Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente

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Parte 4 | La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente

La direttrice di cui vi vado a raccontare è, a tutti gli effetti, una criminale, un mostro. Uccide lentamente i progetti delle persone, distrugge le vite di chi potrebbe non riuscire a difendersi, gli stessi clienti della banca per cui lavora. Ma sopratutto la gravità diventa iperbolica perché… premedita. E sarà lei stessa ad ammetterlo, come vedremo più avanti, auto-investita da una convinta aura di onnipotenza.

Premedita, organizza, si ripete e incalza con mezzi sporchi ed illeciti (sottili tentativi di corruzione, velati ricatti, ausilio di collaboratori opportunisti) fino a che non vede realizzato il suo disegno malevolo. Per i modi di operare è tra le espressioni massime dello sporco che mente umana possa concepire. Sorride di beffardi sorrisi costruiti che lasciano un certo scetticismo e non sono sicuramente spontanei né di facile interpretazione quando non la conosci bene. Ti tiene sulla griglia a fuoco lento, sembra sempre vicina a te, sembra sempre che stia per darti un gran supporto, che per te stia facendo grandi cose, grandi eccezioni, se solo tu le dessi quelle particolari informazioni che tanto le farebbero comodo. Sai, si tratta solo di “sciocchezze”. Ma quelle sciocchezze sono la tua anima. I tuoi segreti di impresa, i tuoi segreti industriali, i tuoi metodi di operare. Ciò per cui hai studiato per tutta la vita, anche nei fine settimana, anche le notti, anche durante le festività e le vancaze, mentre gli altri si andavano a divertire e tu avevi fatto una scelta insolita, impegnativa ma che ti rendeva più felice. Ti fa passare un piccolo mutuo (in prossimità dei limiti tra finanziamento e mutuo, non si parla di centimaia di migliaia d’Euro, tantomeno di milioni) per una enorme operazione finanziaria che richiede che tu ti “accorga” di lei.

Ma ti sta sabotando, sfrutta il tuo momento di tensione in cui sei preoccupato dalle scadenze, delle condizioni, delle modalità, della documentazione, per infilzarti aghi nei nervi e tentare di controllare i tuoi movimenti. Approfitta per chiederti favori non dovuti ed in modo non regolare talvolta mascherato e di difficile interpretazione, tali altre volte in modo palese, arrogante e scocciato dal fatto che non stai intuendo quello che lei sta cercando di comunicarti in una oscura linea sotterranea. Quando non capisci arriva persino ad arrabbiarsi e palesare le azioni non regolari che ha commesso come a comunicarti “Lo capisci che sono potente? Lo capisci che i miei collaboratori e le persone che ti ho mandato fanno quello che dico io?!?”.

Ma se è tanto potente, perché ha bisogno di un ragazzo come me per fare del vile denaro? Non è capace da sola in modo limpido? Scoprirò che la risposta è negativa. Tra pochi capitoli avrà inizio l’analisi delle azioni di maggior rilievo compiute da questa persona che, a mio modesto parere, sembra la persona meno indicata da inserire in una posizione lavorativa in cui può osservare da vicino variegate situazioni economiche e persino la riuscita di progetti di imprenditori da generazioni o di self-made men, quest’ultimi destinatari delle maggiori ostilità.

Per farvi capire, quando persone di questo tipo sono state investite di potere, hanno avuto luogo i grandi massacri della storia. La fortuna per il nostro paese è che questa donna sia uno spettacolo pirotecnico fuori controllo, non un reale arsenale di guerra. Il suo livello di danno arriva a colpire imprenditori locali i quali, se in gamba, grazie agli stimoli “inflitti” possono usare la sua stessa forza contro di lei e migliorare ulteriormente. Ciò non toglie che questo implichi l’innesco di traumi perfettamente evitabili, grande sacrificio, grandi fatiche snervanti, intensa forza di volontà che non si era previsto di usare e, forse, non si sapeva nemmeno di possedere. Si può pertanto, in ogni caso, migliorare la propria posizione nel mondo dell’impresa, della società, della cultura, dell’essere Umano di valore. Il denaro è una conseguenza, mai l’obiettivo.

Continua…

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
Riferimenti utili
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Complementi

Pagina Literature
L’Italiano, La Matematica e la Comunicazione visiva
Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

Complementi neuroscientifici e filosofici

Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

A fuoco lento. Piccoli cambiamenti di cui potresti non accorgerti.

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana

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Parte 3 | Dalla Fisica Generale alla vita quotidiana

Se studiate Fisica Generale con profonda passione* potreste trovare delle ricorrenze, delle similitudini notevoli con la vita quotidiana. Sono le leggi di equilibrio, di conservazione, fenomeni come gli attriti, gli urti, l’entropia, la trasformazione dell’energia da una forma ad un’altra. Molto della preziosa Fisica Generale, in qualche modo codificato, vi spiega perché ad un fenomeno ne corrisponde un altro. Ad esempio ad un fenomeno di azione corrisponde un fenomeno di reazione (Terza legge della dinamica, Newton).

*I testi delle scuole superiori sono un ottimo punto di partenza.

Rischiate un contatto con un veicolo che proprio non avevate visto, il conducente dell’altra auto è furioso con voi ma se voi diventate furiosi con lui, ignorando il suo punto di vista, darete il via ad una serie di urti violenti (verbali, fisici, legali). Come un corpo rigido appeso all’estremità di un pendolo, magari una sfera di acciaio, che colpisce altre sfere di acciaio. La situazione si propagherà e ci saranno alte probabilità che degeneri se il sistema continua ad essere alimentato con energia sempre maggiore.

Ma se voi comprendete che il momento di inquietudine dell’altro automobilisista è una somma di fattori giustificati quali lo spavento per un possibile danno sfiorato, la sua posizione di ragione secondo il codice stradale, il fatto che le carrozzerie delle auto filtrano il linguaggio del corpo, quindi anche la nostra mortificazione per l’errore appena commesso (ci vorrà un po’ prima che l’altro automobilista capisca che siamo dispiaciuti per l’errore), allora vi comporterete come un materiale in grado di assorbire e dissipare l’energia. Riporterete rapidamente la quiete. Sarete ad esempio una barriera di neoprene, saldamente fissata, la quale, deformandosi, dissiperà l’energia della pallina di acciaio e un attimo dopo, grazie all’elevata elasticità e deformabilità, tornerà nella sua forma e posizione normale.

Sfruttando queste analogie spesso mi sono trovato a ridere e scherzare con persone con cui un attimo prima si erano avviati i processi di ostilità. Cerco di mettermi nei loro panni, osservare dal loro punto di vista, capirli e rincuorarli di quanto non fosse mia intenzione fare quell’errore (ovviamente anche io tengo ad evitare l’urto). Alcune persone a momenti mi abbracciano entusiaste, molte mi stringono la mano. Tutti gradiremmo moltissimo essere compresi e apprezzeremmo che coloro che ci circondano non ragionassero sempre e solo esclusivamente con le proprie posizioni rigide e vincolanti.

Se andate oltre, con la Fisica Quantistica, potete scoprire logiche anti-intuitive di fenomeni straordinari che si verificano su scale diverse da quelle alle quali siamo abituati. Un elettrone e un antielettrone (positrone) si incontrano, annichiliscono e scompaiono trasformando le loro masse in emissione di energia. Fenomeni analoghi si verificano innumerevoli volte ogni secondo in tutto il mondo tra le azioni delle persone. Molti lo chiamano Karma (principio universale di causa-effetto), io le chiamo Leggi dell’Universo.

In vita mia, fin da ragazzino, sono stato una persona molto brillante (fare i falsi modesti è a mio avviso detestabile, penso sia apprezzabile invece dire la verità in modo oggettivo ed equilibrato), con molti progetti, i migliori dei quali andati a buon fine anche in tenera età. Moltissimi gli errori commessi prima. Sono più le volte in cui sono caduto, anche se nessuno mai tiene conto di questo. La massa preferisce tenere conto solo di facili conclusioni e convenienze. Tutti tendono a pensare che io abbia avuto le noci già sgusciate e non abbia dovuto provvedere a faticare seriamente per procurarmi il primo schiaccianoci (studiare, pianificare, progettare), faticare per allenare la forza nelle mani per poterlo usare (iniziare a fare, lavorare) e poi imparare ad usarlo senza che “i cocci” schizzassero dappertutto (apprendere con l’esperienza come si fa davvero).

Questo ha più volte scatenato ostilità nei miei confronti da parte di chi era geloso, invidioso, prepotente o ambiva troppo agli onori. Volevano le mie glorie senza aver fatto le mie fatiche, senza aver vissuto i miei dolori, senza aver navigato i mari dello sconforto quando tentavo ma non riuscivo e “chiedermi perché” forniva risposte che gravavano implacabili sulle fragilità di chi è acerbo. Si ritenevano migliori e meritevoli al posto mio di quello che conquistavo. Quello che più mi è accaduto, fin dalle scuole elementari, è che persone che si ritenevano “migliori per presa di posizione” avviassero pratiche per sabotarmi, maldicenze per sminuirmi, influenze prive di logica per rallentarmi.

Ho sofferto in maniera disumana per riuscire nelle mie passioni. Ho rinunciato ad una vita normale, alle sicurezze, al comfort. Ho vissuto spesso la condizione in cui “qualcuno”, infastidito dal talento e dal tanto legittimo quanto povero sentimento di invidia, perfettamente umano ed espresso sinteticamente attraverso “Perché a lui e non a me?”, ha aggredito impropriamente la mia vita mentre io non avevo alcuna intenzione di aggredire la sua.

D’altra parte se ti senti migliore, buon per te. Può essere un inizio se incanali questa fiducia in te stesso in qualcosa di buono e prolifico. Personalmente non mi occupo di confronti, non mi interessano, per me rappresentano unicamente un “inutile attrito con forte dissipazione”.

Ma mai una volta ho visto in vita mia questi malvagi applicare del male senza che il loro destino ne fosse profondamente intaccato. Ho atteso con pazienza anni, perserverando con i miei progetti e vedendo inaspettatamente mutare le situazioni attorno a me, tenendone traccia, scoprendo come sono andate a finire. Se perserveri sui tuoi progetti per un tempo sufficientemente lungo puoi assistere a quanto ti sto narrando. Non ho mai visto i ladri arricchirsi e mantenere la ricchezza rubata perché c’è sempre stato poi qualcuno più abile che ha fatto altrettanto a loro. Non ho mai visto famiglie con forti influenze riuscire a lungo a “mandare l’acqua all’insù” oltre che con le prepotenze a terzi anche forzando la carriera dei loro figli e familiari con qualità che, pretese, non sono mai arrivate. Hanno invece avuto progenie spesso sciocca, saccente e supponente, navigatori dell’ignoranza, nonostante doppia o tripla laurea.

Ignoranti si nasce, si vive e si muore, non c’è laurea che tenga. L’ignoranza è figlia dell’ottusità, dell’incapacità di aprire la mente, è figlia del pensiero unico, del ragionamento imparato a memoria e mai compreso.

Li ho visti capaci solo di distruggere, senza nemmeno accorgersene, il maltolto sottratto a persone più meritevoli della società, spessissimo del loro territorio. Non ho mai visto in vita mia una persona malvagia vedersene bene del male che ha inflitto. Fingono, questo sì. Sorridono, si presentano nella movida con belle apparenze, prendono a qualche asta giudiziaria fatiche di altri che non sanno curare e mantenere a dovere e la volgarizzano.

Ma i figli in gamba restano quelli delle brave persone, dei padri e delle madri di famiglia, degli intelletti onesti. Quelli che sanno perdere, che non fanno del male ma crescono. Quelli intelligenti, che preservano la specie. Quelli di cui l’Universo, nel momento più inaspettato si ricorda sempre… per le leggi di equilibrio e di conservazione.

A voi il compito di tradurre le nozioni di Fisica Generale con il quotidiano dell’Uomo, potete impiegare anche tutta la vita per comprenderne a fondo una sola, va benissimo anche così, sarà quella per voi più importante.

Continua…

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Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
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Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
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Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
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Conclusioni (parte 1, parte 2)

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Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

Duocel® è un marchio registrato di ERG Aerospace.
Nell’immagine una interessante dimostrazione dell’assorbimento di energia da parte della loro particolare schiuma di alluminio (a destra). La massa che impatta viene trattenuta e non rimbalza pericolosamente. La schiuma d’alluminio si deforma in modo programmato e sicuro dissipando l’energia d’impatto. A sinistra, invece, la stessa massa impatta sul lingotto di alluminio rigido (lasciando un segno al centro) per poi rimbalzare fuori controllo.

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato

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Parte 2 | Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato

Una premessa è fondamentale: abbattere il pensiero che “chi non ha mai ammazzato nessuno” sia una brava persona. Lo sentiamo dire spesso “Mi sembrava una brava persona, non ha mai ammazzato nessuno!”. La specie umana però non funziona così. C’è chi uccide lentamente, giorno dopo giorno, tramite disservizi, abusi, prepotenze, incompetenze, risultando assai più criminale del criminale stereotipato. La differenza tra il criminale standard e il criminale silente risiede solo nella velocità di esecuzione: il proiettile, la lama, infliggono un danno con esito sovente immediato. L’abuso, la violenza lenta e costante, nascosta nei substrati sociali, ferisce la psiche dei più fragili, indebolisce l’organismo, avvolge di stressor altamente lesivi e impiega anni, talvolta decenni, per uccidere una persona.

Se pensate sia una forma retorica, un eufemismo, ribadisco al fulmicotone che, sì, gli abusi uccidono lentamente le persone. Se non si sa come difendersi, se non si forma il carattere per rispondere a questo tipo di sollecitazioni, se non si esterna ciò che ci affligge e pesa dentro per timore di giudizi esterni, si finisce con il valicare i limiti della depressione, indebolire il sistema immunitario con produzioni eccessive di “cortisolo” e “glutammato”, danneggiare tessuti ed organi, perdere lucidità, appassire. La morte sopraggiunge perché l’organismo non fornisce risposte reattive e decade.

Può impiegare pochi anni o protrarsi per qualche decennio ma usura anzitempo e riduce notevolmente la qualità di vita di quegli anni. Coltivare la saggezza, la calma, sviluppare filosofie costruttive, stimolare l’ingegno, ottenere risultati che nessuno si aspettava è un buon avvio di risposta, una terapia naturale che vi rende forti e persino più resistenti di quanto non foste prima.

Se gradite una digressione più dettagliata al riguardo, vi invito alla lettura di articoli quali “Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello“, “Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale“, “Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise” e dei relativi articoli indicati in fondo ad ogni testo tra i link correlati. Spazierete ampiamente e spero vi piacciano : )

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
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Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica Generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
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Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
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Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
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Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

A sinistra osserviamo un sistema geometrico incoerente nelle nostre tre dimensioni abituali (vedremo in appositi articoli che passando alle quattro dimensioni, ad esempio con il tesseratto, ipercubo di ordine 4, molti vincoli concettuali crollano). A destra osserviamo, tramite le linee arancioni, dove si cela l’inganno. Una persona apparentemente “brava” tenta di nascondere incoerenze che l’esperienza può aiutare a riconoscere. Può trattarsi anche solo di un carattere fisiognomico, un’espressione del viso, un segno di stress, un’alterazione del tono vocale, un gesto che cade in un dato momento.

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi

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Parte 1 | Può succedere anche a te ma se conosci hai netti vantaggi

Se quanto vi vado a raccontare, tramite pillole e capitoli, può in qualche modo esservi utile, potete godere il vantaggio della trasmissione dell’esperienza. Certo, leggerla vi modella ma non vi forgia. L’esperienza diretta è decisamente impattante e formativa, vi insegna moltissimo ed allo stesso tempo vi lascia dei traumi che, no, non passeranno mai. Incrementerete la vostra esperienza ad un preciso prezzo, il trauma. Potete risolvere l’accaduto, potete vincere, potete far valere i vostri diritti ma il male che vi sarà stato fatto non svanirà, le cicatrici resteranno sotto i vostri occhi bene in vista ogni giorno, anche se siete persone in gamba con un bel carattere equilibrato.

Una cosa è certa, acquisire l’esperienza migliorerà le vostre mosse e avrete il vantaggio di una partita più brillante che evolve con minore dispendio di tempo e di energie. Sapere che determinati fenomeni esistono, saperli riconoscere e conoscerne i dettagli prismatici che suddividono la luce della follia nel suo spettro costituente, vi renderà consapevoli circa cosa vi sta investendo realmente.

Tanti subiscono abusi in varie forme (da sempre) ma pochi posseggono gli strumenti per comunicare, trasmettere, chiarire, spiegare, comparare, tradurre i fenomeni.

Alcuni non hanno gli strumenti per comunicare, altri sono indifferenti e non pensano sia importante avvisare che oltre la curva non è stato messo il triangolo che segnala un’emergenza. Altri ancora provano imbarazzo e non hanno piacere di raccontare ciò che di spiacevole gli è occorso. Quasi come se temessero di passare per stupidi. Personalmente non provo imbarazzo nel raccontare di aver subito un abuso gravissimo, la mia prima volontà è dare il mio contributo affinché non succeda più. Questo mi preme molto.

Desidero trasmettere le esperienze che seguono per raccontarvi nel modo più utile, e a più alto rendimento possibile, quello che le probabilità mettono ai bordi della gaussiana, ossia che simili eventi si verifichino tutti insieme con la medesima direttrice.

Confido che, nonostante i temi crudeli, la lettura sia piacevole e dettagliatamente utile. Per me non è stato affatto semplice, tutt’altro. Ho impiegato oltre tre anni per generare una funzione che trasformasse questo evento traumatico in una serie prolifica di opportunità per me, per i miei cari e per i miei progetti d’impresa che ora sono tra i più belli in assoluto della mia densa vita.

Quel che segue è il racconto imparziale (privato solo dei dettagli e delle prove fornite alla Giustizia) di quanto di più assurdo in assoluto nella mia vita è accaduto con una sgradevole direttrice di una piccola banca. La peggiore persona che abbia mai avuto modo di incontrare in tutta la mia vita. La forma umana della scoria. Impossibile da recuperare persino per il più avanzato sistema di recupero delle reflue al mondo.

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Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
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Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
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Pillola 14
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Il Prisma divide la luce bianca in uno spettro di sette colori (rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco, viola) tramite il fenomeno di dispersione. Image’s Copyright: Wikipedia.org

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Introduzione

Rubrica: Può succedere anche a te

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Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Volete sapere come si riconosce il personale di banca che, a seconda delle vostre vulnerabilità, può danneggiare seriamente la vostra vita, il vostro lavoro, il vostro equilibrio mentale, la vostra salute, la vostra famiglia o persino tutti questi aspetti insieme se vi trovate in un punto nevralgico della vostra vita?

Un punto nevralgico della vita è un punto singolare, molto delicato, in cui avete molte occasioni insieme, esposte davanti a voi e tutte, per un limitato arco temporale, alla vostra portata. E’ tutto retto da uno straordinario equilibrio. Muovere un ciglio nella direzione giusta può far riuscire ogni passaggio con un’armonia strabocchevole che vi porta a dialogare con i vostri pensieri: “Sta succedendo davvero? E’ la mia occasione? Posso farcela!”.

Può succedere quando meno ce lo aspettatiamo. Dopo anni di intenso lavoro, ostacoli impervi, persino ostilità. Può arrivare all’improvviso, come un riconoscimento. Tutto vi sembra così ben oliato, una volta tanto, che comprendete da soli che difficilmente si riproporranno concomitanze così efficaci tutte assieme.

Quel ciglio tuttavia può esser soffiato via se, per fissarlo intensamente, non vi accorgete che sta arrivando qualcuno di soppiatto che inspira più del normale. Può cogliervi alle spalle con totale sorpresa, può affiancarvi un poco alla volta, con il tempo, sfruttando la vostra fiducia, può pararsi davanti improvvisamente come un sinistro. Può arrivare da qualunque direzione, può avere qualunque aspetto, e forse i suoi sorrisi di plastica assomigliano più a quelli del Grinch.  Qualcuno pertanto può essere pronto a perturbare il delicato equilibrio.

Se avete avuto modo di assaporare il destino potreste intuire, anche se inizialmente mal volentieri, che quella situazione, apparentemente quasi perfetta e poi gravemente perturbata, può aprirvi le porte ad orizzonti ben più vasti, multidimensionali, esplorazioni più ricche di scoperte, opportunità che pesano ma che non avreste mai saputo reggere se tutto si fosse evoluto con la perfezione iniziale. Perché non avevate la profondità dell’esperienza ma solo le sue quote di facciata (larghezza e altezza) senza sapere cosa ci fosse oltre. Mancavano le dovute conoscenze per capire i movimenti corretti necessari per maneggiare quei pesi. La schiena ben dritta (piani di impresa solidi, verificati, collaudati), le gambe toste e flessibili (capacità di assorbire colpi, sopportare carichi, adeguare l’assetto, equilibrarsi), quei glutei ben sodi che non guastano (la spinta, la forza di volontà, il dolore delle fibre che è costato quell’allenamento) e aiutano gli audaci, quelle braccia asciutte, leggere agili forti come quelle di un carpentiere instancabile. Un enigmatico controsenso vi scuote e vi aliena ed ognuno può addentrarsi e portare alla luce da sé le proprie ambite risposte ed i metodi, a cui mai aveva pensato prima, per raggiungere elegantemente tali ambizioni. Oppure potete lasciarvi cadere.

“La pressione… cambia tutto vivere sotto pressione, certe persone le spremi e si svegliano, altre crollano”. Cit. Al Pacino, L’avvocato del diavolo, Taylor Hackford, U.S., 1997.

Che forma hanno gli indizi, le azioni, le parole, le espressioni in presenza delle quali dovreste preoccuparvi anche solo se vi si accenna timidamente? Come si ferma sul nascere un imminente dramma che sta per sfociare in un grave abuso di potere? Che provvedimenti potreste prendere e a chi potreste davvero rivolgervi con efficacia qualora vi troviate avvolti in un turbine irrazionale di consigli errati e informazioni tra loro incompatibili, contrastanti?

Come evitare, in un momento di profonda vulnerabilità, di essere travolti e mal consigliati da chiacchiere leggere che riverberano nei corridoi della banalità e che recitano fantasie trasformate in mito che si riveleranno perfettamente inutili e che non faranno altro che esaurire “il vostro tempo” e “le vostre energie” bruciando le vostre risorse e lasciando, a chi vi ha danneggiato, la  beffarda serenità di proseguire indisturbata/o con la sua dannosa vita criminale?

Soprattutto, come risolvere problemi all’apparenza insormontabili con un successo schiacciante che faccia leva sul virtuosismo e la nobiltà della mente umana anziché su scadenti e approssimative soluzioni violente di bassa levatura?

Se avete il piacere di proseguire la lettura lungo i capitoli che seguiranno troverete una foresta fitta di curiosità e situazioni assurde.

Continua…

Link correlati

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica Generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
Riferimenti utili
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Complementi

Pagina Literature
L’Italiano, La Matematica e la Comunicazione visiva
Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

Il sorriso beffardo del Grinch. Image’s Copyright Dr. Seuss Enterprises, LP

Più risparmi più diventi povero

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 8

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Più risparmi più diventi povero

E’ un commercialista che arranca “ora” che la strada è in salita. Si arrangia. E’ un professionista come ce ne sono in tanti settori in un paese articolato e complesso come l’Italia. E’ convinto di capire a fondo come vanno le cose, cosa sta succedendo. Ma le cose gli vanno male. Il mondo attorno a lui sprofonda collassando su sé stesso eppure non si rende realmente conto del perché. Come ognuno di noi fatica a lasciare il molo sicuro delle proprie convinzioni e teme di andare a vedere cosa ci sia realmente oltre la linea dell’orizzonte, oltre quello che gli occhi arrivano a vedere dal molo. Crede a ciò che gli fa comodo credere, crede a ciò che è facile credere. Paradossalmente, e all’apparenza, può rivelarsi più semplice vivere questa situazione di perenne collasso piuttosto che quella in cui si deve compiere lo sforzo immane di aprirsi a concetti che ignoravamo, che ci sbalzano fuori dalla nostra zona di conforto.

Primo distacco

Mi chiama sostenendo di voler acquistare un prodotto presso lo store di famiglia. Scopro ben presto che vuole solo farsi consigliare il modello più affidabile e funzionale per le sue esigenze e farsi dare quante più spiegazioni possibili da chi conosce i prodotti a fondo. Prendo l’impegno, vado a trovarlo, sostengo dei costi, gli mostro le schede tecniche, gli offro la mia esperienza, importanti consigli, valutiamo dei modelli assieme e scegliamo quello idoneo. Lui si mostra gentile, mi regala addirittura una bottiglia di vino e poi non lo sento più.

Vengo a sapere che ha acquistato il prodotto su un e-commerce massivo risparmiando qualcosa come 60,00-80,00 Euro senza tener minimamente conto del fatto che il servizio di prevendita che gli ho offerto ha un valore ben più alto di 60,00-80,00 Euro. Avrebbe avuto anche un servizio di installazione più professionale ed un post vendita che non riesce nemmeno ad immaginare. Non tiene conto affatto del capitale umano, dell’esperienza, di quel che mi aveva sottratto in maniera ingannevole (tempo, informazioni, esperienza, servizi, denaro…) sapendo già dal principio che non avrebbe acquistato da me.

Non lo nascondo, non approvai quel comportamento. Così decisi di provvedere in altra maniera alla contabilità aziendale risparmiando ben di più di 60,00-80,00 Euro l’anno. Lui risparmiò 60,00-80,00 Euro una tantum, allo stesso tempo ne perse molti di più all’anno in maniera definitiva.
É per questo che sostengo che non sia un granché come commercialista.

Secondo distacco

Lo stesso commercialista riemerge inaspettatamente come tema di una chiacchierata al mare che intrattengo con il titolare di una agenzia assicurativa. Vengo a conoscenza del fatto che decise di non rinnovare le sue polizze e di spostarle presso una compagnia ritenuta più a “buon mercato”. Probabilmente vede i suoi introiti calare e, non riuscendo a comprendere che si trova in un circolo vizioso, finisce con l’alimentarlo sempre di più.
Si isola sempre più, taglia i costi ma quelli errati, perde il contatto con il pubblico, non è più a sua volta cliente di altri e la gente si dimentica di lui, fa tutto online alla ricerca di un risparmio disperato, mantiene un suv dai costi spropositati (per una questione di immagine) ma il suo studio è ad una manciata di chilometri da casa ed anche un ottimo scooter, o dei mezzi pubblici, si rivelerebbero comunque più proficui per lui rispetto ai risparmi boomerang che persegue nel tentativo di sanare la sua situazione.

L’assicuratore mi spiega altre cose che tendiamo a ignorare. La cosidetta compagnia a “buon mercato” non solo offre un servizio di minor valore (ad esempio non invia periti in caso di truffa e preferisce pagare quando i presunti danni comportano risarcimenti moderati retrocedendo la classe anche ingiustamente) ma è nota tra i professionisti del settore per l’inserimento del diritto di rivalsa (ovvero potrebbe non pagare anche se, ad esempio, eventuale alcol nel sangue rientra nei parametri di legge) con tutte le complicazioni che ne possono derivare. Anche il titolare della compagnia assicurativa non nega di esser rimasto male, dopo anni di rapporti, nel vedere il suo cliente “migrare” a soluzioni ritenute, erroneamente, a più buon mercato.

Le polizze a minor prezzo non coprono l’assicurato allo stesso modo di prodotti validi e, per contratto, prevedono molti escamotage per non liquidarlo (o non tutelarlo), sia in caso di incidente con colpa che con presunta colpa, se l’assicurato ha violato anche solo un minimo dettaglio della famiglia degli “asterischi” che nel contratto sono stati inseriti per sganciarsi dalle responsabilità alla prima occasione. Così è praticamente per tutti le tipologie di prodotti e servizi presenti sul mercato.

La vicenda avrà una conclusione ovvia ma, a quanto pare, invisibile al commercialista. Egli ritiene improbabile che una realtà imprenditoriale che si affida da anni al suo studio possa spostare di colpo tutta la propria contabilità presso altri professionisti. L’agenzia assicurativa, infatti, deciderà di far seguire la propria contabilità altrove e il soggetto in questione perderà ulteriori migliaia d’Euro l’anno a fronte di un risparmio di poche centinaia d’Euro.

Terzo distacco

Il commercialista mi richiama, immaginando che la bottiglia di vino abbia lasciato in qualche modo un buon ricordo, trovandosi ad aver bisogno di un tecnico per il servizio di assistenza. Viene posto in coda alla lista dovendo io dare la priorità ai clienti che hanno creduto in me. La cosa non è di suo gradimento e mostra ancora di non comprendere come mai le cose per lui stiano volgendo in un turbinio di malfunzionamenti. Eppure lui sostiene di conoscere i mercati, l’economia del paese, ciò di cui abbiamo bisogno… e non si accorge che l’avidità gli sta portando via, piano piano, senza che nemmeno avverta lo spostamento d’aria, tutto il benessere di cui godeva in passato.

Mi chiedo: “Come può egli, soprattutto in ragione della sua veste professionale, non comprendere che se acquisterà presso un’impresa “professionale”, “fisica”, “storica”, appena avrà bisogno in qualità di cliente, dei professionisti si impegneranno per lui, mentre, al contrario, nessuna impresa perderà tempo nel seguire colui che porterà solo le cosidette “rogne” per poi, nel momento del dare, alimentare realtà a concorrenza sleale?”.

Conclusioni – Parte prima

Il succo della questione è che a fronte di acquisti sottovalutati, giustificati da un risparmio che si è mostrato poi “fittizio”, il soggetto di questa storia ha ottenuto da un lato un risparmio effettivo esiguo e, dall’altro, ha perso quantità considerevoli di denaro che hanno avuto un peso ben maggiore all’interno del suo bilancio. Inoltre è entrato a far parte di un circolo vizioso di cui non è cosciente: più si attacca a risparmi fittizi e più soldi sta perdendo perché si chiude attorno a sé stesso escludendo altri professionisti dal suo indotto i quali, a loro volta, possono fare a meno di lui.

Tra quelli che esclude ce ne sono alcuni che fanno la sua medesima scelta entrando anche loro nel medesimo circolo vizioso che sottrae loro ricchezza e la accentra in un unico leader (quasi globale) impoverendoli.

Altri invece scelgono di rimanere al precedente sistema, quello storico, tradizionale, quello su cui si è fondata l’Italia ed è cresciuta diventando nel dopoguerra una potenza mondiale (prima che venisse depredata della sua linfa che tanto faceva gola a chi non ci voleva ai vertici). Sono rimasti al metodo virtuoso facendo circolare il loro denaro tra uomini e donne di buona volontà, artigiani, commercianti, tecnici, professionisti, imprenditori e quei consumatori che, proprio perché vengono da lavori d’ufficio (solo in apparenza estranei a tale indotto), hanno in realtà a cuore valori come il capitale umano, il rispetto per le persone, per i lavoratori dipendenti, per i mestieri, e decidono di rivolgersi a imprese locali generando la ricchezza distribuita, quella dove l’Uomo conta, e non ricchezza accentrata dove l’Uomo è considerato alla stregua di un vecchio arnese senz’anima da sfruttare finché funziona.

Dove è stato il risparmio? Se anche tutti comprendessero queste righe, quanto ci vorrebbe prima di rimettere tutto in moto, far riaprire negozi, imprese, ricoltivare mestieri, rivitalizzare l’artigianato e le immense capacità italiane?

I miei migliori auguri per ottimi auspici a tutti conscio del fatto che, probabilmente, solo chi si rende conto di questi circoli viziosi si salverà dai turbinii economici che, in un modo o nell’altro, faranno volare via i tetti delle nostre sicurezze. Non c’è scampo, a meno che non li facciamo volare via prima noi comprendendo quanto sia semplice la spiegazione di ciò che ci risulta difficile vedere, o che non vogliamo vedere… perché fa male.

Chi saranno gli ultimi a capire?

Generalmente si tratta di coloro investiti meno direttamente dal problema o per i quali le ripercussioni si manifestano in un secondo momento come in un colpo di frusta. In questo specifico caso si tratta di coloro i quali attualmente percepiscono uno stipendio da realtà statali o che percepiscono almeno parte dei loro introiti tramite lo stato. Non offrendo prestazioni con scambio diretto di denaro con privati, non hanno attualmente gli strumenti per comprendere le profondità dell’Economia di Mercato. Tuttavia ne fanno parte, ragione per cui, pur in principio inconsapevoli, ne saranno coinvolti in pieno come tutti gli altri, probabilmente anche peggio non potendo loro operare delle articolate scelte indipendenti (ma qui si ritorna in una matematica molto complicata da esprimere in parole semplici).

La Matematica

La matematica e le conoscenze teoriche necessarie a comprendere a fondo questi meccanismi, così come i meccanismi legati all’acquisto di prodotti da mercati deregolamentati (ed a concorrenza sleale), o di servizi considerati “nuovi” di variegate tipologie, sono in realtà ben più complessi e renderebbero la lettura faticosa per non dire incomprensibile. L’esempio del protagonista, raccontato in questo capitolo, ha lo scopo di semplificare al massimo la comprensione della direzione che sta prendendo il paese o, meglio, l’Economia di Mercato.

Quando certi fenomeni saranno ben compresi da tutti sarà, naturalmente, troppo tardi per le masse. Probabilmente è così che cinicamente, o naturalmente, funziona: gli ultimi a comprendere o forse, più semplicemente, quelli che ignorano, pagano per tutti. La conoscenza degli strumenti permette di utilizzarli, il credo in favole che narranno di paesi dei balocchi sappiamo invece dove porta.

Se queste espressioni vi sembrano crude vi chiedo: “Avete mai visto un documentario dove un’orca preda le otarie?”. É la Natura che funziona così eppure le immagini ci appaiono crudeli e quelle povere otarie buone e indifese. Anche se lo sono, e le immagini ci turbano, la Natura lo prevede sia che noi lo comprendiamo o meno.

Dai numeri alle parole – Esempio 1

Mario vuole avere tutto.
Mario vuole avere tutto così come moltissime persone.
Mario ha un’attività o lavora per essa o offre servizi che vi gravitano attorno.
Mario vuole avere tutto anche se il potere d’acquisto è calato.
Mario persegue la strada più facile per continuare ad avere tutto.
Mario si illude di esser l’unico ad aver trovato la strada facile per avere tutto.
I clienti di Mario fanno lo stesso.
Il denaro non circola più intorno a Mario.
Il denaro non circola più attorno ai clienti di Mario.
Chi offre servizi pubblici non avverte in tempo che la chiusura delle attività li danneggerà.

Dai numeri alle parole – Esempio 2

Mario pensa di iniziare a comprendere.
Mario pensa che tanto, se lo fa solo lui, cosa vuoi che cambi?
I clienti di Mario pensano lo stesso.
Il denaro continua a non circolare attorno a Mario.
Il denaro continua a non circolare attorno ai clienti di Mario.
Chi offre servizi pubblici non avverte in tempo che per il pagamento degli stipendi aumenta il debito pubblico.

Dai numeri alle parole – Esempio 3

Mario e Giuseppina vogliono avere tutto.
Mario e Giuseppina vogliono avere tutto subito.
Mario e Giuseppina non hanno pazienza di costruire.
Mario e Giuseppina sono pieni di impegni.
Mario e Giuseppina diventano egoisti senza accorgersene.
Mario e Giuseppina dimenticano il mondo attorno.
Mario e Giuseppina si sentono giustificati.
Mario e Giuseppina acquistano allo sbando.
Mario e Giuseppina acquistano allo sbando e buttano.
Mario e Giuseppina trasformano il loro denaro in rifiuti che riempiono le discariche.
Mario e Giuseppina viaggiano su un treno in corsa folle privo di freni.
Mario e Giuseppina non si rendono conto che, anche se stanno seduti, il treno è in corsa.
Mario e Giuseppina fanno i confronti con le persone intorno.
Le persone intorno si comportano come Mario e Giuseppina.
Mario e Giuseppina si convincono di non perturbare l’ambiente esterno con le loro scelte.
Mario e Giuseppina perseverano.
Mario e Giuseppina vivono uno stato di malessere ma non ne comprendono l’origine.

Conclusioni – Parte seconda

Ma allora, se più risparmio e più divento povero, dovrei trovare un modo per spendere tanto? No. Assolutamente no. Semplicemente non ci serve tutto, semplicemente non dovremmo pensare di avere ogni cosa. Dovremmo pensare a cosa per noi è effettivamente importante in profondità, fare una o più scelte e perseguirle con cura lasciando scorrer via il confronto con gli altri. Dovremmo in sostanza evitare di riempire discariche di temi ignorati.

Continua…

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La tetralogia della povertà.
Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

Prima raccolta: Svalutazione

Disse il Signor Michelin: “Non si dà valore a ciò che si ottiene senza pagare”
La distruzione del valore
Comprendere il valore
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero zero (sul conto)
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero uno (sul prodotto)
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero due  (sul professionista)
Il piccolo imprenditore indipendente è espressione di libertà anche per il consumatore
Il professionista della prima maniera
Il tuo futuro è già noto?
Più risparmi più diventi povero
Cap 9 – In revisione
Cap 10 – In revisione
Cap 11 – In revisione

Seconda raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Terza raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Quarta raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Prima estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

Seconda estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

Cit. Sen. John Sherman sulla promulgazione della prima legge antitrust statunitense, 1890.

Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi ha studiato a fondo è più mite, imparziale ed equilibrato, chi non conosce e non capisce troppo facilmente beffeggia

TRA LE MASSE LE PERSONE CHE TENTANO DI ARGOMENTARE VENGONO DERISE. UNA SEMPLICE OSSERVAZIONE PARTENDO DA UN VIRUS ROGNOSO, PASSANDO PER L’E-COMMERCE MASSIVO CHE STA DISTRUGGENDO IL NOSTRO PAESE, PROSEGUENDO CON UOMINI IN VISTA PRIVI DI CONTENUTI, IL DUBBIO E LA FEDE. Con una citazione cardiotonica tratta da Luciano De Crescenzo.

Virus, questo sconosciuto. L’Uomo moderno “stressato” non ha memoria

Sul web le persone che tentano di argomentare vengono derise. Vi è una forte suddivisione bipolare, ad esempio, che vede da un lato i sostenitori a spada tratta della divulgazione dell’informazione di massa sul Covid-19 e dall’altra i negazionisti. Qualunque spiraglio di argomentazione equilibrata nel mezzo, qualunque riflessione o tentativo di approfondimento è spunto di derisione da parte di persone che, nella paura della loro spropositata ignoranza e superficialità, si schierano a partito preso, con totale pienezza, sulle spalle dei giganti. Nel dubbio, sai… non si sa mai.

Ma se leggete i testi di Scienze, della Storia delle Scienze, sono innumerevoli i casi in cui si è dovuto fare un passo indietro e correggere, affinare, rifare o, persino, ripensare da capo un assunto. Se leggete la storia dell’Uomo infiniti sono i casi in cui l’ignoranza ha fatto affiliare le menti ad enormi cantonate. Ne è piena la storia della Fisica, della Chimica, della Matematica, della Biologia del corpo umano, dell’Astronomia, della Fisica delle Particelle…

Per citare un esempio chiaro, pratico, recente, privo di ipocrisie ed eufemismi, la Neurogenesi. Un tempo si pensava che il cervello smettesse di produrre neuroni dopo la nascita, appena consolidatosi. Venne fuori poi, nel 1998, che nell’ippocampo “qualcosa” è invece attivo anche in età adulta: le staminali presenti in una regione dell’ippocampo. Vi furono poi ulteriori conferme ma, come potete immaginare, non mancarono anche le controversie. Vi fu, infatti, chi tentò di dimostrare che i neuroni di un adulto sono minori in quantità rispetto a quelli di un bambino. Ma si dimostrò l’esistenza di un processo, definito “potatura sinaptica”, che tende a interrompere le connessioni con i neuroni inutilizzati al fine di ottimizzare il funzionamento del cervello, la capacità di elaborazione, la memoria nonché il risparmio energetico (il cervello è energivoro). Allora si andò a verificare la “giovinezza” delle cellule neuronali presenti e si contestò nuovamente la teoria che però dovette prendere in considerazione anche che molecole come il glutammato ed il cortisolo (vedi in basso i link correlati) eccessivamente presenti nella società stressata di oggi diventano fortemente nocive per il cervello arrivando ad atrofizzare, almeno parzialmente, l’ippocampo. Chi ha ragione? Chi può esprimere certezza definitiva? Per questa ragione gli “obblighi” sono umanamente sbagliati a prescindere da chi abbia ragione (al momento).

E invece riflettere e argomentare fa bene alla salute della popolazione in generale. Fa bene alla mente. Quanti di quelli che deridono o giudicano sanguignamente hanno mai aperto un libro in più? Quanti hanno mai consultato un ricercatore? Quanti hanno sentito la versione di più di un medico e non solo la versione del “Dò retta a colui che afferma quel che voglio sentirmi dire”, quanti?

Ho ascoltato decine di medici, infermieri, ricercatori anche sul tema Covid-19. E tutti, dico tutti, al di fuori dei social e dell’intervista televisiva, si sono sbilanciati in loro riflessioni. Riflessioni che molto spesso erano distanti pur nel rispetto del diverso pensare del collega. Riflessioni che abbracciavano un’intera gamma cromatica e non solo due colori distinti opposti. Molti hanno avuto la maturità ed il coraggio (privatamente) di dire la frase più importante: “Non lo so”. Li ho apprezzati, non li ho derisi. Ho apprezzato i loro spunti le loro comparative con altri fenomeni a partire dalla Spagnola, i loro riferimenti alle Neuroscienze, alla Biologia Molecolare, alla Genetica, alla Virologia, utili per ragionar su, non di certo per deridere.

Chi desidera ragionare non deve essere assimilato ad un folle negazionista. E’ invece una persona che vuole capire. Oggi tentare di capire è diventato oggetto di derisione da parte di stolti che non hanno il coraggio di ammettere, come invece sa fare un medico con decenni di esperienza, il semplice “Non lo so”.

E-Commerce massivo

Stesso dicasi per il fenomeno dell’E-Commerce massivo che sta distruggendo la piccola e media impresa italiana. Non mi sono limitato ad osservare i dati di cui dispongo tramite il mio lavoro e quello dei miei colleghi, i famosi dati che potrebbero “farmi comodo” perché sostengono le mie teorie. No. Sono andato oltre arrivando fino alle precedenti amministrazioni del leader di settore dell’E-commerce massivo, fino ai report più approfonditi, fino all’Istituzioni pilastro per questo paese che hanno combattuto (e stanno combattendo) gravi casi di evasione fiscale proprio da parte dei giganti che operano sul nostro territorio. Sono andato oltre arrivando fino ad interessanti libri che, se volete, potete trovare in tutte le librerie perché non è stata fatta alcuna censura sul tema. Affinando la ricerca fino alle leggi emanate dai Governi per porre delle regole ai concorrenti sleali. Sono risalito a testimonianze di grandi marchi come Nike ed altri big dei settori di alta qualità che hanno “negato” ai “top seller sleali” la possibilità di vendere i propri prodotti con circuiti non approvati. Ed ho raccolto una mole di dati impressionante che conferma l’attività non corretta da parte di chi ambisce al monopolio, al controllo totale del commercio con i danni conseguenti che sta apportando al nostro paese.

Un indizio che potrebbe destare la vostra curiosità potrebbe essere, forse, la ricerca di libri come ad esempio quelli scritti da un certo Martin Angioni (professionista affermato che parla con cognizione di causa di temi sui quali ha una notevole competenza) e delle innumerevoli ramificazioni a cui potete accedere da soli dando vita ad una vostra personale ricerca.

Eppure la massa adesso vuol vedere solo ciò che fa loro comodo, solo quello che la loro avidità gli detta. Più in là avranno modo di capire ciò che oggi non vogliono sentire e ci passeranno in prima persona, ma ora non roviniamogli la festa. Lasciamoli deridere gli altri, lasciamoli privare di valore ciò che a loro avviso lo merita e osserviamo come reagiranno quando capiranno, se capiranno, quando negheranno, quando nel futuro prossimo affermeranno di aver acquistato solo due cianfrusaglie “innocenti”.

L’Uomo in vista che dopo lo scandalo è rinnegato

Un po’ come quando il “capo carismatico” del momento è sostenuto da tutti e poi rinnegato, abbandonato, gettato via dagli stessi che han preteso di salire sul suo carro quando era vincente. Quante sono le persone che conoscete che hanno sostenuto personaggi, poi risultati meri opportunisti, nei primi tempi in preda al sogno effimero di imitarne le speculazioni imprenditoriali e arricchirsi con leggera semplicità? Poi ovviamente, con chiunque si parla a sipario calato, nessuno sa niente, nessuno l’ha sistenuto. I social, poi, hanno peggiorato le cose grazie ad uno schermo protettivo che deforma piccoli agnellini a possenti felini. Tutto detto e tutto dimenticato o, peggio, rinnegato, prima che il fulmine tocchi terra.

Diceva il grande Luciano De Crescenzo

“Questo è il bene e questo è il male. Il bene è il dubbio; quando voi incontrate una persona che ha dei dubbi, state tranquilli, vuol dire che è una brava persona, vuol dire che è democratico, vuol dire che è tollerante. Quando invece incontrate questi qui, quelli che hanno le certezze, la fede incrollabile, allora state accorti, vi dovete mettere paura, perché, ricordatevi quello che vi dico, la fede è violenza, la fede in qualsiasi cosa è sempre violenta”.

Ci tengo a precisare che la fede citata da De Crescenzo la vedo più come una fede ottusa, quella massiva e inanimata della storia. La stessa dei sostenitori che montano sulle spalle dei giganti, per intenderci, la stessa dei negazionisti, la stessa dei bigotti, la stessa degli ignoranti (dove per ignorante si può intendere anche la persona con quattro lauree che però è chiusa, non costruttiva, di mentalità vincolata e fortemente dogmatica, arrogante e prevaricatrice e dove il saggio può essere anche il vecchietto in cima alla montagna che, dopo una vita, vede tutto limpido…).

Personalmente ho la mia Fede, la Fede del mio animo, che riguarda me, che non necessita l’imposizione sugli altri, avverto la presenza di una veglia su di me, della Natura, di un Universo molto più complesso di quanto osiamo immaginare, che non mi so spiegare, di un Padre una Madre architetti della vita, dell’Universo strutturato anche tramite la nobiltà della Matematica, e delle Scienze tutte, come unico risvolto percepibile di qualcosa di più grande e non descrivibile. Dalla sezione Aurea, alla Matematica dei Frattali di Mandelbrot, al concetto di Infinito, passando per la Fisica Quantistica, fino alle Macchine Molecolari, ci vedo qualcosa di più del caso, del semplice caso. Nel musetto del cane, al parco, che si appoggia sulle mie gambe quando sono triste e nemmeno mi conosce… in quel batuffolo di peli ci vedo qualcosa di più del frutto di un caso. Nelle intuizioni, nelle sensazioni che una madre ha con il proprio neonato… ci vedo molto, molto di più di un Universo nato per caso.

Gli credo anche senza prove e, forse, proprio per questo, di prove ne ho avute. Ma la mia Fede si accompagna al rispetto, al libero arbitrio, all’apertura mentale, al dubbio, appunto, che per ognuno di noi tutto sia diverso e per ognuno di noi tutto abbia il proprio motivo, il proprio percorso. Ragione per cui non esistono risvolti violenti nella sincera fede dell’animo. Unico appunto che mi sento di dover fare al Professor De Crescenzo con cui, purtroppo, non posso aver modo di intraprendere un piacevole dialogo che porti sul tavolino del Thé i nostri rispettabili dubbi.
Non credo invece nei massacri della storia, nelle sue economie, né tantomeno nel bigottismo anche se personalmente risvolti violenti ne hanno avuti in passato, nella storia, ma oggi, penso, spero (forse illudendomi), non più.

Così, tornando a noi, mi chiedo: “Perchè mai la mattina mi apro qualche minuto alle convinzioni dei miei amici e trovo racconti di gente che deride ipotesi fatte da esperti senza aver nemmeno tentato di studiare l’argomento e averlo approfondito per vedere se tali esperti dicono castronerie o ipotesi sensate?”. E ancora: “Come mai oggi, che ci definiamo evoluti, le prese in giro mettono così tanta paura da far schierare subito tutti quelli che si sentono da meno in favore dei giganti?”. E’ probabile che siano solo stupidi? Alcuni nascono Border Collie, altri pecore, greggi di pecore, altri pastori, altri cacciatori…?

Siate equilibrati

Quanto sostenuto in questi esempi è solo a scopo chiarificatore di concetti che altrimenti sarebbero troppo astratti. Potete applicare forme di equilibrio con calma e misurata calibrazione ad ogni tema caldo di ogni momento storico. Io mi guarderei bene dal credere alle definizioni drastiche, agli obblighi drastici, perché potrebbero nascondere facce che non avevate considerato.

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Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Il cervello è duale

Rubrica: Apprendimento | Learning

Titolo o argomento: Efficientamento del tuo potenziale

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Il cervello è duale

Potremmo dire che il cervello ha un comportamento duale nel rapporto con lo stressor. Esso somatizza lo stress (con le conseguenti ripercussioni sulla sua struttura e sugli organi tutti dell’organismo) ma, allo stesso tempo, è in grado di selezionare cosa lo stressa e cosa no. Paradossalmente, quindi, è il cervello che decide cosa lo distrugge.

Un lavoro che per me potrebbe essere piacevole e gustoso perché richiede pazienza e meticolosità, per un’altra persona, magari ansiosa e frettolosa, potrebbe essere fonte di stress per la lunga attesa necessaria all’ottenimento del risultato o per l’intensità dell’impegno richiesto. Allo stesso tempo un lavoro per me piacevole potrebbe diventare la mia fonte di stress se un collega insopportabile lo contamina quotidianamente ed io mi chiudo invece di imparare punti di osservazione nuovi. L’entrare in empatia con una persona che appare ostile ma che in realtà potrebbe risultare quantomeno una persona ininfluente se presa per il verso giusto potrebbe rappresentare un punto di osservazione da tenere in considerazione. Potrebbe non trattarsi di amorevolezza bensì della capacità di comprendere l’altro se non altro per azzerarne gli effetti su di noi (inserire nell’equazione il valore che l’azzera).
Ad esempio comprendo che quel collega di lavoro è nervoso ed ostile perché soffre per il suo divorzio e, accecato dai problemi, risulta comprensibilmente intrattabile; per queste ragioni non rilevo come stress il fatto che mi tratti male ma ignoro questo comportamento, senza soffrirne, immaginando che io potrei fare altrettanto nella medesima situazione.

Anche le paure giocano un ruolo fondamentale così come la disinformazione (utile per spaesare e gestire le masse nonché, prima tra tutti, la loro capacità di spesa: decidere verso cosa e verso chi incanalare il flusso economico legato al frutto dei propri sforzi come lavoratori o investitori), l’incapacità (o l’assenza di volontà) nel verificare la veridicità di fonti, l’impazienza legata al voler dare una risposta immediata (e comoda) ad ogni cosa o al voler ottenere “tutto” con irrazionale immediatezza. Fattori che devastano la stabilità e l’equilibrio della persona, fattori che alimentano conflitti tra gli strati coscienti e subcoscienti della persona che, difficilmente, riesce a rendersi conto da sola di ciò che le manca nella propria formazione (autodiagnosi). E’ molto, molto poco, probabile incontrare qualcuno che sia in grado, mediante autocritica e autosservazione, di diagnosticare le carenze di sé stesso.
Generalmente la strada preferita è quella dell’entrare in conflitto con chi ci osserva dall’esterno (posizione dalla quale si avvantaggia di un ulteriore punto di vista, a noi poco noto) anziché, alimentare argomenti costruttivi affinché le osservazioni esterne possano essere integrate a quel che noi conosciamo intimamente di noi stessi e che da fuori gli altri non possono osservare (non in maniera esplicita).

E’ per tali ragioni che, come avrete notato, i vostri amici difficilmente inizieranno una discussione con voi, su qualcosa che state sbagliando, in modo da evitare complicazioni. Superficialità volta alla semplificazione, alla riduzione dei problemi assorbiti in forma invariante nell’indifferenza collettiva. Il vostro cane, invece, non può fare a meno di venirvi a confortare se vi vede giù di corda o ad abbagliarvi con un brontolio smorzato in dissolvenza se non condivide una vostra scelta. Per questo lo amate di più di una persona… da lui accettate le critiche così come la stretta vicinanza, dalle persone no perché sapete che c’è un di più di cui non si parla per comodo ritorno, invidie, gelosie, attriti, perbenismi, complicazioni, argomentazioni infinite faticose da sostenere, mancanza di volontà nel voler osservare le cose da angolazioni “scomode”. Il cervello è duale anche in questo, percepisce ma si tiene alla larga. Teme ogni cosa che non conosce.

Coltivare paure

Coltivare paure all’interno del cervello, quindi, significa generare con il vostro cervello stress che danneggia il vostro stesso cervello. Il gioco di parole è strettamente necessario. A tal riguardo potrebbe interessare, se lo gradite, leggere l’articolo “Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…” per provare a comprendere come certe paure siano formative, forgino la persona e si rivelino addirittura utili, se e solo se, vengono conosciute, combattute, tradotte e neutralizzate.

Un circolo vizioso in cui cadono praticamente… tutti

Considerate anche il seguente circolo vizioso: vi stressate oltremodo per seguire lo schema capitalistico “essere fare avere” in modo non umano. Poi cercate piacere e comodità che (senza saperlo) ritenete opportune per ridurre il cortisolo. Ma queste comodità alimentano i circuiti del capitalismo “essere fare avere” (e il cane continua a mordersi la coda) perché avete bisogno di altro denaro per potervele permettere. Vi fanno sentire meglio, ritenete non danneggino l’organismo e lo aiutino altresì nella sua ripresa. Ma tutto ciò non sarebbe stato necessario se non aveste scelto la vita più stressante e traumatica possibile attualmente disponibile per il vostro organismo, per la vostra persona. Il capitalismo, quando è puramente fine a sé stesso, magari ad un’immagine di sola parvenza, vi danneggia e alimenta solo altro capitalismo il quale, solo in forma ipotetica, dovrebbe salvarvi. Trattasi di un assurdo matematico lampante: per salvarmi dal capitalismo alimento ciò che lo intensifica. Non è un caso che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) abbia rilevato che proprio in Europa e Nord America siano prevalenti i casi di stress e disturbi mentali rispetto al resto del Mondo.

Continua…

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Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale

Rubrica: Apprendimento | Learning

Titolo o argomento: Efficientamento del tuo potenziale

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Ora che abbiamo introdotto, in maniera del tutto informale, chi sono i principali giocatori nel nostro personale campo elettrochimico, possiamo citarli con un pizzico di consapevolezza in più per descrivere i metodi, le tattiche di gioco del cervello davanti alle situazioni che andiamo a considerare.

Plasticità neuronale: il cervello che si trasforma

In genere per plasticità si intende la proprietà di un materiale di essere fisicamente malleabile (l’esempio tra i più intuitivi che posso proporvi è sicuramente rappresentato dalla plastilina, il pongo). Si è scoperto che il nostro cervello non è statico come si pensava fino a pochi anni fa. Esso non rimane lungo la vita così come si è formato, impostato in principio, da bambini per poi invecchiare inesorabilmente perdendo le sue caratteristiche di partenza. Al contrario la sua caratteristica endemica è la plasticità ovvero la possibilità di modificarsi tutta la vita sulla base di specifiche esigenze. Nel caso del cervello parliamo precisamente di plasticità neuronale che esprime la capacità del sistema nervoso di modificarsi, da un punto di vista chimico, strutturale e funzionale, come risposta al passare del tempo o per contrastare il verificarsi di lesioni o, perché no, per rispondere a specifiche, anche severe, sollecitazioni della vita.

Cambiamenti chimici

L’apprendimento necessita di pratica costante altrimenti il rilascio dei neurotrasmettitori non è sufficiente per fissare le nuove abilità sviluppate. Se vi impegnate per qualche ora in un nuovo compito notate dei miglioramenti evidenti, ma se non ripetete con costanza l’esercizio e lasciate che passino giorni, settimane, sarà evidente come ogni volta dovrete ricominciare l’apprendimento dall’inizio (ad esempio con la chitarra o con un nuovo attrezzo da lavoro che utilizzate raramente). La pratica costante aumenta il rilascio di neurotrasmettitori rafforzando le capacità del cervello.

Breve nota per la salvaguardia dei bambini: le Neuroscienze hanno dimostrato che è molto più utile far esercitare un bambino anche solo 15 minuti al giorno con costanza nel tempo, giorno dopo giorno, lasciando che si diverta nel farlo, che traumatizzarlo nell’apprendimento ore e ore uno o due giorni la settimana, cosa che lo annichilisce solamente.

Cambiamenti strutturali

Sostenere che il cervello sia plastico non è un modo di dire giusto per comunicare che, se sollecitato, può aggiornare qualcosa di simile ad un software. Significa invece che può realmente mutare la sua morfologia, modificare l’hardware. Costanti stimoli inducono la germogliazioni degli assoni. Ricordate? Sono le “autostrade” su cui viaggiano i segnali elettrici a velocità più che doppie rispetto ad una Formula 1. Così come per gli assoni anche i dendriti (le fitte vie simili ad un attrezzatissimo centro urbano) mutano fisicamente generando nuove vie di collegamento e dismettendo quelle obsolete considerate inutili.
Allo stesso modo l’esercizio fisico migliora l’apporto di sangue (attraverso una molecola che prende il nome di ossido nitrico) e la relativa ossigenazione del cervello (nonché di tutti gli apparati del corpo) attraverso la generazione di nuovi vasi sanguigni capaci di arrivare sempre più in profondità (con tutti i vantaggi che abbiamo trattato nella rubrica “Curiosità sul cervello”, vedi i Link correlati in basso). L’organismo si adatta alle richieste più impegnative che gli vengono poste e con esse porta maggior qualità di vita. E’ come se l’organismo adorasse essere stimolato in modo costruttivo anziché essere abbandonato alla pigrizia o a stimoli incoerenti.

Cambiamenti funzionali

Questa innata capacità di adattamento del cervello porta quindi cambiamenti chimici, cambiamenti strutturali e, di conseguenza cambiamenti funzionali. Questo significa che può apprendere cose nuove, cose nuove di crescente difficoltà (come la Matematica, l’utilizzo di strumenti musicali, la risoluzione di problemi complessi, l’uso del corpo in modi sorprendenti nello sport così come nell’esempio solitamente sbalorditivo delle arti manuali). Ma può anche porre rimedio a situazioni gravi come ad esempio traumi. Il cervello, infatti, in seguito a lesioni, può autoattrezzarsi nell’utilizzo e nella specializzazione di nuove aree, al fine di compensare un deficit, tanto più facilmente quanto più è stato stimolato in un periodo sufficientemente lungo precedente al trauma. Il cervello può quindi crescere e arricchirsi nelle zone maggiormente utilizzate per adeguarsi a precise richieste. Ma ci riesce non necessariamente in seguito ad un lavoro intenso, bensì in seguito ad un lavoro costante di intensità proporzionata e variabile con il crescere delle prestazioni (alla stregua di un muscolo).

Gli stimoli

Quindi i neuroni comunicano tra loro tramite le sinapsi che hanno luogo grazie al rilascio di neurotrasmettitori. Necessitiamo di stimoli soprattutto di tipo cognitivo perché gli stimoli in sé, se sono privi di senso, non migliorano le prestazioni del cervello ma anzi lo affogano nella confusione. Necessitiamo di esercizio anche fisico perché il maggiore apporto di sangue ossigenato al cervello stimola la neurogenesi ovvero la crescita di nuovi neuroni (grazie alle staminali presenti in una regione del cervello denominata ippocampo).

L’apprendimento deve essere impegnativo per il cervello. Se si riescono ad imparare cose sempre più difficili, articolate, complesse, specializzate, otteniamo i benefici maggiori. I dati, le funzioni, le specializzazioni apprese verranno fissate la notte nel sonno (dove saranno riattivati gli stessi neuroni impiegati nell’apprendimento di giorno) e poi rinforzate con l’allenamento, la pratica, l’impegno teorico, l’ossigenazione cerebrale.

Impegno mentale di livello crescente, attività fisica, sonno, alimentazione sana… sono gli ingredienti per un cervello heavy-duty ma la volontà e la propria esperienza personale (rielaborata perseguendo una saggezza costruttiva) fanno la differenza molto più del singolo esercizio meccanico.
Hanno un’influenza non trascurabile anche la predisposizione iniziale dell’individuo e lo sviluppo di capacità “fissate” (non temporanee) derivanti da esperienze pregresse utili per la realizzazione dei propri progetti (previa coerenza delle operazioni, acquisizione consolidata delle capacità necessarie e fattibilità dei propri progetti).

Ognuno con la sua specifica strada

Non vi è uno schema che, ripetuto meccanicamente, ad algoritmo, porti un essere umano alla sua prestazione ottima. Ognuno deve trovare il proprio singolare metodo, adeguato alle proprie singolari caratteristiche e messo in relazione alla propria particolare vita. E questa ricerca del proprio metodo è in sé lo stimolo migliore che si possa imprimere al cervello, probabilmente il più faticoso, quello che impegna maggiormente e restituisce la miglior fluidità e complessità di elaborazione.

Se il vostro atleta preferito vi racconta come si è allenato per vincere i suoi titoli, e vi racconta anche i propri segreti, voi non vincerete gli stessi suoi titoli perché vi è una “complessità”. I principi dai quali partiamo, le caratteristiche dalle quali partiamo si ramificano in modo diverso per ognuno di noi in base anche agli eventi che attraversiamo nella nostra singolare vita. Le variabili sono così tante che pensare di poter ricondurre tutto ad un semplice copia incolla… è pura follia. Eppure la massa questo cerca e si illude di poter in qualche modo trovare la via dell’ottenimento senza fatica o a carico di terzi. E lo stress persistente aumenta e grava sull’organismo portando con sé una quantità inimmaginabile di problemi di salute che uno specialista può illustrarvi in modo serio, accurato, professionale.

I ruoli variegati dello Stress

Inaspettatamente, nella misura corretta, lo stress* risulta persino utile ed aumenta, ad esempio, la produttività sul lavoro così come migliora i personali risultati sportivi per il semplice richiamo al maggiore impegno. Nella misura corretta però. Tale condizione non deve perdurare. Fasi di stress si possono alternare a cicli di riposo e distrazione ma, se si eccede, se la condizione di stress è intensa e persistente, man mano che ci si avvicina al proprio limite si trasformerà in un trauma che danneggerà realmente strutture del cervello con la relativa perdita di funzionamento dello stesso. Ad esempio stress prolungati producono un eccesso di cortisolo (chiamato per l’appunto l’ormone dello stress) e si avrà un danno permanente all’ippocampo (in realtà agli ippocampi) rendendo impossibile la formazione di nuove memorie.
La produzione di cortisolo pertanto potenzia le prestazioni del cervello solo in una fase iniziale. Un buon equilibrio tra controllabilità e incontrollabilità delle situazioni alterna fasi di sicurezza a fasi di stress permettendo di sviluppare stretegie ottime per la risoluzione di problemi (a patto che nel cervello siano state inserite istruzioni valide su come imparare cose nuove, come verificare quanto si impara, come acquisire esperienza, come nutrire il dubbio**, come trasformare l’esperienza in ciò che occorre a seconda di precise condizioni che si verificano nella propria vita).

*Ovvero la reazione dell’organismo allo stressor, la causa della nostra alterazione.
**Le certezze infatti vi portano a ripetere inesorabilmente i medesimi errori e la frustrazione aumenta tanto più quanto più ci si aspettano alquanto improbabili cambiamenti di risultato.

Attenzione al Cortisolo

In risposta ad una improvvisa situazione di stress le ghiandole surrenali producono inizialmente adrenalina, successivamente cortisolo (entrambi ormoni considerati anche neurotrasmettitori). L’adrenalina, come è noto, aumenta il ritmo cardiaco, la pressione sanguigna e infonde una senso di surplus energetico fondamentale per tutte quelle situazioni del tipo “fight or flight response”, ovvero “combatti o fuggi”. In un secondo momento piccole dosi di cortisolo ci permettono di tornare alla normalità rimuovendo gli aspetti più spiacevoli dello stress. Questa regolazione è fondamentale per la sopravvivenza della specie animale (ma qualcosa di simile avviene anche nelle specie vegetali, cosa che vedremo al completamento della rubrica “I sensi delle piante”, vedi in basso i Link correlati).

Se però la situazione di stress è prolungata nel tempo si registra un aumento del tasso di invecchiamento cerebrale, danni agli ippocampi e, di conseguenza, alla capacità del soggetto di poter apprendere qualcosa di nuovo.
Il cortisolo, inoltre, è in grado di inibire il sistema immunitario (ci si ammala molto più facilmente a partire da un semplice raffreddore) ed interferire con il sistema endocrino (l’insieme di ghiandole del copro umano adibite alla produzione di ormoni).

Abbiate cura dei vostri Ippocampi

Gli ippocampi, che si trovano in una zona che possiamo immaginare come il nucleo dei rispettivi emisferi cerebrali, si relazionano con la memoria e con lo spazio. Per quanto concerne la memoria operano su quella di tipo episodico (esperienze personali) e su quella di tipo semantico (conoscenze di carattere generale) e sono impegnati nel consolidamento della memoria da breve a lungo termine. Un danno agli ippocampi (dovuto ad esempio ad un forte stress prolungato) può danneggiare la capacità di memorizzare nuove nozioni lasciando inalterate quelle già memorizzate. Non ha effetti invece sulla memoria implicita che permette di apprendere nuove abilità manuali (residenti in altre zone del cervello). I Neuroscienziati hanno dimostrato che forme di stress prolungato danneggiano gli ippocampi al punto da atrofizzarli almeno parzialmente.

Attenzione al Glutammato

Una situazione prolungata di stress produce quindi il relativo ormone, il cortisolo, esso a sua volta induce un’eccessiva produzione di un neurotrasmettitore eccitatorio detto glutammato da tenere bene sott’occhio. In dosi nella norma il glutammato contribuisce a regolare lo sviluppo cerebrale ed aiuta processi cognitivi di memoria e apprendimento. In dosi eccessive diviene tossico per i neuroni e porta stati d’ansia e depressione.
L’eccesso di glutammato porta inoltre conseguenze di tipo strutturale per il cervello quali l’atrofia dell’ippocampo e un’ipertrofia dell’amigdala con serie conseguenze di tipo comportamentale (difficoltà di attenzione e di memoria) e di tipo umorale (impulsività e difficoltà di controllo delle emozioni).

Continua…

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Cit. Cartesio, 1630, L’Uomo