavorare in modo improprio, o generare autodanni a fini maliziosi, sarebbe sconveniente sotto ogni fronte prima di tutto per l’attività stessa. Quando determinati requisiti vengono soddisfatti il premio cala drasticamente nonostante la copertura sia molto elevata. Questo perché la compagnia assicurativa comprende che non ci può essere intenzione di assicurare per elevati valori al fine di riscossioni oblique. Inoltre tutto è talmente ottimizzato che le condizioni peggiori hanno solo una infinitesimale remota possibilità di verificarsi (se costruisci lontano da un corso d’acqua sarà difficile che esondazioni ti danneggino e così via anche per altri parametri).

Questo per dire che un progetto, opportunamente ragionato, ha costi molto minori nel medio e lungo periodo grazie alla necessità di minori adeguamenti, minori insorgenze di catene di causalità (effetto valanga), minori sprechi e dissipazioni, minori artifizi, minori grattacapi, minore stress… maggiore concentrazione su quello che conta: la qualità del lavoro.

Per un sistema tampone ho comunque preso altri locali studiando gli effetti di questa scelta. Sebbene permettano di sopperire parzialmente, e per un tempo determinato, alle violenze commesse dalla direttrice di banca, di fatto confermano le mie teorie. Si cammina con una gomma bucata a bassa velocità e con una santa pazienza ci si dirige verso l’officina che si trova ad una distanza per cui il carro attrezzi risulta eccessivo. Allo stesso tempo, però, il percorso e lo stato del manto stradale gravano sul cerchione che può danneggiarsi se non tengo la velocità ideale per le condizioni del pneumatico danneggiato.

Quindi perché non prendere un foglio bianco e progettare da zero?

Ho avviato il progetto di un complesso industriale che è circa sei volte più grande del progetto iniziale e non mi precludo eventuali ulteriori espansioni, laddove risultassero realmente necessarie. Le metrature sono aumentate moltissimo tenendo conto dell’ottimizzazione di ogni singolo metro quadro utilizzabile (non se ne spreca nemmeno uno) e l’importo delle spese per ogni singolo metro quadro annuo. Questo mi permette di appoggiare a terra anche solo un prodotto o un componente (da costruire, assemblare, installare o manutentare), ad esempio di misure 40cm x 60cm, e sapere quanto tempo può sostare su quel preciso metro quadrato e quanto deve produrre affinché vengano coperti i costi ( le tasse, le spese energetiche, le attrezzature, le materie prime, gli investimenti…) e vengano realizzati degli utili coerenti. Può sembrare assurdo ma in certi casi è persino preferibile non accettare l’incarico di un lavoro perché non rispetta i requisiti aziendali e un apparente guadagno può tradursi in una perdita deleteria (microeconomia, costo delle opportunità e concetti affini).

Se realizzi una struttura così grande e con una moltitudine di servizi che il precedente progetto non ti avrebbe permesso di offrire, devi fare calcoli infinitesimali occupandoti anche dei valori “trascurabili” dopo la virgola. Forse i più importanti perché ad una prima occhiata puoi non accorgerti di quanta forza esprimano sommati tutti insieme settimana per settimana, anno per anno.

Per acquistare la mia prima moto da corsa lavorai in una gelateria dove gestivo l’intera attività. Mostravo una forte intraprendenza che il titolare, severo al punto giusto e capace di insegnarmi mestiere e disciplina, apprezzava molto. Osservando i coni dei gelati, dando i resti, battendo gli scontrini, gestendo la cassa, la chiusura serale, il registro dei corrispettivi, gli ordini; gestendo il magazzino ed il laboratorio, mi accorgevo come ad un Euro e cinquanta alla volta, si realizzassero ben presto importi per decine e decine di migliaia d’Euro al mese in alta stagione. Lo stesso accade per le gocce perse dalle tubazioni delle reti idriche. Milioni di litri d’acqua potabile persi all’anno se non ci fosse un efficiente servizio di ripristino delle linee. Gocce e centesimi che fanno grandi numeri, che viaggino in un senso o nell’altro.

Le scorrettezze che mi ha inferto la direttrice mi hanno portato a studiare in profondità ogni minimo dettaglio utilizzando tra l’altro anche ciò che lei stessa, inconsapevole, mi ha insegnato. Devo ammettere che non avrei mai preso un foglio bianco e progettato da zero se tutto fosse andato liscio. Mi sarei accontentato di una struttura più modesta. Non sono folle. Non avrei mai immaginato una struttura come quella attuale alla quale ho lavorato e stiamo lavorando con dedizione. E’ notevole e studiata con i criteri che solitamente si adottano sugli aerei di linea.

La questione è che ora, nelle mie precise condizioni, ha imprenditorialmente senso per me fare questa scelta conoscendone i costi e le nostre potenzialità piuttosto interessanti. Mi sembra assurdo come sia possibile che la struttura che stavo acquistando, a distanza di  quattro anni, sarebbe stata insufficiente. Ma comunque fondamentale. Il lavoro senza quella struttura ha subìto forti rallentamenti, ho lasciato molti clienti ad altre realtà, ho perso notevoli fatturati, mi sono trovato in difficoltà a studiare soluzioni complesse a cui non avevo mai pensato prima e, da sollecitazioni di questo tipo, è nato un nuovo progetto fuori dagli schemi perché, anche se molto più grande, è strutturato senza banche. Questo ha permesso, sta permettendo e permetterà di avere prezzi competitivi pur parlando sempre di prodotti e servizi fortemente specializzati.

Le insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado che hanno visto il punto al quale sono arrivato mi hanno chiesto di portare i ragazzi e le ragazze delle loro scuole a far visita alle strutture, i laboratori, gli studi, a vedere cose che potrebbero risultare piacevoli scoperte per menti così fresche. L’idea è bella, mi piace molto ma andrà organizzata e razionalizzata affinché i ragazzi non siano irrequieti, non si facciano male, non siano distratti. Non faccio molto affidamento sull’insegnamento generalizzato, preferisco orientarlo caso per caso conoscendo le propensioni e gli stimoli costruttivi di quei ragazzini. Quindi piccolissimi gruppi a poco alla volta lungo l’anno. Ma non è detto, potremmo organizzare anche il contrario e portare personalmente nelle scuole avvincenti concetti di gioco. Un paio d’ore la settimana. Tutto si può fare con la pazienza, pianificando e valutandone l’utilità.

Così ho preso un foglio bianco, ho progettato da zero qualcosa di nuovo, di vasto, di articolato; ho trovato i fondi in modi lontani dal senso comune (ne parlerò in modo specifico nei prossimi saggi di questa collana) e ho visto che riesco a fare cose che non pensavo di riuscire a fare. Vediamo un po’ cosa ne scaturisce. Tante volte da una brutta esperienza riuscissimo ad estrarre una primizia particolarmente buona dal punto di vista umano, culturale, caratteriale, tecnologico, lavorativo… 🙂

Raffaele

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica Generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
Riferimenti utili
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Complementi

Pagina Literature
L’Italiano, La Matematica e la Comunicazione visiva
Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

Complementi neuroscientifici e filosofici

Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
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Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

A cosa serve forzare la testa della vite incastrata? A rompere il nocciolo della vite stessa. Molto più complicato è ridar luogo alle condizioni che permettono al filetto di scorrere nuovamente senza che si verifichino rotture che porterebbero ad aumentare drasticamente la complessità della soluzione: trapanare la vite senza danneggiare la femmina, rimuovere i trucioli senza che finiscano in zone di attrito, di scorrimento, operare tutti i dovuti controlli e pulizie a seguito di una rottura.