Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”

Rubrica: Può succedere anche a te

Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”

Siamo ai primi di Dicembre 2022, la direttrice mi fa contattare nuovamente dal suo braccio destro che questa volta, nel chiedermi un ulteriore appuntamento, apre con un incoraggiante:

“Andiamo male! Molto male!”.

Sfinito mi reco in ufficio. La direttrice ha di nuovo l’aria da dramma liturgico. Ho la bocca dello stomaco che vorrebbe uscire per mostrarle il mio disappunto e dirgliene quattro. “Cosa c’è questa volta? Che è successo?”.

“Non possiamo deliberare perché manca la Perizia estimativa!”.

“Ma se te l’ho portata questa estate!! Si trova anche nel server della banca e il vostro perito mi ha confermato persino l’autorizzazione alla procedura e l’avvenuto inserimento nel portale gestionale interno!!”

A questo punto passo all’equivalente di DEFCON 3. Anche la persona più pacata, tranquilla, comprensiva e ragionevole di questo Mondo, in simili casi, esaurisce i toni cordiali. La tolleranza è terminata, siamo prossimi al grippaggio. Sono pronto ad effettuare la chiamata per richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine.

Replico informando che, essendomi occupato personalmente di ogni documento, ho visto bene dove il suo collega ha riposto la Perizia. Intimo che a seguito di queste precise indicazioni i Carabinieri o la Polizia la troveranno rapidamente.

La direttrice mi fissa, nota che non sto scherzando. Mi contengo ma sono profondamente alterato. Qui si schernisce la mia vita. Sa che non sto dicendo per dire, sa bene che vado in fondo alle cose e fa un passo indietro in modo “lurido”.

Lei era seduta dietro la sua scrivania, io ero ovviamente dall’altra parte; alla mia sinistra, la destra della direttrice, si trovava il suo braccio destro in piedi. Lei si gira, lo guarda, fa un cenno di assenso con la testa e lui parte e si reca subito nel suo ufficio a prendere la Perizia per reinserirla nel fascicolo di documenti dell’istruttoria.

Non mi sembrano spaventati per le conseguenze legali, ma più che altro preoccupati per un mio eventuale reclamo interno presso l’Ispettorato della banca. Sono piuttosto spavaldi. Dico chiaramente alla direttrice che questa volta la situazione è molto grave e che è meglio che io vada a sbollire altrove. Solo a questo punto inizio a vederla realmente preoccupata e mi risponde, con aria rammaricata:

“Lo so…”.

Perizia recuperata, siamo di nuovo in movimento. Ma quale sarebbe ora la dinamica? Il movimento di che cosa? Sono ben coscente che è tutto finito. La mia fredda ipotesi, quella che ritengo più probabile, è che la direttrice non manterrà fede alla sua parola. Ha giocato sporco, non mi ha fatto vendere i locali, non ho tempo per cominciare tutto da capo con un’altra banca (che ora avrebbe comunque interessi ancora più alti di quelli già insostenibili calcolati prima della manovra sui tassi, oltre a tempi di rientro improponibili), inoltre la Proposta di Acquisto è vicinissima al suo termine.

E’ la prima volta che sono veramente arrabbiato. Ventitre anni. Ventitre anni di sacrifici, rinunce, sforzi da far collassare chiunque non abbia sogni così grandi. Sta andando tutto all’aria. Per quale motivo? Cosa non digerisce la direttrice? Perché i salati interessi di mutuo le interessano meno (perdonate il gioco di parole) dell’opportunità di farmi fallire i progetti?

Racconto l’accaduto alla mia famiglia, agli amici, a colleghi e collaboratori. Esposta in modo ordinato, come nei capitoli di questo saggio, è più facile da assorbire, specie grazie al titolo che riassume quel che è stato e orienta il lettore immediatamente nell’ottica corretta. Ma “durante”… “durante” tutto cambia, i punti di osservazione sono diversi. “Durante” ricevi suggerimenti amichevoli che tendono a minimizzare, che tendono a farti notare che forse hai travisato perché sei molto teso per quello che, con impegno strabocchevole, stai facendo. I miei genitori mi dicono cose del tipo:

“Evita di discuterci altrimenti rischi di perdere il capannone per una stupida litigata…”.

E proseguivano bonariamente:

“Sopporta, come hai sempre sopportato e pensa a quello che per te conta davvero, concludi.”

Era evidente che nemmeno loro si rendessero conto. Sembrava tutto surreale. Il “durante” è tutta un’altra cosa. Tutti erano convinti che lei volesse solo guadagnare il più possibile dagli interessi di mutuo. Io l’avevo guardata negli occhi, avevo visto molto di più. Era ben definito il suo odio e quanto lei puntasse alle mie proprietà (rendendolo palese con espressioni come quelle che vedremo nelle prossime pillole, oltre che con comportamenti gravissimi che lei stessa ammetterà di aver messo in pratica, specie verso la mia casa), alla mia azienda (cercando di sottrarre il frutto dei miei studi per fornirli a non si sa chi dato che lei non era in grado di comprendere cose così complesse) ed al controllo dei miei progetti futuri. Ero seriamente preoccupato, la direttrice stava delirando.

Passano pochi giorni, ci avviciniamo alla scadenza della Proposta di Acquisto. Non è più possibile implementarla con ulteriori Addendum, la parte venditrice non offre più margini. Giustamente.

Tutti intorno a me dicono che mi sto preoccupando inutilmente. Familiari, amici, colleghi sono pronti a scommettere che ora la direttrice mi comunicherà la delibera positiva o negativa la quale, son convinti, sarà sicuramente positiva.

In effetti la direttrice sembra essersi data una calmata. Forse ha capito che l’ha fatta grossa. Penso che abbia iniziato a sentir nell’aria le Forze dell’Ordine come una concreta possibilità ed abbia iniziato ad intuire che una fragile barriera mi divide dall’Ispettorato della banca.

Malgrado ciò i pensieri sono ridondanti nella mia mente, sto mettendo in ordine i tasselli. Sto decodificando. Ho iniziato a fare la somma delle sue richieste aberranti lungo tutti questi mesi e a capire che cosa sta facendo. Lei non cerca di portarmi a pagare più interessi con l’imminente manovra sui tassi (Dicembre 2022 – Gennaio 2023), lei cerca di prendere le mie cose. Genera perdite di tempo per farmele perdere. Sa che ho orientato e predisposto la mia azienda sui servizi professionali che il capannone mi permetterebbe di fornire e che, se riesce ad impedirmelo, potrei prendere una botta* fortissima rischiando di perdere tutto.

*In un apposito speciale vi illustrerò una curiosa modalità con cui persone simili possono danneggiare aziende che vanno benissimo e che sono virtuose.

Vado a trovarla in ufficio una mattina. Stiamo definendo l’appuntamento con il notaio (rigorosamente scelto da lei, pena l’impossibilità di erogare il mutuo – dettaglio che ad oggi apre molte interrogazioni), ripassiamo tutto. Quasi mi inganna. E’ sorridente, sembra di buon umore come qualcosa che funziona e sta per definirsi. Però divaga, parliamo del più e del meno, sembra voler essere accomodante.

Inizia a descrivermi il lavoro di sua figlia. Mi fa notare che sua figlia è a contatto con tecnologie che io apprezzerei sicuramente (???), che fa cose particolari, che anche lei ama la Fisica e la Matematica. Ma di che sta parlando?! Non alimento la conversazione ma la direttrice non demorde e se ne esce come un dolore con un sorrisetto che vuole sembrare gentile ma che per me è solo preoccupante:

“Te la potrei far conoscere, magari uscite insieme, ti potrebbe far vedere quello che fa…”

Nella mia mente risuona di nuovo un “Eh?!?” ed ammetto che avrei tanto voluto replciare con “Ma che siamo nel Medioevo?! Sembri un sensale!”. Ma tutte le persone di cui ho stima, e che non hanno i miei difetti, mi avevano suggerito di non essere sempre “schietto”. “Non puoi dire sempre quello che pensi! Anche se stai esprimendo un pensiero corretto!”.

Impiego tutto me stesso per rimanere cordiale e dire più “semplicemente”, dando del “tu” all’aspirante suocera:

“Ti ringrazio del pensiero ma faccio una vita molto particolare, la faresti solo soffrire, vedi io non ci sono mai, non faccio le cose che sono abituati a fare i suoi amici; vivo in un modo molto particolare per gli altri ma naturale per me, realizzo progetti che avevo fin da piccolo, sono dedito ai miei studi, al mio lavoro, ai miei viaggi di lavoro, a costruire. Richiede molto tempo, molto impegno. Per rilassarmi non giro per locali la sera, non vado in vacanza, non provo soddisfazione nel comprare auto alla moda, oggetti alla moda; mi trovi in giro per l’Europa per studio o lavoro o tra le campagne e il mare, con gli elementi della Natura e gli Animali che mi mettono tranquillità. Sentirebbe la puzza di letame perché io non sono tipo da villa con la piscina ma da casale con gli Animali”.

Sono stato soffice, penso io. Le ho dato mille motivazioni che, stando agli standard giovanili di oggi, dovrebbero spontaneamente allontanarla dal pensiero malsano che sta partorendo. Forse ho avuto il giusto tatto.

La direttrice sembra prenderla bene ma il suo si rivela ben presto un sorriso di plastica. Pochi giorni dopo il Notaio, fortemente scelto da lei, si negherà al nostro appuntamento per definire tutto. Risolverà con una motivazione tra le più blande:

“Mi scuso ma non ci sono improvvisamente per impegni improrogabili fuori città”.

E’ finita. Proposta di Acquisto conclusa. La direttrice non ha fatto avere alcuna delibera, né per il sì, né per il no. Sembro così destinato anche alla perdita della caparra. La situazione è drammatica.

Indignato la vado a trovare per l’ennesima volta in ufficio per chiedere chiarimenti sulla “scomparsa” del notaio. Lei elude qualsiasi domanda e replica con espressioni del viso e toni che sono propri di una bambina capricciosa al primo anno di scuola materna.

“Eh purtroppo non ho potuto deliberare né per il sì né per il no”.

Le rispondo:

“Ma almeno delibera per il no così recupero la caparra!”.

e lei

“Mi dispiace ma non posso farlo, sono cose che succedono…”.

con l’aria come a dire “Vedi cosa succede a dire di no?!”.

E’ Guerra.

Continua…

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
Riferimenti utili
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Complementi

Pagina Literature
L’Italiano, La Matematica e la Comunicazione visiva
Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

Complementi neuroscientifici e filosofici

Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

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Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF

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Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF

La vicenda che segue è molto delicata. Va premesso, per corretteza, che non posso dimostrare chi siano i veri autori dell’azione criminale che vado a narrare. Di conseguenza vi chiederete legittimamente: “Perché inserisci questo capitolo in questo saggio?”.

Perché ci sono: un “dettaglio rilevante”, un “movente” ed un “sospetto fondato”. Aspetti che meritano di essere presi in considerazione, specie se proseguirete con la lettura dei prossimi capitoli, perché sommati a tutto il resto fanno venire i brividi. Ogni cosa assumerà un senso quando la lettura sarà più completa. In ogni caso, nel momento in cui scrivo, non sono a conoscenza della possibilità o meno della Giustizia di venire a capo di questa specifica parte della vicenda. Ad ognuno il suo mestiere. Non spettano a me le indagini o proferir parola su come si articoli un simile delicato lavoro, ovvero: la scoperta degli autori del misfatto.

Concatenamenti da brividi

Siamo ormai a Novembre del 2022, in prossimità della delibera del mutuo. Non c’è una ragione di senso compiuto sul perché ci sia voluto tanto. A quanto pare tutto è tranquillo. Siamo in tempo, ho fermato l’immobile con la Proposta di Acquisto, ho dato una caparra riducendo ulteriormente la richiesta di mutuo (cosa non da poco) diventata ormai esigua, la documentazione è completa. Abbiamo tribolato tanto ma ci siamo, pare proprio che ci siamo. Ormai è fatta? Uhm… non illudiamoci. Ora riesco persino a scherzarci su ma, al momento dei fatti, ero teso come una corda di violino tirata da un fabbro.

Mancano pochi giorni e la direttrice dovrà esprimere la delibera (positiva o negativa) emessa dalla commissione incaricata dall’istituto di credito. Mi contatta il collega della direttrice per un appuntamento. Si tratta del suo braccio destro, quello che aveva ricevuto tutta la documentazione ed era rimasto sorpreso della precisione che avevo mostrato, ricordate? Era un Lunedì e tra poco capiremo perché è così importante questo dettaglio…

Confermo che sarei andato a fargli visita l’indomani. Il Martedì entro nell’ufficio della direttrice dove trovo ad attendermi anche il suo collega. Hanno entrambi un’aria molto strana, sono molto seriosi. Non vedo alcun motivo di esserlo, ci troviamo davanti ad un’operazione di cui andare orgogliosi e secondo me un sorriso ci starebbe molto meglio. La direttrice, che ha avuto modo di sondare le mie abitudini di consumatore, investitore, risparmiatore, mi pone una serie di domande che non hanno senso alcuno perché male si addicono alla mia persona. Con un alone di tensione esordisce:

“Tu di solito fai acquisti d’impulso? Compri spesso con bancomat o carta di credito senza renderti conto di quanto stai spendendo? Di recente hai acquistato cellulari, divani, televisori, abbonamenti…?”

Ed io, che sono tutto fuorché uno che non pesa quello che fa, rispondo nella sorpresa più totale:

“Eh?!”

Immagino sembrassi un imbecille ma è come se un vostro collega durante il lavoro, come un fulmine a ciel sereno, vi venisse a dire: “Sai, mia moglie ed io questa estate andremo 60 giorni a Capo Nord con il Jimny a vedere se il globo metallico ha la messa a terra; abbiamo deciso che ti lascieremo i nostri tre bambini, Ughino, PieraPina e la piccola Mariangelita, ovviamente ci sarà anche il nostro Golden che svilupperà il primo istinto di accoppiarsi in quei mesi… beato te che potrai vederlo! Ah, avvisa il vicinato che la piccola Mariangelità soffre di coliche terrificanti con il caldo estivo, ma questo già lo sai perché te lo dicevamo quando ci hai aiutato a svuotare la cantina allagata dal cane che ha il brutto vizio di rosicchiare i tubi delle cannelle del giardino. Attila è adorabile ma è sempre stato tremendo fin da quando era cucciolo; comunque se lo metti a guardare le tre puntate della prima stagione de “L’ispettore Derrick” del 1974 si calma un pochino. Purché le trovi rimasterizzate in 8K. Sai, Attila ci tiene che tutto quel grigio sia enfatizzato… i cappotti, i capelli, gli occhiali, le macchine, le strade, il piano regolatore dei luoghi delle riprese…”.

Come vi sentite a questo punto? Spaesati? Qualcuno forse sta anche ridendo. Però con queste folli righe vi ho estraniato così come la direttrice ed il suo collega hanno estraniato me.

E’ a dir poco drammatico come prosegue la direttrice:

“Non possiamo più darti il mutuo perché tu hai troppi finanziamenti!”

Ed io, che mesi prima le avevo esposto limpidamente tutti i miei rapporti bancari a breve termine, senza alcun mistero, replico:

“Ma di quali finanziamenti sta parlando? Non mi risulta nulla di quanto state dicendo!”.

E la direttrice replica:

“Abbiamo fatto un controllo e abbiamo scoperto che spendi troppo! Purtroppo non possiamo fare più niente…”

La direttrice pensava a me probabilmente come ad uno sprovveduto che sta solo sui libri. Convinta forse che non sapessi come muovermi. Così replico:

“Mi date qualche ora che sistemo tutto? Non so di quali finanziamenti state parlando ma non sono i miei.”

Lei mi congeda come per insistere “Tanto ormai non possiamo più fare niente” ed io rinnovo il concetto che ciò a cui lei si riferisce a me non risulta, pertanto andrò nei luoghi preposti a verificare e sistemare quel che non torna. Anticipo che la situazione tornerà normale in pochi giorni.

Un dettaglio rilevante

E’ Mercoledì, raggiungo la sede della Banca d’Italia della mia città dove vengo ricevuto e seguito con una cura e una professionalità d’altri tempi. Dopo le verifiche di norma le guardie armate mi fanno salire in un apposito ufficio nel quale espongo quanto sostiene la direttrice su di me. Specifico che mi si accusa di avere finanziamenti che non mi risultano. L’incaricata con cui parlo è una persona disponibile e mi procura immediatamente dei riferimenti e la documentazione con cui operare in questi casi.

Da un rapido controllo emergono nuovi finanziamenti aperti proprio due giorni prima, il Lunedì… La responsabile mi dice:

“Caspita che tempismo! Può bloccare tutto rapidamente prima di andare in contro a problemi con le società di recupero crediti. Ma come ha fatto a sapere così presto che sono stati aperti nuovi finanziamenti a suo nome solo due giorni fa?”

Ed io replico:

“Me lo ha comunicato la direttrice di una delle banche con cui lavoro proprio Lunedì…”

E la responsabile d’istinto:

“E come faceva la sua direttrice a saperlo subito, proprio il giorno stesso in cui sono stati fatti?”

Ed io:

“Cosa significa?”

Ma la responsabile, a questo punto, in un silenzio indefinito, mi lascia senza risposta con uno sguardo che preferisco non descrivere ma che è già stato intuito dal lettore che ha maturato certe esperienze.

L’operazione di blocco dei finanziamenti, in pratica aperti solo grazie ad un furto di identità, prosegue tramite la Centrale Rischi di Intermediazione Finanziaria (CRIF) che si occuperà di fornirmi la visura delle attività che non riconosco.

Ottengo le informazioni complete e scopro che ci sono delle attività artefatte con istituti di credito con cui non ho rapporti. La documentazione prodotta è utile per effettuare la dovuta denuncia presso le Forze dell’Ordine.

Mi reco dal Comandante della Caserma dei Carabinieri vicino casa e, grazie alla sua professionalità e ai suoi consigli, vengono effettuati: la denuncia del furto di identità verso ignoti ed il disconoscimento delle specifiche attività indicate nella visura del CRIF. Questa denuncia sarà fondamentale per annullare i finanziamenti avviati indebitamente presso i relativi istituti di credito.

Qualcuno che disponeva di molti miei dati aveva avviato dei finanziamenti a nome mio. La cosa stravagante è che l’Istituto di Credito che aveva erogato questi finanziamenti ha collaborato subito a bloccarli ma non ha messo alcun impegno nel cercare gli autori del misfatto rispondendomi per iscritto che non ne avevano alcun interesse. Inoltre non mi hanno mai mostrato i documenti che io “avrei firmato” per avviare questi finanziamenti.

Un movente

Che in tutta la mia vita mi sia stato fatto un furto di identità proprio pochi giorni prima della delibera del mutuo per un capannone di valore pari a tre volte l’importo del mutuo richiesto (richiesta di mutuo poi ulteriormente ridotta a seguito del versamento da parte mia della caparra) è una straordinaria coincidenza. Oppure no. Chi lo sa? Tu lo sai?

Un sospetto fondato

In molti siamo rimasti sorpresi che un flusso di informazioni relativo a furto di identità, apertura di finanziamenti e denuncia dell’accaduto (tale da impedire la delibera del mutuo) sia stato così rapido che nemmeno la Ferrari F2004 sul rettilineo a Monza, senza chicane, con motore V10 da qualifica, sarebbe stata in grado di stargli dietro… E sappiamo bene che non c’è nulla, nell’Universo conosciuto, a cui una Ferrari F2004 non possa stare avanti*.

*Modo di dire per esprimere la mia ammirazione verso la F2004.

Si riparte

Sono passati pochissimi giorni, comunico alla direttrice che ho sistemato le cose e la invito a chiedere conferma al CRIF della mia buona fede. L’ho spiazzata. Tra un borbottio e l’altro ho di nuovo la sua attenzione ma la Proposta di Acquisto scade a momenti.

Contatto la parte venditrice alla quale spiego cosa è accaduto e con la quale decidiamo serenamente di aggiungere alla Proposta di Acquisto un Addendum che ne estende la validità per altre 4 settimane. Si termina in Dicembre. Ora non ci sono scuse. La direttrice deve deliberare per il Sì o per il No.

Attenzione a questo ulteriore dettaglio. La direttrice risponderà chiaramente di aver compreso l’aggiunta dell’Addendum e ne riceverà copia firmata e controfirmata da inserire nel famoso fascicolo della documentazione, che avevo predisposto in ordine, richiesta dalla banca.

Continua…

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Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
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Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
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Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
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Pillola 16
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Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

www.de.mef.gov.it/it/attivita_istituzionali/antifrode_mezzi_pagamento/furto_identita/

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Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Pillola 3:  Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio

Settembre 2022 inoltrato, ogni settimana la direttrice trova un motivo, apparentemente plausibile, per ritardare la delibera del mutuo ma allo stesso tempo tranquillizzarmi che l’operazione si farà. E’ una continua perdita di tempo all’interno della quale opera ripetute modifiche al piano di ammortamento incrementando gli interessi ogni volta che ci incontriamo. Per evitarlo, inizio a non andare più a trovarla in ufficio con la stessa frequenza, anche se consapevole che avrebbe presentato ulteriori incrementi il giorno del rogito. La cosa “divertente” era che lei non faceva riferimento agli andamenti (Euribor, Eurirs) per generare un piano di mutuo aggiornato ma, rivangando la perizia eccellente per la quale non riusciva a darsi pace, se ne usciva con frasi del tipo:

“Béh, bisogna che 5.000 Euro in più ce li dai…”.

Ogni appuntamento era una mia conferma di desiderio e un suo conseguente gioco al rialzo. Disponeva dei suoi “margini di manovra” per trattare meglio o peggio il cliente indipendentemente dal merito creditizio e dal relativo ranking strettamente correlato. Non commento questo modo volgare di fare. Se siete arrivati a leggere fin qui avete i requisiti per saper commentare da soli. Dunque andare a trovare in ufficio questa persona, una decina di volte, poteva far alzare realmente gli interessi del mutuo di importi notevoli (le prove sono state depositate). Era sufficiente chiedere rassicurazioni e conferme circa il piano di ammortamento per ottenere l’effetto opposto. Mentre riuscire ad incontrarla una volta sola, ad esempio al rogito, poteva effettivamente contenere questi incrementi. Strano ma vero, recita una rubrica di una nota rivista di enigmi.

Direttrice poco professionale, se non scorretta. Ho avuto rapporti con numerose banche per una miriade di operazioni in tanti anni e nessun direttore mai aveva adottato un simile comportamento, nemmeno all’interno di banche con reputazioni poco lusinghiere. Le due operazioni che avevo condotto prima dell’avvento del capannone, con altri due diversi istituti di credito, per dei beni strumentali,  avevano fatto perno sulla “parola” che i rispettivi direttori mi avevano dato e poi seriamente mantenuto per giorni e settimane fino alla conclusione proficua per entrambe le parti. Purtroppo una cosa sono i beni strumentali mobili (le atrezzature da lavoro, i veicoli professionali…), un’altra sono i beni immobili. Non tutte le realtà offrono soluzioni ideali per ogni tipo di richiesta. Un po’ come quando la compagnia assicurativa vi dice che non è specializzata sulle motociclette o sui veicoli d’epoca ma può farvi un buon trattamento per l’utilitaria.

Ignaro delle reali intenzioni della direttrice il pensiero negativo che formulo è che lei stia cercando di portare la situazione alle lunghe per arrivare all’imminente manovra Draghi e applicarmi interessi altissimi. Se ci si pensa è la cosa più logica che si può ipotizzare quando si è equilibrati. Chi può aspettarsi quello che seguirà? L’idea che si tratti esclusivamente di una trattativa scorretta condotta da una persona tutt’altro che professionale, però, mi porta anche a credere alla direttrice quando dice che l’operazione si farà. E’ evidente che vuole guadagnare di più (quindi portare a compimento la richiesta di mutuo) ma io sbaglio a credere che voglia guadagnare di più sugli interessi del mutuo. E così non metto in vendita i miei locali perdendo tempo prezioso. Si rivelerà un grave errore di strategia.

L’istinto mi dice di bloccare in qualche modo quel capannone. Ho la sensazione che qualcosa di illogico possa accadere. Contatto la parte venditrice e chiedo di poter procedere alla firma della Proposta di Acquisto legata alla delibera del mutuo. Questo significa che se verrà deliberato il “no” (quindi la negazione del mutuo) potrò quantomeno riavere indietro la mia caparra. Ormai siamo alle porte dell’Autunno, la parte venditrice voleva sganciarsi da me sapendo che, con la fine dell’estate ed i rientri dalle ferie, avrebbe avuto più opportunità di vendita ad altri acquirenti con banche meno problematiche. Non ero più in tempo per vendere i miei locali e far portare l’operazione con il saldo del capannone che doveva concludersi in Autunno 2022. Avrei necessitato di più tempo.

La parte venditrice mostra una grande stima nei miei confronti. Ci siamo visti molte volte, hanno visto come analizzo le cose, come presento i miei progetti, il mio sincero interesse. Sanno inoltre che i difetti del capannone li ho rilevati e argomentati opportunamente (trattando sul prezzo) quindi non rischieranno miei eventuali reclami (diverso sarebbe stato con un acquirente a digiuno su strutture, impianti, impermeabilizzazioni, finiture, etc.). Si trova l’accordo in modo sobrio e naturale. La Proposta di Acquisto c’è, ed è firmata da entrambe le parti. Essa prevede anche il rimborso della caparra in caso di negazione del mutuo. Tutte le voci della Proposta sono corrette, serie, senza stranezza di sorta. Ma ovviamente vengono riportati gli estremi in termini di tempo e questi non giocano a nostro favore se la direttrice continua con i suoi comportamenti. Del resto a Maggio ci stavamo regolando per completare l’operazione entro fine estate. Quattro mesi sarebbero stati più che sufficienti.

Quando informo la direttrice la sua reazione è da fuori di testa… Mi sgrida (???). A stento trattiene l’alterazione, sbatte in modo nervoso ma controllato le mani sulla sua scrivania esclamando:

“Chi ti ha detto di firmare la Proposta di Acquisto?!?”.

Subito dopo cade in una profonda tristezza. Era palesemente infastidita da questa mia azione. Avevo letteralmente vincolato a me quel capannone fino a Novembre 2022 e lei sapeva bene che i miei negozi avevano una posizione strategica ed un conseguente valore che mi avrebbe permesso l’acquisto in sicurezza del capannone anche senza mutuo (anche se ormai non c’era più tempo per organizzarne una vendita fatta con criterio). Cerca di rinsavire, si contiene ulteriormente, c’era in parte riuscita poco prima quando il suo fastidio camuffato sembrava così palese ed allo stesso tempo una mia possibile travisazione. Ero incredulo, mi sembrava impossibile, volevo convincermi di aver interpretato io male, di aver frainteso. La direttrice acquisisce all’interno della documentazione catalogata, anche la Proposta di Acquisto e la copia dell’assegno circolare della caparra. E’ molto arrabbiata ma anche triste. Perché?

Abbiamo due mesi di tempo per effettuare ogni singola operazione ed io continuo a chiedere una delibera per il sì o per il no che non sembra arrivare mai. Passa il tempo, tutto è pronto da settimane e settimane, la proposta di acquisto scadrà a Novembre del 2022 ma la direttrice continua a rimandare la delibera… niente, non arriva mai niente. Le dico che l’altra banca onestamente mi offre una condizione meno favorevole ma tempi più rapidi e lei continua a rassicurarmi per tenermi fidelizzato promettendo risultati che, puntuamente, non arrivano mai, eternamente preceduti dalle scuse più improbabili.

La direttrice inizia ad avere dei toni da “padrina”, mi chiede all’improvviso la lista di tutti i miei clienti e dei miei fornitori (che non le farò avere perché non ne ha diritto). Mi chiede come mai azzecco sempre i miei investimenti. Ma questo non è vero. Spesso non è sempre. Ci sono anche le volte in cui sbaglio ma lei non vuole neanche sentir parlare di qualcosa che si allontani dalle sue convinzioni e, quando spiego le difficoltà, lei non ascolta superficiale oppure risponde maleducata “sì sì sì…” o cambia discorso perché secondo lei non le sto dicendo i presunti “segreti”. Avanza sempre più spesso domande inopportune, tra queste ripetutamente:

“Mi dici perché tutti gli altri chiudono e tu vai sempre meglio? Mi spieghi come fai? Chi sono i tuoi clienti? Mi faresti una lista?”.

“Come realizzi tutte queste cose? Mi fai un elenco dei pezzi che usi per fare questa determinata cosa? Chi ti dice come si fa?”.

“Mio marito si trova in difficoltà con la sua impresa, mi dici cosa potrebbe fare per guadagnare di più?”-

“Perché ti tieni tutto per te?”.

“Vorrei che tenessi delle conferenze per i soci della nostra banca in cui gli spieghi quali sono i tuoi metodi di impresa!”.

Domande alle quali rispondo puntualmente che sarebbe impossibile per me conoscere il lavoro di un’altra persona meglio della persona stessa, che i miei risultati sono legati esclusivamente alle mie forti passioni e sacrifici e non sono folle al punto da ritenere di saper fare meglio degli altri il loro lavoro; quindi non so come aiutare suo marito né i soci della banca. Lei non mi crede e scocciata esclama la frase delle frasi:

“Eh! Ma a noi non dai mai niente!!”

dove io rispondo preoccupato:

“Mi scusi, ma cosa le dovrei dare? Gli interessi sul mutuo non sono sufficienti?”.

Vorrei ricordare che gli interessi su un mutuo partita iva sono drasticamente più elevati rispetto a quelli del mutuo prima casa con cui siamo tutti abituati a rapportarci, in ogni caso con difficoltà.

Parlo preoccupato ai miei genitori dell’accaduto. Mia madre mi chiede di essere paziente. Lei sa che è tutta la vita che mi succedono cose di questo tipo perché un certo tipo di persone non ha piacere di vedere che quello che dice un ragazzo diventa reale. Il mio carattere giocoso, talvolta giullare, fa pensare a me più come ad una persona con cui si passa il tempo per ridere e scherzare piuttosto che una sorta di atleta dell’impresa che scandisce fin da adolescente i progressi della propria carriera di Triathlon. Uso il Triathlon come termine di paragone perché sono tre i settori nei quali mi cimento con risultati che possono essere presi in considerazione da molti anni.

Continua…

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
Riferimenti utili
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Complementi

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L’Italiano, La Matematica e la Comunicazione visiva
Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

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Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise

C’è tanto sporco a rovinare il bello, a gelare il calore di questo Mondo.

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Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!

Rubrica: Può succedere anche a te

Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!

Ci avviciniamo alla fine di Maggio del 2022. Mi viene comunicato che la direttrice di filiale è in ferie; una sua sostituta risponde alla mia richiesta di appuntamento e rendo subito chiaro che la necessità di incontrare la direttrice è legata alla necessità di rispettare una tabella di marcia. Spiego che sto effettuando delle operazioni strategiche nella mia impresa alle quali sto lavorando da quando ero ragazzino, fin dal 1999. Sono ventitre anni che preparo questo momento.

E’ per me fondamentale azzeccare i ritmi giusti e muovermi a tempo o posso perdere dei benefici fiscali (iva, ammortamenti, crediti), finanziari (la manovra Draghi sull’aumento dei tassi dei mutui era prevista per fine anno a cavallo tra Dicembre 2022 e Gennaio 2023), d’impresa (molti nuovi clienti mi stanno chiedendo di ampliare le mie sedi per fornire servizi più professionali, ad esempio i Vigili del Fuoco che mi chiedevano strutture per la preparazione di particolari impianti sui loro veicoli), strategici (arrivare in tempo sul mercato con una serie di servizi nuovi che “tirano” molto nel segmento temporale considerato, prima di cambiamenti che possono dar vita a cicli differenti da organizzare in altra maniera). Intervenire nel momento giusto equivale a prendere dei treni che passano raramente nella vita in modo così organizzato e a tempo perfetto.

La direttrice sarà disponibile tra qualche giorno. Spiego che, se la mia richiesta rappresenta un problema, posso rivolgermi, senza rancore, alle altre banche con cui intrattengo rapporti (anche se con condizioni meno sensate) perché devo rispettare dei tempi. Sono subito chiaro su questo. Preferisco questa banca ma sottolineo che purtroppo ho delle priorità di ordine superiore alle mie preferenze. La direttrice si mostra molto interessata ed esclude questa ipotesi. Mi fa sapere pertanto che mi incontrerà volentieri così che possa illustrarle tutto.

L’incontro è un’ottima occasione per ribadire in modo esauriente che se non intende erogare un mutuo, nonostante la mia richiesta di un piccolo importo, non ci sono problemi perché procederei a richiederlo alle altre banche oppure, in alternativa, potrei completare il progetto autonomamente essendo ancora in tempo per vendere i miei locali portando in ogni caso a compimento il mio progetto in poche settimane.

Devo produrre un risultato a breve perché la parte venditrice, giustamente, si ritiene ancora libera di poter vendere a chiunque finché non viene definito un vero accordo. La direttrice mi risponde di non vendere i negozi perché al mio mutuo pensa lei ritenendo che io ne abbia tutti i requisiti e facendomi capire che ci tiene ad avermi cliente. Conferma di tenermi in considerazione essendo un cliente ottimo pagatore, avendo richiesto un piccolo importo, avendo un’azienda che si distingue per l’elevato tasso di innovazione e avvalendomi di più garanzie di quelle richieste dalla banca. Sembra tutto perfetto. La ringrazio e cerco di sollecitare per non perdere la possibilità di acquistare la proprietà. La direttrice replica alla mia chiarezza dicendo che deve inviare un perito della banca utile a confermare se si tratta di un valido acquisto di cui la banca stessa può avere fiducia. Ovviamente è la prassi, in ogni caso anche io desidero ascoltare cosa ne pensa il perito della banca e confrontare gli esiti delle sue valutazioni con quelli delle mie fonti tecniche e dei miei collaboratori.

La perizia tecnica sull’immobile viene solitamente disposta dalla banca solo dopo una prima approvazione “reddituale” (delibera sul merito creditizio). L’istituto di credito incarica il perito per confermare il valore dell’immobile a garanzia, verificando che sia in regola, solitamente in una fase avanzata dell’istruttoria. La documentazione viene realizzata effettuando i dovuti sopralluoghi, rilievi, verifiche, redigendo la relazione tecnico estimativa che verrà poi caricata sul server, nell’apposita sezione del portale gestionale interno, dell’istituto di credito incaricante.

Siamo in Agosto 2022, in netto ritardo sulla tabella di marcia. Le pillole che seguiranno, nei prossimi capitoli, entreranno nel dettaglio di comportamenti che, se “diluiti nel tempo”, possono sembrare incapacità, lentezza, ignoranza, menefreghismo, inaffidabilità nel rispettare accordi e consegne, anche se in realtà c’è molto di più. Non ho imbarazzo nel parlare educatamente, ma chiaro, con la direttrice che, vedendomi risoluto, non esita a replicare esponendo la verità. Ma andiamo con ordine e nel modo che, confido, non generi scomodi intrecci mentali

Finalmente abbiamo la perizia 🙂 Si rivela prodigiosa, il perito della banca ritiene il capannone scelto un ottimo investimento e con un valore di ben “tre volte” superiore a quello del mutuo richiesto. Una grande notizia! Non pensavo di trovare il perito della banca così perfettamente in linea con le mie ipotesi. E’ raro che ciò accada, di solito i periti delle banche tendono a ridurre il valore per contenere i rischi della banca e ridurre al contempo le erogazioni degli importi dei mutui, ma qui… qui è chiaramente confermata la bontà del prodotto e del progetto intero.

Felice dell’esito della perizia preparo meticolosamente, per la direttrice e per il suo collega che si occupa della parte burocratica della pratica, una cartellina con tutta la documentazione richiesta dalla banca. Ogni documento che mi viene richiesto è accuratamente raccolto, posto in ordine, diviso per tipologia ed aggiunto cronologicamente all’evolversi della procedura di istruttoria.

Si va dalle dichiarazioni dei redditi, il bilancio, la relazione di presentazione del progetto, passando per i dati catastali dell’immobile, la perizia (relazione tecnico-estimativa), i termini e gli estremi del mutuo, il piano di ammortamento accordato, arrivando fino alla Proposta di Acquisto completa della copia dell’assegno circolare della caparra, il responso fiscale sul trattamento iva prodotto dal notaio (fortemente scelto e voluto dalla direttrice -???- che mi impedì di impiegare il notaio a cui mi rivolgo di consueto) e persino le garanzie in eccedenza per evitare qualsiasi esitazione (anche se il capannone, di per sé, era una massiccia garanzia di tutto rispetto).

Ogni documento lo catalogo in una busta plastificata specifica affinché tutto sia a portata di mano e nulla manchi all’appello all’occorrenza. Il collaboratore della direttrice è sorpreso e mi dice che mai nessun cliente è stato così preciso ed efficiente negli adempimenti burocratici. Non manca nulla, è tutto perfetto e l’investimento è a dir poco eccellente. Ma commetto una leggerezza*.

*Potete essere rigorosi con me, quando sbaglio lo riconosco e sono propenso ad imparare da chi ha più esperienza e titolo. Non essendo permaloso e non pretendendo la ragione riesco così a mettere a frutto anche background inizialmente sfavorevoli. Quello che ho imparato in questi quattro anni è impressionante e cosa ho imparato a fare, in abbinamento a questa esperienza, è notevole.

Il primo errore

Felice della situazione non pongo molta attenzione ad alcune espressioni tragicamente preoccupanti pronunciate dalla direttrice. Un giorno, notando che il tempo passava e nulla si muoveva, vado a trovarla per sapere se era necessario qualcos’altro, lei mi ospita nel suo ufficio, chiude la porta, si siede, mi guarda e con aria triste, delusa, rammaricata, mi dice:

“Ho visto la perizia…”.

Non mi guardava negli occhi, guardava verso il basso, sulla scrivania, fissando un punto non ben definito in cui non c’era nulla, non stava leggendo nulla. Sembrava come se qualcosa di brutto fosse occorso. La osservo e le rispondo:

“Beh dai, mi sembra che sia molto buona come perizia, lo facciamo!?”.

E lei con aria piuttosto scocciata e ancora rammaricata mi risponde (testuali parole dette realmente dalla direttrice quel giorno):

“Che cosa ci devi fare con un capannone così bello? E’ troppo per te! A te non serve un capannone così!”.

La mia risposta istintiva è stata:

“Ma a dire il vero abbiamo già verificato ogni singolo metro quadrato e ci basta appena per quello che abbiamo in mente. Quindi non escludiamo tra qualche anno di passare addirittura ad un altro più grande da attrezzare meglio”.

E lei conclude con aria ancora più rammaricata come se le dispiacesse questo mio acquisto:

“Dimmi la verità questo capannone non serve a te, è un altro dei tuoi investimenti, vero? Lo prenderai, lo sistemerai e lo rivenderai? Non mi fa tanto piacere che guadagni con i nostri soldi”.

Io sono sbigottito, stranito, perplesso le rispondo:

“Ma io ti pago gli interessi sul denaro che mi finanzi, non è un tuo problema se quello che ne traggo è maggiore degli interessi che ti pago…”.

Mi congedo pensando benevolmente che lei non riuscisse a vedere ciò che di buono vedevo io (per migliorare le mie attività) ed avesse pensato ad una banale speculazione fine a sé stessa. Non riesce a vedere il primo passo verso uno spazio coperto dove ospitare grandi veicoli, fuoristrada, imbarcazioni, mezzi speciali, il tutto contornato da laboratori, officine di costruzione dei prodotti, reparti specializzati di Ingegneria. Cose che avevo studiato allo sfinimento lungo i ventitre anni. Lei vede solo la bellezza di quel capannone.

Il secondo errore

Nonostante le sue preoccupanti teorie, mi conferma (molto scocciata) che l’operazione andrà avanti e si farà. E’ qui che probabilmente commetto il mio secondo errore fondamentale comunicando la mia debolezza e dicendole: “Mi raccomando, non fare scherzi perché mi sto giocando l’intera vita su questa operazione… ci sto dietro dal 1999, sono 23 anni, capisci vero?”. Il mio ulteriore errore è stato quello di comunicare chiaramente la mia debolezza ad una persona che scoprirò presto avere un odio recondo nei miei confronti, un odio così forte che lei stessa arriverà nei momenti di rabbia a confessarlo esponendo orgogliosa i modi con cui mi ha danneggiato.

Il terzo errore

Quando si palesano situazioni irrazionali, per non dire di pura follia, come queste, ma ritenete che la banca sia una valida banca e la preferite ad altre, la cosa più semplice da fare è: cambiare filiale. Nelle migliaia di testimonianze che ho raccolto ho potuto osservare come sia statisticamente rilevante il cambio di filiale. Non serve cambiare banca, non seve rivolgersi ad un istituto verso il quale non nutrite fiducia. Se la vostra banca è in linea con le vostre filosofie, cambiare filiale è la cosa più “banale” quanto efficiente da fare. Nella quasi totalità dei casi produce enormi benefici quali: concessione rapida di un mutuo che non andava avanti da mesi (frenato volontariamente da un direttore o una direttrice che stanno adottando comportamenti non regolari) presso la precedente filiale, annullamento di conflitti d’interessi, annullamento di invidie, annullamento di richieste di favori, corruzione, concussione… che vedremo nei prossimi capitoli.

Continua…

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Pilloa 1 | L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa

Maggio del 2022, è una bella annata, c’è un bel clima, belle giornate soleggiate, aria fresca, si lavora duramente ma con soddisfazione. Il calore prodotto dal lavoro muscolare viene portato via da una brezza gradevole, il refrigerante perfetto. Il sole scalda ma non scotta, sembra darti vigore. I colori vispi degli ambienti che ci circondano, immersi nella nostra zona tra il mare cristallino che si infrange sul monte e le calde cornici collinari, sono esaltati dalla nitidezza dell’atmosfera. C’è la luce giusta, è il paradiso. Il lavoro va come una macchina ben oliata, emette un suono scorrevole leggermente vischioso. I clienti sono contenti, si è formato un equilibrio che funziona, a lungo cercato, studiato, sognato per decenni.

“La gente sottovaluta i vantaggi del buon vecchio lavoro manuale, dà un grande senso di libertà, alcune delle persone più felici del mondo vanno a casa la sera che puzzano di sudore”. Cit. Morgan Freeman, Una settimana da Dio, Tom Shadyac, U.S., 2003

La mia azienda registra l’ennesimo incremento positivo dopo aver prima imparato a orientarsi nel buio, a navigare nelle tempeste senza scuffiare e a progettare ciò che le occorre per affrontare il viaggio più impegnativo. Anni di privazioni, impegno e caparbietà pagano se navigando attraverso mari e climi di ogni genere hai compreso come mettere a frutto queste esperienze. Siamo alle porte dell’estate e mi rendo conto che da anni realizzo un progetto dietro l’altro con cadenza costante. Un metronomo implacabile alimentato dalla costanza: obiettivo, scadenza, difficoltà, problemi, risoluzioni, risultato. E poi di nuovo, e ancora, in modo diverso, modellando qualcosa di inedito, inaspettato per i clienti e, alle volte, persino per me stesso.

Crescono le attrezzature, sempre più particolari e di qualità affidabile. I veicoli professionali da lavoro, dedicati a specifici impieghi, onorano egregiamente i loro compiti. I nostri laboratori mi permettono di fare cose sempre più difficili, lavori sempre più articolati appagano i nostri clienti. Progetti futuri sempre più complessi si prospettano al confine tra l’immaginazione e la realtà. Studio, studio sempre, temi tecnologici avanzati, matematica, fisica, le ramificazioni più affascinanti dell’ingegneria. I risultati delle ricerche mi emozionano. Ogni obiettivo che ci poniamo diventa un risultato, più o meno buono ma comunque concreto e utile per il passo successivo. Orari folli, non ci sono vacanze, non contemplo pause. Alterno lavori umili, d’officina o di tecnica, a lavori gravosi dal punto di vista mentale, ad altri ancora che sono estenuanti dal punto di vista fisico. L’alternanza mi completa. Passare da ricerca e calcoli difficoltosi ad assistenze tecniche di prodotti di meccatronica mi dà tutti i tipi di sensazioni che cerco. Incontro tantissime persone per i lavori tecnici di impianstica o di assistenza tecnica e non vedo nessuno per settimane nei miei riservati momenti di studio. Atipico ma a me piace così, e mi riesce bene. D’altronde ciò che faccio è ciò che mi piace, se mi fermassi ne sentirei la mancanza e non vedrei l’ora di ripartire.

Un bel giorno mio padre si accorge che nei pressi di casa mia c’è un capannone industriale nuovo che è invenduto da tanti anni. Ha una posizione sfavorevole, poco in vista per le aziende locali. Ma è perfetto per me che sto accrescendo i miei rapporti lavorativi in tutta Italia e in Europa. Ai miei clienti che vengono da fuori poco interessa se la mia sede si trova sulla strada principale più visibile ai concittadini o più internata e conosciuta solo da chi ha uno specifico interesse.

Non avevo fatto caso a quel capannone. Al momento non ci pensavo. Sono un ossimoro, un grande sognatore con i piedi molto saldi a terra. Sogno tutto quello che so di poter realizzare veramente. E’ bello quando le capacità della mente ti portano a riuscire in qualcosa che pochi anni prima ritenevi impossibile. Ed è severo da parte mia, ma inevitabile, pensare ogni volta, ogni nuovo anno, al me stesso dell’anno prima come ad uno stupido che non sapeva niente. Non c’è stato anno in cui sono stato lo stesso o mi sono accontentato degli approfondimenti e delle esperienze dell’anno precedente. Poliedrico all’ennesima potenza. Mi piace la concretezza, più delle parole, la adoro. Le parole devono saper descrivere quello che si è fatto, non quello che si farà. Sono le mani che devono tracciare quel che si farà. Le mani non parlano, le mani fanno. Le cose non si dicono, si fanno. Ma quel che è fatto poi si racconta.

Avevo pensato al capannone industriale come a qualcosa che sarebbe stato possibile più avanti nel tempo, dopo qualche anno. Mi sbagliavo. Mio padre si accorge di questo bel capannone industriale e riesce a reperire i proprietari. E’ in vendita, è molto bello, ha grandi difetti dovuti all’inutilizzo per molti anni ed all’assenza di manutenzione. Ci sono infiltrazioni d’acqua, impianti incompleti, finiture incomplete. Per noi che siamo immersi dentro l’Ingegneria, ogni giorno sempre di più, non rappresenta un problema. Anzi, è un’opportunità per poter trattare sul prezzo e poi personalizzare la struttura al meglio.

La parte venditrice riconosce che i difetti che abbiamo riscontrato sono concreti e ci scala dal prezzo i costi di manutenzione. Il prezzo è a dir poco perfetto soprattutto vista la grande superficie che avrebbe aumentato notevolmente il lavoro ed i servizi che avremmo potuto offrire (con circa 750 metri quadrati al coperto e oltre 2000 metri quadrati all’aperto attrezzabili).

Ho due opzioni. Vendere due negozi che ho nella mia città, aggiungere la differenza e acquistare il capannone senza alcun mutuo ma perdendo il punto vendita in città, sbilanciando così l’asse aziendale solo sui servizi professionali. Oppure prendere un piccolo mutuo e acquistare il capannone mantenendo anche il contatto con i clienti della mia città oltre che con quelli del resto d’Italia ed Europa.

Decido di andarne a parlare con una delle banche con cui ho rapporti. E’ una tra le più piccole di quelle che conosco. E’ nota per il rapporto di conoscenza con i propri clienti, quella per la quale in teoria non sei solo un numero di conto ma una persona con una storia alla quale vengono riconosciute delle capacità. A mio avviso una delle migliori. Quel tipo di banca che sostiene con orgoglio di finanziare il territorio ed i progetti ben congeniati. Capacità che la banca conosce bene e sulle quali incentra il suo rapporto di fiducia e di credito oltre che, ovviamente, sulle ordinarie garanzie pur sempre necessarie.

D’altra parte le banche grandi con cui avevo rapporti offrivano condizioni a dir poco proibitive, prive di qualsiasi senso logico matematico e microeconomico. Ad esempio pretendevano il rientro dell’importo finanziato in pochissimi anni, con rate elevate, interessi estremamente gravosi e senza tener conto in alcun modo del bilancio aziendale, dei costi mensili, della pressione fiscale, degli ammortamenti e degli altri investimenti necessari e fondamentali affinché il primo investimento funzionasse realmente. Vi era totale incompatibilità tra le condizioni offerte dalle loro ipotesi di ammortamento e le necessità di investimento annuale aziendale utili a rendere realmente possibili il ritorno degli investimenti con cui poi onorare gli interessi di mutuo. Anche in queste realtà non trovavo referenti con una preparazione adeguata a comprendere esigenze di impresa più sofisticate del classico schema standard (apertura partita iva > incoerenza matematica > delusioni > chiusura partita iva con situazione peggiore di quella di partenza | è un must in certi ambienti dediti solo ai conteggi mediante “sottrazioni”).

Va premesso che oggi, presso gli istituti di credito, non si studiano più i piani di impresa, le competenze, i progetti, lo storico del cliente circa le operazioni bancarie (anche perché vi sono continue acquisizioni e gli storici vengono annullati, inoltre i direttori vengono spostati spesso di filiale affinché non si facciano influenzare dal fatto di conoscere bene i clienti e si attengano unicamente alle linee guida).

Tutto si riduce a semplici condizioni superficiali che, se rispettate, il sistema restituisce in uscita il suo consenso. Come un termostato. Ci sono 20°C nell’ambiente? Sì! Allora non inoltrare alla caldaia il segnale di avvio. Ci sono 20°C nell’ambiente? No! Allora avvia la caldaia. Poi se qualcosa inlfuenza il rilevamento, il termostato sbaglia. Magari avete usato il forno, la cucina è molto calda, il termostato è lì vicino, e spegne la caldaia. Ma il resto della casa, specie la zona notte, è gelata. Il termostato non capisce che siete tornati da lavoro e state preparando la pasta al forno che avevate promesso e qualche delizia per ristorarvi dagli impegni snervanti. Il termostato è ottuso, dice solo: sì / no. L’intelligenza artificiale invece è “pettegola”, va a dire agli “altri” fatti vostri che non dovrebbe 🙂 L’ideale è sempre una forma di equilibrio in ogni campo ma non divaghiamo.

Quindi non si parla più di rischio ma di operazioni sicure (lato banca). Questo perché, quando le banche hanno rischiato, hanno più perso che guadagnato ed è molto più semplice ed economico non rischiare che specializzarsi. Non c’è tempo. Specializzarsi avrebbe costi proibitivi in tutti i termini e richiederebbe personale con una vocazione e delle attitudini notevoli. Personale così in gamba ci metterebbe poco a scalare i pendii della carriera ed inizierebbero numerosi conflitti interni per le diverse vedute. Quindi complicazioni. E’ più sicuro un sistema freddo che esegue la determinata operazione al verificarsi di un preciso evento. Ciò in effetti rende attualmente inutile una banca perché a questo punto si possono realizzare piani in tutt’altro modo se si ha una distinta preparazione. Se ne parlerà meglio tra circa vent’anni. Così come oggi state vedendo qualche approfondimento in più su ciò che accadeva, e si ignorava, vent’anni fa, nei primi del 2000. E’ tutto normale, non sono ironico. Poi in altri speciali capiremo perché.

Quindi perché non dare fiducia ad una piccola realtà che, pur avendo a suo modo dei forti limiti di comprensione, quantomeno sostiene di finanziare prolificamente il territorio offrendo tempi di rientro coerenti e sostenibili?

Del resto nulla poteva farmi essere prevenuto su certe “stranezze” commesse dalla direttrice perché, se avessi saputo riconoscere e leggere quei sentori, presumo sarebbe stato possibile solo per due motivi: o ero un filibustiere deviato per natura, oppure avevo già vissuto l’esperienza che spero questi capitoli possano analizzare stimolando in voi anticorpi strategici d’impresa.

Continua…

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Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
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Pillola 15
Pillola 16
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Parte 9 | In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Citando proficuamente Enzo Ferrari (uno tra i maggiori uomini dotati di grande e ardito temperamento che nel nostro paese ha saputo pompare tessuto fluido, dal vivace colore inconfondibile, ricco di ossigeno e nutrienti), in una delle sue iconiche espressioni, la questione è che “In Italia ti perdonano tutto tranne il successo”.

Essere più intraprendenti di persone che hanno sempre avuto la ragione di forza, nonché indiscussi vantaggi di comfort, equivale a dare ad ognuno di loro dello stupido. Ma non è intenzionale, è la loro coscienza a vederla così. Sono loro che si redarguiscono a livello inconscio quando iniziano a fare i confronti con voi. Ci si accorge, osservandoli con empatia, che sono inclini a prenderla in questo modo. Questo genera molti equivoci, incomprensioni e conflitti. Voi state solo esprimendo voi stessi, la vostra natura, quello che spontaneamente siete e non avete colpa di essere. La vostra bravura è però una maniera indiretta di metterli di fronte alla cruda realtà di cui fanno parte (la Anisakis e Trichinella associati*), quella per la quale hanno preferito scegliere percorsi di rapido potere senza assunzione di responsabilità, del tipo: danneggiano ma non pagano.

*Nome di pura fantasia inventato per folleggiare.

E’ ben più impegnativo e richiede numerose doti di volontà e caparbietà saper alimentare, scaldare, cuocere, bollire, trattare al vapore, lessare, all’occorrenza grigliare, arrostire, friggere, marinare… devi conoscere gli ingredienti, come si comportano, come cambiano a seguito dei diversi trattamenti, le temperature di cottura, i tempi di cottura, le quantità corrette; devi aver fatto numerose prove, errori, sacrificato qualcosa che sei stato costretto a gettare e rifare. Devi aver tracciato le tue esperienze, devi saperle aggiornare, devi saperle ripetere. Ci vuole disciplina.

Il leader puro, il leader nativo, però, non è quello che prova gusto nel comandare, è quello che comanda perché nel gruppo ha più esperienza, conosce in maniera eccellente come si fanno le cose e, soprattutto, si assume le responsabilità per il suo operato. Essere leader non è piacevole, è sovente una necessità atta a garantire la corretta esecuzione di un lavoro per raggiungere in maniera egregia i risultati prefissati. Ad esempio in un cantiere di costruzioni (edili, navali, impiantistiche…) o in un team sportivo, o in un ambiente di ricerca, un settore industriale, un equipe medica, una piccola media impresa che ambisce a distinguersi. Il vero comandante è quindi l’ultimo ad abbandonare la nave perché è responsabile di tutti e per tutti.

Essere leader di qualcosa, di qualcuno, pertanto non significa dare libero sfogo alla perversione di sottomettere gli altri, mettersi su un piedistallo, piegare la volontà di terzi solo per il gusto di sentirsi una divinità (per come immaginano soggettivamente questi concetti coloro che li travisano ed hanno avuto, come spesso accade, reazioni decadenti a pessime influenze vissute nei teneri anni dell’innocenza).

Il leader vero è sottoposto ad un impegno talmente gravoso che il suo gruppo di lavoro lo rispetta prima di tutto per il coraggio che sta mostrando nel tenere vive le responsabilità che coinvolgono ed investono il gruppo stesso. Quando sei un vero leader, chi ti circonda ha piacere di essere con te, ne è orgoglioso, ne è persino rassicurato, perché non vede in te il dominio, la proprietà delle volontà della persona, ma vede in te un riferimento, la misura, una guida, l’esperienza applicata che permette di fare meglio. Si può rimanere stupiti.

Nuova breve digressione

Nelle scuderie del Motorsport dove ho lavorato non ho mai desiderato essere al posto del capo squadra. Faceva cose per me in quel momento impensabili: stava sveglio tutta la notte prima della gara; prendeva decisioni che in caso di errore gli costavano care. Se un tecnico sbagliava un assemblaggio o una regolazione si prendeva lui la responsabilità con i proprietari del team. Noi tutti provavamo solo ammirazione per la notevole disciplina e l’esperienza con cui ci guidava verso le scelte più logiche. Seguivamo con piacere i suoi consigli. E imparavamo.

A distanza di anni ancora ci salutiamo con calore quando ci vediamo. Abbiamo una enorme stima reciproca nonostante non serva nascondere che in alcune occasioni abbiamo anche litigato, oppure ci siamo sopportati poco quando eravamo sotto pressione e avevamo opinioni diverse. Tutto normale, è umano. Ma nessuno voleva schiacciare nessuno. Il capo squadra era molto in gamba e la stima vinceva sempre su ogni situazione. In ogni singolo gruppo dove ho lavorato ho sempre avuto la fortuna di vivere esperienze belle così. E ho imparato, sempre, tantissimo.

Fine digressione

Ma coloro i quali, rivolgendosi alla lavanderia dei sotterfugi, si procurano a torto i panni del leader, riterranno sempre che se le occasioni che avete saputo cogliere voi (che siete considerati “nessuno”) loro non le hanno nemmeno sapute intravedere (non essendo portatori dei recettori necessari o non avendoli stimolati) allora vuol dire che loro sono ancor meno di voi. In pratica li state offendendo.

Ed ecco come siamo arrivati ad un paese dove in ogni singolo ufficio c’è una mafia che vi impedisce di veder riconosciuto un vostro diritto o sbarra la strada ad un vostro talento, una vostra grande occasione. Non vi permetteranno mai di dargli dello stupido con la vostra bravura perché loro si sentono migliori per presa di posizione. Tra le loro giustificazioni (esempi che mi sono occorsi) ho avuto risposte assurde del tipo “La mia famiglia è importante in questo comune da più di cento anni…”, oppure, atroce, “Cos’è che vorresti fare?!? No, no guarda, non se ne parla proprio, ci porti la pennetta usb con il progetto e ci pensiamo noi a farlo”, oppure, ancora, “Dai fastidio alla tale azienda…”, o “Quel finanziamento europeo te lo facciamo avere solo se con quel denaro affitti un nostro capannone”. Vi racconterò i casi più assurdi da piangere o da ridere, a seconda del vostro modo di vedere, a tempo debito in apposite rubriche.

Curiosità

L’etimologia del termine “mafia” è incerta e dibattuta. Le ipotesi principali spaziano dall’arabo al dialetto siciliano. Le origini più accreditate suggeriscono una derivazione dall’arabo maḥyāṣ (“smargiasso”, “arrogante”). Il termine, con il significato attuale, sembra comparire in Sicilia tra il 1860 ed il 1865.

In foto, sotto

A sedici anni lavoravo già in un team privato Cosworth. Mi proposi di lavorare gratis, per imparare, funzionò. A diciannove anni la Renault Sport si accorse di me e diventai un tecnico del campionato europeo ufficiale Renault Sport (in foto una delle sei auto assemblate interamente da me sotto la mia responsabilità: telai, motori, cambi, freni, mozzi, sospensioni, serbatoi, radiatori, abitacolo, elettronica…). Nonostante i gravi problemi endemici di sottosterzo, tipici di vetture con questa architettura (il motore V6 è dove immaginereste il bagagliaio), per me era un orgoglio indescrivibile.

Parlavo in inglese (scolastico) con i tecnici francesi che portavano a me (il più piccolo del team) gli aggiornamenti della componentistica delle Clio e delle Megane. Mi ascoltavano circa i suggerimenti di termodinamica e i trattamenti superficiali di alcune componenti che, facevo notare loro, avevano un alto rischio di innesco di cricche e quindi rotture. Stavo diplomandomi Perito Industriale Meccanico e di lì a poco mi sarei iscritto alla Facoltà di Ignegneria Meccanica. La notte dormivo con le mie (mie non di proprietà ma nel senso di responsabilità tecnica) macchine, accanto a loro, su una brandina portata in officina e mi ci sedevo dentro fantasticando di poterle guidare in pista. Viaggiavo per l’Europa. Avevo già il mio primo piccolo laboratorio di Meccanica motoristica, con i miei primi micrometri e comparatori, dove facevo le mie prove personali per imparare a casa rompendo motori miei. Per i team dell’epoca era fantascienza.

Nel luogo dove vivevo tutta questa intraprendenza non fu vista di buon grado perché i figli delle famiglie “gagliarde” avevano altri usi e costumi e si avviarono le malelingue. Ma i padri e le madri di famiglia, famiglie sane, lavoratori, avevano una gran stima della mia passione ed erano squisiti con me.

Oggi le cose sono cambiate moltissimo grazie alla caparbietà. Oggi accettano che io mi occupi di edilizia tecnologicamente avanzata, di particolari impianti energetici, dell’esasperazione dei settori quali Automotive e Motorsport e vari rami specialistici dell’industria e dell’artigianato. Ho portato una serie di risultati tali che, quando ho iniziato a parlare del mio piacere nel leggere e studiare dapprima testi specialistici di Neuroscienze e poi di Biomedica, nessuno ha commentato negativamente o ha beffeggiato sopravento. Ma ci sono voluti anni di pazienza e sopportazione delle più variegate cattiverie in termini di parole e di gesti.

Continua…

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Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
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A sedici anni lavoravo già in un team privato Cosworth. Mi proposi di lavorare gratis, per imparare, funzionò. A diciannove anni la Renault Sport si accorse di me e diventai un tecnico del campionato europeo ufficiale Renault Sport (in foto una delle sei auto assemblate interamente da me sotto la mia responsabilità: telai, motori, cambi, freni, mozzi, sospensioni, serbatoi, radiatori, abitacolo, elettronica…). Nonostante i gravi problemi endemici di sottosterzo, tipici di vetture con quesa architettura (il motore V6 è dove immaginereste il bagagliaio), per me era un orgoglio indescrivibile.

Parlavo in inglese (scolastico) con i tecnici francesi che portavano a me (il più piccolo del team) gli aggiornamenti della componentistica delle Clio e delle Megane. Mi ascoltavano circa i suggerimenti di termodinamica e i trattamenti superficiali di alcune componenti che, facevo notare loro, avevano un alto rischio di innesco di cricche e quindi rotture. Stavo diplomandomi Perito Industriale Meccanico e di lì a poco mi sarei iscritto alla Facoltà di Ignegneria Meccanica. La notte dormivo con le mie (mie non di proprietà ma nel senso di responsabilità tecnica) macchine, accanto a loro, su una brandina portata in officina e mi ci sedevo dentro fantasticando di poterle guidare in pista. Viaggiavo per l’Europa. Avevo già il mio primo piccolo laboratorio di Meccanica motoristica, con i miei primi micrometri e comparatori, dove facevo le mie prove personali per imparare a casa rompendo motori miei. Per i team dell’epoca era fantascienza.

Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi

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Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Parte 8 | Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi

Non solo è verosimile ma talvolta propriamente fattibile portare questo tipo di persone su un binario di rimessa per fermare la loro inanimata corsa priva di destinazione e smantellarle.  Si può così avviare un’analisi effettuando una ricerca che porti a capire se ci sono dei guasti comportamentali irreversibili o sia ancora possibile trovare un barlume di senzienza da risvegliare.

Nessuno investe mai del tempo in questi approfondimenti perché il più delle volte, se l’impegno non è reciproco, non portano a nulla. Inoltre, nonostante le provocazioni banali che si possono usare, è molto difficile tenere testa alle variegate reazioni in un equilibrio precario. Il risultato è che spesso o si cade da una parte, rinunciando, oppure dall’altra, litigando.

La provocazione banale a cui mi riferisco si riduce ad una domanda piscologica molto semplice che istintivamente sorge spontanea nella mente di moltissimi ma che per ognuno di noi è piuttosto difficile piazzare in un modo che funzioni.

Nel momento in cui vedete che vi stanno comunicando, più che altro imponendo, la loro presunta superiorità con la supponenza, con il linguaggio del corpo autoritario (non autorevole, è ben diverso), con le espressioni con cui si auto-promuovono ai vertici delle strutture delle loro convinzioni e con quello che impropriamente vi negano (voi però dovete essere più che certi che si tratti di una negazione di un vostro diritto… articoli, commi e paragrafi alla mano), potete semplicemente chieder loro qualcosa del tipo:

“Come mai lei dà per scontato di potermi sottostimare? C’è qualcosa nel mio aspetto, in come mi sono presentato, in quello che le ho chiesto o in quello che lei ipotizza su me e il mio lavoro che l’ha ingannata e l’ha convinta che io possa esser destinatario passivo di questo trattamento e non abbia i requisiti per distinguermi e farmi valere?”.

In altre parole:

“Perché lei si sente superiore? Cos’ha fatto di particolare nella sua vita per accaparrarsi questa prevalenza?”.

Le persone che davvero hanno fatto grandi cose nella vita sono anche le più umili. Non vi metteranno mai a disagio, non si porranno mai in una posizione dominante. Anzi, spesso sono coloro che li osservano ad ammirarli al punto da porli in una posizione di rilievo alla quale nemmeno ambivano dato che li imbarazza. Chi ha fatto grandi cose ha fatto prima piccole cose; conosce cosa c’è nel mezzo. Le persone in gamba provano interesse per i propri obiettivi, passioni e sogni ma ignorano totalmente un possibile prestigio che ne potrebbe derivare. Non ho mai incontrato, nemmeno una volta, una persona dotata di talento puro che non fosse al tempo stesso sinceramente umile. Chi vive il talento sa quanto è fortunato, si rende conto del privilegio di avere avuto dalla vita una marcia in più e mai si farebbe beffa delle altre persone. Un simile talento poteva capitare a chiunque ed è stato un dono riceverlo. Questo per dire che sicuramente chi è arrogante con voi non ha nessun talento e nulla di speciale ha fatto nella vita altrimenti non sarebbe così arrogante.

“L’ambire molto gli onori è grande indizio di meritarli poco” – Cit. Michele Colombo – recita una simpatica bustina di zucchero (vedi foto in basso) che conservo da anni.

Se l’interlocutore ha impulsivamente delle reazioni forti non solo lo avete sorpreso (mai si sarebbe aspettato, seppur con una notevole calma e cordialità, un confronto così penetrante), ma probabilmente avete scheggiato il suo orgoglio. E’ un segno che rimarrà.

Chi alimenta una profonda passione per la comunicazione ed ha anche dei contenuti da esprimere può ordinarli ed esporre pacatamente le proprie ragioni d’effetto. Le parole possono colpire molto forte per questo non è necessario ricorrere a toni accesi ed inutili agitazioni, tantomeno trascendere.

“Ho avuto l’impressione, da come si è posto nei miei confronti, che lei sente di essere una persona in grado di decidere le sorti dei miei progetti e quindi della mia vita. Vedo che tende a delle riduzioni e delle semplificazioni probabilmente indotte dal fatto che lei non conosce la mia specializzazione, la mia professionalità, il mio impegno, la passione che metto tanto nel lavoro quanto nell’approfondire cose come quelle che le ho chiesto oggi. Le sto dicendo semplicemente che, anche se la tuta da lavoro probabilmente l’ha ingannata, conosco in modo magistrale quello che sto facendo e cosa posso fare. L’ho contattata per andare avanti, non per sentirmi dire che non mi fornirà il suo lavoro d’ufficio per qualcosa che so che è possibile, che posso lecitamente chiedere e che è un mio diritto poter fare. Mi corregga se sbaglio, ho avuto come l’impressione che lei si stia ponendo nei miei confronti come se desse per scontato di essere una persona in vantaggio ed io quello che deve adeguarsi al suo volere. Glie lo sto chiedendo sinceramente. Che cosa ha fatto nella vita per sentire di ricoprire questa classe di merito e privare le persone della possibilità di dar vita a progetti legittimi?”.

Parole simili le ho pronunciate spontaneamente davanti a persone che stavano esercitando nei miei confronti il reato di abuso di potere (abuso d’ufficio) ed in determinati casi persino tentativo di corruzione/concussione. Quindi situazioni di forte prepotenza come quelle che andrò ad esaminare nei prossimi capitoli che trattano le “anomalie” della direttrice in pillole.

Fate attenzione a come prounciate parole simili, usate le vostre. Più vi appartengono e più sono efficaci. Siate molto educati (non deboli) e scarsamente istiganti perché a simili domande generalmente corrispondo letterali “scleri”.

Le persone che sclerano a questo stimolo sono le persone a cui avete semplicemente toccato il nervo scoperto. Lo nascondono eppure qualcuno lo trova. Le masse le definiscono superficialmente persone “str*nze”, quelli che amano capire a fondo come funzionano le cose si accorgono che sono invece persone “disturbate”.

Loro si sentono migliori ma inconsciamente sanno di non esserlo perché nulla hanno fatto per meritare un livello più alto di altri. Pertanto gli state facendo osservare che non sono quello che, con grande pretesa, vogliono sembrare. E questo fa male. Anche se la persona davanti a voi ha una certa età, in quel momento potrebbe reagire come un bambino di 4 anni. Andateci cauti. Alzare i toni o assumere comportamenti prepotenti distoglie tutta l’attenzione dal contenuto delle vostre parole e vanifica qualsiasi buona volontà di costruire un risultato.

Esiste un tempo, un momento esatto, un modo pacato e allo stesso tempo distinto e ben definito per dire cose simili esattamente come nel teatro esistono i tempi delle battute o della comicità. Non puoi dire quello che vuoi quando vuoi e come vuoi pretendendo la reazione del pubblico ideale. Se sbagli i tempi, se sbagli i modi, rovini tutto. Di certo non dovete essere arroganti, l’arroganza non funziona. Essere arroganti contro un arrogante poi… Sicuri di voi stessi e non finti sicuri. Dovete forse esserci nati per la vostra battuta giusta, chi vi sta davanti se ne renderà conto se avete il carisma giusto, se avete la sintonia giusta per cavalcare la conversazione in modo nitido ed efficiente. Si arrabbierà comunque e forse incontrerete persino quel tipo di persona che, dopo tanta crudeltà nelle azioni passate nei vostri confronti, potrebbe avere un crollo emotivo.

Nelle vicende in cui ho sentito la necessità di usare simili espressioni, ho avuto l’impressione che fosse stato dato per scontato che io fossi un ingenuo solo perché, ad esempio, mi sono presentato in divisa da lavoro o con una moto da enduro con evidenti tracce di un percorso fuoristradistico (entrembe le cose, in certi ambienti, abbinate con “sommaria saggezza” ad una bassa istruzione). Il problema è che ho una mole di impegni tale che, per onorarli tutti secondo le mie personali tabelle di marcia, a volte devo azzerare i tempi morti e non ho modo di riporre tempo nelle apparenze. Essere sé stessi non paga, è ancora l’abito che fa il monaco nonostante con le vesti stereotipate, nel momento in cui scrivo, hanno luogo la stragrande maggioranza delle truffe.

Breve digressione

Ho una collezione di cravatte di seta e camicie eleganti, di diversi anni fa, che adoro ancora ma che con il tempo non ho sentito più bisogno di indossare. A quegli indumenti corrispondeva molto spesso l’avvicinamento di persone che non mi piacevano e con cui non volevo amalgamarmi. Ma restano pur sempre delle bellissime cravatte e delle bellissime camicie, magari un giorno, per celebrare l’occasione giusta, le spolvero.

Altre volte ho notato che certe persone hanno ritenuto che io non avessi un’istruzione adeguata, tantomeno una istruzione avanzata, perché non porto occhiali, ho i capelli mediamente lunghi (che vanno per i fatti loro), amo i miei orecchini, il Rock Punk e la gentilezza vestita di rudezza. Tendo alla socialità solo per la risoluzione di problemi nell’interesse e bene comune di persone che amo definire di “buona volontà” (come le definiva il buon, forse troppo, diretto Enzo Ferrari). Insomma non assomiglio affatto al supersecchione che hanno idealizzato forse influenzati da film e serie.

In effetti sono uno scherzo della Natura, sono un teorico e un pratico. Pare equivalga ad incontrare una bestia selvaggia: ci sono delle caratteristiche che possono portarti a provare un interesse ma non le riesci a gestire. Ci sono supersecchioni che risolvono equazioni differenziali alle derivate parziali alla lavagna nonostante le piattaforme di programmazione e calcolo numerico o le calcolatrici scientifiche per calcoli complessi, a stento però usano un utensile anche di semplice fattura. Ci sono poi i superpratici che fanno magie con il tornio e la saldatrice ma fanno a cazzotti con teoremi e operatori matematici. Infine, in una nicchia dove di solito non si va a vedere, ci sono quelli che, in un binomio teorico-pratico che funziona, generano eritemi nel sistema.

Fine digressione

Non ripetete quanto scritto in questo capitolo come un algoritmo. Non funzionerà. Le situazioni vanno osservate ed analizzate caso per caso. Il mio compito non è dare ad intendere che facendo come me si ottiene lo stesso risultato. Sarebbe folle comunicare questo e sarebbe ancora più folle crederlo.

Il mio scopo è comunicare che si può perturbare un fenomeno palesando la capacità di interferire. Esattamente come la luce disturba la misurazione di un elettrone rendendo impossibile ricavare al contempo sia la sua quantità di moto sia la sua posizione (Principio di Indeterminazione di Heisenberg).

Attenti ai veterani, i più pericolosi. Sono dietro a quella scrivania di truciolato laminato da molto tempo e bramano posizioni più alte. Invece di rimanere spiazzati da una domanda che, pur essendo posta educata, è il naturale preludio ad un conflitto, non sclereranno ma, anzi, resteranno incredibilmente calmi e probabilmente faranno sclerare voi con un gesto alquanto provocatorio: vi rideranno in faccia con le labbra serrate e una decisa contrazione delle guance mentre nemmeno vi guardano. Hanno capito il vostro gioco ma, siccome hanno molto da perdere, non cederanno a gesti d’impulso e probabilmente si rifaranno con brutti scherzi come far sparire la vostra pratica oppure metterla in coda o, ancora, crearvi tanti problemi da portare voi stessi a rinunciare.

Queste persone hanno generalmente grandi leve del potere (nel loro dominio di competenza) ed è probabile che, anche non ponendo alcuna domanda, vi forniranno comunque il minimo o nulla di quanto vi aspettavate. Vi hanno ignorato (non nel migliore dei modi), li avete provocati, vi hanno ignorato di nuovo. E’ una posizione di gioco che vi conviene sempre evitare a meno che non vogliate di proposito sacrificare una pedina per accedere ad una mossa più sofisticata, ma questo sta a voi.

Quello che avrete scelto di comunicare e come lo avrete comunicato potrebbe non portarvi all’esito sperato. Di certo, tanto più sarete stati comunicativi e con delle ottime argomentazioni logiche e incontrovertibili, tanto più sarete estratti dal gregge normato a cui è destinato il trattamento più superficiale.

Continua…

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Può succedere anche a te: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda – Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano

Rubrica: Può succedere anche a te

Titolo o argomento: Il folle abuso di potere di una direttrice di banca invidiosa che voleva distruggere la mia azienda

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Parte 7 | Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano

Nella mia movimentata vita, in una moltitudine di occasioni tali da consolidare una specifica esperienza e formulare delle soluzioni, ho subìto comportamenti sgradevoli da parte di persone che non tolleravano che facessi cose secondo loro spettanti a persone di ben più alto livello. Mi permetto di affermare con un pizzico di sano orgoglio che sono un “nessuno figlio di nessuno”. Questo, per il mio personale modo di essere, conferisce ancora più gusto nel riuscire a fare certe cose molto elaborate. Non ho avuto aiuti né facilitazioni, solo ostacoli.

Ad ogni modo su quale base standard siano definiti questi presunti livelli e quanto siano attendibili, ad oggi, devo ancora capirlo. Secondo il loro tanto bizzarro quanto narcisistico modo di vedere non meritavo ciò che riuscivo a raggiungere, a conquistare, a guadagnare con le mie forze.

Un nessuno è considerato una persona con caratteristiche inferiori che non si deve permettere nemmeno di fare capolino nel mondo dei giganti. Attenzione però, certe luci, proiettate con gli angoli giusti, fanno apparire giganti anche persone minute opportunamente posizionate dietro un telo che li scherma e li protegge (vedi foto in basso). Quindi ci sono i giganti veri, poi ci sono quelli che si mescolano tra i giganti per mimesi ed infine i difettosi nessuno. I veri giganti trovano talvolta interessanti i difettosi nessuno ma quelli che fingono di essere giganti, sovente nel mezzo, tentano di evitare che avvenga un simile incontro.

Queste persone non si spiegano come un “inferiore” possa avere delle idee tanto attraenti, complesse e, oltraggiosamente, senza nessun rispetto per l’immagine che gli viene conferita dalle loro pregiate apparenze, essere anche in grado di realizzarle nonostante le grandi difficoltà che comportano. Sacrilegio!

La mia vita è piena di eventi riconducibili a questa forma di odio e a lungo ho riflettutto sul perché di tanta ostilità. Poi un giorno, forse, ho colto qualcosa. Quando una persona si ritiene migliore di voi, sta meglio economicamente (o cerca di farlo sembrare, sempre per il concetto di mimesi con i giganti), ricopre posizioni considerate di prestigio o quantomeno ritenute rispettabili dalla ordinarietà del senso comune, ha una famiglia per qualche motivo rilevante (o che lo è stata in passato) e magari persino storica in una determinata città; quando una persona ha avuto sempre le migliori occasioni e le mani in prima fila sugli strumenti più efficienti per accedere a vantaggiose occasioni, tenderà a sentirsi una persona prescelta dal successo, investita dal comando (quello comodo, esente da responsabilità), volta alla competizione pretenziosamente vincente, al potere vanitoso, alla “gestione degli eventi” e delle opportunità a prescindere dai risultati che è capace di ottenere. Sente sempre che la vita abbia dei grossi debiti nei suoi confronti.

Tenderà ad un certo momento, dopo essersi “abituata gradualmente”, giorno dopo giorno, con piccoli incrementi impercettibili, alle smanie di onnipotenza. Non avete idea di come le abitudini riescano a suggestionare e plagiare il cervello convincendolo di cose che non esistono, di bugie create ad hoc per sé stessi, per autogiustificarsi di un comportamento prevaricatore e rendere lecito l’illecito: “Non si può fare ma io lo posso fare perché me lo merito ed ho il tale motivo”, “Tanto per me è sempre stato così, abbiamo sempre fatto così”, “Sono abituato così, l’ho sempre fatto io, lo sono sempre stato io!”. Quell’io, io io, sempre perennemente io.

Può succedere a chiunque se investito nella propria vita da troppe condizioni favorevoli, da troppo agio, da troppi vizi, da troppe vittorie facili e immeritate, specie se dalla tenera età. La struttura di quello che sarà il nostro modo di ragionare e il nostro modus operandi la formeremo entro i primi quattro anni di età, oltre tale limite sarà molto difficile cambiare una convinzione, un’abitudine anche se è sbagliata e sappiamo inconsciamente che è sbagliata.

L’abitudine porterà a creare la bugia per giustificare perché per l’individuo si concede ciò che è sbagliato per altri e non a comprendere facilmente che sta prendendo un abbaglio. Quando questa persona vedrà uno come molti di voi, come me, particolarmente in gamba e audace nelle proprie arti e mestieri, con capacità sopra la media (ma pur sempre un perfetto signor nessuno), penserà semplicemente che ciò che di bellissimo state finalmente facendo non siete voi a meritarlo ma lui (o lei a seconda dei casi). Perché è sempre stato così. Senza particolare impegno ha sempre vinto lei e così pretende che rimanga per sempre. Tremende le abitudini.

Continua…

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Prologo | C’è una galassia persino in un piccolo barattolo di china
Introduzione | Domande che aprono alla lettura del saggio

Parte 1: Se conosci hai netti vantaggi
Parte 2: Sembrava una brava persona ma è il nostro concetto di brava persona che è sbagliato
Parte 3: Dalla Fisica generale alla vita quotidiana
Parte 4: La direttrice criminale a cui piace uccidere lentamente e sadicamente
Parte 5: La disciplina, il bene, le arti marziali per la difesa, l’intelletto… i mezzi migliori
Parte 6: Sconfiggete il vostro nemico con risultati di eccellenza, fanno più male di qualunque arma
Parte 7: Perché dicono che non te lo meriti? Oltre lo specchio di un vecchio arcano italiano
Parte 8: Il crollo di un castello di carte con un soffio di psicologia. Smantellare avversari fittizi
Parte 9: In Italia ti perdonano tutto tranne il successo

Pillola 1: L’alba di un nuovo grande capitolo d’impresa
Pillola 2: Mi raccomando, non fare scherzi, mi ci gioco l’intera vita su questo progetto!
Pillola 3: Iniziano le richieste e gli abusi della direttrice che preme per avere “qualcosa” in cambio
Pillola 4: Il furto di identità sospetto e la tutela enorme fornitami dalla Banca d’Italia e dal CRIF
Pillola 5: La direttrice esordisce con “Tu ci usciresti con mia figlia?”
Pillola 6: Non tutti gli illeciti della direttrice vanno in porto
Pillola 7: Speculatori inviati dalla direttrice per tentare l’assalto a casa mia
Pillola 8: Arrivano i soccorsi! Ma la direttrice li respinge…
Pillola 9: La direttrice distrugge la documentazione e inizia a delirare davanti a tutti
Pillola 10: La direttrice dichiara il falso all’ispettorato della banca, “Era solo una chiacchierata!”
Pillola 11: Il tentativo di hacking per distruggere le prove
Pillola 12 – Disponibili tra poche ore : )
Pillola 13
Pillola 14
Pillola 15
Pillola 16
Pillola 17
Riferimenti utili
Conclusioni (parte 1, parte 2)

Estensioni

La vita è destabilizzante per sua natura
A cosa serve l’Arte?
Prendi un foglio bianco e progetta da zero – Reazioni costruttive

Complementi

Pagina Literature
L’Italiano, La Matematica e la Comunicazione visiva
Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni
Pensiero, ragione, presa di coscienza, paura…

Complementi neuroscientifici e filosofici

Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Un vasto territorio chiamato Cervello
Lifelong Learning. L’apprendimento che non finisce mai: Plasticità neuronale
Tra le masse le persone che tentano di argomentare vengono derise