Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente

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Parte 4 | La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente

La direttrice di cui vi vado a raccontare è, a tutti gli effetti, una criminale, un mostro. Uccide lentamente i progetti delle persone, distrugge le vite di chi potrebbe non riuscire a difendersi, gli stessi clienti della banca per cui lavora. Ma sopratutto la gravità diventa iperbolica perché… premedita. E sarà lei stessa ad ammetterlo, come vedremo più avanti, auto-investita da una convinta aura di onnipotenza.

Premedita, organizza, si ripete e incalza con mezzi sporchi ed illeciti (sottili tentativi di corruzione, velati ricatti, ausilio di collaboratori opportunisti) fino a che non vede realizzato il suo disegno malevolo. Per i modi di operare è tra le espressioni massime dello sporco che mente umana possa concepire. Sorride di beffardi sorrisi costruiti che lasciano un certo scetticismo e non sono sicuramente spontanei né di facile interpretazione quando non la conosci bene. Ti tiene sulla griglia a fuoco lento, sembra sempre vicina a te, sembra sempre che stia per darti un gran supporto, che per te stia facendo grandi cose, grandi eccezioni, se solo tu le dessi quelle particolari informazioni che tanto le farebbero comodo. Sai, si tratta solo di “sciocchezze”. Ma quelle sciocchezze sono la tua anima. I tuoi segreti di impresa, i tuoi segreti industriali, i tuoi metodi di operare. Ciò per cui hai studiato per tutta la vita, anche nei fine settimana, anche le notti, anche durante le festività e le vancaze, mentre gli altri si andavano a divertire e tu avevi fatto una scelta insolita, impegnativa ma che ti rendeva più felice. Ti fa passare un piccolo mutuo (in prossimità dei limiti tra finanziamento e mutuo, non si parla di centimaia di migliaia d’Euro, tantomeno di milioni) per una enorme operazione finanziaria che richiede che tu ti “accorga” di lei.

Ma ti sta sabotando, sfrutta il tuo momento di tensione in cui sei preoccupato dalle scadenze, delle condizioni, delle modalità, della documentazione, per infilzarti aghi nei nervi e tentare di controllare i tuoi movimenti. Approfitta per chiederti favori non dovuti ed in modo non regolare talvolta mascherato e di difficile interpretazione, tali altre volte in modo palese, arrogante e scocciato dal fatto che non stai intuendo quello che lei sta cercando di comunicarti in una oscura linea sotterranea. Quando non capisci arriva persino ad arrabbiarsi e palesare le azioni non regolari che ha commesso come a comunicarti “Lo capisci che sono potente? Lo capisci che i miei collaboratori e le persone che ti ho mandato fanno quello che dico io?!?”.

Ma se è tanto potente, perché ha bisogno di un ragazzo come me per fare del vile denaro? Non è capace da sola in modo limpido? Scoprirò che la risposta è negativa. Tra pochi capitoli avrà inizio l’analisi delle azioni di maggior rilievo compiute da questa persona che, a mio modesto parere, sembra la persona meno indicata da inserire in una posizione lavorativa in cui può osservare da vicino variegate situazioni economiche e persino la riuscita di progetti di imprenditori da generazioni o di self-made men, quest’ultimi destinatari delle maggiori ostilità.

Per farvi capire, quando persone di questo tipo sono state investite di potere, hanno avuto luogo i grandi massacri della storia. La fortuna per il nostro paese è che questa donna sia uno spettacolo pirotecnico fuori controllo, non un reale arsenale di guerra. Il suo livello di danno arriva a colpire imprenditori locali i quali, se in gamba, grazie agli stimoli “inflitti” possono usare la sua stessa forza contro di lei e migliorare ulteriormente. Ciò non toglie che questo implichi l’innesco di traumi perfettamente evitabili, grande sacrificio, grandi fatiche snervanti, intensa forza di volontà che non si era previsto di usare e, forse, non si sapeva nemmeno di possedere. Si può pertanto, in ogni caso, migliorare la propria posizione nel mondo dell’impresa, della società, della cultura, dell’essere Umano di valore. Il denaro è una conseguenza, mai l’obiettivo.

Continua…

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
Riferimenti utili
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Complementi

Pagina Literature
L’Italiano, La Matematica e la Comunicazione visiva
Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

Complementi neuroscientifici e filosofici

Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

A fuoco lento. Piccoli cambiamenti di cui potresti non accorgerti.

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana

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Parte 3 | Dalla Fisica Generale alla vita quotidiana

Se studiate Fisica Generale con profonda passione* potreste trovare delle ricorrenze, delle similitudini notevoli con la vita quotidiana. Sono le leggi di equilibrio, di conservazione, fenomeni come gli attriti, gli urti, l’entropia, la trasformazione dell’energia da una forma ad un’altra. Molto della preziosa Fisica Generale, in qualche modo codificato, vi spiega perché ad un fenomeno ne corrisponde un altro. Ad esempio ad un fenomeno di azione corrisponde un fenomeno di reazione (Terza legge della dinamica, Newton).

*I testi delle scuole superiori sono un ottimo punto di partenza.

Rischiate un contatto con un veicolo che proprio non avevate visto, il conducente dell’altra auto è furioso con voi ma se voi diventate furiosi con lui, ignorando il suo punto di vista, darete il via ad una serie di urti violenti (verbali, fisici, legali). Come un corpo rigido appeso all’estremità di un pendolo, magari una sfera di acciaio, che colpisce altre sfere di acciaio. La situazione si propagherà e ci saranno alte probabilità che degeneri se il sistema continua ad essere alimentato con energia sempre maggiore.

Ma se voi comprendete che il momento di inquietudine dell’altro automobilisista è una somma di fattori giustificati quali lo spavento per un possibile danno sfiorato, la sua posizione di ragione secondo il codice stradale, il fatto che le carrozzerie delle auto filtrano il linguaggio del corpo, quindi anche la nostra mortificazione per l’errore appena commesso (ci vorrà un po’ prima che l’altro automobilista capisca che siamo dispiaciuti per l’errore), allora vi comporterete come un materiale in grado di assorbire e dissipare l’energia. Riporterete rapidamente la quiete. Sarete ad esempio una barriera di neoprene, saldamente fissata, la quale, deformandosi, dissiperà l’energia della pallina di acciaio e un attimo dopo, grazie all’elevata elasticità e deformabilità, tornerà nella sua forma e posizione normale.

Sfruttando queste analogie spesso mi sono trovato a ridere e scherzare con persone con cui un attimo prima si erano avviati i processi di ostilità. Cerco di mettermi nei loro panni, osservare dal loro punto di vista, capirli e rincuorarli di quanto non fosse mia intenzione fare quell’errore (ovviamente anche io tengo ad evitare l’urto). Alcune persone a momenti mi abbracciano entusiaste, molte mi stringono la mano. Tutti gradiremmo moltissimo essere compresi e apprezzeremmo che coloro che ci circondano non ragionassero sempre e solo esclusivamente con le proprie posizioni rigide e vincolanti.

Se andate oltre, con la Fisica Quantistica, potete scoprire logiche anti-intuitive di fenomeni straordinari che si verificano su scale diverse da quelle alle quali siamo abituati. Un elettrone e un antielettrone (positrone) si incontrano, annichiliscono e scompaiono trasformando le loro masse in emissione di energia. Fenomeni analoghi si verificano innumerevoli volte ogni secondo in tutto il mondo tra le azioni delle persone. Molti lo chiamano Karma (principio universale di causa-effetto), io le chiamo Leggi dell’Universo.

In vita mia, fin da ragazzino, sono stato una persona molto brillante (fare i falsi modesti è a mio avviso detestabile, penso sia apprezzabile invece dire la verità in modo oggettivo ed equilibrato), con molti progetti, i migliori dei quali andati a buon fine anche in tenera età. Moltissimi gli errori commessi prima. Sono più le volte in cui sono caduto, anche se nessuno mai tiene conto di questo. La massa preferisce tenere conto solo di facili conclusioni e convenienze. Tutti tendono a pensare che io abbia avuto le noci già sgusciate e non abbia dovuto provvedere a faticare seriamente per procurarmi il primo schiaccianoci (studiare, pianificare, progettare), faticare per allenare la forza nelle mani per poterlo usare (iniziare a fare, lavorare) e poi imparare ad usarlo senza che “i cocci” schizzassero dappertutto (apprendere con l’esperienza come si fa davvero).

Questo ha più volte scatenato ostilità nei miei confronti da parte di chi era geloso, invidioso, prepotente o ambiva troppo agli onori. Volevano le mie glorie senza aver fatto le mie fatiche, senza aver vissuto i miei dolori, senza aver navigato i mari dello sconforto quando tentavo ma non riuscivo e “chiedermi perché” forniva risposte che gravavano implacabili sulle fragilità di chi è acerbo. Si ritenevano migliori e meritevoli al posto mio di quello che conquistavo. Quello che più mi è accaduto, fin dalle scuole elementari, è che persone che si ritenevano “migliori per presa di posizione” avviassero pratiche per sabotarmi, maldicenze per sminuirmi, influenze prive di logica per rallentarmi.

Ho sofferto in maniera disumana per riuscire nelle mie passioni. Ho rinunciato ad una vita normale, alle sicurezze, al comfort. Ho vissuto spesso la condizione in cui “qualcuno”, infastidito dal talento e dal tanto legittimo quanto povero sentimento di invidia, perfettamente umano ed espresso sinteticamente attraverso “Perché a lui e non a me?”, ha aggredito impropriamente la mia vita mentre io non avevo alcuna intenzione di aggredire la sua.

D’altra parte se ti senti migliore, buon per te. Può essere un inizio se incanali questa fiducia in te stesso in qualcosa di buono e prolifico. Personalmente non mi occupo di confronti, non mi interessano, per me rappresentano unicamente un “inutile attrito con forte dissipazione”.

Ma mai una volta ho visto in vita mia questi malvagi applicare del male senza che il loro destino ne fosse profondamente intaccato. Ho atteso con pazienza anni, perserverando con i miei progetti e vedendo inaspettatamente mutare le situazioni attorno a me, tenendone traccia, scoprendo come sono andate a finire. Se perserveri sui tuoi progetti per un tempo sufficientemente lungo puoi assistere a quanto ti sto narrando. Non ho mai visto i ladri arricchirsi e mantenere la ricchezza rubata perché c’è sempre stato poi qualcuno più abile che ha fatto altrettanto a loro. Non ho mai visto famiglie con forti influenze riuscire a lungo a “mandare l’acqua all’insù” oltre che con le prepotenze a terzi anche forzando la carriera dei loro figli e familiari con qualità che, pretese, non sono mai arrivate. Hanno invece avuto progenie spesso sciocca, saccente e supponente, navigatori dell’ignoranza, nonostante doppia o tripla laurea.

Ignoranti si nasce, si vive e si muore, non c’è laurea che tenga. L’ignoranza è figlia dell’ottusità, dell’incapacità di aprire la mente, è figlia del pensiero unico, del ragionamento imparato a memoria e mai compreso.

Li ho visti capaci solo di distruggere, senza nemmeno accorgersene, il maltolto sottratto a persone più meritevoli della società, spessissimo del loro territorio. Non ho mai visto in vita mia una persona malvagia vedersene bene del male che ha inflitto. Fingono, questo sì. Sorridono, si presentano nella movida con belle apparenze, prendono a qualche asta giudiziaria fatiche di altri che non sanno curare e mantenere a dovere e la volgarizzano.

Ma i figli in gamba restano quelli delle brave persone, dei padri e delle madri di famiglia, degli intelletti onesti. Quelli che sanno perdere, che non fanno del male ma crescono. Quelli intelligenti, che preservano la specie. Quelli di cui l’Universo, nel momento più inaspettato si ricorda sempre… per le leggi di equilibrio e di conservazione.

A voi il compito di tradurre le nozioni di Fisica Generale con il quotidiano dell’Uomo, potete impiegare anche tutta la vita per comprenderne a fondo una sola, va benissimo anche così, sarà quella per voi più importante.

Continua…

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Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
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Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
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Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
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Conclusioni (parte 1, parte 2)

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Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

Duocel® è un marchio registrato di ERG Aerospace.
Nell’immagine una interessante dimostrazione dell’assorbimento di energia da parte della loro particolare schiuma di alluminio (a destra). La massa che impatta viene trattenuta e non rimbalza pericolosamente. La schiuma d’alluminio si deforma in modo programmato e sicuro dissipando l’energia d’impatto. A sinistra, invece, la stessa massa impatta sul lingotto di alluminio rigido (lasciando un segno al centro) per poi rimbalzare fuori controllo.

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato

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Parte 2 | Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato

Una premessa è fondamentale: abbattere il pensiero che “chi non ha mai ammazzato nessuno” sia una brava persona. Lo sentiamo dire spesso “Mi sembrava una brava persona, non ha mai ammazzato nessuno!”. La specie umana però non funziona così. C’è chi uccide lentamente, giorno dopo giorno, tramite disservizi, abusi, prepotenze, incompetenze, risultando assai più criminale del criminale stereotipato. La differenza tra il criminale standard e il criminale silente risiede solo nella velocità di esecuzione: il proiettile, la lama, infliggono un danno con esito sovente immediato. L’abuso, la violenza lenta e costante, nascosta nei substrati sociali, ferisce la psiche dei più fragili, indebolisce l’organismo, avvolge di stressor altamente lesivi e impiega anni, talvolta decenni, per uccidere una persona.

Se pensate sia una forma retorica, un eufemismo, ribadisco al fulmicotone che, sì, gli abusi uccidono lentamente le persone. Se non si sa come difendersi, se non si forma il carattere per rispondere a questo tipo di sollecitazioni, se non si esterna ciò che ci affligge e pesa dentro per timore di giudizi esterni, si finisce con il valicare i limiti della depressione, indebolire il sistema immunitario con produzioni eccessive di “cortisolo” e “glutammato”, danneggiare tessuti ed organi, perdere lucidità, appassire. La morte sopraggiunge perché l’organismo non fornisce risposte reattive e decade.

Può impiegare pochi anni o protrarsi per qualche decennio ma usura anzitempo e riduce notevolmente la qualità di vita di quegli anni. Coltivare la saggezza, la calma, sviluppare filosofie costruttive, stimolare l’ingegno, ottenere risultati che nessuno si aspettava è un buon avvio di risposta, una terapia naturale che vi rende forti e persino più resistenti di quanto non foste prima.

Se gradite una digressione più dettagliata al riguardo, vi invito alla lettura di articoli quali “Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello“, “Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale“, “Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise” e dei relativi articoli indicati in fondo ad ogni testo tra i link correlati. Spazierete ampiamente e spero vi piacciano : )

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
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Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica Generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
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Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
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Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
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Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

A sinistra osserviamo un sistema geometrico incoerente nelle nostre tre dimensioni abituali (vedremo in appositi articoli che passando alle quattro dimensioni, ad esempio con il tesseratto, ipercubo di ordine 4, molti vincoli concettuali crollano). A destra osserviamo, tramite le linee arancioni, dove si cela l’inganno. Una persona apparentemente “brava” tenta di nascondere incoerenze che l’esperienza può aiutare a riconoscere. Può trattarsi anche solo di un carattere fisiognomico, un’espressione del viso, un segno di stress, un’alterazione del tono vocale, un gesto che cade in un dato momento.

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi

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Parte 1 | Può succedere anche a te ma se conosci hai netti vantaggi

Se quanto vi vado a raccontare, tramite pillole e capitoli, può in qualche modo esservi utile, potete godere il vantaggio della trasmissione dell’esperienza. Certo, leggerla vi modella ma non vi forgia. L’esperienza diretta è decisamente impattante e formativa, vi insegna moltissimo ed allo stesso tempo vi lascia dei traumi che, no, non passeranno mai. Incrementerete la vostra esperienza ad un preciso prezzo, il trauma. Potete risolvere l’accaduto, potete vincere, potete far valere i vostri diritti ma il male che vi sarà stato fatto non svanirà, le cicatrici resteranno sotto i vostri occhi bene in vista ogni giorno, anche se siete persone in gamba con un bel carattere equilibrato.

Una cosa è certa, acquisire l’esperienza migliorerà le vostre mosse e avrete il vantaggio di una partita più brillante che evolve con minore dispendio di tempo e di energie. Sapere che determinati fenomeni esistono, saperli riconoscere e conoscerne i dettagli prismatici che suddividono la luce della follia nel suo spettro costituente, vi renderà consapevoli circa cosa vi sta investendo realmente.

Tanti subiscono abusi in varie forme (da sempre) ma pochi posseggono gli strumenti per comunicare, trasmettere, chiarire, spiegare, comparare, tradurre i fenomeni.

Alcuni non hanno gli strumenti per comunicare, altri sono indifferenti e non pensano sia importante avvisare che oltre la curva non è stato messo il triangolo che segnala un’emergenza. Altri ancora provano imbarazzo e non hanno piacere di raccontare ciò che di spiacevole gli è occorso. Quasi come se temessero di passare per stupidi. Personalmente non provo imbarazzo nel raccontare di aver subito un abuso gravissimo, la mia prima volontà è dare il mio contributo affinché non succeda più. Questo mi preme molto.

Desidero trasmettere le esperienze che seguono per raccontarvi nel modo più utile, e a più alto rendimento possibile, quello che le probabilità mettono ai bordi della gaussiana, ossia che simili eventi si verifichino tutti insieme con la medesima direttrice.

Confido che, nonostante i temi crudeli, la lettura sia piacevole e dettagliatamente utile. Per me non è stato affatto semplice, tutt’altro. Ho impiegato oltre tre anni per generare una funzione che trasformasse questo evento traumatico in una serie prolifica di opportunità per me, per i miei cari e per i miei progetti d’impresa che ora sono tra i più belli in assoluto della mia densa vita.

Quel che segue è il racconto imparziale (privato solo dei dettagli e delle prove fornite alla Giustizia) di quanto di più assurdo in assoluto nella mia vita è accaduto con una sgradevole direttrice di una piccola banca. La peggiore persona che abbia mai avuto modo di incontrare in tutta la mia vita. La forma umana della scoria. Impossibile da recuperare persino per il più avanzato sistema di recupero delle reflue al mondo.

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Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
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Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
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Pillola 14
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Il Prisma divide la luce bianca in uno spettro di sette colori (rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco, viola) tramite il fenomeno di dispersione. Image’s Copyright: Wikipedia.org

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Introduzione

Rubrica: Può succedere anche a te

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Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Volete sapere come si riconosce il personale di banca che, a seconda delle vostre vulnerabilità, può danneggiare seriamente la vostra vita, il vostro lavoro, il vostro equilibrio mentale, la vostra salute, la vostra famiglia o persino tutti questi aspetti insieme se vi trovate in un punto nevralgico della vostra vita?

Un punto nevralgico della vita è un punto singolare, molto delicato, in cui avete molte occasioni insieme, esposte davanti a voi e tutte, per un limitato arco temporale, alla vostra portata. E’ tutto retto da uno straordinario equilibrio. Muovere un ciglio nella direzione giusta può far riuscire ogni passaggio con un’armonia strabocchevole che vi porta a dialogare con i vostri pensieri: “Sta succedendo davvero? E’ la mia occasione? Posso farcela!”.

Può succedere quando meno ce lo aspettatiamo. Dopo anni di intenso lavoro, ostacoli impervi, persino ostilità. Può arrivare all’improvviso, come un riconoscimento. Tutto vi sembra così ben oliato, una volta tanto, che comprendete da soli che difficilmente si riproporranno concomitanze così efficaci tutte assieme.

Quel ciglio tuttavia può esser soffiato via se, per fissarlo intensamente, non vi accorgete che sta arrivando qualcuno di soppiatto che inspira più del normale. Può cogliervi alle spalle con totale sorpresa, può affiancarvi un poco alla volta, con il tempo, sfruttando la vostra fiducia, può pararsi davanti improvvisamente come un sinistro. Può arrivare da qualunque direzione, può avere qualunque aspetto, e forse i suoi sorrisi di plastica assomigliano più a quelli del Grinch.  Qualcuno pertanto può essere pronto a perturbare il delicato equilibrio.

Se avete avuto modo di assaporare il destino potreste intuire, anche se inizialmente mal volentieri, che quella situazione, apparentemente quasi perfetta e poi gravemente perturbata, può aprirvi le porte ad orizzonti ben più vasti, multidimensionali, esplorazioni più ricche di scoperte, opportunità che pesano ma che non avreste mai saputo reggere se tutto si fosse evoluto con la perfezione iniziale. Perché non avevate la profondità dell’esperienza ma solo le sue quote di facciata (larghezza e altezza) senza sapere cosa ci fosse oltre. Mancavano le dovute conoscenze per capire i movimenti corretti necessari per maneggiare quei pesi. La schiena ben dritta (piani di impresa solidi, verificati, collaudati), le gambe toste e flessibili (capacità di assorbire colpi, sopportare carichi, adeguare l’assetto, equilibrarsi), quei glutei ben sodi che non guastano (la spinta, la forza di volontà, il dolore delle fibre che è costato quell’allenamento) e aiutano gli audaci, quelle braccia asciutte, leggere agili forti come quelle di un carpentiere instancabile. Un enigmatico controsenso vi scuote e vi aliena ed ognuno può addentrarsi e portare alla luce da sé le proprie ambite risposte ed i metodi, a cui mai aveva pensato prima, per raggiungere elegantemente tali ambizioni. Oppure potete lasciarvi cadere.

“La pressione… cambia tutto vivere sotto pressione, certe persone le spremi e si svegliano, altre crollano”. Cit. Al Pacino, L’avvocato del diavolo, Taylor Hackford, U.S., 1997.

Che forma hanno gli indizi, le azioni, le parole, le espressioni in presenza delle quali dovreste preoccuparvi anche solo se vi si accenna timidamente? Come si ferma sul nascere un imminente dramma che sta per sfociare in un grave abuso di potere? Che provvedimenti potreste prendere e a chi potreste davvero rivolgervi con efficacia qualora vi troviate avvolti in un turbine irrazionale di consigli errati e informazioni tra loro incompatibili, contrastanti?

Come evitare, in un momento di profonda vulnerabilità, di essere travolti e mal consigliati da chiacchiere leggere che riverberano nei corridoi della banalità e che recitano fantasie trasformate in mito che si riveleranno perfettamente inutili e che non faranno altro che esaurire “il vostro tempo” e “le vostre energie” bruciando le vostre risorse e lasciando, a chi vi ha danneggiato, la  beffarda serenità di proseguire indisturbata/o con la sua dannosa vita criminale?

Soprattutto, come risolvere problemi all’apparenza insormontabili con un successo schiacciante che faccia leva sul virtuosismo e la nobiltà della mente umana anziché su scadenti e approssimative soluzioni violente di bassa levatura?

Se avete il piacere di proseguire la lettura lungo i capitoli che seguiranno troverete una foresta fitta di curiosità e situazioni assurde.

Continua…

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Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica Generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
Riferimenti utili
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Complementi

Pagina Literature
L’Italiano, La Matematica e la Comunicazione visiva
Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

Il sorriso beffardo del Grinch. Image’s Copyright Dr. Seuss Enterprises, LP

Più risparmi più diventi povero

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 8

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

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Più risparmi più diventi povero

E’ un commercialista che arranca “ora” che la strada è in salita. Si arrangia. E’ un professionista come ce ne sono in tanti settori in un paese articolato e complesso come l’Italia. E’ convinto di capire a fondo come vanno le cose, cosa sta succedendo. Ma le cose gli vanno male. Il mondo attorno a lui sprofonda collassando su sé stesso eppure non si rende realmente conto del perché. Come ognuno di noi fatica a lasciare il molo sicuro delle proprie convinzioni e teme di andare a vedere cosa ci sia realmente oltre la linea dell’orizzonte, oltre quello che gli occhi arrivano a vedere dal molo. Crede a ciò che gli fa comodo credere, crede a ciò che è facile credere. Paradossalmente, e all’apparenza, può rivelarsi più semplice vivere questa situazione di perenne collasso piuttosto che quella in cui si deve compiere lo sforzo immane di aprirsi a concetti che ignoravamo, che ci sbalzano fuori dalla nostra zona di conforto.

Primo distacco

Mi chiama sostenendo di voler acquistare un prodotto presso lo store di famiglia. Scopro ben presto che vuole solo farsi consigliare il modello più affidabile e funzionale per le sue esigenze e farsi dare quante più spiegazioni possibili da chi conosce i prodotti a fondo. Prendo l’impegno, vado a trovarlo, sostengo dei costi, gli mostro le schede tecniche, gli offro la mia esperienza, importanti consigli, valutiamo dei modelli assieme e scegliamo quello idoneo. Lui si mostra gentile, mi regala addirittura una bottiglia di vino e poi non lo sento più.

Vengo a sapere che ha acquistato il prodotto su un e-commerce massivo risparmiando qualcosa come 60,00-80,00 Euro senza tener minimamente conto del fatto che il servizio di prevendita che gli ho offerto ha un valore ben più alto di 60,00-80,00 Euro. Avrebbe avuto anche un servizio di installazione più professionale ed un post vendita che non riesce nemmeno ad immaginare. Non tiene conto affatto del capitale umano, dell’esperienza, di quel che mi aveva sottratto in maniera ingannevole (tempo, informazioni, esperienza, servizi, denaro…) sapendo già dal principio che non avrebbe acquistato da me.

Non lo nascondo, non approvai quel comportamento. Così decisi di provvedere in altra maniera alla contabilità aziendale risparmiando ben di più di 60,00-80,00 Euro l’anno. Lui risparmiò 60,00-80,00 Euro una tantum, allo stesso tempo ne perse molti di più all’anno in maniera definitiva.
É per questo che sostengo che non sia un granché come commercialista.

Secondo distacco

Lo stesso commercialista riemerge inaspettatamente come tema di una chiacchierata al mare che intrattengo con il titolare di una agenzia assicurativa. Vengo a conoscenza del fatto che decise di non rinnovare le sue polizze e di spostarle presso una compagnia ritenuta più a “buon mercato”. Probabilmente vede i suoi introiti calare e, non riuscendo a comprendere che si trova in un circolo vizioso, finisce con l’alimentarlo sempre di più.
Si isola sempre più, taglia i costi ma quelli errati, perde il contatto con il pubblico, non è più a sua volta cliente di altri e la gente si dimentica di lui, fa tutto online alla ricerca di un risparmio disperato, mantiene un suv dai costi spropositati (per una questione di immagine) ma il suo studio è ad una manciata di chilometri da casa ed anche un ottimo scooter, o dei mezzi pubblici, si rivelerebbero comunque più proficui per lui rispetto ai risparmi boomerang che persegue nel tentativo di sanare la sua situazione.

L’assicuratore mi spiega altre cose che tendiamo a ignorare. La cosidetta compagnia a “buon mercato” non solo offre un servizio di minor valore (ad esempio non invia periti in caso di truffa e preferisce pagare quando i presunti danni comportano risarcimenti moderati retrocedendo la classe anche ingiustamente) ma è nota tra i professionisti del settore per l’inserimento del diritto di rivalsa (ovvero potrebbe non pagare anche se, ad esempio, eventuale alcol nel sangue rientra nei parametri di legge) con tutte le complicazioni che ne possono derivare. Anche il titolare della compagnia assicurativa non nega di esser rimasto male, dopo anni di rapporti, nel vedere il suo cliente “migrare” a soluzioni ritenute, erroneamente, a più buon mercato.

Le polizze a minor prezzo non coprono l’assicurato allo stesso modo di prodotti validi e, per contratto, prevedono molti escamotage per non liquidarlo (o non tutelarlo), sia in caso di incidente con colpa che con presunta colpa, se l’assicurato ha violato anche solo un minimo dettaglio della famiglia degli “asterischi” che nel contratto sono stati inseriti per sganciarsi dalle responsabilità alla prima occasione. Così è praticamente per tutti le tipologie di prodotti e servizi presenti sul mercato.

La vicenda avrà una conclusione ovvia ma, a quanto pare, invisibile al commercialista. Egli ritiene improbabile che una realtà imprenditoriale che si affida da anni al suo studio possa spostare di colpo tutta la propria contabilità presso altri professionisti. L’agenzia assicurativa, infatti, deciderà di far seguire la propria contabilità altrove e il soggetto in questione perderà ulteriori migliaia d’Euro l’anno a fronte di un risparmio di poche centinaia d’Euro.

Terzo distacco

Il commercialista mi richiama, immaginando che la bottiglia di vino abbia lasciato in qualche modo un buon ricordo, trovandosi ad aver bisogno di un tecnico per il servizio di assistenza. Viene posto in coda alla lista dovendo io dare la priorità ai clienti che hanno creduto in me. La cosa non è di suo gradimento e mostra ancora di non comprendere come mai le cose per lui stiano volgendo in un turbinio di malfunzionamenti. Eppure lui sostiene di conoscere i mercati, l’economia del paese, ciò di cui abbiamo bisogno… e non si accorge che l’avidità gli sta portando via, piano piano, senza che nemmeno avverta lo spostamento d’aria, tutto il benessere di cui godeva in passato.

Mi chiedo: “Come può egli, soprattutto in ragione della sua veste professionale, non comprendere che se acquisterà presso un’impresa “professionale”, “fisica”, “storica”, appena avrà bisogno in qualità di cliente, dei professionisti si impegneranno per lui, mentre, al contrario, nessuna impresa perderà tempo nel seguire colui che porterà solo le cosidette “rogne” per poi, nel momento del dare, alimentare realtà a concorrenza sleale?”.

Conclusioni – Parte prima

Il succo della questione è che a fronte di acquisti sottovalutati, giustificati da un risparmio che si è mostrato poi “fittizio”, il soggetto di questa storia ha ottenuto da un lato un risparmio effettivo esiguo e, dall’altro, ha perso quantità considerevoli di denaro che hanno avuto un peso ben maggiore all’interno del suo bilancio. Inoltre è entrato a far parte di un circolo vizioso di cui non è cosciente: più si attacca a risparmi fittizi e più soldi sta perdendo perché si chiude attorno a sé stesso escludendo altri professionisti dal suo indotto i quali, a loro volta, possono fare a meno di lui.

Tra quelli che esclude ce ne sono alcuni che fanno la sua medesima scelta entrando anche loro nel medesimo circolo vizioso che sottrae loro ricchezza e la accentra in un unico leader (quasi globale) impoverendoli.

Altri invece scelgono di rimanere al precedente sistema, quello storico, tradizionale, quello su cui si è fondata l’Italia ed è cresciuta diventando nel dopoguerra una potenza mondiale (prima che venisse depredata della sua linfa che tanto faceva gola a chi non ci voleva ai vertici). Sono rimasti al metodo virtuoso facendo circolare il loro denaro tra uomini e donne di buona volontà, artigiani, commercianti, tecnici, professionisti, imprenditori e quei consumatori che, proprio perché vengono da lavori d’ufficio (solo in apparenza estranei a tale indotto), hanno in realtà a cuore valori come il capitale umano, il rispetto per le persone, per i lavoratori dipendenti, per i mestieri, e decidono di rivolgersi a imprese locali generando la ricchezza distribuita, quella dove l’Uomo conta, e non ricchezza accentrata dove l’Uomo è considerato alla stregua di un vecchio arnese senz’anima da sfruttare finché funziona.

Dove è stato il risparmio? Se anche tutti comprendessero queste righe, quanto ci vorrebbe prima di rimettere tutto in moto, far riaprire negozi, imprese, ricoltivare mestieri, rivitalizzare l’artigianato e le immense capacità italiane?

I miei migliori auguri per ottimi auspici a tutti conscio del fatto che, probabilmente, solo chi si rende conto di questi circoli viziosi si salverà dai turbinii economici che, in un modo o nell’altro, faranno volare via i tetti delle nostre sicurezze. Non c’è scampo, a meno che non li facciamo volare via prima noi comprendendo quanto sia semplice la spiegazione di ciò che ci risulta difficile vedere, o che non vogliamo vedere… perché fa male.

Chi saranno gli ultimi a capire?

Generalmente si tratta di coloro investiti meno direttamente dal problema o per i quali le ripercussioni si manifestano in un secondo momento come in un colpo di frusta. In questo specifico caso si tratta di coloro i quali attualmente percepiscono uno stipendio da realtà statali o che percepiscono almeno parte dei loro introiti tramite lo stato. Non offrendo prestazioni con scambio diretto di denaro con privati, non hanno attualmente gli strumenti per comprendere le profondità dell’Economia di Mercato. Tuttavia ne fanno parte, ragione per cui, pur in principio inconsapevoli, ne saranno coinvolti in pieno come tutti gli altri, probabilmente anche peggio non potendo loro operare delle articolate scelte indipendenti (ma qui si ritorna in una matematica molto complicata da esprimere in parole semplici).

La Matematica

La matematica e le conoscenze teoriche necessarie a comprendere a fondo questi meccanismi, così come i meccanismi legati all’acquisto di prodotti da mercati deregolamentati (ed a concorrenza sleale), o di servizi considerati “nuovi” di variegate tipologie, sono in realtà ben più complessi e renderebbero la lettura faticosa per non dire incomprensibile. L’esempio del protagonista, raccontato in questo capitolo, ha lo scopo di semplificare al massimo la comprensione della direzione che sta prendendo il paese o, meglio, l’Economia di Mercato.

Quando certi fenomeni saranno ben compresi da tutti sarà, naturalmente, troppo tardi per le masse. Probabilmente è così che cinicamente, o naturalmente, funziona: gli ultimi a comprendere o forse, più semplicemente, quelli che ignorano, pagano per tutti. La conoscenza degli strumenti permette di utilizzarli, il credo in favole che narranno di paesi dei balocchi sappiamo invece dove porta.

Se queste espressioni vi sembrano crude vi chiedo: “Avete mai visto un documentario dove un’orca preda le otarie?”. É la Natura che funziona così eppure le immagini ci appaiono crudeli e quelle povere otarie buone e indifese. Anche se lo sono, e le immagini ci turbano, la Natura lo prevede sia che noi lo comprendiamo o meno.

Dai numeri alle parole – Esempio 1

Mario vuole avere tutto.
Mario vuole avere tutto così come moltissime persone.
Mario ha un’attività o lavora per essa o offre servizi che vi gravitano attorno.
Mario vuole avere tutto anche se il potere d’acquisto è calato.
Mario persegue la strada più facile per continuare ad avere tutto.
Mario si illude di esser l’unico ad aver trovato la strada facile per avere tutto.
I clienti di Mario fanno lo stesso.
Il denaro non circola più intorno a Mario.
Il denaro non circola più attorno ai clienti di Mario.
Chi offre servizi pubblici non avverte in tempo che la chiusura delle attività li danneggerà.

Dai numeri alle parole – Esempio 2

Mario pensa di iniziare a comprendere.
Mario pensa che tanto, se lo fa solo lui, cosa vuoi che cambi?
I clienti di Mario pensano lo stesso.
Il denaro continua a non circolare attorno a Mario.
Il denaro continua a non circolare attorno ai clienti di Mario.
Chi offre servizi pubblici non avverte in tempo che per il pagamento degli stipendi aumenta il debito pubblico.

Dai numeri alle parole – Esempio 3

Mario e Giuseppina vogliono avere tutto.
Mario e Giuseppina vogliono avere tutto subito.
Mario e Giuseppina non hanno pazienza di costruire.
Mario e Giuseppina sono pieni di impegni.
Mario e Giuseppina diventano egoisti senza accorgersene.
Mario e Giuseppina dimenticano il mondo attorno.
Mario e Giuseppina si sentono giustificati.
Mario e Giuseppina acquistano allo sbando.
Mario e Giuseppina acquistano allo sbando e buttano.
Mario e Giuseppina trasformano il loro denaro in rifiuti che riempiono le discariche.
Mario e Giuseppina viaggiano su un treno in corsa folle privo di freni.
Mario e Giuseppina non si rendono conto che, anche se stanno seduti, il treno è in corsa.
Mario e Giuseppina fanno i confronti con le persone intorno.
Le persone intorno si comportano come Mario e Giuseppina.
Mario e Giuseppina si convincono di non perturbare l’ambiente esterno con le loro scelte.
Mario e Giuseppina perseverano.
Mario e Giuseppina vivono uno stato di malessere ma non ne comprendono l’origine.

Conclusioni – Parte seconda

Ma allora, se più risparmio e più divento povero, dovrei trovare un modo per spendere tanto? No. Assolutamente no. Semplicemente non ci serve tutto, semplicemente non dovremmo pensare di avere ogni cosa. Dovremmo pensare a cosa per noi è effettivamente importante in profondità, fare una o più scelte e perseguirle con cura lasciando scorrer via il confronto con gli altri. Dovremmo in sostanza evitare di riempire discariche di temi ignorati.

Continua…

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Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

Prima raccolta: Svalutazione

Disse il Signor Michelin: “Non si dà valore a ciò che si ottiene senza pagare”
La distruzione del valore
Comprendere il valore
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero zero (sul conto)
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero uno (sul prodotto)
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero due  (sul professionista)
Il piccolo imprenditore indipendente è espressione di libertà anche per il consumatore
Il professionista della prima maniera
Il tuo futuro è già noto?
Più risparmi più diventi povero
Cap 9 – In revisione
Cap 10 – In revisione
Cap 11 – In revisione

Seconda raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Terza raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Quarta raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Prima estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

Seconda estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

Cit. Sen. John Sherman sulla promulgazione della prima legge antitrust statunitense, 1890.

Il futuro è ibrido… a idrogeno – Parte 2: I colori dell’idrogeno

Rubrica: Automotive alternatvo

Titolo o argomento: Motori a idrogeno

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La tecnologia corre e la gente non è realmente a conoscenza di quanto. Così anche se per molti il tema dell’idrogeno appare come una novità, un futuro probabile, possibile, in realtà per chi fa ricerca è un tema talmente vecchio che sono mutate persino le forme gergali con cui se ne parla nell’ambiente.

Oggi, nel tentativo di produrre idrogeno solo da fonti pulite, si è abbandonata una intuitiva classificazione basata su colori che potrebbe però risultare assai interessante per il lettore che ama conoscere più a fondo questo nobile tema.

L’idrogeno, il primo elemento della tavola periodica, il più semplice elemento della tavola periodica è l’elemento più diffuso nella nostra galassia, nel sistema solare.

Idrogeno bianco

Si tratta dell’idrogeno presente in natura, negli strati geologici, sotto forma gassosa (H2). Attualmente vengono operati rilievi per misurarne la fuoriuscita naturale in circa un centinaio di siti nel mondo. La comunità scientifica rileva sulla superficie terrestre leggere depressioni tendenzialmente di forma circolare (chiamate cerchi delle streghe) che hanno la proprietà di essere irregolari nell’erogazione dell’idrogeno ma allo stesso tempo non trascurabili. In prossimità di questi fenomeni la vegetazione spesso non sopravvive e si dirada.

Idrogeno blu

Si può ottenere idrogeno da un processo denominato Steam Reforming. Esso consiste nella produzione di un gas di sintesi (syngas) partendo da idrocarburi (in questo specifico caso “metano”) e vapore acqueo. Nel caso in cui le emissioni di CO2 vengano catturate e stoccate nel sottosuolo, grazie ad una tecnica denominata CCS (Carbon Capture and Storage), l’idrogeno ottenuto viene denominato “blu”. Nonostante si tratti di un metodo di produzione considerato neutro una parte dell’anidride carbonica prodotta, circa il 10-20%, non può essere stoccata.

In realtà la reazione che si ottiene usando come reagenti metano e vapore produce anche monossido di carbonio ma, portando il monossido di carbonio a reagire con ulteriore acqua, adottando un opportuno catalizzatore di ossido di ferro, si ottiene ulteriore idrogeno e anidride carbonica da catturare e inibire nel sottosuolo. Il processo è noto come “Reazione di spostamento del gas d’acqua (wgs, water gas shift)”.

Reforming primario

CH4 + H2O → CO + 3 H2 -191,7 kJ/mol (T=700÷1100°C)

Reforming secondario

CH4 + 2O2 → CO2 + H2O
2H2 + O2 → 2H2O
CH4 + H2O → CO + 3H2
CH4 + CO2 → 2CO + 2H2

Reazione di spostamento del gas d’acqua (wgs, water gas shift)

CO + H2O → CO2 + H2 + 40,4 kJ/mol (T=450°C)

Si evita così, con quest’ultimo passaggio, il pericoloso monossido di carbonio e si cattura l’anidride carbonica nel sottosuolo.

Idrogeno turchese

Si sta tentando di ricavare idrogeno (ma attualmente siamo in una fase sperimentale) dal gas naturale tramite un processo di pirolisi del metano che porti alla formazione di idrogeno gassoso e carbonio solido. L’idrogeno così prodotto è considerato a basso contenuto di carbonio.

Idrogeno rosa

L’idrogeno può essere prodotto anche per elettrolisi dell’acqua, ovvero tramite un processo elettrolitico nel quale il passaggio di corrente elettrica provoca la separazione dell’idrogeno dall’ossigeno. Quando l’energia che alimenta il processo proviene da una centrale nucleare (vedi in basso i Link correlati), l’idrogeno ottenuto viene classificato come idrogeno rosa. Questa soluzione apporta il vantaggio della produzione di idrogeno con basse emissioni di carbonio (emissioni che non provengono dall’elettrolisi, naturalmente, ma dall’estrazione dell’Uranio che alimenta la centrale) e porta al contempo lo svantaggio, non trascurabile, dei rischi più che noti che caricano l’altro piatto della bilancia.

Idrogeno giallo

L’idrogeno che è prodotto per elettrolisi dell’acqua alimentata da energia solare viene denominato idrogeno giallo. Come in ogni soluzione troviamo sia vantaggi che svantaggi. La produzione è estremamente pulita e si avvantaggia di energia che non “costa” e che altrimenti andrebbe sprecata: l’irraggiamento del Sole sulla Terra. In questo modo è possibile “dimenticare” che l’energia elettrica richiesta per produrre idrogeno è maggiore di quella restituita nel momento dell’utilizzo ad esempio all’interno di celle a combustibile.
Lo svantaggio è rappresentato dalla variabilità del meteo ma bisogna tenere conto di quali zone del pianeta si possono (vogliono) impiegare per la produzione di idrogeno nel momento in cui sul nostro territorio l’inverno limita drasticamente le possibilità.
I territori più adatti e vasti del pianeta possono produrre quantità oltraggiose di energia elettrica e di idrogeno senza ledere il paesaggio, l’agricoltura, le persone. Il discorso completo risulta assai complesso.

Idrogeno verde

Allargando il concetto di idrogeno giallo a tutte le fonti rinnovabili si ottiene la nomenclatura di idrogeno verde. L’elettricità per produrlo può essere ottenuta non solo dal sole ma anche dall’eolico, ad esempio, per non parlare dei moti ondosi che sembriamo ignorare e non voler sfruttare minimamente (vedi in basso i Link correlati).

Idrogeno marrone

L’idrogeno marrone viene prodotto dalla gassificazione di un carbone fossile proveniente da foreste esistite tra decine e centinaia di milioni di anni fa. Tale carbone prende il nome di Lignite. La lignite contiene quantità di ossigeno e idrogeno molto maggiori rispetto al carbone nero (voce di seguito). Il processo di gassificazione (atto ad ottenere syngas) risulta estremamente inquinante in quanto converte il materiale carbonioso in idrogeno (H), monossido di carbonio (CO) e biossido di carbonio (CO2) rilasciando però in atmosfera gli ultimi due.

Idrogeno nero

Allo stesso modo dell’idrogeno marrone viene prodotto l’idrogeno nero. La differenza sostanziale risiede nell’impiego di carbone nero (bituminoso).

Idrogeno grigio

Come già visto per quello blu si può ottenere idrogeno dal processo di steam reforming impiegando gas naturale anziché carbone. Se però l’anidride carbonica prodotta viene rilasciata in atmosfera, la nomenclatura passa a idrogeno grigio. La produzione di un chilogrammo di idrogeno può generare circa 9 chilogrammi di CO2.

Conclusioni

Attualmente il metodo più diffuso per produrre idrogeno è l’ultimo citato, quello che restituisce idrogeno grigio. Verrebbe da pensare sia quello in grado di sfruttare le rinnovabili, ovvero quello verde, ma… non è così. Però ci si sta lavorando e questa volta qualcosa sembra muoversi molto più che in passato.

Esporrò le mie modeste personali inclusive conclusioni nell’ultimo articolo di questa rubrica nella speranza di stuzzicare positivamente le menti più fertili dell’orizzonte contemporaneo.

Continua…

Video

Che cos’è l’Idrogeno verde? | www.youtube.com/watch?v=gEByrL5a27c

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Titolo o argomento: Motori a idrogeno

Intro

Anche se attualmente non vi è una comunicazione chiara in tal proposito, forse per il timore (giustificato) di perturbare una delicata transizione, entro pochi anni il mercato della mobilità non sarà dominato dalle auto elettriche. Sebbene attualmente le vendite stiano gradualmente crescendo, si tratta in realtà di un prodotto introduttivo che aprirà a qualcosa di molto, molto più evoluto dal punto di vista fisico.

In passato scrissi un articolo che si intitola “Il futuro è ibrido” (vedi in basso i “Link correlati”). Per l’utente medio poteva essere difficile comprendermi in quegli anni ma, studiando dettagli tecnici approfonditi, era evidente che i veicoli a trazione puramente elettrica, per quanto strabocchevoli, affascinanti, puliti, interessanti, futuristici ed in grado di trasmettere al guidatore la sensazione nuova di essere a bordo di una astronave*, presentavano e presentano dei limiti che non affliggono invece i veicoli dotati di motore a combustione interna. Da ora in avanti considereremo i motori a combustione interna appartenenti a tre grandi varianti: quella puramente a combustione interna (che non è detto debba necessariamente essere alimentata da benzina, gasolio, gas metano o gpl), quella integrata nelle soluzioni ibride vere complete (capaci di due sistemi di trazione puri), nonché la variante integrata nelle soluzioni ibride range extender con motore a combustione interna il quale, in funzione di generatore elettrico, alimenta a regime costante un motore di trazione elettrico abbattendo la quantità di carburante impiegata dalla soluzione tradizionale con motore a c.i. collegato direttamente alle ruote (soluzione motore/generatore ampiamente diffusa da anni nel settore navale). Quest’ultima variante è disponibile oggi con alternative assai interessanti, e oltremodo pulite, che andremo presto ad analizzare.

I motori a combustione interna, pertanto, rimangono un punto di riferimento nonostante siano oramai vetusti e dotati di tecnologia più che matura, anziana, per non dire obsoleta. Essi, pur sempre capaci di un fascino puramente emozionale, e certamente secondario alle fondamentali priorità ambientali, permettono un piano di marcia notevolmente più semplice e consumi oramai irrisori (si può oggi tranquillamente arrivare ai 100 chilometri con un litro di carburante utilizzando tutta la tecnologia ibrida già disponibile).

Noi però sappiamo (perdonate la crudezza con cui solitamente osservo la realtà) che all’utente medio poco o affatto importa il tema dell’ambiente se non gli si offre l’equivalente di una caramella in cambio. Vuol sentire qualcosa di dolce, vuole servizi che ama credere siano in regalo, vuole risparmiare illudendosi che non ci saranno costi ad aumentare altrove per compensare quanto non ha pagato, vuole credere a tutte le sciocche semplificazioni a cui è solito credere nell’era attuale e fregarsene di tutto il resto. Vorrebbe persino, e questo è assurdo, assurdamente avido ed assurdamente stupido, arrivare a guadagnare sul cambio della vettura e sull’eventuale cambio della fonte di energia. L’utente medio attuale è folle, è viziato, è pretensioso e sciocco quanto basta da esser sufficientemente credulone. E tutto questo è possibile, nel momento in cui decide di dare il via ad un cambiamento, per l’intervallo di tempo industrialmente equivalente alla vita di una scintilla di saldatura che parte dall’emissione sino a quando tocca terra sulla superficie dell’ambiente in cui è stata generata spegnendosi.

*Sia per i sibili caratteristici delle diverse curve di accelerazione, sia per le sensazioni impresse sul corpo dalle accelerazioni stesse, sia per il silenzio che lascia importanti spazi di ascolto al rotolamento delle gomme.

Il problema dell’utente medio

Gli utenti delle auto elettriche, mediamente, sono a digiuno su tre aspetti fondamentali del prodotto: la profondità della tecnica (il prodotto sembra semplice ma… non lo è), il modo di utilizzo corretto (il prodotto sembra invincibile ed indistruttibile ma… non lo è) ed il modo di aver cura del prodotto (premiare e valorizzare il prodotto per il suo esteso potenziale).

Qualunque casa madre vi dirà che non sono punti importanti in quanto vengono semplificati agli estremi proprio per permettere all’utente di non avere preoccupazioni di alcun tipo ed accogliere la “nuova” tecnologia. Tuttavia solo quando un prodotto è largamente e opportunamente compreso dai clienti incontra finalmente un largo consenso. L’utente non lo deve vedere come un mistero. Deve percepire una sensazione di completezza quando ne parla, riconoscere che non ne capisce nulla ma che tutto sommato gli è chiaro quali siano i fattori in gioco. Il motore a c.i. è così: in pochi lo conoscono realmente a fondo ma tutti hanno assorbito in qualche modo cosa possiedono e cosa può e non può fare, cosa gli occorre, come si romperà, di cosa soffrirà…

Non si parla molto di quante persone siano rimaste deluse dai veicoli elettrici che ora costituiscono il largo bacino dell’usato. Così come non si parla molto del fatto che una buona parte dei veicoli rimessi prontamente in vendita non sono colpevoli di alcunché se non di un errato utilizzo da parte dei loro utenti. Molti sono coloro che hanno alimentato autonomamente non le proprie vetture ma la propria fantasia vaporizzando attorno ai sensi aspettative surreali mai promosse dalle case costruttrici. Utenti con influenze e suggestioni coltivate osservando il mondo del cinema dei supereroi e che non trovano connessioni solide con il reale se non tramite lo specchio delle proprie illusioni rafforzate dall’aspetto degli abitacoli e dai suoni di bordo.
In molti casi i veicoli sono stati utilizzati male, sollecitati troppo, scambiati per indistruttibili e privi di manutenzione, nonché per veicoli “sempre pronti” a fornire qualunque prestazione fosse richiesta. Ovviamente è una visione completamente distorta e con un lato troppo “bambino” emerso nell’uso del prodotto che aveva tutt’altro senso, tutt’altro scopo, tutt’altre funzioni.

La resa energetica

Malgrado gli aspetti tecnologicamente contrastanti e le ovvie difficoltà nel mettere in relazione nel modo corretto tecnologie ed utenti finali che risultano spesso digiuni sui tre punti fondamentali (ricapitolando: profondità della tecnica, modo di utilizzo corretto di un nuovo concetto di prodotto e modo di cura corretta del tale prodotto), avevo fatto ipotesi su una rotta che poi si è mostrata corretta (non è scontato, non sempre accade ciò che è tecnicamente logico). Ma non ero io ad avere ragione, era la fisica ad averne.

I veicoli a combustione interna godono del vantaggio di poter accumulare nei loro serbatoi grandi capacità di energia, ogni chilogrammo di carburante equivale a circa 12 kWh che, per serbatoi da 50 litri, si traducono in un potenziale energetico di circa 600 kWh per la comune benzina.

Naturalmente, però, va tenuto conto di un’altra fondamentale caratteristica fisica di cui si parla troppo raramente e, sovente, nel modo errato o di difficile comprensione per il comune utilizzatore: il rendimento. Un powertrain elettrico vanta un rendimento della macchina elettrica (dove per macchina elettrica si intende il solo motore di trazione) superiore all’85-88% mentre un motore a combustione interna, per quanto aggiornato ed efficiente, a fatica si dimena intorno al 25% effettivo tenendo conto delle condizioni climatiche non sempre favorevoli e spesso lontane da quelle ideali di progetto (per l’aspirazione, la combustione, l’eventuale sovralimentazione) e dello stato di manutenzione del veicolo nella media di un paese che arranca operando sui propri veicoli solo lo stretto necessario per passare la revisione (situazione ben lontana dal mantenimento nelle condizioni di efficienza). Va tenuto poi conto del fatto che il rendimento complessivo di un motore a combustione interna è frutto di una combinazione di rendimenti, ovvero: rendimento organico, termico e volumetrico (nei quali però non entreremo in dettaglio così da essere più scorrevoli).

Ora qual è il punto? Il veicolo ibrido vero (quello dotato di motore a combustione interna per l’uso in extraurbano e powertrain elettrico reale, completo, capace di garantire elevate autonomie nell’urbano in sola modalità elettrica e di essere ricaricato, abitazione o luogo di lavoro permettendo, da stazioni fotovoltaiche mediante presa plug-in) coniuga i vantaggi delle due modalità quando, per l’appunto, è un reale ibrido. Molti ancora oggi lo ignorano ma un reale ibrido ad elevato contenuto tecnologico è in grado di percorrere tranquillamente 60 km con un litro di carburante (e ancor di più riducendo le masse dei veicoli impiegando maggiormente i materiali compositi) sfruttando il supporto dell’elettrico e di una stazione fotovoltaica domestica sufficientemente bilanciata. Era quindi inevitabile che la soluzione ibrida fosse la migliore ed il futuro fosse pertanto “ibrido”. Niente tappe alle stazioni di ricarica da pianificare; niente arresti immediati del veicolo per guasti nell’una o nell’altra soluzione di trazione, la giusta praticità nei diversi percorsi senza perdere autonomie importanti e il gusto dominante di impostare tutta la tecnologia disponibile come un vestito che calza a pennello sulle proprie necessità di marcia, di lavoro, di divertimento.

La filiera mondiale tra le più vaste

L’assenza in futuro di soluzioni a (o derivate da) combustione interna è pura follia. Significherebbe distruggere intere enormi filiere globali di produzione di componentistica, accessori, minuterie, materiale di consumo e servizi dei motori alternativi: bielle, pistoni, alberi, bronzine, boccole, volani, frizioni, guarnizioni, sedi valvole, guidavalvole, prodotti chimici, testate, monoblocchi, cambi, ruote dentate, alternatori, sistemi di iniezione, accensione, sovralimentazione, distribuzione… Significherebbe che decine, centinaia di migliaia di aziende nel mondo con milioni di dipendenti nel 2035 chiuderanno definitivamente dando origine alla più grande depressione di massa di tutti i tempi. Ovviamente no. E questo le aziende lo sanno fin troppo bene (per la gioia di comuni utilizzatori, utilizzatori professionali e appassionati).

Ricordo ai lettori che se lo sono perso, l’articolo che raccontava loro come in realtà la prima auto elettrica sia nata alla fine del 1800 prima della prima auto a combustione interna (vedi in basso i Link correlati) e di come essa sia svanita dileguandosi per i medesimi problemi di oggi: la massa elevata delle batterie, la forte dipendenza da mercati troppo monopolisti per l’approvviggionamento delle materie prime per la produzione di tali batterie, la difficoltà di gestione di simili mezzi, l’aumento forte dei prezzi dell’energia elettrica naturalmente conseguente da una domanda spasmodicamente più elevata che per il solo consumo casalingo…

Pertanto come è virato il futuro ora? Sarà sempre ibrido? Sarà elettrico? Si adotterà una nuova tecnologia che ancora non conoscete? La risposta è sì, sì a tutto. Il futuro sarà ibrido, sarà elettrico e farà uso di una tecnologia che, sebbene sia allo studio da decenni, ancora non conoscete realmente in profondità: l’idrogeno.

I motori saranno ibridi con soluzioni idrogeno-elettrico (con  batterie molto piccole e molto gestibili lungo l’intera filiera) e la filiera del motore a combustione interna non sarà abbattuta, sarà fortemente innovata (e forse, normative permettendo, fortemente retrofittata) con importanti upgrade dell’hardware e delle normative di sicurezza in tal proposito. I motori avranno sempre alberi, bielle, pistoni, valvole e tutto quello che vi dà un gran gusto ma emetteranno semplicemente vapore acqueo allo scarico e avranno il supporto del motore elettrico ma con batterie molto più piccole, economiche, affidabili e di facile manutenzione e sostituzione.

Tutta la filiera della componentistica di manovellismo e distribuzione continuerà ad esistere ma impiegherà leghe più raffinate e sistemi di alimentazione che, volgarmente, solo per intenderci, assoceremo ai vecchi impianti a metano: bombole, sistemi di iniezione, di ricarica, di sicurezza…
Certo è che i motori a combustione interna non saranno più le prime donne del settore automotive ma parteciperanno con quote alla pari, e poi decrescenti, in un mondo ben più vasto di offerta tecnologica.

Le barriere da superare riguarderanno gli accordi a cui diversi paesi proveranno a non rinunciare e che vedevano come eterne le forniture di gas, così come i monopoli sulle terre rare necessarie alla produzione delle batterie. Le guerre che vedremo saranno per la gestione delle risorse naturali e solo chi sarà lungimirante saprà essere indipendente da “La storia che ritorna a farsi viva” (cambiano le ere, cambiano gli oggetti, ma i metodi son sempre quelli).

Un sogno impossibile

Se immaginate il mercato come un campo magnetico e il naso degli utenti medi come l’ago di una bussola, potremmo sostenere che la direzione verso cui puntano le masse è possedere un veicolo alimentato da un’energia che l’utente possa farsi da solo per non sostenere costi e girare liberamente quanto vuole e dove vuole. Sebbene si tratti di utopia, con l’elettrico il sogno sembrava più vicino che mai.

D’altra parte i veicoli elettrici peccano ancora per l’affidabilità delle numerose celle che li equipaggiano, ne bastano infatti poche difettose per danneggiare l’intero pacco batterie e creare problemi notevoli di ricarica, di erogazione della potenza e di affidabilità del sistema. Inoltre non aiutano le continue violente accelerazioni a cui molti utenti hanno sottoposto i propri veicoli elettrici per stupire gli amici. Fenomeni che hanno indotto degrado anomalo dei pacchi batterie per via delle intense correnti erogate, delle temperature operative e delle sollecitazioni alle quali sottoponevano l’elettronica di potenza. Fenomeno che ha dato origine ad un pubblico scontento che non ne vuol sapere di capire di aver fatto un uso scorretto del veicolo: prestazioni racing richiedono manutenzione racing. Richiedere prestazioni da competizione, infatti, implica una manutenzione altrettanto da competizione che, quando si è presentata la necessità, è stata omessa per contenere i costi di gestione del veicolo. Ciò ha generato non pochi problemi sulla fiducia dell’utente medio nei confronti dell’elettrico, ma questa fiducia è venuta meno senza considerare i tre fattori preponderanti che abbiamo già introdotto: l’ignoranza su come è fatto il prodotto, l’ignoranza sull’uso del prodotto e l’ignoranza su come va curato un simile particolare prodotto.

Inoltre quante persone dispongono (o possono disporre) di una casa singola dove sia possibile installare la propria stazione di ricarica fotovoltaica? Quante ritengono ancora importante investire nella proprietà privata dopo dodici anni di campagne volte a distruggere il valore degli immobili? Come si pensa di indurre l’utente ad essere responsabilmente green senza opportuni incentivi sugli impianti stand-alone che lo liberino, almeno in parte, da incrementi di spese di bollette privi di senso? Quanti utenti si sono accorti vent’anni fa che i costi degli incentivi dei primi impianti fotovoltaici gravavano su chi il fotovoltaico non ce l’aveva? Quanti invece si sono accorti che gli aumenti attuali sono volti a coprire le spese per le stazioni di ricarica e la nuova distribuzione e non c’entrano nulla con la guerra? Quanti si sono accorti che ogni volta che si cambia una fonte di energia in favore di un’altra non lo si fa mai per l’ambiente ma solo per un risparmio iniziale che si brucia subito non appena la grande massa verte compatta sulla nuova fonte andando ad incrementare la domanda e quindi i prezzi che rendono così la nuova fonte “non conveniente”? Quanti si sono accorti che sarebbero necessarie nuove celle per la trazione elettrica e che questa ricerca collide con accordi tra paesi non sempre in perfetta armonia economica tra loro? Quanti si sono accorti che perseverare sulla strada delle attuali celle elettrochimiche sarebbe insostenibile nel 2035?

Per non parlare dell’avidità di quegli utenti che fanno qualcosa solo se porta un vantaggio economico, poi come il Mondo va, va. Se cambi un metodo ci deve essere un motivo più nobile del denaro. Se tutti passerranno ad una determinata nuova energia, sarà proprio quell’energia ad essere la più costosa per via di semplici regole di mercato (domanda-offerta). Pertanto o le cose le studi e le fai da te nel periodo in cui nessuno le vuole e nessuno le capisce (e ci sono una manciata di uomini in grado di farlo), oppure sei costretto a pagarle care.

Al via la nuova rubrica sui motori a idrogeno

E’ con questa premessa che dò il via ad una nuova rubrica sui motori ad idrogeno che spero vi sorprenda positivamente. No non scomparirà l’amata auto a scoppio, il suo rombo e la sua complessità meccanica da mettere a puntino nel desiderio agonistico di raggiungere prestazioni da cavallo di razza e no, non scomparirà un’altra volta la soluzione elettrica (come accadde a fine 1800) che negli ultimi anni ci ha rapito per le sue fulminee accelerazioni ed i suoi sibili da astronave con un ritorno per i pedoni all’aria pulita,  il silenzio, la “pace” e la tranquillità nel vivere i centri delle città e dei numerosi affascinanti paesini di cui è ricca la buona vecchia signora Italia.

Continua…

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Il futuro è ibrido
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Il futuro è ibrido… a idrogeno – Parte 1: Considerazioni grandangolari
Il futuro è ibrido… a idrogeno – Parte 2: I colori dell’idrogeno
Il futuro è ibrido… a idrogeno – Parte 3: In revisione
Il futuro è ibrido… a idrogeno – Parte 4: In revisione
Il futuro è ibrido… a idrogeno – Parte 5: In revisione
Il futuro è ibrido… a idrogeno – Parte 6: In revisione
Il futuro è ibrido… a idrogeno – Parte 7: In revisione
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Il futuro è ibrido… a idrogeno – Parte 9: In revisione

Cosworth Catalytic Generator: Range Extender – Parte 1

Image’s copyright: Toyota.com

Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi ha studiato a fondo è più mite, imparziale ed equilibrato, chi non conosce e non capisce troppo facilmente beffeggia

TRA LE MASSE LE PERSONE CHE TENTANO DI ARGOMENTARE VENGONO DERISE. UNA SEMPLICE OSSERVAZIONE PARTENDO DA UN VIRUS ROGNOSO, PASSANDO PER L’E-COMMERCE MASSIVO CHE STA DISTRUGGENDO IL NOSTRO PAESE, PROSEGUENDO CON UOMINI IN VISTA PRIVI DI CONTENUTI, IL DUBBIO E LA FEDE. Con una citazione cardiotonica tratta da Luciano De Crescenzo.

Virus, questo sconosciuto. L’Uomo moderno “stressato” non ha memoria

Sul web le persone che tentano di argomentare vengono derise. Vi è una forte suddivisione bipolare, ad esempio, che vede da un lato i sostenitori a spada tratta della divulgazione dell’informazione di massa sul Covid-19 e dall’altra i negazionisti. Qualunque spiraglio di argomentazione equilibrata nel mezzo, qualunque riflessione o tentativo di approfondimento è spunto di derisione da parte di persone che, nella paura della loro spropositata ignoranza e superficialità, si schierano a partito preso, con totale pienezza, sulle spalle dei giganti. Nel dubbio, sai… non si sa mai.

Ma se leggete i testi di Scienze, della Storia delle Scienze, sono innumerevoli i casi in cui si è dovuto fare un passo indietro e correggere, affinare, rifare o, persino, ripensare da capo un assunto. Se leggete la storia dell’Uomo infiniti sono i casi in cui l’ignoranza ha fatto affiliare le menti ad enormi cantonate. Ne è piena la storia della Fisica, della Chimica, della Matematica, della Biologia del corpo umano, dell’Astronomia, della Fisica delle Particelle…

Per citare un esempio chiaro, pratico, recente, privo di ipocrisie ed eufemismi, la Neurogenesi. Un tempo si pensava che il cervello smettesse di produrre neuroni dopo la nascita, appena consolidatosi. Venne fuori poi, nel 1998, che nell’ippocampo “qualcosa” è invece attivo anche in età adulta: le staminali presenti in una regione dell’ippocampo. Vi furono poi ulteriori conferme ma, come potete immaginare, non mancarono anche le controversie. Vi fu, infatti, chi tentò di dimostrare che i neuroni di un adulto sono minori in quantità rispetto a quelli di un bambino. Ma si dimostrò l’esistenza di un processo, definito “potatura sinaptica”, che tende a interrompere le connessioni con i neuroni inutilizzati al fine di ottimizzare il funzionamento del cervello, la capacità di elaborazione, la memoria nonché il risparmio energetico (il cervello è energivoro). Allora si andò a verificare la “giovinezza” delle cellule neuronali presenti e si contestò nuovamente la teoria che però dovette prendere in considerazione anche che molecole come il glutammato ed il cortisolo (vedi in basso i link correlati) eccessivamente presenti nella società stressata di oggi diventano fortemente nocive per il cervello arrivando ad atrofizzare, almeno parzialmente, l’ippocampo. Chi ha ragione? Chi può esprimere certezza definitiva? Per questa ragione gli “obblighi” sono umanamente sbagliati a prescindere da chi abbia ragione (al momento).

E invece riflettere e argomentare fa bene alla salute della popolazione in generale. Fa bene alla mente. Quanti di quelli che deridono o giudicano sanguignamente hanno mai aperto un libro in più? Quanti hanno mai consultato un ricercatore? Quanti hanno sentito la versione di più di un medico e non solo la versione del “Dò retta a colui che afferma quel che voglio sentirmi dire”, quanti?

Ho ascoltato decine di medici, infermieri, ricercatori anche sul tema Covid-19. E tutti, dico tutti, al di fuori dei social e dell’intervista televisiva, si sono sbilanciati in loro riflessioni. Riflessioni che molto spesso erano distanti pur nel rispetto del diverso pensare del collega. Riflessioni che abbracciavano un’intera gamma cromatica e non solo due colori distinti opposti. Molti hanno avuto la maturità ed il coraggio (privatamente) di dire la frase più importante: “Non lo so”. Li ho apprezzati, non li ho derisi. Ho apprezzato i loro spunti le loro comparative con altri fenomeni a partire dalla Spagnola, i loro riferimenti alle Neuroscienze, alla Biologia Molecolare, alla Genetica, alla Virologia, utili per ragionar su, non di certo per deridere.

Chi desidera ragionare non deve essere assimilato ad un folle negazionista. E’ invece una persona che vuole capire. Oggi tentare di capire è diventato oggetto di derisione da parte di stolti che non hanno il coraggio di ammettere, come invece sa fare un medico con decenni di esperienza, il semplice “Non lo so”.

E-Commerce massivo

Stesso dicasi per il fenomeno dell’E-Commerce massivo che sta distruggendo la piccola e media impresa italiana. Non mi sono limitato ad osservare i dati di cui dispongo tramite il mio lavoro e quello dei miei colleghi, i famosi dati che potrebbero “farmi comodo” perché sostengono le mie teorie. No. Sono andato oltre arrivando fino alle precedenti amministrazioni del leader di settore dell’E-commerce massivo, fino ai report più approfonditi, fino all’Istituzioni pilastro per questo paese che hanno combattuto (e stanno combattendo) gravi casi di evasione fiscale proprio da parte dei giganti che operano sul nostro territorio. Sono andato oltre arrivando fino ad interessanti libri che, se volete, potete trovare in tutte le librerie perché non è stata fatta alcuna censura sul tema. Affinando la ricerca fino alle leggi emanate dai Governi per porre delle regole ai concorrenti sleali. Sono risalito a testimonianze di grandi marchi come Nike ed altri big dei settori di alta qualità che hanno “negato” ai “top seller sleali” la possibilità di vendere i propri prodotti con circuiti non approvati. Ed ho raccolto una mole di dati impressionante che conferma l’attività non corretta da parte di chi ambisce al monopolio, al controllo totale del commercio con i danni conseguenti che sta apportando al nostro paese.

Un indizio che potrebbe destare la vostra curiosità potrebbe essere, forse, la ricerca di libri come ad esempio quelli scritti da un certo Martin Angioni (professionista affermato che parla con cognizione di causa di temi sui quali ha una notevole competenza) e delle innumerevoli ramificazioni a cui potete accedere da soli dando vita ad una vostra personale ricerca.

Eppure la massa adesso vuol vedere solo ciò che fa loro comodo, solo quello che la loro avidità gli detta. Più in là avranno modo di capire ciò che oggi non vogliono sentire e ci passeranno in prima persona, ma ora non roviniamogli la festa. Lasciamoli deridere gli altri, lasciamoli privare di valore ciò che a loro avviso lo merita e osserviamo come reagiranno quando capiranno, se capiranno, quando negheranno, quando nel futuro prossimo affermeranno di aver acquistato solo due cianfrusaglie “innocenti”.

L’Uomo in vista che dopo lo scandalo è rinnegato

Un po’ come quando il “capo carismatico” del momento è sostenuto da tutti e poi rinnegato, abbandonato, gettato via dagli stessi che han preteso di salire sul suo carro quando era vincente. Quante sono le persone che conoscete che hanno sostenuto personaggi, poi risultati meri opportunisti, nei primi tempi in preda al sogno effimero di imitarne le speculazioni imprenditoriali e arricchirsi con leggera semplicità? Poi ovviamente, con chiunque si parla a sipario calato, nessuno sa niente, nessuno l’ha sistenuto. I social, poi, hanno peggiorato le cose grazie ad uno schermo protettivo che deforma piccoli agnellini a possenti felini. Tutto detto e tutto dimenticato o, peggio, rinnegato, prima che il fulmine tocchi terra.

Diceva il grande Luciano De Crescenzo

“Questo è il bene e questo è il male. Il bene è il dubbio; quando voi incontrate una persona che ha dei dubbi, state tranquilli, vuol dire che è una brava persona, vuol dire che è democratico, vuol dire che è tollerante. Quando invece incontrate questi qui, quelli che hanno le certezze, la fede incrollabile, allora state accorti, vi dovete mettere paura, perché, ricordatevi quello che vi dico, la fede è violenza, la fede in qualsiasi cosa è sempre violenta”.

Ci tengo a precisare che la fede citata da De Crescenzo la vedo più come una fede ottusa, quella massiva e inanimata della storia. La stessa dei sostenitori che montano sulle spalle dei giganti, per intenderci, la stessa dei negazionisti, la stessa dei bigotti, la stessa degli ignoranti (dove per ignorante si può intendere anche la persona con quattro lauree che però è chiusa, non costruttiva, di mentalità vincolata e fortemente dogmatica, arrogante e prevaricatrice e dove il saggio può essere anche il vecchietto in cima alla montagna che, dopo una vita, vede tutto limpido…).

Personalmente ho la mia Fede, la Fede del mio animo, che riguarda me, che non necessita l’imposizione sugli altri, avverto la presenza di una veglia su di me, della Natura, di un Universo molto più complesso di quanto osiamo immaginare, che non mi so spiegare, di un Padre una Madre architetti della vita, dell’Universo strutturato anche tramite la nobiltà della Matematica, e delle Scienze tutte, come unico risvolto percepibile di qualcosa di più grande e non descrivibile. Dalla sezione Aurea, alla Matematica dei Frattali di Mandelbrot, al concetto di Infinito, passando per la Fisica Quantistica, fino alle Macchine Molecolari, ci vedo qualcosa di più del caso, del semplice caso. Nel musetto del cane, al parco, che si appoggia sulle mie gambe quando sono triste e nemmeno mi conosce… in quel batuffolo di peli ci vedo qualcosa di più del frutto di un caso. Nelle intuizioni, nelle sensazioni che una madre ha con il proprio neonato… ci vedo molto, molto di più di un Universo nato per caso.

Gli credo anche senza prove e, forse, proprio per questo, di prove ne ho avute. Ma la mia Fede si accompagna al rispetto, al libero arbitrio, all’apertura mentale, al dubbio, appunto, che per ognuno di noi tutto sia diverso e per ognuno di noi tutto abbia il proprio motivo, il proprio percorso. Ragione per cui non esistono risvolti violenti nella sincera fede dell’animo. Unico appunto che mi sento di dover fare al Professor De Crescenzo con cui, purtroppo, non posso aver modo di intraprendere un piacevole dialogo che porti sul tavolino del Thé i nostri rispettabili dubbi.
Non credo invece nei massacri della storia, nelle sue economie, né tantomeno nel bigottismo anche se personalmente risvolti violenti ne hanno avuti in passato, nella storia, ma oggi, penso, spero (forse illudendomi), non più.

Così, tornando a noi, mi chiedo: “Perchè mai la mattina mi apro qualche minuto alle convinzioni dei miei amici e trovo racconti di gente che deride ipotesi fatte da esperti senza aver nemmeno tentato di studiare l’argomento e averlo approfondito per vedere se tali esperti dicono castronerie o ipotesi sensate?”. E ancora: “Come mai oggi, che ci definiamo evoluti, le prese in giro mettono così tanta paura da far schierare subito tutti quelli che si sentono da meno in favore dei giganti?”. E’ probabile che siano solo stupidi? Alcuni nascono Border Collie, altri pecore, greggi di pecore, altri pastori, altri cacciatori…?

Siate equilibrati

Quanto sostenuto in questi esempi è solo a scopo chiarificatore di concetti che altrimenti sarebbero troppo astratti. Potete applicare forme di equilibrio con calma e misurata calibrazione ad ogni tema caldo di ogni momento storico. Io mi guarderei bene dal credere alle definizioni drastiche, agli obblighi drastici, perché potrebbero nascondere facce che non avevate considerato.

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Cit. elegantemente vernacolare, Luciano De Crescenzo